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Roberto-Castelli

Roberto Castelli e lo spettro di “Gamma”


Una foto di repertorio dell'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, Lega Nord (ANSA)

Una foto di repertorio dell'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, Lega Nord (ANSA)

L’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli questa volta proprio non se l’aspettava. Perché agli attacchi della stampa di sinistra, al circo santoriano, dove spesso recita la parte del gladiatore padano, si era fin troppo abituato. Pure alle ricostruzioni di Roberto Saviano, l’autore di Gomorra che durante la fortunata serie di Vieni via con me ha fatto allusioni su presunti contatti tra la Lega e la ‘ndrangheta in Lombardia. Continua

Regionali: Berlusconi tira le somme delle elezioni e traccia la strada verso le riforme

Il premier Silvio Berlusconi (Ansa)

Il premier Silvio Berlusconi (Ansa)

Il premier Silvio Berlusconi tira le somme di quest’ultima tornata elettorale, con un saldo più che positivo per la maggioranza, e ora studia il percorso per le riforme. Continua

Chiesa e Carroccio, vent’anni a duello. Ma la metà dei cattolici dà ragione a Bossi

Benedetto XVI e il leader della Lega Umberto Bossi (Ansa/Claudio Peri)

Benedetto XVI e il leader della Lega Umberto Bossi (Ansa/Claudio Peri)

Non dare dell’imam al cardinale, altrimenti ci rimane male. E il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, stavolta se l’è presa sul serio. L’affondo delle camice verdi nell’editoriale al vetriolo della Padania alla vigilia di San’Ambrogio - con l’irriverente domanda “Tettamanzi, vescovo o imam?” - non è stato gradito. Da più parti. Continua

Il no svizzero ai minareti. Per il governo un’altra Croce leghista: “Mettiamola nel tricolore”

Atmosfere e sapori di una irresistibile Damasco

Gli svizzeri votano contro la costruzione di nuovi minareti (che stanno alle moschee come i campanili alle chiese) in territorio elvetico e al di qua della Alpi i leghisti esultano. E non sono i soli. Continua

Partito del Sud. I fondi, le cariche e i dubbi della Rete: la solita corsa alle poltrone?

Silvio Berlusconi e Raffaele Lombardo

Il dubbio deve essere venuto a molti, e non solo a quelli della Lega Nord: ma questo fantomatico partito del Sud che i “meridionalisti” della maggioranza (Mpa ed esponenti del Pdl) vorrebbero creare (anche a scapito di provocare fibrillazioni nel centrodestra), non sarà mica il solito ricatto di quelli della casta timorosi di perdere i privilegi posseduti?

A metter la cosa in chiaro dal punto di vista politico è stato, oggi, anche il viceministro delle infrastrutture Roberto Castelli, che proprio del Consiglio Federale del Carroccio fa parte: “Se significa una Lega del Sud che vuole più autonomia e federalismo e non più sprechi ben venga, ma se deve nascere il Partito del Sud per l’antico meridionalismo piagnone allora non ci siamo proprio”. Ma sono giorni che il pensiero serpeggia fra i politici della maggioranza. E anche in Rete, da tempo, l’elettorato ha i suoi dubbi sull’iniziativa di Gianfranco Micciché e Raffaele Lombardo, leader dell’Mpa.

Problemi reali, soluzioni irreali?

Quali carenze, e di quale peso, gravino sul meridione è argomento noto, dibattuto e da tutti accettato anche sul Web: mancanza di servizi al cittadino, scarsa qualità di quelli esistenti, clientelismo spiccato, criminalità organizzata troppo radicata nel tessuto sociale.
A esser meno chiare sono le possibili soluzioni da adottare per colmare un divario, con il  Nord, che sembra destinato a crescere, così si lamentano i “frondisti” della maggioranza, anche a causa della marcata attenzione del Governo nei confronti del settentrione (su spinta della Lega).
Un partito del Sud potrebbe aiutare, riequilibrando la spinta localistica del partito di Bossi? O c’è il rischio di un movimento interessato solo ad aumentare i fondi destinati al Mezzogiorno. Dando nuova linfa alla cattiva gestione economica e politica che ha vessato negli anni molte delle Regioni meridionali?

Roberto Penna, di Conservatori liberali, lo spiega chiaramente: “Un’opera di contenimento della Lega potrebbe essere salutare, a patto però che Lombardo, Miccichè ed altri che eventualmente si aggiungeranno, non si facciano promotori di un Sud vittimista che chiede assistenza statale senza spiegarne bene le ragioni, magari nella peggiore tradizione democristiana e attraverso l’abbraccio con amministratori falliti e bolliti come Bassolino”.

