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“Abbiamo approvato una variazione di bilancio per mettere a disposizione della protezione civile altri 70 milioni, che portano gli stanziamenti complessivi a 100 milioni di euro”, per gli interventi di soccorso e aiuto ai terremoati dell’Abruzzo.
Questo l’annuncio del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi al termine del Consiglio dei ministri di giovedì 9 aprile. Mentre il decreto, fa sapere, verrà varato dopo Pasqua.
Il decreto sugli aiuti per le zone terremotate slitta a dopo Pasqua. Via libera invece a una ordinanza per sospendere i termini relativi, fra l’altro, a mutui e bollette per i cittadini coinvolti dal sisma.
“Abbiamo allocato più di diecimila persone negli alberghi sulla costa”, fa sapere il premier Berlusconi. “Abbiamo anche cominciato ad avere l’attivazione di altre strutture alberghiere nella provincia di Ascoli e in totale sono 171 gli hotel messi a disposizione dalle associazioni alberghiere, a cui vanno i nostri ringraziamenti”. “In totale” sottolinea il presidente del Consiglio “le aree di ricovero sono 41, le tende aperte e utilizzate sono 3289: abbiamo assistito praticamente 20mila persone”.
Quanto ai “tempi di ricostruzione non sono calcolabili in mesi”, ha detto il capo del governo ribadendo che il progetto di affidare i “100-108 cantieri alle province va avanti”. “Il progetto sta accogliendo adesioni da parte di molte province, che dispongono di tecnici, ingegneri, geometri, e possono contare su aziende edilizie capaci di trasferirsi per la realizzazione dei cantieri”.
Sempre oggi sarà varata una nuova ordinanza della Protezione civile nella quale saranno contenute le sospensioni dei termini (giudiziari, fiscali e di bollette) relative ai cittadini residenti nelle zone colpite dal sisma. Come annunciato dal ministro Maurizio Sacconi, ci sarà la sospensione, per i residenti delle zone colpite dal sisma, del pagamento di tutte le tasse, sia nazionali che locali, nonchè dei contribuiti. Sacconi ha detto inoltre che sarà allargata ai lavoratori autonomi la platea dei beneficiari degli ammortizzatori sociali. Si tratta soprattutto di chi ha attività commerciali e artigianali. Si sta valutando il periodo di ‘coperturà di questi ammortizzatori. Per i lavoratori dipendenti ci sarà la Cassa integrazione in deroga, estesa cioè anche ai settori normalmente esclusi. Sul fronte della sicurezza il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha fatto sapere che, al fianco dei soldati già sul territorio abruzzese, ci saranno altri 700 militari delle forze dell’ordine “per svolgere attività di pattugliamento contro lo sciacallaggio”.
E arriva anche la buona notizia dal
ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli che mette fine alle polemiche e alle proteste: le persone sfollate che utilizzeranno con le proprie autovetture le autostrade A24 e A25 non pagheranno il pedaggio. Il monistro era stato sollecitato ad assumere un provvedimento di esenzione del pagamento del pedaggio sulle autostrade A24 e A25 per gli sfollati del terremoto che ha colpito la città de L’Aquila e la sua provincia. Il ministro ha ringraziato l’Aiscat ed il suo pesidente, Fabrizio Palenzona, per aver accolto positivamente ed immediatamente il suo invito.
Queste le misure su cui il governo sta ancora lavorando e che dovrebbero essere approvate.
Agricoltura: il ministro Zaia ha annunciato che verrà assicurata, attraverso l’Agea, il ritiro di tutti i prodotti agricoli in giacenza. Il settori più colpito è quello zootecnico, con centinaia di quintali di latte non ritirati nelle stalle; nè va dimenticato “l’oro dell’Abruzzo”, e cioè lo zafferano.
Scuola: il decreto avrà una norma “salva anno scolastico”: per le scuole della zona verrà derogato il limite minimo dei 200 giorni di lezione per rendere valido l’anno. In più il ministro Gelmini ha chiesto di indirizzare 110 milioni alle scuole aquilane danneggiate.
