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satira
- Tags: Anno-Zero, Antonio Di Pietro, attacco, ballarò, blog, Clemente Mastella, Giovanni-Floris, Marco-Travaglio, Maurizio-Crozza, michele-santoro, ministro, polemica, satira, tv, vertice, web
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Da settimane sembra sia diventato il parafulmine su cui cadono tutte le critiche, il simbolo vivente dei privilegi della Casta: “Sono il male dell’Italia?, si chiede lui sul proprio blog, diventato uno sfogatoio per gli altri e un fortino per lui. Lui che è il ministro di Grazia e Giustizia. Ma in giro e intorno, lui ne percepisce assai poca, di grazia (e giustizia). Anzi, Mastella si sente odiato (e lui ha giustamente detto che l’odio è un sentimento pericoloso) e sempre più al centro di un attacco da parte di giornali e tv, vicini alla sua stessa maggioranza.
La gogna mediatica è cominciata prima sull’Espresso: copertina dedicata a chi “ha ucciso la giustizia” e la foto di Mastella in bella mostra. Poi è continuata con il carosello di articoli sull’uso “improprio” dei voli di Stato e sull’acquisto di immobili di pregio a prezzi “di favore”.
Infine è culminata con le due trasmissioni televisive di Anno zero (in cui Marco Travaglio lo trasforma in una macchietta soprannominandolo: “Dumbo, per la propensione alle trasvolate”) e Ballarò (con Giovanni Floris che lascia a briglie sciolte Maurizio Crozza).
Una regia orchestrata “ad arte” sostengono nell’Udeur, che ha un preciso disegno politico: depotenziare il progetto di un centro moderato a cui il Guardasigilli sta lavorando potrebbe erodere al nascente Partito democratico: “Il Pd ha il controllo della Rai” si è sfogato Mastella “e il suo silenzio è eloquente. E Romano che fa? Tace anche lui. La sinistra di Capalbio mi vuole fottere, attacca me per colpire Prodi”.
Per la rabbia e il dispiacere, il ministro ha disertato alla fine il vertice sulla Finanziaria: un’assenza che ha fatto chiasso. Prima ha fatto sapere che non sarebbe andato, spedendo a nome dell’Udeur, i capigruppo a Camera e Senato Fabris e Barbato. Poi, più tardi, ha spiegato che avrebbe disertato l’appuntamento solo per “motivi di salute” e che se fosse stato presente, “avrebbe soltanto riconfermato la piena fiducia al presidente Prodi”.
Cortesia ricambiata dal Prof. che, leggendo in quell’assenza i tanti malumori del Campanile, ha subito espresso solidarietà al proprio ministro.
Povero Clemente: l’unica volta che parlano bene di lui, lui manca…
Qui i VIDEO di YouTube con Mastella nel mirino:
Anno Zero del 20/09/2007
Il monologo di Crozza a Ballarò
Il precedente con Santoro (febbraio 2007)
- Tags: beppe-grillo, blog, Casta, elezioni, Fausto-Bertinotti, Gian-Antonio-Stella, girotondini, grillini, Ligabue, Marco-Travaglio, Nanni-Moretti, palazzo, parlamentari-condannati, Pd, piazza, privilegi, Report, Sabina-Guzzanti, satira, Sergio-Rizzo, sinistra, V-boy, Vday, Walter Veltroni
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Sono giovani. E molto incazzati: “Se non sei figlio di qualcuno in questo Paese non ce la fai” dice Andrea Palamara, 25 anni, neolaureato in scienze politiche di Erba e organizzatore lombardo dei “vaffa-boys”. “Mi impegno perché i politici sono di bassissimo livello. Non sono classe dirigente. E soprattutto perché sono tanto vecchi: non sanno cosa sia un blog o il meet up”. Proprio il meet up, cioè l’incontro in rete, è quello che ha trasformato il “Grillo-boy” in “vaffa-boy”. Il grillismo fino a un anno e mezzo fa era solo un blog di successo. Il salto di qualità è arrivato grazie all’utilizzo dello strumento “meet up”, con la possibilità per i fan del comico genovese di aggregarsi su siti propri, organizzati con un criterio territoriale. Così il giovane “grillino”, da lettore e commentatore del beppegrillo.it è diventato soggetto politico. Gli animatori dei meet up territoriali vanno a parlare con i sindaci, si muovono su piccoli obiettivi locali, dalla Tav all’emergenza rifiuti.
