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Romania


Il ministro dell'Interno Roberto Maroni durante un intervento
Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha detto martedì che “c’è apprensione per l’ingresso della Romania e della Bulgaria nell’area Schengen, previsto per i primi mesi del prossimo anno”. E non solo per la questione dei rom. Continua
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Flavio Delbono, 51 anni, si è dimesso da sindaco di Bologna | (Ansa)
“L’inferno non è mai tanto scatenato quanto una donna offesa”. Così scriveva William Shakespeare, più di quattro secoli fa, ma oggi la frase ben s’attaglia al crepuscolo politico di Flavio Delbono, ex sindaco di Bologna. Costretto lunedì 25 gennaio alle dimissioni dall’ira funesta della sua compagna e segretaria, Cinzia Cracchi: prima lasciata, poi spedita a fare la centralinista. Insopportabile, specie per una donna abituata a costosi tailleur e alle borse di Louis Vuitton. Continua
Braccianti agricoli
È successo di nuovo. Come a Guidonia. Cinque romeni sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria dai carabinieri a Cassano allo Ionio con l’accusa di violenza sessuale di gruppo su di una donna romena di 21 anni. Le persone raggiunte dai provvedimenti sono Maricel Munteanu (33 anni), Vasile Muresan (21), Varel Muresan (33) Paul Cristian Tanaven (21) e Tiberiu Calin Lacutus (20): tutti celibi e occupati come braccianti agricoli in un’azienda della zona, sono stati fermati dai militari mentre si apprestavano a lasciare la zona per trasferirsi altrove. La vittima è sposata e madre di un bimbo che attualmente è in Romania: ha denunciato le violenze subite fornendo ai militari indicazioni sulle cinque persone che, a turno, avevano abusato di lei all’interno della sua abitazione, nella zona della stazione di Sibari. La donna, accompagnata dal marito, ha dato delle indicazioni precise ai carabinieri anche su particolari tatuaggi che hanno trovato riscontro nel corso delle verifiche effettuate nei confronti dei cinque romeni.
Sono circa duecento i cittadini romeni, come la giovane donna violentata dal branco di connazionali, domiciliati a Cassano allo Jonio e distribuiti nelle frazioni di Lauropoli, Doria e Sibari. Diverse decine, invece, quelli che svolgono lavori occasionali e si spostano secondo il periodo in altre zone della Calabria e del meridione. Quelli domiciliati nella zona della Sibaritide lavorano in particolare nel settore dell’agricoltura, dell’edilizia e dei servizi alle persone. Quasi tutti i lavoratori romeni provengono dalle zone piu’ povere della Romania, Botosani, Bucarest, Jasi, Cluj e Alba. Di queste ultime due città sono originari quattro dei cinque fermati. Nella zona di Sibari, dove soprattutto nel periodo invernale c’è un patrimonio immobiliare che rimane sfitto, si concentrano molti dei lavoratori stagionali che svolgono la loro attività nelle aziende agricole.
Non c’è pace per Gratian Gruia, il bambino romeno di tre anni riportato a Bucarest il 27 ottobre scorso e attorno al quale è nata una mobilitazione in Italia. In seguito alla sentenza emessa dal Tribunale romeno di Caras Severin il 3 dicembre, il piccolo sarà affidato nuovamente alla famiglia d’origine responsabile di averlo abbandonato dopo ripetuti maltrattamenti e sevizie. Sul caso, che riguarda la tutela dei minori stranieri non accompagnati e chiama in causa direttamente il governo italiano, i deputati radicali nel gruppo del Partito democratico hanno presentato una nuova interrogazione parlamentare ai ministri degli Esteri, Frattini, della Giustizia, Alfano, e degli Interni, Maroni.
Rispondendo ad una prima interrogazione, con la quale i Radicali avevano già sollevato il caso, il sottosegretario agli Esteri, Enzo Scotti, aveva fatto sapere che il ministro Frattini aveva già chiesto chiarimenti sulla vicenda e dato istruzioni all’ambasciatore italiano a Bucarest di compiere passi formali presso le autorità romene per avere assicurazioni sulla sorte del bambino. “Da quanto abbiamo saputo, il piccolo Gratian sta bene e si trova a Caras Severin, sua contea di nascita, situata nella parte sud occidentale della Transilvania. Come ambasciata italiana non possiamo esercitare forti pressioni, ma le autorità romene ci hanno assicurato che le cose procedono bene. Da parte nostra continueremo a chiedere informazioni e a offrire il nostro aiuto”. Sono le parole di Mario Cospito, ambasciatore italiano in Romania, incontrato da Panorama.it a Bucarest a margine della presentazione dei risultati del progetto di telemedicina “Near to needs” che vede impegnata l’Ulss 9 di Treviso e l’ospedale di Timisoara.
