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San-Luca

‘Ndrangheta: preso il tesoro delle famiglie della strage di Duisburg

Il fabbricato del latitante Giovanni Strangio, ricercato per la strage di Duisburg. Operazione dei carabinieri in provincia di Reggio Calabria ed in Lombardia dove sono stati sequestrati beni per 150 milioni di euro a cosche della 'ndrangheta.
Maxi sequestro di beni per un valore di 150 milioni di euro in provincia di Reggio Calabria e in Lombardia nell’ambito di un’operazione dei carabinieri contro alcune cosche della ‘ndrangheta.

I beni confiscati appartengono alle famiglie Nirta-Strangio e Pelle-Vottari, protagoniste della sanguinosa faida di San Luca culminata, nel giorno di Ferragosto del 2007, nella strage di Duisburg, in Germania, nella quale sono state uccise sei persone.

Tra i beni sequestrati, ci sono aziende, attività commerciali, abitazioni, terreni, polizze assicurative e auto di lusso. Il sequestro è stato disposto dal tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio e della Procura di Locri.
La faida di San Luca, che vede al centro le famiglie Nirta-Strangio e Vottari-Pelle, ha avuto inizio nel giorno della festa di carnevale del 1991. All’origine dello scontro un banale lancio di uova tra un gruppo di giovani. Quell’episodio portò al compimento di un agguato nel quale furono uccise due persone, e altre due rimasero ferite.
Col passare degli anni, però, la faida ha assunto altri connotati, e gli omicidi che si sono susseguiti hanno avuto come movente principale il controllo del traffico di droga e l’infiltrazione negli appalti pubblici. Lo scontro ha fatto registrare anche un lungo periodo di pausa, sino al Natale 2006 quando, in un agguato, tre persone, tra le quali un bambino, rimasero ferite e fu uccisa una donna, Maria Strangio, moglie di uno dei presunti boss, Giovanni Luca Nirta, considerato dagli investigatori il vero obiettivo dell’agguato.
La risposta a quell’agguato è stata la strage di Duisburg, con sei persone uccise a Ferragosto davanti al ristorante “da Bruno” di proprietà degli Strangio.

Strage di Duisburg: quattro arresti. Ma resta latitante il killer degli Strangio

6 giovani italiani uccisi in un'esecuzione mafiosa all'uscita dalla pizzeria dove avevano festeggiato il 18° compleanno di uno di loro
Quattro arresti tra Calabria e Germania per la strage di Duisburg, ma è sfuggito il principale ricercato, uno di quegli Strangio che la faida di San Luca l’ha alimentata a colpi di cadaveri. Le forze di polizia italiane e tedesche avevano in mano cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal giudice antimafia calabrese nei confronti di altrettanti presunti membri della cosca Nirta-Strangio che da anni si contrappone a quella dei Pelle-Vottari per il controllo degli affari di ‘ndrangheta a San Luca e non solo. Ma finora sono stati arrestati solo in quattro, con le accuse di “strage, associazione di tipo mafioso, operante in Italia ed in Germania, nei territori di Kaarst e Duisburg, finalizzata alla commissione di omicidi, al traffico di armi ed altri gravi reati”, come si legge in una nota della polizia. Due uomini di ‘ndrangheta sono finiti in manette in Italia, due in Germania.
Resta latitante Giovanni Strangio, già ricercato dalle autorità tedesche per la strage di Duisburg. Dalla mattanza di Ferragosto quando sei italiani di origine calabrese (legati ai Pelle-Vottari) vennero uccisi in una pizzeria, il 30 agosto erano già state arrestate 3 persone coinvolte nella faida.
Nella nota, la polizia italiana scrive che a Strangio “anche l’autorità giudiziaria italiana contesta il reato di strage, sulla scorta delle risultanze investigative emerse dal lavoro svolto da una apposita task force, composta da investigatori del Servizio centrale operativo, del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia, della Squadra mobile di Reggio Calabria e della polizia tedesca, costituita a Duisburg”.

