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- Tags: Azouz-Marzouk, carabinieri, carcere, Carlo Castagna, cronaca, ergastolo, giudici, media, Olindo-Romano, panorama in edicola, Rosa-Bazzi, strage-di-Erba
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Olindo Romano, condannato in primo grado all
A parte la sua Rosa, quel che gli manca di più sono gli hamburger e le patatine. Lo stesso pasto che consumò l’11 dicembre 2006, la notte della strage di Erba: quella per cui è stato condannato all’ergastolo con la moglie. Olindo Romano, netturbino di 47 anni, ora vive sorvegliato a vista in una piccola cella della casa circondariale di Parma. La moglie Rosa Bazzi, sua complice secondo i magistrati, è reclusa 200 chilometri più a nord: nel carcere di Vercelli.
Il processo d’appello dovrebbe cominciare il prossimo gennaio. In questa intervista, la prima mai concessa, Olindo parla della sua detenzione, di quello che successe quella sera, delle indagini e del suo morboso rapporto con Rosa. Leggi l’intervista esclusiva a Olindo

“Cercherò di ricominciare a vivere”. Queste le prime parole di Azouz Marzouk, padre e marito di due delle vittime della strage di Erba all’uscita dal carcere di Vigevano dove ha finito di scontare una pena a 13 mesi patteggiata per spaccio di droga. Azouz, che aveva accanto a sé i suoi legali, Roberto Tropenscovino e Renato Panzeri, ha detto che è sua intenzione rimanere in Italia “per avere giustizia per mia moglie, mio figlio, mia suocera, per Valeria Cherubini e per Mario Frigerio”. Quest’ultimo è l’unico sopravvissuto alla strage.
“Sono soddisfatto per l’ergastolo”, ha aggiunto in riferimento alla sentenza con la quale i suoi ex vicini di casa, Olindo Romano e Rosa Bazzi sono stati condannati all’ergastolo con tre anni di isolamento diurno per l’eccidio dell’11 dicembre del 2006. “Sono soddisfatto ancor di più per la loro separazione”, ha detto il tunisino. “Meno per quanto è successo dopo”.
Il riferimento alla possibilità di incontrarsi per i coniugi seppur in due carceri diverse. Uno dei suoi legali, Roberto Tropenscovino, ha spiegato che Azouz rimarrà in una località segreta, “lontano dalle telecamere” in attesa dell’udienza in Cassazione, che si terrà presumibilmente in primavera, a proposito della espulsione posta come condizione perché Azouz patteggiasse la pena. “In quella sede si deciderà la legittimità di questa sentenza di patteggiamento”. Azouz, giubbotto scuro, berretto di lana nero, aveva con sé il borsone con i suoi effetti personali. Si è poi allontanato a bordo dell’auto del suo avvocato.

Sei ore di camera di consiglio. Poi, alla fine, il presidente Bianchi, la giudice a latere Lo Gatto e i sei giudici popolari (cinque donne e un uomo) hanno deciso di accogliere in pieno le richieste del pm Massimo Astori e di condannare all’ergastolo con isolamento diurno per i primi tre anni Olindo Romano e Rosa Bazzi. I giudici della Corte di assise di Como li hanno dichiarati colpevoli per tutti i reati: dei quattro omicidi e del tentato omicidio. Dovranno anche risarcire tutte le parti civili. Applausi in aula alla lettura della sentenza. Mentre uno dei difensori ha sbottato: “Tutto secondo copione, tutto previsto e calcolato”. Questo il primo commento dell’avvocato Enzo Pacia, capo del pool difensivo dei coniugi Romano.
La sentenza di primo grado al proceso per la strage di Erba è stata accolta con alcuni secondi di silenzio e poi con qualche applauso. I parenti delle vittime hanno ascoltato la lettura a testa china. I figli di Valeria Cherubini, la vicina di casa massacrata nell’eccidio, hanno ascoltato tenendosi abbracciati.
