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Il supermercato del centro commerciale romeno a Roma
Davanti alla Stazione Tiburtina di Roma, dove oltre ai treni e alle metropolitane partono anche i pullman diretti verso la Romania, è sorto un centro commerciale un po’ diverso da quelli che siamo abituati a frequentare: si chiama La Strada ed è uno spazio interamente made in Romania, il primo in Italia. Continua

La polizia ha eseguito alcuni fermi per l’omicidio dei coniugi Ambrosio avvenuto ieri nella loro villa di Posillipo. I fermati sarebbero di nazionalità romena. Il procuratore della Repubblica di Napoli Giovandomenico Lepore ha prima firmato un decreto di fermo nei confronti di un immigrato romeno individuato per l’uso di uno dei cellulari rubati nella villa dell’imprenditore. Poi gli inquirenti hanno vagliato le responsabilità di altre persone.
Dopo qualche ora i fermi sono diventati in tutto tre, a carico di altrettanti immigrati romeni. Hanno tutti circa vent’anni. Addosso al primo fermato, che ha 22 anni, nell’ambito delle indagini coordinate dal pm Antonio D’Alessio, la polizia ha trovato oltre uno dei cellulari sottratti, intercettato dagli inquirenti, anche alcuni oggetti pure appartenenti ai coniugi uccisi. Diversi indizi graverebbero sugli altri due uomini.
Uno dei romeni sarebbe stato trovato in possesso di quasi tutta la refurtiva portata via nella rapina. Secondo indiscrezioni i due romeni avrebbero fatto agli investigatori le prime ammissioni sulla partecipazione al delitto. Il romeni di 22 anni ha consentito l’individuazione dei due presunti complici. Insulti e urla, davanti alla Questura di Napoli, all’uscita dei tre fermati.
L’autopsia sui cadaveri dell’imprenditore e della moglie Giovanna Sacco sarà eseguita domani. Dai risultati dell’esame autoptico gli investigatori si attendono risposte ad alcuni interrogativi: la morte di Ambrosio - secondo una valutazione basata sulla temperatura dei corpi - risalirebbe ad almeno 30 minuti prima della morte della moglie.
Da accertare anche se l’ex ”re del grano” abbia tentato di reagire quando ha visto i ladri. Il corpo contundente con cui i due sono stati colpiti alla testa non è stato individuato e, dal numero dei colpi inferti, si potrà anche comprendere se la banda che ha aggredito i coniugi abbia infierito con l’intenzione di uccidere vibrando numerosi colpi.
Il lavoro della sezione Scientifica della Questura di Napoli è concentrato sul gran numero di impronte lasciate dagli assassini. I banditi hanno aggredito e ucciso le vittime massacrandole a colpi di bastone dopo essere stati sorpresi a rubare in casa. La grande quantità di impronte lasciate sia nei momenti precedenti all’efferato duplice delitto - quando i rapinatori assassini hanno bivaccato e bevuto in un bosco vicino alla residenza - sono state esaminate. Circa 50 mila euro in valori il bottino portato via mentre i banditi non sono riusciti a scassinare una cassaforte ed hanno lasciato pellicce di ingente valore. Anche l’argento è rimasto al suo posto: secondo una leggenda, in alcune popolazioni dell’Est sarebbe radicata la convinzione che porti male.
Pare infine che uno dei fermati avesse lavorato come giardiniere alle dipendenze degli stessi coniugi Ambrosio.
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Izktoika Loyos (D) e Racz Karol (S) , i romeni arrestati a Roma mentre vengono trasferiti in carcere dalla Quetura di Roma
Il caso non è chiuso. Svolta nelle indagini sullo stupro avvenuto il giorno di San Valentino nel parco della Caffarella, a Roma. I due romeni fermati, Karol Racz e Alexandru Isztoika Loyos, si trovano attualmente in carcere ma tutti gli esami della scientifica li scagionerebbero. Il dna raccolto sulle sigarette fumate e sui fazzoletti usati dagli stupratori la sera dell’accaduto non combacia con quello dei due arrestati, così come non combacia l’identikit di uno di loro: Karol Racz, alto circa un metro e 55 e quasi calvo, mentre nel racconto della vittima quindicenne era un uomo di un metro e 75 e con la frangia sulla fronte. Gli investigatori non credono che si sia tagliato i capelli perché in un video risalente ai giorni precedenti lo stupro appariva sempre stempiato. Inoltre c’è un altro elemento di riflessione: nel loro racconto i due fidanzatini vittima dell’aggressione avevano parlato di frasi in italiano ma Racz non conosce altra lingua che il romeno. L’uomo è stato accusato di un altro stupro, quello di una donna violentata il 21 gennaio scorso nel quartiere di Primavalle a Roma, che lo avrebbe riconosciuto dalle foto.
