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I clandestini e la fortezza Europa: Italia, sentinella solitaria

Barcone di immigrati
di Laura Maragnani

Correva l’anno 2008, 4 gennaio, e gli esperti dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) già dicevano: “Esprimiamo estrema preoccupazione per l’accordo raggiunto tra il governo italiano e il governo libico in materia di contrasto all’immigrazione irregolare (…) l’accordo pone oggettivamente l’Italia in un pericolosissimo vortice di gravi responsabilità dirette per le violazioni dei diritti fondamentali della persona che in territorio libico potranno essere commesse a danno dei migranti”.
Mancavano ancora 16 mesi alla notte tra il 5 e il 6 maggio 2009, quella in cui la prima operazione di pattugliamento italolibico ha riportato a Tripoli 228 migranti in viaggio verso Lampedusa, e già c’erano la preoccupazione dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e le proteste di Amnesty international. Presidente del Consiglio, all’epoca, era Romano Prodi. Ministro degli Esteri Massimo D’Alema. A firmare l’accordo con Abdurrahman Mohamed Shalgam, ministro degli Esteri libico, c’era l’allora titolare del Viminale, Giuliano Amato. E ora?
Firmato il 30 agosto scorso il trattato definitivo con Muammar Gheddafi (è stato ratificato da Camera e Senato con i voti favorevoli di Pdl, Lega e, grazie al pressing di D’Alema, anche del Pd), la bomba diritti umani è scoppiata, paradossalmente, nelle mani del centrodestra. E ha buon gioco a fare dell’ironia il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano: “Loro fanno gli accordi e noi, che li applichiamo, siamo i cattivi?”.

I numeri, del resto, sono quello che sono. Sia per la destra sia per la sinistra. Amato stimava che in soli 3 anni, dal 2005 al 2007, fossero partiti dalle coste libiche in 60 mila. Solo a Lampedusa, in quegli anni, ne sono arrivati 45 mila. Altri 30 mila nel 2008. E il quadro nazionale? Anno 2007, governo Prodi in carica: 20.455 sbarcati clandestinamente. Stranieri rintracciati: 74.762. Rimpatri effettivi: 26.779. Non rimpatriati: 47.983, quasi il doppio. Anno 2008, governo Berlusconi: 36.951 sbarcati, 70.625 stranieri rintracciati. Rimpatriati 24.234. Non rimpatriati 46.391, quasi il doppio. Primi 5 mesi del 2009: 6.388 sbarcati, 20.503 rintracciati, 6.727 rimpatri effettivi. Non rimpatriati: 13.776, quasi il doppio.
Quanto costa la gestione di tutto questo? Fra centri di identificazione, accertamenti di identità, pratiche burocratiche e rimpatrio al Viminale stimano una spesa tra i 110 e i 120 milioni di euro l’anno, in costante crescita. La Ue contribuisce solo con una ventina di milioni per le operazioni di soccorso in mare. Malta riceve poco di meno, ma ai barconi che rischiano il naufragio rifiuta persino l’ingresso in porto.

