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La piaga dello sciacallaggio tra le macerie dell’Abruzzo: arresti e controlli

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L’allarme venne lanciato già 24 ore dopo la terribile scosa che ha raso al suolo L’Aquila e la sua provincia: attenzione, nelle case abbandonate è pericolo sciacalli. E allora il premier Berlusconi annunciò l’introduzione del reato specifico, con sanzioni severe “perché chi si abbassa a compiere azioni del genere dimostra di avere dentro di sé un disvalore umano molto forte”; i cittadini de L’Aquila si sono organizzati in ronde; il ministero della Difesa ha messo a disposizione “700 militari che lavoreranno al fianco di carabinieri e polizia per un servizio di controllo”: le squadre miste esercito-forze dell’ordine saranno coordinate dal ministero dell’Interno attraverso il prefetto Franco Gabrielli (l’ex “007″, appena nominato dal governo) e il questore Filippo Piritore, dell’Aquila.

E proprio grazie ai controlli, questa mattina una badante romena è stata arrestata dai carabinieri de L’Aquila insieme a tre suoi connazionali. I quattro sono stati sorpresi dai militari mentre rubavano gioielli e denaro contante nell’abitazione del datore di lavoro della donna, nel paesino di San Panfilo D’Ocre, nei pressi de L’Aquila.
Il padrone di casa da lunedì scorso, cioè da quando il violento terremoto ha sconvolto L’Aquila e tutta la provincia, è ospite della tendopoli allestita nel piccolo paesino. I quattro stranieri hanno approfittato della situazione per svaligiare l’appartamento del quale avevano anche le chiavi. I carabinieri erano stati avvisati da alcuni cittadini di San Panfilo insospettiti dalla presenza dei quattro romeni. Nell’auto dei fermati i carabinieri hanno trovato anche diverse valigie, non si esclude che avessero in mente di allontanarsi dalle zone colpite dal sisma.
I servizi e i presidi di controllo antisciacallaggio sono andati avanti anche durante i funerali.

Ma i primi atti di sciacallaggio si stanno registrando anche nei campi di accoglienza dove vengono distribuiti viveri, vestiario e altri beni di prima necessità. In particolare nel campo del grande prato di piazza D’Armi, alla periferia de L’Aquila, uno dei più grandi, da questa mattina sono scattati i controlli sulle persone che chiedono viveri e indumenti.
“Questa mattina siamo riusciti ad organizzare i controlli” ha detto Angelo Costenaro della protezione civile di Marostica. “Finora si era registrato il fenomeno che in particolare cinesi e romeni sono entrati e usciti più volte con montagne di merce. C’è il sospetto che qualcuno si stia arricchendo con questi stratagemmi perché sempre a mio avviso” ha continuato “credo che questi materiali poi vengano venduti fuori anche in altre città”.
Da questa mattina le persone che hanno bisogno di materiale e viveri possono entrare nel campo e avranno la consegna solo dopo essersi registrati in una tenda dove è stata installato un ufficio accettazione nel quale devono essere rese note generalità, abitazione e condizione. A queste persone viene rilasciato una dichiarazione con la quale poi possono uscire dal campo di accoglienza. Per quanto riguarda i cittadini stranieri che non sono registrati tra gli sfollati del campo, gli stessi vengono prima invitati a farsi rilasciare permessi nella sede dell’Unitalsi. Secondo gli operatori della Protezione civile del campo di piazza d’Armi questo fenomeno sta caratterizzando anche gli altri centri di raccolta e di accoglienza.

Ma gli sciacalli sono in agguato sul web: approfittando della tragedia che ha sconvolto l’Abruzzo, e della buona volontà di chi desidera fare offerte per aiutare i terremotati, circolano alcuni falsi siti che non solo dirottano le offerte su propri conto correnti che nulla hanno a che vedere con la raccolta per le vittime del sisma ma rubano e clonano i dati della carte di credito. La polizia postale e delle comunicazioni del compartimento del Lazio ha condotto una operazione contro il fenomeno del cosiddetto phishing legato ai tragici eventi del terremoto. In particolare gli investigatori della Polizia di Stato hanno scoperto il proliferare sulla rete internet di siti apparentemente riconducibili alla Croce rossa italiana e che promuovono iniziative di solidarietà, attraverso il versamento di somme di denaro con carte di credito, in favore delle vittime del terremoto, su conti intestati sicuramente a persone estranee alla Croce Rossa Italiana.
I siti, sono in realtà pagine web clone dell’homepage del sito della Croce rossa italiana, che invitano i visitatori ad operare una donazione tramite servizio paypal, il cui link reindirizza l`utente ad un`altra pagina clone del noto sito paypal verosimilmente idonea a carpire in frode le credenziali ed i dati delle carte di credito.

