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Rocco-Buttiglione

La proposta del «salvacondotto giudiziario» per Berlusconi cade. Ma lascia un sospetto: sulla sinistra e sui magistrati…

MAURIZIO TORTORELLA Cade, in quanto rigettata dal destinatario, l’oscena proposta del «salvacondotto giudiziario» nei confronti di Silvio Berlusconi. Lanciata l’8 settembre (data casuale?) da Rocco Buttiglione dell’Udc, la proposta ha acceso il dibattito e gli animi. Ora, anche spegnendosi, lascia però inevasa una domanda: forse Buttiglione può imporre ai giudici di non processare Berlusconi? Forse può farlo l’opposizione? Insomma, la magistratura in questo paese è orgogliosamente indipendente dalla politica, come proclamano da decenni i corifei del centrosinistra, oppure la mossa di Buttiglione svela inopinatamente che alcune procure sono al servizio degli oppositori di Berlusconi (come da decenni sospettano i suoi sostenitori)? Ah, saperlo…

Buttiglione, Gentiloni, e la dimostrazione: l’accanimento delle procure esiste


MAURIZIO TORTORELLA Voce dal sen fuggita… Dice Paolo Gentiloni, parlamentare del Partito democratico di cui è stato tra i fondatori: «Non credo ci sia la possibilità di bloccare i processi contro il presidente del Consiglio: siamo in uno Stato di diritto». Gentiloni risponde con queste parole alla sorprendente proposta di Rocco Buttiglione, presidente dell’Unione di centro, il quale (in un’intervista al quotidiano Avvenire) propone di offrire un «salvacondotto penale» a Silvio Berlusconi in cambio della sua uscita dalla scena politica. Continua

Rocco Buttiglione: Sì, siamo pronti a fare la nostra parte

Rocco Buttiglione durante la sfilata del Family Day

Rocco Buttiglione durante la sfilata del Family Day

Da che parte sta, o intende stare, l’Udc? A seguire ultime dichiarazioni di vari esponenti del partito di Casini, l’impressione è che la questione del collocamento dei centristi non sia ancora chiara. A meno che siano vere le indiscrezioni su presunte trattative in corso con il Pdl che vorrebbe, sempre secondo le indiscrezioni, blindare una maggioranza scossa dal terremoto “appaltopoli”.

Il segretario Lorenzo Cesa plaude all’uscita di Dario Franceschini, Pd, che invoca un governo d’emergenza senza Berlusconi. Interpellato da noi, Franceschini ha detto che non vuole parlare, sta aspettando qualche reazione. Ma c’è da notare che è con lo stesso Berlusconi che, secondo i rumors, Casini potrebbe allearsi. La Lega non ci sta. Umberto Bossi lo ha detto chiaramente “Casini è come Fini: combina solo pasticci”. Anche il ministro Roberto Calderoli esclude del tutto l’ipotesi “L’Udc non entrerà mai nel governo”. Il senatore Udc Giampiero D’Alia cita Esopo: “La lega è come la volpe che non arriva all’uva”. Continua

Quando la politica è off the record. I fuorionda della Seconda Repubblica (televisiva)

Il pizzino del vice capogruppo del Pd, Nicola Latorre a Italo Bocchino del Pdl

Il pizzino del vice capogruppo del Pd, Nicola Latorre a Italo Bocchino del Pdl

Maledetti microfoni. La storia della chiacchierata informale tra politici non è nuova alle cronache parlamentari: da tempo, anzi da sempre, le parole in libertà hanno raggiunto i più inattesi destinatari. Ma da quando (ed è il destino della Seconda Repubblica) telecamere, microfoni, macchine fotografiche e telefonini si sono moltiplicati, per la fronda politica la vita si è fatta assai più dura. Continua

