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Mara Bizzotto:”Non pagate il canone Rai”. E poi i soldi finiscono anche a San Marino

E' polemica sul pagamento del Canone Rai (Credits: Marco Merlini/LaPresse)

E’ polemica sul pagamento del Canone Rai (Credits: Marco Merlini/LaPresse)

FRANCALACCI“Il canone Rai è un tributo e come tale deve essere pagato“. E’ due mesi che questa raccomandazione rimbalza tra un canale e l’altro della tv di Stato, la Rai, a tutte le ore del giorno e della notte. Un invito quasi martellante,  a pagare 112 euro per garantire un servizio pubblico efficiente e variegato, un’informazione completa e indipendente, ma che non riesce proprio a  convincere il 45 % degli italiani. Chissà perchè la metà della popolazione chiamata a versare questo tributo non riesce a “digerirlo”. E non è questione solo di quest’anno.

“La Rai, un servizio pubblico? La Rai è tutto meno che un servizio pubblico; è tutto meno che una tv di Stato ovvero una televisione di e per  tutti”. Ad opporsi al pagamento del tributo alla Rai  è l’onorevole Mara Bizzotto, europarlamentare della Lega che in una petizione spiega punto per punto quelle che sono le carenze dell’emittente di Stato e soprattutto l’inutilità  del pagamento del canone.

“Il canone Rai non solo è inutile ma persino illegale in quanto viene versato in favore di un ente che non garantisce nei fatti quello che sostiene con gli spot- prosegue Bizzotti- la Rai dovrebbe essere una televisione vista su tutto il territorio nazionale dalle comunità montane alle grandi città ma in realtà non è così. Ad esempio, dopo il passagio dal segnale digitale a quello analogico molti comuni compresi tra Vicenza e Belluno, così come nei territori di Portogruaro, la tv di Stato non si vede. Dunque come è possibile chiedere a questi cittadini di pagare per un servizio che non hanno?”

Ma la petizione che l’onorevole Mara Bizzotto ha preparato con la collaborazione del Comitato per la Libera Informazione Radiotelevisiva, è piuttosto articolata e  spiega i punti che rendono ingiusta questa tassazione.

“La Rai è lottizzata e non garantisce nessuna informazione imparziale e indipendente- tuona l’europarlamentare- e a favore di questa nostra convinzione ci sono tutte le sentenze Agicom che hanno sanzionato in passato ma anche recentemente la Rai per il suo comportamento scorretto nell’informare i cittadini”.

Altra carenza della Tv degli italiani, è la funzione educativa e sociale:”Non esiste. La Rai non garantisce nessun programma che abbia fini educativi o svolga un ruolo sociale”.

“Fino al 2009 i canali Rai erano visibili sulla piattaforma Sky ed erano seguiti da altre 4,8 milioni di telespettatori- prosegue Bizzotto- oggi con Tv Sat i cittadini sono solo 2 milioni. E questo passaggio è costato diversi miliardi di euro ma, dati alla mano, non ne ha beneficiato nessuno” .

L’onorevole Mara Bizzotto punta il dito anche su trasmissioni come Sanremo e sui personaggi televisivi stra-pagati dagli italiani: “Ma come è possibile pensare di pagare un “gettone” di presenza  milionario a Adriano  Celentano o a Gianni Morandi? E’ una vergogna. E’ possibile che i soldi degli italiani siano utilizzati per questi personaggi? E’ davvero una vergogna. Una televisione di Stato non può permettersi di pagare così i propri conduttori, deve avere un minimo di rispetto per i contribuenti”.

Ma pur sparando a zero sui programmi Rai, Mara Bizzotto, ne salva uno: Chi l’ha visto. “Questo è un programma che ha un valore sociale; questo è un programma che merita i soldi dei cittadini italiani- prosegue - peccato però che non lo vedremo mai su Rai Uno. Chissà perchè?”