Si fa strada inoltre altro antipatico fenomeno tra le macerie del terremoto: quello dei gruppi di curiosi, una sorta di “turisti delle sciagure”, in alcuni casi muniti anche di macchine fotografiche o videocamere. E se l’attività di controllo delle forze dell’ordine ha tenuto lontani i predoni delle case abbandonate, più difficile è difendersi dai curiosi a caccia di “emozioni da sisma” o, peggio, da immagini che testimonino la difficile situazione delle città colpite o delle persone sfollate. Si tratta di un classico, purtroppo, già registrato anche in occasione di recenti catastrofi. Un fenomeno meno pericoloso dello sciacallaggio ma non per questo meno spregevole e inquietante vista la drammaticità del momento.

Ostruzionismo e ferie pasquali: le ronde spariscono dal decreto sicurezza

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Uno scontro aperto. Durato una giornata intera. Un vero e proprio braccio di ferro, tra
Lega e opposizione. Sulle ronde.
Chi ha vinto? Di certo, ha perso la Lega: il governo ha accettato di eliminare dal dl sicurezza le norme sulle ronde duramente contestate dall’opposizione e, ultimamente, criticate anche dal Csm.
L’accordo è stato raggiunto nella conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Ma il governo è poi andato sotto sull’articolo 5 dello stesso decreto: quello che prevede la permanenza fino a 6 mesi per gli immigrati nei centri di identificazione ed espulsione (gli emendamenti identici di Pd e Udc sono passati con 232 voti a favore, 225 contrari e 12 astensioni. La votazione si è svolta a scrutinio segreto). Due gocce che fanno traboccare il vaso leghista. I deputati del Carroccio escono infuriati dall’aula di Montecitorio: “Ci hanno traditi” e minacciano ripercussioni sulla maggioranza.