L’ultima udienza si era aperta con un colpo di scena. Il pubblico ministero, Massimo Astori, ha riferito di un fax proveniente dalla Casa circondariale di Vigevano, dove è detenuto Azouz Marzouk, marito, padre e genero di tre delle quattro vittime. Il documento rende noto un colloquio della parte lesa con la Polizia penitenziaria nel quale Marzouk avrebbe espresso la volontà di manifestare i propri “dubbi” sulla ricostruzione dei fatti. La circostanza è frutto, secondo il fax, della visita di uno sconosciuto ai familiari di Marzouk in Tunisia durante la quale questa persona avrebbe detto che i responsabili non sono gli attuali imputati.
Chiamato in aula, Marzouk ha precisato di non avere dubbi sulla colpevolezza di Olindo Romano e Rosa Bazzi, ma ha confermato la visita dello sconosciuto alla sua famiglia. “Sono solo preoccupato per i miei genitori” ha detto il tunisino. “Ho chiesto al mio avvocato di andare da loro per tranquillizzarli. Mia mamma mi ha detto al telefono di avere paura”. Mazouz sarebbe venuto a conoscenza dell’incontro in una telefonata alla famiglia il 18 novembre, dunque prima dell’udienza di mercoledì scorso in cui ha chiesto per i due coniugi “l’ergastolo senza Dio”.
Il sospetto del pm, però, è che Azouz voglia “ritardare l’espulsione”". È stato proprio Astori ad arrestare Azouz per spaccio di droga. Un’accusa che gli costa 13 mesi di carcere e l’espulsione, prevista il primo gennaio prossimo. Le dichiarazioni del tunisino non cambiano le carte in tavola, secondo l’accusa. La persona che avrebbe parlato con i suoi genitori “non è identificato né identificabile - ha spiegato Astori - Le sue parole non portano nessun contributo probatorio, insinua i dubbi ma non fornisce una versione alternativa”. E in effetti sono state tutte respinte le richieste della difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi, che intendeva sentire alcuni testimoni in ordine a i dubbi di Azouz. La Corte ha giudicato “evanescenti e prive di spunti investigativi” le dichiarazioni del tunisino e ritenendo “non assolutamente necessarie” le prove chieste dalla difesa le ha rigettate.
Poi, in aula, ha parlato Olindo Romano. “Ribadisco la nostra innocenza, e vorrei esprimere con Rosa il nostro sincero dispiacere per le persone che sono morte e per i loro familiari” ha dichiarato. A quel punto, Carlo Castagna, padre, marito e nonno di tre delle vittime, ha urlato: “Vergogna, assassini”. I suoi due figli hanno aggiunto: “Basta!”. Quest’ultima frase ha fatto indignare Castagna e le altre parti lese. “Quando esco (dalla camera di consiglio, ndr) - ha detto Bianchi - non voglio sentire volare mosca in aula, altrimenti sarò costretto a farla sgomberare”.
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Le dichiarazioni spontanee di Olindo Romano, imputato per la strage di Erba dell’11 novembre 2006 insieme alla moglie Rosa Bazzi, hanno deluso chi si attendeva delle rivelazioni sensazionali. Romano, in pochi minuti, ha precisato di voler colmare alcune sue lacune nei ricordi.
Romano ha parlato di tre argomenti: la perizia dello psichiatra Massimo Picozzi, i propri appunti sulla Bibbia e i colloqui con gli psichiatri del carcere di Como. Quanto al primo punto l’imputato ha detto che nel video che riporta il proprio colloquio con Picozzi si è “immedesimato in un personaggio”.”C’era stato mandato per una perizia psichiatrica - ha detto Romano - e con lui ho avuto tre sedute, la terza di mezz’ora. Nella prima mi ha chiesto se poteva riprendere con una piccola videocamere e mi disse che servire per redigere la valutazione psichiatrica e che non sarebbe andato sulle televisioni o sui giornali. Rassicurato da questo gli dissi di sì. Non facemmo altro che riordinare la mia confessione e immedesimarmi nel personaggio. La stessa cosa è stata fatta a mia moglie”.
