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Roberto-Speciale

Speciale-Visco, il caso è chiuso. Archiviazione per il viceministro

Vincenzo Visco, viceministro dell'Economia
Il vicepresidente del gip di Roma, Antonino Stipo, ha archiviato la posizione del viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, in relazione alle presunte minacce esercitate nei confronti dell’allora comandante generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, per il trasferimento di alcuni ufficiali delle Fiamme gialle. Per le presunte pressioni, il numero due di via XX Settembre era stato indagato per tentato abuso d’ufficio e minacce.
A chiedere l’archiviazione del fascicolo processuale, sulla base del presupposto che non sussiste il dolo, erano stati il procuratore della Repubblica Giovanni Ferrara ed il sostituto Angelantonio Racanelli. I due magistrati avevano, infatti, censurato il comportamento del viceministro Visco ritenendo, tuttavia, l’insussistenza di fattispecie penalmente rilevanti. L’archiviazione degli atti decisa dal gip Stipo chiude definitivamente il caso. Precedentemente, il magistrato aveva respinto un’analoga richiesta di archiviazione ritenendo indispensabili ulteriori accertamenti. All’esito di questi la Procura ha riproposto l’archiviazione del procedimento contro il quale si era opposto Speciale, per il tramite del suo difensore Ugo Longo. I due avevano sollecitato l’emissione dell’imputazione coatta nei confronti del viceministro sulla base delle conseguenze patite da Speciale in seguito alle pressioni subite dal braccio destro di Padoa-Schioppa.

“La richiesta dei trasferimenti, indipendentemente dalla modalità con cui sia stata formulata”, spiega il gip “travalica, senza alcun dubbio, l’ambito dei poteri concessi al viceministro nei confronti del Comandante generale della guardia di finanza”. Tuttavia Stipo non ha potuto configurare un “dolo intenzionale”, necessario per la contestazione dell’abuso d’ufficio, per “l’inesistenza di un intento esclusivo di danneggiare gli ufficiali” delle Fiamme gialle.

“Con l’archiviazione del gip si chiude una vicenda che non avrebbe avuto alcuna ragione di essere portata all’attenzione della magistratura”. L’avvocato Guido Calvi è soddisfatto perché dall’inchiesta “il viceministro Visco esce a testa alta” confermando “la linearità delle sue scelte” e “la grande efficacia del suo impegno nel contrasto all’evasione fiscale”. “Pur non condividendo la decisione del giudice di archiviare” ha detto Ugo Longo, che assiste il generale Speciale “sono soddisfatto della motivazione in cui si dà atto dei comportamenti illegittimi posti in essere dal viceministro nei confronti di Speciale”.

