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Le "ronde rosa" organizzate da La Destra lo scorso febbraio - Roberto Montado Lapresse
Né baluardo a difesa dei cittadini né pericolo per la democrazia. Le “ronde”, per ora, sono un flop. Specialmente nelle terre della Lega, il partito che più di tutti le ha difese e volute. Continua

Comune che vai, ronda che trovi. A dieci giorni (l’otto agosto scorso) dall’entrata in vigore del regolamento che da il via alle “associazioni di osservatori volontari” per il controllo del territorio (qui il testo del decreto con le indicazioni sull’abbigliamento), le città si stanno muovendo in ordine sparso.
C’è chi non le vuole (Napoli: da dove il coro di noi è stato bipartisan: dal sindaco Rosa Russo Iervolino, ad assessori e deputati del Pdl, come Franco Malvano, Marcello Taglialatela e il capo del centrodestra in Regione Francesco D’Ercole), chi si prepara ad arruolare anche senegalesi (Sanremo), chi ipotizza corsi di formazione svolti dalla polizia locale (Milano), chi attacca manifesti sui muri per cercare adesioni (Cercola, nel napoletano), chi pensa di vietarle di notte (Roma).
Insomma, sul nuovo strumento fortemente voluto dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, le posizioni sono estremamente variegate.
Situazione particolare a Genova. Dove (super)Marta Vincenzi, primo cittadino, ha dovuto ribadire “il no alle ronde”, visto che nel Pd infuriava la polemica per quella che l’europarlamentare Debora Serracchiani e il deputato Gianclaudio Bressa definivano - dopo un’intervista al Giornale - “l’apertura alle ronde da parte del sindaco di Genova”. Ma Vincenzi obietta: “Ho detto e ripeto che nella mia città non esiste la parola ronda. Sono invece soddisfatta che, anche per iniziativa del Capo dello Stato, il decreto attuativo dello schema Maroni sia stato modificato sul modello genovese che contempla la sicurezza partecipata”. Che nelle vie, davanti alle scuole e nei parchi di Genova si concretizza con i “tutor d’area” (evoluzione del nonno vigile) e da settembre con le guardie ecologiche. Questa la situazione in alcune città: ecco la MAPPA:
Visualizza Sicurezza: comune che vai, ronda che trovi in una mappa di dimensioni maggiori
Sempre sotto la Lanterna, c’è anche chi la butta in burla. Da qualche giorno uno dei video più visti su YouTube è “Il tango della ronda”, parodia sferzante delle “ronde leghiste”. Il testo, in italiano con qualche indulgenza allo zeneize, il dialetto genovese, è ironico ed è cantato sulla falsariga del ben più romantico “Tango delle capinere”, polpettone musicale degli anni ‘30.
Il dibattito sulla sicurezza e sui volontari che dovrebbero pattugliare le strade contro la criminalità è caldissimo e lo sberleffo non poteva mancare. E allora: “A mezzanotte va/la ronda della Lega/alla comunità/importa ormai una s… Con quella presunzion di utilità sociale m’ han rotto gia i c…, mi girano le b…“.
Non è difficile riempire i puntini delle strofe di questa canzonicina, realizzata dal cantautore genovese Carlo Besana, che ha fatto il giro della Rete ed è stata ripresa da decine di blog. Il video è girato nei carrugi di notte e ha per protagonisti tre ragazzotti (teste rasate e braghe larghe, pettorina arancio, stile gomma bucata in autostrada) che vagano per le stradine vuote con fare minaccioso. Il gesto che regala loro la prima signora di colore che incontrano non ha bisogno di traduzioni, essendo universalmente noto.
