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Roberto Maroni

Bossi e Maroni in Piazza Duomo (credits: Gian Mattia D'Alberto/LaPresse)
Di Paola Sacchi
“Non solo a Verona ma in tutto il Veneto la Lega andrà da sola alle amministrative, lo ha già detto il segretario nazionale (regionale ndr) Gianpaolo Gobbo”. Parlando con Panorama.it Matteo Bragandini, deputato tosian-maroniano, molto vicino al sindaco di Verona Flavio Tosi, è netto. Anche se in altri ambienti leghisti lo strappo di Tosi con il Pdl non viene ancora dato per definitivo. Continua

di Cristiana Giudici
Alla fine della fiera, dopo il più sofferto colloquio mai intrattenuto con un giornale, Roberto «Bobo» Maroni rivendica di essere il leader dei «Barbari sognanti». Ovvero di una storia e di un progetto politico mutuato da una metafora, come spiega a Panorama, «presa in prestito dallo scrittore irredentista triestino Scipio Slataper. Morì nella battaglia del Podgora, durante la Prima guerra mondiale. Ma prima riuscì a scrivere un breve e spirituale romanzo, Il mio Carso». Continua

Bossi sul palco in Piazza Duomo (Credits: Gian Mattia D'Alberto/LaPresse)
di Paola Bacchiddu Se non proprio una pace, quantomeno un armistizio. Nella manifestazione contro il governo Monti, in Piazza Duomo, a Milano, la Lega Nord si è presentata unita dopo le divisioni recenti. Sembrerebbe rientrato, dunque, il conflitto tra Maroni e Bossi. Ad un prezzo ben preciso: la testa dell’ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni, sostituito da Gianpaolo Dozzo. Eppure – tra la dirigenza - molti sorrisi tirati, e qualche stretta di mano obbligata. Ma la base chiedeva unità ed unità è stata soprattutto dopo che dal palco Bossi ha promesso una stagione di coesione interna fino alle prossime elezioni. Va aggiunto che stare all’opposizione sembra aiutare la Lega che in Monti ha trovato il nemico comune, bossiani o maroniani che siano. Continua

Umberto Bossi, con l'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni il 18 gennaio 2012 a Varese. ANSA/ENZO LAIACONA
La retromarcia del “cerchio magico” su Roberto Maroni dopo il divieto di partecipare ai comizi in Lombardia? “Non è che tutto a un tratto la Banda Bassotti sia diventata buona e tollerante. Si sono solo resi conto di non avere più la stessa forza di qualche tempo fa e che quella sparata di voler bloccare Maroni gli si è girata contro”.
In una delle settimane di passione per il partito di Umberto Bossi, sempre più lacerato al suo interno tra maroniani e fedelissimi del Senatùr, spaccato sull’arresto di Cosentino, attraversato da sospetti sul tesoriere Francesco Belsito e i suoi misteriosi investimenti in Tanzania, agitato dalla discussione sui congressi e sul futuro capogruppo alla Camera, invelenito dalla “fatwa contro l’ex ministro dell’Interno, e a due giorni dalla manifestazione contro il governo Monti di domenica prossima in piazza Duomo a Milano, a Panorama.it parla l’espulso più illustre della e dalla Lega, Gilberto Oneto, anima storica dell’autonomismo padano, amico intimo dell’ideologo e padre nobile, cacciato a sua volta, Gianfranco Miglio. Continua

Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi (D), con l'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni il 18 gennaio 2012 a Varese. ANSA/ENZO LAIACONA
Eccoli, gli alleluja all’unità dei simpatizzanti della Lega Nord. La ritrovata concordia tra Bobo e Umberto sul palco del teatro di Varese scatena sui social network l’entusiasmo di una base che nelle ultime settimane era rimasta disorientata. Sul profilo facebook di Matteo Salvini, il numero uno del Carroccio a Milano considerato vicino all’ex ministro dell’Interno, sono centinaia i simpatizzanti che, dopo il simbolico abbraccio a Varese, sembrano aver ritrovato le ragioni smarrite dell’orgoglio padano, sotterratte in queste settimane dalla guerra sorda intestina che ha sconquassato il più antico partito politico italiano spingendolo, secondo la stampa, sull’orlo della scissione. Continua

Umberto Bossi, 68 anni, con il figlio Renzo, 21
Di Paola Sacchi
Una infinita telenovela in camicia verde oppure domenica 22 gennaio in piazza Duomo a Milano potrebbe addirittura cambiare la storia della Lega con un divorzio tra Umberto Bossi e Roberto Maroni? Che ormai nel Carroccio sia in atto una guerra aperta per la leadership e che il pomo della discordia tra bossiani e maroniani non sia in realtà il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni (che ieri a sorpresa ha annunciato di aver già rimesso il suo mandato un mese fa nelle mani di Umberto Bossi) lo si capisce anche da piccoli segnali che fino a poco tempo fa sarebbero stati inimmaginabili. Continua

Roberto Maroni mentre suona con il suo gruppo DISTRETTO 51 (ANSA/LAIACONA ENZO)
«Sono un barbaro sognante. È una metafora, questa, presa in prestito dallo scrittore irredentista triestino Scipio Slataper. Morì nella battaglia del Podgora, durante la Prima guerra mondiale. Ma prima riuscì a scrivere un breve e spirituale romanzo, Il mio Carso». Continua

Rosy Mauro e Umberto Bossi. ANSA/ELISABETTA BARACCHI
Un esausto maroniano la racconta così: «Da tempo parlare da soli con Umberto Bossi è impossibile. Ci sono sempre quei tre lì che fanno da filtro, che ascoltano ogni parola, che ti guardano come se fossi un nemico». Quei «tre lì» sono i guardiani del cerchio magico stretto attorno al Senatùr: Rosy Mauro, vicepresidente del Senato; Marco Reguzzoni, capogruppo del Carroccio alla Camera; Federico Bricolo, alla guida dei leghisti a Palazzo Marino.
Ultraconservatori e ultraresistenti a ogni cambiamento: sono i gattopardi di quel partito che voleva rovesciare l’Italia e invece ora scansa perfino il dibattito interno. Come dimostra il rinvio alle calende greche del Congresso nazionale, celebrato per l’ultima volta nel 2002. Continua