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Sex in the city: Delbono e il Cinziagate in salsa bulgara

Flavio Delbono, 51 anni, si è dimesso da sindaco di Bologna | (Ansa)

Flavio Delbono, 51 anni, si è dimesso da sindaco di Bologna | (Ansa)

“L’inferno non è mai tanto scatenato quanto una donna offesa”. Così scriveva William Shakespeare, più di quattro secoli fa, ma oggi la frase ben s’attaglia al crepuscolo politico di Flavio Delbono, ex sindaco di Bologna. Costretto lunedì 25 gennaio alle dimissioni dall’ira funesta della sua compagna e segretaria, Cinzia Cracchi: prima lasciata, poi spedita a fare la centralinista. Insopportabile, specie per una donna abituata a costosi tailleur e alle borse di Louis Vuitton. Continua

Stupro di gruppo, in cinque violentano una donna

È successo di nuovo. Come a Guidonia. Cinque romeni sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria dai carabinieri a Cassano allo Ionio con l’accusa di violenza sessuale di gruppo su di una donna romena di 21 anni. Le persone raggiunte dai provvedimenti sono Maricel Munteanu (33 anni), Vasile Muresan (21), Varel Muresan (33) Paul Cristian Tanaven (21) e Tiberiu Calin Lacutus (20): tutti celibi e occupati come braccianti agricoli in un’azienda della zona, sono stati fermati dai militari mentre si apprestavano a lasciare la zona per trasferirsi altrove. La vittima è sposata e madre di un bimbo che attualmente è in Romania: ha denunciato le violenze subite fornendo ai militari indicazioni sulle cinque persone che, a turno, avevano abusato di lei all’interno della sua abitazione, nella zona della stazione di Sibari. La donna, accompagnata dal marito, ha dato delle indicazioni precise ai carabinieri anche su particolari tatuaggi che hanno trovato riscontro nel corso delle verifiche effettuate nei confronti dei cinque romeni.

Sono circa duecento i cittadini romeni, come la giovane donna violentata dal branco di connazionali, domiciliati a Cassano allo Jonio e distribuiti nelle frazioni di Lauropoli, Doria e Sibari. Diverse decine, invece, quelli che svolgono lavori occasionali e si spostano secondo il periodo in altre zone della Calabria e del meridione. Quelli domiciliati nella zona della Sibaritide lavorano in particolare nel settore dell’agricoltura, dell’edilizia e dei servizi alle persone. Quasi tutti i lavoratori romeni provengono dalle zone piu’ povere della Romania, Botosani, Bucarest, Jasi, Cluj e Alba. Di queste ultime due città sono originari quattro dei cinque fermati. Nella zona di Sibari, dove soprattutto nel periodo invernale c’è un patrimonio immobiliare che rimane sfitto, si concentrano molti dei lavoratori stagionali che svolgono la loro attività nelle aziende agricole.

Caso Gruia, i parlamentari italiani andranno in Romania

Campo nomadi del Baiardo, Roma

Non c’è pace per Gratian Gruia, il bambino romeno di tre anni riportato a Bucarest il 27 ottobre scorso e attorno al quale è nata una mobilitazione in Italia. In seguito alla sentenza emessa dal Tribunale romeno di Caras Severin il 3 dicembre, il piccolo sarà affidato nuovamente alla famiglia d’origine responsabile di averlo abbandonato dopo ripetuti maltrattamenti e sevizie. Sul caso, che riguarda la tutela dei minori stranieri non accompagnati e chiama in causa direttamente il governo italiano, i deputati radicali nel gruppo del Partito democratico hanno presentato una nuova interrogazione parlamentare ai ministri degli Esteri, Frattini, della Giustizia, Alfano, e degli Interni, Maroni.

