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Roberto-Donadoni

Dopo aver, involontariamente, punto l’orgoglio nerazzurro di mister Mourinho pronosticando la Juventus come vincitrice del campionato appena iniziato, il ct della nazionale di calcio azzurra esce di nuovo allo scoperto. Questa volta in campo politico.
Franceschini? Meglio Marino. E non sta parlando dei convocati per il prossimo appuntamento azzurro in vista del mondiale sudafricano. Intervistato (per la seconda volta: la prima, nel gennaio scorso, parlò di gay e calcio, dell’avvocato Agnelli, dell’amicizia con Moggi e della stima reciproca con Berlusconi) da Klaus Davi nel programma tv su YouTube KlausCondicio“, Marcello Lippi “svela” la sua fede democratica affermando che alle prossime primarie del Pd andrà a votare: “Il Pd sta attraversando una fase dinamica, per cui ritengo che sia importante partecipare attivamente con il mio voto. Mi compiaccio nel vedere il partito impegnatissimo a cercare di trovare un’unità d’intenti, una compattezza, e a incrementare la propria forza”.
L’allenatore viareggino dice di aver conosciuto l’outsider Ignazio Marino (”Mi sembra una persona seria”) e di non conoscere invece il segretario uscente Dario Franceschini. “Nel Pd, poi, conosco anche Veltroni” aggiunge, “che rimane una grande risorsa. Mi sembra una persona molto seria che vive questa sua tradizione familiare con grande orgoglio. È un uomo che fa tante cose, ma non saprei dire se la sua stagione tornerà ”.
Non dribbla le domande sull’attualità , il Ct campione del mondo. E infatti boccia la tessera del tifoso: “Non mi piace. È una cosa che ghettizza. Anche se sono il ct della Nazionale, dico sinceramente che, a caldo, questo strumento non mi convince. Mi sa di schedatura”. Ed entrando nel merito della querelle sull’inno nazionale innescata da Bossi, Lippi dice: “Ogni volta che sento l’inno di Mameli, mi dà una sensazione bellissima, particolare. Non è per forza legata alla vittoria del Mondiale, perchè la sentivo anche prima. Le parole, secondo me, sono molto belle e io non vedo per quale motivo si debba sostituire con il Va Pensiero”. Per il ct l’inno quindi non va cambiato: “Ci sono tante canzoni nazional-popolari, ma per gli italiani l’inno è quello di Mameli. A me emoziona. Bossi ritiene che debba essere cambiato? Non dico che sbagli, ma io, ogni volta che ascolto le prime note, avverto un qualcosa dentro e provo una bellissima sensazione”. Categorico, il ct anche sul capitolo immigrazione: “I disperati in mare non li avrei mai lasciati morire: li avrei soccorsi, aiutati e poi li avrei rimpatriati”. E pazienza se questa non è esattamente la linea dei democratici.
Ricordandosi poi di rappresentare l’intero Paese, essendo il commissario tecnico della nazionale (un posto sognato, come si dice solitamente, dai 57 milioni di cittadini italiani), Lippi ammette anche di non essere d’accordo sugli attacchi al premier: “Mi sembra che gli attacchi rivolti a Berlusconi negli ultimi mesi siano stati molto forti e molto strumentali”. E poi definisce Veronica Lario: ”Una donna di spessore, che ha avuto la forza di dire quello che voleva”.
Quel gringo di un Marcello ha la lingua puntuale e secca come una Colt…
Ma l’uomo che ha portato gli azzurri a trionfare sopra Berlino, vincendo l’ultima Coppa mondiale, non è il primo del mondo del calcio a esternare le proprie idee politiche.
Alle primarie del Pd di soli due anni fa, già Roberto Donadoni, allora ct della Nazionale, aveva detto che, non fosse stato in ritiro con la squadra, sarebbe andato a votare.
Don Fabio Capello, dal canto suo, in passato aveva ammesso di sentirsi uomo del Nord e di aver a volte votato per la Lega, mentre Renzo “Stalin” Ulivieri, come lo chiamano alcuni utenti sul web, da sempre convinto comunista, in casa ha il busto di Lenin e un poster de Il terzo Stato di Pellizza da Volpedo. Il buon Arrigo Sacchi, invece, da ex allenatore milanista, aveva confessato di essersi fatto ammaliare dal premier: “Prima ero di sinistra, ora voto Berlusconi“.
E tra i calciatori? La maggior parte dei nostri campioni quando intervistati su “altro” che non sia la partita domenicale, pare obbedire a due principi ispiratori. Primo: “Non capisco nulla di politica”. Secondo: mai scontentare nessuno e non irritare le proprie tifoserie.