Quanto agli appunti sulla Bibbia, secondo Olindo “si posizionano in un contesto in cui io avevo appena fatto una confessione. Mi ero appena dichiarato pentito ed ero per tutti il mostro di Erba. Quegli scritti sono in linea con il mio pentimento. È vero che alcuni scritti contengono una punta di rabbia, ma non è vero che volessi rivendicare qualcosa. Era uno sfogo visto che in carcere non c’è nulla da fare”.
L’imputato ha infine detto che con i tre psichiatri con i quali ha avuto a che fare nel carcere non ci sono stati “altro che 50-60 incontri nei quali si è parlato solo della terapia. Non ho mai parlato della questione, dei fatti, di questo ho parlato solo con la psicologa Mercanti. Questi sono i tre argomenti di cui l’altra volta - ha concluso riferendosi alla precedente dichiarazione spontanea - mi sono dimenticato di dire per i miei vuoti di memoria. Concludo così, non voglio dire altro”.
L’udienza era cominciata stamattina con l’intervento del difensore di parte civile di Azouz Marzouk. Azouz, difeso dall’avvocato Roberto Tropenscovino, è presente in aula, così come i due imputati, Olindo Romano e Rosa Bazzi per i quali, nella scorsa udienza, il pm Massimo Astori ha chiesto il massimo della Pena: l’ergastolo con isolamento diurno per tre anni. Il legale di Azouz Marzouk, Roberto Tropenscovino, all’inizio del suo intervento nel quale ha chiesto l’affermazione di responsabilità penale di Olindo Romano e Rosa Bazzi e un risarcimento, “in linea del tutto teorica” di due milioni e 632 mila euro, ha anche letto una lettera dello stesso Azouz nella quale il tunisino, marito e padre di due delle vittime, ha scritto che “devono essere condannati, non più alla pena di morte, come pensavo, ma all’ergastolo senza Dio”.
Tropenscovino ha messo in guardia chi vorrebbe usare a fini processuali lo stato di pregiudicato di Azouz. “Il dolore di Azouz Marzouk - ha spiegato - non è diverso da quello di un padre a cui è stato ucciso un figlio, a quello di un marito a cui è stata uccisa la moglie”.
Il processo prosegue con l’intervento delle altre parti civili. Olindo Romano ha preannunciato dichiarazioni spontanee nel pomeriggio. L’avvocato di parte civile del sopravvissuto alla strage di Erba, Mario Frigerio e dei suoi due figli, ha chiesto al termine del suo intervento una provvisionale di 320 mila euro, immediatamente esecutiva, per consentire all’uomo, rimasto gravemente ferito di “poter affrontare il calvario al quale, suo malgrado, è stato costretto”. Frigerio, colpito alla gola da una coltellata riuscì a salvarsi ma da allora, ha spiegato l’avvocato Manuel Gabrielli “necessita di continue visite e cure”. Complessivamente per i danni subiti da Mario Frigerio e dai figli, derivanti anche dalla morte della moglie di Frigerio, Valeria Cherubini, il legale ha chiesto una cifra intorno ai 2 milioni di euro. “La loro vita è stata completamente distrutta - ha proseguito Gabrielli - distrutta la loro tranquillità familiare”.
FORUM: È giusto dare spazio mediatico agli assassini?

È ricominciato con l’intervento del difensore di parte civile di Azouz Marzouk, marito e padre di due delle vittime, il processo per la strage di Erba. Olindo Romano ha fatto sapere, tramite i suoi legali, che farà dichiarazioni spontanee in giornata, dopo l’intervento delle parti civili.
