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Sono 40 i capi di imputazione contro i cinque militanti dell’estremismo politico della destra, arrestati questa mattina, all’indomani della strage di senegalesi a Firenze, dai carabinieri del Ros nell’operazione antiterrorismo denominata Lama. Ai militanti di Militia è stato contestato, oltre al reato di associazione per delinquere anche la violazione della Legge Mancino, la diffusione di idee fondate sull’odio razziale ed etnico, l’apologia del fascismo, il deturpamento di cose altrui, il procurato allarme e le minacce alle istituzioni e ai loro rappresentanti. Continua
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Blitz dei carabinieri anti mafia | (Ansa)
“…che schifo le femmene comm’a cheste. Comme po’ fa n’azione e cheste ‘na mamma e figlie”. Piangeva Pasquale, quando la madre del boss è entrata nella stanza e si è messa a ridere. Rideva del “coraggio” del figlio, che aveva appena sparato un colpo di pistola alle gambe di un uomo annichilito dalla paura. Da oltre un’ora il boss lo stava minacciando con una pistola ad aria compressa davanti agli uomini d’onore della cosca e a quella stessa madre, che entrava in scena per controllare come stavano procedendo gli “affari”. Continua
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La conferma? L’indagine che venerdì 24 aprile ha portato all’arresto di due boss di Gela che, oltre ad architettare un attentato contro il sindaco gelese Crocetta, imponevano il pizzo alle aziende siciliane con lavori nel nord Italia (qui l’intervista all’imprenditore che ha denunciato i due boss). Conferma di che?
Di un dato impressionante. E cioè che in Lombardia Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta si sono “spartite” città e comuni e hanno siglato accordi di “non belligeranza” con le altre mafie etniche: romene, albanesi, nigeriane e cinesi.
Secondo l’analisi effettuata dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale, la presenza più massiccia nel capoluogo lombardo è senza dubbio quella della ‘ndrangheta: le cosche calabresi si sono insediate nei comuni dell’hinterland di Milano e poi successivamente negli affari del capoluogo lombardo: dalla movimentazione della terra, al narcotraffico, dalla gestione delle imprese edili e agli appalti pubblici. “Sono piccoli gruppi omogenei, propaggini delle ‘ndrine calabresi al Nord dove spesso trovano protezione anche i boss in fuga dai territori d’origine ” specifica il tenente colonnello Roberto Pugnetti, comandante Reparto Analisi del Ros dei Carabinieri “è una struttura sociale utilizzata anche i clan camorristi”
Nei comuni di Buccinasco e Cernusco sul Naviglio si sono insediate le cosche storiche calabresi: i Talia, Bruzzaniti, Barbaro e Papalia.
A Lecco, la potente cosca dei Coco Trovato mentre a Monza spiccano i clan Mancuso e Arena. Le indagini e le operazioni della Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza hanno evidenziato a Varese il dominio delle cosche catanzaresi e quella dei Farao Marincola mentre a Brescia e Bergamo quella dei Bellocco di Reggio Calabria.
Differente è metodo utilizzato da Cosa nostra per impossessarsi di un territorio: “La mafia siciliana utilizza singoli uomini d’onore attraverso i quali reinveste capitali e ricicla denaro sporco nel territorio da conquistare. In questo modo è più difficile, per gli investigatori, localizzare il mafioso” continua il colonnello Pugnetti. Fanno eccezione, in Lombardia i comuni di San Donato Milanese, dove quasi i due terzi degli abitanti sono originari di Gela e quello di Busto Arsizio, in provincia di Varese. In questi territori vivono affiliati ai clan Emanuello, di cui facevano parte anche i boss La Rosa e Trupia e i Rinzirillo.
“Anche in Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Toscana le organizzazioni criminali sono riuscite ad infiltrarsi nel tessuto sociale ed economico gestendo il narcotraffico, piccole imprese edili e appalti pubblici” spiega Raffaele Grassi, Direttore della I° Divisione dello Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato “una presenza che è aumentata per la crisi economica che stiamo attraversando in questo periodo; Le organizzazioni criminali, infatti, dispongono di denaro contante che in questo periodo necessita alle aziende in crisi”.