Una linea comune europea non c’è. Il sistema di sorveglianza delle frontiere esterne dell’Unione, così come l’avevano disegnato gli accordi di Schengen e Dublino, è fallito. E la costosa Agenzia europea di controllo delle frontiere esterne, la Frontex (80 milioni di euro nel 2008), non è finora servita a fermare l’immigrazione clandestina: solo “ne modifica le rotte, costringendo all’utilizzo di imbarcazioni sempre più piccole e finendo per accrescere i guadagni dei trafficanti e il numero di vittime della fortezza Europa” segnalava già nel 2007 Fulvio Vassallo Paleologo dell’Asgi.
La fortezza Europa è sotto assedio e qualche avamposto si è già blindato, come la Spagna. Le due enclave spagnole in terra marocchina, Ceuta e Melilla, oggi sono difese da barriere alte da 4 a 6 metri, e le coste al di là di Gibilterra sono monitorate con un sistema radar. Nel 2007 il socialista José Luis Zapatero ha firmato con il governo di Rabat un accordo che prevede il rimpatrio forzato dei minorenni non accompagnati e il loro smistamento in centri di detenzione amministrativa a Tangeri, Nador e Marrakech. Malta ha scelto la linea del “teneteci fuori”. Cipro è sommersa dai clandestini. E l’Italia? Prima del caso Libia il governo aveva già messo al lavoro le diplomazie per aggiornare alcuni dei 30 accordi già sottoscritti, 15 con nuovi e vecchi stati dell’Unione, 7 con altri paesi europei, 8 con paesi extraeuropei (Algeria, Egitto, Filippine, Georgia, Marocco, Nigeria, Tunisi e Sri Lanka), gran parte risalente all’epoca pre Schengen. Obiettivo: intese per velocizzare i rimpatri in Algeria (5 cittadini per ogni volo di linea diretto ad Algeri), Egitto (a marzo si è cominciato a discutere con le autorità consolari egiziane in Italia), Tunisia (a gennaio è stato raggiunto un accordo per il rimpatrio, a gruppi, di 4-500 tunisini sbarcati nelle scorse settimane a Lampedusa, seguiti poi da altri 100 ogni mese). Dalla Nigeria sono già arrivati a Roma, il 6 maggio, i primi sei poliziotti che, in base a un accordo firmato il 17 febbraio ad Abuja, collaboreranno con la polizia italiana.

Lo stesso giorno a Tripoli sbarcavano dalle motovedette italiane i 228 migranti intercettati tra Italia e Libia. Ed esplodeva la questione dei diritti umani. Silvio Berlusconi farà marcia indietro? “Non ci pensiamo nemmeno. L’Italia è forse il paese europeo col più alto accoglimento di domande di asilo e protezione: su 31 mila richieste nel 2008 ne abbiamo accolte ben il 40 per cento” assicura il sottosegretario Mantovano. “Noi abbiamo fatto la nostra parte, l’Unione adesso faccia la sua: istituisca in Libia delle commissioni europee, in collaborazione con l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, e poi distribuisca i rifugiati su tutto il territorio europeo. Dalla Lituania alla Svezia. Siamo stanchi di essere in prima linea da soli”. Soprattutto alla vigilia delle elezioni, quando l’Ipsos per Ballarò ha appena mostrato con un sondaggio che il 65 per cento degli italiani approva le operazioni di rimpatrio forzato. E, sorpresa, anche tra gli elettori di sinistra.

Gli italiani chiedono la linea dura

Gli italiani chiedono la linea dura

Parla Rutelli: “Assurdo pensare di accogliere tutti i migranti”