Azouz, difeso dall’avvocato Roberto Tropenscovino, è presente in aula, così come i due imputati, Olindo Romano e Rosa Bazzi per i quali, nella scorsa udienza, il pm Massimo Astori ha chiesto il massimo della Pena: l’ergastolo con isolamento diurno per tre anni. Il legale di Azouz Marzouk, Roberto Tropenscovino, all’inizio del suo intervento nel quale ha chiesto l’affermazione di responsabilità penale di Olindo Romano e Rosa Bazzi e un risarcimento, “in linea del tutto teorica” di due milioni e 632 mila euro, ha anche letto una lettera dello stesso Azouz nella quale il tunisino, marito e padre di due delle vittime, ha scritto che “devono essere condannati, non più alla pena di morte, come pensavo, ma all’ergastolo senza Dio”.
Tropenscovino ha messo in guardia chi vorrebbe usare a fini processuali lo stato di pregiudicato di Azouz. “Il dolore di Azouz Marzouk - ha spiegato - non è diverso da quello di un padre a cui è stato ucciso un figlio, a quello di un marito a cui è stata uccisa la moglie”.
Il processo prosegue con l’intervento delle altre parti civili. Olindo Romano ha preannunciato dichiarazioni spontanee nel pomeriggio. L’avvocato di parte civile del sopravvissuto alla strage di Erba, Mario Frigerio e dei suoi due figli, ha chiesto al termine del suo intervento una provvisionale di 320 mila euro, immediatamente esecutiva, per consentire all’uomo, rimasto gravemente ferito di “poter affrontare il calvario al quale, suo malgrado, è stato costretto”. Frigerio, colpito alla gola da una coltellata riuscì a salvarsi ma da allora, ha spiegato l’avvocato Manuel Gabrielli “necessita di continue visite e cure”. Complessivamente per i danni subiti da Mario Frigerio e dai figli, derivanti anche dalla morte della moglie di Frigerio, Valeria Cherubini, il legale ha chiesto una cifra intorno ai 2 milioni di euro. “La loro vita è stata completamente distrutta - ha proseguito Gabrielli - distrutta la loro tranquillità familiare”.
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Il pm di Como Massimo Astori, dopo 7 mesi di pausa, ha chiesto l’ergastolo - “l’unica parola possibile”- e tre anni di isolamento diurno per i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due imputati della strage di Erba dell’11 dicembre 2006 quando furono massacrati per futili motivi Raffaella Castagna, il figlio Youssef, la madre della donna, Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini. “Un viaggio nell’orrore”, “uno dei più feroci atti criminali che la storia ricordi” l’ha definita il magistrato prendendo la parola in una requisitoria che dovrebbe durare l’intera giornata e che sta ripercorrendo tutte le tappe che portarono al massacro.
”Raffaella Castagna, Azouz Marzouk - ha dichiarato il magistrato - erano diventati un’ossessione per i due, li odiavano”. Olindo ‘’spiava i vicini di casa, ne calcolava gli orari”. Ma la strage, ha continuato il pm che si avvale di slide e di contributi audio con la registrazione degli interrogatori dei due imputati, ebbe il suo prologo nel 2001, nel primo periodo di coabitazione, quando in casa di Raffaella non era ancora arrivato suo marito Azouz. ”Il motore della tragedia fu avviato in quegli anni”, ha detto Astori, ma la ‘’scintilla” che la fece esplodere fu la richiesta danni di 3500 euro per le lesioni che la moglie di Azouz Marzouk subì durante una delle solite liti con i coniugi del piano di sotto il 31 dicembre 2005.
Astori ha fatto anche una cruda contabilità dei colpi che uccisero Raffaella, il piccolo Youssef, la madre della donna Paola Galli, la loro vicina di casa, Valeria Cherubini e ferirono gravemente il marito di quest’ultima, Mario Frigerio: 76 colpi, di cui 24 sprangate e 52 coltellate. L’ultimo colpo, nell’appartamento di Raffaelle Castagna, uccise Youssef, di poco più di due anni, e fu ”vibrata alla gola senza pietà”. “Piangeva così forte e mi faceva venire il mal di testa”, aveva detto Rosa al Gip Nicoletta Cremona prima di ritrattare.