Gratian, trovato nel 2007 dalla squadra mobile di Roma, era stato abbandonato dalla madre e aveva subito gravi abusi dal padre e dalla nonna. Lo scorso maggio il pubblico ministero Simonetta Matone ottenne la revoca della potestà genitoriale del padre; ma l’8 luglio il Tribunale dei minori dell’Urbe ha disposto la riconsegna del bambino alle autorità della Romania. Prelevato dalla casa famiglia dove alloggiava in Italia, è stato accompagnato a Bucarest da un’assistente sociale e preso in consegna da funzionari rumeni che lo hanno portato via. Da subito l’ambasciatore Cospito, su indicazione del ministro Frattini, aveva sottolineato la preoccupazione per l’assenza di notizie sullo stato di salute e sul processo di adattamento in Romania del piccolo Gratian. “Le autorità romene hanno fornito la massima disponibilità affinché il bambino non subisse ulteriori traumi, ma dobbiamo vigilare e continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica su casi del genere”, aggiunge Cospito, “In Italia ci sono oltre un milione di romeni e ci sono tantissimi minori abbandonati o maltrattati: dobbiamo rafforzare gli accordi tra i due paesi, soprattutto nella parte che prevede che il rimpatrio avvenga solo se non contrario all’interesse del minore”.
Alla luce della decisione del Tribunale romeno, la Farnesina ha formalmente chiesto al governo di Bucarest che Gratian venga trasferito in una struttura sociale italiana operante in Romania. Mino Damato, il giornalista che da anni lavora a tutela dei bimbi abbandonati in Romania, ha messo a disposizione del piccolo le strutture e il personale di “Bambini in emergenza“, il villaggio da lui creato a Sigureni, alle porte di Bucarest. Gabriella Carlucci, Pdl, vicepresidente della commissione bicamerale per l’Infanzia, ha annunciato di aver sollecitato al ministero di Grazia e Giustizia “un’indagine sul perché la causa si sia chiusa così frettolosamente al Tribunale di Roma”, bloccando l’iter guidiziario che avrebbe dato Gratian in affidamento. E ha confermato che una missione di parlamentari italiani si recherà in Romania, “purtroppo ormai dopo Natale, per accertare le condizioni attuali del bimbo e la situazione in cui vive”.
La situazione del bambino romeno non è l’unica in Italia: in ballo c’è la sorte di circa 2.500 minori romeni ufficialmente censiti (dati fine 2006) e probabilmente altrettanti non registrati all’anagrafe. Un accordo tra Italia e Romania, siglato lo scorso giugno, prevede, tra l’altro, la creazione di un sistema di collaborazione per la protezione, il recupero e la reintegrazione sociale dei minori. Secondo Ramona Badescu, famosa show girl da anni in Italia e da luglio nominata dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, consigliere per i rapporti con la comunità rumena, “il bambino è rumeno e deve rimanere in Romania dove c’è molta attenzione per i bambini. Ci saranno meno cioccolatini, ma c’è tanto amore”. “E’ un’opinione personale che preferisco non commentare”, conclude Cospito a Panorama.it. “La cosa più importante è quella di preoccuparsi del futuro di Gratian e tutti quei bambini che si trovano in Italia nelle sue stesse condizioni. Le due comunità devono trovare punti di accordo per favorire i loro rapporti che restano buoni, nonostante gli ultimi fatti di cronaca nera avvenuti in Italia”.
Alla fine è un pareggio sofferto. Nel primo tempo buono l’avvio con il colpo di testa di Del Piero all’8′, seguito dal contrattacco dei rumeni: al 15′ minuto contropiede di Mutu e al 18′ punizione di Tamas. Alla fine del primo tempo annullato un gol a Toni per fuorigioco.
Nella ripresa, al 10′ minuto, su punizione romena da 45 metri in area, Zambrotta sbaglia clamorosamente l’appoggio di testa indietro a Buffon: c’è Mutu che da solo che segna di destro. Ma un minuto dopo Panucci mette la palla in rete per l’Italia. Brivido all’80′ per un rigore concesso alla Romania, ma Buffon para. Gli azzurri ora devono puntare tutto sulla partita di martedì, ancora a Zurigo, con l’avversario di sempre, la Francia.