Ma per gli inquirenti i due uomini restano gli accusati principali. Lo ribadisce una nota congiunta della Questura e della Procura, diffusa in serata. “L’impianto accusatorio originale non cambia di una virgola” ha ribadito il questore di Roma Giuseppe Caruso. Più difficile rispetto a Racz la posizione dell’altro arrestato, che era stato riconosciuto in foto dalla vittima. Ma anche nel suo caso il profilo genetico non combacia. Alexandre Loyos, arrestato per primo il 17 febbraio, aveva però confessato in un primo momento e poi ritrattato. Racz invece era stato preso a Livorno, dove era giunto in treno dalla capitale.
Lunedì prossimo i due romeni saranno davanti al tribunale del Riesame. Per il momento gli investigatori negano di essere sulle tracce di un “terzo uomo”, che sarebbe un altro cittadino romeno fermato prima di Racz sulla base dell’identikit della ragazza, ma che era risultato estraneo ai fatti perché si trovava all’estero il 14 febbraio.
Sulla vicenda accusa la deputata radicale Rita Bernardini, che era stata oggetto di insulti anonimi per aver chiesto più cautela: “Cos’hanno da dire ora quei direttori di giornali e tg che hanno sparato le immagini dei due romeni come autori dello stupro della Caffarella?” per la parlamentare si tratta di “doppiopesismo a seconda che il reato sia commesso da un italiano o da un extracomunitario”.
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Sono numeri chiari. E mettono i brividi. Per la mole che hanno e per ciò che significano.
In Italia si trova il 40% dei romeni ricercati con mandato internazionale. Nelle carceri del nostro Paese ci sono inoltre circa 2700 cittadini romeni, in attesa di giudizio (1773) o condannati in via definitiva (953). Negli ultimi due anni il governo italiano ha chiesto il trasferimento in penitenziari romeni di 57 condannati: finora, soltanto 13 hanno lasciato l’Italia.
A snocciolare i dati è stato il ministro della Giustizia di Bucarest, Catalin Predoiu, mentre il suo collega Cristian Diaconescu incontrava il nostro ministro degli Esteri Franco Frattini. Il capo della Farnesina, per risposta, ha annunciato dapprima “tolleranza zero” nei confronti di chi commette reati, non importa se italiano o romeno; poi pugno duro verso chi mette in atto azioni di “rappresaglia contro cittadini romeni”. “I romeni per bene che vivono in Italia” ha detto Frattini “sono preoccupati di poter essere vittime di atti di rappresaglia”, atti “gravissimi” come “aggressioni e spedizioni punitive”, contro in quali le forze di polizia sono “molto attive” e che non verranno in alcun modo tollerati “il bisogno di sicurezza dei cittadini che sono spaventati”.
Nei mesi scorsi Bucarest ha inviato in Italia una ventina di poliziotti che hanno aiutato i colleghi nell’individuare i responsabili dello stupro avvenuto la settimana scorsa a Roma. Ma la collaborazione, secondo Frattini, va ampliata, con l’invio di altri poliziotti romeni “che collaborino con le forze di sicurezza italiane nel contrasto dei reati che destano particolare allarme sociale”, come gli stupri e gli omicidi.
Tornando alle cifre dell’allarme: alla data del 19 febbraio nei penitenziari italiani erano ospitati 1.773 cittadini romeni, su cui non sono state emesse condanne definitive. Il Guardasigilli romeno ha precisato che 1.626 sono uomini e 147 donne: “Dal 2007, lo Stato italiano ha sollecitato il trasferimento verso i penitenziari romeni di 57 condannati, di questi, 13 sono stati oggetto di tale misura” ha spiegato Predoiu. “In nessun caso una condanna pronunciata dalla giustizia italiana non viene riconosciuta in Romania”.
Il ministro ha sottolineato che a rendere pressoché impossibile la certezza della pena sono le procedure per l’estradizione che “stanno incontrando difficoltà”: durano infatti quattro-cinque mesi perché in certi casi la documentazione è incompleta. Il ministro ha per questo fatto appello ai “magistrati italiani a fare il possibile affinché le procedure vengano accelerate”. Secondo i dati, la maggior parte dei romeni in carcere si dividono tra i penitenziari del Lazio (127), del Piemonte (116) e della Sicilia (114).