Olindo Romano e Rosa Bazzi, rei confessi della strage, si sono poi proclamati innocenti. Ma dovrebbero vedersi accollare anche la premeditazione come appare sempre più probabile. In aula ci sono quasi tutti: manca il supertestimone (anche lui scampato alla strage) Mario Frigerio per problemi di salute ma ci sono i due figli. C’è Azouz, attualmente detenuto per spaccio di droga, che sta facendo da circa due settimane lo sciopero della fame per protestare contro la sua espulsione che scatterà il 1 gennaio prossimo. In aula c’è anche Carlo Castagna, con i figli. L’uomo, nella strage, ha perso la moglie, la figlia e il nipotino. In un’intervista a Mattino Cinque ha dichiarato: “Io non voglio il carcere a vita per loro due, io dico che loro devono trovare il coraggio di percorrere quel cammino di ravvedimento e di pentimento. Devono chiedere il perdono solamente a qualcuno che sta molto molto in alto” perché “sono vittime a loro volta di un disegno maligno”.
È ripreso questa mattina a Como il processo per la strage di Erba dell’11 dicembre 2006 nella quale furono uccisi Raffaella Castagna, il figlio Youssef, la madre della donna, Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini.
Imputati per il massacro sono i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, anche loro abitanti nel condominio, per i quali il pm Massimo Astori ha preannunciato oggi all’inizio della sua requisitoria la richiesta di condanna all’ergastolo. Sette mesi dopo l’ultima udienza si riapre dunque l’assise e il pubblico è tornato ad affollare il Tribunale di Como. Il calendario prevede ora la requisitoria dell’accusa, che potrebbe protrarsi anche per più udienze con il pm Astori che ha subito messo in chiaro la sua volontà di chiedere il carcere a vita per entrambi gli imputati, quindi la parola passerà alle parti civili e infine alla difesa di Romano e Bazzi. I due imputati sono presenti in aula e non è escluso che l’uomo possa fare dichiarazioni spontanee.
L’accusa si basa principalmente sulla testimonianza di Mario Frigerio, ferito gravemente ma sopravvissuto alla strage, che ha accusato Olindo Romano. L’uomo prima confessò gli omicidi, quindi ritrattò accusando di gli inquirenti di avergli fatto il lavaggio del cervello, dichiarandosi quindi innocente.
Il pm Massimo Astori è pronto a chiedere l’ergastolo per i due coniugi. A quasi sette mesi dall’ultima udienza del processo (sospeso dopo che gli imputati ne avevano chiesto il trasferimento in altra sede, respinto, per legittimo sospetto) l’accusa ha iniziato oggi la sua requisitoria, spiegando che ricostruirà tutti i passi della vicenda. “Ripercorrerò tutte le tappe della vicenda affinché voi giudici possiate scrivere quella parola che si chiama ergastolo”, ha detto il pm in aula, dove i due imputati sono presenti.
I due imputati durante le indagini avevano più volte ammesso gli omicidi, per poi proclamarsi innocenti durante l’udienza preliminare e il processo in corso.
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di Emanuela Fiorentino
Ridono Rosa e Olindo. E il muro si alza tra loro e il resto del mondo. Il pubblico li guarda e sente di odiarli. Ma che hanno da ridere… Il bambino massacrato, la strage, tutto quel sangue e loro, davanti alla Corte d’assise, si muovono come se fossero da soli a casa. L’unica cosa che lui aveva chiesto all’avvocato, prima della ritrattazione e dopo la confessione della strage, era stata: “Datemi una cella matrimoniale”. Non cibo, coperte, passatempi o che, nel carcere del Bassone di Como, ma una cella per due. Tutto sopportabile, perfino l’ergastolo, gli incubi, i rimorsi, il conto corrente annientato dagli eventi insieme ai piccoli risparmi di una vita. Tutto tranne la separazione.