Eppure, tra conferme e smentite, non sono pochi quelli che hanno manifestato le loro tendenze politiche. L’amaranto Cristiano Lucarelli, come tutta la curva livornese, ha anche il cuore politico dichiaratamente rosso, e fece parlare di sé dopo un gol per aver mostrato al pubblico la maglia con l’immagine del Che. Gesto e simbolo opposti, Paolo Di Canio più di una volta ha sollevato la curva laziale, notoriamente di destra, col saluto romano, per poi precisare che non trattavasi di “un gesto politico”.
E ancora, simpatie per Forza Nuova per Daniele De Rossi, mentre il suo capitan Totti nelle amministrative di Roma si è palesemente schierato per Rutelli, contro Alemanno. Il portiere del Milan Christian Abbiati alle ultime elezioni politiche ha votato per La Destra di Storace e si dichiara orgogliosamente fascista, Alberto Aquilani ha affermato alla Gazzetta di collezionare cimeli del fascio, (regalo “di uno zio fissato”) e Fabrizio Miccoli il bomber tascabile del Palermo sfoggia - come testimonia un tatoo con il Che sul polpaccio - i suoi convinti ideali di sinistra. Nel mezzo (e non solo nella linea difensiva) il capitano azzurro Fabio Cannavaro, pizzicato con il tricolore listato dal fascio littorio durante i festeggiamenti dell’ultimo scudetto del Real, il napoletano a Sky disse: “Me ne sono reso conto soltanto dopo, quando ormai era troppo tardi. Chiedo scusa a chi si è offeso, ma io non sono fascista e non sono di sinistra“.
La politica è proprio nel pallone. Ma cosa succederebbe se ora uscisse fuori un mister Mou della politica obiettando che personaggi pubblici e rappresentativi come calciatori e allenatori non dovrebbero esprimere i propri orientamenti politici?
In fondo i vari Lippi, Totti & co. sono emblemi di uno sport nazional-popolare come il calcio e potrebbero influenzare simpatie dell’elettorato. Se siano anche in grado di spostare voti, bisognerebbe chiederlo ai sondaggisti…
Roberto Donadoni non è più il ct della nazionale. Meno di tre ore per dirsi addio. Poco più di una per annunciare il nuovo commissario tecnico: Marcello Lippi. La comunicazione ufficiale arriva dalla Federcalcio, al termine dell’incontro tra Abete e il tecnico che ha guidato la nazionale a Euro 2008. È durata due anni l’esperienza del tecnico bergamasco sulla panchina azzurra. Un’esperienza “stupenda” dice, salutando, Donadoni. Sulla quale hanno pesato i rigori. Un vero incubo.
“Dispiace che un calcio di rigore abbia determinato questa situazione” l’ha ripetuto ancora oggi, dopo aver avuto la conferma, dal presidente della Figc Giancarlo Abete, della fine del suo contratto. “In questi due anni” si è difeso “la mia Italia ha fatto anche qualcosa di positivo, un’ ultima partita non può cancellarlo”. E invece, pare proprio che si possa.
La semifinale era l’obiettivo minimo, per i campioni del Mondo. Tanto che il contratto firmato prima dei campionati dava alla federcalcio la possibilità di rescindere se non si passavano i quarti. Senza penali. Donadoni ha ragione: “se fossero entrati i rigori di Di Natale e De Rossi adesso sarebbero tutti a elogiare la squadra”. Già , ma l’Italia contro la Spagna si è arresa prima del 120°, rinunciando a giocare. E quando si arriva alla lotteria può andar bene come male.
D’altronde, nessuno lo sa meglio dell’ormai ex commissario tecnico: nel 1990 è proprio lui a sbagliare uno dei rigori decisivi nella semifinale del 3 luglio contro l’Argentina; ad Usa ‘94 non riesce a vincere il Mondiale, battuto nella finale con il Brasile, sempre dal dischetto. Da calciatore di club ha vinto tutto il vincibile, dominando la fascia destra nel Milan di Sacchi e Capello. Da allenatore ha avuto meno fortuna, scontrandosi con presidenti bizzosi come Preziosi (esonero dopo appena tre giornate con il Genoa) e Spinelli (si dimise per le critiche del presidente quando occupava un ottimo sesto posto con il Livorno).