LEGGI ANCHE: La ‘ndrangheta delocalizza: dalla strage di Duisburg ad Al Qaeda - I due Giovanni Strangio: San Luca-Duisburg a mano armata

Il manifesto per le ricerche di Giovanni Strangio diffuso dagli investigatori in Germania in italiano e tedesco:

Il manifesto che le autorità tedesche hanno diffuso nel settembre 2007 in lingua italiana e in lingua tedesca per favorire le ricerche di Giovanni Strangio, sospettato di avere partecipato all'omicidio di 6 persone nella cosiddetta strage di Duisburg.

A San Luca ritorna la normalità. Perché così vuole la ‘ndrangheta

I carabinieri alle porte di San Luca
“Dal 3 settembre il paese è rifiorito, è tornato come me lo ricordavo. Non ne conosco il motivo, ma è successo”. Giuseppe Maviglia è il nuovo preside della scuola media di San Luca (Reggio Calabria) e da fine agosto ha ripreso a lavorare nel paese della locride dove aveva insegnato per circa vent’anni.
Non bisogna, però, essere sanlucoti per rendersi conto che in questo paese, dove la ‘ndrangheta è il vero stato, qualcosa è cambiato. Panorama.it era salito ai piedi dell’Aspromonte a marzo, in piena faida, tre mesi dopo l’uccisione di Maria Strangio, avvenuta il giorno di Natale.
Allora San Luca era un paese fantasma. I bambini delle famiglie coinvolte nella guerra di mafia erano stati ritirati dalle scuole, i maschi adulti, per evitare le ritorsioni, avevano abbandonato le loro abitazioni, le tapparelle abbassate lasciavano le case senza sole.
Fuori, solo le strade vuote e i buchi delle raffiche dei mitra sui muri e sui cassonetti della spazzatura. Dopo la strage di Duisburg di Ferragosto la situazione, se possibile, era peggiorata: il paese sembrava un miraggio tremolante nell’afa d’agosto, il set del remake di Mezzogiorno di fuoco. In giro solo le forze dell’ordine. La strada da Bovalino a San Luca era una via crucis di posti di blocco.
Poi, come rivelato da Panorama, nel numero in edicola (qui il .pdf), il 2 settembre, quando gli uomini della ‘ndrangheta festeggiano la Madonna della montagna, gli esponenti delle famiglie più influenti, in una località segreta, hanno imposto la tregua per riprendere i loro traffici, messi a rischio dall’ondata repressiva scatenata dalla mattanza in terra tedesca. Senza bisogno di giornali e tv, la notizia è entrata come una freccia nelle case di San Luca.
E gli abitanti sono usciti dal letargo, da un inverno che durava dal 25 dicembre, il sangue ha ripreso a circolare nelle vene anziché nelle strade. Adesso i bar sono di nuovo pieni, si rivedono in giro i ragazzi, le auto riempiono nuovamente le strade senza timore di rappresaglie. I sanlucoti escono da casa (quasi) sicuri di tornarci.
Nel vicoletto dove vive una delle famiglie coinvolte nella faida, quella dei Vottari, è un viavai di persone, come non succedeva da mesi. A San Luca, la vita è ripresa. Nonostante tutto.

I due Giovanni Strangio: San Luca-Duisburg a mano armata

Si chiamano tutti e due Giovanni Strangio. Il primo, a sinistra, è stato fermato il 30 agosto a San Luca con l'accusa di traffico di armi e di associazione mafiosa, per avere fatto parte della cosca Pelle-Vottari. Suo fratello, Sebastiano Strangio è stato ucciso nella strage di Ferragosto a Duisburg.<br /> L'altro Giovanni Strangio, a destra, 28 anni, è invece ricercato dalla polizia tedesca che sospetta sia membro del clan Nirta-Strangio e uno dei killer di Duisburg. L'uomo è imparentato con Maria Strangio, la moglie di Giovanni Luca Nirta, uccisa l'hanno scorso a Natale in un agguato che la mattanza in Germania avrebbe dovuto vendicare.

Hanno lo stesso nome e lo stesso cognome: Giovanni Strangio. Ma giocano ruoli opposti nella faida di San Luca, un paese che su quel cognome scivola nel sangue.

