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sbarchi


di Stefano Vespa
Antonio Manganelli lancia l’allarme a causa dei 30 mila immigrati giunti in Italia dopo le rivolte arabe. Alla presentazione del master in intelligence e sicurezza della Fondazione Link Campus University e della Fondazione Icsa, il capo della Polizia ha spiegato che ne sono stati arrestati 119 per reati precedentemente commessi in Italia, ma che «nessuno sa chi siano tutti gli altri, molti dei quali evasi. Continua


- Un barcone con clandestini
C’è un allarme che è passato in sordina in questi giorni, in cui imperversano le vicende mediatico giudiziarie del premier sul caso Ruby: quello del ritorno degli sbarchi via mare. Lo scorso anno, infatti, erano stati quasi azzerati e il nuovo fronte, si diceva, era quello del controllo via terra e negli aeroporti. Continua

Il peschereccio arenato sulla costa laziale, sulla spiaggia di Latina Lido, che avrebbe trasportato decine di clandestini di nazionalità tunisina ed egiziana, oggi 4 ottobre 2010
E così ricominciarono gli sbarchi. Non solo a Lampedusa, non solo in Salento (un migliaio quest’estate), ma perfino in Lazio. Mai successo prima. C’era stato qualche sbarco in passato nel sud della Sardegna, uno eclatante di decine di Curdi qualche mese fa in Corsica. Ma quello di stamane a Latina fa discutere e riflettere. Continua
- giamp
- Lunedì 4 Ottobre 2010
- Tags: Caritas, cifre, cittadinanza, clandestini, immigrazione, Istat, permessi di soggiorno, regolari, sanatoria, sbarchi, stagionali
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Quanti sono, dove e con chi vivono. E ancora: quanti hanno il permeso di soggiono, quanti sono clandestini? Quanti hanno la cittadinanza italiana, quanti hanno chiesto asilo politico e quanti sono trattenuti nei Cie? Chi tra loro lavora (come agricoltore, operaio, badante, imprenditore), quanto conta nella contabilità del Pil italiano? E dal punto di vista fiscale?
E chi delinque, in che percentuale pesa sulla popolazione carceraria?
Qui tutte le risposte. A partire dai numeri. Essenziali per comprendere il complesso fenomeno dell’immigrazione straniera in Italia. Continua

Non si fermano gli sbarchi a Lampedusa (alle prime luci dell’alba, un gommone con quasi 60 clandestini a bordo è stato soccorso da un pattugliatore della Guardia di Finanza a circa 10 miglia a Sud di Lampedusa. A bordo è stato trovato un salvagente maltese). E continuano le polemiche.
Sia quelle legate alle lentezze di Bruxelles e per le politiche adottate dal governo maltese. Sia quelle, tutte in campo italiano, tra Santa Sede e Lega Nord.
Le alte gerarchie ecclesistiche - dopo le dure prese di posizione all’indomani della tragedia degli oltre 70 migranti morti nel Canale di Sicilia - non risparmiano critiche nei confronti delle nuove norme sul reato di clandestinità e i vertici del Carroccio ribattono con accuse di “comunismo”.
A prendere parte al duello (tutto verbale, ovviamente) sono in quattro. Da una parte, il botta e risposta ministro Calderoli-Monsignor Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti; dall’altra lo scontro Agostino Marchetto- Roberto Cota (il primo, segretario del suddetto Pontificio consiglio che bolla il reato di clandestinità come “Legge ideologica”; il secondo, capogruppo della Lega alla Camera, che risponde a muso duro: “Non si inventi comandamenti”).