Oggi si chiude ufficialmente l’avventura dell’allenatore bergamasco sulla panchina azzurra. Scelto da Demetrio Albertini nei giorni di post-sbornia mondiale e post-incubo Calciopoli. L’ombra della coppa vinta a Berlino da Lippi sempre addosso. 23 panchine per un bilancio di 13 vittorie, 5 pareggi e 5 sconfitte. Pessimo esordio il 16 agosto 2006, amichevole perduta a Livorno per 0-2 contro la Croazia. Tre partite esaltanti, contro la Scozia a Glasgow (decisiva per la qualificazione all’Europeo), contro il Portogallo in amichevole (Cristiano Ronaldo e soci schiacciati dagli azzurri) e contro la decadente Francia di questi Europei, due settimane fa. Poi la fine, il 22 giugno scorso, contro la Spagna. Ovviamente dal dischetto. In queste 23 partite sono stati 59 i giocatori schierati almeno una volta, con pluripresente risultato Gigi Buffon, a quota 19 gettoni ed anche re dei minuti giocati (1695). Due invece i bomber dell’era-Donadoni: con 6 reti ciascuno ci sono Luca Toni e Totò Di Natale. Entrambi l’hanno tradito nel momento decisivo, a Euro 2008: il primo non segnando nemmeno una rete, dopo aver vinto la classifica dei cannonieri nel campionato tedesco; il secondo sbagliando un rigore nella sfida contro la Spagna.
Dei calci di rigore si dice sempre che siano una lotteria. A vincerla, dopo Berlino, è nuovamente Marcello Lippi. Che torna a sedersi sulla panchina della Nazionale. L’annuncio viene sempre dalla Figc. E non è una sorpresa. Quasi chiamato a furor di popolo (e di stampa), il nuovo Ct degli azzurri “sarà presentato ufficialmente il 1 luglio”, si legge sul sito della Federazione.
Si tratta del secondo “ritorno” tra i ct azzurri, a 60 anni da Vittorio Pozzo (il ct che vinse due titoli mondiali). Il tecnico viareggino - che ha collezionato in azzurro 29 panchine con 17 vittorie, 10 pareggi e 2 sconfitte - vanta tra l’altro un curriculum da vero numero uno. E nella notte mondiale di Berlino, se lo era detto: ”Non so quanti allenatori sono riusciti a fare quello che ho fatto io, a diventare campione d’Europa e del Mondo con un club, e poi Campione del Mondo con una Nazionale”. Infatti in un mondo di star, è quello del tecnico toscano il palmarès più ricco: 1 mondiale, 5 scudetti, 1 Champions League, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa europea, 1 Coppa Italia, 4 supercoppe di Lega.
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Fuori dalla panchina, senza passare dal via.
Donadoni non avrà nessuna penale dalla Figc in caso di rottura del contratto. Un’eventualità che sembra sempre più una certezza. ”Nel contratto firmato a Baden con il Ct si è tornati alla formula iniziale che non prevedeva nessuna clausola di rescissione esercitabile dalle parti ma un rinnovo automatico del rapporto in caso di raggiungimento di semifinale o finale”: i termini del contratto col Ct bergamasco sono stati resi noti proprio dal presidente della Federcalcio Giancarlo Abete a margine del consiglio nazionale del Coni.
Quindi, niente soldi per Donadoni, eliminato ai quarti di Euro 2008, ai rigori dalla Spagna. Nessuna penale anche se non si dimette. Il presidente della Federcalcio conferma che la versione iniziale del contratto prevedeva una clausola di rescissione: “Era stata fissata in una somma lorda di 900 mila euro ed è documentata. Quando Donadoni mi ha chiesto di eliminare la clausola di rescissione io ho accettato. Ho privilegiato la necessità di dare al commissario tecnico la massima serenità in vista degli Europei”.
Sembra sempre più certo, adesso, il ritorno sulla panchina azzurra di Marcello Lippi, il Ct campione del mondo, nonostante le smentite di facciata dei diretti interessati. Sempre Abete ci tiene a precisare due punti. Il primo: “L’automatismo inserito nel contratto di Donadoni dimostra che la Federazione non ha in tasca nessun accordo con un altro tecnico”. Il secondo aspetto che il presidente vuole chiarire è che nessuno ha mai remato contro il tecnico. “Abbiamo sempre continuato a lavorare con l’obbiettivo di far bene ad Euro 2008 - aggiunge Abete - e per questo abbiamo sempre voluto garantire la massima serenità al commissario tecnico e all’ambiente.
Stasera intanto, a Berna si affronteranno Turchia e Germania nella prima semifinale dell’Europeo. La Spagna, giustiziera dell’Italia, e la sorprendente Russia di Hiddink si contenderanno l’altro posto in finale giovedì sera.