Edilizia: è il capitolo più complesso e difficilmente entrerà tutto nel decreto. Forse ci saranno le norme, preannunciate dal ministro Brunetta, che rendono cogente l’obbligo di costruire tutti i nuovi edifici in tutta Italia secondo le norme antisismiche (con controllo più rigidi). Il governo sta vagliando la richiesta fatta da più parti di incentivi per la messa in sicurezza delle case, inserendoli nel piano-casa concordato con le Regioni. In quest’ultimo l’incentivo consiste nella possibilità di aumentare la cubatura e riguarda solo mono e bi-familiari, escludendo i condomini. Gli incentivi per questi ultimi dovrebbero essere di natura fiscale, sul modello dello sgravio del 55% per il risparmio energetico; il che significa per il governo mettere nel piatto dei soldi
New town: Per la la ricostruzione degli edifici crollati e il consolidamento di quelli danneggiati, Berlusconi ha detto che i “tempi saranno lunghi” e quindi le misure e le risorse a questo scopo andranno in un ddl successivo. Dopo un sopralluogo nel centro storico dell’Aquila il premier ha fatto palesare intenzioni drastiche: “Quello che è rimasto non può essere medicato e bisognerebbe intervenire e rifare tutto da capo”. E per i piccoli centro ha evocato la possibilità di fare “piazza pulita”. Di qui il rilancio dell’idea di una o più “new town”, una sorta di ”L’Aquila 2”. Le “new town” hanno il vantaggio di non costare nulla allo Stato, perchè sarebbero costruite in progect-financing da Banche e costruttori.
Senza-tetto: Berlusconi ha detto che gli sfollati sono 28.000 e che saranno ospitati o negli alberghi della costa o nelle tendopoli della Protezione Civile. Per questa emergenza sono in arrivo 30 milioni.
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Come è brutto farsi gli affari degli altri, rovistare con gli occhi nelle loro case. Via Roma: di quel palazzo la facciata è ormai inesistente, ma dentro tutto è rimasto com’era alle 3,32 della notte tra la Domenica delle Palme e il lunedì, primo giorno delle vacanze di Pasqua. Sulla parete del terzo piano un poster di Brad Pitt e uno di Zlatan Ibrahimovic, poi un lenzuolo a fiorellini che penzola e arriva quasi al secondo piano. Qui un’altra camera da letto, un altro sonno interrotto dal grande boato: una riproduzione di un Canaletto e una carta da parati a strisce.
Al primo una scrivania, forse un ufficio, una sedia a rotelle sbilenca, tre ruote sul pavimento, due nel vuoto. L’Aquila è come quelle due gambe della sedia, sospesa sul nulla.
Come all’uscita di un gigantesco aeroporto, sono tutti con il trolley e le buste di plastica ripiene di qualcosa. Un bagaglio per la notte e per lasciare la vita di tutti i giorni, destinazione ignota. Vanno via in fila, educati, silenziosi, civili ma disperati. Una città si è svuotata in poche ore e l’unico rumore nel centro storico sono le sirene delle ambulanze, le pale delle ruspe, le voci concitate dei soccorritori che ogni tanto dicono: “Correte, ce n’è uno vivo!”, ma purtroppo sono poche urla di gioia. Per il resto le lacrime di chi ha già avuto la certificazione del lutto e di quelli in attesa davanti alle macerie dove nemmeno le tante scosse di assestamento li fanno allontanare.
Uno, almeno uno di quelli che sono là sotto ce la deve fare. Ma chi sarà il fortunato? E per tutti gli altri? Prendete via XX Settembre, uno stradone che è l’accesso alla città. Al civico 125 c’era una palazzina di quattro piani dove abitavano otto famiglie. I testimoni dicono che sono usciti solo in 4 o 5. Lunedì mattina hanno tirato fuori Maria, a ora di pranzo hanno trovato Francesca che respirava ancora. E gli altri? Sali di 300 metri e sul lato opposto c’è la Casa dello studente composta da due edifici identici. Uno è integro, l’altro è ripiegato su sé stesso come se il piano terra e il primo piano si fossero polverizzati. Gli studenti che si sono salvati stazionano lì davanti con gli occhi rossi e una bottiglia d’acqua per cancellare un po’ di polvere dalla gola. I loro amici sono qui sotto. Quanti ne tireranno fuori vivi?