La polemica Caderoli-Monsignor Vegliò
Il primo scontro parte da qui: le parole del ministro Roberto Calderoli sono “inaccettabili e offensive, quasi che io sia responsabile della morte di tanti poveri esseri umani inghiottiti dalle acque del Mediterraneo”, risponde in una dichiarazione diffusa alla stampa l’arcivescovo Vegliò per replicare al ministro per la Semplificazione, secondo cui il presule aveva pronunciato parole che “non sono quelle del Vaticano e della Cei”. “Al riguardo, con tutto il rispetto possibile e per amore di verità , vorrei asserire che: come capo dicastero ho il grande onore di fare dichiarazioni a nome della Santa Sede. Forse il signor ministro aveva in mente altre situazioni o si riferiva a qualcun altro”. In un’intervista alla Radio Vaticana del 22 agosto, ripresa poi dall’Osservatore Romano del giorno successivo, il presule aveva fatto sentire la sua voce sulla tragedia del Canale di Sicilia in cui sarebbero morti 73 eritrei, ribadendo il diritto all’accoglienza e al soccorso per i migranti irregolari che cercano di raggiungere le nostre coste.
“La mia dichiarazione” concluce il presule “partiva solo da un fatto concreto, tragico: la morte di tante persone, senza accuse, ma chiamando tutti alla propria responsabilità ”.
Ma, difendendo la linea del governo per combattere l’immigrazione clandestina, il ministro leghista aveva detto che “solo un messaggio chiaro” poteva fermare viaggi “non della speranza ma della disperazione, che, purtroppo, hanno portato a morire, nelle acque del canale di Sicilia, tanti, partiti anche sulla base dei messaggi dell’opposizione o di monsignor Vegliò”. Oggi il ministro replica così: “Non si deve sentire accusato, ma piuttosto riflettere sul fatto che la sua uscita dà l’impressione di un conflitto e di tensioni interni alla Chiesa. C’è da domandarsi se i tempi della risposta siano i tempi della Chiesa o piuttosto una reazione al consenso ricevuto da me al meeting di Rimini. Per parte mia, da credente, sono da sempre attento solo alle parole e agli insegnamenti del Santo Padre”.
Botta e risposta fra Cota e monsignor Marchetto
Il “secondo round” tra Carroccio e Vaticano ruota intorno a un intervento pubblicato sulla rivista giuridica online statunitense Jurist di monsignor Agostino Marchetto, segretario del pontificio consiglio per i Migranti e gli Itineranti, in cui torna a criticare duramente il pacchetto sicurezza approvato dal governo. La nuova legge italiana sull’immigrazione che ha “ristretto le norme legate all’immigrazione irregolare e ha trasformato la migrazione irregolare in un reato penale” rappresenta “un peccato originale” nella legislazione sull’immigrazione. L’introduzione del reato di clandestinità , aggiunge Marchetto, “ha significative ripercussioni nella vita concreta del migrante e della sua famiglia“. Tra queste ripercussioni il vescovo ricorda la “difficoltà di trovare un alloggio” o “di inviare le rimesse nei Paesi di origine”. Le nuove norme sull’immigrazione introdotte con il pacchetto sicurezza inoltre “non sono a favore della famiglia”, prosegue mons. Marchetto, convinto che la nuova legislazione italiana in materia di immigrazione comporti ripercussioni importanti sulla vita familiare dei migranti.
E allora la replica di Cota: “Le dichiarazioni di monsignor Marchetto sono a titolo personale” ribatte il capogruppo della Lega alla Camera, “espressione di un pregiudizio politico e non hanno nulla di religioso. Chi parla così sono i soliti che qualcuno definisce cattocomunisti e che in realtà hanno perso il ‘catto’ e sono comunisti. Del resto, con tutto il rispetto, monsignor Marchetto si sta esercitando nell’invenzione di comandamenti senza averne l’autorita”.
E La Russa fa il pompiere
Tenta il ruolo di pompiere, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa che getta acqua sul fuoco delle poloemiche e commenta così le polemiche sorte a seguito della tragedia in mare dei migranti eritrei: “Ho grande rispetto per la Chiesa. Capisco la missione della Chiesa, che è quella della carità alla quale mi inchino, che deve essere esercitata nei confronti di tutti. Ma poi c’è una missione diversa che è di chi ha il dovere, prima che il diritto, di far rispettare la legge e appartiene alla politica e alle istituzioni”.

Il mondo siede sopra una bomba a orologeria, la crisi dei diritti umani, che può esplodere in ogni momento.
Per evitare la deflagrazione e la conseguente catastrofe basta una nuova leadership internazionale che s’impegni a contrastare un cammino che sembra inarrestabile.
