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Lui, Jon Gorko, 46 anni, muratore romeno immigrato da anni nella Bergamasca, non si era rassegnato alla fine del rapporto con la connazionale Ionela Paslariu, 30 anni, operaia. E per questo in tempi recenti l’aveva già minacciata di morte durante ripetuti litigi. Ieri sera a Foresto Sparso, in provincia di Bergamo, il proprietario dell’appartamento in cui la donna viveva ha trovato i cadaveri di entrambi: quello di Jon nel soggiorno, quello di Ionela in camera da letto. I due corpi insanguinati, con profonde ferite d’arma da taglio inferte alla gola. Ai carabinieri del Comando provinciale di Bergamo è apparso presto chiaro che doveva trattarsi di un omicidio-suicidio per motivi passionali.
Jon Gorko e Ionela Paslariu avevano convissuto per alcuni anni. Poi, due mesi fa, si erano lasciati, in maniera brusca, al termine di una relazione ormai burrascosa, forse anche perché l’uomo stava diventando troppo violento. Ma anche dopo la separazione sono proseguite le liti, proprio perché Jon non voleva accettare di essere stato lasciato. L’ultima è finita in tragedia: secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri, lui si è andato a casa della donna e l’ha uccisa con un fendente alla gola, utilizzando un taglierino, dopodiché, preso dalla disperazione, si sarebbe tolto la vita nello stesso modo. I cadaveri sono stati scoperti ieri sera intorno alle 20 da Ermete Freti, il proprietario dell’abitazione dove Ionela Paslariu viveva in affitto. Freti era stato avvertito dai parenti del romeno, che gli avevano segnalato l’assenza di notizie del loro congiunto da oltre un giorno. Per questo il proprietario si è recato dalla Paslariu per controllare: appena entrato, si è trovato davanti il corpo di Jon Gorko. È probabile che la tragedia si sia consumata venerdì sera. Le indagini sono affidate al pubblico ministero Ilaria Perinu. Nei prossimi giorni sarà fatta l’autopsia sui cadaveri. A confermare l’ipotesi dell’omicidio-suicidio c’è anche il fatto che la porta d’ingresso, chiusa dall’interno, non presentava effrazioni, così come le finestre. Jon Gorko era muratore, da qualche tempo in cerca di lavoro. Ionela Paslariu lavorava come operaia in un’azienda florovivaistica.
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Anno 2007: incremento record. Mai così tanti extracomunitari sono entrati nel nostro paese. Al 1 gennaio di quest’anno, secondo un’indagine annuale dell’Istat, i cittadini stranieri residenti in Italia sono 3.432.651 (corrispondente al 5,8% della popolazione complessiva) e, rispetto a un anno prima, sono aumentati di 493.729 unità (+16,8%).
Si tratta, sottolinea l’istituto di statistica, “dell’incremento più elevato mai registrato nel corso della storia dell’immigrazione nel nostro Paese, da imputare al forte aumento degli immigrati”. Circa 457mila residenti con cittadinanza straniera - secondo lo studio - sono nati in Italia, 64.049 solo nel 2007. Costituiscono il 13,3% del totale dei residenti e rappresentano un segmento di popolazione in costante crescita: al censimento del 2001 erano circa 160mila. E sono una “seconda generazione”, perché non sono immigrati; la cittadinanza straniera, infatti, è dovuta unicamente al fatto di essere figli di immigrati.
Un andamento in salita ma del tutto in linea con i grandi paesi europei come Francia e Regno Unito. L’incremento registrato in Italia è analogo a quello spagnolo anche se in questo paese gli stranieri sono l’11,3%. Con questi numeri in crescendo, i dati dell’Istat confermano anche l’aumento della popolazione italiana (da 59.131.287 a 59.619.290), proprio grazie alla presenza di stranieri: il saldo naturale della popolazione straniera (+60.379) compensa quasi per intero il saldo naturale negativo di quella italiana (-67.247). I nati da genitori stranieri sono stati 64.049 nel 2007 (+10,9%), pari all’11,4% del totale dei nati. Gli immigrati sono più presenti al Nord; in queste regioni risiede il 62,5%, al centro il 25%, mentre al sud il 12,5%.
Nel 2007, sono aumentati gli stranieri diventati italiani attraverso l’acquisizione della cittadinanza. Si stima (dati del ministero dell’interno) che siano stati 261 mila (la maggior parte avviene a seguito di matrimoni). Un numero importante - osserva l’Istat - visto che, ad esempio, in Francia nei soli anni 2005 e 2006 sono state concesse complessivamente 303 mila cittadinanze.
