Leggi tutte le notizie su:
Roberto-Speciale
- Tags: deleghe, dimissioni, documento, dossier, finanze, GdF, generale, guardia-di-finanza, indagini, interrcettazioni, lettera, Palazzo-Madama, Roberto-Speciale, Romano Prodi, Senato, tommaso-padoa-schioppa, Unipol, Vincenzo-Visco
-

Sarà per farsi sentire, nel caos di una lunga e calda seduta a Palazzo Madama sulla vicenda Visco-Guardia di Finanza, che il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa ha usato parole dure, durissime, presentando il suo dossier sul Generale della Gdf, Roberto Speciale. Per difendere l’operato del proprio viceministro Vincenzo Visco, per dipingere il comportamento dell’ormai ex comandante, per giustificare la sua rimozione dal comando delle Fiamme Gialle, Padoa-Schioppa ha scelto questi termini: mancanza di lealtà nei riguardi dell’autorità politica, gestione personalistica della Guardia di Finanza con l’attribuzione di “decine di encomi”, un comportamento non leale nel nascondere le lettere della procura di Milano che chiedevano informazioni, l’inadeguatezza nello scegliere i collaboratori, un tentativo, in sostanza, di trasformare la Guardia di Finanza in un corpo separato.
Il piglio con cui il titolare di via XX Settembre ha letto il documento di 22 cartelle - messo a punto dagli uffici del viceministro Visco e depositate in Aula - ha spiazzato tutti. Un atteggiamento battagliero quello sfoderato da Padoa-Schioppa, che ha dovuto difendersi nell’arena di Palazzo Madama, dov’è sceso solo, senza il sostegno del premier Prodi. Sia come sia, davanti a una tale ricostruzione dei comportamenti ascrivibili a un ufficiale a servizio dello Stato, ci sono tre domande che restano senza risposta.

Il Gen. Roberto Speciale saluta il Presidente della Repubblica Napolitano
Se il generale Speciale è quello descritto dal ministro dell’Economia, perché non è stato rimosso dal suo incarico per tempo, cioè esattamente un anno fa, il 7 giugno 2006, quando, come riportato allora da Panorama, iniziarono i contrasti tra il viceministro Vincenzo Visco e il generale, finito anche sulle pagine dei giornali in merito alla bufera giudiziaria che coinvolse il mondo del calcio? Perché (e se lo chiede lo stesso generale, in un’intervista al Corriere della Sera) a un militare macchiatosi di slealtà e insubordinazione è stato offerto, in cambio della destituzione dal comando della GdF, un incarico comunque importante come consigliere alla Corte dei Conti? Infine perché se Visco in tutta questa discussa vicenda ha agito correttamente ha dovuto rimettere le proprie deleghe sulla GdF?
Interrogativi posti alla vigilia del dibattito parlamentare di ieri, ma che continuano a rimanere inevasi. Contribuendo tra l’altro ad avvelenare il clima politico italiano.
Pareri a confronto:
L’ira della Cdl: “Mai caduti così in basso” dal Il Giornale
Ecco il dossier che accusa Speciale da La Repubblica
Il VIDEO dell’Ansa
- Tags: CdL, G8, GdF, germania, interpellanze, maggioranza, mozione, numeri, odg, opposizione, Roberto-Speciale, Romano-Prodi-Vincenzo-Visco, Senato, senatori, tommaso-padoa-schioppa, voto
-

Regge o non regge? Il tormentone, come al solito, riecheggia in Senato, dove l’esecutivo Prodi è tornato all’agitazione da pallottoliere. Certo, stando ai boatos, alla fine forse la mozione dell’Unione sul caso Visco riuscirà ad incassare la maggioranza dei senatori.
La lunga giornata, cominciata alle 9.30, si concluderà soltanto a sera inoltrata. Il momento clou dovrebbe arrivare alle 19.40, quando si accenderanno i riflettori della diretta televisiva sul ministro dell’Economia Padoa-Schioppa che, a nome del governo, illustrerà una ricostruzione dettagliata della vicenda Visco-Speciale e confermerà la fiducia nell’operato e nella correttezza del suo vice ministro.
Al Visco-day, il Prodi II si presenta così: senza premier, impegnato al G8, e con una maggioranza che trova la “quadra” per compattarsi su un odg in cui si esprime solidarietà al governo e contemporaneamente alla Guardia di Finanza, con Mastella che però dice chiaro e tondo che se non si regge alla prova del voto il governo va a casa, e con Di Pietro che non rinuncia ad alzare il tiro e chiede che il vice ministro dell’Economia dia spiegazioni chiare sulla rimozione del generale Speciale dal vertice delle Fiamme Gialle. E i numeri sono quelli che sono: 158 senatori contro 156.
Intanto la Cdl affila le armi: è sulla condotta complessiva del viceministro che la Cdl vuole giocare i colpi migliori. Ovviamente in diretta Rai. “Alla fine sarà un processo tv a Visco, davanti a milioni di italiani il governo dovrà spiegare le sue ingerenze su ufficiali della Guardia di Finanza mentre svolgevano compiti di polizia giudiziaria”, spiega il capogruppo della Lega Roberto Castelli.
L’Unione è convinta di poter uscire dalle secche di questa ennesima difficile prova, anche grazie ai senatori a vita. E questa è obiettivamente un’incognita: c’è il rebus delle malattie, statisticamente frequenti ad una certa età, e quella delle diverse convinzioni personali. Ci saranno sicuramente Emilio Colombo e Giulio Andreotti che, però, ha spiegato che solo oggi deciderà come votare. Non dovrebbero esserci né Cossiga (ma si sa, con lui le sorprese sono dietro l’angolo) né Scalfaro, Ciampi e Pininfarina. In forse la presenza di Rita Levi Montalcini.
A conti fatti, dunque, la maggioranza ha i numeri per superare la prova del voto. Forse a fare la differenza sarà un solo senatore. La sopravvivenza della maggioranza e del governo restano sul filo. Un copione già visto a Palazzo Madama.
Qui la diretta VIDEO dal Senato
- Tags: comandante, Corte-dei-Conti, dibattito, dimissioni, Fausto-Bertinotti, generale, guardia-di-finanza, il-giornale, maurizio-belpietro, nomine, Roberto-Speciale, Romano Prodi, Senato, tommaso-paoda-schioppa, Vincenzo-Visco
-