La Regione al nord con la maggiore presenza di organizzazioni criminali dopo la Lombardia è l’Emilia Romagna;
A Modena è stata registrata la presenza di esponenti legati ai clan dei Casalesi così come a Reggio Emilia e a Parma. In queste ultime due città , assieme a quella di Piacenza, ci sono anche potenti ‘ndrine calabresi. “La Liguria, invece è considerata sia dalla camorra (clan Ascione) che dalla ‘ndrangheta uno snodo fondamentale per il traffico di sostanze stupefacenti provenienti dal sud America” spiega Grassi “i corrieri dalla Spagna attraversano la Francia e entrano in Italia .
In modo marginale anche la Toscana è nel mirino delle organizzazioni criminali: cosche di Reggio Calabria (i Condello) si sono insediate sia lungo la costa tra Viareggio, Lucca e Livorno che a Firenze (Farao Marincola). Pur essendo Regione economicamente appetibile sembra rimanere al di fuori degli interesse delle organizzazioni criminali, il Veneto. Nonostante molte aziende campane abbiano trasferito le loro attività nel Nord Est, come spiega il comandante Pugnetti, non sono stati registrati o denunciati casi di infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. ” Il Veneto a differenza delle altre realtà del Nord Italia, ha aziende importanti ma per la maggior parte ancora a conduzione familiare” puntualizza Raffaele Grassi “quindi molto più difficili da controllare e da gestire da parte delle organizzazioni criminali in trasferta”.
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Ai loro “clienti” promettevano un biglietto per il “paradiso” europeo, ma li portavano nell’inferno dell’immigrazione clandestina via mare. Anche per questo è stata chiamata “Caronte”, l’operazione del Ros di Milano che ha portato a sgominare un’organizzazione dedita alla tratta di esseri umani dall’Africa all’Italia.
Il nucleo dell’ organizzazione era in Lombardia, dove i carabinieri hanno eseguito 10 ordinanze di custodia cautelare sulle 17 emesse dal gip Nicola Clivio. In manette nove egiziani e un marocchino, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tratta di esseri umani e falsificazione di documenti. Gli altri ricercati sono libici e marocchini.
Nei due anni di durata delle indagini che hanno portato a disarticolare l’organizzazione, questa avrebbe portato dalla Libia in Italia diverse centinaia di persone. Si trattava di una specie di agenzia che forniva tutto un pacchetto per i diversi passaggi dei disperati nordafricani: il viaggio dalle coste della Libia a Lampedusa o alla Sicilia a bordo di barconi, la fuga dai centri di prima accoglienza, il trasferimento al Nord o verso altri paesi europei.
Qui gli veniva procurato un lavoro in nero (tramite una cooperativa di pulizie con cui la cellula milanese era in contatto) e a volte la regolarizzazione mediante matrimoni fittizi. Il tutto a cifre astronomiche: quattromila euro per il viaggio, che poteva durare settimane e finiva con un abbandono alla deriva al largo delle coste italiane, e settemila euro per i matrimoni di convenienza. Il ministro dell’Interno Maroni si è congratulato con i carabinieri per l’operazione, condotta in collaborazione con la polizia belga.

Ex esponenti di Ordine Nuovo e dei Nar, uomini della mala del Brenta di Felice Maniero, della banda della Comasina di René Vallanzasca. E anche un ex brigatista rosso. Una banda sgominata, dopo una lunga indagine, dal Ros dei carabinieri. Il bilancio è di una ventina di arresti e una trentina di perquisizioni tra Veneto, Lombardia e Liguria. Secondo gli inquirenti, i banditi movimentavano ingenti quantitativi di cocaina e altre droghe in tutto il settentrione. Tra gli indagati anche un ex brigatista rosso che aveva a casa vecchi volantini con la stella a cinque punte, che conservava nostalgicamente.