Dalle toghe ai prefetti: tutte le divise scese nell’arena politica

Magistrati, militari, prefetti: alle prossime elezioni politiche i professionisti della sicurezza scendono in campo. Una pattuglia - collocata trasversalmente in vari partiti, da destra a sinistra - che si prepara a battersi per un seggio ad aprile dopo aver riposto in armadio la toga o la divisa.
MILITARI - Nutrita la pattuglia di militari in lista. Il nome più noto è senz’altro quello del generale Roberto Speciale, ex comandate della Guardia di finanza, candidato in Umbria al Senato per il Pdl. Protagonista di un clamoroso scontro con il Governo Prodi, il generale - se verrà eletto - non rischierà di incrociare a Palazzo Madama il suo ‘nemico’, il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, che non si è ricandidato. Altro nome di spicco, questa volta nelle fila del Pd, è quello del generale Mauro Del Vecchio, che ha risposto alla chiamata di Walter Veltroni dimettendosi dall’incarico di capo del Coi, il Comando operativo di vertice interforze. Il generale - che correrà nel Lazio per un seggio al Senato - ha ricoperto diversi incarichi al vertice delle missioni italiane all’estero, dai Balcani all’Afghanistan. E c’è un generale in corsa anche per l’Udc di Pier Ferdinando Casini: è Andrea Fornasiero, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, ora in pensione. A completare la quaterna di generali c’è Silvio Mazzaroli, ex comandante della Kfor nei Balcani. Correrà in Friuli Venezia Giulia per un posto al Senato con l’Italia dei Valori. Scendendo di grado, si trova poi il capitano Gianfranco Paglia, medaglia d’oro al valor militare, candidato alla Camera in Campania per il Pdl. Paglia è costretto dal 1993 sulla sedia a rotelle, dopo essere stato ferito a Mogadiscio nell’agguato al check point ‘Pasta’ in cui morirono tre soldati italiani.
MAGISTRATI - Sono cinque i magistrati che si candidano per la prima volta per un seggio in Parlamento e che, nei giorni scorsi, hanno ottenuto l’aspettativa dal Csm. Per il Pdl corrono Giacomo Caliendo, consigliere di Cassazione ed esponente della Corrente Unicost e Alfonso Papa, direttore generale della Giustizia Civile del ministero. Il Pd punta su Donatella Ferranti, segretario generale del Csm; Gianrico Carofiglio, pm a Bari e scrittore di libri gialli; Silvia Della Monica, ex pm a Perugia, capo Dipartimento dei diritti e delle pari opportunità del ministero guidato da Barbara Pollastrini. La Sinistra Arcobaleno mette in campo Gianfranco Amendola, ex pretore d’assalto, già parlamentare dei Verdi. Non hanno invece dovuto presentare alcuna richiesta al Csm magistrati che sono già parlamentari e che tornano a candidarsi: per il Partito Democratico è il caso di Anna Finocchiaro, Lanfranco Tenaglia, Gerardo D’Ambrosio, Felice Casson, Alberto Maritati; per il Popolo della Libertà, di Francesco Nitto Palma, Alfredo Mantovano e Roberto Centaro.
PREFETTI - Di alto livello anche la componente prefettizia che corre alle politiche. Qui, il più celebre è Achille Serra, che si è’ dimesso dall’incarico di Alto commissario per il contrasto alla corruzione per candidarsi in Toscana al Senato sotto le insegne del Pd. Sempre per il Pd corre poi l’ex vicecapo della polizia, prefetto Luigi De Sena, candidato in Calabria. Il Pdl ha invece in lista il prefetto Raffaele Lauro, che si è dimesso da commissario straordinario Antiracket ed Antiusura. Nel partito di Berlusconi e Fini anche Maria Elena Stasi, che ha ricoperto l’incarico di prefetto a Campobasso e a Caserta, in corsa in Campania. In lista poi anche due esponenti dei sindacati di polizia: Filippo Saltamartini, segretario del Sap, con il Pdl; Oronzo Cosi, segretario generale del Siulp, con l’Udc.