La partita. La rivoluzione annunciata da Donadoni ha dato i suoi frutti: sulla sinistra Grosso ha imperversato, al fianco di Panucci in difesa Chiellini è stato puntuale e positivo, a centrocampo De Rossi ha giganteggiato. Meno brillanti, Del Piero e soprattutto Perrotta, gli altri innesti. Alla fine del primo tempo un gol annullato a Toni per fuorigioco inesistente: Pirlo su angolo ha toccato indietro per Zambrotta, bravo a mettere al centro: in mezzo all’area tre azzurri erano tenuti in gioco da Contra, in ritardo nell’uscire, e Toni ha insaccato di testa. Inutilmente, perché per l’arbitro Henning Ovrebo era fuorigioco.
Nella ripresa l’Italia è ripartita all’assalto, ma al 10′, su punizione lunghissima dalle retrovie, Zambrotta in netto anticipo su Mutu ha appoggiato male di testa indietro a Buffon. E il romeno ne ha approfittato per segnare. Gelo e terrore sulla panchina azzurra. Ma un minuto dopo su angolo di De Rossi, Chiellini ha toccato e davanti alla porta è sbucato Panucci, bravo a mettere in rete. Colpo di scena al 36′ del secondo tempo: su cross dalla sinistra Panucci ha preso per la spalla Niculae e lo ha messo giù. Rigore, giusto stavolta, calciato da Mutu che Buffon ha parato.
Il commento di Donadoni.“È stata una giornata no, buffo che vedano Panucci fuori dal campo con l’Olanda e poi non il giocatore sul palo. L’errore ci è costato caro”: così il ct azzurro Roberto Donadoni ha commentato il gol di Toni annullato dall’arbitro Ovrebo nella gara con la Romania. L’1-1 finale non soddisfa il ct: ”Oggi meritavamo di vincere e la fortuna non ci ha dato una mano”. Quanto alla squadra Donadoni difende tutti: ”Si è visto un gruppo che c’è sempre stato, questo gruppo non ha mai smesso di esserci, come ha fatto vedere stasera”. E l’errore di Zambrotta che ha portato al gol di vantaggio romeno? ”Quello di Zambrotta è stato solo un infortunio, può capitare, ma ha fatto grande partita e l’episodio non cancella quanto ha fatto. Adesso la difficoltà di affrontare l’ultima partita e sapere di dover fare punteggio pieno”.
Se poi venerdì sera Toni non ne imbroccasse una. Se Buffon dovesse sgolarsi con una difesa ballerina. Se a mandare a casa anzitempo l’Italia campione del mondo fosse Adrian Mutu da Calinesti. Insomma, se la Romania battesse gli azzurri nella partita (decisiva) per il prosieguo del cammino Europeo degli azzurri, ci sarebbe comunque quasi un milione di persone a festeggiare in tutta Italia, da Chiasso a Trapani.
Un milione e 16mila, per la precisione. Tanti sono infatti i romeni che vivono nel nostro Paese. Quasi il doppio di quanti erano un anno e mezzo fa, al momento dell’entrata di Bucarest nell’Unione europea. La stima è stata diffusa dalla Caritas Italiana, in un rapporto presentato questa mattina al Cnel sull’immigrazione romena.
Una pubblicazione curata per conto di Caritas e Unar (l’Ufficio nazionale Antidiscriminazioni Razziali) da una cinquantina di autori, un terzo dei quali di nazionalità romena.
Secondo i dati raccolti, all’inizio del 2007 la comunità romena regolare era stimata in 556 mila; dopo un anno l’ipotesi e’ che sul territorio italiano ci siano 1.016.000 romeni. Probabilmente alcuni erano già sul territorio ma come irregolari. I ricercatori sostengono che se anche la stima fosse eccessiva (e’ possibile un errore del 10-15%) e si trattasse di 850 mila presenze, quella romena sarebbe comunque la più numerosa comunità straniera nel nostro paese.
Il gruppo più ampio è nel Lazio (200 mila), seguono Lombardia (160 mila) e Piemonte (130 mila). Di questi, il 73,7% e’ qui per motivi di lavoro e il 23,5% di famiglia. La maggior parte, il 53,4%, sono donne. Le rimesse dei romeni ammontano a quasi 4 miliardi l’anno.
Un’ immigrazione impetuosa, quella dalla Romania verso l’Italia, favorita dalle norme comunitarie. Un esodo che non poteva non creare tensioni, specialmente nelle aree più degradate delle grandi città . Conseguenza: i rapporti tra i due Paesi si sono fatti più complicati nel corso degli ultimi mesi, tra episodi di cronaca nera e di xenofobia, emergenza sicurezza e confusioni tra romeni e rom.