Secondo la Procura Distrettuale Antimafia di Venezia “il sodalizio movimentava ingenti quantitativi di droga nel Nord Italia con modelli organizzativi compartimentati tipici dei gruppi eversivi in cui molti degli indagati avevano militato sino agli inizi degli anni 80″. I carabinieri stanno eseguendo, in Veneto, Lombardia, Liguria e altre regioni italiane, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 20 indagati per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Una trentina di perquisizioni sono in corso a carico di soggetti a piede libero.
La maxi operazione “Testuggine”, avviata dai carabinieri dei Ros nel 2006, aveva già portato nel tempo al sequestro di quasi 10 kg di cocaina e 15 di hascisc. Nelle perquisizioni della notte scorsa, sono stati recuperati complessivamente un altro mezzo chilo di cocaina ed un chilo di hascisc, oltre ad una pistola con silenziatore e documenti falsi.
L’ossatura dell’organizzazione era costituita, secondo i Ros, da ex ordinovisti ed ex Nar, ma si saldava poi con esponenti di bande malavitose e, in un caso appunto, perfino con le Br. Si tratterebbe di un sodalizio criminale che, secondo gli investigatori, si muoveva con l’organizzazione tipica dei gruppi eversivi nei quali molti degli indagati avevano militato fino agli inizi degli anni Ottanta. Tra gli indagati vi sono ex esponenti di Ordine Nuovo e dei Nar, mentre tra altri arrestati figurano ex appartenenti della mala del Brenta di Felice Maniero e della banda della Comasina di Renè Vallanzasca. All’ex brigatista rosso Angelo Manfrin, 64 anni (condannato nel 1990 dalla Corte d’assise d’appello di Venezia per associazione per delinquere in concorso con Gilberto Cavallini, Giusva Fioravanti e Francesca Mambro), residente a Peschiera del Garda (Verona), i Ros hanno sequestratoanche vecchi volantini con la stella a cinque punte, che questi conservava nostalgicamente nella sua abitazione.
Manfrin, che all’epoca aveva realizzato una sofisticata rete logistica di supporto alla latitanza dei terroristi dei Nar, è risultato essere l’organizzatore di un vasto traffico di droga destinata ai mercati veneto, emiliano e lombardo, oltre a coordinatore della rete distributiva con basi a Rovigo, Verona, Padova, Ferrara, Modena e Milano. Secondo quanto emerso dalle indagini, si avvaleva della complicità di Roberto Frigato, anch’egli noto esponente della destra eversiva ordinovista e di noti affiliati alla Banda della Comasina di Vallanzasca (il suo ex braccio destro Antonio Colia) e alla Mala del Brenta (Fiorenzo Trincanato). Sono stati individuati i circuiti finanziari utilizzati per riciclare il denaro (verso la Svizzera), oltre alla base operativa di Manfrin in un appartamento di Novara.
Manfrin, arrestato con addosso 15 mila euro e 8 cellulari, gestiva il traffico direttamente con la famiglia calabrese dei Morabito che si assicuravano la cocaina dal Sudamerica. I carabinieri hanno calcolato un giro di cocaina di 15 chili la settimana. Si sono rivelati particolarmente difficili i pedinamenti perché gli indagati attuavano modelli organizzativi a comparto, tipici delle organizzazioni terroristiche. Usavano infatti il metodo del controllo dei controllori in modo d’essere sicuri di non venire seguiti e si tenevano in contatto ognuno con un telefono dedicato: nessuno chiamava infatti gli altri con lo stesso numero telefonico, che veniva poi spesso cambiato.
Un degente come un altro, nella sua stanza singola della clinica Maugeri di Pavia, che non riceveva mai visite e navigava spesso in Internet col pc portatile e la scheda prepagata. Cercava siti di telecamere e microspie anche quando i carabinieri del Ros sono andati a prenderlo, ieri sera. Francesco Pelle, 31 anni, considerato ai vertici della cosca di ‘ndrangheta Pelle-Vottari, non si è scomposto all’entrata dei militari vestiti da medici. Anzi, ha tirato un sospiro di sollievo, quando ha capito che quegli uomini armati erano carabinieri e non affiliati alla “famiglia” rivale. Ha solo continuato per qualche ora a sostenere di essere l’uomo cui aveva rubato l’identità per farsi ricoverare. E col cui nome era conosciuto da pazienti e infermieri che erano diventati tutti suoi amici grazie ai regali che il 30enne distribuiva.