“Il rondarolo fiero/scende tra i vicoli la sera/lo sguardo nobile ed altero/vorrebbe ‘na camicia nera/Quel fior di filibusta/ha una sua idea di libertà/ma non la conta giusta/agli altri vuol sottrarla già“, recita la seconda strofa. La clip, interpretata dallo stesso Besana e da un coro di signori genovesi del quartiere popolare del Cep, sta entrando nella top ten dei video italiani più cliccati su YouTube e anche tra quelli più linkati: molte le associazioni che rimandano al “Tango”. Tra queste, quella che fa capo alla Comunità del Porto di don Gallo e il sito di Beppe Grillo.
La sfida alle ronde leghiste e a chi le ha pensate è lanciata. Spiega infatti la didascalia al video: “per evitare incomprensioni e dubbi precisiamo che il bersaglio del video non sono le ronde realizzate a Genova dagli Alpini o in altre città da corpi dell’esercito (altra faccenda, specificano, quindi “altre considerazioni”) ma delle ronde di cittadini, ‘accreditati’ come cittadini attivi, istituite di recente e propagandate a gran voce dal Governo in carica e dal ministro Maroni“. Quanto si farà attendere la risposta leghista?

Ronde, reato di clandestinità e federalismo fiscale. Sono le battaglie vinte dalla Lega Nord in questo primo anno del quarto governo Berlusconi di centrodestra: un bottino niente male. Ma che sembra non bastare a Umberto Bossi e ai suoi.
Il Carroccio è, davvero, un vulcano di idee. E siccome di secessione ormai non si parla (quasi) più, ogni sforzo leghista è puntato a “condire” il federalismo con leggi e decreti vari. Per renderlo più calato nelle realtà territoriali, insomma.
Idee, quelle della Lega, che spesso spiazzano gli stessi alleati della maggioranza (e irritano l’opposizione, quasi stordita da tanto) in Parlamento. Ma che, di sicuro, fanno parlare, sui giornali e nelle piazze. Come si suol dire: tengono banco, aumentando la popolarità dei leader del Carroccio, anche quando l’agenda della politica dovrebbe prevedere il dibattito di altri temi. Come le ultime proposte di legge che sono diventate il tormentone dell’estate: bandiere regionali, dialetti in classe e gabbie salariali. “Un colpo di sole estivo”, ha commentato Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell’Idv.
Eppure, le uscite “strampalate” della Lega, in passato, hanno colto nel segno. Consolidando e aumentando, come è successo alle europee e amministrative di giugno, i consensi nell’elettorato del Nord.
I tormentoni dell’estate
Bandiere regionali
“Ciascuna regione ha come simboli la bandiera e l’inno”. Il capogruppo della Lega al Senato, Federico Bricolo, propone di cambiare l’articolo 12 della Costituzione che parla del tricolore: anche i simboli regionali meritano rango costituzionale.
Dialetto in classe ed esami regionali
Due proposte di legge, una della deputata Paola Goisis e l’altra di Bricolo, chiedono che lo studio della storia, della tradizione e anche del dialetto di ciascuna regione, entri a far parte dei programmi scolastici. A fine luglio, la proposta della leghista Goisis ha spaccato la maggioranza in commissione Cultura alla Camera: introdurre nelle selezioni per i docenti una valutazione sulla conoscenza della cultura regionale.
Gabbie salariali
I salari del Nord sono troppo bassi rispetto al costo della vita, che al Sud è decisamente più basso. E alla festa dei lavoratori, il primo maggio, il Senatùr lancia l’ennesima provocazione: adeguare i salari al costo della vita nelle diverse aree del Paese. In piena estate il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, rilancia il tema; poi mette a punto la proposta: contrattazione territoriale. E dal Premier arriva un primo “sì”, ancora non ufficiale.
I colpi messi a segno dal Carroccio.
Reato di clandestinità
L’immigrazione clandestina è reato. Una battaglia combattuta e vinta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni. Lo straniero illegalmente in Italia non rischia la reclusione ma un’ammenda da 5 mila a 10 mila euro e l’espulsione. La permanenza nei Cie, i centri di identificazione ed espulsione, degli immigrati clandestini, è prolungata dagli attuali 60 giorni a 180 giorni. Reclusione fino a tre anni per chi, a titolo oneroso, dà alloggio o cede anche in locazione un immobile a uno straniero privo del permesso di soggiorno al momento della stipula o del rinnovo del contratto di affitto.