E Olindo scrive d’amore senza sosta. I pizzini annotati sulla Bibbia del carcere sono solo una minima parte del suo lavoro incessante e maniacale. Ha riempito interi bloc notes, appuntato pezzi di passione su altri libri transitati per la sua cella, ritagliato foto di colombi, paesaggi, orsetti. C’è un “codice Olindo” che ora è nelle mani di esperti (”Contiene pensieri negativi e qualche minaccia, non è ancora decifrato al 100 per cento” dicono gli investigatori), ma ci sono lettere dove l’angolo buio s’illumina.
Per esempio: “Per questo ci hanno diviso, questa nostra impenetrabilità l’hanno capita tutti… Se noi non vogliamo, nel nostro piccolo mondo non entra nessuno, e più cercano di entrare, più noi rafforziamo le nostre difese per proteggere i nostri sentimenti, gli affetti, il nostro amore insieme uniti”. E ancora: “Noi abbiamo perso la fiducia nel prossimo, ma anche se è difficile per noi, se vogliamo uscire da questa situazione, dobbiamo avere fiducia… qualcuno ha cercato di incastrarci e noi abbiamo fatto il loro gioco, ma adesso è ora di reagire. Ti amo piccola colomba, nessuno ci dividerà, amore, abbi fiducia. Tuo Olly”.
Un amore indelebile da 23 anni, da quando don Bassano Pirovano di Erba unì Olindo Romano e Rosa Bazzi in matrimonio. Pupazzi colorati animano il soliloquio di Olly nelle giornate che precedono i fatidici incontri del giovedì, quando hanno il permesso di trascorrere qualche ora insieme (non da soli), e le udienze in assise. Perché, come dice Olindo, “se tutto passa a questo mondo, solo l’amore resta”.
La ricostruzione dell’accusa parla della mano di Rosa che ha sgozzato il piccolo Youssef (”Perché piangeva e mi faceva venire il mal di testa” aveva dichiarato in un primo momento l’imputata). E Olindo, anche su questo, sfodera l’amore come arma che può più della ritrattazione: “Cara Rosa, essere mancini è un segno negativo che porta con sé discriminazioni e pregiudizi. La destra secondo la tradizione popolare è considerata come il lato della fortuna… Forse tu non ci hai mai fatto caso, ma se ci pensi nella tua vita c’è stata gente che non ti vedeva bene per questo. Se ci pensi vedrai che è come dico io, ma forse tutto questo tu già lo sai, e una di queste persone ti ha definita “opaca”. Pensaci poi fammi sapere, ti voglio bene. Io a queste cose non ci credo, sono solo i superstiziosi e gli ignoranti, gente da cui mai te lo aspetteresti”.
“Fammi sapere”, ma lei non scrive. Non esistono nel fascicolo processuale, che occupa già più di un armadio, le risposte di Rosa. Muta, detenuta modello che pulisce e lucida ogni centimetro di cella. Sta recuperando forze dopo un lungo periodo di crisi. Prima aveva paura di affrontare il giudizio a viso aperto. E anche lì Olindo, alla vigilia dell’udienza preliminare, l’aveva difesa sfoderando l’amore: “Sarebbe come mettere un agnello in mezzo a un branco di lupi”.
Ora no, si può andare in aula e sfidare tutti. Tanto il mondo è dentro: Rosa guarderà sfilare i testi, incrocerà il 22 febbraio gli occhi di Azouz Marzouk, vedovo di Raffaella Castagna e padre di Youssef, entrambi uccisi insieme a Paola Galli, la nonna, e alla quarta vittima, la vicina Valeria Cherubini (il marito Mario Frigerio è l’unico superstite) la sera dell’11 dicembre 2006. E ascolterà la testimonianza degli uomini del Ris, i cacciatori di macchie di sangue, che, circostanza piuttosto rara, stavolta sono chiamati a deporre dalla difesa e non dall’accusa. Non hanno trovato niente, solo una piccolissima traccia di una delle vittime nell’auto di Olindo. Troppo poco a fronte di una strage, pensa la difesa.
Manco fossero, Rosa e Olindo, invece che uno spazzino e una donna delle pulizie, due agenti del Kgb. Ma dall’altra parte ci sono le prime confessioni, e quelle pesano come due ergastoli.