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A dispetto delle parole di circostanza di ieri sera del presidente Figc Giancarlo Abete, le sconfitte si pagano sempre con la testa degli allenatori. E nei corridoi della Federcalcio in via Allegri si parla sempre più della famosa clausola rescissoria con cui, pagando 500mila euro a Roberto Donadoni, lo si potrebbe mandare a casa. Il nome del tecnico campione del mondo, Marcello Lippi, potrebbe tornare a casa Azzurri. Il Ct toscano non allena dal 9 luglio del 2006, dalla finale vinta contro la Francia ai Mondiali di Germania. Lui, per due anni ha girato l’Italia, tra conferenze, premi, gite in barca, visite nelle carceri più o meno riservate. Ha rilasciato qualche intervista, con messaggi neanche tanto velati sulla voglia di tornare a respirare l’odore dell’erba e del calcio. Però ha detto no a grandi squadre, Lippi; ha rifiutato anche la panchina di qualche nazionale. Forse perché l’idea di tornare in azzurro lo affascina da tempo, anche se non si è mai esposto, per rispetto, nei confronti del lavoro di Donadoni che anzi ha più volte elogiato, in particolare dopo la partita di Glasgow contro la Scozia che diede agli azzurri la certezza di partecipare ad Euro2008.
Ora, per la rifondazione azzurra, il viareggino sarebbe pronto a tornare. E a rivoluzionare la Nazionale. In porta resterebbe, ovviamente il miglior portiere del mondo, Gigi Buffon. In difesa bisognerà vedere cosa deciderà capitan Cannavaro. Dopo l’operazione dello scorso 4 giugno assicurò che il suo obiettivo era quello di arrivare ai Mondiali del Sudafrica. Lippi se lo augura.
Nessun dubbio neanche su Zambrotta (che ha 31 anni ma dal prossimo campionato tornerà in Italia, nel Milan), Grosso e Chiellini, quest’ultimo il migliore in campo nel match contro la Spagna. È il centrale futuro della Nazionale, il nuovo Materazzi, anche se Matrix potrebbe allungare la sua avventura in azzurro. Ma c’è anche chi prevede un ritorno in azzurro di Nesta, che dopo lo sfortunato Mondiale tedesco si è chiamato fuori da solo. Lippi apprezza anche Bonera e Oddo, ma è pronto ad aprire anche ai nomi nuovi, da Dossena a De Silvestri. Con la partenza verso il campionato tedesco, sarà difficile per Zaccardo e Barzagli farsi notare e restare nel gruppo. Stessa cosa per il trentacinquenne Panucci (che tra l’altro non ha mai avuto ottimi rapporti con Lippi).
A centrocampo la mancanza di Pirlo contro i palleggiatori spagnoli è stata fortissima e dai piedi del regista rossonero passeranno anche le giocate del futuro. Accanto a lui De Rossi, Aquilani (a cui va data una seconda chance) e Montolivo, inserito in pianta stabile. Ma Lippi non rinuncerà a Rino Gattuso, altro “suo” uomo e a Mauro German Camoranesi che già alla Juve era uno dei pupilli dell’ex e futuro ct. Sotto osservazione anche Cigarini e Marchisio.
In avanti non sono molto alte le quotazioni di Luca Toni. Del Piero dirà addio all’azzurro, lo ha lasciato intendere ieri e Lippi potrebbe puntare su Cassano che ha sempre apprezzato. Il nome nuovo dovrebbe essere quello del brasiliano Amauri che presto diventerà italiano. E Borriello potrebbe, il campionato 2008-09 sarà il test definitivo per la giovane punta di scuola milanista, essere il nuovo ariete della Nazionale. Senza dimenticare Gilardino che spera di rilanciarsi a Firenze. Anche Iaquinta, condizione fisica permettendo, sarà del gruppo. Poi ci sono i giovani talenti: Giovinco, Rossi. Del resto questa Italia va un pò svecchiata, la rosa più anziana di Euro2008 era proprio quella azzurra.
Il problema però, come nell’appena terminata avventura austro-svizzera, è riuscire a individuare un leader. E se fosse lo stesso Lippi?
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Dopo l’uscita di scena ai quarti di Euro 2008, secondo voi, chi deve guidare gli azzurri per i Mondiali del 2010?
La nave è affondata ma il comandante resta lì, più per orgoglio che per convinzione. Quando tutti i giornali ormai lo danno per spacciato, Roberto Donadoni rilancia e rifiuta di dimettersi:”Non ci ho mai pensato” dice in conferenza stampa, “non può essere una partita vinta o persa ai rigori a stravolgere tutto”.