Eppure i soldi del canore Rai non vanno a finire solo nelle tasche dei grandi e “antichi” uomini e donne dello spettacolo ma finisco anche nella Repubblica di  San Marino. Programmi come Forum in aula, Spazio Aperto Dossier, A domanda risponde e Primo comma sono programmi televisivi della tv di Stato sammarinese che vengono realizzati con una parte dei soldi che la Rai “gira” al piccolo Paese confinante ogni anno. Ad esempio nel 2008, la Rai ha versato 3milioni 98.741 euro, nel 2009 oltre 3 milioni. Ma a stabilire annualmente la cifra che la Rai deve “donare” alla televisione sammarinese ci pensa una convenzione tra il Dipartimento per l’informazione e l’editoria e la Presidenza del Consiglio.  Ma se la notizia può indispettire ulteriormente  chi paga regolarmente il canone, possiamo confidargli che questo tributo a San Marino viene versato puntualmente dall’11 giugno 1990.

“Non volete pagare il canore Rai? Bene, allora non pagatelo e non vi portanno “piombare” il televisore. Perchè? Secondo l’articolo 11 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea “bloccare” il televisore è un reato- conclude Mara  Bizzotto- impedire ad un cittadino di accedere all’informazione è illegale. Quindi a voi la scelta.”

Rimini, frode milionaria con le pedane vibranti

Guardia di Finanza

L’affascinante Valeria Marini è stata la testimonial di due società “gemelle” che hanno evaso al Fisco italiano oltre 200 milioni di euro. Ma lei, showgirl italiana dalla voce sensuale e il sorriso accattivante, della maxi evasione fiscale non ne sapeva proprio niente.
Il suo volto appariva solo qualche istante, il tempo di  pronunciare il nome della ditta e subito dopo iniziava la televendita, sui maggiori network italiani, di pedane vibranti e rasoi elettrici a matita capaci di tagliare la peluria di troppo dal naso, sopracciglia e orecchi.
A scoprire la frode milionaria ai danni dello Stato italiano è stata la Guardia di Finanza di Rimini. La Punto Shop spa, società italiana che aveva ingaggiato la Marini, per evadere il pagamento delle imposte acquistava la merce che poi rivendeva sul territorio nazionale dalla sua gemella, stesso nome e stessi proprietari, con sede sul Monte Titano. “In sostanza la società italiana invece di comprare gli oggetti direttamente dal fornitore asiatico ad un prezzo più favorevole li acquistava attraverso la consorella sammarinese, società ‘esterovestita’, ad un prezzo dieci volte superiore” spiega il tenente colonnello Gianfranco Lucignano, comandante del Nucleo di Polizia tributaria della Finanza di Rimini “ in questo modo i maggiori costi inseriti in contabilità gli permettevano sia di abbattere i ricavi  limitando al minimo la base imponibile su cui pagare le tasse e sia di esportare illecitamente all’estero capitali camuffandoli in operazioni commerciali”.
Mentre la società con sede in Italia si occupava della vendita delle pedane vibranti, rasoi elettrici e altri oggetti per la cura del corpo fabbricati in Cina  presso negozi in franchising e registrava le vendite emettendo regolari le fatture, quella di San Marino vendeva  contemporaneamente le stesse cose attraverso le televendite su televisioni pubbliche e private italiane andate in onda nel 2008, ma totalmente al ‘nero’.
Solo attraverso gli elenchi dei corrieri che consegnavano gli acquisti effettuati attraverso il numero verde dai privati che le fiamme gialle sono riuscite a ricostruire il meccanismo utilizzato dalle due società. Tre le persone che sono state denunciate tra cui due amministratori di fatto e uno di diritto con l’accusa di omessa e infedele dichiarazione dei redditi. Solo ai fini delle imposte dirette e Irap, le due società hanno evaso oltre 200 milioni di euro mentre per il pagamento dell’Iva, l’evasione supera i 20 milioni.
Intestato alla società anche uno yacht di 20 metri ancorato nel porto di Rimini; A bordo risiedevano e gestivano gli affari due imprenditori romani, padre e figlio, coinvolti nella maxi frode.