Immigrati clandestini

di Laura Maragnani

Sul tavolo di Francesco Rutelli, nella sede del Pd, ci sono due cose in bella vista. C’è un dossier di 104 pagine che il Copasir, il comitato per la sicurezza della Repubblica di cui l’ex sindaco di Roma è presidente, ha appena reso (in parte) pubblico: La tratta di esseri umani e le sue implicazioni per la sicurezza della Repubblica. Otto mesi di lavoro e molte audizioni di peso, fra cui il direttore dell’Aise Bruno Branciforte e quello dell’Aisi Giorgio Piccirillo. E poi c’è un’Ansa, da Sharm el Sheik. Silvio Berlusconi: i barconi di immigrati in viaggio verso l’Italia “non sono fatti occasionali, ma il frutto di una organizzazione criminale”.
Rutelli afferra il dossier Copasir. “In Italia tendiamo a rimuovere la dimensione criminale dell’immigrazione clandestina. Ma c’è. Enorme” assicura. “Dietro i disperati che arrivano sui barconi (vittime di tratta, migranti economici, richiedenti asilo) c’è un racket sempre più efficiente e flessibile. E c’è un business che secondo l’Unodc, l’Ufficio antidroga delle Nazioni Unite, è ormai al secondo posto dopo la droga, e prima delle armi, nel fatturato criminale”.
Che cos’ha scoperto il Copasir?
Per la prima volta abbiamo delineato la mappa e le rotte di un network in cui si intrecciano reti criminali, organizzazioni mafiose, mafie etniche nei paesi d’origine e di transito.
E anche di arrivo?
Risultano connivenze e coperture sul piano logistico, ma non interconnessioni di primo livello con le mafie italiane. Ci sono scambi di favori. Però la miscela fra criminalità interna e mafie d’importazione è potenzialmente esplosiva, come si è visto a Castel Volturno: quando ti trovi i morti ammazzati per strada e devi mandare 500 militari a riportare l’ordine, è troppo tardi. Bisogna intervenire prima. Oggi il network che prospera sull’immigrazione clandestina e sulla tratta di donne e minorenni assume sempre più una forma di contropotere. E, oltre a colpire i diritti fondamentali delle vittime, rappresenta una minaccia alla nostra sicurezza.
In che senso?
I rapporti dell’intelligence segnalano infiltrazioni di organizzazioni criminali straniere che gettano basi permanenti in Italia. Sono gruppi che in alcuni stati del Terzo mondo poggiano sul fatturato di queste attività illecite e da noi non si debbono radicare. I nomi li conosce l’intelligence e li conosce la magistratura. Non posso dire altro.
Al Qaeda?
Finora l’Italia sembra essere per Al Qaeda solo una base logistica, di transito e di reclutamento. Non è emersa, finora, la volontà di compiere azioni dirette sul nostro territorio. Ma è chiaro che la situazione dev’essere monitorata. E affrontata, anche a livello di opinione pubblica, in maniera diversa.
Lei ha appena invitato il Pd ad affrontare “senza ipocrisie” l’immigrazione clandestina, respingimenti compresi.
Dobbiamo uscire dalla retorica, sia a destra sia a sinistra. Elettoralmente il mercato della paura e della sicurezza per la destra è redditizio; è facile sparare slogan come “fuori i clandestini” o “creiamo vagoni separati per i milanesi“, frase che in un paese civile sarebbe perseguibile come istigazione al razzismo. Ma a questo una parte della sinistra non può rispondere con l’assurdità del “siamo tutti clandestini”. L’Italia è un paese che ha 8 mila chilometri di coste. Vogliamo mettere nel Canale di Sicilia un cartello con scritto “Chiunque può sbarcare”? Siamo seri, non potremmo mai integrare 10 milioni di immigrati. Vorrei lanciare un appello.
Lanciamolo.
Togliamo di mezzo la demagogia e affrontiamo un percorso condiviso. Affrontiamo tutti insieme la continuità nel contrasto dell’immigrazione clandestina e la continuità nelle politiche di integrazione degli immigrati regolari: case, scuole, apprendimento della lingua, diritti, doveri. Abbiamo i flussi per gli arrivi legali? Bene, facciamoli funzionare. Ma le persone che arrivano regolarmente devono essere accolte, integrate e lasciate vivere in pace. Alla nostra economia il lavoro degli stranieri ha assicurato una maggiore prosperità. È una verità che non è mai male ripetere.
E l’immigrazione clandestina?
Il Copasir qualche indicazione l’ha data. Per combatterla servono accordi bilaterali, e multilaterali, coi paesi d’origine e di transito. Serve supporto logistico e di formazione alle polizie locali, come già abbiamo fatto in Albania. In alcuni casi potrebbe essere ragionevole un’integrazione dello stipendio degli operatori locali, per evitare la tentazione di accordi con i trafficanti. E serve intelligence. Serve un lavoro più strutturato di analisi per capire i movimenti, intervenire sulle partenze e soprattutto stroncare l’attività dei racket all’origine. Ripeto: a noi manca, come paese, la percezione della dimensione criminale del fenomeno. Ma è ora di affrontare la realtà. Prendiamo la Cina.
Cosa c’entra la Cina?
La crisi ha già creato, secondo alcune stime, 30 milioni di migranti interni. E l’emigrazione verso l’estero è gestita dalle triadi (le mafie, ndr): è chiaro che parecchie migliaia arriveranno qui, nelle nostre Chinatown. A lavorare, spesso, in condizioni di schiavitù. O a creare problemi di ordine pubblico come si è visto a Milano, coi regolamenti di conti in via Paolo Sarpi.
Anche a Roma la situazione non è facile.
A Roma il centrodestra ha vinto con parole d’ordine dure su immigrazione e sicurezza, ma io non ho mai visto per le strade tanti mendicanti, finti invalidi, mutilati, bambini disgraziati che chiedono l’elemosina… È la dimostrazione che gli slogan non servono, serve il senso della realtà. E la realtà ci dice che tra Romania e Italia si viene in una notte, basta prendere il pullman, e non c’è alcun controllo, non servono più nemmeno i passaporti.
I romeni ormai sono cittadini Ue. Non è un problema di immigrazione irregolare, no?
Ma di criminalità organizzata sì. La Romania dà la possibilità di ottenere il passaporto romeno anche ai residenti in Moldavia e in Transnistria, e sappiamo che la Transnistria è una delle regioni dell’Europa centrale a più forte infiltrazione criminale: traffico d’armi, droga, sfruttamento della prostituzione. E noi non facciamo niente? No, qui serve davvero un percorso condiviso. Un riformismo vero. E rigore. L’Italia deve accogliere i richiedenti asilo, con procedure trasparenti, quando sono privati dei diritti fondamentali. Ma deve diventare un approdo molto più difficile per tutti i trafficanti del mondo.