Certo è che se i tiri di De Rossi e Di Natale fossero entrati, adesso la sua situazione sarebbe ben diversa. Ma rigori a parte, l’Europeo degli azzurri non si può certo definire entusiasmante: nessun gol su azione, nessun gol degli attaccanti, qualificati grazie a un miracolo di Buffon, eliminati ai quarti (davanti a 21 milioni 750 mila telespettatori: 8 su dieci). Eppure il Ct non si pente di niente e ringrazia ancora i giocatori: “Sono amareggiato e dispiaciuto per i ragazzi. Io non devo fare altro che ringraziarli. Ieri sera negli spogliatoi ho visto i loro volti, le loro lacrime. Dico grazie a un gruppo straordinario per quello che ha fatto dal primo all’ultimo giorno di ritiro”. E ancora: “Appena un’ora fa, a colazione, ho parlato con il presidente Abete. Ho semplicemente detto di esser felice di aver vissuto questi due anni”, prosegue Donadoni, aggiungendo di avere “un rapporto umano che mi piace” con il presidente federale, ma anche di non voler rivendicare se merita o meno una riconferma. “Rispetto il ruolo di chi deve decidere - ha ammesso - non mi piace sponsorizzare nessuno e nemmeno me stesso. Quello che ho fatto è sotto gli occhi di tutti, non cerco appoggi di nessun tipo”.
Più che un arrivederci, sembrano le parole di un addio. Adesso la palla passa proprio al presidente della Federcalcio Abete, che potrebbe far valere la clausola rescissoria nel contratto del tecnico.
Per il futuro, accasatosi Fabio Capello in Inghilterra, l’ipotesi numero uno resta il ritorno del campione del Mondo, Marcello Lippi. Prossima tappa il 20 agosto, a Nizza, amichevole contro l’Austria. Ma l’impressione è che sapremo prima quale Ct inquadreranno le telecamere mentre va a sedersi sulla panchina italiana.
Restando in Svizzera-Austria, un po’ d’azzurro in finale ci sarà . Con arbitro e guardalinee. Il torinese Roberto Rosetti arbitrerà la finale di Euro 2008, che il 29 giugno a Vienna opporrà la vincente di Germania-Turchia alla vincente di Spagna-Russia. Per il 40enne Rosetti, arbitro internazionale dal 2002, è l’esordio assoluto in una finale. A Euro 2008 il direttore di gara torinese ha anche arbitrato il match inaugurale fra Svizzera e Repubblica Ceca.
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Dopo l’uscita di scena ai quarti di Euro 2008, secondo voi, chi deve guidare gli azzurri per i Mondiali del 2010?
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di Stella Pende
L’appuntamento si presenta già curioso. “Allora l’aspetto a Gallarate, il posto si chiama Il loft”. Dunque non nella sua “sterminata” casa di Londra (così l’ha definita il Daily Star), né da Nobu, ristorante giapponese dove mangia spesso (così ha scritto The Guardian) e neppure negli uffici di Sloane square. Ma nella fabbrica, anzi nella bottega d’autore di uno dei più eclettici designer italiani (Giorgio Saporiti). Entro, lo cerco. Invano. Solo saloni di meraviglie: divani come onde del mare, sedie che volano. Ma non dovevo incontrare il gladiatore del pallone, il duro, spartano e invincibile? Ecco la zona dedicata ai bambini: non sarà forse nascosto dentro la culla con gli smerli simili a quelli del castello della Bella addormentata? Sto per rinunciare quando in fondo a una stanza piena di rotoli di tessuti odorosi appare lui: maglietta bianca, blue jeans, cordialissimo.
Mister Capello, I presume… Siamo sicuri che lei sia il ruvido, impenetrabile, insomma l’antipatico nuovo allenatore della nazionale inglese? Si diverte moltissimo. “È che il design, come l’arte, mi rende mansueto, così ho pensato che l’intervista qui sarebbe venuta molto meglio”. Ma chi l’avrebbe immaginata tutta questa creatività da uno che si porta addosso la dannazione del gelido vincitore e che oggi dovrà resuscitare la nazionale inglese? Capello è obbligato al miracolo altrimenti romperà la leggenda. “Sono pronto”.
Era il 14 novembre 1973, l’Italia non aveva mai vinto a Wembley, ma quel giorno Fabio Capello sconfisse la maledizione segnando il gol che firmò la vittoria italiana. Oggi è la squadra inglese a non vincere più. E, guarda caso, per farla rinascere viene chiamato a Wembley proprio Capello.
Che effetto le fa, mister?
Come prendere uno schiaffo dalla storia. Ho incontrato quello stadio da giocatore. Era un monumento. Di giorno un calcio sublime, di notte le corse dei levrieri. Ricordo quel gol e la commozione di avere sfidato la leggenda della loro invincibilità . Oggi Wembley ha un’altra faccia, quella dello stadio più bello del mondo, ma io sono con loro dall’altra parte. Però rimarrò sempre l’italiano che ero quel giorno.
Vuol dire che per far vincere questa sua nazionale farà l’allenatore solo da italiano? Che, azzerate le tattiche e i modi anglosassoni, porterà dentro la squadra il suo modello di eterno vincitore?