Parla il Generale: E ora vi racconto una verità molto Speciale

Il Gen. Roberto Speciale, ex comandante della GdF
di Gianluigi Nuzzi

“Sono stato fatto fuori perché combattevo apertamente un disegno subdolo che preconizzava la smilitarizzazione della Guardia di finanza o il suo smembramento a favore dell’Agenzia delle entrate. La richiesta di trasferire l’intera gerarchia della Lombardia nell’estate del 2006, in piena inchiesta Unipol, va quindi interpretata come un campanello d’allarme della fase iniziale di un progetto più ampio e inquietante. Che passava prima nel commissariamento politico delle fiamme gialle, ‘congelando’ il suo comandante, affidato a generali di corpo d’armata amici, e poi via via nel ridurre lo spettro d’influenza e d’azione della Gdf. Del resto il fatto che il gip di Roma abbia disposto un supplemento di indagine nell’inchiesta su Visco dimostra che in questa vicenda rimangono troppe zone d’ombra”. Rimosso dal comando da Tommaso Padoa-Schioppa, reintegrato dal Tar del Lazio e dimissionario per scelta di contropiede, l’ex comandante della Guardia di finanza, Roberto Speciale, legge in tutta la sua storia, iniziata con i durissimi scontri del luglio 2006 con Vincenzo Visco che gli intimava di rimuovere da Milano senza motivo quattro ufficiali, il naufragio di un progetto per mettere la Finanza nell’angolo.
Generale, sono accuse gravi, può dimostrarle?
Già da articoli e dichiarazioni subito dopo l’insediamento di questo governo, ho assistito a tentativi striscianti e talvolta anche palesi di mettere in sofferenza la Gdf rispetto a tutte le altre articolazioni del ministero dell’Economia.
La maggioranza invece l’accusa di aver creato una gestione personalistica e persino deviata della Finanza…
Leggo tante bugie. Prenda i risultati della Guardia di finanza nella lotta all’evasione fiscale, sbandierati da questo governo pochi giorni fa. Tutti dimenticano che la direttiva per la lotta all’evasione seguita dai finanzieri nel 2007 è firmata da Roberto Speciale. Direttiva che a oggi non è stata modificata in nessuna delle sue parti. Strano, anche Romano Prodi ha perso la memoria.
Che c’entra il presidente del Consiglio?
Quando si insediò ci incontrammo e mi chiese con determinazione una mano nel recupero dell’evasione. Diceva che era fondamentale per il suo governo. Bene, al giuramento degli allievi a Bergamo, a fine primavera 2007, mi ringraziò personalmente per i brillanti risultati conseguiti. Poi è sparito. Deve essere un vezzo: dimenticano i complimenti e voltano le spalle. Eppure, nel centrosinistra avevo molti amici.
Lei è stato scelto dal centrodestra alla guida della Guardia di finanza.
Sì, però con il gradimento di tutti.
Ma non è stato Niccolò Pollari, ex numero uno del Sismi, a sostenere la sua candidatura a comandante della Guardia di finanza?
Pollari e io siamo entrambi siciliani, quasi dello stesso paese ma con carriere distinte e distanti. Ci lega un’amicizia fraterna e una stima incommensurabile, ma mai le nostre carriere si sono intersecate o hanno interferito. A volere fortemente la mia nomina fu Giulio Tremonti.
In questo suo scontro istituzionale cosa le ha pesato di più: l’accusa di usare elicotteri o aerei come taxi, di guidare la Gdf come un corpo deviato…
La interrompo subito: io respingo tutte le accuse giornalistiche di aver utilizzato mezzi del corpo a fini personali. I documenti lo dimostrano. Ma la sofferenza maggiore è il silenzio assordante di tutti gli amici dei Ds. O meglio di tutti coloro che consideravo tali. Penso a Massimo D’Alema, Marco Minniti, Anna Finocchiaro. Una parola da loro me la sarei aspettata.
Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema
Che rapporto aveva con D’Alema?
Splendido, di stima reciproca. Quando arrivai al comando generale, fu il primo a telefonarmi. Ricordo ancora le sue frasi di apprezzamento per il mio discorso di insediamento. Mi sono sempre ritenuto un interlocutore dei Ds. Molti di loro mi consultavano quando c’erano leggi che interessavano le Forze armate. Un esempio? Ricordo ancora contatti e riunioni quando doveva essere varata la trasformazione dell’esercito di leva in esercito professionale. Mi chiedevano pareri Minniti, il senatore Gianni Nieddu… persino Luciano Violante.
Per la riforma che ha rivoluzionato i servizi segreti?
Esattamente. È stato davvero cortese. Un giorno mi chiese se poteva sentirmi sulla riforma e gli risposi: “Presidente, prendo l’auto e vengo a trovarla subito”. E lui di rimando: “No, vengo io al comando generale”. E così è stato. Oggi in alcuni punti di quella riforma ritrovo il mio pensiero. Infatti ho insistito perché fosse più stringente il coordinamento del servizio segreto centrale, l’ex Cesis, sul braccio civile e su quello militare. Poi se Gian Carlo Caselli afferma che non mi vorrebbe avversario in una partita di scacchi, battuta che mi ha ripetuto ieri mattina Francesco Cossiga al telefono, significa che apprezza implicitamente il mio rispetto delle regole. Che negli scacchi sono cristalline.
È normale che un comandante coltivi rapporti con i politici?
Il comandante generale non è un politico ma una figura istituzionale e quindi può essere amico di tutti.
Oggi quali politici apprezza?
Le dico i pochi della maggioranza. Fausto Bertinotti e Franco Marini per la loro equità, Antonio Di Pietro perché è un legalitario. Giuliano Amato e lo stesso Violante. Fuori da ogni coro Cossiga.
E nel centrodestra?
Non faccio mistero delle mie simpatie per la Casa delle libertà. E quindi Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Roberto Castelli. Ma stimo moltissimo anche un antimilitarista come Daniele Capezzone: autentico liberale negli ideali e nei comportamenti.
Non sono un po’ troppi? Lancia messaggi per la sua discesa in politica?