Sbarchi a Lampedusa

Migranti: in Italia li trattiamo meglio che altrove

Barcone di immigrati

di Marina Castellaneta - Docente associato di diritto internazionale all’Università di Bari

Lo stato europeo che protegge di più le vittime del traffico di esseri umani è l’Italia. Lo dice l’Unione Europea in un rapporto che analizza i risultati ottenuti da ciascun paese sul fronte del contrasto al traffico di esseri umani e degli aiuti forniti alle vittime. Nonostante le accuse rivolte dall’Onu al nostro Paese.
Secondo il dossier dell’Unione del 25 marzo 2009, tra il 2000 e il 2007 ben 54.559 vittime del traffico di esseri umani hanno ottenuto aiuti in Italia e 13.517 sono state coperte da programmi di integrazione sociale, rivolti anche a minorenni.
Non solo, a fronte di una limitata protezione delle forze di polizia assicurata alle vittime negli altri stati membri, l’Italia, osserva la Commissione europea, “è un caso particolarmente positivo perché tutte le vittime che sono state collocate in programmi di inserimento sociale hanno anche ricevuto una protezione dalle forze di polizia”.
Tra il 2001 e il 2006, 7.734 vittime sono state inserite in programmi di assistenza in Italia, contro le 638 in Austria e le 542 in Lituania.
Per quanto riguarda poi gli aiuti alle vittime del traffico di esseri umani, l’Italia, come gli altri stati membri (con esclusione di Spagna e Lussemburgo), ha recepito la direttiva 2004/81 e ha introdotto un sistema che permette alle vittime di ottenere direttamente un permesso di soggiorno.
Le vittime arrivano soprattutto dalla Nigeria (4.150), dalla Romania (3.157), dalla Moldova (910), dall’Albania (873), dall’Ucraina (691), dalla Russia (390) e dalla Bulgaria (190). Dati che mostrano un cambiamento del fenomeno che, con la presenza di Bulgaria e Romania, ha assunto una connotazione anche intracomunitaria.
Inadeguate in tutta Europa, invece, le risposte sul fronte giudiziario: troppo pochi i procedimenti avviati. È vero, precisa Bruxelles, che c’è una tendenza che mostra una crescita di procedimenti, perché si è passati dai 195 del 2001 ai 1.569 del 2006; ma le cifre sono ancora troppo basse rispetto alla diffusione del crimine nell’Unione Europea. Il numero più alto di azioni (anno 2006) è della Germania (353), seguita da Belgio e Bulgaria (291), da Italia (214), Austria (128), Portogallo (65) e Regno Unito (54). A Malta è stato avviato un solo procedimento.
Con la conseguenza che “il traffico di esseri umani continua a essere di grande profitto e di basso rischio sotto il profilo della reazione punitiva sia nell’ambito dello sfruttamento per fini sessuali sia per il lavoro, con particolare riguardo ai minori”.
Va poi rafforzata la cooperazione internazionale perché sono ancora poche le indagini comuni, che costituiscono lo strumento più efficace di lotta a quella che è una forma moderna di schiavitù, che s’intreccia all’aumento dell’immigrazione illegale. Con profitti record per la criminalità organizzata e un giro di affari che frutta alle organizzazioni malavitose 31,6 miliardi di dollari l’anno.
Ora l’Europa prova a fronteggiare il fenomeno e si appresta a modificare la decisione quadro 2002/629/Gai sulla prevenzione e la lotta al traffico di esseri umani e la protezione delle vittime. Anche perché aumenta la pressione degli immigrati clandestini, soprattutto su Italia, Francia e Spagna, come risulta dal terzo rapporto annuale, del 9 marzo 2009, sullo sviluppo di una politica comune sull’immigrazione illegale.
È comunque Madrid a detenere il primato dei dinieghi di ingresso alle frontiere: nel 2007 la Spagna ha raggiunto la cifra record di 644.989 casi di rifiuto, seguita da Francia, a quota 26.593, Polonia (32.188), Germania (11.697), Ungheria (11.198), Slovenia (11.497), Romania (9.753) e Italia (9.394).
La vera emergenza è però nei paesi del Mediterraneo. A ottobre 2008 sulle spiagge italiane sono arrivati 30 mila boat people contro i 19.900 dell’intero 2007: circa 7 mila hanno fatto domanda di asilo e quasi la metà dei richiedenti lo ha ottenuto o ha acquisito altre forme di protezione. Scenario completamente diverso in Spagna dove solo il 3 per cento fa domanda di asilo.
Sul fronte dei rimpatri è peggiorato il livello di esecuzione dei provvedimenti perché l’attuazione effettiva è passata da 252.391 rimpatri eseguiti nel 2004 a 226.179 nel 2007 (-10,4 per cento).

