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Roberto-Cota

Il no svizzero ai minareti. Per il governo un’altra Croce leghista: “Mettiamola nel tricolore”

Atmosfere e sapori di una irresistibile Damasco

Gli svizzeri votano contro la costruzione di nuovi minareti (che stanno alle moschee come i campanili alle chiese) in territorio elvetico e al di qua della Alpi i leghisti esultano. E non sono i soli. Continua

Per la Lega il burqa come il passamontagna delle Br

(Credits: Roberto Ponti/Ag. Sestini)

(Credits: Roberto Ponti/Ag. Sestini)

Il burqa pericoloso come il passamontagna usato dai brigatisti rossi. Simboli delle varie forme di terrorismo, secondo la Lega. Dell’integralismo islamico, il primo, e degli anni di piombo il secondo. Continua

Lega sicura: ecco perché gli italiani non andranno a votare

L'onorevole Roberto Cota

“Il referendum non raggiungerà il quorum”. Per l’onorevole Roberto Cota, capogruppo della Lega Nord alla Camera, non ci sono dubbi. Lo ripete a tamburo battente: il referendum abrogatorio, che vuole introdurre il sistema maggioritario alla Camera e al Senato, non passerà. Le ultime vicende sembrano giocare a favore del Carroccioi: prima hanno ottenuto lo spostamento del voto dalla data delle europee al ballottaggio delle amministrative e ora godono dell’appoggio di Berlusconi che pur andandoa votare (sì) non si è impegnato nella campagna elettorale. Ma, forti delle loro ultime battaglie vinte, i leghisti sperano che la maggior parte degli italiani segua il loro consiglio: preferire alle urne una scampagnata fuori porta. O, nel caso in cui ci si vada per i ballottaggi, non ritirare le schede del referendum.
Onorevole Cota, la Lega punta sull’astensionismo in difesa del “Porcellum”, la legge elettorale scritta dal senatore Calderoli. Perché gli italiani dovrebbero andare al mare anziché votare?
L’astensione è una modalità dell’espressione dei cittadini sul referendum, prevista e garantita dalla costituzione: l’obiettivo è non far raggiungere il quorum (del 50% + 1, ndr). Noi invitiamo gli italiani a non andare a votare, perché se vincerà il sì, avremo una legge truffa: una lista con un solo voto in più delle altre guadagnerà il 55% dei seggi. È antidemocratico e sbagliato, anche se è stato presentato come qualcosa di democratico, come una conquista da parte del cittadino.
Che cosa rischia la Lega, se vince il sì?
Non rischia alcunché, perché sono convinto che il referendum non passerà.
Calderoli definì la legge da lui scritta “una porcata”. In molti la criticarono. Eppure, alle ultime elezioni questa legge elettorale ha garantito al Paese una maggioranza solida. Un “Porcellum” fortunato o efficace per davvero?
La casualità non centra: in realtà la legge Calderoli, al di là delle critiche spesso mosse da più parti, si è dimostrato il sistema più stabile e ha avuto, tra gli altri, il merito di semplificare il quadro politico italiano.
Ma se rimane il “Porcellum” non ci sarà il rischio di governi deboli in futuro, quando per esempio non ci sarà più un politico come Berlusconi in grado di compattare una coalizione?
Non credo. Ciò non toglie che in futuro non si possa mettere in discussione la legge elettorale attualmente in vigore, ma non certo in questo momento. Oggi non è una priorità per il paese: abbiamo un Governo forte e una maggioranza in grado di fare le riforme. Quando sarà il momento opportuno ne discuteremo e non mi stanco a ripeterlo: solo quando sarà approvata la riforma costituzionale. Prima viene il Senato federale e poi una nuova legge elettorale. Farlo ora è sbagliato e sarebbe soltanto una riforma a pezzi e bocconi.
La Germania è uno stato federale e il suo sistema piace anche all’Udc e a D’Alema. Dopo il “Mattarellum”, il “Vassallum” e il “Porcellum”, anche voi siete a favore di un “Tedescum”?
Tutti usano i modelli elettorali come formule chimiche, come se dovessero risolvere i problemi di un paese. Invece prima si farà la riforma costituzionale e poi, in base ad essa, si ritoccherà la legge elettorale. Oggi la legge elettorale non è tra le priorità del paese, che ha una maggioranza in grado di governare.
E allora parliamo della maggioranza: Fini ha detto che andrà a votare e voterà “sì”. Gli ex di An vi vogliono fare fuori?
Fini andrà a votare, perché ha firmato la presentazione di questo Referendum, ma ormai sono in pochi a sostenerlo. Confondere la stabilità con la mancanza di pluralismo è un ragionamento che non tiene. Il Pdl, con la presa di posizione di Berlusconi, è ormai per la non partecipazione e anche Cicchitto di recente si è espresso per il non voto. Di Pietro prima aveva detto di sì, ora è per il no, e anche all’interno del Pd c’è una fronda anti-consultazione.
Avete conquistato l’appoggio del Cavaliere. Si riformerà un asse del Nord contro un asse del Sud appoggiato dagli ex di An?
Inutile dare spiegazioni di cose che non esistono e, sinceramente, queste dietrologie non mi convincono. L’unica certezza è che questo referendum non passerà e che il Governo porterà avanti le riforme. Fini, d’altro canto, anche se a noi non compete dirlo, troverà sicuramente il suo spazio all’interno del Pdl.
E se invece passerà il “sì”?
Siccome non si raggiungerà il quorum, andremo avanti con le riforme e con l’attuazione del federalismo fiscale.