Ora penso alla mia famiglia naturale, con la quale mi devo scusare perché per 42 anni ho pensato solo alla mia seconda famiglia, ovvero l’Esercito, e per altri quattro alla terza, ossia la Finanza. E mi scuso con mia moglie, unica consorte di un comandante della Guardia di finanza a finire sui giornali solo perché è stata madrina di eventi sulle nevi esattamente come tutte le mogli dei precedenti comandanti. Comunque, se dovessi un domani fare politica, scenderei in campo a difesa delle persone in divisa, in servizio e in quiescenza. Immagino un ruolo politico che metta al servizio del Paese le mie competenze in sicurezza e difesa.
Insomma, già studia per un incarico di governo?
Ogni studente nutre la legittima ambizione di conseguire la laurea con il massimo dei voti.
Da politico quale priorità individuerebbe?
È sempre più urgente la razionalizzazione delle forze armate e delle forze di polizia, oggi afflitte da sovrapposizioni, diseconomie, risparmiando così risorse a beneficio del personale. Il panorama delle forze armate è infatti sbilanciato. Ci sono forze come l’Esercito che sono sottovalutate negli impegni operativi e nella pianificazione delle risorse.
Quando annuncerà con chi farà politica?
Ancora non ho deciso. Ogni giorno ricevo proposte che preferisco declinare. Stamattina mi ha tirato giù dal letto Francesco Storace chiedendomi di entrare nel suo partito.
Lei è comunque un generale che gode di giudizi controversi. A iniziare da quelli di ex amici come il suo successore, Cosimo D’Arrigo, che l’accusa di avere compiuto un gesto fuori dalla realtà, quando ha chiesto che la sua lettera di dimissioni fosse inoltrata a tutte le fiamme gialle.
L’ho chiesto perché la sentenza del tar parla chiaro. Annulla con effetto immediato la rimozione dall’ufficio e dispone il ripristino dello status quo ante 1º giugno 2007. Altro che pensione! Il giudice mi ha riportato in servizio. Lo status quo ante non ammette altre interpretazioni.
E le accuse di D’Arrigo che prende le distanze?
L’unica nota positiva in questa vicenda era costituita dalla scelta del mio successore, appunto D’Arrigo, a cui mi legano da sempre sentimenti di stima e d’amicizia, ovviamente ricambiati. Va da sé che questi sentimenti non potranno mutare anche a seguito delle dichiarazioni poco felici che ha rilasciato o che meglio gli hanno suggerito di rilasciare.
Dopo le inchieste aperte dalla procura militare e dalla Corte dei conti sui viaggi da lei compiuti con aerei ed elicotteri del corpo e sull’uso dei fondi riservati era normale che l’attuale comandante prendesse le distanze.
Se io ho una colpa, è quella di avere voluto presenziare, per il bene della Gdf, a tutte le cerimonie, nessuna esclusa, che riguardavano il corpo. È una colpa? Ma questi che mi accusano di uso personale si sono mai immaginati il film di una giornata da comandante generale, la mole di impegni giornalieri?
E non lo trova uno spreco di denaro impiegare mezzi da 6 mila euro l’ora?
Presenziare a quegli appuntamenti significa essere vicini al personale con il vertice che si sposta ovunque nel Paese. Non è dispendioso, ne valeva la pena. Tra l’altro la somma investita è contemplata dalle procedure di impiego dei mezzi aerei della Gdf.
Scusi, ma quando andava e tornava da Capri mica era per le feste del corpo…
Io ho sempre raggiunto Capri con mezzi privati e credo che persone come l’imprenditore Roberto Russo lo possano testimoniare, visto che era lui ad accompagnare me e i miei familiari con la sua barca.
È andata sempre così?
Solo una volta con il mare grosso il compianto generale Giovanni Mariella, comandante della Campania, mi mise a disposizione un mezzo per rientrare su Roma per impegni di servizio.
Dai tabulati risulta invece che lei ha usato spesso l’elicottero a Ferragosto.
Perché dovevo presenziare come capo di una forza di polizia alla riunione che ogni 15 agosto fissa il ministro dell’Interno.
Non poteva tornare a Capri con mezzi propri, in auto e poi in traghetto?
E perché mai, scusi? Se per esigenze di servizio richiamo dalla licenza un finanziere semplice devo pagare la missione e il viaggio di andata e ritorno. Perché invece il comandante generale deve essere penalizzato?
Eppure sono pendenti due inchieste, della Corte dei conti e della procura militare…
Con testimoni pronti a ricostruire la verità. Guardi, chi mi diffama si è inventato che io andavo a queste cerimonie il fine settimana, non sapendo che queste celebrazioni venivano programmate proprio al sabato per non interferire con il ciclo scolastico. Io rientravo in giornata subito dopo la cerimonia. Basta controllare, è agli atti. Così ho querelato. Di nuovo.
L’accusano anche di avere fatto portare in montagna, a Passo Rolle, casse di spigole da mangiare con amici e mogli.
Ah quella storia… satira pura e altra querela. Quelle spigole e frutti di mare, in tutto 20 chili, li ho comprati a mie spese per regalarli ai militari della Scuola alpina di Predazzo che non mangiano mai pesce, solo patate, polenta e würstel. “Se non vi offendete ve li offro io”. Così ho fatto arrivare il pesce all’aeroporto di Pratica di Mare. Le cassette sono finite nella stiva dell’aereo che doveva tornare comunque a Bolzano a riprendermi. Così è stato: a Bolzano il pesce è stato scaricato e io mi sono imbarcato. Non l’ho nemmeno assaggiato.
Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa in Senato
E la gestione dei fondi riservati?
Chi può pensare che mi intascavo 2 mila euro al mese quando ho rinunciato allo stipendio di tutto riguardo che mi veniva offerto dalla Corte dei conti?
Come vengono gestiti questi fondi?
La Gdf come ogni forza di polizia dispone di 8-900 mila euro destinati alle spese per fini istituzionali, come il pagamento delle fonti informative. Ricordo ancora quando una fonte qualificata, subito dopo l’insediamento del governo Prodi, chiese 5 milioni di euro per la cattura di Bernardo Provenzano. La coltivammo per mesi…
E come andò a finire?
E chi li aveva 5 milioni di euro? Segnalammo la cosa a chi di dovere e non ne abbiamo saputo più nulla.
Vuol dire che è stata pagata questa somma per trovare Provenzano?
Questo lo dice lei. Noi abbiamo seguito la legge. Come sempre.