Sono state davvero 24 ore di bataglia, a livello parlamentare. In Aula alla Camera, il Pd mette subito le cose in chiaro: se si stralcia la norma che legalizza le ronde, il decreto del governo, che contiene anche misure anti-stupro, potrà essere votato in tempi brevi. Ieri sulle quote latte non ci siamo messi di traverso per senso di responsabilità nei confronti delle vittime del terremoto, ricorda il capogruppo del Pd Antonello Soro, ma i doveri li ha anche la maggioranza. Stessi toni usati dal vicepresidente del gruppo dell’Udc Michele Vietti: anche il centrodestra “si dimostri responsabile” facendo un passo indietro. La Lega però non sente ragione: quella sulle ronde, assicura il ministro dell’Interno Roberto Maroni presente in Aula per quasi tutto il giorno, “È una norma giusta, coerente e moderna”, nonché molto cara al Carroccio, pertanto non si tocca.
Il centrosinistra ribatte ed è subito ostruzionismo. Un ostruzionismo che avrebbe messo a rischio il decreto, che scade il 23 aprile. Fatti due calcoli, intervenendo tutti e 278 i deputati dell’opposizione (Pd, Idv e Udc) su ogni emendamento o pronunciando tutti anche solo una dichiarazione di voto, il Pd era certo che l’esame del decreto non si sarebbe maii concluso entro giovedì (come aveva previsto la Lega), cioè alla vigilia delle vacanze di Pasqua.
I deputati poi, per i sette giorni successivi, avrebbero deciso di prendersi la cosiddetta “settimana bianca” (la settimana al mese in cui la Camera non si riunisce), tornando a riconvocarsi il martedì dopo ancora, cioè il 21 aprile: troppo tardi, anche perché poi il Senato avrebbe avuto neanche due giorni di tempo per dire la sua sul testo.
Insomma: o si rinuncia alla “settimana bianca” oppure il decreto decade senza essere riconvertito, facevano capire dalla maggioranza. Così si è scelto di togliere la norma dl decreto e di inserirla in un ddl. Una decisione a sorpresa che dispiace non poco la Lega (che delle ronde ha fatto il suo cavallo di battaglia, nonostante, malignano nel Pdl, abbia gia’ incassato il federalismo fiscale e le quote latte), dopo che fino all’ultimo minuto il governo aveva minacciato il ricorso al voto di fiducia. Una possibilità quest’ultima che era stata esplicitata proprio dal ministro della Difesa Ignazio la Russa, che a a Panorama del Giorno con Maurizio Belpietro, aveva dichiarato che “L’ostruzionismo dell’opposizione sul decreto sicurezza costringerà il governo a un voto di fiducia, il giorno 20 aprile, che è figlio delle sterili polemiche della sinistra. Quello che è emerso in modo chiaro è che la sinistra, anziché cogliere l’opportunità che il governo le ha offerto, e cioè modificare la legge che istituisce le ronde, autorizzando esclusivamente l’impiego di ex Carabinieri, poliziotti e uomini dello Stato, per puro spirito di polemica non ha accettato neanche questo”.
Da punto di vista tecnico, la norma sulle ronde verrà eliminata dal decreto o con un emendamento soppressivo del governo o con uno dell’opposizione su cui il governo renderà parere positivo. Quelle norme verranno molto probabilmente inserite in un disegno di legge di cui il governo chiederà l’esame quanto prima già nella riunione dei capigruppo prevista per questo pomeriggio.
La decisione del governo di stralciare la norma sulle ronde ha fatto esultare l’opposizione. “Quando prevalgono la saggezza e la ragionevolezza, non vince nessuno ma vincono tutti”, ha commentato il capogruppo del Pd Antonello Soro al termine della conferenza dei capigruppo in cui l’esecutivo ha annunciato la sua decisione. A questo punto, ha assicurato, “ci impegnamo a fare tutto il possibile perchè il dl sia approvato in giornata”, ha assicurato.

terremoti

Anche l’Italia dei Valori saluta come una propria vittoria lo stralcio della norma sulle ronde dal decreto sicurezza. Per la deputata dipietrista Silvana Mura “è una vittoria dell’opposizione. La marcia indietro effettuata dal governo inoltre, oltre a costituire una sconfitta per la Lega, che è stata evidentemente abbandonata dal resto della maggioranza, dimostra che avevamo ragione noi e che abbiamo fatto bene a dare vita all’ostruzionismo parlamentare per difendere la legalità e la sicurezza dei cittadini”.

Il VIDEO servizio:

Bene le norme anti-stalking, dubbi sulle ronde. Il Csm in campo sulla sicurezza

Le ronde nelle città italiane

Critiche alle ronde stabilite dal decreto sicurezza; bene alle norme che invece riguardano il contrasto alla violenza sessuale e allo stalking.
È articolato il giudizio del Csm sul decreto legge del governo ed è contenuto in un parere messo a punto dalla Sesta Commissione di Palazzo dei marescialli e che oggi pomeriggio sarà all’esame del plenum. Sulle ronde i consiglieri esprimono più di una “perplessità” a cominciare dalla scelta di “derogare al principio che assegna all’autorità pubblica l’esercizio delle competenze in materia di tutela della sicurezza”. Ma soprattutto segnalano un pericolo: “la genericità delle previsioni contenute nel decreto legge può determinare il rischio del determinarsi di incidenti, e nei casi più gravi della commissione di reati”; con il risultato di portare a “un aggravio sia per le forze dell’ordine” (che sarebbero distolte “dal perseguimento del fine di garantire un efficace controllo del territorio”) “sia per l’esercizio delle funzione giurisdizionale da parte della magistratura”.
Nel testo del governo sulle ronde ci sono troppe “discrezionalità ” e “lacune”, lamenta la Commissione. Come la “mancata previsione” che le associazioni di volontari “non debbano avere né natura né finalità di ordine politico”; o “l’assenza di ogni requisito negativo , preclusivo della partecipazione alle associazioni, come quelli di essere stati condannati per reati di violenza o per il compimento di atti di discriminazione”.
E non basta: “La doverosa precisazione che i cittadini debbano essere non armati” non fuga “ogni dubbio sull’utilizzazione di strumenti, non definibili armi in senso proprio,ma comunque atti a compiere atti di coercizione fisica”;e non c’é “un effettivo controllo sull’attività realmente svolta dalle associazioni”. Diverso è il giudizio sulla parte del decreto che “mira positivamente a rafforzare gli strumenti per contrastare tutte le forme di aggressione sessuale”.
Il Consiglio “condivide” in particolare la scelta di ammettere l’incidente probatorio, “in assenza dei requisiti ordinariamente previsti”, nei casi di violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia, come pure il gratuito patrocinio per tutte le vittime , e l’introduzione del reato di stalking, che “colma una profonda lacuna normativa”.