In cima alla lista delle comunità più popolose svettano i romeni. In un solo anno (2006-2007), i romeni in Italia sono passati da 342.200 unità a 625.278 (+82,7%), scalzando così il primato dell’Albania (da 375.947 a 401.949) che al momento si colloca al secondo posto. È la novità che sottolinea l’Istat nel rapporto sulla presenza di stranieri residenti in Italia riferita al 2007.
Al terzo posto, c’è il Marocco con 365.908 unità (erano 343.228). I primi cinque paesi della graduatoria, Romania, Albania, Marocco, Cina e Ucraina, rappresentano circa la metà di tutti gli immigrati residenti, con 1.682.000 unità, pari al 49% del totale.
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Se poi venerdì sera Toni non ne imbroccasse una. Se Buffon dovesse sgolarsi con una difesa ballerina. Se a mandare a casa anzitempo l’Italia campione del mondo fosse Adrian Mutu da Calinesti. Insomma, se la Romania battesse gli azzurri nella partita (decisiva) per il prosieguo del cammino Europeo degli azzurri, ci sarebbe comunque quasi un milione di persone a festeggiare in tutta Italia, da Chiasso a Trapani.
Un milione e 16mila, per la precisione. Tanti sono infatti i romeni che vivono nel nostro Paese. Quasi il doppio di quanti erano un anno e mezzo fa, al momento dell’entrata di Bucarest nell’Unione europea. La stima è stata diffusa dalla Caritas Italiana, in un rapporto presentato questa mattina al Cnel sull’immigrazione romena.
Una pubblicazione curata per conto di Caritas e Unar (l’Ufficio nazionale Antidiscriminazioni Razziali) da una cinquantina di autori, un terzo dei quali di nazionalità romena.
Secondo i dati raccolti, all’inizio del 2007 la comunità romena regolare era stimata in 556 mila; dopo un anno l’ipotesi e’ che sul territorio italiano ci siano 1.016.000 romeni. Probabilmente alcuni erano già sul territorio ma come irregolari. I ricercatori sostengono che se anche la stima fosse eccessiva (e’ possibile un errore del 10-15%) e si trattasse di 850 mila presenze, quella romena sarebbe comunque la più numerosa comunità straniera nel nostro paese.
Il gruppo più ampio è nel Lazio (200 mila), seguono Lombardia (160 mila) e Piemonte (130 mila). Di questi, il 73,7% e’ qui per motivi di lavoro e il 23,5% di famiglia. La maggior parte, il 53,4%, sono donne. Le rimesse dei romeni ammontano a quasi 4 miliardi l’anno.
Un’ immigrazione impetuosa, quella dalla Romania verso l’Italia, favorita dalle norme comunitarie. Un esodo che non poteva non creare tensioni, specialmente nelle aree più degradate delle grandi città. Conseguenza: i rapporti tra i due Paesi si sono fatti più complicati nel corso degli ultimi mesi, tra episodi di cronaca nera e di xenofobia, emergenza sicurezza e confusioni tra romeni e rom.
Ma anche gli italiani al di là del Danubio non sono pochi. Per Unimpresa, sono circa 20 mila le imprese italiane in Romania che danno lavoro a 800 mila persone; alimentano un interscambio di 12 mila miliardi di euro annui. Il loro fatturato è di 150 milioni di euro, pari al 7% del Pil.
Per ora, quella di domani resta solo una partita. Anche se il ministro Calderoli si è lasciato sfuggire una battuta delle sue: “I romeni? lasciamoli vincere, basta che si riprendano i rom. A me dispiacerebbe solo per Donadoni, che è bergamasco come me”.

Quando il ragazzo l’aveva lasciata il “gruppo” di amici si era offerto di starle vicino per “aiutarla a dimenticare”. L’avevano colmata di attenzioni e di premure. E lei - Maria (il nome è di fantasia) una ragazzina di 15 anni, studentessa in una scuola superiore di Mondovì e di nazionalità rumena, come romeno è tutto il “branco”, aveva veramente pensato di non essere sola.
Ma era un’attenzione solo di facciata, per carpirne la buona fede, perché all’improvviso i sette “amici” (di età compresa tra i 21 ed i 26 anni, tutti arrestati nelle prime ore del mattino a seguito di ordinanza cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Mondovì) si sono rivelati in tutta la cruda realtà. L’hanno sottoposta a violenze sessuali inaudite anche di gruppo, nonchè indotta a prostituirsi, minacciando lei e i suoi familiari, abitanti in una località del Monregalese.