Si tratta di un coetaneo, residente in Calabria, che come lui ha perso l’uso delle gambe. Probabilmente, ritengono gli investigatori, Pelle aveva sottratto la fotocopia della sua carta d’identità (mettendoci poi la propria foto) a un degente durante uno dei suoi molti ricoveri in giro per l’Italia. Resta da chiarire come mai i medici dell’ospedale pavese non si fossero accorti che la sua paralisi non derivava da un incidente stradale, come diceva la diagnosi, ma da un colpo di fucile a pallettoni alla spina dorsale.
Francesco Pelle, della cosca Pelle-Vottari, arrestato dal Ros a Pavia
Pelle era ricoverato in riabilitazione a Pavia da luglio e avrebbe dovuto sottoporsi anche a un intervento, dopo l’attentato subito il 31 luglio 2006 ad Africo, in Calabria, che l’aveva costretto sulla sedia a rotelle. La strage di Natale 2006 a San Luca, in cui perse la vita Maria Strangio e rimasero ferite tre persone tra cui un bambino di 5 anni, è la ritorsione per quell’agguato. Pelle, latitante dall’agosto del 2007, è appunto accusato di esserne il mandante ed era ricercato per associazione mafiosa, omicidio e tentato omicidio insieme a Marco Marmo, Francesco e Antonio Vottari. Nella catena degli omicidi è seguita poi la strage di Duisburg, nel Ferragosto del 2007. Ciccio Pakistan (è il soprannome di Francesco Pelle, vista la sua carnagione olivastra) non c’era in Germania, ma Marmo fu tra le vittime. “Le date degli omicidi”, ricorda il tenente colonnello Mario Mettifogo, comandante del Ros di Milano, “non sono causali. In questo modo i parenti dei morti nei giorni di festa sono condannati a ricordare il lutto”.
Il VIDEO servizio:
Dal Sud America alla Calabria, via Usa: sulle linee di questo triangolo correva il traffico di cocaina della ‘Ndrangheta, capace di controllare l’importazione della droga fino in Italia grazie ai propri affiliati che, dagli Stati Uniti e dal Canada, gestivano i rapporti con il cartello del golfo messicano. Percorso, tappe, nomi e flussi accertati dall’indagine denominata “Solare”, che nella mattinata di mercoledì 17 ha portato all’arresto di 200 persone in un’operazione condotta tra l’Italia, gli Stati Uniti, il Messico e il Guatemala. I carabinieri del Ros in un anno e mezzo di indagini sono stati affiancati dalle agenzie investigative statunitensi Fbi, Dea e Ice, facendo emergere sempre più la connotazione “multinazionale” e transnazionale della ’Ndrangheta.
In particolare, le indagini sono state indirizzate nei confronti della cosca Aquino-Coluccio egemone nell’area di Gioiosa Jonica, in provincia di Reggio Calabria. L’operazione ha portato al sequestro in totale di 16 tonnellate di cocaina e 57 mln di dollari. La cosca per importare la cocaina si affidava alla famiglia calabrese degli Schirripa, da anni residente nel quartiere Corona di New York. Gli investigatori del Ros hanno arrestato, in particolare, 16 persone di cui 6 a New York (4 messicani e i fratelli Giorgio e Vincenzo Schirripa di 48 e 37 anni) mentre 8 persone sono state arrestate a Gioiosa Jonica e altri 2 arresti sono stati eseguiti a Vicenza e Siderno. L’inchiesta coordinata dalla procura nazionale antimafia e dalla direzione centrale per i servizi antidroga, ha messo in luce l’importanza del Messico nelle nuove rotte della cocaina colombiana verso l’Europa.