Rispondendo ad una prima interrogazione, con la quale i Radicali avevano già sollevato il caso, il sottosegretario agli Esteri, Enzo Scotti, aveva fatto sapere che il ministro Frattini aveva già chiesto chiarimenti sulla vicenda e dato istruzioni all’ambasciatore italiano a Bucarest di compiere passi formali presso le autorità romene per avere assicurazioni sulla sorte del bambino. “Da quanto abbiamo saputo, il piccolo Gratian sta bene e si trova a Caras Severin, sua contea di nascita, situata nella parte sud occidentale della Transilvania. Come ambasciata italiana non possiamo esercitare forti pressioni, ma le autorità romene ci hanno assicurato che le cose procedono bene. Da parte nostra continueremo a chiedere informazioni e a offrire il nostro aiuto”. Sono le parole di Mario Cospito, ambasciatore italiano in Romania, incontrato da Panorama.it a Bucarest a margine della presentazione dei risultati del progetto di telemedicina “Near to needs” che vede impegnata l’Ulss 9 di Treviso e l’ospedale di Timisoara.

Gratian, trovato nel 2007 dalla squadra mobile di Roma, era stato abbandonato dalla madre e aveva subito gravi abusi dal padre e dalla nonna. Lo scorso maggio il pubblico ministero Simonetta Matone ottenne la revoca della potestà genitoriale del padre; ma l’8 luglio il Tribunale dei minori dell’Urbe ha disposto la riconsegna del bambino alle autorità della Romania. Prelevato dalla casa famiglia dove alloggiava in Italia, è stato accompagnato a Bucarest da un’assistente sociale e preso in consegna da funzionari rumeni che lo hanno portato via. Da subito l’ambasciatore Cospito, su indicazione del ministro Frattini, aveva sottolineato la preoccupazione per l’assenza di notizie sullo stato di salute e sul processo di adattamento in Romania del piccolo Gratian. “Le autorità romene hanno fornito la massima disponibilità affinché il bambino non subisse ulteriori traumi, ma dobbiamo vigilare e continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica su casi del genere”, aggiunge Cospito, “In Italia ci sono oltre un milione di romeni e ci sono tantissimi minori abbandonati o maltrattati: dobbiamo rafforzare gli accordi tra i due paesi, soprattutto nella parte che prevede che il rimpatrio avvenga solo se non contrario all’interesse del minore”.

Alla luce della decisione del Tribunale romeno, la Farnesina ha formalmente chiesto al governo di Bucarest che Gratian venga trasferito in una struttura sociale italiana operante in Romania. Mino Damato, il giornalista che da anni lavora a tutela dei bimbi abbandonati in Romania, ha messo a disposizione del piccolo le strutture e il personale di “Bambini in emergenza“, il villaggio da lui creato a Sigureni, alle porte di Bucarest. Gabriella Carlucci, Pdl, vicepresidente della commissione bicamerale per l’Infanzia, ha annunciato di aver sollecitato al ministero di Grazia e Giustizia “un’indagine sul perché la causa si sia chiusa così frettolosamente al Tribunale di Roma”, bloccando l’iter guidiziario che avrebbe dato Gratian in affidamento. E ha confermato che una missione di parlamentari italiani si recherà in Romania, “purtroppo ormai dopo Natale, per accertare le condizioni attuali del bimbo e la situazione in cui vive”.

La situazione del bambino romeno non è l’unica in Italia: in ballo c’è la sorte di circa 2.500 minori romeni ufficialmente censiti (dati fine 2006) e probabilmente altrettanti non registrati all’anagrafe. Un accordo tra Italia e Romania, siglato lo scorso giugno, prevede, tra l’altro, la creazione di un sistema di collaborazione per la protezione, il recupero e la reintegrazione sociale dei minori. Secondo Ramona Badescu, famosa show girl da anni in Italia e da luglio nominata dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, consigliere per i rapporti con la comunità rumena, “il bambino è rumeno e deve rimanere in Romania dove c’è molta attenzione per i bambini. Ci saranno meno cioccolatini, ma c’è tanto amore”. “E’ un’opinione personale che preferisco non commentare”, conclude Cospito a Panorama.it. “La cosa più importante è quella di preoccuparsi del futuro di Gratian e tutti quei bambini che si trovano in Italia nelle sue stesse condizioni. Le due comunità devono trovare punti di accordo per favorire i loro rapporti che restano buoni, nonostante gli ultimi fatti di cronaca nera avvenuti in Italia”.