In pratica non passava giorno che ne approfittassero, offrendola ad altri connazionali e ad alcuni italiani, cui la portavano direttamente a domicilio, evitando di farla prostituire per strada per non incorrere in controlli. Ma dopo due mesi di questa vita la “baby squillo”, incorsa anche in un aborto (scoperto per caso, a seguito delle analisi a cui la studentessa era stata sottoposta per via di un malore), si è ribellata ed è riuscita a denunciare i suoi aguzzini, che la offrivano a connazionali. Le indagini si sono svolte anche con l’intervento di una psicologa per assistere la ragazzina.
Tutti sono stati arrestati e portati in carcere a Cuneo: sono ritenuti responsabili di violenza sessuale, individuale e di gruppo, nonché di induzione e sfruttamento della prostituzione minorile. Del fatto se ne è occupato il sostituto procuratore di Mondovì, Ezio Domenico Basso, che ha illustrato l’operazione in una conferenza stampa con il tenente colonnello dei Carabinieri Demetrio Conti: “Abbiamo ricostruito una vicenda agghiacciante” ha detto il magistrato “con la giovane sottoposta a violenze singole e di gruppo perpetrate con fredda determinazione al fine di stroncare ogni sua resistenza per poterla mettere a disposizione di altri connazionali”.
- Tags: Calin-Popescu-Tericeanu, campi-rom, criminalità, Franco-Frattini, immigrazione, nomadi, Roberto Maroni, Romania, romeni, sicurezza, Teodor-Melescanu
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Italia-Romania: secondo tempo. È cambiato il governo, ma il clima tra i due Paesi resta teso. Come lo scorso novembre, sull’onda dei fatti di cronaca, si è riaccesa la polemica politica tra Roma (col Viminale che annuncia nuove misure sulla sicurezza) e Bucarest, da cui arrivano accuse di xenofobia.
Il neo ministro dell’Interno Roberto Maroni varerà mercoledì o giovedì un pacchetto sicurezza, che dovrebbe contenere un giro di vite sugli immigrati clandestini, anche i romeni e i nomadi. Oggi è arrivato il commento del ministro della Difesa di Bucarest, Teodor Melescanu: “Attraverso la cooperazione con le autorità italiane non consentiremo che i romeni onesti in Italia siano lesi e che nascano sentimenti antiromeni e xenofobi nella Penisola”, ha dichiarato, ricordando che circa 25 mila imprese a capitale italiano operano in Romania e che il contributo dei romeni che lavorano al Pil italiano è notevole (circa l’1%).
L’equilibrio diplomatico, già fragile, rischia di saltare sulla questione dei campi rom. Maroni oggi ne ha parlato con il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, poi sarà il turno di quello di Milano, Letizia Moratti. Per il premier romeno Calin Popescu Tericeanu, è un errore tollerare i campi nomadi in Italia. C’è bisogno, ha dichiarato, di un impegno comune per risolvere la situazione provocata “dalla debole reazione delle forze dell’ordine e delle autorità italiane che non dovevano accettare i campi nomadi che costituiscono base di alimento della delinquenza a Roma o altre città italiane”. Al termine di una riunione di governo dedicata alla situazione dei romeni in Italia ha concluso: “Proporremo al governo di Roma l’invio urgente in Italia di poliziotti e procuratori romeni per sostenere le autorità italiane negli sforzi di contrasto della criminalità”.
Sui reati commessi dai nomadi che provengono dalla Romania il ministro Melescanu ha inoltre accusato le autorità di Roma di debolezza. “Chi commette un reato, deve rispondere di quel reato”, ha detto, precisando che i criminali vanno puniti in base alla legislazione europea nel rispetto della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, del Trattato di Lisbona e della Direttiva 38 dell’Ue sulla libera circolazione dei cittadini comunitari. Il ministro ha inoltre definito “debole” l’impegno delle autorità italiane ad attingere ai fondi Ue destinati all’integrazione sociale dei rom. In settimana il ministro dell’Interno romeno, Cristian David, è atteso a Roma.