Sbatte i tacchi, da buon militare. Ma sbatte anche la porta, il generale.
Due volte: prima dice no all’incarico alla Corte dei Conti, poi fa sapere di non avere intenzione di “ricorrere al Tar. Mi sento violentato”.
I passi ufficiali, l’ormai ex comandante della GdF Roberto Speciale, li compie tutti: in una lettera indirizzata “a chi me lo aveva proposto”, cioè il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, ha fatto sapere che non accetterà l’incarico presso la Corte dei Conti.
Mentre al presidente della Commissione Difesa Sergio De Gregorio, il generale ha detto: “Non voglio dare l’impressione di volermi svendere per un piatto di lenticchie. Nemmeno l’ultimo degli italiani deve pensare che io voglia restare abbarbicato ad una poltrona…”.
Speciale avrebbe potuto far ricorso al Tar contro la decisione presa dal Consiglio dei ministri, che lo ha destituito dal’incarico venerdì scorso, ma al senatore il generale spiega: “Mi sento come se mi avessero violentato, non mi hanno dato neanche l’onore delle armi…”.
Dal punto di vista politico, intanto, l’attesa del dibattito parlamentare, mercoledì 6 al Senato, si fa sempre più rovente. Vuoi perché la Procura di Roma ha chiesto al Comando della GdF copia della corrispondenza (estate 2006) tra il viceministro dell’Economia e l’ex comandante generale delle Fiamme Gialle. Vuoi perché dalla maggioranza provengono critiche e dubbi, in grado anche di mettere in crisi il governo. Apre le danze, il presidente Fausto Bertinotti che teme “ricadute politiche molto pesanti“. Mentre il Guardasigilli Clemente Mastella pensa che “al Senato la maggioranza debba presentare una mozione di solidarietà con la GdF”.
In tutto ciò, il quotidiano Il Giornale pubblica un’altra lettera del viceministro diessino a Roberto Speciale, datata 16 marzo 2007, nella quale l’esponente della Quercia chiedeva al generale delle Fiamme Gialle di “confrontarsi con l’autorità politica” per la nomina del capo e sottocapo di Stato maggiore. La tesi del quotidiano diretto da Belpietro è netta: in barba alla regole che assicurano solo un potere di indirizzo, il viceministro dell’Economia cercò di influenzare le decisioni sull’organigramma della Guardia di Finanza.
Quali prove a sostegno userà Prodi per difendere Visco a Palazzo Madama?
- Tags: comandante, Corte-dei-Conti, deleghe, dibattito, dimissioni, Fausto-Bertinotti, generale, guardia-di-finanza, nomine, Roberto-Speciale, Romano Prodi, Senato, tommaso-padoa-schioppa, Vincenzo-Visco
-