Le richieste di asilo

Sicilia, sbarcano 300 immigrati. Altri 150 bloccati in mezzo al mare

immigrazione1

Duecento dispersi al largo della Libia, gli sbarchi continuano

sbarco di immigrati a Lampedusa

Decine di corpi nel Mediterraneo. 237 sono secondo un’agenzia egiziana  i dispersi nel naufragio di un peschereccio partito da Sid Betal Janzur, un sobborgo di Tripoli, diretti verso l’Italia. Il loro viaggio è durato poco: il barcone è affondato al largo delle coste libiche. Solo 23 persone sono state recuperate dai soccorsi e 21 sono i morti accertati, numero destinato a salire. Secondo le autorità libiche non si sarebbe però trattato di una sola imbarcazione ma di tre differenti, di cui al momento si avrebbe la certezza di un solo naufragio. Non si fermano i viaggi verso Lampedusa, la Sicilia, l’Europa. Forse per paura di una prossima stretta nei controlli delle coste libiche, si sono intensificati in questi giorni gli episodi di sbarchi. Per il ministro dell’Inerno Maroni “finiranno il 15 maggio quando entrerà in vigore l’accordo con la Libia”. Sempre oggi il ministero dell’Interno libico ha inoltre fatto sapere che in un altro punto al largo della costa libica una nave cisterna italiana ha recuperato 350 clandestini. Negli ultimi tre giorni sull’isola di Lampedusa e sulle coste meridionali della Sicilia (a Scoglitti e Portopalo di Capo Passero) sono sbarcati circa 600 immigrati. A Lampedusa la tensione intorno al Cpa resta alta: una ventina di sbarcati sono riusciti a fuggire per qualche ora, prima di essere bloccati dai carabinieri. Il sindaco dell’isola Dino De Rubeis ha lamentato la mancanza di assistenza medica adeguata per i 222 africani arrivati ieri pomeriggio, accuse che ha smentito il responsabile immigrazione del Viminale Mario Morcone: “Sul molo, hanno operato quattro medici e un infermiere e l’ambulanza che il dipartimento libertà civili ha acquistato e che è costantemente a disposizione delle necessità sull’isola”.