Il primo (a sinistra nella foto) gestiva il ristorante “Da Bruno”, teatro della strage di Ferragosto a Duisburg, col fratello Sebastiano, rimasto ucciso nell’agguato. È stato fermato il 30 agosto a San Luca, insieme ad altre 31 persone, con l’accusa di traffico di armi e di associazione mafiosa, per avere fatto parte della cosca Pelle-Vottari. Tra le persone arrestate ci sarebbero anche i responsabili della sparatoria dello scorso Natale nel paese in provincia di Reggio Calabria in cui morì Maria Strangio, la moglie 33enne di uno dei boss di San Luca, Giovanni Luca Nirta.

L’altro Giovanni Strangio (a destra nella foto), 28 anni, è ora ricercato dalla Polizia tedesca, perché considerato uno dei responsabili della mattanza di Duisburg, che avrebbe dovuto vendicare l’eccidio di Natale. Sospettato di far parte del clan Nirta-Strangio, è imparentato con Maria Strangio. Gli agenti hanno pubblicato la sua foto sul sito ufficiale e la magistratura offre 10 mila euro a chi fornirà informazioni utili a catturarlo.

Il 28enne è nato a Siderno, in Calabria, ed è residente a Kaarst, in Nordreno-Vestfalia. È alto 1.74, magro, ha i capelli scuri e gli occhi blu. Si cerca anche l’automobile che ha affittato, una Renault Clio con targa tedesca. Proprio al funerale di Maria Strangio era stato arrestato perché aveva addosso una pistola ed era rimasto in carcere fino a metà del 2007. Appena uscito ha ripreso le armi e la via della Germania.

I killer di Duisburg in questo video diffuso dalla polizia tedesca

una delle vittime davanti alla pizzeria Da Bruno
La polizia tedesca ha pubblicato oggi su internet (clicca qui per vedere) le prime immagini, tratte da una telecamera a circuito chiuso, nelle quali compaiono due ombre che potrebbero essere gli autori del massacro di Ferragosto, in Germania, in cui sono rimaste uccise sei persone in una vendetta tra cosche della ‘ndrangheta.
Dopo aver tempestivamente reso noto l’identikit del presunto autista dei killer che sono entrati in azione il 15 agosto scorso, la polizia tedesca fa quindi un altro passo avanti nelle indagini sulla strage di Duisburg. E pur rammaricandosi che le immagini siano di qualità piuttosto scadente, gli investigatori sperano comunque che i quattro secondi della sequenza possano servire a qualcuno per riconoscere una scena già vista. Nel video si vedono due persone che attraversano di corsa una stazione di rifornimento, nella Danziger Strasse, nei pressi del ristorante “da Bruno” davanti al quale è avvenuta la strage. I due sospetti killer sono armati, come lascia supporre - secondo gli inquirenti - l’angolazione delle loro braccia.

Per il resto delle riprese delle telecamere di sorveglianza nella zona intorno al ristorante, la polizia ammette che, nonostante tutti gli sforzi per renderle più intelligibili, tuttavia non è stato possibile trarne maggiori particolari.
La breve sequenza mostrata sul web, sul sito della polizia di Duisburg, è tutto quello che è stato possibile trovare di utile. A maggior ragione, secondo un portavoce, è indispensabile che vadano a deporre due ciclisti, uno o entrambi potrebbero essere una donna, visti passare in quella zona poco prima della sparatoria.