Da parte sua Diaconescu ha ribadito che la Romania continuerà a garantire la massima collaborazione nella lotta alla criminalità, ma “non prenderà mai misure che limitano la libera circolazione” dei suoi cittadini. Anche per quanto riguarda il rimpatrio dei romeni condannati con sentenza definitiva, Bucarest è disposta a collaborare. Ma, ha sottolineato Diaconescu dopo l’incontro con Frattini, “valuteremo caso per caso senza parlare di espulsioni, perché parliamo di cittadini europei”. Contro replica di Frattini: Bucarest deve impegnarsi a fornire “comunicazioni” su chi ha già commesso reati al momento dell’ingresso nel nostro Paese. “Non possiamo bloccare questa circolazione, ma in spirito di collaborazione chiediamo che la polizia italiana sia informata”.
E mentre Diaconescu rinfocola la polemica affermando che la presunzione di innocenza è “un principio fondamentale” dello stato di diritto che deve valere sia per i cittadini italiani sia per quelli romeni, si fa sentire anche il presidente del Senato romeno Mircea Geoana ha definito “inaccettabile” l’approccio di natura xenofoba e razzista contro l’intera comunità romena in Italia. Geoana, che è anche il leader del Partito socialdemocratico, ha parlato della necessità di “condannare con più fermezza i casi di violenza e criminalità commessi da alcuni romeni in Italia”.
Tocca sempre al titolare della Farnesina rispondere: l’Italia rispetta “per prima” il principio di presunzione di innocenza di tutti i cittadini europei, romeni compresi, ma chiede alla Romania di far scontare nelle proprie carceri la pena inflitta “in modo definitivo” ad alcune centinaia di cittadini romeni. “Giusto che scontino il carcere nel loro Paese, sarebbe un gesto di buona volontà”. Anche nei confronti dei “900 mila romeni per bene che sono accolti in Italia come amici, come cittadini europei che hanno il diritto di restare”.
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“Famiglia cristiana? La notte dopo i loro insulti non ho dormito. Non solo è assurdo paragonare il ddl sicurezza alle leggi razziali, ma c’è un antidoto contro qualunque norma razzista: la Commissione europea, che vaglia ogni legge”. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è appena atterrato di ritorno da Londra e appare deciso: “Andremo fino in fondo nel rispetto delle normative europee”.
Ministro Maroni, la Romania accusa il governo italiano di fomentare la xenofobia. Ma non dovevano riprendersi i condannati romeni?
Il Consiglio d’Europa stabilì che i membri dovessero riprendersi i propri cittadini in carcere negli altri stati con il consenso del detenuto, che però non è necessario in caso di accordo bilaterale. Quello tra Italia e Romania risale al 2003, ma non lo hanno mai applicato, nonostante il nostro appoggio per il loro ingresso nell’Unione Europea.
C’è un mezzo per costringerli?
Non voglio farlo perché rischiamo di ritrovarci quei detenuti in Italia.
Come sarebbe possibile?
La procedura prevede un nuovo processo in Romania che stabilisca se abbiamo rispettato le regole. Dunque preferisco tenerli in carcere qui anziché restituirli a forza. Respingo le accuse del governo romeno, condivido la preoccupazione, ma potrebbero fare molto dando attuazione all’accordo.
Qualcuno parla di fuga in massa dei clandestini dagli ospedali per paura della denuncia da parte dei medici. Si è pentito di avere detto di essere “cattivo con i clandestini”?
Non sono pentito. Oggi, se un medico segnala alla polizia di avere visitato un clandestino (magari responsabile di qualche reato), viene processato e condannato. Noi eliminiamo l’obbligo e diamo al medico la possibilità: perché la norma in Francia, Gran Bretagna, Spagna va bene e in Italia no? Chi solleva questi allarmi vuole solo favorire l’immigrazione clandestina.
Dopo la bocciatura al Senato, il governo riproporrà alla Camera la norma per allungare a 18 gli attuali 2 mesi di permanenza degli immigrati nei Cie. È sicuro dell’approvazione?
Al Senato c’è stata una ripicca per il no a un emendamento di tutt’altro genere. Alla Camera proporrò il testo della direttiva europea sui rimpatri, approvata dal Parlamento europeo nel giugno 2008, che prevede la possibilità di tenere nei Cie gli immigrati fino a 18 mesi. Entro 2 anni quella direttiva entrerà in vigore e intendo anticiparne il testo. Voglio vedere chi contesterà una legge europea.
Avete stabilito le cifre per il decreto flussi 2009?
Approveremo rapidamente quello per i lavoratori stagionali. Sono invece contrario a un decreto flussi per i lavoratori a tempo indeterminato. Occorre prima capire quali saranno gli effetti della crisi economica: non voglio far entrare lavoratori immigrati ed essere costretto a rimpatriarne altri che perdono il posto a causa della crisi.