Gli scopi di Micciché

Dal canto suo, in effetti, Gianfranco Micciché sembrerebbe confermare proprio la tesi economico-centrica. Sul suo blog personale Micciché se la prende infatti con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il suo decreto anticrisi all’interno del quale non è presente “neppure una riga per il Mezzogiorno, hanno perfino cancellato quel poco che c’era sul Ponte”.
E un’altra conferma viene anche dalla risposta del movimento meridionale alla contromossa del premier Silvio Berlusconi, che stufo di leggere consigli, avvertimenti e ultimatum, conferma un “piano Marshall” per il rilancio del Mezzogiorno: sblocco del Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS) riservate al Mezzogiorno e lavoro di concerto con i ministri delle Infrastrutture, dello Sviluppo, dell’Economia, dell’Ambiente e delle Regioni.

Promessa subito riportata dal già citato sito di Micciché, oltre che ben accolta dal Movimento per le autonomie di Lombardo, soddisfatto dalla scesa in campo di Berlusconi: “Che il presidente del Consiglio dica ‘ci penso io al Sud’ mi sembra una cosa molto buona”, dice il governatore siciliano. “E se il tema è finalmente entrato nell’agenda di governo è merito nostro”. “Noi rivendichiamo senza tema di smentita” aggiunge il numero uno del Movimento per le autonomie “di avere avviato un dibattito che campeggia su tutti i giornali e che adesso finalmente sta entrando nelle teste delle persone, soprattutto degli stessi meridionali che ci credono poco perchè sono disillusi. L’importante adesso è andare avanti con quanti ci credono ma non in maniera strumentale, perchè la politica è venire incontro alle esigenze reali delle persone”.
In ogni caso l’Mpa non abbassa la guardia e non intende sminuire il problema: “Le popolazioni del sud sono stanche”, commenta Arturo Iannaccone, parlamentare Mpa, “c’è un clima sociale ormai prossimo a fenomeni di ribellione e dobbiamo intervenire soprattutto per dare una nuova speranza ai giovani meridionali”. Secondo Iannaccone, “la diffusa avversione al progetto del Partito del Sud che emerge in queste ore, dimostra che si tratta di un’iniziativa politica che fa paura proprio perché scaturisce da un sentimento diffuso tra le popolazioni meridionali. Di questo ne dovrebbero tener conto esponenti politici che, in quanto espressione di un potere oligarchico, hanno una scarsa conoscenza del territorio”.

La questione però è tutt’altro che chiusa, quindi, e la creazione di un partito del Sud resta così sul tavolo dell’attualità politica.

Le opinioni della Rete

La mela non cade lontana dall’albero

“In effetti è da qualche giorno che leggo di partito del Sud con annessa foto di Miccichè, mentre so che anche Lombardo in Sicilia preme verso la costutizione di questo nuovo soggetto politico, ma cui prodest? [...] Se penso ai politici che abbiamo al Sud, prenderei a testate il muro: [...] da noi si mette in politica chi è un fallito della vita e cerca di fare soldi facili, di destra o di sinistra che sia.”

Riflessi di tana » Ma a cosa serve un “partito del Sud”?

Lotta fratricida?

“Si avanza ora su più fronti, coadiuvato dagli scontenti Micciché, Poli Bortone e chi altri. Un pericolo concreto per il PDL che potrebbe provocare un’emorragia di voti proprio nelle regioni in cui è sempre stato forte ed esporlo a ricatti vessatori. Insomma, siamo alle solite: il meridione contro il settentrione, piaga mai sanata di quest’Italia fratturata, nella cultura, nelle forme economiche, nelle usanze politiche.”

Il neoaristocratico » Lombardo vs. Lombardi

Sindrome di Stoccolma

“Nel frattempo, assistiamo con crescente inquietudine alla deriva del Mezzogiorno, che dovrebbe essere “salvato” da quegli stessi notabili-termiti che da lustri lo stanno spingendo verso l’inferno. “