Questo l’avvertimento che Amnesty International ha lanciato alla presentazione del rapporto 2009 sulla situazione dei diritti umani nel mondo. Si tratta di un dossier che documenta il livello del rispetto dei diritti umani in 157 Paesi del mondo. Il quadro che ne emerge “ci preoccupa molto” ha detto Christine Weise, neopresidente della sezione italiana di Amnesty “perché i diritti umani sono passati in secondo piano se non addirittura traditi”. E questo è avvenuto proprio nell’anno in cui si è festeggiato il 60/mo anniversario della dichiarazione universale dei diritti umani (il dossier si riferisce al 2008), un anno che invece “si è aperto con la crisi in Kenya dove sono morte un migliaio di persone” ha sottolineato Weise “e si é concluso con un analogo tributo di sangue di civili palestinesi, uccisi a Gaza”.
Volgendo poi lo sgurado entro i confini italiani, è un bocciatura su tutti i fronti quella di Amnesty Italia del pacchetto sicurezza del governo “che” denuncia l’organizzazione nel Rapporto 2009 “non fa altro che aumentare l’insicurezza delle persone che già sono in grandissime difficoltà “. Nel mirino dell’associazione leader nella difesa dei diritti umani sono finite soprattutto le ultime misure in materia di immigrazione varate dal governo che, una volta applicate, hanno dato prova di un “disprezzo dei diritti umani” a danno di chi, “fuggendo da situazioni molto critiche cerca riparo nel nostro Paese”.
Ma Weise non si limita ad attaccare i respingimenti, ma parla più apertamente di “un clima di razzismo crescente” in Italia verso le minoranze, come “dimostrano gli sgomberi dei campi rom - ha detto - popolazioni in molte occasioni al centro del disprezzo e di una spirale di violazioni dei diritti umani”. In occasione della presentazione dell’ultimo rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo, l’attacco di Amnesty al governo è frontale: “La politica dell’immigrazione italiana e i respingimenti dei rifugiati che arrivano con le barche in alto mare” ha detto Weise “è espressione di un disprezzo dei diritti umani e delle persone veramente disperate che qui cercano solo aiuto”. “L’Italia sarà inoltre ritenuta responsabile di quanto accadrà ai migranti e richiedenti asilo riportati in Libia”, si legge poi in una scheda allegata al dossier, dedicata al paese africano. Dove, ricorda Amnesty, non esiste “una procedura d’asilo” e non viene offerta “protezione a migranti e rifugiati”. Pertanto “considerato l’effettivo controllo che l’Italia ha potuto esercitare, seppur in zona extraterritoriale sulle persone soccorse l’Italia sarà ritenuta responsabile di quanto accadrà ai migranti e ai richiedenti asilo riportati in Libia”.
Paese in cui, secondo lo stesso rapporto, si praticano “tortura e altri maltrattamenti nei confronti di migranti, rifugiati e richiedenti asilo in stato di detenzione”, mentre “a questi ultimi non è stata data protezione, come richiesto dal diritto internazionale sui migranti”. Sempre nella sezione dedicata al Paese “amico” dell’Italia si legge che “il 15 gennaio le autorità hanno annunciato l’intenzione di espellere tutti i migranti illegali e hanno conseguentemente condotto espulsioni di massa di ghanesi, maliani, nigeriani e cittadini di altri Paesi”. Inoltre “700 eritrei, uomini, donne e bambini che sono stati detenuti, sono ora a rischio di rimpatrio forzato malgrado i timori che li avrebbero visti esposti a gravi violazioni dei diritti umani in Eritrea”. Netta infine la condanna di Weise anche della norma che “fa distinzione fra i reati commessi da italiani o da immigrati irregolari” e che s’inserisce in un trend di “criminalizzazione dei gruppi minoritari, elemento tipico di ogni campagna elettorale”. Weise non tralascia di contestare il governo per la vicenda della nave cargo Pinar dell’aprile scorso quando “sia le istituzioni italiane che maltesi hanno disatteso - ha denunciato - una delle regole nota a tutta la gente di mare: salvare vite umane è un imperativo assoluto e deve avere priorità su tutto”.