A San Marino riciclaggio e truffe. Arrestati e indagati manager bancari

In banca

Avrebbe riciclato denaro “sporco”, svolgendo abusivamente sul territorio italiano attività bancarie e finanziarie. Secondo un’operazione della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato, la Cassa di Risparmio di San Marino, sfruttando la sua influenza dominante sul gruppo Delta di Bologna, avrebbe riciclato oltre 5 milioni di euro.
L’istituto di credito sammarinese per ripulire denaro “in nero” effettuava operazioni bancarie attraverso alcune filiali della 16Banca, legata dal gruppo bolognese con sede nella Capitale e società finanziarie sempre di proprietà della Delta ubicate nel Lazio.
Cinque i dirigenti della Cassa di Risparmio di San Marino e del Gruppo bolognese che sono stati arrestati, questa mattina, per appropriazione indebita, associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro sporco attraverso false fatturazioni, truffa ai danni dello Stato italiano e esercizio abusivo delle attività bancarie e finanziarie.
Le indagini della Finanza e della Polizia, coordinate dalla Procura della Repubblica di Forlì, che hanno portato ad iscrivere nel registro degli indagati anche 40 persone tra dirigenti di banche e imprenditori italiani, erano iniziate a seguito di alcune violazioni della legge sulla normativa antiriciclaggio proprio da parte di istituti di credito con sede legale nelle città romagnole di Cesena, Forlì e Rimini. Nel corso dell’operazione sono state effettuate anche sedici perquisizioni presso società e istituti di credito italiani dell’Emilia Romagna e del Lazio.
I responsabili di questo maxi giro di riciclaggio di denaro sporco avevano creato un vero e proprio sodalizio criminoso, spiega in una nota la Guardia di Finanza, dedito ad attività di raccolta del risparmio, finanziarie e bancarie illegali tra le quali quelle per ‘ripulire’milioni di euro evasi al Fisco italiano. Numerosi i soci del Gruppo Delta di Bologna coinvolto nella maxi operazione antiriciclaggio.
Oltre all’istituto del Monte Titano anche, se con quote minoritarie, sia la Sopaf Group con il 15,95 per cento che il Gruppo Banco Popolare con il 13,29 per cento.

Parla Lasorella: dopo l’esilio in Rai, faccio tv dal Monte Titano

Carmen Lasorella

Ma che fine ha fatto Carmen Lasorella, storica inviata della Rai?
Dopo tre anni di assoluto silenzio lontana dal video, dal 10 giugno scorso è il nuovo Direttore generale della San Marino Rtv, l’emittente di Stato della Repubblica sammarinese (con sede in uno dei palazzi più prestigiosi ed esclusivi della Repubblica, il Kursaal), di cui la Rai, Radiotelevisione italiana, possiede il 50 per cento delle azioni. È subentrata alla gestione di Michele Mangiafico e si occupa dell’intera programmazione televisiva dedicata, con le nove edizioni giornaliere del tg, per lo più all’informazione. Soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche della Repubblica del Monte Titano il 9 novembre prossimo.

