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Arrestata Ketty, transessuale e boss a Scampia

carabinieri in azione

All’anagrafe è Ugo Gabriele, ma per tutti a Secondigliano è Ketty. Secondo gli inquirenti il transessuale 27enne arrestato oggi nel quartiere napoletano dai carabinieri aveva un ruolo di spicco nel clan degli Scissionisti di Scampia. Era sfuggito alla cattura già due giorni fa, quando sono state arrestate 29 persone nell’ambito di un’indagine della Dda su una rete di narcotrafficanti che faceva arrivare droga a Scampia dalla Spagna e poi la distribuiva in varie parti d’Italia.

I militari del nucleo investigativo di Castello di Cisterna (Napoli) lo hanno trovato in una casa di via Nuovo Tempio, alle spalle dell’aeroporto di Capodichino. Per gli investigatori, Ketty, che era anche dedita alla prostituzione, era tra i capi dell’organizzazione camorristica che gestiva il traffico di stupefacenti. Il capeggiare un gruppo all’interno di un clan da parte di un transessuale è un risvolto inedito nella camorra, dove anche le donne boss sono rare e dove verso l’omosessualità esiste tradizionalmente un pregiudizio negativo.

Ugo Gabriele, Ketty
Ugo Gabriele, detta Ketty, transessuale della camorra a Scampia

A Scampia in manette Prestieri, il capoclan degli artisti

Le vele di Scampia

Ha tentato di uccidere un impresario perché ha organizzato nel quartiere napoletano di Secondigliano un concerto per un suo cantante senza chiedergli il permesso. Per questo il capoclan Tommaso Prestieri, 50 anni, e il suo complice Vincenzo Esposito, 27 anni, sono stati arrestati nel corso di una operazione di controllo del territorio condotta su mandato della Direzione distrettuale antimafia dai carabinieri del Comando provinciale di Napoli nelle piazze di spaccio di Scampia, il quartiere nord del capoluogo campano e considerata la più affollata area di commercio al dettaglio di stupefacenti d’Italia gestita ora dagli scissionisti del clan Di Lauro che fanno capo a Raffaele Amato.
I militari dell’Arma, circa 100 uomini, hanno anche proceduto a perquisizioni per blocchi di edifici. L’episodio per cui i due sono finiti in manette riguarda un attentato alla vita di Enrico Assante, manager del neomelodico Carmelo Zappulla per il quale organizzò uno spettacolo nella zona cosiddetta dei “Sette palazzi”, tra Secondigliano e Scampia, ma senza informare Prestieri, reggente dell’omonimo clan che controlla la zona insieme ai fratelli Raffaele, Rosario e Maurizio.

Il clan Prestieri era una delle più forti componenti del clan Di Lauro (il capoclan Raffaele fu ucciso nel 1992 insieme al fratello Rosario con una bomba a mano e colpi di kalashnikov) ma poi nel 2006 è passato nelle fila degli scissionisti di Amato, i cosiddetti “spagnoli”.
Tommaso Prestieri è un personaggio controverso, con un primo arresto per droga nel 1988, discografico, manager di cantanti, ideatore di programmi televisivi e feste di piazza, pittore oltre che autore di un libro di poesie nel 1997 che andò a ruba tra gli studenti del quartiere.
Le indagini che ha portato agli arresti di oggi hanno avuto la collaborazione di Maurizio e Antonio Prestieri, oltre che di Antonio Pica, rispettivamente fratello e nipoti di Tommaso che, con le loro dichiarazioni, hanno fatto luce sul tentato omicidio dell’impresario che fu mascherato dallo stesso Assante come tentativo di rapina.

A Napoli cento immigrati “occupano” il Duomo. Tensione con la polizia

Immigrati occupano il Duomo di Napoli

Dopo una giornata di occupazione è finita la protesta: gli immigrati africani hanno lasciato il Duomo di Napoli occupato da questa mattina alle 07.30. La decisione di lasciare la Cattedrale è stata presa al termine di un’assemblea. Gli immigrati africani, accompagnati da No Global e disoccupati, si stanno dirigendo in corteo a Palazzo San Giacomo, dove è previsto un incontro con il sindaco Rosa Russo Iervolino. Lasciando la Cattedrale gli immigrati hanno scandito lo slogan: “Casa per tutti! No al razzismo!”.

La tensione si è alzata molto quando gli occupanti, in gran parte africani, alcuni rifugiati politici altri irregolari, sono entrati nella chiesa per chiedere un alloggio: da tre giorni sono costretti a dormire per strada, dopo che è andato a fuoco l’edificio nel quartiere di Pianura dove vivevano. Ma nel pomeriggio fuori dalla cattedrale sono scoppiati tafferugli: la polizia si è schierata in un cordone e ha cercato di identificare gli immigrati che stazionavano all’esterno. Ne è nata una colluttazione con due di loro, momenti di tensione con qualche spintone (secondo alcuni presenti anche manganellate). Alla contestazione si sono uniti alcuni manifestanti e sindacalisti. Tre persone sono state fermate dalla polizia: si tratta di un immigrato della Costa d’Avorio, Musa Boudri, e di una cittadina capoverdiana, Celeste Ramos, sindacalista della Uil-Immigrati. Anche una terza persona, della quale non è nota l’identità, è stata fermata dalle forze dell’ordine.