Altri studenti, tanti, stanno ormai al riparo in piazza d’Armi, al campo sportivo dove è stata allestita una tendopoli e un centro di accoglienza per gli sfollati. Salvatore Fumarola, 20 anni, da Taranto, studia fisioterapia: “Sto aspettando che mio padre venga a prendermi e purtroppo non tornerò più perché qui l’università non riaprirà per molto tempo. È da dicembre che ci sono scosse continue e ora è arrivata quella decisiva”. “Vivevo con lo zaino pronto, ce lo aspettavamo” dice Valeria Franco, 21 anni, di Pordenone, iscritta a scienza dell’investigazione, “C’è stata uno scossa una settimana fa molto forte, poi un’altra domenica sera verso le 23 e infine quella pazzesca della notte scorsa”. Anche Valeria andrà via. Anche Francesca Reffa e Antonio Barone, di Venezia, lasceranno L’Aquila, anche per loro la città degli studi è venuta giù insieme alle loro speranze di diventare come quegli investigatori di Csi o di Cold Case, i maghi della Polizia scientifica o del Ros. Sogni crollati con le case di metà città. L’ altra metà sono lesionate e quindi l’intera popolazione andrà via, 100 mila persone, in tenda o in macchina per le prime notti, in roulotte o in container per i prossimi anni, come tutti i terremoti dall’Irpinia all’Umbria ci hanno purtroppo insegnato.
Ma per la straordinaria normalità del dopo sisma c’è ancora tempo. Ora conta l’emergenza: dove metto il papà disabile? Dove andrà a scuola il piccolino? Che ne sarà del mio ufficio ? Come e quando potrò tornare a prendere il portafogli con tutto quel poco che ho?

Una città in ginocchio, che non ha più la prefettura, che non ha più le chiese e i monumenti, che dal Mille o poco più erano fioriti come gioielli. Non ha più nemmeno gli alberghi, tutti danneggiati se non crollati. Via Duca degli Abruzzi, corso Principe Umberto, piazza Duomo, via Andrea Bafile, piazza del Palazzo, piazza San Pietro Coppito, via Vincenzo Rivera, via Roma. Da un buco nella parete si vede il cielo: tetto e solai sono crollati, non c’è rimasto altro che la facciata. All’angolo del corso c’era una casa. Intorno, solo i soccorritori della Guardia forestale: “Avevamo un nostro collega là sotto con moglie e figlio: tutti morti”. Niente lacrime per i Vigili del fuoco, per quelli della Protezione civile, per i Carabinieri, per quelli della Polizia, Guardia di finanza, Esercito e volontari di mille gruppi e gruppetti. I primi ad arrivare sono prorio le squadre di abruzzesi, quelli che avevano un amico o un parente là sotto. Alle 12 di lunedì una manciata di scosse fa sospendere lo scavo di un palazzo di via Roma dove sono intrappolate due donne. Altri muri vengono giù: “Spostatevi, state al centro della strada”. Giusto un attimo e poi si ricomincia perché forse quelle due donne appartengono alla categoria dei fortunati che ce la potranno fare.
Suor Lidia è la superiora del convento delle Zelatrici del Sacro Cuore: “Siamo in 29 suore e per fortuna una sola si è fatta male. Ma dentro il convento è tutto distrutto e siamo in pigiama. In verità è venuto un frate cappuccino che aveva più coraggio di noi ed è entrato a prenderci qualcosa per mangiare. Ma nessuna di noi vuole rientrare. Siamo accampate qui fuori e domani ci penserà il Signore”.
Giovanni Coccia, 43 anni, ha lasciato la casa di Pettino, un quartiere nuovo alal periferia ovest. Ha con sé moglie e due bambine: “Quella è la zona nuova, ma le case all’interno sono tutte devastate. Io sono direttore di un’aziendas che si occupa di lavori stradali e per fortuna so come in questi casi bisogna mettersi al sicuro. Ci siamo sistemati sotto un trave portante con tutta la famiglia e ci siamo salvati ma, mi creda, non si riusciva nemmeno a stare in piedi. Cadeva tutto: il televisore, i quadri, i lampadari. Siamo usciti in pantofole quando le scale stavano piano piano cedendo. Ce l’abbiamo fatta e adesso penseremo al futuro, ma almeno noi siamo qui, tutti insieme. So di tanti che sono là sotto, è terribile”.