Ma esprime “perplessità” sul carcere obbligatorio per i responsabili di violenza sessuale. Non mancano riserve sulla norma che estende a 6 mesi il termine massimo per trattenere gli stranieri irregolari nei Centri di identificazioni e di espulsione.
“La privazione della libertà personale, che è bene di primaria rilevanza costituzionale” scrivono i consiglieri “impone che si attui un procedimento di controllo del titolo che legittima la detenzione amministrativa assolutamente rigoroso”. E trattandosi di una materia così delicata “meglio sarebbe investire il tribunale ordinario” piuttosto che i giudici di pace.

Addio Peppone, al Nord sempre più i sindaci sceriffi

multe a lucciole e clienti

Emettono ordinanze contro la prostituzione in strada, l’accattonaggio molesto, gli episodi di vandalismo e la somministrazione di alcol di notte, per evitare le stragi del sabato sera. Sono i cosiddetti sindaci “sceriffi” che, per ripulire i quartieri e le strade delle città, vorrebbero una polizia locale più forte e con maggiori poteri. Guidano soprattutto le amministrazioni del Nord, la maggior parte di centrodestra, ma trovano adepti anche nelle giunte rosse di Emilia Romagna e Toscana. Insomma, anche sotto il Po il modello “Peppone”, tutto casa e partito, è definitivamente superato, lasciando spazio al ben più efficace metodo alla “Gentilini”, l’ex primo cittadino leghista di Treviso precursore degli attuali sindaci sceriffi del Nord. La conferma viene da una ricerca di Anci (Azzociazione nazionale comuni italiani) e Cittalia su 600 ordinanze emesse in 318 comuni in base al decreto Maroni (che dal 5 agosto scorso ha ampliato i poteri dei sindaci), presentata oggi a Novara durante un convegno. Ne emerge un paese spaccato in due: sindaci decisionisti e impegnati in prima persona sul tema della sicurezza al Nord, mentre al Centro Sud resiste ancora il modello tradizionale del sindaco di “Palazzo”, tra scartoffie da firmare e cerimonie da presenziare.
Il 66,7 per cento delle ordinanze comunali sulla sicurezza urbana, secondo la ricerca, è stato emesso da sindaci del Nord Ovest e del Nord Est, rispettivamente il 40,3 per cento e 26,4 per cento. Solo il 6,7 per cento delle ordinanze è stato firmato dai sindaci delle Isole, mentre nel Centro sono l’11,7 e nel Sud il 14,9 per cento. Dall’entrata in vigore del decreto Maroni, il tema più regolato dai primi cittadini è stato il divieto della prostituzione in strada (16 per cento), seguito dal divieto di consumo di somministrazione di bevande (13,6 per cento), dal vandalismo (10 per cento) e dall’accattonaggio molesto (8,4 per cento). Secondo l’indagine, la Lombardia è la regione in cui si registra il maggior numero di ordinanze (144 in 82 comuni, pari al 5,3 per cento del totale), mentre il Veneto ha il più alto numero di sindaci sceriffi (l’8,6% dei comuni). Si adeguano anche le regioni “rosse”, Emilia Romagna e Toscana, rispettivamente con il 7,6 per cento e il 7,7 per cento dei comuni. Ricorrono allo strumento delle ordinanze sulla sicurezza sopratutto i sindaci dei comuni medio piccoli: il 24 per cento nei comuni tra i 5 e i 15 mila abitanti, il 28 per cento tra i 15 mila e i 50 mila e l’11 per cento tra i 50 mila e i 100 mila. Solo l’8 per cento delle ordinanze sono state emesse nei comuni con oltre 250 mila abitanti.
E ora i sindaci del Nord chiedono anche più poteri alla polizia locale: secondo un questionario dell’Anci condotto su 109 comuni, tra le priorità d’intervento segnalate dai primi cittadini ci sono il rafforzamento e l’adeguamento tecnico e strumentale della polizia locale (35,9 per cento), gli interventi di riqualificazione urbana e contrasto al degrado (25,2 per cento), la prevenzione sociale e l’educazione alla legalità (24,8 per cento) e il sostegno alle vittime dei reati (14,3 per cento).