Italia-Romania, un pareggio sofferto

Adrian Mutu

Alla fine è un pareggio sofferto. Nel primo tempo buono l’avvio con il colpo di testa di Del Piero all’8′, seguito dal contrattacco dei rumeni: al 15′ minuto contropiede di Mutu e al 18′ punizione di Tamas. Alla fine del primo tempo annullato un gol a Toni per fuorigioco.
Nella ripresa, al 10′ minuto, su punizione romena da 45 metri in area, Zambrotta sbaglia clamorosamente l’appoggio di testa indietro a Buffon: c’è Mutu che da solo che segna di destro. Ma un minuto dopo Panucci mette la palla in rete per l’Italia. Brivido all’80′ per un rigore concesso alla Romania, ma Buffon para. Gli azzurri ora devono puntare tutto sulla partita di martedì, ancora a Zurigo, con l’avversario di sempre, la Francia.

La partita. La rivoluzione annunciata da Donadoni ha dato i suoi frutti: sulla sinistra Grosso ha imperversato, al fianco di Panucci in difesa Chiellini è stato puntuale e positivo, a centrocampo De Rossi ha giganteggiato. Meno brillanti, Del Piero e soprattutto Perrotta, gli altri innesti. Alla fine del primo tempo un gol annullato a Toni per fuorigioco inesistente: Pirlo su angolo ha toccato indietro per Zambrotta, bravo a mettere al centro: in mezzo all’area tre azzurri erano tenuti in gioco da Contra, in ritardo nell’uscire, e Toni ha insaccato di testa. Inutilmente, perché per l’arbitro Henning Ovrebo era fuorigioco.
Nella ripresa l’Italia è ripartita all’assalto, ma al 10′, su punizione lunghissima dalle retrovie, Zambrotta in netto anticipo su Mutu ha appoggiato male di testa indietro a Buffon. E il romeno ne ha approfittato per segnare. Gelo e terrore sulla panchina azzurra. Ma un minuto dopo su angolo di De Rossi, Chiellini ha toccato e davanti alla porta è sbucato Panucci, bravo a mettere in rete. Colpo di scena al 36′ del secondo tempo: su cross dalla sinistra Panucci ha preso per la spalla Niculae e lo ha messo giù. Rigore, giusto stavolta, calciato da Mutu che Buffon ha parato.

Il commento di Donadoni.“È stata una giornata no, buffo che vedano Panucci fuori dal campo con l’Olanda e poi non il giocatore sul palo. L’errore ci è costato caro”: così il ct azzurro Roberto Donadoni ha commentato il gol di Toni annullato dall’arbitro Ovrebo nella gara con la Romania. L’1-1 finale non soddisfa il ct: ”Oggi meritavamo di vincere e la fortuna non ci ha dato una mano”. Quanto alla squadra Donadoni difende tutti: ”Si è visto un gruppo che c’è sempre stato, questo gruppo non ha mai smesso di esserci, come ha fatto vedere stasera”. E l’errore di Zambrotta che ha portato al gol di vantaggio romeno? ”Quello di Zambrotta è stato solo un infortunio, può capitare, ma ha fatto grande partita e l’episodio non cancella quanto ha fatto. Adesso la difficoltà di affrontare l’ultima partita e sapere di dover fare punteggio pieno”.

Romeni d’Italia, raddoppiati in un anno: ora sono un milione

Manifestazione di romeni

Se poi venerdì sera Toni non ne imbroccasse una. Se Buffon dovesse sgolarsi con una difesa ballerina. Se a mandare a casa anzitempo l’Italia campione del mondo fosse Adrian Mutu da Calinesti. Insomma, se la Romania battesse gli azzurri nella partita (decisiva) per il prosieguo del cammino Europeo degli azzurri, ci sarebbe comunque quasi un milione di persone a festeggiare in tutta Italia, da Chiasso a Trapani.
Un milione e 16mila, per la precisione. Tanti sono infatti i romeni che vivono nel nostro Paese. Quasi il doppio di quanti erano un anno e mezzo fa, al momento dell’entrata di Bucarest nell’Unione europea. La stima è stata diffusa dalla Caritas Italiana, in un rapporto presentato questa mattina al Cnel sull’immigrazione romena.

