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salute

Classifiche di fine anno: la Lombardia è più in salute

Un intervento in ospedale

Un intervento in ospedale

La Lombardia è in testa. Al suo fianco Emilia-Romagna e Toscana sono sul podio. Al vertice opposto invece Sicilia, Sardegna e Calabria. È questa l’ultima classifica della qualità della sanità regionale italiana (vedere il grafico a fondo pagina).
A stilare la graduatoria è stato Gabriele Pelissero, presidente per la Lombardia dell’Aiop, l’Associazione italiana dell’ospedalità privata. Continua

In viaggio con l’influenza A

Influenza suina nel mondo

Il virus H1N1 è un compagno di viaggio poco raccomandabile. Ma può succedere, ora che si avvicinano le vacanze invernali, che ci aspetti proprio là dove abbiamo deciso di passare le ferie natalizie. È vero che l’allarme sull’influenza A, in Italia, sembra calato; ma le notizie sul virus (un caso di mutazione anche nel nostro Paese, seppure avvenuto mesi fa all’ospedale di Monza) non consentono di prenderlo troppo sottogamba. Le domande, insomma, sono ancora tante: come fare per prevenire l’influenza A, come comportarsi se ci si ammala all’estero, se e quanto sono effettivamente pericolose le variazioni genetiche del virus. E poi: lo abbiamo superato il picco pandemico? E la stagionale? Quando arriverà, complicherà le cose?
Panorama
ha chiesto a Giancarlo Icardi, professore alla facoltà di medicina di Genova e medico specializzato in igiene e medicina preventiva, di dissipare questi dubbi. Leggi l’intervista

Virus A: mutato (anche in Italia), ma non pericoloso

Fase della preparazione del vaccino contro il virus dell'influenza A

Fase della preparazione del vaccino contro il virus dell'influenza A

La parola non promette niente di buono: mutazione. Non bastassero le informazioni confuse (su tutto: l’influenza, il vaccino, il rischio per i bambini…) e oscillanti tra allarmismi e rassicurazioni spesso vane, ora sembra che il virus stia cambiando. Anche in Italia, come in Norvegia e in altri Paesi nel mondo (la conferma arriva dal ministero del Welfare, dopo che l’Istituto superiore di sanità si è messo al lavoro per stanare eventuali “metamorfosi” del virus che ha innescato la pandemia influenzale). Continua

Virus A: boom per vaccini, mascherine e Amuchina. E big pharma si frega le mani

Bambini con la mascherina in una scuola milanese

Bambini con la mascherina in una scuola milanese

C’è chi si frega le mani per l’influenza A (qui tutti gli articoli al riguardo). E non solo per disinfettarle ed evitare i contagi. Sono le farmacie e le grandi case farmaceutiche. Continua

Il paese dei dentisti abusivi: San Ferdinando di Puglia


Visualizza abusivismo odontoiatrico in una mappa di dimensioni maggiori

Quando è scattato l’ennesimo blitz e i carabinieri del Nas di Bari sono entrati all’interno di un ambulatorio di San Ferdinando di Puglia il paziente era immobile sul riunito, la poltrona del dentista. Aveva la bocca aperta e un molare anestetizzato in attesa di un’otturazione. Intorno a lui nessuno. Era completamente solo con un tavolo, un armadio, un lavandino e diverse confezioni di medicinali scaduti.

Il falso professionista, che fino a pochi attimi prima gli stava trapanando il dente, si era appena dato alla fuga; si era accorto dell’arrivo dei militari da un monitor che trasmetteva le immagini di una telecamera a circuito chiuso che lui stesso aveva posizionato nella sala d’attesa. Così, come in una scena di un film, attraverso l’armadietto che nascondeva una porta, aveva deciso di nascondersi in una stanza adiacente: un garage che solitamente utilizzava per riparare le dentiere e costruire protesi. Da anni infatti si faceva chiamare dottore ma in realtà era solo un bravo odontotecnico con un fiuto per gli affari. Nel “suo studio dentistico” praticava prezzi decisamente concorrenziali; per un’otturazione, un impianto e per una pulizia dei denti si poteva risparmiare dal 30 al 70 per cento.
In Italia fenomeno dell’abusivismo odontoiatrico è in preoccupante crescita. Da Nord a Sud.
Nel 2008, i carabinieri dei Nas hanno sequestrato 170 laboratori per un valore di oltre 55 milioni di euro e denunciato 556 falsi odontoiatri, 80 in più rispetto all’anno precedente.
Solo nelle provincie di Bari e Foggia nei primi sette mesi di quest’anno ne sono stati scovati ventidue, di cui poco meno della metà proprio a San Ferdinando di Puglia. La crisi, si sa, aguzza l’ingegno ma in questo paesino in provincia di Foggia tutti sembrano aver avuto la stessa idea per poter arrotondare a fine mese. E tutti con ottimi risultati: centinaia di pazienti e un “fatturato” da capogiro.
In meno di trenta giorni i militari ne hanno scoperti e denunciati nove per esercizio abusivo della professione e per irregolarità nella licenza: “I falsi dentisti che abbiamo denunciato sono per la maggior parte odontotecnici che hanno deciso di ‘improvvisarsi’ odontoiatri per aumentare il reddito a fine mese” afferma il capitano Antonio Citarella, comandante del Nas di Bari e Foggia “lavorano abusivamente all’interno di ambulatori che non hanno i requisiti sanitari, in condizioni igieniche precarie e spesso con medicinali scaduti“.

