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- Martedì 8 Novembre 2011
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Poteva essere una strage. Per fortuna, però, il bilancio finale è stato solo di qualche persona lievemente contusa. È finita solo con un grande spavento, senza danni di rilievo per i 166 passeggeri e per i membri dell’equipaggio, la brutta avventura dui questa mattina alle 8 quanto un aereo 737-300 della compagna Ryanair è stato costretto a un atterraggio di emergenza all’aeroporto di Ciampino.
Il velivolo della compagnia irlandese, proveniente da Francoforte, è stato costretto a un atterraggio di emergenza dopo l’impatto avvenuto a pochi metri dal suolo con uno stormo di uccelli. È subito scattato l’allarme e sono state attivate le misure di sicurezza con i mezzi di vigili del fuoco schierati sulla pista. I piloti sono comunque riusciti a compiere la manovra e il velivolo è atterrato leggermente inclinato sul fianco sinistra e parzialmente fuori pista. Sono subito stati attivati gli scivoli di emergenza per il salvataggio dei passeggeri che sono stati evacuati dall’aeromobile senza particolari problemi, se si esclude la paura per quanto avvenuto in pochissimi minuti.
Le squadre del 115 hanno utilizzato lo schiumogeno in dotazione per attuare un’azione preventiva. Tempestivo l’intervento dei vigili del fuoco: nel momento dell’atterraggio le squadre erano già schierate in pista e pronte all’azione. Lo scalo aeroportuale romano è stato subito chiuso e numerose partenze dirottate a Fiumicino per consentire la messa in sicurezza del velivolo della Ryanair. L’Enac, in tarda mattinata, ha annunciato che lo scalo potrebbe aprire dopo le 17, una volta messo rimosso il velivolo dalla pista.
Il “bird strike”, cioé l’impatto tra uccelli e velivoli, come quello che oggi ha fatto finire fuori pista un Boeing 737 in atterraggio a Ciampino, è uno dei fenomeni più temuti dai piloti: negli ultimi dieci anni l’Aeronautica militare ha perso tre caccia proprio per questo tipo di incidenti (nessuna vittima), mentre le statistiche più recenti parlano di quasi 600 collisioni in un anno negli aeroporti italiani.
Il 25 settembre 2007 un velivolo militare italiano precipitò proprio in seguito alla collisione con uno stormo di uccelli; illesi i piloti, lanciatisi con il paracadute. In precedenza, anche un Tornado e un MB-339 erano andati giù per analoghi incidenti, ma sono molti di piu’ gli impatti che non hanno provocato la perdita dell’aereo e si sono risolti in semplici ammaccature, problemi al motore o che non hanno avuto alcuna conseguenza: negli ultimi dieci anni, infatti, i velivoli dell’Aeronautica hanno subito oltre 1.000 bird strike, di cui 150 solo nel 2006.
Sempre stando al 2006, in Italia - secondo il rapporto annuale del Bird strike committee Italia pubblicato dall’Enac - gli impatti riportati dai piloti (e dunque meno di quelli effettivamente avvenuti) sono stati 588: di questi 438 al di sotto dei 300 piedi di quota, e quindi direttamente connessi con gli aeroporti, che talvolta costituiscono un habitat ideale per molte specie di uccelli (gabbiani, pavoncelle, storni, specie rapaci), e 150 oltre i 300 piedi. Nel 2005 i casi di bird strike riportati erano stati 573, 317 nel 2004, 342 nel 2003 e 348 nel 2002. Nel solo aeroporto di Fiumicino, riferisce l’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo nel proprio rapporto informativo, gli impatti tra uccelli e velivoli sono aumentati del 77% tra il 2002 e il 2006.
“Il rischio di collisione tra uccelli ed aerei” si legge nella relazione dell’Enac “è un problema estremamente concreto ed importante a causa degli altissimi costi, sia di natura umana che di tipo economico, che esso comporta”. Per l’aviazione civile mondiale gli uccelli provocano danni stimati in 1,2 miliardi di dollari l’anno.
L’ultimo della lista è il ministro Bossi. E il suo ormai famoso dito. Che non è l’indice “confuciano” verso la Luna, ma il medio mostrato all’Inno d’Italia. E, secondo l’ultima trovata pubblicitaria della compagnia low cost Ryanair, a tutti i passeggeri italiani.
Scopo della polemica è denunciare il “trattamento di favore” che il governo, secondo la compagnia di mr. O’Leary, avrebbe riservato alla compagnia di bandiera, a discapito dei concorrenti . In particolare nel mirino il “prestito ponte” di 300 milioni di euro, concesso da Prodi e approvato da Berlusconi, a favore di Alitalia. Ma non è la prima volta che Ryanair sfrutta politici e personaggi pubblici a scopo pubblicitario.
La filosofia di fondo è quella che ha fatto della compagnia irlandese una delle più importanti in Europa: il low cost. Anche nella pubblicità : perché pagare fior di vip e campioni sportivi, o costose pagine di quotidiani, quando si può ottenere lo stesso effetto quasi gratis? Per di più con ironia, sfruttando l’esposizione mediatica dei politici.