Una pubblicazione curata per conto di Caritas e Unar (l’Ufficio nazionale Antidiscriminazioni Razziali) da una cinquantina di autori, un terzo dei quali di nazionalità romena.
Secondo i dati raccolti, all’inizio del 2007 la comunità romena regolare era stimata in 556 mila; dopo un anno l’ipotesi e’ che sul territorio italiano ci siano 1.016.000 romeni. Probabilmente alcuni erano già sul territorio ma come irregolari. I ricercatori sostengono che se anche la stima fosse eccessiva (e’ possibile un errore del 10-15%) e si trattasse di 850 mila presenze, quella romena sarebbe comunque la più numerosa comunità straniera nel nostro paese.
Il gruppo più ampio è nel Lazio (200 mila), seguono Lombardia (160 mila) e Piemonte (130 mila). Di questi, il 73,7% e’ qui per motivi di lavoro e il 23,5% di famiglia. La maggior parte, il 53,4%, sono donne. Le rimesse dei romeni ammontano a quasi 4 miliardi l’anno.
Un’ immigrazione impetuosa, quella dalla Romania verso l’Italia, favorita dalle norme comunitarie. Un esodo che non poteva non creare tensioni, specialmente nelle aree più degradate delle grandi città. Conseguenza: i rapporti tra i due Paesi si sono fatti più complicati nel corso degli ultimi mesi, tra episodi di cronaca nera e di xenofobia, emergenza sicurezza e confusioni tra romeni e rom.
Ma anche gli italiani al di là del Danubio non sono pochi. Per Unimpresa, sono circa 20 mila le imprese italiane in Romania che danno lavoro a 800 mila persone; alimentano un interscambio di 12 mila miliardi di euro annui. Il loro fatturato è di 150 milioni di euro, pari al 7% del Pil.

Per ora, quella di domani resta solo una partita. Anche se il ministro Calderoli si è lasciato sfuggire una battuta delle sue: “I romeni? lasciamoli vincere, basta che si riprendano i rom. A me dispiacerebbe solo per Donadoni, che è bergamasco come me”.

La Romania accusa l’Italia: debole coi criminali e ora pensa a misure xenofobe

Un campo nomadi controllato dai carabinieri |foto Ansa

Italia-Romania: secondo tempo. È cambiato il governo, ma il clima tra i due Paesi resta teso. Come lo scorso novembre, sull’onda dei fatti di cronaca, si è riaccesa la polemica politica tra Roma (col Viminale che annuncia nuove misure sulla sicurezza) e Bucarest, da cui arrivano accuse di xenofobia.

Il neo ministro dell’Interno Roberto Maroni varerà mercoledì o giovedì un pacchetto sicurezza, che dovrebbe contenere un giro di vite sugli immigrati clandestini, anche i romeni e i nomadi. Oggi è arrivato il commento del ministro della Difesa di Bucarest, Teodor Melescanu: “Attraverso la cooperazione con le autorità italiane non consentiremo che i romeni onesti in Italia siano lesi e che nascano sentimenti antiromeni e xenofobi nella Penisola”, ha dichiarato, ricordando che circa 25 mila imprese a capitale italiano operano in Romania e che il contributo dei romeni che lavorano al Pil italiano è notevole (circa l’1%).

L’equilibrio diplomatico, già fragile, rischia di saltare sulla questione dei campi rom. Maroni oggi ne ha parlato con il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, poi sarà il turno di quello di Milano, Letizia Moratti. Per il premier romeno Calin Popescu Tericeanu, è un errore tollerare i campi nomadi in Italia. C’è bisogno, ha dichiarato, di un impegno comune per risolvere la situazione provocata “dalla debole reazione delle forze dell’ordine e delle autorità italiane che non dovevano accettare i campi nomadi che costituiscono base di alimento della delinquenza a Roma o altre città italiane”. Al termine di una riunione di governo dedicata alla situazione dei romeni in Italia ha concluso: “Proporremo al governo di Roma l’invio urgente in Italia di poliziotti e procuratori romeni per sostenere le autorità italiane negli sforzi di contrasto della criminalità”.

Sui reati commessi dai nomadi che provengono dalla Romania il ministro Melescanu ha inoltre accusato le autorità di Roma di debolezza. “Chi commette un reato, deve rispondere di quel reato”, ha detto, precisando che i criminali vanno puniti in base alla legislazione europea nel rispetto della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, del Trattato di Lisbona e della Direttiva 38 dell’Ue sulla libera circolazione dei cittadini comunitari. Il ministro ha inoltre definito “debole” l’impegno delle autorità italiane ad attingere ai fondi Ue destinati all’integrazione sociale dei rom. In settimana il ministro dell’Interno romeno, Cristian David, è atteso a Roma.