Boemi: non c’è padrino che possa imporre una tregua ai clan ionici

I carabinieri pattugliano le strade di San Luca. Porte e finestre sbarrate, gli uomini della faida non sono più in paese
“Questi sei morti ne chiamano almeno sette”. Salvatore Boemi non è tipo che si nasconda dietro le parole. E quando si parla di ‘ndrangheta poche persone in Italia ne sanno più di lui. Coordinatore della Direzione distrettuale Antimafia di Reggio ha una lunga storia di lotta ai clan in Calabria, che proprio per questo gli hanno recapitato più d’una volta minacce di morte. Commenta con Panorama.it la strage di Duisburg e descrive gli scenari, drammatici, che si aprono adesso. Per la Calabria e non solo.
Si poteva immaginare un’azione tanto feroce della ‘ndrangheta, per di più all’estero?
Quando ho ripreso servizio alla Dda, alcuni mesi fa, leggendo le carte che mi sono state messe a disposizione, l’omicidio di Maria Strangio a Natale mi è saltato subito agli occhi. L’uccisione di una donna o di un bambino sono capaci di suscitare un odio supplementare anche nella faida più violenta e determinano la necessità di una risposta ancor più eclatante. Per questo mi sono permesso di consigliare ai carabinieri, che sono gli unici a operare sul campo nella zona di San Luca, di avviare attività ancor più intense e particolari.
Ma proprio per questo, la vendetta è scattata all’estero.
Quello che è accaduto non è casuale. Agire in Europa, e anche farlo a Ferragosto, quando i politici sono in vacanza e i media danno ancora più risalto alla strage, è una decisione presa con lucidità per creare un effetto traumatico, per dare un segnale forte: per questa, che tra le mafie è la più tradizionale, era quasi un obbligo morale rispondere con un pluriomicidio che avesse la sua chiara firma.
Che succederà ora?
Questi sei morti, ne chiamano sette. E’ una faida aperta su cui è difficile intervenire. I clan ionici sono refrattari a qualsiasi tipo di accomodamento. A Reggio Calabria c’è una sorta di pax mafiosa proprio perché l’hanno decisa i sanlucoti e i sinopolesi: sono le famiglie della grande montagna che si impongono in città. Ma nel loro territorio la regola della faida prevale.
Non c’è quindi un padrino che possa imporre la tregua?
Nel sistema federalista della ‘ndrangheta, la vendetta e la ritorsione sono una delle prime norme previste dal codice mafioso. Nessuno oserà suggerire di abbassare il livello dello scontro anche se, certo, questa mattanza, e l’esplosione del caso ‘ndrangheta in tutto il mondo, darà fastidio a qualcuno.
Ad esempio?
Alla mafia bianca, quella che condiziona l’economia e preferisce che i fenomeni criminali restino nell’ombra. Non escludo che si vendano qualcuno, per placare le acque. Ma poi la faida continuerà. Sa cosa è agghiacciante?
Cosa?
Per anni, l’antimafia calabrese ha pontificato che ormai la ‘ndrangheta avesse un impero economico da tutelare e che perciò fosse cambiata che non aveva interesse a delinquere in modo evidente. La strage di Duisburg è una batosta per questa interpretazione. I boss di queste parti continuano ad ammazzarsi anche con il coltello. E non c’è nessun padrino in grado di dire ai clan ionici “State al posto vostro”.
Dunque, con San Luca presidiato e gli uomini del paese lontani dalle loro case, la vendetta potrà colpire ovunque.
C’è un problema di ordine pubblico. Non siamo in grado di garantirlo in Calabria, figuriamoci in Italia o nel resto d’Europa. I killer però non sbagliano: sparano al momento giusto (anche in Germania hanno colpito tutte persone che c’entravano qualcosa) e evitano di entrare in conflitto con i siciliani o i napoletani.
Si può sperare nel cedimento di qualche componente di queste famiglie devastate, di una madre che vuole fermare il destino di morte dei suoi figli?
Non in quello che io chiamo il triangolo della morte: tra San Luca, Platì, Natile di Careri dove c’è il gotha della mafia ionica. Lì non parla nessuno, non ci sono cedimenti, non abbiamo mai avuto nessuna forma di collaborazione con la giustizia.
Davvero tutto questo nasce da un lancio di uova a Carnevale degenerato in rissa?
Lo scontro non è direttamente legato a un fatto economico, ma non c’è dubbio che nasconda una gara conquistare il maggior prestigio sul campo. Questa violenza è funzionale ai boss che vogliono imporsi sul potere politico locale. D’ora in poi, quando vorranno infiltrarsi in qualche business potranno sfoggiare il biglietto da visita con su scritto “noi siamo quelli di Duisburg”.
E lo Stato non potrà fare nulla?
Adesso si stanno muovendo tutti, tutto il mondo si è accorto della ‘ndrangheta. Ma per ora generano più confusione che altro. Comunque, io sono qua ancora sei mesi: qualcosa di sicuro, vedrete che la faremo. Basta che poi non ci ritirano fuori le scarcerazioni facili e il garantismo…

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Il coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria

Strangio, un cognome traccia la linea di sangue che divide San Luca

Il paese della locride funestato dalla faida tra clan della 'ndrangheta, divos tra gli affiliati agli Strangio-Nirta e i Pelle-Romeo-Vottari
San Luca, quattro mila anime tormentate dalla guerra di ‘ndrangheta. Una manciata di cognomi che ricorrono e dividono. Strangio innanzitutto.