gianluigi.nuzzi at mondadori.it)

Candidato Speciale: il generale si smarca e punta al Senato

Il Gen. Roberto Speciale saluta il Presidente Giorgio Napolitano, di spalle,
L’ex comandante della Guardia di Finanza Roberto Speciale adesso ha le mani libere. Concetto di gran moda in questo periodo, nei palazzi della politica italiana. Già, proprio la politica sembra essere il prossimo approdo dell’ufficiale delle Fiamme Gialle, dopo le dimissioni che hanno spiazzato e sorpreso Prodi&Co.
A fare il pensionato normale, il generale non pensa affatto. Chi ben lo conosce sa che da quest’estate (il decreto decreto con il quale il governo lo rimuove dal suo incarico, nominando al suo posto il generale Cosimo D’Arrigo è del primo giugno scorso) sta valutando l’opportunità di fare politica, candidandosi al Senato. E ora è uscito allo scoperto: “Ci sto pensando seriamente”, ha ammesso in un’intervista a Libero dove fa sapere di puntare ad una candidatura a Palazzo Madama. Svelati i piani sul suo futuro, resta un segreto: con chi si potrebbe candidare, l’ex comandante della GdF che, secondo i calcoli riportati dal Corriere della Sera, potrebbe valere qualche centinaio di migliaia di voti? A chiederselo sono in tanti. Non meno sono quelli che se lo contendono visto che, in base a un sondaggio, risulta che Speciale, nel suo braccio di ferro col governo, ha guadagnato una straordinaria popolarità.
Già, ma a quale partito, a quale schieramento la porterà in dote? Se fosse necessario scommettere, converrebbe puntare sul fatto che il generale andrà a allinearsi nel centrodestra: “Per adesso” dice lui “esistono dei progetti sui quali sto riflettendo. Sono abituato a ragionare sulle cose a lungo prima di decidere. Il mio desiderio è quello di poter servire lo Stato con una diversa funzione istituzionale”. Ammette infatti che “tutto il centrodestra” gli è stato vicino anche se deve “riconoscere la vicinanza affettuosa di Di Pietro”. Che, guarda caso, ha a suo tempo fatto più o meno lo stesso percorso: dall’addio alla toga al Palazzo politico. senza lasciar passare troppo tempo prima di entrare nelle fila del centrosinistra.