Intanto sulle eventuali espulsioni di immigrati c’è stato un botta e risposta a distanza tra il sindaco di Roma e il ministro degli Esteri. Alemanno ieri ha dichiarato al Sunday Times: “Mi rendo conto che la gente possa pensare che sono duro, ma a Roma viviamo nell’emergenza. Dobbiamo riconquistare il controllo del territorio. Nel sud dell’Italia il problema è la mafia. A Roma il problema è l’immigrazione: c’è una vasta massa di persone disperate che sopravvivono in modi dubbi. Secondo il giornale inglese, il sindaco vuole espellere 20 mila criminali stranieri. “Dobbiamo mettere questa gente su aerei che li riportino a casa, ma abbiamo bisogno dell’okay di paesi come la Romania, così lavoreremo su questo”, ha concluso Alemanno.
Mentre Franco Frattini, durante un’intervista a una trasmissione di Sky, ha spiegato che “espulsioni di massa non ci possono essere, è evidente. Noi non vogliamo peggiorare i rapporti con la Romania. I romeni onesti saranno accolti nelle nostre case e nelle nostre aziende, i romeni disonesti, con l’aiuto dei poliziotti romeni, li dobbiamo prendere e restituire al Paese di provenienza”.
Alcuni dati divulgati dal quotidiano romeno Evenimentul zilei (citando uno studio sull’emigrazione del ricercatore romeno Dragos Radu dell’University College di Londra) aiutano a capire l’incidenza dell’immigrazione romena in Italia. Circa due milioni di romeni, cioè quasi il 10 per cento della popolazione, sono emigrati per lavoro nei Paesi dell’Ue negli ultimi sei anni, soprattutto in Italia e Spagna a seguito dell’abolizione dei visti d’ingresso nel 2002. Stando allo studio, dopo l’ingresso della Romania nell’Ue, il primo gennaio 2007, il numero dei romeni all’estero ha raggiunto quasi quello dei connazionali rimasti a casa per lavorare nel settore privato, 2,5 milioni. L’Italia si conferma la destinazione preferita dei romeni: nel 2007 il 23,2 per cento dei romeni all’estero è venuto nella Penisola (un calo di circa il 6% rispetto al 2005). L’Italia è seguita dalla Spagna, con il 22 per cento dei romeni. Lo studio rileva infine che dal 2001 al 2007 solo il 5-7,75 per cento dei romeni emigrati è poi tornato definitivamente in patria.
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- Tags: albanesi, apolidi, bilancio, Bologna, diritti-amministrativi, elezioni, Maghreb, marocchini, provincia, quote-rosa, romeni, stranieri
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Trecento posti per trenta candidati. Trentaquattro nazionalità rappresentate, con una netta prevalenza dei paesi dell’Africa centrale e del Maghreb.
Il 2 dicembre, la provincia di Bologna eleggerà il suo primo Consiglio dei cittadini stranieri e apolidi.
Un nuovo organo consultivo, che non ha mancato di suscitare polemiche e vivaci dibattiti. La nuova assise si riunirà almeno tre volte l’anno (nei mesi di febbraio, giugno e ottobre) e il più importante tra i suoi compiti sarà quello di esprimere un parere non vincolante sul bilancio della Provincia, che comunque sarà tenuta a dare una risposta motivata alla sue obiezioni. Il Presidente della Consulta parteciperà poi a tutte le riunioni della giunta provinciale e avrà diritto di parola su tutti i temi trattati.
Alla tornata, gli immigrati non comunitari si sono preparati da tempo. I più solerti e attivi, sono stati i marocchini e gli albanesi (questi ultimi presentano anche il candidato più giovane: un diciottenne). Mentre non c’è traccia di cittadini romeni (che, prima di finire nell’occhio del ciclone per i fatti di Roma, proprio a Bologna furono al centro delle prime azioni di polizia volute dal sindaco Cofferati).
Non potevano mancare, anche in questo caso, le quote rosa: uno dei criteri per l’ammissibilità delle liste è infatti quello del “fifty/fifty”, ma le donne candidate sono poco più del 40%.
Una volta eletti, i rappresentanti provinciali resteranno in carica cinque anni. Toccherà a loro dimostrare se il nuovo organo, già tacciato di essere corporativista e poco rappresentativo, aiuterà o meno l’integrazione degli immigrati regolari e l’estensione di altri diritti amministrativi.

La cronaca: l’omicidio di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto, i tre romeni aggrediti a bastonate (uno è ferito gravemente) davanti a un supermercato romano in una spedizione punitiva di italiani, la bomba carta e la scritta “Ve bucamo la testa” in un negozio di specialità romene a Monterotondo (nella foto), la tentata fuga di un 28enne romeno condannato a sette anni per stupro, bloccato dalla polizia all’aeroporto di Treviso. E la politica: le dichiarazioni di Walter Veltroni, secondo cui c’è una prevalenza di reati compiuti da romeni, il decreto sulle espulsioni dei cittadini comunitari, le proteste del presidente Traian Basescu, il primo incontro istituzionale domani tra il ministro Bersani e il governo di Bucarest, quello tra i due premier, Prodi e Calin Popescu Tariceanu, mercoledì a Roma.