Alcuni esempi recenti, in Italia: il giorno della caduta del governo Prodi, un annuncio sul Corriere ritraeva il senatore Udeur Tomaso Barbato in una posa laocoontica mentre gridava improperi al suo collega Cusumano. La didascalia recitava: “Calma! C’è posto per tutti!” coi voli irlandesi, ovviamente. E come dimenticare il volto stranito di Valentino Rossi, cui un fumetto faceva dire “Torno a casa e devo solo pagare le tasse”, proprio nei giorni della sua bufera fiscale.
O ancora un Padoa Schioppa che annunciava “Mandiamo fuori i bamboccioni”, affiancato da lista di tariffe. Ma I foto-fumetti low-cost negli ultimi 3 anni hanno colpito in tutta Europa: da Sarkozy e Carla Bruni (”Potrò far venire i miei parenti dall’Italia”, diceva la première dame nei giorni del matrimonio) a Gordon Brown (attaccato per aver alzato le tasse aeroportuali), Zapatero (”queste tariffe sono meglio dei miei assegni familiari”), l’ex premier polacco Kaczinsky, Berlusconi (”con Ryanair mi posso permettere 5 donne”), l’ex premier svedese Goran Persson.
Lo “humour” ha toccato anche teste coronate come Carlo d’Inghilterra e addirittura miti della storia come Winston Churchill, col suo “Keep Britain flying!” antinazista ridotto a proclama da piazzista degli aeroporti. Lo schema è collaudato: in genere il malcapitato reagisce con tuoni e fulmini per le sue immagini usate a scopo commerciale, Ryanair rimuove la pubblicità (costata zero), che intanto viene ripresa, ma come notizia, da tutti i giornali. Nel caso di azioni legali (in genere annunciate ma poi lasciate cadere, ad esempio da Valentino Rossi), il gioco vale comunque la candela, anche se la querelante si chiama Carla Bruni, è première dame di Francia e sa come gestire la sua immagine (ha ottenuto cinquantamila euro di risarcimento).
Chissà come la prenderà il Senatur? Intanto le prime reazioni del Carroccio non sono state certo positive. “Tutto immaginavo tranne che Ryanair fosse un partito politico. Mi attiverò per capire se questa sorprendente presa di posizione sia compatibile con l’attività di operatore della compagnia negli aeroporti italiani”, afferma Roberto Castelli. “Mi auguro che arrivino immediatamente le scuse dei dirigenti. In ogni caso certamente io non mi avvarrò dei servizi di Ryanair”, conclude il Sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Con un’interrogazione urgente alla Commissione, l’eurodeputato delle Lega Mario Borghezio chiede a Bruxelles di verificare se “queste false affermazioni non siano lesive dell’immagine e degli interessi legittimi di uno Stato membro” e se “questa forma di pubblicità -dileggio, fondata su false affermazioni, non costituisca anche violazione della concorrenza”. “Sarà bene” aggiunge Borghezio “che la Ryanair espunga dal suo sito tutto ciò e, in particolare, l’offensivo collegamento di tali false affermazioni con l’immagine del nostro leader. Come patrioti padani, in difetto, siamo pronti a scatenare il boicottaggio della compagnia”.
Discutine nel FORUM: RyanAir contro Bossi: “il Governo italiano supporta Alitalia”

L’ultima? Sui rifiuti. Niente da dire: argomento del giorno (e chissà ancora per quanto tempo). Argomento “facile” per i creativi di Ryanair, la compagnia regina di voli low-cost.
“Paga le tasse! Non per i rifiuti ma per scappare via, 250.000 posti, paghi solo le tasse!”. Testuale: è lo slogan comparso sul Messaggero (ma non su altri giornali nazionali) e ben illustrato con un’immagine di straripante immondizia, senza in verità alcun riferimento ai luoghi. E così dopo i bamboccioni del ministro Tommaso Padoa-Schioppa, dopo aver scherzato sui guai col fisco di Valento Rossi (”Ritorno a casa con Ryanair… e devo solo pagare le tasse!”, diceva il Dottore dalle pagine del Messaggero), dopo aver “offerto” ai viaggiatori di partecipare al matrimonio dell’anno tra Bruni e Sarkozy, la compagnia irlandese torna a colpire, invitando a fuggire dalla monnezza.
Una strategia che fa presa e funziona, dicono all’ufficio marketing della compagnia low cost, se è vero che la crescita dei passeggeri per la compagnia a gennaio è stata a due cifre (+17%).
Insomma, voli low cost come le loro campagne pubblicitarie, dove per una volta tanto l’immagine dei vip non costa nulla anche se le conseguenze a volte possono anche non essere a buon mercato.
La coppia presidenziale francese non ha preso lo sfottò con filosofia (come pare abbia fatto Vale Rossi) e, dopo aver denunciato la compagnia ed aver vinto la causa, ha deciso di dare in beneficenza i 60.000 euro vinti nella causa contro la compagnia.
Per la pubblicità con la spazzatura in primo piano nessuna citazione in giudizio. Solo giudizi negativi. Espressi dal deputato campano Riccardo Villari del Pd: “Invece di speculare sulla mondezza, da Ryanair ci si aspetterebbe piuttosto maggiore sobrietà “, e dall’assessore al Turismo e Beni culturali della Campania, Marco di Lello: “Sono disgustato dalle strumentalizzazioni di una compagnia che non vola e non ha mai volato da Napoli”.