Ma anche gli italiani al di là del Danubio non sono pochi. Per Unimpresa, sono circa 20 mila le imprese italiane in Romania che danno lavoro a 800 mila persone; alimentano un interscambio di 12 mila miliardi di euro annui. Il loro fatturato è di 150 milioni di euro, pari al 7% del Pil.
Per ora, quella di domani resta solo una partita. Anche se il ministro Calderoli si è lasciato sfuggire una battuta delle sue: “I romeni? lasciamoli vincere, basta che si riprendano i rom. A me dispiacerebbe solo per Donadoni, che è bergamasco come me”.
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Italia-Romania: secondo tempo. È cambiato il governo, ma il clima tra i due Paesi resta teso. Come lo scorso novembre, sull’onda dei fatti di cronaca, si è riaccesa la polemica politica tra Roma (col Viminale che annuncia nuove misure sulla sicurezza) e Bucarest, da cui arrivano accuse di xenofobia.
Il neo ministro dell’Interno Roberto Maroni varerà mercoledì o giovedì un pacchetto sicurezza, che dovrebbe contenere un giro di vite sugli immigrati clandestini, anche i romeni e i nomadi. Oggi è arrivato il commento del ministro della Difesa di Bucarest, Teodor Melescanu: “Attraverso la cooperazione con le autorità italiane non consentiremo che i romeni onesti in Italia siano lesi e che nascano sentimenti antiromeni e xenofobi nella Penisola”, ha dichiarato, ricordando che circa 25 mila imprese a capitale italiano operano in Romania e che il contributo dei romeni che lavorano al Pil italiano è notevole (circa l’1%).
L’equilibrio diplomatico, già fragile, rischia di saltare sulla questione dei campi rom. Maroni oggi ne ha parlato con il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, poi sarà il turno di quello di Milano, Letizia Moratti. Per il premier romeno Calin Popescu Tericeanu, è un errore tollerare i campi nomadi in Italia. C’è bisogno, ha dichiarato, di un impegno comune per risolvere la situazione provocata “dalla debole reazione delle forze dell’ordine e delle autorità italiane che non dovevano accettare i campi nomadi che costituiscono base di alimento della delinquenza a Roma o altre città italiane”. Al termine di una riunione di governo dedicata alla situazione dei romeni in Italia ha concluso: “Proporremo al governo di Roma l’invio urgente in Italia di poliziotti e procuratori romeni per sostenere le autorità italiane negli sforzi di contrasto della criminalità ”.
Sui reati commessi dai nomadi che provengono dalla Romania il ministro Melescanu ha inoltre accusato le autorità di Roma di debolezza. “Chi commette un reato, deve rispondere di quel reato”, ha detto, precisando che i criminali vanno puniti in base alla legislazione europea nel rispetto della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, del Trattato di Lisbona e della Direttiva 38 dell’Ue sulla libera circolazione dei cittadini comunitari. Il ministro ha inoltre definito “debole” l’impegno delle autorità italiane ad attingere ai fondi Ue destinati all’integrazione sociale dei rom. In settimana il ministro dell’Interno romeno, Cristian David, è atteso a Roma.
Intanto sulle eventuali espulsioni di immigrati c’è stato un botta e risposta a distanza tra il sindaco di Roma e il ministro degli Esteri. Alemanno ieri ha dichiarato al Sunday Times: “Mi rendo conto che la gente possa pensare che sono duro, ma a Roma viviamo nell’emergenza. Dobbiamo riconquistare il controllo del territorio. Nel sud dell’Italia il problema è la mafia. A Roma il problema è l’immigrazione: c’è una vasta massa di persone disperate che sopravvivono in modi dubbi. Secondo il giornale inglese, il sindaco vuole espellere 20 mila criminali stranieri. “Dobbiamo mettere questa gente su aerei che li riportino a casa, ma abbiamo bisogno dell’okay di paesi come la Romania, così lavoreremo su questo”, ha concluso Alemanno.
Mentre Franco Frattini, durante un’intervista a una trasmissione di Sky, ha spiegato che “espulsioni di massa non ci possono essere, è evidente. Noi non vogliamo peggiorare i rapporti con la Romania. I romeni onesti saranno accolti nelle nostre case e nelle nostre aziende, i romeni disonesti, con l’aiuto dei poliziotti romeni, li dobbiamo prendere e restituire al Paese di provenienza”.