Immigrati, la Ue allerta l’Italia: presto gli sbarchi aumenteranno

sbarco di immigrati a Lampedusa

Ne arriveranno tanti. Ancora di più di quelli (e sono centinaia ogni giorno: 350 nelle ultime 48 ore) che sbarcano sulle nostre coste. Immigrati, irregolari, migranti, (”Non chiamiamoli più clandestini”, propone ai media il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini per una questione di “una ecologia del linguaggio”): sono uno degli effetti della crisi economica nel continente africano. E, nei prossimi mesi, dovremo mettere nell’agenda socio-politico-economica un forte aumento dell’immigrazione clandestina alle frontiere meridionali dell’Unione europea, in particolare in Italia e a Malta.
A lanciare l’allarme è il vicepresidente della Commissione europea e commissario per Giustizia, Libertà e Sicurezza, Jacques Barrot, in una nota interna destinata agli altri 26 commissari Ue a Bruxelles, che l’Adnkronos è riuscita a ottenere ead anticipare.

“Anche se il flusso di immigrati clandestini per via marittima ha smesso oggi di essere un fenomeno ‘estivo’, è probabile che nei prossimi mesi la pressione aumenti in modo significativo”, avverte Barrot nel resoconto del suo recente viaggio a Lampedusa e a Malta.
In particolare, secondo il responsabile Ue, “l’aggravarsi della crisi economica e i suoi primi effetti reali in Africa avranno un impatto diretto sulle categorie di popolazione più inclini all’immigrazione (uomini e donne in buona salute, giovani, relativamente istruiti ma senza prospettive a breve e medio termine)”. Nel documento interno, Barrot insiste quindi sull’esigenza di fornire ai Paesi più esposti ai flussi migratori, in particolare Italia e Malta ma anche Spagna, Grecia, Cipro, “una risposta congiunta e un maggiore sforzo di solidarietà a livello dell’Unione. La frontiera meridionale marittima dell’Unione - ricorda il responsabile Ue - non è solo la porta d’accesso per questi Paesi ma per l’Europa intera”.
Insomma, taglia corto Barrot, “queste sfide hanno bisogno di una risposta globale e un’iniziativa politica forte”. “Serve maggiore solidarietà con questi Stati membri, sia per far fronte a queste sfide importanti, sia per garantire condizioni di accoglienza dignitose e umane a queste persone”, rimarca Barrot, ricordando che “questa solidarietà passa in primo luogo dal finanziamento comunitario, che deve continuare a sostenere l’Italia e Malta nei loro sforzi di accoglienza”, nonché dal potenziamento dell’azione di Frontex, l’agenzia per il controllo delle Frontiere esterne dell’Ue, come le autorità italiane hanno chiesto.
Fra i primi a commentare le parole del Commissario Ue, è Federico Bricolo, capogruppo della Lega Nord al Senato: “L’allarme lanciato oggi da Barrot sull’aumento dei flussi verso il nostro Paese ci rende ancora più determinati nel perseguire la realizzazione di tutte le norme necessarie per contrastare l’immigrazione clandestina”. Il senatore del Carroccio non cita la norma sulla denuncia dei migranti da parte dei medici (contestata proprio oggi da 100 deputati del Pdl), ma nell’elenco delle misure inserisce: “l’attuazione dell’accordo con la Libia con il pattugliamento delle coste, l’istituzione del reato di clandestinità, il blocco dei flussi limitato solo ai lavoratori stagionali, l’aumento della permanenza dei clandestini nei centri di identificazione e espulsione. Strumenti fondamentali”, conclude Bricolo “anche come deterrente nei confronti di chi intende partire dalle coste del Nord Africa verso il nostro Paese perche’ sara’ chiaro a tutti che le nostre frontiere non potranno piu’ essere forzate. Gli stranieri potranno dunque entrare solo nel rispetto delle leggi”.