All’interno degli studi dentistici sequestrati dalla magistratura, i militari dell’Arma, hanno trovato centinaia di confezioni di antibiotici e anestetici ormai scaduti da anni. E non solo in Puglia. Anche a Padova, Cagliari e Viterbo dove durante le perquisizioni sono spuntati anche medicinali rubati dagli scaffali degli ospedali pubblici. “Non tutti i pazienti che abbiamo sorpreso nelle sale d’attesa sono consapevoli di rivolgersi ad un falso dentista ma vengono attratti dai costi decisamente più contenuti” prosegue il capitano Citarella “altri invece pur essendo a conoscenza che si tratta solo di un tecnico e non di un medico, accettano di sottoporsi anche a delicati interventi chirurgici pur di risparmiare”.

Ma si moltiplicano anche i casi di medici odontoiatri, regolarmente iscritti all’Albo, titolari di studi dentistici che non esercitano la professione ma affidano i propri pazienti agli odontotecnici; Citarella conclude: “Stiamo ricevendo numerose denunce da parte di pazienti che hanno riportato gravi lesioni al cavo orale ma anche da parte dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Foggia che devono intervenire su pazienti che hanno subito danni”.

Un dentista all'opera

Sud senz’acqua, Nord inquinato: l’ambiente malato pesa sulla salute degli italiani

Inquinamento

È grave lo stato di salute dell’ambiente in Italia. Nessuna regione si salva e non esistono neanche grandi differenze tra Nord e Sud, tanto è vero che la regione più “virtuosa” è la Basilicata, seguita da Friuli, Val d’Aosta e Trentino, mentre la maglia nera per la qualità ambientale va al Lazio
È questa la fotografia della situazione ambientale delle regioni italiane scattata dal rapporto Osservasalute Ambiente 2008, un’approfondita analisi dello stato di salute dell’ambiente e dei suoi riflessi sulla salute della popolazione italiana realizzata dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma.
Il rapporto (stilato da Antonio Azara, dell’istituto di igiene dell’università di Sassari, da Umberto Moscato, dell’istituto di igiene dell’università Cattolica di Roma e da
Walter Ricciardi, coordinatore dell’osservatorio nazionale
sulla Salute) assegna un punteggio da 1 a 20 alle singole regioni per diversi indicatori di “salute ambientale”: dalla disponibilità di acqua potabile alla conncentrazione di radon nell’aria, dai rifiuti, dalla qualità dell’aria all’inquinamento acustico.

In questa speciale classifica, la Basilicata è quella che si comporta meglio: ha il dato migliore per l’inquinamento da benzene, e una bassa produzione di rifiuti solidi urbani. Bene anche il Friuli, la regione in cui è cresciuta meno la produzione di rifiuti mentre è aumentata la raccolta differenziata, e la Valle d’Aosta (la regione con la maggiore disponibilità d’acqua potabile: 369 litri/abitante al giorno, contro un valore medio italiano di 254 litri).
Maglia nera al Lazio, per colpa soprattutto di una preoccupante concentrazione di radon nelle abitazioni, pari a 119 Bq al metro cubo contro una media italiana di 70. Che a sua volta, spiega il ricercatore Antonio Azara, tra gli autori dello studio: “è superiore alla media europea e mondiale”.
In fondo alla classifica le regioni del sud: condizioni critiche soprattutto per la gestione e la disponibilità di acqua potabile (un cittadino su tre nel meridione non ha rapido accesso all’acqua). Infatti, se in ambito nazionale l’82,3% della popolazione dispone di acqua in quantità sufficiente, nell’Italia insulare tale percentuale viene quasi dimezzata (42,7%) e nell’Italia meridionale la percentuale di popolazione soddisfatta del fabbisogno idrico sale a un modesto 69,9%, rispetto all’87,6% dell’Italia centrale e al 97% circa dell’Italia Nord occidentale e Nord orientale.

