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Il tesoretto dei detenuti. Tra extra e sprechi, ecco i conti delle carceri italiane

La cella di un carcere | (Credits: estrelas e limóns by Flickr)

La cella di un carcere | (Credits: estrelas e limóns by Flickr)

Le carceri italiane? Come banche svizzere: movimentano milioni di euro al mese, trasferiscono soldi all’estero, aprono e chiudono centiniaia di conti correnti al giorno. Insomma, costudiscono ed amministrano un vero e proprio tesoro. Quello dei detenuti. Continua

Cocaina tra le sbarre a San Vittore, guardia complice dei pusher

Carcere di massima sicurezza

Le maglie della sorveglianza carceraria si sono allargate e attraverso la falla sono passati messaggi, schede telefoniche e dosi di cocaina provenienti dall’esterno. Tutto grazie alla collaborazione di un agente di polizia penitenziaria addetto alla sala colloqui coi familiari, che in cambio riceveva la droga per sé. Succedeva nel carcere milanese di San Vittore, dove la guardia è stata arrestata dai suoi stessi colleghi.

Le indagini, durate quasi due anni, sono state svolte dai carabinieri della compagnia di San Donato Milanese e coordinate dal pm Ester Nocera. Il lavoro degli inquirenti è partito dal giro di spaccio intorno a via Di Vittorio a San Donato. Un traffico gestito da un gruppo di italiani, in gran parte pregiudicati e legati alle famiglie Lanzillotta e Popolizio, agli ordini di Antonio Popolizio, detto “il Presidente” (da cui ha preso il nome l’operazione). L’organizzazione si riforniva direttamente di cocaina facendosela spedire dal Sud America e la smerciava nel quartiere. Dove i componenti erano in molti casi parenti tra loro e dove non mancavano le vedette pronte a far scappare i pusher all’arrivo delle forze dell’ordine.

Il pm Nocera ha chiesto 39 provvedimenti di custodia cautelare, 29 sono stati eseguiti questa mattina per traffico di droga. Durante le indagini sono stati intercettati i telefoni (in tutto 56) dei componenti del gruppo. E dall’ascolto delle loro conversazioni si è scoperto il retroscena carcerario del traffico. Se infatti uno di loro finiva in carcere, c’era il modo di rimanere in contatto coi complici all’esterno. Attraverso appunto l’agente di polizia penitenziaria, Mirko M., di 32 anni, in servizio da 14.

L’agente permetteva a due detenuti, Giuseppe Migliore e Davide Iacono, entrambi in carcere per droga, di usare il telefonino per ordinare la droga. A volte era la guardia a portare nella prigione le schede telefoniche e le dosi, chiamate in gergo “bottiglie”, alcune delle quali destinate proprio a lui come retribuzione per la complicità. Oppure riceveva i pacchi dai visitatori e li consegnava ai due detenuti.

Imprenditore e spacciatore, preso: “L’ho fatto per i miei operai”

Gli agenti delle Volanti

Di giorno piccolo imprenditore della ditta di famiglia, con il padre e il fratello, la vita nella casa milanese dei genitori, la pizza e il cinema con la fidanzata. La notte pusher occasionale in piazzale Gorini (zona Lambrate), insospettabile proprio perché benestante, istruito e incensurato. Antonio T., 35 anni, spacciava hashish e cocaina da meno di un mese e aveva già messo da parte 4.500 euro. Per le vacanze di Natale in Messico? Pare di no. Quando gli agenti del commissariato Manforte Vittoria l’hanno arrestato, ha dato ben altra spiegazione del suo secondo lavoro: “Gli affari della ditta vanno male”, ha detto, “ho bisogno di soldi extra per salvare dal lastrico la mia famiglia e i miei operai”.

La polizia, che gli ha sequestrato tra la camera da letto, l’auto e la sede dell’azienda di ricambi per auto (oltre al denaro e a un bilancino di precisione) 2 chili e mezzo di hashish e 100 grammi di cocaina, sembra credere alla versione del 35enne. Perché da quando aveva cominciato la nuova attività nel dopolavoro, non aveva cambiato stile di vita e aveva continuato a lavorare con dedizione e regolarità in azienda. Pare proprio che i guadagni ottenuti con la droga, mai toccati, dovessero andare a risanare la cassa.

Dopo vari appostamenti di controllo gli agenti si sono accorti di lui: stava sempre nello stesso posto e alla stessa ora. La sua inesperienza nel settore è confermata dal fatto che per andare a piazzare le dosi si era portato dietro un chilo di droga. Ora Antonio T. è nel carcere di San Vittore, mentre i suoi genitori e la fidanzata sono increduli del perché.

Sing sing, musica e cabaret entrano in carcere

estrelas e limons by Flickr
Quasi trenta artisti si alterneranno su un palcoscenico molto particolare. Quello ricavato all’interno delle carceri milanesi di San Vittore e Bollate. Succede grazie alla terza edizione di Sing sing, festival di musica e cabaret patrocinato dalla Provincia di Milano per portare lo spettacolo dietro le sbarre. Il 18 giugno si esibiranno 13 artisti per i circa 1000 detenuti di San Vittore, mentre il 20 sarà la volta di Bollate: per la prima volta il festival andrà in tour, fuori dal carcere cittadino. “Riunire i detenuti al campo sportivo per assistere al live è allo stesso tempo una prova di fiducia e l’occasione per passare un pomeriggio insieme, all’aperto” commenta Lucia Castellano, direttore della casa circondariale di Bollate. Uniti dalla musica, “elemento di aggregazione naturale e spontaneo” aggiunge Gloria Manzelli, direttore di San Vittore. I nomi sono di sicura presa: dai cabarettisti Ale e Franz e Geppi Cucciari agli Almamegretta e Mondo Marcio, fino al trionfatore di Sanremo Simone Cristicchi e all’autore del tormentone dell’estate, Daniele Silvestri. Chissà come sarà accolta all’interno delle mura la sua ironica storia di fughe e latitanze? I Vip saranno affiancati da gruppi molto particolari, come gli Aria Dura e i Suoni Sonori & The Reggae Band, creati dai detenuti di Bollate, i Vlp Sound, band di San Vittore, e i Francobranco, gruppo musicale di agenti penitenziari.
Data la particolare location, i concerti non sono aperti al pubblico ma possono essere seguiti su Radio Popolare che trasmetterà uno speciale il 23 giugno dalle 11:30 e sul canale tv All Music che metterà in onda la registrazione la prima settimana di luglio.

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