La sua nomina, voluta dal Consiglio di Amministrazione della Rai di viale Mazzini, è arrivata dopo anni di scontri e polemiche tra la giornalista e i vertici aziendali. Discussioni nate a seguito della decisione dell’azienda di metterla a ‘riposo’ nonostante una carriera di tutto rispetto, maturata tra collegamenti, servizi e reportage da tutto il mondo ed in particolare dalle aree di guerra. Una decisione ingiusta e inspiegabile per la quale la giornalista ha chiesto incontri e chiarimenti con i Direttori generali Rai che si sono susseguiti ma senza alcun risultato. Il suo incarico è stato ratificato dall’emittente televisiva di San Marino, il cui capitale sociale è per l’altra metà dell’Eras (Ente per la radiodiffusione sammarinese) i primi di giugno.
La sua nomina è arrivata dopo anni di “letargo” professionale dietro a una scrivania e dopo non pochi tentativi di dialogo con i vertici aziendali Rai. Con l’incarico di Direttore generale della San Marino Rtv si è sentita cacciata o parcheggiata?
Intanto non parlerei di letargo. Non sono mai stata, né credo di essere un orso. La scrivania, poi, non è il mio luogo di riposo. Il dialogo con l’Azienda non mi è stato negato, anzi, ho parlato pressoché con tutti i Consiglieri, con il Presidente e con il Direttore generale. Più volte. Non ha prodotto effetto, è vero. Tante pacche sulle spalle, apprezzamenti, indignazioni e… niente. Il fatto è che sono un’aziendalista, non sputo nel piatto in cui ho mangiato per anni. Avrei potuto aprire un contenzioso subito: il mio nome e la mia storia avrebbero probabilmente accelerato il percorso. Non ho voluto. Almeno fino all’inizio di quest’anno: è bastato andare dall’avvocato e sono stata subito riconvocata: ero diventata un problema. Mi sono state fatte proposte diverse, tra cui San Marino. Confesso che mi ha stupito: non era esattamente in linea con la mia storia professionale. Era tuttavia un incarico pieno: Direttore Generale e Direttore Giornalistico (ho tenuto che fosse sottolineato espressamente il secondo aspetto nel contratto) e avevo di fronte una partita da giocare. Posso rubare un sorriso? Sul mio ex-libris, il dono di un caro collega che non c’è più, è scritto: “Non perder l’ora, non piegar nella tempesta”.
Per alcuni giornali sammarinesi lei non piacerebbe a Silvio Berlusconi per le sue simpatie politiche. Lei crede che potrebbe essere stato questo il motivo per il quale è stata “inviata” sul Monte Titano?
Berlusconi ovunque… diventa un’ossessione! Credo che non giovi tirarlo in campo a proposito di ogni cosa. Non so se io sia o meno nelle simpatie del Cavaliere, non glie l’ho chiesto. Né me lo chiedo. La mia carriera non è legata alla politica.
Quali sono i suoi progetti per la televisione dopo l’importante accordo tra la Repubblica di San Marino e il Governo italiano che prevede l’utilizzo del satellite e lo sviluppo di nuove tecnologie?
L’accordo di cooperazione in materia radiotelevisiva tra la Repubblica italiana e quella di San Marino è stato firmato, ma non ancora ratificato dal Parlamento italiano. Mentre quello della Repubblica del Titano lo ha già fatto (il 5 agosto scorso, ndr). Credo che possa aprire interessanti prospettive e soprattutto offrire un futuro alla RTV, anche nel segno della sua internazionalizzazione. I miei progetti? ho appena illustrato il piano alla mia nuova squadra: una televisione di servizio pubblico moderna, che rispetti la pluralità delle opinioni, la correttezza, l’oggettività, nel tempismo dell’informazione. Una televisione capace di interpretare una dimensione “glocal”: istanze e bisogni locali, prospettiva globale. Attenzione alle donne, ai giovani. Una tv laboratorio: le piccole dimensioni sono ideali per sperimentare nuovi progetti.

Ma il suo arrivo nella Repubblica del Monte Titano è stata segnata da polemiche e vertenze sindacali. Assieme alla nuova nomina del Direttore generale sono state effettuate anche assunzioni all’interno della televisione e della redazione giornalistica che hanno scatenato discussioni tra i sindacati, i numerosi precari esclusi e i vertici dell’emittente sammarinese.