Dopo gli scontri, una cinquantina di extracomunitari si sono barricati all’interno del Duomo. Per l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Napoli Giulio Riccio “gli immigrati, che oggi hanno occupato pacificamente il duomo per chiedere di avere, per un loro diritto, un alloggio dignitoso, sono stati aggrediti e selvaggiamente pestati dalla polizia all’esterno della cattedrale”. Anche l’assessore al lavoro della Giunta regionale campana, Corrado Gabriele, parla di ”violenza contro i deboli”. Gabriele dice che gli arresti sono “avvenuti questa mattina poco dopo le 12.00 sulle scale del duomo di Napoli tra lo sconcerto degli attivisti, dei manifestanti e di centinaia di passanti giunti in soccorso degli immigrati che a forza di manganellate sono stati portati in Questura”.
Quella degli immigrati, rileva Gabriele, era una ”protesta silenziosa, chiedevano di essere ascoltati, per dimostrare in modo pacifico il bisogno primario di un alloggio. “Il manganello e l’arresto” sostiene “vogliono essere l’unica risposta di questa nuova politica dell’ordine pubblico per Napoli”. La situazione è andata poi via via migliorando: gli immigrati avrebbero acconsentito a lasciare il tempio, chiedono però il rilascio dei tre fermati e di non essere identificati dalla Digos. Oltre ovviamente a un alloggio dignitoso.
Intanto il deputato Pdl Amedeo Laboccetta chiede un’interrogazione urgente al ministro dell’Interno per quello che ritiene “un attentato alla libertà di culto”.

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Immigrati occupano il Duomo di Napoli: “Basta dormire per strada”

DuomoNapoli

Dove la politica fallisce, forse potrà san Gennaro: dopo la terza notte trascorsa in strada a Napoli, si sono spostati stamattina al Duomo, con tanto di materassi, gli oltre cento immigrati rimasti senza tetto in seguito a un incendio che ha colpito un edificio di Pianura nei giorni scorsi. Con loro un dirigente del settore immigrazione della Cgil e alcuni manifestanti. Le funzioni religiose sono state sospese. Una delegazione di africani ha incontrato il responsabile diocesano della Caritas, mons. Gaetano Romano, che si è adoperato per un incontro con il Comune di Napoli. Fra gli extracomunitari che erano stati sistemati nel palazzo andato a fuoco, provenienti per lo più da Costa d’Avorio, Ghana e Burkina Faso, ci sono 36 rifugiati politici e 76 richiedenti asilo. Nei giorni scorsi il Comune aveva offerto agli immigrati, diversi dei quali sono privi di permesso di soggiorno, una sistemazione provvisoria nella scuola media Pasquale Scura ai Quartieri Spagnoli. Ma una rivolta degli abitanti ha impedito il loro arrivo: ad attenderli all’edificio scolastico hanno trovato barricate, cassonetti bruciati e persone urlanti. Ieri il sindaco Rosa Russo Iervolino ha detto che si è trattato di un “episodio gravissimo, soprattutto perchè tra loro ci sono bambini in tenera età. Un atteggiamento che non fa onore a Napoli”. Una sistemazione (un palazzo in costruzione) nel quartiere di Scampia era stata offerta agli immigrati, che l’avevano scartata. A scaldare gli animi il diverso trattamento per le persone coinvolte nell’incendio: gli italiani erano stati subito risistemati, mentre gli africani hanno dovuto dormire per strada su materassi per tre notti.

Droga nascosta in opere d’arte, 33 arresti nei clan di Scampia

Periferie italiane
Il clan degli Scissionisti, uno di quelli che controllano la piazza dello spaccio di Scampia, ha subito un duro colpo oggi: 33 arresti per traffico di droga, eseguiti a Napoli e in altre città italiane su ordine della Dda della procura della Repubblica di Napoli.
Un’indagine di tre anni ha permesso di scoprire modalità e personaggi chiave del traffico di stupefacenti. Cocaina, eroina e marijuana, che arrivavano da Venezuela e Colombia, via Spagna. Fino a Scampia e alle altre zone di spaccio della provincia napoletana. Nel corso dell’indagine, partita da un semplice controllo, i carabinieri di Castello di Cisterna avevano arrestato una donna all’aeroporto di Milano Malpensa: di ritorno dal Venezuela, aveva nascosto 2,3 chili di cocaina pura in pacchi contenenti opere d’arte acquistate in Sudamerica. Dalla Spagna invece la droga arrivava nascosta sotto i sedili delle automobili, in vani nascosti.

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