Intanto sulle eventuali espulsioni di immigrati c’è stato un botta e risposta a distanza tra il sindaco di Roma e il ministro degli Esteri. Alemanno ieri ha dichiarato al Sunday Times: “Mi rendo conto che la gente possa pensare che sono duro, ma a Roma viviamo nell’emergenza. Dobbiamo riconquistare il controllo del territorio. Nel sud dell’Italia il problema è la mafia. A Roma il problema è l’immigrazione: c’è una vasta massa di persone disperate che sopravvivono in modi dubbi. Secondo il giornale inglese, il sindaco vuole espellere 20 mila criminali stranieri. “Dobbiamo mettere questa gente su aerei che li riportino a casa, ma abbiamo bisogno dell’okay di paesi come la Romania, così lavoreremo su questo”, ha concluso Alemanno.

Mentre Franco Frattini, durante un’intervista a una trasmissione di Sky, ha spiegato che “espulsioni di massa non ci possono essere, è evidente. Noi non vogliamo peggiorare i rapporti con la Romania. I romeni onesti saranno accolti nelle nostre case e nelle nostre aziende, i romeni disonesti, con l’aiuto dei poliziotti romeni, li dobbiamo prendere e restituire al Paese di provenienza”.

Alcuni dati divulgati dal quotidiano romeno Evenimentul zilei (citando uno studio sull’emigrazione del ricercatore romeno Dragos Radu dell’University College di Londra) aiutano a capire l’incidenza dell’immigrazione romena in Italia. Circa due milioni di romeni, cioè quasi il 10 per cento della popolazione, sono emigrati per lavoro nei Paesi dell’Ue negli ultimi sei anni, soprattutto in Italia e Spagna a seguito dell’abolizione dei visti d’ingresso nel 2002. Stando allo studio, dopo l’ingresso della Romania nell’Ue, il primo gennaio 2007, il numero dei romeni all’estero ha raggiunto quasi quello dei connazionali rimasti a casa per lavorare nel settore privato, 2,5 milioni. L’Italia si conferma la destinazione preferita dei romeni: nel 2007 il 23,2 per cento dei romeni all’estero è venuto nella Penisola (un calo di circa il 6% rispetto al 2005). L’Italia è seguita dalla Spagna, con il 22 per cento dei romeni. Lo studio rileva infine che dal 2001 al 2007 solo il 5-7,75 per cento dei romeni emigrati è poi tornato definitivamente in patria.

Il VIDEO servizio:

Il pacchetto sicurezza fa il bis. Di cadute. E non diventerà mai legge

La stazione di Tor di Quinto dove è stata uccisa Giovanna Reggiani | Ansa
Niente espulsioni, poca sicurezza. Per la seconda volta.
E non consola il fatto che il governo, a meno di due mesi dal voto, di fatto sopravviva solo per le “pratiche correnti”. Piuttosto fa male costatare come l’esecutivo abbia rinunciato alla sicurezza, scegliendo di non convertire in legge il decreto “in materia di espulsioni e di allontanamenti per terrorismo e per motivi imperativi di pubblica sicurezza”.
E alla rinuncia si somma la beffa: la scelta di lasciare cadere il provvedimento viene annunciata mentre le agenzie di stampa battono la notizia che quel giorno sciagurato a Tor di Quinto furono tre i rumeni che assistettero all’assassinio di Giovanna Reggiani senza muovere un dito per fermare l’assassino. Anzi, uno di loro prese al volo la borsa strappata alla donna e la nascose, come Mailat, il giovane killer, gli diceva di fare.
E pensare che quel decreto era nato, d’urgenza, proprio dopo la morte della signora Reggiani. A volerlo era stato Walter Veltroni, allora sindaco di Roma, che per primo e con insistenza aveva chiesto un provvedimento immediato in materia di espulsioni e contrasto della criminalità straniera. Aveva chiesto, l’attuale candidato premier del Pd, il pugno duro a Prodi. Aveva richiamato il mondo della politica “all’unità nazionale”, aveva addirittura “veltronizato” il governo, chiedendo di non transigere in tema di sicurezza. E invece.
Ad annunciare la rinuncia è stato il sottosegretario ai Rapporti col Parlamento Giampaolo D’Andrea, spiegando che su gran parte del contenuto del decreto mancava “il consenso unanime dei gruppi” e per questo il governo aveva deciso “di non procedere”. Insomma, quel decreto non sarà mai legge, resterà lettera morta. Come resteranno solo ipotesi i calcoli fatti dall’esecutivo sull’efficacia del provvedimento. A dicembre si stimava, sulle allora 181 espulsioni effettuate, che in un anno lo Stato avrebbe allontanato circa 1200 persone. Ora nessuno verrà espulso.
Quel che è sicuro è che il Viminale sta correndo ai ripari: “Le norme del pacchetto sicurezza che verranno trasferite per intero in un decreto legislativo che sarà approvato la prossima settimana in Consiglio dei ministri”. Amato garantisce che ci sarà un nuovo decreto subito operativo, visto che quello di ieri ha registrato una seconda sconfitta. La prima volta Amato era stato “obbligato” a lasciarlo cadere. Infatti, durante le procedure di conversione in legge in Parlamento, una modifica al testo originale del governo, per inserire le norme anti-omofobia, aveva causato un bel “pasticcio”. Un emendamento sostituiva la legge Mancino. Cancellava la legge contro l’odio e la persecuzione razziale. Si è dovuto rimediare all’errore rinunciando alla conversione in legge.
Ieri l’ultimo capitolo. E, come detto, la decisione sul decreto legge è stata la rinuncia: verrà lasciato decadere. I tempi infatti non ci sono, il Parlamento non può attuare la conversione in legge. Le conseguenze ora potrebbero essere gravissime. Come bene spiega il leghista Roberto Cota, perché tecnicamente non è possibile reiterare un decreto con gli stessi contenuti: “La nostra Costituzione lo vieta” dice l’onorevole del Carroccio. “Oltretutto quando il decreto decadrà tutte le espulsioni eseguite fino ad ora potranno essere contestate”. Al problema pratico per Cota si aggiunge quello politico: “In materia di sicurezza nel centrosinistra non c’è unità. Questo la dice lunga sull’affidabilità del candidato premier Veltroni”.

Bambini rom costretti a rubare, arrestati gli sfruttatori

Uno scippo davanti alla stazione Centrale di Milano.

Le immagini del baby scippatore che sfila il portafogli ai passeggeri nel piazzale della Stazione Centrale di Milano hanno fatto il giro di televisioni e prime pagine dei giornali. “Non si può fare nulla”, si diceva, “quei bambini non sono imputabili e dalle comunità spariscono in un attimo”. È da prima della pubblicazione di quelle foto che la Squadra mobile di Milano tiene sotto controllo i bambini rom coinvolti. Ma soprattutto gli adulti che li reclutavano in Romania, li trasportavano in Italia, ne facevano degli schiavi e li costringevano, con la violenza e le minacce, a rubare.

Sono loro, in tutto 19 romeni di etnia rom, che la polizia italiana e quella romena hanno arrestato questa mattina, tra Milano, Pavia e Craiova (cittadina romena). Altri 6 sono ricercati. “Pensiamo di aver sgominato l’intera organizzazione, tra i fermati ci sono anche i capi del traffico e dello sfruttamento”, afferma il capo della Mobile, Francesco Messina. In un campo abusivo vicino a Pioltello gli agenti hanno trovato anche nove dei 34 bambini, tra gli 8 e i 13 anni, ridotti in schiavitù. Ognuno di loro fruttava anche 800 euro al giorno da inviare in Romania ai vertici della banda criminale.

I piccoli scippatori erano costretti con botte e minacce a “lavorare” alla stazione milanese e, in estate, in altri luoghi affollati di turisti, come Venezia, Bologna, Ancona e Pescara. I loro aguzzini li seguivano da vicino, li difendevano nel caso in cui la vittima del furto reagisse o la polizia intervenisse e li recuperavano dalle comunità fingendosi parenti. In alcune intercettazioni raccolte dagli investigatori una donna descrive le violenze inflitte ai bambini: “Ho comprato un guinzaglio e lo tengo legato”, dice di uno che dava troppi problemi” e riferito a un altro che non guadagnava abbastanza parla di botte nelle parti intime.