LEGGI ANCHE: Zanonato, Pd: “Gli sceriffi nei fumetti stanno con i buoni”

Berlusconi punge gli amici della Lega: “Non possono volere sempre tutto”

 Silvio Berlusconi e Umberto Bossi

L’occasione è la riunione del Ppe a Bruxelles. Ma i temi sono molto italiani: “Agli amici della Lega dico che non possono volere sempre tutto”.
Parole del premier Silvio Berlusconi, a margine del vertice, raccolte dai cronisti che gli chiedevano se ci fosse una qualche forma di insofferenza del Pdl nei confronti della Lega Nord. Il premier chiarisce che non c’è nessuno “strapotere” di Bossi ma aggiunge: “Noi sappiamo che i nostri interlocutori della Lega sono esigenti e cercano di battersi per le loro idee e insistono per affermarle”. Un esempio? La questione delle ronde dei cittadini, fortemente volute proprio dal Carroccio e dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni. “Noi non la sentivamo”, dice il premier “perché pensavamo che sarebbe stata presa come poi è stata presa dall’opposizione, e quindi anche dai media, cioè come la volontà di sostituirci alle forze dell’ordine”. Quelle di Berlusconi, in effetti, sono apparse vere e proprie punzecchiature rivolte al Carroccio: “Abbiamo dato all’opposizione” aggiunge “un pretesto per montare un’accusa che non è fondata nei fatti”.
Parlando del rapporto con gli alleati leghisti, il Cavaliere ha poi puntualizzato: “È chiaro che qualche volta possiamo dire di sì, qualche altra volta lo diciamo con difficoltà, mentre alcune volte diciamo di no. Direi che da queste vicende, se dovesse uscire un suggerimento, sarebbe quello di dire appunto agli amici della Lega di non volere sempre tutto”.

E il Senatùr? La replica di Bossi arriva a stretto giro di posta: “Silvio è un amico, ma ha subìto le pressioni del Pdl. Ma alla fine un equilibrio lo troviamo”.
Sulla lettera dei 101 deputati del Pdl che punta il dito contro la possibilità per un medico di denunciare i clandestini (contenuta in un emendamento al “Ddl Sicurezza”), il Cavaliere ha detto di non avere “nessuna obiezione a modificare la legge”. A chi chiedeva se questa lettera non avesse provocato un sentimento di irritazione all’interno della maggioranza, il premier ha replicato: “No, ho parlato con chi ha firmato, persone vicine a me che mi hanno detto di aver firmato la lettera in totale buona fede. E la lettera rappresenta un sentimento che condivido”. E comunque poi ha precisato che sulla possibilità per il medico di denunciare i clandestini “c’è un equivoco”, poiché “non è vero che i medici hanno l’obbligo di denunciare, abbiamo solo tolto il divieto”. Intanto proprio il contenuto della lettera diventa un emendamento al ddl sicurezza attualmente all’esame delle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali della Camera. L’annuncio è stato dato da Alessandra Mussolini, animatrice dell’iniziativa, che insieme ad altri nove deputati del Pdl ha messo nero su bianco una proposta che reintroduce il divieto di denuncia da parte dei medici. Tra i firmatari, Domenico Di Virgilio, Barbara Saltamartini, Alfonso Papa, Manlio Contento, Carla Castellani, Carmine Patarino.
Berlusconi ha commentato anche le parole papa Benedetto XVI sull’uso del preservativo che hanno ricevuto le critiche di Francia e Germania, sottolinenando che “ciascuno svolge la sua missione” e il Pontefice è solo “coerente con il suo ruolo”.