Mario Adinolfi, il 36enne blogger candidato alla segreteria del Partito democratico, spiega: “Già nel 2001 mi candidai con il simbolo della chiocciola internettiana a sindaco di Roma, perché si capiva che il web mobilita; ora Grillo e i grilliani scoprono che la rete non è solo uno strumento di comunicazione, ma un modello politico totalmente nuovo: la democrazia diretta. Che riesce a saltare la mediazione del politico di professione”.
Ma chi è il V-boy? Elio Veltri (qui il suo intervento al V-Day di Milano), che sta organizzando la discesa in campo della Lista civica nazionale per il 6 ottobre a Roma e che si sente un po’ la chioccia di questo movimento, sostiene che sono giovani dai 20 ai 35 anni, spesso con un lavoro precario, o cinquantenni che “sperano che l’Italia non sia ancora morta”. “Non ho raccomandazioni” dice ancora Palamara. “Mi cercherò un lavoro in una ditta di pulizie”.
Il V-boy è contro la legge Biagi. E ha due bibbie: il libro-testimonianza di Grillo Schiavi moderni, che in agosto ha ricevuto il plauso del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (chissà se è pentito?), e quello di Michela Murgia, una giovane 34enne sarda, che in un best-seller agrodolce, Il mondo deve sapere, ha raccontato il dramma quotidiano, non privo di elementi grotteschi, di un lavoratore di un call center.
Il V-boy ama Oliviero Beha e Marco Travaglio, due giornalisti che sparano indifferentemente sia contro la destra sia contro la sinistra. Ed è molto deluso, come Palamara, dal presidente della Camera Fausto Bertinotti: “Uno che ha predicato la rivoluzione per trent’anni e poi è diventato presidente della Casta”. E proprio <em>La Casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo e Il costo della democrazia di Cesare Salvi e Massimo Villone, sono i due saggi che il grillino ben informato conosce quasi a memoria, e cita spesso.

Il V-boy odia i giornali “perché sono tutti uguali”, ma gli piace la rivista Internazionale “perché” scrivono nelle webdiscussioni “leggendo quello che avviene negli altri paesi capiamo che da noi è ora di cambiare” e preferisce andare direttamente sui siti internet a cercare informazioni, magari scambiando idee sui blog. È grande appassionato di Dagospia, sito tradizionalmente irriverente con il potere.
Pur facendo parte della generazione di internet non disdegna cinema, musica e teatro: gli piacciono Ligabue (definito “impegnato, ma ruspante”), i comici alla Sabina Guzzanti e l’iconoclasta della parola Alessandro Bergonzoni, ma pure i monologhi amari di Ascanio Celestini. Considera ormai vecchio e superato Nanni Moretti, legato all’archiviata e inconcludente stagione dei girotondi. E in televisione professa un vero culto per le inchieste della trasmissione Report, su Raitre, ideata da Milena Gabanelli.
- Tags: beppe-grillo, blog, elezioni, girotondini, grillini, Guglielmo-Giannini, palazzo, parlamentari-condannati, Pd, politica, privilegi, qualunquismo, Romano Prodi, satira, sinistra, Uomo-Qualunque, Vday, Walter Veltroni
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Un ciclone o una folata di vento, come dice il sociologo Giuseppe De Rita? Per ora i dati di fatto: il V-Day di Beppe Grillo (qui l’intervento a Bologna; qui tutti i video d chi c’era)) ha avuto successo; i Grillo-boys o grillini sono alcune centinaia di migliaia, soprattutto su internet; i partiti sono preoccupati, anche se non lo dicono. Da destra, ma soprattutto da sinistra, è tutto un susseguirsi di aperture e distinguo: “teniamone conto, “segnale importante e positivo, “purché non trionfi il qualunquismo e l’antipolitica”, ecc, in perfetto stile politichese.