Agli schiavi minorenni veniva data anche una ricompensa di 50 euro al giorno, che però erano obbligati a giocarsi ai dadi al campo rom. In questo modo si indebitavano con gli stessi adulti che li sfruttavano. “I più piccoli venivano indottrinati dai più grandi, che poi facevano carriera e diventavano a loro volta aguzzini”, spiega Alessandra Simone, a capo della sezione che si occupa dei reati che coinvolgono minori. Gli arrestati nell’operazione “Stabor” (cioè, “giudizio”, quello degli anziani capi che dettano legge nella comunità) sono accusati di associazione per delinquere, tratta di minori, costrizione a commettere reati, usura e gioco d’azzardo.

Nel VIDEO i baby borseggiatori della Stazione centrale e gli arresti all’alba nel campo rom:

L’arte dello scippo

Italiani e romeni alleati contro i “phisher”

Investigatori del Servizio Centrale Investigazioni Criminalità Organizzata (Scico) della Guardia di Finanza

Comodamente seduti davanti al proprio pc in Romania, si intrufolavano nei date base italiani e con la tecnica ormai nota del phishing catturavano nomi e password per accedere ai conti correnti e prelevare denaro. Il 29 novembre a Milano partirà il primo processo in Italia per associazione per delinquere finalizzata alla frode telematica. Imputate 26 persone. Le vittime della truffa, che potranno costituirsi parte civile in aula, sono almeno 150: sono stati derubati complessivamente di circa 250 mila euro.

Alla squadra di truffatori telematici (in realtà due organizzazioni distinte, di cui faceva parte anche un ragazzo di 19 anni) composta da italiani e romeni, tutti veri geni dell’informatica, ha dato la caccia una squadra mista di investigatori. La maggior parte degli arresti è stata fatta nel luglio scorso grazie alla collaborazione tra le procure di Milano, Bucarest e Craiova, tra la polizia romena e la Guardia di finanza di Milano e con la mediazione del vicerappresentante italiano di Eurojust, Carmen Manfredda, e del rappresentante romeno, Elena Dinu.

“Questi phisher avevano strumenti e abilità informatiche talmente avanzati, a volte anche superiori alle nostre, che rintracciarli era quasi impossibile. Ci siamo riusciti perché hanno commesso un piccolo errore”, spiega il sostituto procuratore che ha coordinato l’inchiesta, Francesco Cajani. “Nella trappola del phishing cadono spesso persone di istruzione medio-alta”, aggiunge Edoardo Viti, del comando provinciale delle Fiamme Gialle, “perciò non ci stanchiamo mai di ripetere di non rispondere a e-mail che richiedono i dati personali e le password dei conti correnti”. Le vittime dei raggiri scoperti nell’operazione “Fish and chip” erano clienti home banking di Poste Italiane e di Banca Intesa.

“Le banche non hanno colpe”, continua Cajani, “nel pc di uno degli arrestati sono stati trovati programmi con decine di migliaia di indirizzi e-mail, tra cui ad esempio quelli della Procura di Milano, che sono reperibili su Internet. Oppure che i truffatori si procurano usando dei virus e attraverso le cosiddette catene di Sant’Antonio”.

Italia-Romania, tra affari e sicurezza la convivenza tra due popoli

La cronaca: l’omicidio di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto, i tre romeni aggrediti a bastonate (uno è ferito gravemente) davanti a un supermercato romano in una spedizione punitiva di italiani, la bomba carta e la scritta “Ve bucamo la testa” in un negozio di specialità romene a Monterotondo (nella foto), la tentata fuga di un 28enne romeno condannato a sette anni per stupro, bloccato dalla polizia all’aeroporto di Treviso. E la politica: le dichiarazioni di Walter Veltroni, secondo cui c’è una prevalenza di reati compiuti da romeni, il decreto sulle espulsioni dei cittadini comunitari, le proteste del presidente Traian Basescu, il primo incontro istituzionale domani tra il ministro Bersani e il governo di Bucarest, quello tra i due premier, Prodi e Calin Popescu Tariceanu, mercoledì a Roma.