Se questo è un terrorista: il Rivera che ha incendiato il 1 maggio

Claudia Gerini e Andrea Rivera al concerto del Primo Maggio in Piazza San Giovanni a Roma
Lui è Andrea Rivera un cantastorie che gira spesso per le vie di Trastevere, suonando e cantando per l’annoiato popolo della notte. “Dopo tre anni passati a fare l’artista di strada, denunciando tutto quello che non leggiamo sui giornali perché scritto in trafiletti laterali troppo piccoli… Andrea Rivera ha ricevuto quest’anno, il prestigioso riconoscimento del Festival dedicato a Giorgio Gaber e ha scritto e interpretato la sigla finale di Parla con me di Serena Dandini”. Così dice il suo sito.
Da martedì primo maggio, da quando è salito sul palco del Concertone dei sindacati, questo artista dal cognome assai più riconosciuto dei suoi meriti artistici, è diventato un eroe per il popolo della sinistra alternativa che procede per slogan e pensa che Gino Strada sia la reincarnazione di Gesù; per l’Osservatore Romano è colui che, con la sua arringa anti-papista, ha portato niente meno che un attacco terroristico contro Benedetto XVI e la Chiesa. Parole che pesano come piombo quelle usate dal quotidiano del Vaticano: la superficialità, scrive l’Osservatore è infatti da attribuire a chi lancia accuse al Santo Padre in diretta televisiva ignorando, volutamente o no, “il momento che stiamo vivendo”.
Le battutacce incriminate sono queste: “Il Papa ha detto che non crede nell’evoluzionismo. Sono d’accordo, infatti la Chiesa non si è mai evoluta” ha detto prima. “Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, a Franco e per uno della banda della Magliana. È giusto così. Assieme a Gesù Cristo non c’erano due malati di Sla, ma due ladroni”, ha aggiunto poi.
Nei suoi tre minuti di celebrità, preso il microfono davanti alla platea di piazza San Giovanni, il nostro si è sentito al centro del mondo e ne ha approfittato per esporre in modo sferzante la sua opinione anche su altro: “Si è concluso il processo ad Anna Maria Franzoni. Stop al televoto!”. E ancora: “siamo un Paese di eroi, ma molti eroi cadono dai tralicci, mentre noi ci ricordiamo solo di Quattrocchi”.
Più che pericolose, certe battute sembrano grossolane: sui funerali negati a Pier Giorgio Welby tanti, anche fra i cattolici, hanno avuto delle perplessità.
Invece si sono arrabbiati (quasi) tutti: dagli organizzatori del Concertone (”Sono dichiarazioni molto stupide che non condivido” ha bacchettato Luigi Angeletti della Uil; “Frasi del tutto inopportune, tanto più il Primo maggio” per Guglielmo Epifani della Cgil) al premier Romano Prodi (”Ci sono sempre persone che usano linguaggi al di sopra delle righe. Chi ha più buonsenso lo usi”); dal Guardasigilli, Clemente Mastella (”Le cose dette sono di un’indecenza incredibile… chiedo di rafforzare la protezione per il Family day del 12 maggio”), al presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione (che dice basta ai “fomentatori d’odio verso la Chiesa”).
A difesa di Rivera si sono espressi solo la Rosa nel pugno e la sinistra radicale (Rifondazione, Verdi, Comunisti italiani). Anche Marco Godano, uno degli autori dell’appuntamento del 1 maggio, ha preso le distanze dal riccioluto e solitario chitarrista romano: “È facile fare ironia a San Giovanni, ma è un’ironia un po’ banale e quasi inutile, sinceramente non la condivido. Diciamo che Benigni l’avrebbe fatto in un modo più elegante”.
Già, se certe sparate le avessero fatte il Piccolo Diavolo, un premio Nobel come Dario Fo, un peperino guastafeste come Luciana Littizzetto… sarebbe scoppiato questo inferno?
Questo un video con le performance di Rivera per le strade di Roma


Qui il servizio del Tg5 sul “caso” Rivera:

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Le battute di un artista contro la Chiesa e il Papa, dal palco del Concertone del primo maggio, sono da considerare terrorismo?
Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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