“È molto meglio esaminare nei luoghi di partenza se gli immigrati possano avere diritto d’asilo. Altrimenti, non vorrei dirlo, ma questi campi di identificazione assomigliano molto ai campi di concentramento”, Silvio Berlusconi, in conferenza stampa all’Aquila con il presidente della commissione Ue José Manuel Barroso, cerca di spiegare la posizione del governo sul caso dei respingimenti degli immigrati. Ma la dichiarazione stona con la norma contenuta all’articolo 18 del disegno di legge sulla sicurezza che lo stesso governo ha presentato alle camere e che prevede l’allungamento dei tempi di permanenza dei clandestini nei centri in questione, da 60 a 180 giorni, norma voluta dalla Lega per facilitarne l’identificazione e l’espulsione.
Ancora oggi la Chiesa ha criticato per bocca di vari esponenti la politica italiana nei confronti degli immigrati: il servizio internazionale per i rifugiati dei Gesuiti ha accusato oggi l’Italia di aver violato i diritti umani impedendo lo sbarco dei migranti. ”Nessun tentativo è stato fatto per verificare quanti di quegli uomini, donne e bambini avessero diritto allo status di rifugiati”, afferma, e non si può agire - avverte - sulla base di ”politiche guidate dalla paura”.
Ma l’obiettivo di Berlusconi è un altro: che le domande di asilo siano esaminate nei paesi d’origine senza obbligare l’Italia a farsi carico dei barconi di disperati sulle coste siciliane. E per questo chiede all’Unione di fare la sua parte, di non lasciare Italia, Malta e Grecia sole con il problema.”Per il momento la questione dell’immigrazione non è in agenda, ma se l’Italia lo desidera possiamo lavorare insieme su questo tema il 10 giugno in Commissione”, ha detto il presidente della Commissione Europea, “possiamo discutere un programma di libertà sicurezza e giustizia sull’immigrazione, potremo discutere anche del problema dell’immigrazione clandestina”. L’Europa, ha detto poi Barroso commentando i lavori di ricostruzione post-terremoto in Abruzzo, ‘’sta assistendo le autorità italiane per la richiesta del fondo Ue di solidarietà ”, e l’Abruzzo potrà usare ”il fondo Ue per lo sviluppo regionale per il periodo 2007-2013 per la messa in sicurezza degli edifici dai rischi sismici”. Il capo dell’esecutivo europeo ha poi annunciato che l’Italia riceverà 480 milioni di euro per la ricostruzione dal fondo europeo di solidarietà . Quello che è successo all’Aquila, ha concluso Barroso, ”conferma un principio, valido anche in un momento di crisi: oggi non è il momento di affievolire i valori dell’Europa ma di rafforzarli e porli a fondamento delle nostre società ”.
LEGGI ANCHE: Lo speciale sull’immigrazione di Panorama.it
- Tags: accoglienza, barconi, coste, Ignazio-La-Russa, Laura-Boldrini, migranti, Onu, respingimenti, rifugiati, rimpratrio, sbarchi, Ue
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Nessuna lacerazione, nessuna polemica con il ministro Frattini. Anzi, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa tiene le posizioni, chiede scusa e non cede: il Governo “è compatto nel dire che l’Alto Commissariato Onu sbaglia nel ritenere non adeguato il comportamento dell’Italia e dei marinai italiani nei riaccompagnamenti verso il porto libico” degli immigrati clandestini. Anche “Frattini, che è l’uomo più moderato del governo, dice che ha sbagliato”. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, a Faccia a Faccia su Radio Tre Rai, torna sulle polemiche scatenate dalle sue dichiarazioni su agenzie Onu e flussi migratori.
“Nessun ordine da parte del ministero dell’Interno e tantomeno mio di usare la forza è stato impartito al capo di stato maggiore della Marina o al comandante di nave Spica. Non è stata usata alcuna azione coercitiva ma anzi” ha rilevato La Russa “è stata applicata la ‘legge del mare’ che prevede di accompagnare nel porto più vicino” le imbarcazioni in difficoltà .