Diverse inchieste dei carabinieri del Ros avevano in passato sottolineato il rapporto tra ’Ndrangheta e organizzazioni paramilitari colombiane come le Farc e le Auc per il traffico della cocaina diretto sia in Italia che in altri paesi europei. Le organizzazioni dei narcotrafficanti sono state costrette a trovare nuove aree per lo stoccaggio della cocaina e in particolare si sono rivolte al cartello del Golfo del Messico che si appoggiano per il controllo del territorio a sanguinari gruppi paramilitari mercenari come quello chiamato Los Zetas. Le squadre di mercenari Los Zetas sono responsabili, secondo quanto accertato nel corso dell’inchiesta del Ros, di diverse rappresaglie eseguite in Messico nei confronti di magistrati, informatori delle forze dell’ordine, testimoni e poliziotti impegnati in indagini antidroga.
La famiglia calabrese degli Schirripa, secondo quanto emerso dalle indagini, inizialmente aveva collegamenti con un gruppo equadoregno facente capo al narcotrafficante Luis Calderon, detto “Tio”. Quest’ultimo è stato arrestato il 30 aprile scorso negli Stati Uniti e per questo le cosche jonico-reggine si sono affidate ai trafficanti del cartello del golfo. In particolare i narcotrafficanti del cartello in contatto con la cosca della ’Ndrangheta sono stati individuati in Christofer Anthony Castellano e Ignacio Alberto Diaz, che svolgevano i loro illeciti affari a New York. Un importante risultato nell’inchiesta si è registrato lo scorso 7 agosto quando i carabinieri del Ros sono riusciti ad arrestare a Toronto in Canada Giuseppe Coluccio, inserito nell’elenco dei 30 latitanti piùpericolosi d’Italia, della cosca Aquino-Coluccio. Il latitante viveva a Toronto in un grattacielo affacciato sul Lago Ontario e da dove continuava a gestire il traffico di hashish e cocaina destinato alla Calabria. Al momento dell’arresto Giuseppe Coluccio è stato trovato con circa 1,5 mln di dollari canadesi in contanti. In Calabria il Ros era inoltre riuscito a sequestrare, l’11 aprile scorso, una campionatura di cocaina proveniente dagli Usa trovata interrata in un’area boschiva di Gioiosa Jonica. Per acquistare lo stupefacente la cosca Aquino-Coluccio trasferiva il denaro all’estero utilizzando agenzie di trasferimento denaro ed una ricevitoria di Marina di Gioiosa Jonica, riconducibile sempre alla famiglia Coluccio.
Dietro c’è la Camorra. Sul tavolo dei carabinieri di Poggiomarino, nel napoletano, una montagna di droga.
Sequestrata la scorsa notte, durante un’operazione che ha, tra l’altro portato all’arresto dell’importatore Umberto Romano, 41 anni, e di Josuè Munoz Reyes, 28enne colombiano esponente del cartello di Medellin. Il valore della droga sequestrata è stimato in quattro milioni di euro all’ingrosso e di circa 40 milioni di euro al dettaglio. arrestate, il cittadino italiano, di 49 anni, ritenuto vicino al gruppo degli “scissionisti” del clan camorristico dei Di Lauro.
La droga - cento chilogrammi di cocaina purissima, divisa in 125 panetti - proveniente dalla Colombia, è arrivata, nascosta in un carico di ananas, in Italia, dove è stata prelevata dai carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Napoli, con il supporto degli specialisti del Gis, in un appartamento di via Filippo Turati.
L’indagine della Dda di Napoli e della Procura di Torre Annunziata e dal Reparto Operativo Speciale dei carabinieri ha fatto scattare l’irruzione degli uomini dell’arma nell’appartamento affittato da Romano a Poggiomarino. Romano era seguito dalla magistratura da tre anni, vista la sua appartenenza al clan degli scissionisti. Dopo la guerra di camorra si era trasferito in Colombia dove aveva vissuto per un anno e mezzo, organizzando una importazione di frutta esotica in Italia che serviva da copertura per i carichi di cocaina che era nascosta in ananas di cera, ognuna dei quali conteneva 800 grammi di droga.