Che cosa manca per avviare finalmente i pattugliamenti congiunti con la Libia?
Partiranno dopo che, il 2 marzo, il parlamento libico ratificherà l’accordo con l’Italia. Inoltre sarà controllato il deserto a sud della Libia grazie a un sistema misto radar-satellite della Finmeccanica che segnalerà i movimenti ai libici. I 300 milioni di euro necessari saranno divisi tra noi e la Ue. Il 2009 dovrebbe essere l’anno della svolta. Risolveremo il problema per Lampedusa e per l’Italia.
Si parla di ronde, ma la polizia lamenta carenze di uomini e mezzi.
Si fa sempre riferimento a piante organiche di vent’anni fa, quando, per esempio, non c’erano gli attuali sistemi di videosorveglianza. E poi il volontariato non supplisce a una carenza, bensì integra la struttura di sicurezza. Non abbiamo introdotto le ronde (che tanti comuni organizzano da tempo), ma un controllo delle stesse, visto che saranno autorizzate dal sindaco.
Molti minorenni compiono gravi reati compresi gli stupri. Lei è d’accordo sull’abbassare la punibilità al di sotto dei 14 anni?
Preferisco la prevenzione. A titolo personale sono favorevole a colpire duramente chi commette certi reati anche se minorenne. Sul tema degli stupri, nel 2008 se ne sono commessi oltre 10 al giorno, comprese le molestie sessuali, ma il 9 per cento in meno del 2007. Il controllo del territorio, compresi i militari in strada di notte, ne ha evitati molti.

Sul tema intercettazioni, crede possibile un punto d’incontro con il Pd?
Non si può discutere amabilmente con chi ti considera un becero razzista, visto che il Pd non riconosce che stiamo facendo solo ciò che in altri paesi si fa da anni. Loro non recuperano voti e il dialogo è più difficile.
Il vicequestore aggiunto Gioacchino Genchi, consulente di molte procure e con un archivio di milioni di tabulati telefonici, è tornato in servizio, suo dipendente…
Sarà sistemato nella sede più opportuna. Deciderà il capo della polizia.
Terrorismo: l’Interpol ha lanciato un allarme internazionale su 85 arabi. Com’è la situazione in Italia?
Nessun allarme, ma attenzione altissima su possibili collegamenti tra ambienti del radicalismo islamico ed esponenti italiani di frange estreme, in particolare al Nord.
E sull’ipotesi di ospitare alcuni detenuti di Guantanamo?
Ho già espresso al ministro Franco Frattini la mia contrarietà. Gli Stati Uniti sono grandi, possono spostarli altrove.

Forse parlare di incidente diplomatico sarebbe troppo. Ma è certo che i rapporti tra Roma e Bucarest potrebbero diventare più freddi dopo le parole, dure, che il ministro degli Esteri romeno Cristian Diaconescu ha usato nell’esprimere il suo parere di fronte ai tanti fatti di cronaca nera di cui si sono resi protagonisti cittadini romeni.
Pur definendo “deplorevoli” i reati commessi dai connazionali all’estero, il ministro Diaconescu ha definito, parlando alla radio statale Romania Actualitati: “alcuni atteggiamenti, soprattutto da parte di alcuni rappresentanti del governo italiano volti, attraverso una retorica molto aggressiva e provocatrice, a incitare alla xenofobia”. E ancora Diaconescu ha sottolineato come “questo non sia un comportamento europeo”.
“In Italia esiste un certo atteggiamento al livello della classe politica, del governo, che non riesco a spiegarmi”, ha proseguito il ministro. “Ogni Stato ha il diritto sovrano di sanzionare con la durezza che ritiene necessaria i reati commessi da qualsiasi persona, ma non è giusto lanciare l’anatema contro un’intera comunità “. Inoltre ha ricordato che nelle ultime settimane Bucarest ha avuto contatti diretti con Roma per cooperare nei casi di delinquenza ad opera di romeni.
Ricordando la prossima apertura di nuovi consolati in Italia e Spagna, Diaconescu ha sottolineato che, all’estero, i romeni devono capire che “la migliore immagine sarà quella creata da loro stessi”.
Opinioni che hanno lasciato “profondamente stupito” il ministro degli Esteri Franco Frattini. Il responsabile della farnesina ha poi voluto mettere in chiaro che l’esecutivo non ha “utilizzato espressioni che possano essere considerate xenofobe”. Di più, scrive Frattini in una nota, presentata ufficialmente all’Ambasciatore romeno in Italia: “Il governo italiano deplora ogni forma di violenza indipendentemente dalla nazionalità di chi la commette. Non risulta in nessun modo che membri dell’esecutivo abbiano utilizzato espressioni che possano essere considerate xenofobe”.