Sul fronte rifiuti da segnalare un aumento della produzione. I rifiuti urbani sono cresciuti di oltre 4 milioni di tonnellate (+15%), passando da 28,3 milioni di tonnellate nel 1999, a 32,5 nel 2006. Si diffonde però l’abitudine alla raccolta differenziata. Dividendo per zone, il tasso di crescita dei rifiuti risulta più marcato nel Centro (+21%) e Nord (+13,6%) rispetto al Sud (+12%). In particolare, nel Settentrione risiede il 45% della popolazione italiana che risulta produrre (nel 2006) il 45% dei rifiuti urbani del territorio nazionale; al Centro, il 19,5% della popolazione produce il 22,6% di rifiuti urbani; al Sud, al 35% della popolazione corrisponde il 32,5% dei rifiuti.

Ecco la MAPPA con le luci e le ombre delle regioni d’Italia.

Visualizza Osservasalute 2008: l’Italia è malata in una mappa di dimensioni maggiori

Influenza H1N1: “Niente allarmismi”. Dall’Avvenire a Sacconi, tutti contro Fazio

Pandemia H1N1, le preoccupazioni dei cittadini
Povero Ferruccio Fazio, ce l’hanno tutti con lui. Cosa avrà fatto mai il viceministro della Salute, a parte causare un po’ di sana preoccupazione negli italiani in relazione alla (erroneamente) cosiddetta “influenza suina”?

Allertato forse dalla diffusione della pandemia del virus A-H1N1 su scala mondiale, Fazio si era spinto a “non escludere” un possibile ritardo nella riapertura delle scuole italiane, seguendo l’esempio della Gran Bretagna (dove però i nuovi casi di infezione si rincorrono). Previsioni che sono state seguite da una valanga di prevedibili smentite.

Niente allarmismi, tutto sotto controllo

Ferruccio FazioFra le prime, Maria Stella Gelmini, che come ministro dell’Istruzione avrebbe probabilmente preferito essere informata prima di rilasciare alla stampa dichiarazioni di questa entità: “Faremo tutte le verifiche necessarie, anche se al momento la situazione non preoccupa”.

Ma anche lo stesso “superiore” di Fazio, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, ha preso una posizione netta: “È un’influenza al di sotto di quelle che abbiamo sempre conosciuto nella stagionalità. Ogni allarmismo è quindi davvero ingiustificato”.
Posizioni chiare, quelle dei suoi colleghi, tali da spingere lo stesso Fazio - a margine di una audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali - a una rapida ritirata, sottolineando che no: “Non si è mai parlato di ritardi nella apertura delle scuole. Alla domanda specifica sulla possibilità che un rinvio si potesse escludere ho risposto che in un piano pandemico questo non si può escludere. Però nessuno ha mai parlato di una possibilità di questo genere. La risposta del governo fin dall’inizio è stata uniforme e compatta”.

Ma tutto ciò non gli è bastato per evitare i tuoni de L’Avvenire, che in un editoriale ha definito la strategia del vice ministro “discutibilissima”. Il quotidiano nei vescovi aveva affidato alla firma di Elio Maraone le critiche al governo. “È chiaro” si legge nel pezzo “che la stonatura di Fazio esige non soltanto il richiamo all’ordine del medesimo, ma una correzione di rotta generale, ossia l’adozione e il rispetto da parte dell’intero esecutivo di una strategia comunicativa all’altezza dei bisogni, che sono molti e crescenti, del Paese. Sarebbe desiderabile, anzi doveroso” ha proseguito il giornale della Cei “che l’esecutivo si rivolgesse ai cittadini con una sola voce”.

La pensa, sorprendentemente, come Avvenire anche il ministro alla semplificazione Roberto Calderoli: in casi così delicati, in cui serve comunicare una linea chiara e condivisa, dovrebbe essere solo il premier Silvio Berlusconi quello autorizzato a parlare: “Qualcuno ha bisogno di una tirata di orecchie, perché un problema di salute non può diventare lo strumento per campagne mediatiche o peggio ancora…”, chiosa il senatore Calderoli.
Che la carica di Fazio, che in tanti vedono come promosso a ministro, sia diventata a rischio, come insinua fra le righe il quotidiano cattolico?

Le reazioni della Rete

Allarmismo pandemico e costi sociali

“Diciamoci la verità, sul piatto della partita non c’è la salute degli italiani, perché è ben nota la lieve entità dei sintomi dell’H5N1[...]. Sul piatto della partita ci sono, tanto per cambiare, i soldi dello Stato. Se la gente si ammala di H5N1 [...] si farà visitare presso un Pronto Soccorso qualsiasi e, una volta accertata l’effettiva presenza patogena del virus, si farà ricoverare. E allora saranno cazzi di Brunetta, che dovrà pagare lo stipendio per intero e anche i compensi accessori.”