Come Sebastiano Strangio, latitante fino al 28 ottobre 2005 quando un’operazione internazionale di polizia ha permesso di catturarlo ad Amsterdam: era considerato uno dei più importanti narcotrafficanti delle cosche calabresi. O come don Pino Strangio, il parroco del paese della locride. O come nel municipio di San Luca: sindaco Giuseppe Mammoliti, vicesindaco, Salvatore Strangio. E poi tra assessori e consiglieri comunali tre Alvaro (proprio come lo scrittore e giornalista Corrado Alvaro che era nato qui), tre Trimboli, due Romeo.

Secondo il censimento Istat ci sono 1242 famiglie, ma per chi si occupa di cronache locali sono solo due: Nirta-Strangio e Pelle-Romeo-Vottari. Cognomi che sono sinonimo di clan contrapposti, anche se non sempre quanto registrato all’anagrafe corrisponde alla rete delle affiliazioni mafiose. Dall’elenco telefonico di San Luca risultano 35 Strangio e 20 Nirta. Uomini per bene e piccoli e grandi boss. Donne che hanno visto uccidere i propri fratelli, i mariti, i figli. O che sono state ammazzate con ferocia.

Tutto iniziò nel febbraio 1991 con lo scoppio di mortaretti, in occasione dei festeggiamenti del Carnevale. Qualcuno replicò con il lancio di uova. E il rispondere alzando sempre il livello divenne la condanna a morte della comunità. Scoppiò una rissa e il giorno di San Valentino scattò il primo agguato contro i componenti della famiglia Nirta-Strangio: due morti e due feriti. Da allora intimidazioni, omicidi e tentati omicidi che si trascinarono fino al 2000. Da quell’anno la faida aveva registrato una lunga pausa, forse anche perché i boss che da San Luca avevano fatto il salto di qualità e dirigevano traffici di droga in ogni parte del mondo non volevano veder concentrata l’attenzione di polizia e carabinieri proprio in casa loro.

Ma la tregua si è interrotta nel 2006, con l’omicidio, il giorno di Natale, di Maria Strangio. Era la moglie di Giovanni Luca Nirta, scarcerato appena 4 giorni prima: nella sparatoria l’uomo era rimasto illeso, ma erano stati feriti il nipote di cinque anni e il fratello Francesco. Nirta non partecipò neanche ai funerali della moglie preferendo allontanarsi da casa per sfuggire ai killer. Non sbagliò, visto che la cerimonia fu piuttosto movimentata. Al cimitero c’erano uomini armati che non hanno esitato a sparare contro la polizia che voleva identificarli. Manco a dirlo, si chiamava Giovanni Strangio l’uomo fermato in quell’occasione.

Una cosa fu immediatamente chiara a tutti, sanlucoti, magistrati, investigatori: l’uccisione di una donna in un giorno di festa era una provocazione che non poteva cadere nel vuoto. Da quel giorno la faida ha registrato altri cinque omicidi e sei tentati omicidi. L’ultimo il 3 agosto scorso, con l’agguato contro Antonio Giorgi, ucciso a colpi di fucile mentre si trovava in un terreno di sua proprietà. A San Luca carabinieri e polizia hanno aumentato le misure di sicurezza, stretto la vigilanza.

Ma , forse proprio perché in Calabria adesso sarebbe stato più difficile colpire, l’ennesimo atto di quella lotta per l’annientamento fratricida è andato in scena a Duisburg.
Secondo la polizia di Reggio Calabria, i sei uomini assassinati in Germania sono da considerarsi vicini al clan Pelle-Vottari-Romeo. E non deve trarre in errore il nome del gestore del ristorante Da Bruno, dove è avvenuta la mattanza, una delle vittime: Sebastiano Strangio. Quando si tratta di rispondere colpo su colpo nella faida senza fine, le lontane parentele o le omonimie non contano più.

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