Alcuni dati divulgati dal quotidiano romeno Evenimentul zilei (citando uno studio sull’emigrazione del ricercatore romeno Dragos Radu dell’University College di Londra) aiutano a capire l’incidenza dell’immigrazione romena in Italia. Circa due milioni di romeni, cioè quasi il 10 per cento della popolazione, sono emigrati per lavoro nei Paesi dell’Ue negli ultimi sei anni, soprattutto in Italia e Spagna a seguito dell’abolizione dei visti d’ingresso nel 2002. Stando allo studio, dopo l’ingresso della Romania nell’Ue, il primo gennaio 2007, il numero dei romeni all’estero ha raggiunto quasi quello dei connazionali rimasti a casa per lavorare nel settore privato, 2,5 milioni. L’Italia si conferma la destinazione preferita dei romeni: nel 2007 il 23,2 per cento dei romeni all’estero è venuto nella Penisola (un calo di circa il 6% rispetto al 2005). L’Italia è seguita dalla Spagna, con il 22 per cento dei romeni. Lo studio rileva infine che dal 2001 al 2007 solo il 5-7,75 per cento dei romeni emigrati è poi tornato definitivamente in patria.
Il VIDEO servizio:

Niente espulsioni, poca sicurezza. Per la seconda volta.
E non consola il fatto che il governo, a meno di due mesi dal voto, di fatto sopravviva solo per le “pratiche correnti”. Piuttosto fa male costatare come l’esecutivo abbia rinunciato alla sicurezza, scegliendo di non convertire in legge il decreto “in materia di espulsioni e di allontanamenti per terrorismo e per motivi imperativi di pubblica sicurezza”.
E alla rinuncia si somma la beffa: la scelta di lasciare cadere il provvedimento viene annunciata mentre le agenzie di stampa battono la notizia che quel giorno sciagurato a Tor di Quinto furono tre i rumeni che assistettero all’assassinio di Giovanna Reggiani senza muovere un dito per fermare l’assassino. Anzi, uno di loro prese al volo la borsa strappata alla donna e la nascose, come Mailat, il giovane killer, gli diceva di fare.
E pensare che quel decreto era nato, d’urgenza, proprio dopo la morte della signora Reggiani. A volerlo era stato Walter Veltroni, allora sindaco di Roma, che per primo e con insistenza aveva chiesto un provvedimento immediato in materia di espulsioni e contrasto della criminalità straniera. Aveva chiesto, l’attuale candidato premier del Pd, il pugno duro a Prodi. Aveva richiamato il mondo della politica “all’unità nazionale”, aveva addirittura “veltronizato” il governo, chiedendo di non transigere in tema di sicurezza. E invece.
Ad annunciare la rinuncia è stato il sottosegretario ai Rapporti col Parlamento Giampaolo D’Andrea, spiegando che su gran parte del contenuto del decreto mancava “il consenso unanime dei gruppi” e per questo il governo aveva deciso “di non procedere”. Insomma, quel decreto non sarà mai legge, resterà lettera morta. Come resteranno solo ipotesi i calcoli fatti dall’esecutivo sull’efficacia del provvedimento. A dicembre si stimava, sulle allora 181 espulsioni effettuate, che in un anno lo Stato avrebbe allontanato circa 1200 persone. Ora nessuno verrà espulso.
Quel che è sicuro è che il Viminale sta correndo ai ripari: “Le norme del pacchetto sicurezza che verranno trasferite per intero in un decreto legislativo che sarà approvato la prossima settimana in Consiglio dei ministri”. Amato garantisce che ci sarà un nuovo decreto subito operativo, visto che quello di ieri ha registrato una seconda sconfitta. La prima volta Amato era stato “obbligato” a lasciarlo cadere. Infatti, durante le procedure di conversione in legge in Parlamento, una modifica al testo originale del governo, per inserire le norme anti-omofobia, aveva causato un bel “pasticcio”. Un emendamento sostituiva la legge Mancino. Cancellava la legge contro l’odio e la persecuzione razziale. Si è dovuto rimediare all’errore rinunciando alla conversione in legge.
Ieri l’ultimo capitolo. E, come detto, la decisione sul decreto legge è stata la rinuncia: verrà lasciato decadere. I tempi infatti non ci sono, il Parlamento non può attuare la conversione in legge. Le conseguenze ora potrebbero essere gravissime. Come bene spiega il leghista Roberto Cota, perché tecnicamente non è possibile reiterare un decreto con gli stessi contenuti: “La nostra Costituzione lo vieta” dice l’onorevole del Carroccio. “Oltretutto quando il decreto decadrà tutte le espulsioni eseguite fino ad ora potranno essere contestate”. Al problema pratico per Cota si aggiunge quello politico: “In materia di sicurezza nel centrosinistra non c’è unità . Questo la dice lunga sull’affidabilità del candidato premier Veltroni”.