
Ma alla fine che cosa capiscono gli elettori, soprattutto quelli di sinistra, e in particolare chi crede nel Partito democratico, della baruffa tra esponenti diessini ed il gip Clementina Forleo? La gente comune, è noto, è portata a diffidare dei politici e della loro onestà . Almeno, della loro buona fede. Certo, non è un buon motivo per assecondare questa tendenza, per cavalcare il cosiddetto giustizialismo di ritorno, né per strumentalizzare le (eventuali) disavventure giudiziarie di questo e quello.
Ma non è neppure un buon motivo, da parte di Massimo D’Alema e dintorni, per trincerarsi in una difesa d’ufficio di se stessi e di quella che da molti viene ormai identificata come una casta. Si parla di ispettori (spediti alla procura di Milano da Clemente Mastella), di invasioni di campo, di prerogative istituzionali, di proibire l’uso delle intercettazioni. Soprattutto, ne parla molto D’Alema, di polverone. Ma non ci si rende conto che il polverone sta soprattutto in queste ambiguità . Chi è coinvolto nelle intercettazioni dovrebbe invece spiegare. Con parole chiare, dire come mai davano e ricevevano da Consorte informazioni finanziarie che dovrebbero restare riservate. In che modo utilizzavano, se le utilizzavano, quelle informazioni. Stessa cosa ovviamente per i tre esponenti del centrodestra che tenevano i rapporti tra l’ex governatore Fazio e Gianpiero Fiorani.
Quanto a Romano Prodi, che si precipita a d offrire solidarietà agli esponenti diessini, e ne fa comunicati ufficiali, sarebbe il caso che come presidente del Consiglio si occupasse di altro. Anche perché la sua solidarietà appare inevitabilmente pelosa.
Infine Walter Veltroni. Si è proposto come leader di un partito nuovo suscitando interesse e speranze: ma se la diffidenza investe da subito il Pd e i suoi fondatori, non avrà migliore sorte. Anche Walter dovrebbe chiedere e dare spiegazioni; e, anche se l’affaire Unipol non lo riguarda, dire per esempio in che modo il Partito democratico intende finanziarsi. Non sarebbe un contributo alla trasparenza e un buon argomento contro l’ondata montante di antipolitica?
I partiti della Seconda repubblica sono nati sulle macerie di Tangentopoli, con tutti gli strascichi e i problemi che ne sono seguiti. E con tutte le imbarazzanti inversioni di ruolo. Volete un paio di prove? “La politica deve occuparsi di creare le condizioni perché tutti i cittadini siano ugualmente rispettati davanti ai tribunali e perché i magistrati siano realmente indipendenti da ogni altro potere. Questo è il punto. Questo spetta alla Costituzione, tutto il resto compete invece alla quotidianità e alle leggi ordinarie”: parole di Luciano Violante, anno 1998. Ancora: “Sconsiglio al premier di scrivere di suo pugno la legge sulle intercettazioni telefoniche, il Parlamento ha tutta la competenza e la professionalità per occuparsene. Ho il timore che il governo voglia usarla per bloccare la magistratura”: parole di Piero Fassino, anno 2005, e il premier era Silvio Berlusconi.
- Lunedì 23 Luglio 2007

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