Lega, stop alle nuove moschee. Maroni: “Spesso non luoghi di culto”

Musulmani in preghiera

Non si costruiscano più nuove moschee fino a quando non verrà approvata una legge che dia regole chiare e rigorose per la loro edificazione. La proposta del capogruppo della Lega alla Camera Roberto Cota, come reazione all’arresto dei due presunti terroristi islamici a Milano, viene considerata dal centrosinistra una “vera provocazione” e “l’espressione di una pseudo-cultura delirante”. Unica eccezione: Paola Binetti, che arriva a considerarla anche “una buona soluzione”, se la moratoria “viene intesa come momento di riflessione per decidere sul da farsi”.
L’arresto dei due presunti terroristi islamici a Milano, insomma, innesca anche uno scontro politico. E la reazione della Lega è quella di presentare una mozione parlamentare anti-moschee e di chiedere l’immediata calendarizzazione della sua proposta di legge: quella firmata da Cota e Andrea Gibelli, che dà alle regioni tutto il potere di dire sì o no alla costruzione di questi nuovi edifici di culto e che prevede come ci debba essere un referendum tra i cittadini che abbia esito positivo prima del via libera ai lavori. Per il segretario del Prc Paolo Ferrero la proposta del Carroccio “è folle, illegale e disgustosa”, mentre per il Pdci è davvero “intollerabile questo ennesimo tentativo della Lega di criminalizzare i cittadini islamici che vivono in Italia”.
In realtà, osserva il vice capogruppo del Pd alla Camera Gianclaudio Bressa, la richiesta di moratoria “é prima di tutto incostituzionale” visto che la Costituzione garantisce la libertà di culto. E poi, aggiunge, è ora di “dire basta a questa pseudo-cultura delirante” che istiga solo all’odio. Altrettanto duri i commenti di altri due deputati del Pd: Roberto Zaccaria e di Sesa Amici che definiscono la proposta leghista “rozza e sommaria” che “manifesta l’ossessione dell’Islam” che ha il partito di Umberto Bossi.
A dare manforte al collega di partito Cota è il ministro dell’Interno Roberto Maroni: il Parlamento, risponde ai cronisti che lo intercettano a Montecitorio, farà tutte le valutazioni del caso, “ma dire ‘no’ solo perché l’ha proposto la Lega mi sembra il solito balletto dettato dal pregiudizio”. Il problema, ha spiegato Maroni, “è come fare per evitare che persone vadano in un luogo e scarichino da internet il metodo per costruire una bomba e far saltare una caserma dei carabinieri. Questo” ha sottolineato “è il mio problema, perchè è ciò che è avvenuto a Macherio, dove, in questo centro culturale-moschea-scuola-ristorante, i due marocchini indagati e arrestati ieri non andavano a pregare, ma a progettare attentati e ciò non è tollerabile”.
La proposta di legge del Carroccio, che Cota vorrebbe che venisse esaminata in tempi più che rapidi, prevede tra l’altro che non possano sorgere moschee nel raggio di un chilometro da chiese e sinagoghe e che gli imam e le varie guide spirituali vengano iscritte in un registro ad hoc istituito dal ministero dell’Interno.

La Lega chiede una moratoria per la costruzione delle moschee in Italia. Siete d’accordo?

Fisco, il governo riceve la sua prima fiducia da Montecitorio

Parlamento

Prima fiducia per il governo Berlusconi IV a 48 giorni dal giuramento: il maxi-emendamento in materia fiscale, blindato dall’esecutivo con quella che è stata definita una “fiducia tecnica” dal capogruppo leghista alla Camera, Roberto Cota, rispetto all’elevato numero di emendamenti presentati dall’opposizione, è passato alla Camera con 326 sì, 260 no e tre astensioni.

Alla fine, a Berlusconi non sono mancati i voti a favore dell’Mpa. I deputati del movimento del governatore della Sicilia Raffaele Lombardo avevano inizialmente minacciato il loro voto contrario o l’astensione, lamentando una decurtazione dei fondi per le infrastrutture nel Sud; ma sono “tornati all’ovile”, dopo che il governo ha assicurato il recepimento di un ordine del giorno che garantirà l’erogazione di quelle risorse economiche per le regioni meridionali.