Ronde
Nate come “ronde padane”, auto-organizzate dai militanti per pattugliare il territorio e proteggerlo dai criminali, le ronde sono diventate affare nazionale da alcuni mesi, ossia da quando il Carroccio le ha volute all’interno del pacchetto sicurezza. Dall’8 agosto sono effettive le associazioni di cittadini che, non in formazione di non più di tre persone, potranno pattugliare il territorio. Saranno iscritte in elenchi e dovranno essere formate prioritariamente da ex agenti.
Federalismo fiscale
È il primo passo verso una forma di federalismo più compiuta, attraverso la trasformazione del Senato in Assemblea delle Regioni, il cosiddetto Senato federale. Approvato in via definitiva dal Senato lo scorso 29 aprile (con 154 voti favorevoli, 6 contrari e 87 astenuti), collegato alla manovra finanziaria e recante delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, il federalismo fiscale è entrato in vigore il 21 maggio. Sarà attuato entro sette anni. I principi fondamentali sono due: il coordinamento dei centri di spesa con i centri di prelievo (Regioni, Province e Comuni), che comporterà una maggiore responsabilità da parte degli enti nel gestire le risorse; la sostituzione della spesa storica, basata sulla continuità dei livelli di spesa raggiunti l’anno precedente, con la spesa standard.

Non poteva mancare. Dopo la presa di posizione di Giorgio Napolitano contro il pacchetto sicurezza approvato dal Parlamento lo scorso 2 luglio (qui il testo completo del messaggio di Napolitano), legge che tuttavia ha firmato (pur potendolo non fare), le lamentele del presidente della Camera Gianfranco Fini erano ampiamente preventivabili. E infatti sono arrivate.
“Politicamente incisiva” l’ha definita, la lettera di cinque pagine con cui il presidente della Repubblica ha accompagnato la firma della legge voluta dal Governo Berlusconi. Una modo per prendere le distanze in maniera chiara dall’operato dei suoi “compagni” di schieramento.
Il ritorno del Fini “contro”
Nulla di nuovo sul fronte occidentale, si potrebbe commentare. Fini non è infatti insolito a uscite di questo tenore: contro la riforma del Parlamento, contro la legge sulla fecondazione assistita, contro le disposizioni per combattere l’immigrazione clandestina. E persino contro la Chiesa (che, ovviamente, rispedì l’accusa al mittente).
Un nuovo cursus honorum politico costruito sui temi del “contro”, insomma, o per andare più nello specifico contro il Governo. Tanto da porre seri dubbi su quale possa essere la sua futura agenda: nuovo leader del PdL e successore di Berlusconi, o un’inaspettata migrazione a sinistra?
In Rete molti propendono per la seconda ipotesi, e sono in parecchi a favoleggiare (e forse preferire) lo spostamento dell’ex leader di AN nelle fila del Partito Democratico, proprio in questi giorni alla disperata ricerca di un nuovo segretario. Basta dare un’occhiata a Facebook per scoprire molti gruppi di utenti dedicati all’argomento: dal gruppo di delusi “Gianfranco Fini deve emigrare a Sinistra” a quello degli speranzosi “GIANFRANCO FINI leader del PD”
Napolitano e i suoi strani distinguo
Di tutto questo bailamme, il presidente della Repubblica si è limitato a dare il là. Con una scelta, quella della “lettera di accompagnamento” alla legge firmata, che il capogruppo del PdL al Senato Maurizio Gasparri ha giustamente definito “un gesto irrituale”.
Era infatti nei pieni diritti di Giorgio Napolitano, come Capo dello Stato e difensore della Costituzione italiana, quello di non firmare una legge che riteneva inaccettabile. Anche suo dovere, nel caso in cui il pacchetto sicurezza fosse stato da lui considerato anticostituzionale.