Un botta e risposta dai toni caldi, nel quale ha voluto dire la sua anche la delegata del sindaco di Roma ai rapporti con la comunità romena, Ramona Badescu: “I mass media hanno dato tantissimo spazio, troppo, a fatti di cronaca commessi da romeni e questo non ha fatto altro che ingenerare pregiudizi. Ma un popolo intero non può pagare per tutti”.
“Noi chiediamo pene esemplari per chi commette reati, magari facendo scontare la pena nelle carceri romene che sono molto più dure di quelle italiane” aggiunge l’ex miss Romania, ricordando che i romeni in Italia sono 1.200.000, di cui 80.000 nel Lazio, e contribuiscono all’1,2% del pil, “ma chiediamo anche di non generalizzare, cosa che ha detto anche il sindaco Alemanno. Ma basta con la demonizzazione dei romeni sui media”.
Sui numeri è giunta poi la puntualizzazione della Caritas diocesana di Roma. Secondo l’ultimo censimento, l’incidenza dei romeni sul totale della popolazione romana lievita, andando ben oltre la media nazionale. Questo è uno dei dati principali del quinto rapporto sull’immigrazione redatto dall’ Osservatorio romano sulle migrazioni, le cui conclusioni riportano come: “Oggi l’atteggiamento nei confronti dei romeni (la prima comunità straniera di Roma) non è benevolo. Necessario attivare uno sforzo maggiore sostenendo percorsi concreti di integrazione e, nello stesso tempo, vigilando per prevenire fenomeni di devianza”. Tanto più che stando alle previsioni elaborate dall’Istat per i prossimi anni si verificherà un sostanziale raddoppio degli stranieri nel Lazio che dal 2010 al 2030 passeranno da 470 mila unità a 820 mila con un tasso medio annuo di crescita pari al 3,7%, 16 volte superiore a quello dell’intera popolazione.
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Svolta per lo stupro di Guidonia. I carabinieri del comando provinciale di Roma del gruppo di Frascati hanno arrestato nella notte la banda di romeni che ha violentato nella notte tra giovedì e venerdì scorso una giovane di 21 anni, picchiando brutalmente il suo fidanzato a Guidonia, vicino a Roma.
Sono tutti giovanissimi i quattro romeni fermati. Il più giovane dei quattro, tutti accusati di violenza sessuale e rapina aggravata, ha circa 20 anni e il più anziano ne ha poco più di 23. Gli altri due romeni, accusati di favoreggiamento, sono di poco più anziani. È quanto hanno spiegato durante una conferenza stampa il procuratore della Repubblica di Tivoli, Luigi De Ficchy, il comandante provinciale dei carabinieri di Roma, Vittorio Tomasone, il comandante del gruppo di Frascati, Rosario Castello, insieme ai carabinieri hanno eseguito i fermi. Dei quattro romeni fermati per violenza e rapina due sono in Italia da poche settimane, gli altri due da più tempo: tutti erano ospiti da connazionali e non vivevano in campi nomadi, senza un lavoro e senza precedenti penali.
In un primo momento si era parlato di una banda di 5 romeni, ma secondo il procuratore di Tivoli con i sei fermati sono stati individuati tutti i componenti: “Non manca nessuno” ha detto De Ficchy, sottolineando che, per quanto riguarda gli elementi di prova raccolti attraverso pedinamenti e intercettazioni, “sono molto, molto solidi. Sarà poi la procura” ha concluso “a chiedere la convalida dei fermi e il gip a valutare gli elementi di prova”.
È stato il telefonino a portare gli investigatori sulle tracce dei quattro rumeni catturati stamattina. Infatti, proprio con il telefonino rubato alla vittima, anche se cambiando la scheda sim, uno degli stupratori ha chiamato alcuni connazionali e ha annunciato il proprio arrivo a Padova. I carabinieri hanno aspettato il gruppo che viaggiava sulla stessa auto (una Bmw) al casello di Tivoli.
“È la fine di un incubo, ringrazio i carabinieri”, ha commentato la ragazza appena appresa la notizia del fermo dei responsabili dello stupro. Ancora sconvolta per l’aggressione e la violenza subite, la ragazza in lacrime ha voluto ringraziare i carabinieri: “È fatta giustizia”. “Ora non faranno più male a nessuno, non faranno a un’altra donna quello che hanno fatto a me”, ha avuto la forza di aggiungere visibilmente scossa.