Dunque, un voto senza colpi di scena. Con la maggioranza impegnata a difendere la bontà del decreto legge, “che coniuga stabilità finanziaria, crescita economica e coesione sociale”, e l’opposizione che contesta al governo la scelta di “blindare” il provvedimento: chiudendo la porta a ogni forma di confronto “perché se si fossero votati gli emendamenti si sarebbero persi per strada pezzi di maggioranza”, ha contestato Marina Sereni del Pd.

E contro il governo ed il provvedimento vota, “questa volta con dispiacere”, anche l’Udc, con Michele Vietti che accusa l’esecutivo di “non avere il respiro lungo”. Antonio Di Pietro, protagonista di un ennesimo botta e risposta con il presidente della Camera Gianfranco Fini, ha annunciato la partecipazione dell’Idv per l’8 luglio alla manifestazione “di pubblica informazione contro i fatti e misfatti dei primi cento giorni di governo”.
Nella maggioranza, sempre Cota approva la scelta di porre la fiducia sul decreto fiscale “per tempi certi e celeri su un provvedimento da cui la gente, con il taglio dell’Ici, la rinegoziazione dei mutui e la detassazione degli straordinari ottiene solo vantaggi”.
E Fabrizio Cicchitto (Pdl) ricorda come il testo ”garantisce la coesione sociale, dando alle famiglie il doppio di quello che ha dato il governo Prodi, il che non è poco se si considera al difficile situazione economica internazionale”.

Infine, un accenno alla lettera con cui il capo dello Stato ha paventato il rischio di un ingorgo parlamentare determinato dai decreti legge da esaminare prima della pausa estiva. “È un ulteriore stimolo a metter mano alla riforma dei regolamenti parlamentari”, ha ribadito il capogruppo del Pdl.

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Rifiuti: la Lega frena sulla polemica con Napolitano

Giorgio Napolitano
“La Lega si rilegga la relazione sui rifiuti”, è stato netto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ieri lasciando l’istituto di studi filosofici di Napoli, dove si trovava per consegnare un premio speciale ad Antonio Maccanico. Il Carroccio aveva interpretato le denunce del capo dello Stato sui rifiuti come un modo per scaricare le colpe dell’emergenza rifiuti sul nord e Napolitano ha reagito spiegando: “Sollecito soluzioni a Napoli, non soluzioni al nord di un problema determinato da vari fattori”. Lo scontro tra un partito di governo e la massima carica dello Stato non è passato inosservato tra i palazzi della politica romana. Infatti alcuni senatori (Adriana Poli Bortone del Pdl, Maria Fortuna Incostante del Pd e Lorenzo Bodega della Lega) hanno chiesto al governo di riferire in Aula a palazzo Madama dopo la denuncia del presidente della Repubblica sui rifiuti tossici provenienti dal nord. Nella richiesta bipartisan dei senatori c’è l’auspicio “che si facciano i nomi e i cognomi dei responsabili di queste azioni criminose”.
Nel pomeriggio è arrivata la frenata della Lega. Che per bocca del capogruppo alla Camera, Roberto Cota, prova a spegnere le polemiche: “Noi siamo i primi a dire che i rifiuti vanno smaltiti nelle rispettive regioni, e questo è un principio stabilito anche dalla legge. Abbiamo sempre chiesto che questo principio fosse rispettato. Non facciamo nessuna polemica con il Presidente Napolitano, stimato da Umberto Bossi e dalla Lega”.
Il Partito Democratico, che sabato sarà in Campania per una manifestazione contro la criminalità organizzata, difende il capo dello Stato con il ministro ombra dell’Ambiente, Ermete Realacci che invita la Lega “a moderare i toni” e tramite il segretario regionale della Campania, Tino Iannuzzi: “La Lega deve abbassare i toni e fare molta attenzione a rivolgersi in questo modo nei confronti del Presidente della Repubblica”. Mentre Silvio Berlusconi - intervistato dalla Radio Vaticana alla vigilia del suo incontro con Benedetto XVI - ribadisce quello che aveva detto a Napol: “E’ indispensabile attuare una educazione ecologica sull’emergenza rifiuti. Infatti nel piano che sto mettendo a punto per risolvere questo problema dei rifiuti in Campania e a Napoli, una delle cose più importanti è la raccolta differenziata che verrà insegnata soprattutto nelle scuole, affinché gli stessi ragazzi possano, a casa loro, convincere padre e madre ad adeguarsi a quella che è una necessità. E’ molto importante - ha aggiunto il premier ai microfoni della Radio Vaticana - che la scuola educhi gli alunni al senso civico, al rispetto degli altri, anche attraverso questi comportamenti che riguardano fatti come la raccolta differenziata, ma è anche importante che i media si possano cimentare nella formazione dei giovani, ma direi anche di tutti i cittadini di qualsiasi età”.
Infine il sottosegretario alle Infrastrutture, Roberto Castelli, in serata ha parlato di polemica chiusa “visto che le parole di Napolitano ci tranquillizzano”.

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