Valerio Di Stefano » Diceria dell’untore: Fazio e la Gelmini sulla chiusura dele scuole per l’H5N1

La facciamo facile?

“C’è da augurarsi che Ferruccio Fazio venga rapidamente nominato ministro della Salute, così potrà smettere di agitarsi e di elaborare contingency plan di agevole attuazione, come la chiusura delle scuole, per far vedere quanto è sul pezzo.”

Phastidio » All’erta sto

L’ottimismo non è un antivirus

“Forse il metodo Berlusconi ha una logica in campo economico: spargendo ottimismo a piene mani, anche a dispetto delle evidenze, si può sperare di incoraggiare la ripresa. Ma con i virus non funziona. Gli esperti internazionali sono ancora in disaccordo su molte cose, ma sulla filosofia di fondo il consenso è chiaro: la sottovalutazione è pericolosa quanto l’allarmismo.”

Anna Meldolesi » Politica Pandemica

LEGGI ANCHE: Virus H1N1, domande e risposte - Influenza A: le mappe del contagio nel mondo

Italiani in cerca di raccomandazioni. La mappa delle spintarelle


Visualizza La mappa delle raccomandazioni - Panorama.it in una mappa di dimensioni maggiori

Un italiano su quattro (cioè il 25%) si rivolge a un politico per ottenere la soluzione di un problema. È quanto emerge da un’indagine sulla Pubblica amministrazione condotta dal Censis in collaborazione con Trentino School of Management e presentata al Festival dell’Economia di Trento.
La motivazione più frequente per chiedere una “spintarella”? Soprattutto per evitare le liste di attesa o per ottenere un ricovero in ospedale (6,1%). Poi, per trovare un lavoro a un figlio o a un parente (5,2%), soprattutto nel Nord Est e nel Centro. Ci si rivolge a un politico anche per accelerare la pratica della pensione (3,5%), nel Centro Sud, o addirittura per iscrivere il figlio a scuola (3,2%).
E se nelle grandi città il fenomeno appare più contenuto, nei centri più piccoli la conoscenza diretta di politici e funzionari favorisce le logiche clientelari (27,7%). Nei paesi sotto i 5 mila abitanti, per garantire i diritti sul posto di lavoro spesso non si va dal sindacato, ma dal politico di turno (8,4%); lo stesso accade per ottenere un ricovero. Nelle grandi città la “spintarella” in generale risulta meno efficace, mentre in quelli medi, fino a 100 mila abitanti, può aiutare a trovare un impiego (7,7%).

Nord Ovest
Piemonte, Val d’Aosta, Lombardia e Liguria, sono le regioni più virtuose con il più basso numero di raccomandazioni, almeno secondo le dichiarazioni fornite al Censis (l’87,1% dei residenti ha dichiarato di non averne mai fatto richiesta). E se si deve chiedere un favore proprio a un politico, lo si fa per risolvere soprattutto le emergenze sanitarie (5,6%) o per garantire i propri diritti sul posto di lavoro (3,6%).

Nord Est
Il primato delle raccomandazioni in Italia per trovare un posto di lavoro, a sorpresa, si registra proprio nella cosiddetta “locomotiva”: lo ha fatto il 7,7% degli intervistati in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna. In generale il ricorso alle raccomandazioni è basso (il 78,1% ha dichiarato di non averne mai fatto richiesta), ma non ai livelli virtuosi del Nord Ovest. Oltre al lavoro per i figli, qui si chiede una “spintarella” anche per evitare le liste d’attesa (5,9%) o per ottenere un servizio pubblico nel proprio quartiere (5,2%).

Centro
I residenti in Toscana, Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo chiedono una “spintarella” per trovare un impiego a un figlio o a un parente (7,5%) o per tutelare i propri diritti sul lavoro. Il favore di un politico nelle regioni del Centro, (al penultimo posto con il 70% dei residenti che ha dichiarato di non averne mai fatto richiesta), si chiede anche per risolvere le emergenze sanitarie (6%) o per accelerare la pratica della pensione (5,2%).

Sud e Isole
Al penultimo posto dopo il Nord Ovest per numero di raccomandazioni finalizzate a trovare un impiego (6,7%), i residenti di Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia ricorrono tuttavia alla “spintarella” quasi per tutto (solo il 67,6% ha dichiarato di non aver mai chiesto una raccomandazione). Qui amicizie influenti e conoscenze in politica diventano una manna dal cielo per ottenere un ricovero all’ospedale o evitare le liste d’attesa (7%), per accelerare la pratica della pensione (7%) o una procedura amministrativa (6,4%) e, addirittura, per iscrivere i figli a scuola (6,2%).

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