Affaire Visco-Speciale: dal generale l’ultimo scacco al Governo

Il Gen. Roberto Speciale, ex comandante della Guardia di Finanza
Con una lettera al Presidente della Repubblica, inviata per conoscenza al presidente del Consiglio e ai ministri dell’Economia e della Difesa, il generale Roberto Speciale ha rassegnato le sue dimissioni “dalle funzioni di comandante generale della Guardia di Finanza”. Un’irrituale missiva per rinunciare ad un comando dal quale il Governo lo aveva rimosso, tra infuocate polemiche, il primo giugno scorso: eppure una sentenza di due giorni fa del Tar aveva dichiarato illegittima quella rimozione. Quello di Speciale è un atto che per il premier romano Prodi “non cambia la posizione del Governo” che vedrà “nelle prossime ore gli aspetti procedurali da seguire”. Come non ferma le inchieste avviate dalla procura militare e dalla Corte di conti a carico di Speciale sull’utilizzo dei mezzi aerei delle Fiamme gialle per scopi privati.

Le dimissioni sono state rese note stamani, dopo la conclusione di un incontro a Palazzo Chigi tra Prodi e Padoa Schioppa per valutare la situazione aperta dalla sentenza del Tar, e le modalità del ricorso al Consiglio di stato. È stato lo stesso Speciale a rendere nota la sua rinuncia con una missiva al Capo dello Stato. “Sig. Presidente della Repubblica, indirizzo a Lei questa lettera non solo perché, il primo giugno scorso, è stato chiamato a controfirmare la mia rimozione.., ma soprattutto perché, allora ed oggi, Lei rappresenta questa Nazione.., al di sopra di tutto, anche della politica e del Governo. Il mio senso, immutevole, di obbedienza verso lo Stato e, dunque, verso di Lei, mi spinge a rassegnare nelle Sue mani le mie irrevocabili dimissioni dal Comando, proprio oggi che questo Comando, come le sarà certamente noto, mi è stato nuovamente restituito dai Giudici e, perciò, mi spetta di diritto”.
Il generale spiega che questo “è l’ultimo atto che, da militare, intendo fare a servizio della Guardia di Finanza e dello Stato, non desiderando più collaborare con il Governo in carica”. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha risposto con poche righe, confermando di aver ricevuto la missiva e di aver “provveduto ad investire della questione le competenti autorità di Governo”, e ricambiando gli auguri per Natale ed il nuovo anno.

Il ministro dell’Economia Padoa Schioppa ha accettato le dimissioni con una lettera resa nota in serata, informando il generale Speciale che il Governo si riserva di valutare se fare ricorso contro la sentenza del Tar. E si è appreso che l’ex comandante delle fiamme Gialle aveva chiesto al Capo di Stato maggiore della Finanza di leggere “ai reparti” il testo della sua missiva al presidente Giorgio Napolitano. Un ordine, afferma il ministro dell’Economia, “invalido” poiché “quand’anche si ritenesse immediatamente applicabile” la sentenza del Tar, “Ella avrebbe dovuto essere ricollocato in servizio, al fine di poter riprendere l’esercizio del comando”.

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Alla fine Visco rimase invischiato nella Finanza

Il viceministro dell'Economia, Vincenzo Visco

La procura di Roma sta indagando sul viceministro dell’economia Vincenzo Visco per tentato abuso d’ufficio e minacce: l’inchiesta dei magistrati riguarda le presunte pressioni esercitate da Visco sull’ex comandante delle Fiamme gialle Roberto Speciale per l’avvicendamento di quattro ufficiali.

I misteri che circondavano la posizione dell’esponente di governo sono stati svelati in serata dal suo avvocato Guido Calvi, senatore Ds, al termine dell’interrogatorio al quale Visco è stato sottoposto dal procuratore della repubblica di Roma Giovanni Ferrara e dal sostituto Angelantonio Racanelli. Ipotesi di reato respinte da Calvi che ha annunciato di aver chiesto l’archiviazione del procedimento. Il viceministro, che ha lasciato la procura eludendo i giornalisti, aveva deciso di presentarsi spontaneamente ai magistrati per fornire la propria versione dei fatti soprattutto alla luce della conferma delle presunte pressioni fatta da Speciale in occasione della sua audizione del 15 giugno scorso.