E così Pietro Musumeci, sottufficiale dell’Esercito in pensione. “Ho fatto il soccorritore in Irpinia e mi trovo oggi a essere soccorso. Penso andrò via dall’Aquila anche se la mia terra d’origine è Messina che quanto a terremoti non scherza”.
Si svuota la città, poco a poco ma inesorabilmente. Sette campi di raccolta, tendopoli e si trovano posti negli alberghi del circondario. Tutti aiutano tutti ma c’è poco da fare. La paura di nuove scosse, la paura degli sciacalli, la paura del presente, la paura del lavoro. Tutti fuggono via, e si inseguono le storie tramandate di bocca in bocca: “Hai saputo di quella mamma che ha fatto da scudo alla sua piccola che si è salvata ma lei è morta?”. “Ha saputo di quel medico che si chiama Guido Laris e che si è messo a scavare con le mani per salvare sua cugina e poi è corso al suo ospedale a fare pronto soccorso?”.
Hai saputo di una città che nonostante tutto non vuole arrendersi e non si arrenderà perché gli abruzzesi sono gente tosta, con la testa dura, che sa usare le mani per lavorare la terra e che saprà usarle per ricostruire?
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Si scaverà fino a domenica per cercare i superstiti del terremoto in Abruzzo, ma anche per estratte i cadaveri dalle macerie. Dopodiché si procederà alla messa in sicurezza degli edifici e poi alla ricostruzione. L’agenda degli interventi, dopo l’incontro tra ministro dell’Interno e vigili del fuoco al Viminale, è stata resa nota proprio da Roberto Maroni: “Fino a Pasqua” ha detto “proseguirà la ricerca incessante 24 ore su 24 dei superstiti e di chi ha perso la vita sotto le macerie. Poi si procederà alla messa in sicurezza degli edifici e inizierà il lavoro di ricostruzione che non sarà nè facile né breve”. Nell’area colpita dal sisma “Ci sono ancora da recuperare dalle venti alle trenta persone”, ha affermato il capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Antonio Gambardella.
Mentre la conta delle vittime si aggrava, ora dopo ora: ormai sono 272 i morti (sedici sono bambini); tre corpi senza vita non ancora identificati; una trentina i dispersi, 1179 i feriti negli ospedali, di cui un centinaio in condizioni difficili. Gli sfollati, ha riferito il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ammontano a 25mila. Più di 17mila sono le perosne accoltenelle tendopoli, ha riferito il premier Silvio Belrusconi, che ha parlato di “sforzo straordinario” da parte della macchina dei soccorsi, con “2.962 tende installate, che hanno accolto 17.772 persone”.
Ancora si lavora dunque alla ricerca dei sopravvissuti dopo il miracolo di questa notte che ha visto uscire viva dalle macerie una ragazza di venti anni dopo ben 42 ore.
È una corsa contro il tempo tra pietre, travi spezzate, calcinacci, brandelli di vestiti e fotografie, sparse, strappate, di chi in quelle case aveva vissuto. I residenti di Onna che sono usciti indenni dalle case e gli stessi soccorritori continuano a raccontare le loro storie ai giornalisti, quasi sempre brevi, non più lunghe dei venti secondi della scossa più forte e distruttiva, quella che i giornalisti e cameraman stranieri presenti sul posto ormai chiamano “The Big One”. C’è il racconto del ragazzo travolto e ucciso, in corridoio, mentre tentava di fuggire. La signora anziana morta nel suo letto. Bambini piccoli, adolescenti che nessuno ha potuto salvare, nemmeno i loro amici che subito hanno cominciato a scavare.
“Se una persona è giovane non ha fratture ed è in condizioni di areazione particolare ci sono speranze di sopravvivenza anche fino a 4-5 giorni”, risponde così Marta Di Gennaro, vicecapo Dipartimento della Protezione civile, ai cronisti che le chiedevano le possibilità di sopravvivenza delle persone che potrebbero essere ancora sotto le macerie degli edifici crollati nella provincia de L’Aquila in seguito al terremoto.