All’uscita dalla stazione dei carabinieri di Guidonia dei sei romeni fermati per lo stupro c’è stato un tentativo linciaggio da parte della folla che assedia la stazione. “Maiali, bastardi” e “Consegnatelo al padre della ragazza”: queste le grida delle decine di persone, per lo più ragazzi, che hanno tentato di aggredire uno dei romeni scortato dai carabinieri che lo hanno portato con difficolta a bordo della gazzella. Anche l’auto dei militari è stata oggetto della rabbia della folla: alcuni hanno sbattuto ombrelli contro la carrozzeria, altri hanno dato calci e pugni all’auto. Stessa scena all’uscita degli altri fermati.
Quello di Guidonia è solo uno degli ultimi casi di violenza sulle donne che si sono registrati nelle ultime settimane nella Capitale e che hanno riportato sulle prime pagine dei giornali le polemiche politiche sulla sicurezza.
“Il 58 per cento degli stupri, in Italia, è commesso da italiani, il 9 per cento da romeni. A Roma i numeri sono diversi: il 35 per cento è commesso da italiani e il 31 per cento da romeni. Questo accade perché a Roma c’è una forte concentrazione, per questo l’emergenza campi nomadi è più forte”, ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni durante la trasmissione Porta a Porta spiegando quali sono le misure che si stanno attuando su questo tema. “Il primo atto” ha detto “è stato il censimento. Poi, entro fine maggio 2009, termineremo la programmazione degli interventi che prevedono lo smantellamento dei campi abusivi, la creazione di campi attrezzati e la scolarizzazione dei bambini che, secondo i dati del censimento sono circa la metà, spesso costretti alla prostituzione”.
Al centro del dibattito sui media negli ultimi giorni la decisione di un gip di Roma di mettere agli arresti domiciliari, e non in carcere, un ragazzo di 21 anni reo confesso di aver violentato una ragazza la notte di Capodanno durante una festa in Fiera patrocinata dal Campidoglio. Durante la registrazione del programma di Bruno Vespa è intervenuto anche il sindaco Gianni Alemanno in merito: “Un pm che non chiede gli arresti ma che accetta i domiciliari vive fuori dal mondo perché rispetto a un reato grave, 48 ore di galera e basta, è una follia” ha detto il sindaco. In situazioni del genere, per Alemanno, “così come nel caso dell’omicidio Reggiani, se non si dà l’ergastolo, ma quando di deve dare?”. Quella dei domiciliari, ribadisce “è una scelta sbagliata”. “La violenza della Fiera di Roma” ha continuato Alemanno “indica che la cultura dello sballo porta a meccanismi perversi a un legame tra piacere facile e violenza su cui bisogna lavorare molto soprattutto tra i giovani”. “I centri antiviolenza” ha spiegato “sono molto importanti per quel che accade in un contesto familiare o sociale nel quale le donne devono essere aiutate a liberarsi dalla soggezione. Negli altri casi siamo di fronte a situazioni diverse che vengono maturate in un contesto urbano di sradicamento che non va letto in senso etnico”. Il primo cittadino ha ricordato che il comune si costituirà parte civile in tutti i casi di violenze sessuali.
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Discutine sul FORUM: Allarme stupri in Italia: di chi è la colpa? Cosa si può fare?

All’inizio del 2008 erano tra i 3,8 e i 4 milioni gli immigrati regolari in Italia, con una incidenza del 6,7% sul totale della popolazione, leggermente al di sopra della media Ue. È la stima fatta dalla Caritas italiana e dalla Fondazione Migrantes nel XVIII dossier statistico presentato a Roma (qui il .pdf della scheda di presentazione): cifre che sono lievemente superiori a quelle stimate dall’Istat, secondo il quale i cittadini stranieri residenti all’inizio del 2008 erano quasi 3,433 milioni, comunitari inclusi.
La prima collettività, raddoppiata in due anni, è quella romena con 625.000 residenti e, secondo la stima del Dossier, quasi 1 milione di presenze regolari, seguita da quella albanese (402.000) e marocchina (366.000); un poco al di sopra e un poco al di sotto delle 150 mila unità si collocano, rispettivamente, le collettività cinese e ucraina.
A guadagnare anche in termini percentuali sono stati gli europei (52,0%), mentre gli africani mantengono le posizioni raggiunte (23,2%) e gli asiatici (16,1%) e gli americani (8,6%) perdono almeno un punto percentuale. Tradotto: sono immigrati una persona ogni 15 residenti, una ogni 15 studenti, quasi una ogni 10 lavoratori occupati; inoltre, in un decimo dei matrimoni celebrati in Italia, è coinvolto un partner straniero, così come un decimo delle nuove nascite va attribuito a entrambi i genitori stranieri.