A Lampedusa altri 300 clandestini: centro al collasso. Il sindaco: “Avevamo ragione”

Centro accoglienza di Lampedusa

Nuovo maxi sbarco di immigrati clandestini sull’isola di Lampedusa, dove sono approdati complessivamente 171 extracomunitari, tra cui 26 donne e un neonato. I clandestini sono arrivati direttamente in porto riuscendo ad eludere i controlli. Non si sa ancora se gli immigrati verranno trasferiti nel Centro di identificazione ed espulsione.
È il secondo sbarco in poche ore a Lampedusa. La notte scorsa sono arrivati altri 84 clandestini, portati al Cie prima del rimpatrio, mentre gli altri 34 immigrati, tra i quali tre donne, di cui due in stato di gravidanza, stanno facendo rotta verso Porto Empedocle sulla nave della Marina militare. In questo momento il Cie è al collasso, soprattutto perché la struttura è stata notevolmente “ridimensionata” dall’incendio dei giorni scorsi, in cui sono andati distrutti tre edifici.
Una situazione che fa riesplodere le polemiche sull’isola. A parlare è proprio il sindaco Dino De Rubeis: “Il fenomeno epocale dell’immigrazione clandestina non si arresta. I barconi continuano ad arrivare, come ci aspettavamo, perché questa è la strada più breve. La linea decisa dal governo di trasferire a Porto Empedocle gli immigrati, invece di portarli a Lampedusa, funziona solo quando il mare non è in tempesta”.
Poi De Rubeis ribadisce la sua netta contrarietà all’istituzione di un Centro di identificazione ed espulsione sull’isola, dopo gli ultimi “arrivi” che fanno registrare nuovamente il “tutto esaurito” nel Centro di contrada Imbriacola. Sul molo del porto si trovano ancora i 171 migranti, tra i quali 26 donne e un neonato, che non sanno ancora dove saranno trasferiti. Con ogni probabilità nella ex base Loran di Capo Ponente, che tuttavia è ancora in fase di ristrutturazione.
“Quanto sta accadendo” spiega il sindaco “è la conferma di quello che avevamo previsto: bisogna ritornare al ‘modello Lampedusa’, un Centro di prima accoglienza e soccorso per l’ospitalità immediata sull’isola, mentre i Cie devono essere realizzati sulla terra ferma. Lo ripeterò anche oggi, in occasione del sopralluogo del vice capo della polizia Izzo, del capo del dipartimento immigrazione del Viminale, il prefetto Morcone, e della vice responsabile dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, la signora Feller”.
L’atteggiamento dell’esecutivo comunque non cambia: martedì 3 marzo il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano ha confermato la linea dura anche di fronte alla Commissione diritti umani: l’Italia, ha detto, “non è un luogo dove si può arrivare nel disprezzo delle regole con la prospettiva di rimanerci”. Dunque, per chi cerca una vita diversa nel nostro Paese, secondo Mantovano, non c’è altra soluzione che “tornare a casa”