Milano celebra la guardia di finanza. E il generale mette i puntini sulle i

Il generale di corpo d'armata Francesco Petracca, comandante interregionale della guardia di Finanza
Leggere tra le righe è d’obbligo. Perché quando un alto ufficiale tiene un discorso in una cerimonia pubblica, non c’è parola che non sia meditata a lungo. E ci sono cose che un generale, pur nel rispetto di tutte le istituzioni, deve ai suoi uomini.

Così, oggi a Milano, nel corso della celebrazione del 233° Anniversario della Fondazione del Corpo della Guardia di Finanza, non è sfuggito ai più attenti un passaggio chiave tra le parole del generale di corpo d’armata Francesco Petracca (nella foto): “Analizzando in modo specifico il lavoro che noi svolgiamo sul territorio della Provincia di Milano, non posso non ricordare – con sentimenti di intima soddisfazione – che le complesse e vaste indagini finanziarie affidate ai Reparti alle sedi di Milano e di Monza si sono sempre svolte in una cornice di fattiva e leale collaborazione sia con i rispettivi Procuratori della Repubblica, Dott. Minale e Dott. Pizzi, che con i valenti Magistrati degli stessi uffici impegnati nei diversi settori”.

Fattiva e leale collaborazione con i magistrati. Alla faccia di chi insinua che le intercettazioni sulle scalate bancarie che tanto fanno discutere siano super tutelate nel palazzo di Giustizia ma spifferate attraverso le caserme delle Fiamme Gialle. Perché dopo la rimozione del comandante generale Speciale e l’insediamento del nuovo numero 1 Cosimo D’Arrigo, non ci volevano proprio altri veleni.

Obbedir tacendo. Ma fino a un certo punto.

Speciale va, ma D’Arrigo non viene: chi comanda alla Finanza?

Il generale Cosimo D'Arrigo, nuovo comandante della Guardia di Finanza
Chi è il comandante generale della Guardia di Finanza? La domanda non è retorica e la risposta quindi non è ovvia né scontata.
Dopo la rimozione dell’attuale comandante Roberto Speciale, decisa dal Consiglio dei ministri su proposta del responsabile dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. E dopo il dibattito con relativo voto di fiducia in Senato in cui lo stesso ministro ha ribadito che era venuto meno il rapporto di fiducia che legava il governo all’alto ufficiale e dopo, infine, la trasmissione dell’atto di nomina del successore nella persona del generale Cosimo D’Arrigo, in un paese normale non ci sarebbero dubbi. Ma evidentemente anche in questa circostanza l’Italia si dimostra un caso a sé.

Ieri Speciale si è congedato dai suoi collaboratori con un discorso nel salone d’onore del comando generale in viale 21 aprile a Roma e le sua parole sono state salutate da una specie di standing ovation di generali, colonnelli ed alti ufficiali durata cinque minuti. Una specie di dimostrazione inscenata lì per lì che sembra andare al di là dell’affetto e della stima ribaditi al comandante uscente per assumere, invece, contorni di diversa natura. Quel battimani così ostentato e prolungato a prima vista sembra una specie di dichiarazione polemica e di sfiducia dei vertici del Corpo nei confronti del potere politico. Se così fosse, sarebbe un atto senza precedenti e di una gravità notevole.

Il fatto grave, inoltre, è che mentre lo stato maggiore dell’Arma effettua un pronunciamento così plateale, il successore di Speciale non riesce ad insediarsi. La cerimonia prevista per questa mattina a Roma è saltata e al momento non si capisce se per effetto delle turbolenze tra governo e vertici militari o se a causa del decreto di nomina trasmesso dal governo alla Corte dei Conti per la ratifica e non ancora ufficialmente registratro dalla magistratura contabile. L’incartamento non sarebbe formalmente ineccepibile secondo la prima valutazione del dirigente a cui è stato affidato, un alto funzionario in passato collaboratore dell’ex ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli (An), ora sindaco di Orbetello.

A complicare ulteriormente il quadro c’è anche la cerimonia del 233mo della fondazione della Guardia di Finanza fissato per le 11 di giovedì 21 giugno alla scuola ispettori dell’Aquila alla presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. L’invito ufficiale alla cerimonia, inviato dopo il voto al Senato sul caso Speciale, è rivolto ad autorità e giornalisti dallo stesso Speciale. E per di più sembra di capire che lo stesso Speciale sia presente all’appuntamento in qualità di comandante dell’Arma.

E a questo punto c’è da chiedersi davvero chi comanda alla Finanza.

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