Il ministro della Difesa ha poi “chiesto ammenda” per le espressioni da “tono comiziale” usate nei riguardi di Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr. “Mi spiace che ci siano stati problemi di tipo personale” ma, ha aggiunto: “Sto ancora aspettando dalla Boldrini la spiegazione del perché considera più umano accompagnare i migranti in Italia, rinchiuderli nei Cie e poi espellerli”.
Il ministro La Russa, non sembra comunque cedere: il governo è compatto nel dire che l’Unhcr sbaglia nel criticare l’Italia sui riaccompagnamenti: “Comunque” ha aggiunto nel corso dell’intervista radiofonica “concordo con il ministro degli Esteri nel dire che dobbiamo sempre rispettare gli organismi internazionali, anche quando sbagliano. In cosa sbaglia l’Unhcr? Nel ritenere non adeguato il comportamento dell’Italia in generale e, dico io, dei marinai italiani nel riaccompagnare in Libia i clandestini che vengono intercettati sui barconi”.
Ma le polemiche non si stemperano, anzi L’Alto commissariato Onu per Rifugiati, Antonio Guterres, risponde da Ginevra ai commenti “negativi e infondati” che sono stati rivolti all’Alto commissariato (Unhcr) e “a singoli funzionari da un esponente del governo italiano”. “Gli attacchi immotivati e personali sono inaccettabili” e, scrive Guterres, “non mutano e non muteranno l’impegno dell’Unhcr nel perseguire il suo mandato e la sua missione umanitaria”. E spiega: l’agenzia Onu “ha una responsabilità globale nella protezione dei diritti dei rifugiati” e per questo “continueremo a esercitare questo mandato in Europa così come lo facciamo in altre parti del mondo. Il mio Ufficio è ben consapevole delle sfide che l’immigrazione irregolare pone all’Italia e ad altri Paesi europei. Continueremo a lavorare con i governi e con tutti gli altri partner per affrontare queste sfide in modo da garantire il pieno rispetto dei diritti dei rifugiati e di quanti hanno bisogno di protezione internazionale”. E conclude: “Il mio rappresentante in Italia, Laurens Jolles, e la mia portavoce in Italia, Laura Boldrini, godono della mia piena fiducia nel portare avanti questo importante compito”.
Immediate le reazioni del mondo politico. Il presidente della Camera Gianfranco Fini, incontrando i giornalisti a Monopoli, a margine di un incontro con gli studenti sul tema della Costituzione italiana precisa: “Dovremmo sforzarci tutti di affrontare una questione così impegnativa e complessa per la società italiana senza cadere nella tentazione di dare vita a un confronto tutto finalizzato unicamente al voto per il Parlamento europeo che viene rinnovato tra qualche settimana”. Per il presidente della Camera quello dell’immigrazione e dell’integrazione è un problema “di rapporto fra Unione europea e Paesi di provenienza degli immigrati, tocca il futuro della nostra società e andrà oltre il 7 di giugno”.
Sulla questione dei respingimenti dei clandestini, il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha detto che “la polemica è incomprensibile”. Maroni non ha fatto riferimento al botta e risposta fra l’alto commissariato per i rifugiati e il ministro della Difesa La Russa. Ha detto però che dal suo “punto di vista vorrei la polemica terminasse. Innalzare i toni potrebbe pregiudicare il buon lavoro che abbiamo fatto in questi dieci mesi”. Secondo il ministro, infatti, l’Unhcr potrebbe svolgere un ruolo importante in Libia, anzi “fondamentale”. “Rispetto le opinioni di tutti” ha aggiunto “ma non penso sia utile tenere i toni della polemica”.
Alle dichiarazioni del ministro La Russa, ha risposto anche con una nota Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd a Palazzo Madama. “La posizione del governo” sostiene Anna Finocchiaro “sta rasentando l’ottusità costringendo il nostro Paese in una situazione di isolamento internazionale sempre più preoccupante. Siamo a una sorta di delirio di onnipotenza che dovrebbe preoccupare tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’Italia: su crisi e immigrazione, in nome della propaganda elettorale, questo governo” conclude “ci sta spingendo in un tunnel davvero pericoloso”.