Napolitano sembra invece aver voluto dare un colpo al cerchio e uno alla botte, evitando coscienziosamente di rimandare al Parlamento una legge che conteneva importanti norme per la lotta alla mafia ma - al contempo - dando il contentino a quanti avevano espresso dubbi sul pacchetto sicurezza. Rimandando in questo modo la patata bollente alla classe politica.
La pensa così, ad esempio Marcello Pera, senatore del Pdl, già presidente di Palazzo Madama: “Le cinque fitte pagine di perplessità e preoccupazioni espresse dal presidente della Repubblica sono palesemente fuori dai poteri che la Costituzione gli assegna”. Pera osserva che il presidente non può intervenire “sul merito politico dei provvedimenti, per di più in modo selettivo come ha fatto in questa circostanza”. “Se egli ha dubbi o rilievi fondati di incostituzionalità” osserva l’ex seconda carica dello Stato “e non intende promulgare una legge, può solo inviare un messaggio formale alla Camere. La promulgazione con dubbi e commenti non esiste. Il presidente non può neppure rivolgersi direttamente ai ministri, perché, sempre per Costituzione, egli non ha alcuna responsabilità politica né essi possono prevaricare la libera volontà del Parlamento”.
Esemplare a questo punto la reazione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha immediatamente rilasciato una nota affermando che il Governo terrà conto dei rilievi presentati dal presidente della Repubblica. Una posizione sottolineata anche da Roberto Maroni: “In fase di attuazione della legge sulla sicurezza si terrà conto delle osservazioni del Quirinale”. Con buona pace di Antonio Di Pietro, che ha già ripreso a tuonare contro il Capo di Stato.
Cosa ne pensa la Rete
Uno di noi, Gianfranco uno di noi?
“Personalmente, ho sempre avuto grandi perplessità sulla reale consistenza di Gianfranco Fini come uomo politico. [...] Non ho mai capito se la sua fosse tattica o strategie. E, ad ogni buon conto, Fini non si era per nulla allontanato dallo statalismo che è purtroppo moneta corrente nel centro-destra, economia sociale di mercato e quelle robe lì.”
Chicago Blog » Gianfranco Fini nostro fratello?
Nonostante tutto sommato stia interpretando con prudenza ed equilibrio il suo mandato, [...] è la seconda volta che il presidente della Repubblica commette l’errore di andare al di là di quelle che sono le sue prerogative costituzionali. [...] In questa occasione ha deciso per una “promulgazione critica” del “pacchetto sicurezza”. [...] Il problema però è che in questo modo il presidente si spinge troppo all’interno del processo di formazione delle leggi.”
JimMomo » Gli sconfinamenti di Napolitano

Della voglia di sicurezza dei cittadini, si è detto tanto (quasi tutto). Desiderio ben interpretato soprattutto dalla pattuglia leghista al governo e che, con il suo ministro Roberto Maroni, responsabile del Viminale, ha dato risposta alla richiesta, convincendo la maggioranza a legiferare (disciplinando e mettendo ordine) sui cittadini che si organizzano nelle “ronde fai da te”. Cioè, quei gruppi di volontari cittadini, armati solo di torcia e telefonini, che pattugliano il territorio, inseguendo i malintenzionati e segnalandoli alle forze dell’ordine. Associazioni che gli stessi organi di polizia hanno più volte battezzato come bluff, inutili e dannose.
L’ultima associazione nata sul campo (Qui la GALLERY delle “Ronde nere”), si presenta (a Milano, durante il congresso del Movimento sociale italiano) con toni solenni e si prefigge di adoperarsi “al fine della salvaguardia dell’integrità Nazionale e per la Sicurezza dello Stato, della Costituzione e del Popolo Italiano”. Si chiama Guardia Nazionale Italiana, si è costituita da circa tre mesi e riunisce volontari che vogliano “potenziare la sicurezza dei centri urbani viste le sostanziali carenze di organico e di mezzi da parte delle Forze di Polizia”, rispondendo all’invito del ministro dell’Interno alla partecipazione di privati alla sicurezza pubblica.