La curiosità principale è: Beppe Grillo può far più male alla destra o alla sinistra? C’è un precedente lontano ma illuminante, quello dell’Uomo Qualunque, il partito populista-moderato fondato nel 1946 da Guglielmo Giannini, che all’Assemblea costituente ottenne il 5,3% dei voti, divenendo la quinta formazione nazionale. Benché dichiaratamente anticomunista, Giannini - che propugnava la rivolta fiscale e la pulizia nella “politica corrotta” - fu combattuto soprattutto dai politici di centrodestra, Dc in testa, ed anche dalla Confindustria. Temevano, a ragione, che sottraesse loro voti: alla fine Giannini accettò di appoggiare la Dc; poi i Qualunquisti confluirono nel Msi, a quei tempi fuori dai giochi di governo.
L’Uomo Qualunque lanciò il termine “qualunquista”, lo stesso appioppato oggi a Beppe Grillo. Ma le analogie non finiscono qui. Così come Giannini preoccupava la destra di allora, oggi è la sinistra ad avere più timori. Benché la piazza, virtuale e non, del comico genovese sia in grandissima parte orientata a sinistra, e benché le sue parole d’ordine, a cominciare da quelle sui precari e sulla legge Biagi (che sono costate al comico risentite polemiche) , siano tipiche della sinistra.
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Il fenomeno-Grillo rischia innanzi tutto di offuscare il lancio del Partito democratico. Tanto la piazza di Grillo si presenta spontanea e tutta all’insegna della partecipazione popolare, tanto il Pd appare, finora, un’operazione di palazzo, distante dalla gente. Non a caso tra i bersagli dei grillini c’è Walter Veltroni.
Secondo punto: nonostante il movimento si definisca trasversale, gran parte delle idee e delle parole d’ordine sembrano appartenere all’area della sinistra radicale, in una sorta di riedizione dei girotondini che tanto hanno bersagliato la nomenklatura diessina nei primi anni 2000.
Terzo: Beppe Grillo ce l’ha, magari confusamente, con la classe dirigente. E oggi, per il semplice fatto di essere al governo e al potere, la classe dirigente viene identificata con il centrosinistra. Non bastavano la case vip, i mutui regalati, le consulenze d’oro, insomma la casta. Ora c’è Grillo.
Il problema è: come e quanto si tradurrà il grillismo in termini elettorali? Molti prevedono un aumento dell’astensione. Che certamente, in parte, colpirebbe anche il centrodestra. Ma, come è dimostrato da alcune elezioni a questa parte, si diffonderebbe soprattutto tra i delusi e gli “incazzati” della sinistra. Si attende, a breve, un invito a Beppe Grillo da parte di qualche esponente del Pd, se non da Veltroni medesimo. A condizione che l’invitato accetti.
Guarda la GALLERY del V-DAY di Milano.
Il VIDEO con l’intervento di Elio Veltri:
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Giorni di gloria per il Grillo nazionale (popolare). Giorni di successi e di prime pagine. Per il suo blog, le sue iniziative, le sue battaglie. Quelle che lo showman genovese porta avanti con il piglio del politico e il fare del comico.
Con ordine. Due giorni fa, non senza sorpresa, la Corte dei Conti ha sostanzialmente sposato la proposta, pur definendola “un po’ forte, clamorosa”, di Grillo, che recentemente ha depositato alla Cassazione una richiesta di legge popolare per un “Parlamento pulito”.
Chi riveste una carica pubblica e viene condannato in via definitiva per “cattiva amministrazione”, non deve avere la possibilità di candidarsi di nuovo. Questo chiede la campagna di Grillo, questo di fatto ribadisce il procuratore generale della magistratura contabile Claudio De Rose. Che, prima della scadenza del suo mandato (il prossimo 27 agosto andrà in pensione), ha fatto per l’ultima volta i “conti in tasca” al Belpaese, e ha sollevato con una domanda il problema del cattivo comportamento di certi politici e funzionari pubblici: “Come è possibile che la maggior parte delle società pubbliche non producono mai utili?”. E non ha esitato a buttare sul tavolo un rimedio: “Vietare l’elezione in Parlamento dei politici condannati in via definitiva”. Tradotto, via per sempre i politici corrotti dal Parlamento (ultimo caso quello dell’ex ministro della giustizia e senatore ’sub judice’ Cesare Previti): niente meno che lo slogan che campeggia sul sito del genovese.