Italia patrimonio Unesco: con Mantova e Sabbioneta sono 43 siti

Vista di Mantova

Mantova e Sabbioneta, poi la Ferrovia Retica, che attraversa le Alpi tra Italia e Svizzera: sono da martedì “Patrimonio mondiale dell’umanità”. Le prime sono considerate “eccezionali testimonianze dell’architettura e dell’urbanistica del Rinascimento”. Con loro entrano a far parte della lista stilata dall’Unesco anche il Monte Titano e il centro storico di San Marino, portando per la prima volta la minuscola Repubblica ad ottenere il prestigioso riconoscimento. Lo ha deciso il Comitato dell’Unesco che vaglia le candidature, riunito per la trentaduesima volta nella sua storia, in Canada, a Quebec City, in una sessione fiume che terminerà domani. Tra ieri e lunedì, il Comitato ha aggiunto alla lista dei siti bollati “World Heritage” 27 località, diciannove scelte per l’importanza culturale e otto per quella naturale. Una massiccia infornata che si va ad aggiungere agli 851 siti già presenti nelle liste dell’Unesco, aperte nel 1972, e che rende più saldo il primato assoluto italiano. Con l’ingresso di Mantova e Sabbioneta — la «Piccola Atene» voluta dal duca Vespasiano Gonzaga — e della ferrovia dell’Albula e del Bernina (a metà con la Svizzera), l’Italia arriva ora ad avere 43 siti riconosciuti di “eccezionale valore universale”.
Uscendo dall’Italia, si aggiudicano un posto in lista anche due città della Malaysia — Melaka e George Town — la pianura di Stari Grad in Croazia, le fortificazioni erette in Francia da monsieur Sébastien de Vauban, ingegnere militare del Re Sole, un complesso di sei edifici costruiti a Berlino tra il 1910 e il 1933, le chiese di legno dei Carpazi, in Slovacchia. E ancora, il tempio cambogiano di Preah Vinear, il sito di Joggins in Nuova Scozia (Canada), il monte Sanqingshan in Cina, il villaggio di Camagüey a Cuba, le lagune della Nuova Caledonia francese, l’isola di Surtsey in Islanda, le steppe di Saryaka in Kazakhistan, la foresta sacra di Mijikenda Kaya in Kenya, l’arcipelago yemenita di Socotra, la regione del Sardona in Svizzera, ben tre siti messicani (San Miguel, il santuario di Jésus di Nazareth e la riserva della farfalla Mariposa Monarca), i monasteri armeni del-l’Iran, i Tulou del Fujian in Cina, la penisola di Le Morne (Mauritius) e i luoghi santi Baha’i in Israele.
Quest’anno, però, uno dei portabandiera del made in Italy ambientale rischiava di vedersi scippato il bollino Unesco: l’arcipelago delle Eolie. Scongiurata dai commissari di Quebec City l’ipotesi di cancellazione, le isole escono dalla lista dei beni a rischio ma restano comunque delle “sorvegliate speciali”.

San Marino, la Vaduz d’Italia

Repubblica di San Marino

di Marco Cobianchi e Nadia Francalacci

Andare a San Marino conviene. Ci sono molti motivi per varcare il confine di Stato: shopping, paesaggio, gastronomia, filatelia e numismatica, musei e luoghi d’arte. Peccato che a questo elenco, che compare sul portale ufficiale Sanmarinosite.com, manchi la voce affari. Questo sì che è un buon motivo per varcare il confine. Oltre alle bellezze del Monte Titano e a tutte le attività culturali a esso legate, si può godere delle agevolazioni per aprire nuove aziende e depositi bancari.

Proprio seguendo l’odore dei soldi depositati sui conti delle 15 banche del Titano il magistrato forlivese Fabio Di Vizio ha aperto un’inchiesta (che ipotizza reati come riciclaggio, evasione fiscale, ostacolo agli organi di vigilanza, associazione a delinquere) dai risultati clamorosi, che ha messo in grave difficoltà il governo sammarinese (di centrosinistra), possibile anticamera delle elezioni anticipate.

Ma il business determinante della piccolissima repubblica è il commercio internazionale. I numeri sono sbalorditivi. Intanto, negli ultimi 3 anni l’import da paesi terzi è più che raddoppiato: da 7.605 operazioni doganali nel 2005 a 15.800 nel 2007. La maggior parte delle merci arriva dalla Cina (24,5 milioni di oggetti per un valore di 119 milioni di euro), seguita da Stati Uniti, Taiwan e Italia (che ha esportato sul Titano beni per 3,1 milioni). Stupisce il fatto che San Marino importa soprattutto abiti: giacche e pantaloni per uomo e tailleur per donna. Solo nel 2007 ne sono stati importati per un valore che supera i 18 milioni di euro. Niente comunque rispetto all’anno precedente, quando sono state acquistate camicie da uomo per un valore di 36 milioni.

Al secondo posto ci sono i giocattoli; ne sono stati importati talmente tanti che ne toccherebbero circa 197 tonnellate per ciascun sammarinese. Seguono l’alluminio grezzo, i tessuti in cotone e le borse in pelle o cuoio. Beni che poi finiscono soprattutto nei paesi dell’Est: Romania, Russia, Ucraina anzitutto.