Il VIDEO servizio:

Sicurezza in città: a Napoli invece delle ronde c’è Entomo il supereroe

La pagina di Entomo

Di lui si sa solo il “nome di battaglia”: si fa chiamare Entomo, oppure “The Insect Man” (l’uomo insetto); ha 31 anni e una pagina su MySpace. Ma chi si celi dietro quel costume bicolore attillato e quella maschera ben aderente al viso, nessuno sa.

Eppure è da due anni che pattuglia le strade di Napoli, mascherato come un supereroe dei fumetti. Però è reale (importante la sua precisazione, a scanso di equivoci: “Non sono un esaltato. Non sono un mitomane”). Anche se non spara e non picchia: fa da deterrente, mettendo in fuga i criminali con la sola sorpresa del suo intervento (e del suo costume). Volendo sarebbe la risposta napoletana (patria delle maschere, della commedia dell’arte, degli sberleffi) alle ronde che il ministro Maroni prevede pronte entro aprile (anche se Entomo non apprezza l’accostamento): “Pattuglio le strade della città, di giorno e di notte. Non sono un vigilante, non mi sostituisco alla legge. Fermo i piccoli crimini che posso fermare, altrimenti avverto anonimamente la Polizia. Combatto contro l’individualista che mangia il prossimo per tornaconto personale. Contro le persone che fanno del male, nonostante possano scegliere di evitarlo. Combatto contro il consumismo”.
Hanno parlato di lui (in questi giorni, e siamo ancora lontani dal primo Aprile): prima Il Riformista, poi Il Giornale ed è finito anche su La Nueva España. Il suo costume è verde chiaro con maniche scure, porta pantaloni neri e stivali marroni, non ha mantello e si nasconde sotto un cappuccio neroverde.
La sua prima volta? “Il 2 marzo 2007″. Anche se: “La molla di Entomo è stata sempre con me. Quando è arrivata l’ispirazione ho capito cosa dovevo fare”, confessa a Il Giornale. “Non è successo nulla, non ho salvato nessuno, ma almeno ho vinto la mia grande sfida: uscire allo scoperto”, con il volto ben nascosto dalla maschera, s’intende. Ma non per vergogna; piuttosto perché come Batman, Superman e Spiderman anche Entomo deve rimanere rigorosamente coperto dall’anonimato.

E infatti lui chiarisce di appartenere alla schiera scelta dei Supereroi: una specie di club della sicurezza che esiste davvero, qua e là sulla Terra. Sono i “Real Life Superhero”: circa duecento persone normali (nel senso di vere, reali), che vestono come gli eroi dei fumetti, aderiscono a regole severissime, hanno in SuperBarrio Gomez il leader più prestigioso: “La gente è con noi” aggiunge Entomo “spesso, dopo il mio intervento, ho raccolto applausi”. Il fine è chiaro: “Essere un supereroe è il gesto più importante che si possa realizzare in un mondo arretrato come il nostro”, scrive Entomo su MySpace, la bacheca dei suoi appelli. Ma i malintenzionati che operano nel napoletano si arrendono appena lo vedono oppure oppongono resistenza? Nessun ladro accetta serenamente di finire in prigione. Non mancano le volte in cui Entomo deve bloccare i malviventi utilizzando la forza. “Io non amo la violenza gratuita e ingiustificata” ha spiegato al Riformista. Pratico il Krav Maga. Cerco di disarmare il nemico senza ferirlo. Molte volte ho affrontato dei teppisti basandomi sulla velocità. Generalmente desistono. Il costume gioca da diversivo”.