Martedì 17: la Cassazione, provocando un polverone di polemiche, dichiara, con sentenza n. 27966, che mandare a quel paese in modo volgare una persona, cioè dirgli pubblicamente “vaffanculo” (scusate, ma è questo il caso in giudizio) non è offensivo. Per il comico la sentenza cade a fagiolo: da mesi sta preparando, per l’8 settembre, il Vaffanculo day, o V-Day: una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Una giornata da passare nelle piazze d’Italia per ricordare “che dal 1943 non è cambiato niente”. Per lanciare la sua iniziativa, Grillo è andato persino al Europarlamento di Bruxelles e davanti ad una platea gremita di gente (qui il video), ha spiegato i motivi che l’hanno spinto a promuovere il Vaffaday.
Mercoledì 18: nel giorno in cui i blog, compiono 10 anni, l’ultima classifica di BlogBabelitalia piazza il sito di Grillo al primo posto tra quelli dei Vip (davanti a una folta schiera di comici: Daniele Luttazzi, Jacopo Fo, Franca Rame, Dario Fo e Lino Banfi) e secondo nella classifica generale, dietro solo a Luca Conti, primo con il suo Pandemia
Insomma tre giorni di sovraesposizione mediatica da fare invidia al Veltroni del Lingotto. E a questo punto la domanda è: a quando la sfida tra i due? Poiché Grillo mena scudisciate sia a destra che a sinistra, sarebbe un bel duello: tra il sindaco che fa sognare e il fustigatore che fa indignare.
- Tags: Bonvi, cartoon, Cattivik, filmato, Fuimetti, ironia, Italia-1, politici, puntata, Romano-Prosi, Sardegna, satira, serie-animata, Silver, Silvi-Berlsuconi, striscia, Umberto Bossi
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Dalle vignette ai cartoni animati, il passo è breve. Soprattutto per personaggi pubblici di un certo calibro come il premier, il capo dell’opposizione e il leader della Lega Nord. Romano Prodi, lontano dall’immagine istituzionale di presidente del Consiglio, per gli italiani è in sella alla sua bicicletta e con il viso, accaldato, tondo e rosato stile mortadella. E Silvio Berlusconi? Se i birichini di Striscia la Notizia lo hanno travestito da Cavaliere Mascarato, per la gente comune, smessi i panni del politico, ha la bandana e la camicia bianca.
E Umberto Bossi? Qui lo scarto tra realtà e finzione è meno forte: si sa che il Senatùr non ama troppo le forme, preferisce andare per le spicce, anche nel vestirsi. Più o meno tutti lo ricordano durante la sua visita in Sardegna (nell’ormai lontano ‘94) a villa Berlusconi: addosso una canottiera a coste, proletaria e ascellare.
Per vedere i tre leader così agghindati bisogna attendere poco: l’uscita di un cartoon, dove Romano, Silvio e Umberto saranno i protagonisti della prima serie animata tratta dal fumetto Cattivik, uno dei tanti personaggi nati dalla matita di Bonvi ma portato al successo da Silver (l’ideatore di Lupo Alberto), che verrà trasmessa prossimamente su Italia 1.
I tre politici fanno una comparsata in una delle puntate, di cinque minuti l’una, presentate in anteprima al Telefilm festival di Milano.
Nell’episodio in 3D La porta, il ladro più pasticcione dei fumetti cerca di aprire una serratura in mille modi, passando dal “metodo zen” a quello “new age”, da quello stile “Matrix” a quello ispirato a “La guerra dei mondi”, fino a rassegnarsi al metodo “del politico”. E, ben dosando la par condicio, si camuffa secondo i cliché ironici dei tre politici, tra canottiere, bici e bandane.
Tra comicità slapstick (quella basata sulle evoluzioni del corpo) e battute in dialetto meridionale, sono state già prodotte 52 puntate delle avventure del maldestro malfattore in nero (sorta di parodia comica di Diabolik e Satanik) creato da Bonvi nel 1965, ma presto affidato alle cure di Silver che, per la versione cartoon, ha deciso di assegnargli, come ospiti speciali, i colleghi Lupo Alberto ed Enrico La Talpa.
Non è dato, ancora, sapere se i tre leader abbiano accettato di doppiare il personaggio, ma… mai dire mai.