Phastidio » Disfacimento federale

No del governo sul voto agli immigrati

Roberto Maroni

Altolà del Carroccio sul voto agli immigrati: “Non credo che questa iniziativa andrà avanti” ha dichiarato il ministro dell’Interno Roberto Maroni, sottolineando che questa proposta “non è nel programma di governo”. Dopo l’apertura del presidente della Camera Gianfranco Fini, dunque, una battuta d’arresto. E nel Pdl si accendono le reazioni: “Il voto agli immigrati è un tema in discussione da molto tempo, ma ritengo che in questa legislatura non ci siano numeri e condizioni per questa svolta che sarebbe un errore” dice Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl. Sulla stessa linea anche il ministro per le Politiche agricole, Luca Zaia: “Con gli immigrati bisogna parlare di lavoro, di rispetto delle leggi e sicuramente non di voto” ripete il ministro, sottolineando che “questa è una posizione mia personale. Oggi abbiamo altre priorità che parlare di voto agli immigrati”. Già stamane il leghista Roberto Castelli aveva chiarito la linea politica del Carroccio in un’intervista al quotidiano La Stampa: “La Lega è stata precisa, chiara e netta: non se ne parla neanche” ha chiarito l’ex-Guardasigilli, sottolineando: “Non si capirebbe perché, nel momento in cui il governo è al massimo del consenso, dobbiamo andarci a complicare la vita con Veltroni che è un perdente”.
Nel tardo pomeriggio di oggi è arrivato anche l’intervento di Silvio Berlusconi. “Fini ha espresso un suo parere ma questo tema non è nel nostro programma e non c’è all’ordine del giorno alcuna iniziativa di legge su questa tema”, ha dichiarato il premier.

La discussione era nata ieri durante la Festa del Pd a Firenze dopo l’apertura di Gianfranco Fini, presidente della Camera, al voto per gli immigrati: “Se si riconosce il diritto di voto ad alcune categorie di stranieri residenti in Italia, bisogna essere estremamente equilibrati a chiedere i doveri. Diritti e doveri devono stare insieme. Come non è criminale chiedere il diritto di voto agli immigrati, non è criminale l’obbligo di identità per i minori”. Il leader del Pd, Walter Veltroni, in una lettera aveva infatti comunicato alla terza carica dello Stato l’intenzione del suo partito di presentare una proposta di legge costituzionale in modo da garantire la possibilità di partecipare alle urne per gli immigrati residenti da anni in Italia, chiedendogli di “adoperarsi per consentire la più ampia discussione a Montecitorio e di accelerarne il più possibile l’iter”.

IL FORUM

“Incompatibile”, il Csm trasferisce Forleo. Il giudice: “Lotterò fino alla fine”

Il gip Clementina Forleo

Deve lasciare Milano il gip dell’inchiesta sulle scalate bancarie Clementina Forleo. Lo ha deciso a maggioranza il plenum del Csm, che ha disposto il suo trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale. La decisione del trasferimento è passata con 20 voti a favore e tre contrari dei consiglieri di Magistratura indipendente e l’astensione del procuratore generale della Cassazioni Mario Delli Priscoli. A favore del trasferimento gli interi gruppi di Magistratura democratica, Movimento per la Giustizia, Unità per la Costituzione, e dei Laici di Sinistra. Favorevoli anche il vice presidente del Csm Nicola Mancino e il primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone.
Per il csm la Forledo non è in grado di svolgere le sue funzioni con piena “indipendenza e imparzialità “. Con i suoi comportamenti ha creato un “disagio diffuso” nel suo ufficio giudiziario e in procura; procura con cui inoltre si è “incrinato il necessario rapporto di reciproco rispetto ed equidistanza”. Così scrive il plenum nella delibera approvata.
Due le condotte contestate: le sue dichiarazioni pubbliche ad Annozero su “poteri forti” che anche per il tramite di “soggetti istituzionali” avrebbero interferito nelle sue funzioni, proprio mentre da gip si stava occupando dell’inchiesta sulle scalate bancarie; e i rilievi mossi da Forleo ai colleghi della procura titolari di quell’inchiesta, con cui si spinse sino a protestare ritenendo che stessero insabbiando tutto. Le denunce ad Annozero sono “gravemente sproporzionate rispetto ai fatti emersi” (l’”asserito invito alla prudenza” del Pg di Milano nella gestione delle intercettazioni di quella inchiesta e le presunte “pressioni” sul Pg della Cassazione perché le avviasse un’azione disciplinare), e hanno determinato “allarme” e “discredito” sui colleghi “obiettivamente infondati”. Mentre le critiche rivolte ai pm dell’inchiesta sulle scalate dimostrano un rapporto caratterizzato da “eccessiva disinvoltura”, “contrario” alla deontologia e “indicativo di un pregiudizio accusatorio incompatibile con l’imparzialità richiesta”. Nell’insieme è emersa una “marcata carenza di equilibrio” da parte di Forleo, una “abnorme personalizzazione” delle vicende processuali a lei affidate e una “propensione a condotte vittimistiche” , tali da determinare “contrasti, conflitti e sospetti” nei confronti di colleghi.
Ma lei, il gip, annuncia battaglia: “Lotterò fino alla fine dei miei giorni, andrò a testa alta nei tribunali per affermare il principio che la legge è uguale per tutti”. A chi le chiede se farà ricorso al Tar contro la delibera di Palazzo dei Marescialli, il Gip ha risposto: “Certamente”. E poi invoca: “Una seria riforma della giustizia”. Perché la legge sia “uguale per tutti, anche per i magistrati, qualunque sia la loro appartenenza o non appartenenza”.
La Forleo, presente al Csm, è stata difesa dal procuratore di Asti Maurizio Laudi. Lo scorso giugno, la sezione disciplinare del Csm aveva assolto il giudice sul caso riguardante la vicenda Unipol. In quella circostanza, il gip Forleo era stata accusata di aver violato i suoi doveri per i contenuti dell’ordinanza, con la quale nel luglio 2007 chiese alle Camere l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni che riguardavano alcuni parlamentari tra cui Massimo D’Alema e Piero Fassino nell’ambito del procedimento sulla fallita scalata Unipol a Bnl.
Sulle dichiarazioni alla stampa che l’hanno portata al trasferimento, il magistrato ha sottolineato che altri colleghi hanno parlato liberamente di procedimenti a loro carico senza avere conseguenze. Quanto invece alle intimidazioni ricevute, la Forleo ha aggiunto di aver ricevuto di recente un’ultima lettera riprodotta davanti al plenum. Ora sarà la Terza Commissione del Csm a decidere la sede a cui destinarla, dopo che la Forleo avrà espresso le sue preferenze. Solo allora il gip potrà presentare ricorso al Tar.