In cifre, spiega il rapporto, si parla di quasi 800.000 minori, più di 600.000 studenti, più di 450.000 persone nate da noi, più di 300.000 diventate cittadini italiani dal 1996, più di 150.000 imprenditori ed il doppio se si tiene conto anche dei soci e delle altre cariche societarie.
Il dossier analizza anche l’andamento dei flussi nell’ultimo triennio: nel periodo 2005-2007 sono state presentate circa 1,5 milioni di domande di assunzione di lavoratori stranieri da parte delle aziende e delle famiglie italiane. Per la precisione 251.000 nel 2005, 520.000 nel 2006 e 741.000 nel 2007, con una incidenza, rispetto alla popolazione straniera già residente, prima del 10%, poi del 20% e nel 2007 del 25%, ma addirittura del 33% rispetto ai lavoratori stranieri già occupati. I flussi registrati nell’ultimo decennio, spiega la Caritas, sono tra i più alti nella storia d’Italia, paragonabili, se non superiori, al consistente esodo verso l’estero degli italiani nel secondo dopoguerra. L`immigrazione è dunque “sostanzialmente di segno positivo e concorre fortemente a porre rimedio alle lacune del nostro paese”, che sta diventando sempre più vecchio.
Gli immigrati sono una popolazione giovane: l’80% ha meno di 45 anni, mentre sono molto pochi quelli che hanno superato i 55 anni. Inoltre, il tasso di fecondità delle donne straniere è in grado di assicurare il ricambio della popolazione (2,51 figli per donna), a differenza di quanto avviene tra le italiane (1,26 figli in media).
Nel 2007, poiché non è stata integrata la quota iniziale di 170.000 nuovi ingressi, si può ipotizzare tenuto conto delle domande presentate - spiega il dossier Caritas-Migrantes - la presenza di almeno mezzo milione di persone già insediate in Italia e inserite nel mercato del lavoro nero, e a volte sprovviste di permesso di soggiorno. “A regolamentare i flussi in entrata non potranno essere i Centri di identificazione e di espulsione” sostiene la Caritas “e gli interventi repressivi, ma si richiede il supporto di interventi più organici”. Sempre nel 2007 le acquisizioni di cittadinanza sfiorano le 40.000 unità; le nuove nascite sono 64.000; gli studenti aumentano al ritmo di 70.000 l’anno; i minori tra nuovi nati e venuti dall’estero sono più di 100.000; le nuove assunzioni “ufficiali” sono più di 200.000 l’anno; l’aumento minimale della popolazione immigrata si aggira sulle 350.000 unità.
Un’elevata presenza si registra presso le famiglie per l’assistenza (le “Sante badanti a cui Panorama ha dedicato un’approfondita inchiesta), nell’edilizia, nelle fabbriche e in determinati servizi ed è riscontrabile una diffusione crescente anche in altri settori: nei trasporti, nei bar, negli alberghi, negli uffici. E gli immigrati hanno un tasso di attività (73%) di 12 punti più elevato degli italiani e sono creatori di ricchezza: concorrono per il 9% alla creazione del Pil (stima Unioncamere), coprono abbondantemente le spese sostenute per i servizi e l’assistenza con 3,7 miliardi di euro utilizzati come gettito fiscale (stima Dossier).
Non solo: crescono anche gli investimenti per l’acquisto della casa: tra gli italiani 8 su 10 sono proprietari di casa, mentre tra gli immigrati lo è solo 1 su 10, ma il divario è in continua diminuzione. Il nostro paese si colloca in Europa tra quelli al vertice per numero di immigrati e la dimensione globale delle grandi città italiane anticipa quello che sarà il futuro nel resto del paese. A Milano l’incidenza degli stranieri è del 14% e 1 ogni 4 è minore (quasi 50.000 su un totale di 200.000), mentre a Roma l’incidenza si attesta sul 10% e l’intera popolazione immigrata raggiunge le 300.000 unità.
Lui, Jon Gorko, 46 anni, muratore romeno immigrato da anni nella Bergamasca, non si era rassegnato alla fine del rapporto con la connazionale Ionela Paslariu, 30 anni, operaia. E per questo in tempi recenti l’aveva già minacciata di morte durante ripetuti litigi. Ieri sera a Foresto Sparso, in provincia di Bergamo, il proprietario dell’appartamento in cui la donna viveva ha trovato i cadaveri di entrambi: quello di Jon nel soggiorno, quello di Ionela in camera da letto. I due corpi insanguinati, con profonde ferite d’arma da taglio inferte alla gola. Ai carabinieri del Comando provinciale di Bergamo è apparso presto chiaro che doveva trattarsi di un omicidio-suicidio per motivi passionali.