I rapporti tra i due Paesi sembrano precipitati nell’ultima settimana. Ma chi lavora da anni contemporaneamente sui due fronti, quello italiano e quello romeno, mette in guardia da semplificazioni e pregiudizi. Diana Alina Harja è presidente dell’Associazione culturale “Amici della Romania”, è sposata con un italiano e da quattro anni vive a Latina. “In questi giorni ho ricevuto molti messaggi di solidarietà dai miei amici italiani”, dice, “tutti mi dicono: ‘Non pensiamo di voi quello che si legge sui giornali’. Manifestazioni che rispecchiano il mio rapporto col vostro Paese, fatto di accoglienza e dialogo. Ma ora temo che si scateni la ‘caccia al romeno’. Sui media è già cominciata la criminalizzazione di un’intera comunità a causa di fatti isolati”. La risposta degli “Amici della Romania” è quella di far conoscere la cultura romena agli italiani, con lezioni, rappresentazioni teatrali, conferenze. Per domani è previsto un incontro presso l’ambasciata, in cui diverse associazioni si accorderanno per promuovere nuove iniziative in questo senso.
Sono 22 mila le imprese italiane registrate in Romania dal 1990, 12 mila sono tuttora attive, con 800 mila dipendenti romeni. Dal 1993 l’Associazione imprenditori italiani in Romania fornisce consulenza a chi dall’Italia vuole avviare un’attività a Bucarest e dintorni. Il segretario generale è Mauro Ghiglia, che vive in Romania da tre anni. “Negli ultimi anni molti imprenditori si sono trovati in difficoltà”, spiega, “perché non hanno capito che questo non è un Paese da sfruttare ma una realtà in rapida evoluzione. Oggi Bucarest è l’84esima capitale più cara al mondo, le auto di lusso sono a ogni angolo, il mercato è in crescita. L’approccio giusto è quello della comprensione degli usi e costumi locali e dell’investimento, come stanno facendo austriaci, turchi, israeliani, arabi. I nostri connazionali sono in genere ben voluti qui, ma negli affari l’opinione diffusa è che chiacchierino un po’ troppo e investano poco”.
Per quanto riguarda i problemi di sicurezza causati da alcuni cittadini romeni emigrati all’estero, Ghiglia ha le idee chiare: “Molte responsabilità sono del governo di Bucarest”, dice, “che da una parte ha trascurato la questione interna delle minoranze etniche e dall’altra non ha fatto nessun tipo di controllo su chi è uscito dal Paese dopo l’ingresso nell’Ue”. E il futuro economico della Romania visto dagli imprenditori italiani? “I settori più promettenti sono quelli dei servizi, la formazione in primo luogo, e della ricostruzione delle infrastrutture. Mancano gli operai per costruire strade e ospedali e molti romeni vogliono tornare in patria per lavorare. Io credo che in pochi anni gli stipendi medi raggiungeranno livelli accettabili, ridando vigore ai consumi”.
L’Interpol ha la visione completa dei fenomeni criminali legati all’immigrazione. Spiega Paolo Sartori, capo dell’ufficio di collegamento del ministero dell’Interno per la Romania e la Repubblica Moldava e rappresentante italiano presso il Seci (l’ente sudeuropeo contro il crimine internazionale): “La collaborazione con la polizia romena è piena e ha dato buoni frutti, portando a quasi mille arresti e altrettante denunce dalla primavera 2006 nell’ambito dell’operazione Itaro“. Anche se, sottolineano le forze di polizia, le espulsioni dall’Italia fatte per motivi di ordine pubblico fino al 31 dicembre 2006 (si parla di qualche decina di migliaia di cittadini romeni) si sono azzerate all’alba del primo gennaio 2007, quando gli espulsi sono tutti rientrati nel nostro Paese.
Il rispetto rigido delle regole è alla base della convivenza, secondo Bajenescu Dan, direttore del Gazzettino Romeno, settimanale bilingue. “E l’Italia non doveva permettere la costruzione di tutti quei campi abusivi”, aggiunge. “Chi non è in regola nel vostro Paese, non doveva essere accolto. È così che ci comportiamo noi con gli stranieri”.