Nel nome, rievoca milizie settecentesche d’Oltralpe, ma nella divisa scura adottata, munita di elmetto e distintivo con ruota solare (usata con simili forme da ordini occulti delle SS) risveglia ricordi inquietanti… “La Guardia Nazionale Italiana non ha colore politico e il suo simbolo non ha nulla a che vedere con i richiami del passato” precisa però Gaetano Saya, ispiratore della GNI.
Per farne parte, dicono ci sia la coda. Le guardie effettive sono già 2.100 in tutta Italia. E stanno agli ordini del colonnello dei carabinieri in riserva: Augusto Calzetta, 67 anni; il trenta per cento dei volontari risulta composto da ex agenti o ex militari ora in pensione, legate al nuovo Msi di Gaetano Saya. Ma quelle divise color kaki con lo stemma dell’aquila imperiale e la fascia nera al braccio hanno attirato l’attenzione della Procura di Milano. Che, a 24 ore dalla presentazione, ha disposto un’indagine nei loro confronti, tramite la Digos, per possibile violazione della legge sull’apologia di fascismo del 1952.
Un’iniziativa che tuttavia non fermerà la Guardia Nazionale Italian secondo il vicepresidente dellaGNI, Maurizio Monti: “La Guardia nazionale italiana è una onlus regolarmente registrata, come prescrive la legge e non crediamo ci possa essere alcun tipo di reato”. Soprattutto perché, dicono le “ronde nere”, loro non hanno colore politico.
Saya invece di certo lo ha: è presidente del Movimento Sociale Destra Nazionale.
Qui di seguito l’intervista che Panorama.it, tre settimane fa, il 24 maggio, gli ha fatto.
Signor Saya, la GNI è già operativa e in cosa consiste la vostra azione?
Innanzitutto voglio specificare che la Guardia Nazionale Italiana non ha nulla a che fare con la Guardia Nazionale Padana, realizzata circa dieci anni fa dal governo provvisorio della Padania. La GNI si rifà invece all’indivisibilità della Repubblica italiana e finora vi hanno aderito soprattutto carabinieri o poliziotti in congedo ma anche civili. Non siamo ancora operativi perché siamo sorti da poco e stiamo attendendo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della norma sulla sicurezza. Una volta che sarà legge la Guardia Nazionale potrà operare anche come “concorso al presidio del territorio”, non solo come semplice servizio di protezione civile.
Da quando vi siete formati? Avete autorizzazione o riconoscimento pubblico?
La data di costituzione è il 18 febbraio 2009. La GNI è regolarmente registrata presso il Ministero delle Finanze, come associazione riconosciuta per attività di protezione civile. In un secondo momento ci iscriveremo nei singoli albi locali della Protezione civile e negli eventuali registri di volontari che dirà la legge sulla sicurezza.
Qual è la vostra diffusione in Italia?
Siamo equamente distribuiti in tutta la penisola: la sede nazionale è a Torino, poi ci sono le sedi di Sarzana (SP), Siracusa e Reggio di Calabria.
L’adesione alla GNI, si legge dal vostro sito, è aperta a “tutti i cittadini Italiani maggiorenni, senza distinzione di ceto sociale, razza e ideologia politica”. Quindi niente stranieri? E le donne possono iscriversi?
Solo cittadini italiani, ed è necessario presentare anche il certificato penale. Le donne? Perché no? Basta che abbiamo compiuto i 18 anni di età, non c’è limitazione di sesso e non c’è discriminazione verso nessuno. L’importante è amare la propria patria. Si sono iscritti anche comunisti! Ci sono membri di destra come ex sostenitori del partito di Bertinotti: la gente è stanca di avere paura. La sicurezza è di ogni colore politico e questa è una cosa bella per la nostra nazione.