Come mai San Marino ha bisogno di importare, nel 2007, 18,5 milioni di euro di abiti? Considerando che ne ha esportati per 4 milioni, significa che i 30 mila sammarinesi dovrebbero avere i guardaroba più forniti del mondo. “Di fronte a uno scarto così elevato tra oggetti importati ed esportati è legittimo il sospetto che tale risultato possa essere determinato da operazioni di vendita al dettaglio effettuata in nero da commercianti italiani che acquistano la merce dalle aziende sammarinesi” avverte Giuseppe Marini, docente di diritto tributario all’Università di Bergamo. “Si tratterebbe di un fenomeno evasivo che coinvolgerebbe in negativo il mercato e l’economia italiana penalizzando seriamente gli operatori onesti”.

A spiegare questo viavai di merci è la disciplina fiscale, molto meno rigida di quella italiana. “L’imposta indiretta sugli scambi adottata da San Marino è una monofase, ovvero si applica una sola volta sul valore dei beni importati” spiega Marini. “In questo modo il commerciante viene tassato solamente al momento dell’importazione con un’aliquota pari al 17 per cento”.

Nonostante i milioni di tonnellate di vestiti, alluminio e giocattoli, è sorprendente che i settori trainanti dell’economia della repubblica non siano i commerci, bensì l’industria e le banche. Secondo la Relazione economica al bilancio di previsione dello Stato 2007, nel 2006 l’industria ha contribuito al prodotto interno lordo per il 41,1 per cento (489,23 milioni di euro), mentre banche e assicurazioni hanno contribuito per il 17,4 per cento (207,3 milioni). Sul gradino più basso del podio c’è il settore pubblico, che produce ricchezza per 159 milioni di euro.

Il sistema fiscale sammarinese spiega anche il fiorire di nuove aziende e perciò di posti di lavoro. I disoccupati sono appena il 2 per cento della popolazione, un dato ancora più straordinario se si pensa che ogni giorno 6 mila italiani “scalano” il Titano per lavorare.

Le imprese sono piccole o piccolissime: alla fine del 2006 3.292 aziende su 5.600 avevano un numero di dipendenti uguale a zero (vi lavora solo il titolare). Tra queste la maggior parte sono immobiliari, aziende di informatica, imprese commerciali, di costruzioni e impianti (454 imprese di cui 204 senza dipendenti). Anche molte imprese manifatturiere risultano senza personale, eppure una parte di questo settore, quello dell’edilizia e delle costruzioni, sarà sovvenzionata con 40 milioni di euro quest’anno e 29 il prossimo. Lo stato, infatti, si accollerà parte degli interessi concordati con gli istituti di credito. Un paradiso.

Ma se le importazioni aumentano, cresce anche l’evasione fiscale nei confronti dello Stato italiano accertate dalla Guardia di finanza sulle aziende sammarinesi. Nel 2003 le verifiche dei finanzieri su 398 aziende accertarono un’evasione totale ai fini Irpef di 12,647 milioni di euro e dell’Iva pari a quasi 20 milioni di euro.

Non migliorò la situazione nel 2004, quando a una diminuzione dei controlli (377) corrispose un aumento dell’evasione del 130 per cento. Percentuale destinata ancora a salire nel biennio 2005-06, quando la Finanza intensificò la lotta all’evasione e con poco più di 1.000 verifiche accertò oltre 1miliardo di euro di tasse evase. Lo scorso anno le aziende sammarinesi controllate sono state 557 e l’Irpef evasa accertata pari a oltre 338 milioni; 156 milioni l’evasione dell’Iva.

A dare il colpo di grazia al governo sammarinese è stata l’inchiesta forlivese del pm Di Vizio. Il magistrato sembrava avesse toccato i nervi scoperti mettendo sotto inchiesta 47 tra italiani e sammarinesi con accuse dal riciclaggio alla costituzione di fondi neri, all’evasione fiscale. L’inchiesta, battezzata Re Nero, e alla quale lavora la squadra mobile di Forlì, è partita proprio seguendo persone normali che incappavano nella rete dei controlli della Finanza mentre trasportavano contanti nelle banche di San Marino. A volte nascondendo le banconote nelle mutande.