Anche se sono pochi i casi di sopravvivenza per più giorni sotto un crollo. Un caso di ritrovamento miracoloso avvenne in Italia durante il terremoto di Messina del 28 dicembre 1908. Dopo 18 giorni un ragazzo, rimasto sepolto sotto le macerie di piazza del Purgatorio, riuscì a liberarsi scavando un cunicolo con le mani. Sempre in Italia, nel sisma che nel 1980 ha devastato l’Irpinia, tre persone di 60, 72 e 100 anni sono sopravvissute 8 giorni in luoghi diversi. L’ultimo caso italiano risale al 1998: a Sarno il 22enne Roberto Robustelli è stato tratto in salvo dai vigili del fuoco dopo aver trascorso 72 ore in una cantina invasa dal fango.
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È il secondo giorno di seguito che, come “pendolari del terremoto”, partiamo da Roma alla volta de L’Aquila. Tre cronisti, che normalmente seguono la cronaca parlamentare, insomma la politica, vengono sbalzati nel dramma dell’Abruzzo.
Domenica notte a Roma qualche sobbalzo nel letto. Poi la sveglia di mattina presto. È la redazione: “Corri in Abruzzo. C’è stato il terremoto. Berlusconi sta andando lì”. Stop al lunedì tranquillo.
Il Cavaliere non va più in Russia, va seguito. Inconsapevoli, senza sapere nulla. Senza vedere i tg: si parte. Tra elicotteri e sopralluoghi, tra sirene e conferenze stampa, fino al Consiglio dei ministri, sempre dietro a Berlusconi. Poi ieri sera a Porta a Porta il nuovo annuncio “domani ritorno a L’Aquila”.
E questa mattina nuovo viaggio. Nuovo incolonnamento sulla A 24. Oggi con una consapevolezza maggiore. Con negli occhi quanto visto e sentito ieri. Come la vigilessa che arrivando a L’Aquila ieri mattina, quasi con le lacrime agli occhi ti lascia passare. “Giornalisti? Salite, salite pure. Tanto il centro non esiste più…”. Un colpo allo stomaco.
E poi un altro cazzotto: quei palazzi caduti. E tutta quella gente, che ancora in pigiama, girava per la città senza una meta precisa. Sul raccordo anulare è ancora fila di mezzi, per lo più pulmini della Protezione Civile e scavatrici. Si torna in Abruzzo dopo una notte passata dagli sfollati a 6 gradi. Senza il sole di ieri. E con la dura e triste consapevolezza che sarai solo lì a raccontare. Mentre vorresti rimboccarti le maniche e aiutare come hanno fatto i rugbisti della squadra de L’Aquila, che ieri hanno aiutato a mani nude per cercare chi stava sotto le macerie.
Il secondo giorno, inseguendo il premier. Prima all’aeroporto per aspettare l’atterraggio. Poi le voci di un suo possibile sopralluogo a Onna, il paese completamente distrutto. Invece di nuovo alla caserma della Guardia di Finanza. All’aeroporto il battesimo della terra: una scossa di magnitudo 4.3 della scala Richter. Per noi comuni mortali che eravamo all’aperto è significato sentire tremare la terra, un rumore sordo e poi il fabbricato dell’aeroporto che vibrava. Telefonata di rassicurazione da parte dei parenti a Roma, dove la scossa era stata avvertita e lunga.
Poi tutti a Coppito. Nella caserma della Guardia di Finanza che è diventata il centro di coordinamento dei soccorsi. Berlusconi in conferenza stampa spiega che il suo compito è quello “di venire in Abruzzo anche tutti i giorni” e ribadisce che “nessuno sarà lasciato solo, perché un governo e uno Stato devono mettere i cittadini al primo posto”. E ripete quel ‘people first’, di cui aveva già parlato per combattere la crisi.