Parliamo degli iscritti: chi sono e quanti sono?
Fino alla scorsa settimana ne contavamo circa duemila, ma in questi giorni sono arrivate molte domande di adesione. La gente sta rispondendo. Essendo un servizio di protezione civile si possono iscrivere tutti, anche poliziotti. Tra gli ultimi contatti c’è quello di un generale del corpo forestale dello Stato. Il comandate generale è il colonnello dei Carabinieri Augusto Calzetta, nome noto che si occupò dell’arresto Bompressi, come del sequestro dell’Achille Lauro e del delitto Sutter. Come rappresentante legale pro-tempore c’è Maurizio Correnti, alpino in congedo.
A cosa si ispirano le vostre uniformi?
I bellissimi pantaloni neri con bande gialle si ispirano a quelli delle giubbe rosse canadesi mentre la camicia a quella in dotazione all’esercito italiano.
Si legge che la GNI “ripudia ogni forma di violenza”. Ma come mai nella vostra uniforme sono previsti anche elmetto e guanti antitaglio in Kevlar?
L’elmetto è una misura preventiva per l’incolumità degli operanti. Si immagini ad esempio di dover intervenire in una situazione simile a quella de L’Aquila: l’elmetto sarebbe più che necessario. Con il tempo ci doteremo anche di ambulanze ed eliambulanze… I guanti invece sono prettamente a scopo difensivo: noi siamo disarmati e cronache di accoltellamenti sono frequenti.
Nel vostro distintivo ci sono ruota solare, simbolo adottato anche da certo ordine misterico-esoterico all’interno delle SS naziste, e aquila imperiale romana.
Il nostro distintivo è semplicemente il sole incandescente dei Maya, un simbolo esoterico che è stato emblema di gioia. Figuriamoci, in Germania dove sono assolutamente banditi richiami al nazismo la ruota solare è molto usata, anche come marchio di vini, cioccolati… Il nostro simbolo non ha nulla a che fare con il passato, né con il sole celtico, definito il sole delle Alpi, che ha la Guardia Nazionale Padana. Per di più in Italia il proprietario di questo simbolo sono io, con tanto di brevetto e registrazione con diritto d’autore. Quanto alle aquile imperiali romane, ci sono anche nel palazzo del Consiglio Superiore della Magistratura a Roma, in piazza Indipendenza.
Chi finanzia la GNI?
Finora nessuno. Poi come protezione civile aderiremo ai finanziamenti appositi statali, e come volontari che concorrono al presidio del territorio attingeremo agli eventuali finanziamenti del ministero degli Interni.
Il VIDEO di YouTube con la risposta di Saya alla Procura di Milano:

Maggioranza a consulto per risolvere il ddl sicurezza e il nodo si risolve. E la norma sui presidi-spia contenuta nel ddl, dopo le critiche espresse per iscritto dal presidente della Camera Gianfranco Fini, sarà cancellata: per iscrivere il figlio di un immigrato alla scuola dell’obbligo non sarà necessario il permesso di soggiorno. Al termine della riunione di maggioranza alla quale erano presenti anche i ministri Maroni, Alfano, La Russa, Calderoli, Vito (oltre al presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno, il capogruppo Pdl del Senato Maurizio Gasparri, della Camera Fabrizio Cicchitto e il capogruppo della Lega a Montecitorio Roberto Cota), il governo trova la quadra: “Per iscriversi alla scuola dell’obbligo non sarà necessario presentare il permesso di soggiorno. Pertanto i presidi non potranno sapere se la famiglia dello studente è clandestina e non potranno fare la spia…”, annuncia La Russa, che conferma che l’auspicio del presidente Fini è stato accolto
Resta aperta, ancora, la possibilità che sul testo venga posta la fiducia. Fin’ora non se n’è discusso, dice Maroni, perchè “sono stato rassicurato dai colleghi della maggioranza e sono pienamente soddisfatto del chiarimento che c’è stato: c’è una piena condivisione del testo e nella maggioranza c’è unità totale”. Alla domanda dei giornalisti che chiedevano se la Lega non temesse i voti segreti sul testo, Maroni ha sottolineato che “il mio unico timore è che il testo sia approvato rapidamente”. Il titolare del Viminale, poi, conferma che la norma “anti-racket che tornerà come era stata approvata dal Senato”.