Non potevo portare la tarantella a Madrid. Non porterò il flamenco a Wembley. Senta, un allenatore assomiglia un po’ a un direttore d’orchestra. E Claudio Abbado che conosco bene ha diretto concerti indimenticabili, trovando e valorizzando i talenti dei suoi. Stravolgere, come lei intende, un modello di orchestra o di gioco sarebbe fatale. Dunque cercherò di avvicinare il più possibile il mio modo ai loro modi. Dentro il campo e fuori nella vita. In Spagna non potevo chiedere a uomini che mangiavano a mezzanotte di andare a dormire alle 11.
E in Inghilterra non potrà chiedere a calciatori che trincano beati da mane a sera di rinunciare alla bottiglia…
Questo lo ha detto lei. Le faccio presente che i miei ragazzi prima della partita con gli Stati Uniti sono stati ad acqua e succo di frutta per una settimana
Certo, perché lei è un Torquemada. Perfino il premier Gordon Brown ha detto: “Mister Capello ha cominciato bene ripristinando la disciplina nella squadra”. Quali sono le altre torture imposte ai poveretti?
Macché torture! La squadra è piena di giocatori straordinari che non hanno bisogno di frusta. Certo, ho chiesto solo il rispetto degli orari.
E quello dell’abbigliamento: divisa obbligatoria con giacca e cravatta.
Ho solo chiesto di evitare la tuta. Quella è roba da calcio di serie C.
David Beckham ha detto che nella sua squadra ideale Tony Blair sarebbe un’ottima ala. E Silvio Berlusconi cosa sarebbe?
Tutto. Lui farebbe l’attaccante, l’ala, il terzino, lo stopper. E soprattutto l’arbitro. Invece io gli farei fare solo quello che segna i gol.
E a Walter Veltroni cosa farebbe fare?
L’attaccante di difesa. Sarebbe un meraviglioso Fabio Cannavaro.
Lei li ha avuti tutti e due come presidenti: Giovanni Agnelli alla Juventus e Berlusconi al Milan. Che differenza tra uno e l’altro?
Beh, l’Avvocato era come il Papa. Veniva a vederci 7 minuti, ci benediceva e poi spariva. Mi avrà telefonato due volte in 4 anni. Berlusconi telefona, arriva, commenta, urla, fa, disfà . Diventa famiglia. Un filo impegnativa, ma sempre e per sempre famiglia. Gli ho telefonato da poco per fargli i complimenti, ma gli ho anche detto che, se non rimette a posto l’Italia, la prossima volta voto Rifondazione comunista.
Anche lei è di quelli che vede i comunisti come una minaccia, Mister Capello?
La maggior parte dei miei amici sono, come si dice, di sinistra. Ma il passato governo non ha aiutato il Paese. E oggi Capello è un italiano davvero incazzato. E più mi sento italiano, più vado e vivo all’estero, più la rabbia cresce. Vede, io il senso di appartenenza ce l’ho come e più di altri. Vengo dal confine io. E quando Tito voleva spostare la frontiera ho rischiato di dover lasciare il mio Paese.
Torniamo a bomba: a Londra tutti parlano solo e solamente di lei, Mister Capello bamboccione che parla ogni giorno con mamma Evelina; Mister Capello e il suo appartamento extralusso; Mister Capello e le 8 ore di inglese al giorno compreso il supplemento notturno… Lei invece non parla con nessuno.
Non ce n’è bisogno. Fanno e dicono tutto gli altri. Ma poi siamo in un’epoca dove fior di balle su internet diventano subito verità . Andiamo per ordine. Siccome non trovavano me, sono andati da mia madre al paesello. Lei, che ha più di 80 anni, vive ancora nella nostra casa popolare, ha parlato teneramente di suo figlio. Il mio immenso e sterminato appartamento misura 100 metri circa. Veniamo alla total immersion notturna: faccio 3 ore al giorno d’inglese e, siccome ho già tenuto una conferenza stampa cavandomela benino, i giornalisti hanno scritto che mi rompo la testa sui libri anche di notte.
Si dice che lei sia un Paperon de’ Paperoni avvinghiato al suo tesoro, che abbia fatto investimenti immobiliari importanti in Italia e in Spagna, e che si intenda anche di commercio d’arte. Vero?
Ho passato una vita a sentirmi dire dai giornalisti: si racconta che…. E poi non era mai vero. Comunque, chi è stato molto povero ha sempre una reazione estrema al denaro. O diventi un mani bucate o rispetti i soldi e dunque li proteggi. L’arte? Possibile che per il barone von Thyssen si parli sempre di alto collezionismo mentre un allenatore di calcio rimane sempre uno che “si intende” solo di commercio d’arte? L’arte mi commuove. Tutta: da quella africana alla musica di Bach. Faccio fatica a capire il nuovo culto della fotografia. Se non si parla di Robert Capa, naturalmente.