Un terremoto? Sì, ma ancora niente rispetto a un altro filone dell’inchiesta Re Nero che è partito da una verifica dei rapporti tra la sammarinese Asset Banca e la controllata italiana Banca di credito e risparmio di Romagna, nata nel 2006. Di Vizio scopre che uno dei conti correnti della sede forlivese della Banca di credito e risparmio è intestato a una finanziaria, la Smam, controllata sempre dalla Asset, sul quale giaceva 1 milione di euro versati con assegni di 1.000 euro ciascuno. Quel conto era però stato catalogato dai bancari italiani come appartenente a un soggetto italiano. L’Asset poteva fare qualsiasi operazione su quel conto senza che il sistema informatico segnalasse agli organi di vigilanza, cioè la Banca d’Italia, che dei soldi passavano dall’Italia a un soggetto di paese extracomunitario.

Parte il controllo su larga scala. Ben 52 banche della provincia di Forlì vengono invitate a fornire i dettagli dei conti correnti aperti in nome e per conto di soggetti sammarinesi. Si scopre che nell’80 per cento dei casi i conti erano stati iscritti come appartenenti a soggetti italiani. Suona l’allarme e si va ancora più a fondo. Ad attirare l’attenzione degli inquirenti è soprattutto un conto, quello che la Cassa di risparmio di San Marino ha aperto presso il Monte dei Paschi di Siena di Forlì.

Di Vizio accerta che in 4 anni la Cassa di risparmio di San Marino ha versato 800 milioni di euro in banconote di piccolo taglio, mentre ha prelevato 1,2 miliardi in banconote da 500 euro. Una fetta di questi soldi proveniva addirittura dalla sede forlivese della Banca d’Italia che, allarmata, ha inviato nel capoluogo romagnolo Giovanni Castaldi e Renato Righetti, i massimi responsabili nell’istituto centrale per la lotta al riciclaggio.

Il sopralluogo deve essere stato molto interessante visto che il pm Di Vizio, all’inizio di giugno, è volato a Roma in via Nazionale per riferire sullo stato delle indagini. Quello del riciclaggio è più di un sospetto. E il fango schizzato sulle grisaglie dei compassati banchieri sammarinesi potrebbe far dimettere il governo.

Importazioni ed export di San Marino nel 2007

Il pm anti logge ricompare e attacca la criminalità dei colletti bianchi

Il pm della Procura di Catanzaro, Luigi De Magistris, titolare delle inchieste su logge segrete e comitati d'affari
È l’italiano più cercato del momento: il sostituto procuratore Luigi De Magistris però è in ferie per tutta la settimana (si dice sia a Parigi) e non ha nessuna intenzione di farsi vivo per commentare la bufera politico giudiziaria di cui è protagonista attivo da quando si è saputo che ha iscritto nel registro degli indagati addirittura il premier Romano Prodi.
Eppure oggi arrivano le sue dichiarazioni “chiare e forti” al programma W l’Italia in diretta, che anticipa il contenuto di un’intervista che andrà in onda domani sera su Rai Tre: “In Calabria è in gioco lo Stato di diritto”.
De Magistris premette di non parlare delle sue inchieste, ma fa riferimento a quelli che considera i “due grossi business” in Calabria: “il traffico della droga e i finanziamenti pubblici e le erogazioni pubbliche. Mentre per quanto riguarda la droga” spiega il pm “si tratta di un settore che è appannaggio della criminalità organizzata, come dire, di tipo tradizionale, se invece parliamo di finanziamenti ed erogazioni pubbliche c’è una nuova forma di criminalità organizzata, la criminalità organizzata dei colletti bianchi. Ovvero quella formata da pezzi importanti delle istituzioni, della politica, delle professioni, del mondo finanziario, dell’impresa. È un sistema che tenta di controllare tutti i finanziamenti pubblici, in particolare quelli che provengono dall’Unione Europea”.
Un flusso di denaro enorme: “Tenga presente” sottolinea De Magistris all’intervistatore “che la Calabria è obiettivo 1 quindi arrivano e sono arrivati flussi e soldi enormi. Per esempio se parliamo di fondi POR 2007-2013 si parla di uno stanziamento di soldi di 8 miliardi e mezzo di euro”.
“È un sistema” sostiene ancora il pm catanzarese “che fa comodo a molti. A parole si vuole cambiare ma con i fatti, per lo meno per la mia esperienza di magistrato, ma anche di cittadino e di uomo non calabrese che ha deciso di vivere in Calabria, è una situazione veramente allarmante”.
“Dalle indagini chiuse” aggiunge il magistrato “quello che è venuto fuori è che la trasversalità appare sempre di più essere una regola. Io credo che sia in gioco lo stato di diritto in Calabria. Viviamo una situazione di isolamento, come me altri colleghi. Ma l’isolamento potrebbe anche essere un dato neutro. Ciò che ci inquieta di più è il contrasto che perviene da settori delle istituzioni e che per quanto mi riguarda ho denunciato anche nelle sedi competenti”.