Ma perché sul caso Visco proprio Fausto Bertinotti, non solo leader di Rifondazione e presidente della Camera, ma punto di riferimento della sinistra massimalista, denuncia che “su certe cose occorre informare con la massima chiarezza l’opinione pubblica”, una critica neppure tanto implicita a Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa?
Pochi credono che al Senato, sull’affaire Vincenzo Visco-Roberto Speciale, blocchi della maggioranza si alleino con l’opposizione per mandare a casa il governo. Tanto meno che lo faccia la sinistra radicale - da Rifondazione ai Verdi - che finora ha manifestato sostegno a Visco. Ma il malessere di questa fetta dell’Unione è consistente, e Bertinotti ha in qualche modo anticipato i tempi.
Alle ultime amministrative Rifondazione ha avuto un 3%, ben al di sotto ai buoni risultati ai quali era abituata. E se singoli candidati vicini al partito, così come dell’area di Fabio Mussi, sono andati bene all’Aquila e Taranto, i consensi nei confronti dei vertici sono in netta diminuzione. Ed i vertici, a loro volta, manifestano vistosi segni d’inquietudine.
I motivi sono soprattutto tre. Primo: la linea economica di Tommaso Padoa-Schioppa, che è anche esposto sul caso Speciale, ed è per questo che Bertinotti lo chiama in causa (assieme a Prodi) accusandolo di scarsa trasparenza. Contro TPS gli esponenti di Rifondazione, dei Verdi e dei Comunisti italiani si erano già scagliati dopo le elezioni siciliane; lo fanno di nuovo con le amministrative. “Con lui le perderemo tutte” commenta il verde Paolo Cento (che di TPS è anche sottosegretario).
Il secondo motivo è il timore che la nascita del Partito democratico tagli fuori l’estrema sinistra dai giochi politici futuri. Il terzo è rappresentato dal referendum, e in subordine da una nuova legge elettorale che penalizzi i partiti minori. In pratica che sottragga loro quel diritto di veto sul quale hanno abbondantemente campato di rendita. Ecco perché il caso Visco è solo un test: i rischi veri si avranno, probabilmente, sulle pensioni, sul tesoretto e sul Dpef, il Documento di politica economica (qui l’ultima versione dell’anno scorso) che deve stabilire a chi e come andranno le future risorse. Un documento che porterà appunto la firma di TPS.
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_visco.jpg)
«È come se il direttore del vostro giornale, Pietro Calabrese, non parlasse con l’amministratore delegato della Mondadori. Sarebbe bello? Alla Guardia di Finanza tra il comandante generale, Roberto Speciale, e il vice ministro, Vincenzo Visco, sta succedendo la stessa cosa e non può continuare. Siamo un’istituzione troppo seria e troppo importante per il paese; occorre trovare una soluzione, subito».
Domenico Minervini è uno degli ufficiali più alti in grado delle Fiamme gialle, Capo di stato maggiore della Legione del Nord ovest e presidente del Cocer, l’organismo di rappresentanza dei finanzieri. In questa intervista a Panorama.it invita la politica, il governo, il Parlamento ad intervenire al più presto per consentire alla Guardia di finanza di poter tornare a svolgere con regolarità il suo compito.
Qual è in questo momento il clima prevalente tra i finanzieri?
C’è molto malumore e vedo anche tanta preoccupazione. Il comando generale non ha un referente politico con cui interloquire e questo in democrazia non è possibile. Normalmente il comandante generale riferisce e si confronta con il ministro o il vice ministro, ma questo oggi è impensabile e quindi bisogna trovare una soluzione.
È possibile che i due, il generale Speciale e Visco, alla fine facciano pace?
Sarei felice, ma francamente mi sembra poco probabile, lo scontro è durissimo e si ripercuote sull’operatività del corpo.
Quindi se ne devono andare entrambi..
Non spetta a me individuare la soluzione, ma in 35 anni di servizio una situazione grave come questa non l’avevo mai vista. Ripeto il concetto: la politica, il governo, il Parlamento devono trovare subito una soluzione che ridia serenità al Corpo e lo metta in condizione di operare al meglio per continuare nella lotta all’evasione e al crimine economico. Siamo un’istituzione importante e seria, dobbiamo essere messi in condizione di funzionare al meglio, non possiamo stare a lungo nella condizione in cui ci hanno cacciato.
Perché siamo arrivati a questo punto?
Non voglio entrare nel merito di ciò che è successo, non è compito mio.
Normalmente le promozioni e i trasferimenti vengono programmati nella Finanza tra febbraio e marzo. Questa vicenda dei trasferimenti dei quattro alti ufficiali della Lombardia risale, però, a luglio di un anno fa. Non è irrituale?
In effetti il piano di impiego dei dirigenti si prepara tra febbraio e marzo e quindi il fatto è avvenuto in un arco temporale anomalo.
Ma si possono effettuare rimozioni e trasferimenti anche fuori da quel periodo?
Sì, si possono fare in qualunque momento, ma per motivi gravi e motivati, per esempio per fatti di rilevanza penale.
Chi decide?
Il responsabile tecnico è sempre il comandante generale.
Quindi in teoria i trasferimenti possono essere effettuati in qualsiasi momento, ma in presenza di fatti seri e motivati. In questo caso quali erano i fatti alla base della richiesta di trasferimento?
Non è chiaro, nessuno ha capito perché è stata avviata la procedura di trasferimento, gli italiani non l’hanno capito. E io mi chiedo: perché il comandante Speciale non ha chiesto subito spiegazioni a Visco? E perché il vice ministro non le ha fornite spontaneamente né a Speciale né agli altri due generali, Sergio Favaro e Italo Pappa, con cui ha parlato successivamente?
Cambi al vertice della Guardia di finanza . Il generale di divisione (è appena stato promosso) Paolo Poletti dovrebbe sostituire il pari grado Emilio Spaziante sulla poltrona di Capo di Stato maggiore (Spaziante è stato nominato vicedirettore del Cesis, organo di coordinamento dei servizi di sicurezza italiani). L’attuale Comandante generale Roberto Speciale, invece, dovrebbe essere sostituito, tra maggio e giugno, dal generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio, ex comandante della missione Isaf in Afghanistan, in ottimi rapporti con il ministro degli Esteri Massimo D’Alema.