Anche se Olindo scrive nelle ultime lettere: “Le nostre non sono state confessioni, ma il frutto di quella violenza psicologica che ancora portano avanti qui”. Se la prende con tutti: carabinieri, giornali, televisioni. Però è contento, perché al posto della vecchia Bibbia scarabocchiata di appunti e preghiere gliene hanno dato un’altra più bella: “Tutte le cose che mi hanno sequestrato le daranno a un criminologo per avere una valutazione… non sanno proprio più dove attaccarsi, cosa fare”.
Nella vecchia Bibbia aveva ringraziato Giuliano Tavaroli, l’ex responsabile della sicurezza Telecom, che ora, da ex detenuto, si ritrova nell’elenco dei testimoni (sarà in aula il 22 febbraio). Con lui Olindo ha seguito la messa e anche cantato. Da allora ne è nato uno scambio di consigli letterari. E nella cella di Olindo sono finiti, oltre che libri sacri, persino i testi del Che (”Ciao Giuliano, mi hai lasciato un vuoto incolmabile. Scarcerato” ha annotato il 1° giugno del 2007).
La grafomania dell’imputato della strage di Erba è impressionante. Come lo è il fatto che in ogni pagina delle centinaia scritte durante la detenzione non manchi mai un saluto, un riferimento, una parolina per la sua Rosa. Anche quando il pensiero vaga sull’odiato Carlo Castagna, padre di Raffaella, “colpevole” di non aver fatto nulla per prevenire una strage annunciata. O quando si sofferma su Azouz dopo aver letto delle sue frequentazioni con Lele Mora e il fotografo Fabrizio Corona: “Non gli importava niente a nessuno, per loro era tutta pubblicità, a cominciare dal vedovo che si rivende il marchio insanguinato del suo nome”.
La conclusione è sempre la stessa, qualunque sia il bersaglio delle frecce avvelenate di Olindo: “Loro, Rosa, sono peggio di noi”. Tutti, compresi gli “sciacalli” che si occupano di questa storia: “Signori si nasce, tu sei nata signora, non badare alle cattiverie della gente, la loro è solo invidia. Non dare credito a quello che dicono i notiziari, sii superiore, quelli per pochi soldi venderebbero anche sua (sic!) madre, sono una brutta razza, avvoltoi”.
Non come l’aquila che tanto lo affascina. Un giorno è lui a sentirsi in volo (”Sono un’aquila con una Rosa nel becco” aveva scritto sulla Bibbia), un altro l’aquila deve essere lei: “Sii forte”.
Perché estraniarsi non è cosa da tutti: “I muri delle nostre celle sono impregnati di dolori e sofferenze, rabbia e umiliazioni” scrive Olindo, scegliendo questa volta un taccuino a quadretti dove commenta, capitolo per capirolo, il libro che Pino Corrias ha dedicato alla strage di Erba (Vicini da morire). “I poveri sono quelli che pagano di più degli altri in qualsiasi carcere, ma l’amore è più forte e ti aiuta a continuare. Sei come un piccolo seme che possiede la forza vitale che ancora non conosci. Dietro la crosta di un linguaggio duro si cela una ferita profonda, la nostra lontananza”.
La vera paura è la separazione: “Speriamo che non ci dividano” scrive prima dell’estate in una lettera privata che gli è stata restituita “il mio cuore è sempre con te, sai che ti sono sempre vicino”.
Infatti, comunque vadano le cose, il “muro” è lì. “Il nostro legame nascosto, la nostra solidarietà… Condividere tutto ciò aiuta a raggiungere quella pace interiore che ti fa sentire bene con te stesso e gli altri. È la cosa più bella per un essere umano, ti auguro di provarla anche tu. Se non ci riesci ti aiuterò io nei colloqui e quando ci incontreremo. Ti amo piccola, ti amo come la prima volta che ti ho incontrata”.
E ridono dietro al muro, mano nella mano.
Il VIDEO servizio:
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