Commozione, arte, Capa… Mister Capello, non sarà l’aria di Londra?
(Ride).
Rimanendo alle emozioni: qual è stata la più grande, il primo scudetto o la prima volta in Nazionale?
Monument Valley. Quando entri in quell’immensità e in quel silenzio… Ecco, quella è vera emozione
Passiamo alla scoppola, cioè allo smacco, all’umiliazione, al male…
Quando hanno fatto saltare con l’esplosivo i buddha di Bamiyan, in Afghanistan. Sono stato male, malissimo.
Mister Capello, vuole far venire i capelli bianchi ai suoi fan? E se lei parlasse anche di calcio benedetto?
A proposito di capelli, vorrei ricordare a Candido Cannavò che scrive sempre che mi tingo i capelli: no, non sono affatto tinti. Eredità di famiglia, Candido. Mi dispiace.
Cosa manca all’Italia di Roberto Donadoni?
Che stiano zitti quelli che non capiscono nulla di calcio. E anche gli altri. Credo in Donadoni, è un grande tecnico. Ha bisogno di più tempo e con la Francia l’ha dimostrato.
E qual è il giocatore inglese in cui crede di più, Steven Gerrard?
Lui e tutti. Vorrei spezzare una lancia per Beckham. È una pura star, ma come tutti i campioni dimostra umiltà e intelligenza. Le prime qualità di un grande calciatore.
Ai due gol dei suoi azzurri si è alzato per “dare il cinque” a tutti. A fine partita, con la qualificazione in tasca, ai suoi giocatori ha dato un “dieci” in pagella. Nella conferenza stampa del giorno dopo il trionfo sui bleus di Francia, il Ct dell’Italia Roberto Donadoni si mostra sicuro: “Io non avevo dubbi, quest’Italia è una squadra che può battere chiunque. Ci sono state sofferenze ed errori, ma anche nella partita con l’Olanda avevo rivisto cose positive”
Fugati i dubbi, le paure, il fantasma di un ritorno di Lippi. L’Italia si è qualificata per i quarti di finale dell’Europeo come seconda del gruppo C e affronterà la Spagna, vincente del gruppo D, domenica 22 giugno a Vienna.
Sarà dura contro le furie rosse, ma il Ct bergamasco sa di avere a che fare con un gruppo capace di tutto. E li ringrazia i suoi uomini, i quali, secondo lui “vedono in me non solo l’allenatore, ma qualcosa in più. Il migliore attestato della loro stima è il divertimento che mostrano nella fatica. A qualcuno non piace, ma a me va bene così”.
E ancora: “Io vado avanti per la mia strada, faccio quello che devo fare insieme ai miei ragazzi, al mio staff con l’aiuto della federazione del presidente Abete che anche ieri ci ha dato gli stimoli giusti, usando parole che hanno contribuito ad arrivare al risultato. Non mi nascondo però che davo per assodato un certo tipo di comportamento se le cose non fossero andate bene”. Cioè che quella contro la Francia sarebbe stata la sua ultima panchina azzurra in caso di mancata qualificazione.
“Quando si vince, c’è una certa tendenza a dover accettare gente sul proprio carro. Ma noi lo facciamo volentieri”, ha concesso amichevolmente Donadoni, rispondendo a una domanda sul cambiamento di linea di parte della critica italiana e dei tifosi azzurri.
Che per la sfida decisiva contro i cugini transalpini sono stati 23 milioni 491 mila sintonizzati su Raiuno. Lo share è stato del 74,09%. Nel primo tempo gli spettatori sono stati 22.886.000 (72,84%) e nel secondo 24.107.000 (75.36%). Per l’Italia a Euro 2008 è il record di spettatori (ma non di share): la partita, quella del 13 giugno del pareggio con la Romania aveva avuto 16.470.000 con uno share del 79.87%. Nella partita d’esordio del 9 giugno invece, con la pesante sconfitta dell’Italia contro l’Olanda, gli spettatori erano stati 18.350.000 pari al 62.10%.