Oppure, dice ancora: “Utilizzo le mie capacità” - già i superpoteri: “riflessi incredibili e talenti come il Parallelogramma“, che lui definisce come “la capacità di captare le sfumature psicologiche delle persone”) - “per salvare quel che resta da salvare e distruggendo quel che non rientra nel grande schema dell’equilibrio”.
Il VIDEO di Entomo su YouTube:

La sicurezza di Roma? Niente ronde, tante telecamere e task force sui bus

Agenti di vigilanza privata sorvegliano la stazione della metropolitana di Roma
Tanti occhi digitali fissi su ogni angolo della città (strade, banche, negozi, stadi, musei, stazioni della metro) - soprattutto nelle zone più a rischio - e una rete che convogli tutte le immagini a una centrale operativa, da aprire in Campidoglio o in questura o in una sede del Viminale.

L’Unione Industriali di Roma scende in campo con il progetto “Roma città sicura”, presentato al sindaco Gianni Alemanno che, stando alle prime indiscrezioni, si sarebbe detto entusiasta dell’idea. Il piano è la prima parte di un maxiprogetto per il digitale a Roma da 600 milioni di euro di investimenti in cinque anni. Durante i quali dovranno essere posati centinaia di chilometri di fibre ottiche di nuova generazione che colleghino in una rete le migliaia di telecamere puntate su ogni angolo della città, “aggiungendone anche di altre nelle zone più oscure e più periferiche dell’area metropolitana”. Della rete faranno parte i “lampioni intelligenti” equipaggiati con sensori in grado di identificare se ci sono armi in zona, e con display per avvisi di pubblica utilità.
Il progetto è tutto da verificare, come risulta a Panorama.it che ha consultato fonti vicine al gabinetto del sindaco, ma al tempo stesso potrebbe dare maggiore impulso ai tanti sforzi compiuti fino adesso per garantire più sicurezza ad una città nell’occhio del ciclone da qualche mese a questa parte. In ogni caso, sicurezza e pugno duro sì, ma mai lasciando spazio all’improvvisazione e al “fai da te”.
Lo ha ripetuto Alemanno in un’intervista rilasciata a Famiglia Cristiana, in edicola questa settimana. Lo ha confermato questa mattina dalle frequenze di Radio Vaticana, spiegando che “le ronde sono negative perchè sono un’alternativa alla giustizia e alla sicurezza delle istituzioni, inoltre creano più problemi di quanti ne risolvano”. Facendo il punto sulla situazione della città alla vigilia della visita del Papa in Campidoglio che si svolgerà lunedì 9 marzo, il sindaco ha affermato che “si tratta di un’enfatizzazione, queste ronde sono composte da pochissime persone sulla base di una strumentalità politica da parte di alcuni gruppi. Al di là della retorica, la realtà è molto semplice: anche il ministero dell’Interno ha detto con chiarezza che non si tratta di fare le ronde. Quello che si può fare è organizzare del volontariato di cittadini che collabori con le forze dell’ordine”.
Intanto, è partita l’operazione voluta dal generale Mori, che guida l’ufficio extradipartimentale per la sicurezza del comune di Roma, per garantire la sicurezza sul trasporto urbano. Tredici i municipi coinvolti per un totale di 114 linee di autobus, per lo più periferiche, sulla base di una vera e propria mappatura delle zone più pericolose. Il primo passo verso quella sicurezza integrata di cui il sindaco Alemanno ha parlato spesso. Gli autobus diretti in periferia potranno contare su una task force speciale di 200 uomini. Ispettori delle tre aziende, guardie giurate private e vigili urbani in pattuglia nei capolinea “caldi”. Per un sistema che, hanno spiegato, non deve avere lo scopo di verificare chi ha pagato il biglietto, ma deve servire a garantire la sicurezza di cittadini e autisti. La misura è sperimentale e prevede il controllo nelle ore notturne, dalle 20.30 a mezzanotte e mezza. Andrà avanti per tutto il mese di marzo e, se sarà ritenuta valida, l’intenzione è di prorogarla nel tempo, considerando anche che i costi sono di una certa rilevanza: 256 mila euro di cui 50 mila a carico di ogni azienda e 56 mila stanziati dal Campidoglio. Ma le novità in cantiere sono parecchie. Adalberto Bertucci, amministratore delegato di Trambus, ha annunciato che entro “il 31 dicembre verranno installate le telecamere sui primi 300 mezzi di una flotta che vanta 2.200 autobus”, mentre Massimo Tabacchiera, presidente di Atac, precisa che “entro giugno verranno messe in sicurezza altre 10 stazioni e capolinea, grazie all’incremento dell’illuminazione, alle telecamere e alle colonnine sos”.