”Oggi pero’ - prosegue il ministro dell’Interno - sono state risolte tutte le questioni che erano rimaste sul tappeto. All’interno della maggioranza, adesso, c’e’ una piena condivisione di tutti gli articoli. Pertanto sono convinto che si potra’ andare avanti velocemente”.
Due le questioni risolte al tavolo della maggioranza nella riunione richiesta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni. In primo luogo la norma antiracket sulla quale, spiega il capogruppo della Lega a Montecitorio, si è deciso che “si torna al testo del Senato”. Poi la cosiddetta norma sui ‘presidi-spia’ per le iscrizioni scolastiche dei minori figli di clandestini: è stato lo stesso Maroni a valutare come “fondati” i rilievi di Fini.
L’opposizione plaude alla “retromarcia” della maggioranza e canta vittoria. Lo fa l’Idv, con il vicepresidente del gruppo alla Camera Antonio Borghesi: “Abbiamo vinto una battaglia di civiltà contro chi voleva introdurre norme disumane e crudeli, inutili per garantire la sicurezza dei cittadini”. E lo fa anche il Pd, per bocca del responsabile sicurezza del partito di Franceschini: “è un passo falso della maggioranza”, commenta Marco Minniti, attaccando il comportamento contraddittorio di Pdl e Lega: “Hanno strozzato la discussione nelle commissioni parlando di urgenza per il Paese, per delle norme che contengono aspetti incostituzionali e inaccettabili, e appena arrivati in aula dicono di non essere pronti”.

Dal decreto al disegno di legge. Le ronde cittadine rispuntano nei piani del governo. Così come era stato deciso nel vertice di maggioranza, la misura, cara alla Lega, è tornata in pista dopo essere stata bocciata alla Camera e al Senato. Stessa sorte per la permanenza degli immigrati fino ai 6 mesi nei Cie, altra norma che era stata stralciata. il governo ha presentato nelle commissione Affari costituzionali e Giustizia della Camera due emendamenti, che riproducono in maniera eguale la norma sulle ”associazioni dei volontari per la sicurezza”, che era stata stralciata dal decreto dopo le proteste delle opposizioni, e anche, con qualche lieve modifica, la norma sui Cie (centri di identificazione e espulsione), bocciata in Parlamento nel corso della prima lettura e una volta alla Camera, con voto segreto.
La permanenza nei Cie sarà prevista per 30 giorni, rinnovabile per altri 30: i successivi due prolungamenti di 60 giorni l’uno, come precisa Carolina Lussana, deputata della Lega Nord, dovranno essere autorizzati dal giudice di pace. Sembra invece destinata a sparire l’idea della denuncia dei clandestini da parte dei medici, che aveva suscitato le proteste anche di 101 deputati del Pdl: un emendamento che la abolisce è stato presentato dai relatori di maggioranza del provvedimento, Jole Santelli e Francesco Sisto.
Identica sorte dovrebbe subire l’emendamento D’Alia che ha scatenato le ire degli internauti e che prevedeva la possibilità di oscurare i siti in cui singoli utenti commettessero l’incitazione a delinquere o apologia di reato.La norma prevedeva che ”in caso di accertata apologia o di incitamento, il ministro dell’Interno dispone con proprio decreto l’interruzione dell’attività indicata, ordinando ai fornitori di servizi di connettivita’ alla rete Internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine, ampliando sanzioni pecuniarie per gli inadempienti”.