Per approfondimenti sui fondi europei in Calabria:
Il sito della Regione Calabria
Il sito del Progetto Opportunità per le Regioni d’Europa
Il sito del Formez sui Por Calabria
Il libro Innovare la Calabria

Sull’inchiesta di De Magistris sulla cosiddetta loggia di San Marino: Galbusera 2: Non solo Prodi, vi spiego le altre telefonate “calde” di Delta - Galbusera: sono io che ho dato le schede telefoniche a Prodi - Ecco perché Prodi è indagato: il documento - Inchiesta sulla loggia di San Marino: Prodi indagato a Catanzaro - Le relazioni pericolose del professor Prodi - Scarpellini: Mi manda Prodi ma non sono un massone - Quel generale della Finanza tra logge e dossier illegali

Galbusera 2: Non solo Prodi, vi spiego le altre telefonate “calde” di Delta


Non c’è solo Prodi al centro delle indagini sul presunto comitato d’affari di San Marino. Anselmo Galbusera, l’uomo che ha venduto nel 2004 le sim card sotto inchiesta a Catanzaro allo staff del premier, ha avuto altri contatti su cui il pm Luigi De Magistris vuol vedere chiaro.
In quel periodo, la sua società, la Delta spa, lavorava per gli uomini dell’Ulivo e lui, quando ci fu bisogno di quattro schede per il Professore e i suoi, gliele procurò («In azienda abbiamo intere scorte di schede per i nostri dipendenti. Era la strada più veloce»). Adesso, però, nell’indagine ordinata dalla procura calabrese sui traffici telefonici sospetti del presunto comitato d’affari legato a San Marino, senza volerlo ci è finito pure lui.

Nella consulenza tecnica depositata presso il Tribunale del riesame di Catanzaro il consulente della procura, Gioacchino Genchi, oltre a quella del premier, ha esaminato i contatti di tre utenze telefoniche intestate all’ex Delta spa, oggi Italgo: una di Galbusera, due di Jacopo Vertemati, ex portavoce della società. Secondo il perito quei telefoni chiamavano il numero di ufficio di uno degli indagati, Luigi Bisignani. Galbusera non nega: «L’ho conosciuto grazie a un comune amico e siamo rimasti in buoni rapporti. Però si tratta solo di public relation, non certo di affari». Genchi elenca pure numerosi contatti con esperti di sicurezza (per esempio il direttore Corporate governace di Wind Salvatore Cirafici) e società di vigilanza privata che non stupisconono Galbusera: «È il nostro lavoro. Noi mettiamo in sicurezza le reti telefoniche e costruiamo impianti di videosorveglianza». La consulenza al pm cita anche la Sipro di Salvatore Di Gangi: «Con loro ci siamo visti una sola volta a Milano per un progetto di centrale operativa che non è mai stato realizzato», dice Galbusera.

Ci tolga un dubbio: perché lo staff di Prodi quelle schede non le ha comprate in un negozio di telefonini e, invece, le ha chieste a voi? Forse per la vostra capacità di rendere impermeabili le linee telefoniche? «Gliel’ho già detto, solo per comodità». Un’ultima domanda: lei ha detto che non c’entra niente con il Delta group collegato a San Marino, eppure tra la sua società e quella holding, oltre all’omonimia, c’è un dirigente in comune. «È una coincidenza, l’ho scoperto anche io dai giornali una settimana fa». Lei è un massone? «Solo la parola mi fa star male».

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