Rifiuti: la Lega frena sulla polemica con Napolitano

Giorgio Napolitano
“La Lega si rilegga la relazione sui rifiuti”, è stato netto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ieri lasciando l’istituto di studi filosofici di Napoli, dove si trovava per consegnare un premio speciale ad Antonio Maccanico. Il Carroccio aveva interpretato le denunce del capo dello Stato sui rifiuti come un modo per scaricare le colpe dell’emergenza rifiuti sul nord e Napolitano ha reagito spiegando: “Sollecito soluzioni a Napoli, non soluzioni al nord di un problema determinato da vari fattori”. Lo scontro tra un partito di governo e la massima carica dello Stato non è passato inosservato tra i palazzi della politica romana. Infatti alcuni senatori (Adriana Poli Bortone del Pdl, Maria Fortuna Incostante del Pd e Lorenzo Bodega della Lega) hanno chiesto al governo di riferire in Aula a palazzo Madama dopo la denuncia del presidente della Repubblica sui rifiuti tossici provenienti dal nord. Nella richiesta bipartisan dei senatori c’è l’auspicio “che si facciano i nomi e i cognomi dei responsabili di queste azioni criminose”.
Nel pomeriggio è arrivata la frenata della Lega. Che per bocca del capogruppo alla Camera, Roberto Cota, prova a spegnere le polemiche: “Noi siamo i primi a dire che i rifiuti vanno smaltiti nelle rispettive regioni, e questo è un principio stabilito anche dalla legge. Abbiamo sempre chiesto che questo principio fosse rispettato. Non facciamo nessuna polemica con il Presidente Napolitano, stimato da Umberto Bossi e dalla Lega”.
Il Partito Democratico, che sabato sarà in Campania per una manifestazione contro la criminalità organizzata, difende il capo dello Stato con il ministro ombra dell’Ambiente, Ermete Realacci che invita la Lega “a moderare i toni” e tramite il segretario regionale della Campania, Tino Iannuzzi: “La Lega deve abbassare i toni e fare molta attenzione a rivolgersi in questo modo nei confronti del Presidente della Repubblica”. Mentre Silvio Berlusconi - intervistato dalla Radio Vaticana alla vigilia del suo incontro con Benedetto XVI - ribadisce quello che aveva detto a Napol: “E’ indispensabile attuare una educazione ecologica sull’emergenza rifiuti. Infatti nel piano che sto mettendo a punto per risolvere questo problema dei rifiuti in Campania e a Napoli, una delle cose più importanti è la raccolta differenziata che verrà insegnata soprattutto nelle scuole, affinché gli stessi ragazzi possano, a casa loro, convincere padre e madre ad adeguarsi a quella che è una necessità. E’ molto importante - ha aggiunto il premier ai microfoni della Radio Vaticana - che la scuola educhi gli alunni al senso civico, al rispetto degli altri, anche attraverso questi comportamenti che riguardano fatti come la raccolta differenziata, ma è anche importante che i media si possano cimentare nella formazione dei giovani, ma direi anche di tutti i cittadini di qualsiasi età”.
Infine il sottosegretario alle Infrastrutture, Roberto Castelli, in serata ha parlato di polemica chiusa “visto che le parole di Napolitano ci tranquillizzano”.

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Uno contro tutti, di Carlo Puca
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Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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