I rapporti tra i due Paesi sembrano precipitati nell’ultima settimana. Ma chi lavora da anni contemporaneamente sui due fronti, quello italiano e quello romeno, mette in guardia da semplificazioni e pregiudizi. Diana Alina Harja è presidente dell’Associazione culturale “Amici della Romania”, è sposata con un italiano e da quattro anni vive a Latina. “In questi giorni ho ricevuto molti messaggi di solidarietà dai miei amici italiani”, dice, “tutti mi dicono: ‘Non pensiamo di voi quello che si legge sui giornali’. Manifestazioni che rispecchiano il mio rapporto col vostro Paese, fatto di accoglienza e dialogo. Ma ora temo che si scateni la ‘caccia al romeno’. Sui media è già cominciata la criminalizzazione di un’intera comunità a causa di fatti isolati”. La risposta degli “Amici della Romania” è quella di far conoscere la cultura romena agli italiani, con lezioni, rappresentazioni teatrali, conferenze. Per domani è previsto un incontro presso l’ambasciata, in cui diverse associazioni si accorderanno per promuovere nuove iniziative in questo senso.

Sono 22 mila le imprese italiane registrate in Romania dal 1990, 12 mila sono tuttora attive, con 800 mila dipendenti romeni. Dal 1993 l’Associazione imprenditori italiani in Romania fornisce consulenza a chi dall’Italia vuole avviare un’attività a Bucarest e dintorni. Il segretario generale è Mauro Ghiglia, che vive in Romania da tre anni. “Negli ultimi anni molti imprenditori si sono trovati in difficoltà”, spiega, “perché non hanno capito che questo non è un Paese da sfruttare ma una realtà in rapida evoluzione. Oggi Bucarest è l’84esima capitale più cara al mondo, le auto di lusso sono a ogni angolo, il mercato è in crescita. L’approccio giusto è quello della comprensione degli usi e costumi locali e dell’investimento, come stanno facendo austriaci, turchi, israeliani, arabi. I nostri connazionali sono in genere ben voluti qui, ma negli affari l’opinione diffusa è che chiacchierino un po’ troppo e investano poco”.

Per quanto riguarda i problemi di sicurezza causati da alcuni cittadini romeni emigrati all’estero, Ghiglia ha le idee chiare: “Molte responsabilità sono del governo di Bucarest”, dice, “che da una parte ha trascurato la questione interna delle minoranze etniche e dall’altra non ha fatto nessun tipo di controllo su chi è uscito dal Paese dopo l’ingresso nell’Ue”. E il futuro economico della Romania visto dagli imprenditori italiani? “I settori più promettenti sono quelli dei servizi, la formazione in primo luogo, e della ricostruzione delle infrastrutture. Mancano gli operai per costruire strade e ospedali e molti romeni vogliono tornare in patria per lavorare. Io credo che in pochi anni gli stipendi medi raggiungeranno livelli accettabili, ridando vigore ai consumi”.

L’Interpol ha la visione completa dei fenomeni criminali legati all’immigrazione. Spiega Paolo Sartori, capo dell’ufficio di collegamento del ministero dell’Interno per la Romania e la Repubblica Moldava e rappresentante italiano presso il Seci (l’ente sudeuropeo contro il crimine internazionale): “La collaborazione con la polizia romena è piena e ha dato buoni frutti, portando a quasi mille arresti e altrettante denunce dalla primavera 2006 nell’ambito dell’operazione Itaro“. Anche se, sottolineano le forze di polizia, le espulsioni dall’Italia fatte per motivi di ordine pubblico fino al 31 dicembre 2006 (si parla di qualche decina di migliaia di cittadini romeni) si sono azzerate all’alba del primo gennaio 2007, quando gli espulsi sono tutti rientrati nel nostro Paese.
Il rispetto rigido delle regole è alla base della convivenza, secondo Bajenescu Dan, direttore del Gazzettino Romeno, settimanale bilingue. “E l’Italia non doveva permettere la costruzione di tutti quei campi abusivi”, aggiunge. “Chi non è in regola nel vostro Paese, non doveva essere accolto. È così che ci comportiamo noi con gli stranieri”.

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