Il Pd: “No alle ronde, più fondi alla polizia, risparmiando sulle elezioni”

Dario Franceschini

Per muoversi, si muove Dario Fanceschini. Interviene, fa, propone, discute. Butta lì idee e sfide. Al governo e ai suoi. Nonostante il suo mandato abbia una scadenza (ottobre 2009).
L’ultima del segretario Pd è questa: “No alla demagogia delle ronde, sì a più risorse per la sicurezza”.
Dario Franceschini lancia la proposta durante un’assemblea organizzata dal Pd con i sindacati delle forze dell’ordine presso la Sala Berlinguer di Montecitorio. Questo, spiega il segretario del Pd, a dimostrazione di quanto sia falsa l’accusa al Partito democratico di saper dire solo dei “no”. Franceschini qualche “no” lo pronuncia, ma contro le “scelte sbagliate fatte dal governo” quella “inutile di inviare i militari nelle città” e quella “pericolosa delle ronde”. E allora scandisce il segretario del Pd: “Siamo pronti a dire dei sì in Parlamento, anzi facciamo noi una proposta per reperire risorse per la sicurezza si voti per il referendum, per le amministrative e per le europee in un unico giorno, il 7 giugno, e i 460 milioni di euro risparmiati vadano per la benzina delle volanti e per assumere subito 5000 poliziotti, carabinieri e finanzieri”.
Franceschini ha sottolineato infatti che la scelta del governo di votare in 3 domeniche diverse, il 7, il 14 e il 21, per i ballottaggi, “serve a fare in modo che il referendum non raggiunga il quorum perché la Lega non lo vuole e questo rischia di succedere anche l’anno prossimo quando ci saranno le regionali e il referendum sul lodo Alfano”.
Franceschini ha spiegato di aver voluto che l’assemblea fosse aperta alla stampa perchè “gli italiani sentissero non dalla voce dell’opposizione, di cui si potrebbe sospettare che parli nell’ambito dello scontro politico quotidiano, ma dalle parole dei diretti interessati”.
Il leader del Pd ha citato i problemi più urgenti: “3,5 milioni di tagli alla sicurezza, meno volanti, meno poliziotti, 500 vetture ferme per riparazioni perchè non ci sono i soldi, racconti da brivido che abbiamo sentito oggi”, il governo sta facendo “due tipi di operazioni, una di immagine che è inutile: tremila soldati nelle strade cosa fanno? Il presidente del Consiglio aveva annunciato altri 30mila soldati per le strade: qualcuno li ha visti? Non possono esserci perchè su 70mila soldati operativi 42mila sono impegnati all’estero”.
Anche i sindacati delle forze dell’ordine puntano l’indice contro il governo, denunciando che il 30-40% delle macchine per le pattuglie sono ferme. Ma l’accusa più pesante nei confronti del governo è per l’istituzione delle ronde: “Sono controproducenti. Si è trattato di una sanatoria per qualche drappello verde”, ha detto Antonio Scolletta, coordinatore nazionale della Federazione Sindacale di Polizia dell’Ugl. Il segretario nazionale dell’Anfp, Enzo Marco Letizia, sottolinea che “le ronde sono permeabili ad infiltrazioni mafiose, soprattutto al Sud, ed ancora va chiarito che non possono portare né armi né cani”.
Duro l’atto d’accusa di Silvio Iannotta del Siap di Caserta: “Dopo l’allarme criminalità dello scorso anno, ci avevano promesso militari e risorse. Non ci hanno dato nulla. A Caserta, se le ronde ci chiamano, non abbiamo neanche le automobili per andare a controllare”. Franco Maccari del Coisp, Graziano Candeo del Siulp Veneto, Giuseppe Tiani segretario generale del Siap sottolineano che in molte regioni, soprattutto al Nord, stanno nascendo “scuole per prepararsi alle ronde” e “accedere ai fondi europei Pon per la sicurezza”.

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