Va male invece proprio per i francesi. Bastonati dalla stampa. “Et maintenant?” (E adesso?) si chiede L’Equipe, riprendendo una celebre canzone di Gilbert Becaud, per commentare l’Euro, appena finito per i bleus, e per parlare delle prospettive della nazionale e del suo allenatore, Raymond Domenech. Per L’Equipe, che titola a tutta pagina “Ineluttabile”, è uscita una Francia “ultraprudente” contro la Romania, “ultrapermeabile” contro l’ Olanda, “ultrasfortunata” contro l’ Italia, segnata da un conflitto “fra i più giovani e i più vecchi”. E non è andata giù al giornale sportivo neanche la richiesta di matrimonio fatta ieri sera in diretta tv da Domenech alla conduttrice televisiva Estelle Denis: “Ad una importante domanda che riguardava il futuro della nazionale francese” scrive il quotidiano sportivo “il ct ha preferito rispondere con una piroetta, esponendo la sua vita privata. Un infelice impasto di generi, poco appropriato alle circostanze”. Anche le altre pagine dei quotidiani sono dedicate alla sconfitta dei vice campioni del mondo. France Soir se la prende con Domenech e titola “Dimissioni”, per Le Parisien è “La fine”, Liberation parla di Francia “crocifissa che lascia l’Euro senza gloria”, Le Figaro accusa: “la disfatta dei bleus”.
E c’è poco da stupirsi: a parti inverse cosa avrebbero scritto i giornali italiani?
Il VIDEO servizio:
L’Italia approda ai quarti di Euro 2008 contro la Spagna: alla faccia del biscotto.
A Zurigo si gioca una finale annunciata tra Italia e Francia, ma la testa - e anche lo zapping - è a Berna per evitare il biscotto tra Olanda e Romania.
Gli azzurri partono subito forte ma al 4′ Toni non approfitta di un errore di Abidal e spreca solo davanti a Coupet. Il portiere transalpino salva poco dopo su colpo di testa di Panucci ma nulla può al 23′ quando un grande aggancio di Toni su lancio millimetrico di Pirlo costringe il lentissimo centrale francese Abidal al fallo da ultimo uomo. Rosso e rigore netto. Che Pirlo con freddezza trasforma.
È il momento migliore per gli azzurri, i blues sono frastornati e in 10, dal 26′ al 34′ l’Italia ha quattro nettissime occasioni da gol che il Toni visto quest’anno in Bundesliga non avrebbe sbagliato. La Francia si riorganizza e alza il baricentro della squadra e si affaccia con Henry che prova un timido diagonale che Buffon sorveglia fuori. Il primo tempo si chiude con il palo di Grosso su punizione e con la pesante ammonizione di Pirlo che salterà i quarti con la Spagna.
Nel secondo tempo l’Italia parte male, schiacciata in difesa dalla Francia che con Henry prova ad impensierire Buffon con due tiri innocui. Un campanello d’allarme per Donadoni che rafforza il centrocampo tirando fuori Pirlo per Ambrosini. Al 53′ arriva la notizia che tutti aspettavano: Huntelaar porta in vantaggio l’Olanda e lo fa nel momento più brutto dell’Italia. Rinfrancati e svegliati da Cassano gli azzurri arrivano al raddoppio con una fortunosa punizione di De Rossi deviata da Henry.
La partita è ormai in discesa, Cassano trascina il pubblico e i telespettatori che davanti alla TV ormai fanno un continuo zapping su Rai2. Italia-Francia è una partita ormai morta: blues umiliati e Domenech sempre più grigio. Il raddoppio di Van Persie all’86′ ci fa dimenticare l’incubo del biscotto e ci manda ai quarti con la Spagna.
Grazie Olanda, scusateci se abbiamo dubitato di voi.
PAGELLE
Buffon: 7. Non fa nulla nel 1° tempo. Nella ripresa miracolo su Benzema che tira alla Del Piero.
Zambrotta: 6. Inizia lentamente, poi comincia a correre ma non è quello dei tempi migliori.
Chiellini: 6,5. Fa il suo dovere e da grande sicurezza alla difesa.
Panucci: 6,5. Buone le proiezioni del centrale giallorosso in area offensiva.
Grosso: 6,5. Sgroppa sulla fascia e fa buone diagonali in difesa. Peccato per il palo.
Pirlo: 7,5. Piedi d’oro e lanci millimetrici, migliore in campo. Ci mancherà contro le furie rosse.
De Rossi: 7. Quasi un quinto davanti alla difesa, strepitosa azione offensiva nel 1° tempo in cui marca tutta la difesa francese.
Gattuso: 6. Corre, ma non ringhia. Ammonito, anche lui salterà la Spagna.
Perrotta: 5,5. Uno dei pochi in ombra, non si adegua al modulo di Donadoni. Sostituito con Camoranesi.
Toni: 6. Non è quello dei tempi migliori, spreca molto ma si procura il rigore. All’ultimo secondo la sfortuna e la traversa gli negano il meritato gol.
Cassano: 7. In squadra a furor di popolo dispensa giocate splendide e bei cross, ma non salta mai l’uomo. È la marcia in più di questa Italia.
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