Maroni: Sono cattivo con i clandestini, ma a fin di bene

Roberto Maroni

Famiglia cristiana? La notte dopo i loro insulti non ho dormito. Non solo è assurdo paragonare il ddl sicurezza alle leggi razziali, ma c’è un antidoto contro qualunque norma razzista: la Commissione europea, che vaglia ogni legge”. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è appena atterrato di ritorno da Londra e appare deciso: “Andremo fino in fondo nel rispetto delle normative europee”.
Ministro Maroni, la Romania accusa il governo italiano di fomentare la xenofobia. Ma non dovevano riprendersi i condannati romeni?
Il Consiglio d’Europa stabilì che i membri dovessero riprendersi i propri cittadini in carcere negli altri stati con il consenso del detenuto, che però non è necessario in caso di accordo bilaterale. Quello tra Italia e Romania risale al 2003, ma non lo hanno mai applicato, nonostante il nostro appoggio per il loro ingresso nell’Unione Europea.
C’è un mezzo per costringerli?
Non voglio farlo perché rischiamo di ritrovarci quei detenuti in Italia.
Come sarebbe possibile?
La procedura prevede un nuovo processo in Romania che stabilisca se abbiamo rispettato le regole. Dunque preferisco tenerli in carcere qui anziché restituirli a forza. Respingo le accuse del governo romeno, condivido la preoccupazione, ma potrebbero fare molto dando attuazione all’accordo.
Qualcuno parla di fuga in massa dei clandestini dagli ospedali per paura della denuncia da parte dei medici. Si è pentito di avere detto di essere “cattivo con i clandestini”?
Non sono pentito. Oggi, se un medico segnala alla polizia di avere visitato un clandestino (magari responsabile di qualche reato), viene processato e condannato. Noi eliminiamo l’obbligo e diamo al medico la possibilità: perché la norma in Francia, Gran Bretagna, Spagna va bene e in Italia no? Chi solleva questi allarmi vuole solo favorire l’immigrazione clandestina.
Dopo la bocciatura al Senato, il governo riproporrà alla Camera la norma per allungare a 18 gli attuali 2 mesi di permanenza degli immigrati nei Cie. È sicuro dell’approvazione?
Al Senato c’è stata una ripicca per il no a un emendamento di tutt’altro genere. Alla Camera proporrò il testo della direttiva europea sui rimpatri, approvata dal Parlamento europeo nel giugno 2008, che prevede la possibilità di tenere nei Cie gli immigrati fino a 18 mesi. Entro 2 anni quella direttiva entrerà in vigore e intendo anticiparne il testo. Voglio vedere chi contesterà una legge europea.
Avete stabilito le cifre per il decreto flussi 2009?
Approveremo rapidamente quello per i lavoratori stagionali. Sono invece contrario a un decreto flussi per i lavoratori a tempo indeterminato. Occorre prima capire quali saranno gli effetti della crisi economica: non voglio far entrare lavoratori immigrati ed essere costretto a rimpatriarne altri che perdono il posto a causa della crisi.
Che cosa manca per avviare finalmente i pattugliamenti congiunti con la Libia?
Partiranno dopo che, il 2 marzo, il parlamento libico ratificherà l’accordo con l’Italia. Inoltre sarà controllato il deserto a sud della Libia grazie a un sistema misto radar-satellite della Finmeccanica che segnalerà i movimenti ai libici. I 300 milioni di euro necessari saranno divisi tra noi e la Ue. Il 2009 dovrebbe essere l’anno della svolta. Risolveremo il problema per Lampedusa e per l’Italia.
Si parla di ronde, ma la polizia lamenta carenze di uomini e mezzi.
Si fa sempre riferimento a piante organiche di vent’anni fa, quando, per esempio, non c’erano gli attuali sistemi di videosorveglianza. E poi il volontariato non supplisce a una carenza, bensì integra la struttura di sicurezza. Non abbiamo introdotto le ronde (che tanti comuni organizzano da tempo), ma un controllo delle stesse, visto che saranno autorizzate dal sindaco.
Molti minorenni compiono gravi reati compresi gli stupri. Lei è d’accordo sull’abbassare la punibilità al di sotto dei 14 anni?
Preferisco la prevenzione. A titolo personale sono favorevole a colpire duramente chi commette certi reati anche se minorenne. Sul tema degli stupri, nel 2008 se ne sono commessi oltre 10 al giorno, comprese le molestie sessuali, ma il 9 per cento in meno del 2007. Il controllo del territorio, compresi i militari in strada di notte, ne ha evitati molti.

Centro accoglienza di Lampedusa

Sul tema intercettazioni, crede possibile un punto d’incontro con il Pd?
Non si può discutere amabilmente con chi ti considera un becero razzista, visto che il Pd non riconosce che stiamo facendo solo ciò che in altri paesi si fa da anni. Loro non recuperano voti e il dialogo è più difficile.
Il vicequestore aggiunto Gioacchino Genchi, consulente di molte procure e con un archivio di milioni di tabulati telefonici, è tornato in servizio, suo dipendente…
Sarà sistemato nella sede più opportuna. Deciderà il capo della polizia.
Terrorismo: l’Interpol ha lanciato un allarme internazionale su 85 arabi. Com’è la situazione in Italia?
Nessun allarme, ma attenzione altissima su possibili collegamenti tra ambienti del radicalismo islamico ed esponenti italiani di frange estreme, in particolare al Nord.
E sull’ipotesi di ospitare alcuni detenuti di Guantanamo?
Ho già espresso al ministro Franco Frattini la mia contrarietà. Gli Stati Uniti sono grandi, possono spostarli altrove.

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