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Il Senato ha approvato il dl sicurezza che da oggi è legge.
A favore hanno votato (quasi) tutti: compatta la maggioranza, l’Idv, il Pd e l’Udc. Contrari i senatori radicali (quelli del gruppo del Pd). In totale, i sì sono stati 261, tre i no e un astenuto: Francesco Pancho Pardi, in dissenso dal suo partito l’Italia dei Valori
Il provvedimento, in scadenza il 25 aprile, approvato dalla Camera senza le norme sulle ronde e quelle sul prolungamento a sei mesi della permanenza dei clandestini nei Cie, Centri di identificazione ed espulsione, (stralciati nella movimentata seduta dell’8 aprile a Montecitorio, sono stati trasformati in due ordini del giorno votati ieri dal Senato), non è stato modificato dal Senato. Diventano quindi legge anche le norme anti stupro e quelle contro lo stalking.
Anche la Lega ha votato a favore del dl, dopo le durissime contestazioni alla Camera e l’intesa politica raggiunta di fronte all’impegno del governo a reintrodurre in altro provvedimento (ddl sicurezza) le parti relative al trattenimento nei Cie degli immigrati clandestini e alle ronde cittadine.
Ma il Carroccio ha comunque fatto sapere la sua contrarietà: durante le dichiarazioni di voto il leghista Gianpaolo Vallardi si è tolto più di qualche sassolino dalla scarpa su soggiorno clandestini nel Cie e ronde che alla Camera sono stati stralciati dal provvedimento. “La Lega Nord continua sicuramente e apprezziamo la maggioranza ed il governo che hanno recepito i nostri ordini del giorno. La Lega non molla sulla sicurezza, noi abbiamo la coscienza tranquilla”, ha detto il parlamentare leghista.
Il voto favorevole dell’opposizione (”Per responsabilità” come ha sintetizzato il senatore Pd Felice Casson) è stato garantito per consentire la conversione del decreto, giunto oramai alle soglie della scadenza, ma numerose ed articolate sono state le critiche rivolte al provvedimento. Il Pd ha detto sì perché il testo, a giudizio della presidente dei senatori Anna Finocchiaro, “reca fortissimamente il segno del nostro contributo in tutta la parte che riguarda lo stalking”. La conclusione della vicenda, secondo Finocchiaro, dovrebbe essere di monito alla maggioranza insegnando che “quando ci si confronta per davvero e non si fa solo la finta di aprirsi al dialogo, quando anche il dibattito parlamentare oltre a quello nel Paese si stringe sulle questioni, accettare le ragioni delle opposizioni e loro proposte può essere un buon metodo per avere provvedimenti di buona qualita’ e utili al Paese”.
Il decreto legge sulla sicurezza contiene una serie di modifiche che concernono il codice penale e il codice di procedura penale. In particolare, all’articolo 1 viene sostanzialmente reintrodotta un’aggravante per il caso in cui il reato di omicidio faccia seguito al delitto di violenza sessuale, violenza sessuale su minori e violenza sessuale di gruppo. Vi sono poi una serie di modifiche del codice di procedura penale che riguardano misure cautelari personali, con un significativo ampliamento per le associazioni a delinquere; la tratta e riduzione in schiavitù delle persone; il sequestro di persone; i reati di terrorismo; prostituzione minorile; pornografia minorile ed iniziative turistiche volte al favoreggiamento della prostituzione minorile.
Ai fini della tutela della sicurezza urbana, inoltre, i comuni sono autorizzati ad impiegare sistemi di videosorveglianza nei luoghi pubblici o aperti al pubblico. I dati raccolti possono essere conservati fino al settimo giorno successivo alla loro rilevazione, salvo esigenze particolari di ulteriore conservazione. Le vittime del reato di violenza sessuale possono accedere al patrocinio gratuito a spese dello Stato anche in deroga i limiti di reddito ordinariamente previsti dalla legge.