Jon Gorko e Ionela Paslariu avevano convissuto per alcuni anni. Poi, due mesi fa, si erano lasciati, in maniera brusca, al termine di una relazione ormai burrascosa, forse anche perché l’uomo stava diventando troppo violento. Ma anche dopo la separazione sono proseguite le liti, proprio perché Jon non voleva accettare di essere stato lasciato. L’ultima è finita in tragedia: secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri, lui si è andato a casa della donna e l’ha uccisa con un fendente alla gola, utilizzando un taglierino, dopodiché, preso dalla disperazione, si sarebbe tolto la vita nello stesso modo. I cadaveri sono stati scoperti ieri sera intorno alle 20 da Ermete Freti, il proprietario dell’abitazione dove Ionela Paslariu viveva in affitto. Freti era stato avvertito dai parenti del romeno, che gli avevano segnalato l’assenza di notizie del loro congiunto da oltre un giorno. Per questo il proprietario si è recato dalla Paslariu per controllare: appena entrato, si è trovato davanti il corpo di Jon Gorko. È probabile che la tragedia si sia consumata venerdì sera. Le indagini sono affidate al pubblico ministero Ilaria Perinu. Nei prossimi giorni sarà fatta l’autopsia sui cadaveri. A confermare l’ipotesi dell’omicidio-suicidio c’è anche il fatto che la porta d’ingresso, chiusa dall’interno, non presentava effrazioni, così come le finestre. Jon Gorko era muratore, da qualche tempo in cerca di lavoro. Ionela Paslariu lavorava come operaia in un’azienda florovivaistica.
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Anno 2007: incremento record. Mai così tanti extracomunitari sono entrati nel nostro paese. Al 1 gennaio di quest’anno, secondo un’indagine annuale dell’Istat, i cittadini stranieri residenti in Italia sono 3.432.651 (corrispondente al 5,8% della popolazione complessiva) e, rispetto a un anno prima, sono aumentati di 493.729 unità (+16,8%).
Si tratta, sottolinea l’istituto di statistica, “dell’incremento più elevato mai registrato nel corso della storia dell’immigrazione nel nostro Paese, da imputare al forte aumento degli immigrati”. Circa 457mila residenti con cittadinanza straniera - secondo lo studio - sono nati in Italia, 64.049 solo nel 2007. Costituiscono il 13,3% del totale dei residenti e rappresentano un segmento di popolazione in costante crescita: al censimento del 2001 erano circa 160mila. E sono una “seconda generazione”, perché non sono immigrati; la cittadinanza straniera, infatti, è dovuta unicamente al fatto di essere figli di immigrati.
Un andamento in salita ma del tutto in linea con i grandi paesi europei come Francia e Regno Unito. L’incremento registrato in Italia è analogo a quello spagnolo anche se in questo paese gli stranieri sono l’11,3%. Con questi numeri in crescendo, i dati dell’Istat confermano anche l’aumento della popolazione italiana (da 59.131.287 a 59.619.290), proprio grazie alla presenza di stranieri: il saldo naturale della popolazione straniera (+60.379) compensa quasi per intero il saldo naturale negativo di quella italiana (-67.247). I nati da genitori stranieri sono stati 64.049 nel 2007 (+10,9%), pari all’11,4% del totale dei nati. Gli immigrati sono più presenti al Nord; in queste regioni risiede il 62,5%, al centro il 25%, mentre al sud il 12,5%.
Nel 2007, sono aumentati gli stranieri diventati italiani attraverso l’acquisizione della cittadinanza. Si stima (dati del ministero dell’interno) che siano stati 261 mila (la maggior parte avviene a seguito di matrimoni). Un numero importante - osserva l’Istat - visto che, ad esempio, in Francia nei soli anni 2005 e 2006 sono state concesse complessivamente 303 mila cittadinanze.
In cima alla lista delle comunità più popolose svettano i romeni. In un solo anno (2006-2007), i romeni in Italia sono passati da 342.200 unità a 625.278 (+82,7%), scalzando così il primato dell’Albania (da 375.947 a 401.949) che al momento si colloca al secondo posto. È la novità che sottolinea l’Istat nel rapporto sulla presenza di stranieri residenti in Italia riferita al 2007.
Al terzo posto, c’è il Marocco con 365.908 unità (erano 343.228). I primi cinque paesi della graduatoria, Romania, Albania, Marocco, Cina e Ucraina, rappresentano circa la metà di tutti gli immigrati residenti, con 1.682.000 unità, pari al 49% del totale.
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