Dopo la conferenza stampa Berlusconi con il suo seguito arriva nella tendopoli di Bazzano. Dove i soccorritori hanno montato una piccola tendopoli da 150 posti letto. Pronte le rassicurazioni per gli sfollati: “Non vi lasciamo soli. Non vi preoccupate” ha aggiunto, “la ricostruzione sarà rapida”. Poi ancora un’altra tendopoli. Tutti al seguito del premier nel campo di San Demetrio, piccolo paesino a ridosso di Onna, frazione quasi del tutto rasa al suolo dal sisma. Berlusconi attorniato da tante persone che gli chiedono di “non essere lasciati soli” fa una solenne promessa: “Mi assumo la responsabilità di garantire che non sarete lasciati soli” ripete alle persone nelle tendopoli “e soprattutto che i lavori verranno fatti”. Poi un consiglio rivolto soprattutto ad anziani e bambini. Ovvero di approfittare degli alberghi sulla cosata messi a disposizione “andate lì e sarete serviti e riveriti e non vi preoccupare tanto paga lo Stato”. E rassicurazioni anche contro la paura degli sciacalli “contro cui lo Stato è pronto ad intervenire”.
A San Demetrio la sorpresa della telefonata di Obama, mentre il Cavaliere è nella tendopoli. Il presidente Usa si è detto a “disposizione del popolo italiano” e Berlusconi lo ha ringraziato, ribadendo che ce la faremo da soli. Poi ha aggiunto: “Ho detto al presidente Usa che se vorranno prendersi la responsabilità dei beni culturali e delle chiese noi saremo lietissimi, perché si tratta di un grande sostegno e un importante contributo alla ricostruzione”.
Una ricostruzione che comunque sarà garantita a tutti i livelli da Berlusconi in persona. Tanto che annuncia che tornerà ogni giorno. E i ‘pendolari del terremoto’ da Roma ripartiranno per andargli dietro.
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La paura non passa. Trascorsa la prima notte, dopo quella terribile del terremoto, proseguono le scosse di assestamento. Un altra violenta scossa di terremoto si è verificata alle 11:27 di martedì 7, con magnitudo 4.3 della scala Richter. L’epicentro è stato rilevato tra l’Aquila, Collimento e Villa Grande.
A una prima scossa ne è seguita una seconda, a distanza di circa un minuto. Sono caduti alcuni muri pericolanti e calcinacci e cornicioni dai palazzi. Ci sono state scene di panico tra le persone che hanno trascorso la notte nelle auto sotto le proprie abitazioni. Due edifici sono crollati a Pettino, poco distante dalla scuola della guardia di finanza che è la sede del centro di coordinamento soccorsi per l’emergenza. Il crollo è avvenuto con la scossa più forte. Da quanto riferiscono fonti dei vigili del fuoco non risulta al momento che vi fossero persone nelle due palazzine crollate.
Dopo la scossa del 6 aprile sono state registrate finora 280 repliche. E questo non semplifica i lavori, ma i soccorsi continuano ininterrottamente, anche se, dopo il sole di questa mattina, si prevede maltempo a partire dal pomeriggio.
“Sono passate meno di 36 ore dal terremoto e, anche sulla base di altri avvenimenti recenti simili, c’è ancora speranza per le persone che eventualmente sono rimaste intrappolate sotto le macerie” ha detto Natale Mazzei, dell’ufficio Emergenze del dipartimento della Protezione Civile, ai giornalisti presenti al quartier generale della Protezione civile di Roma.
È tornato all’Aquila il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il premier già ieri in elicottero aveva fatto un primo giro sulle zone più danneggiate. Ed è proprio il premier a fare l’ultimo ufficiale bilancio delle vittime: “190 vittime identificate, 17 da identificare, in totale, 207 vittime e 15 dispersi”. “L’operazione di risposta” aggiunge il presidente del Consiglio “prosegue in modo assolutamente soddisfacente”. Oltre 1.000, prosegue, sono i feriti.
A Onna, alle porte dell’Aquila, uno dei centri più colpiti del terremoto, sono estratti dalle macerie questa mattina altri due corpi senza vita e i cani segnalano altre persone sotto le macerie.
Gli sfollati a cui la Protezione Civile, i vigili del fuoco e le forze dell’ordine hanno prestato soccorso, sono 17 mila. La Protezione Civile spera di riuscire a dare assistenza entro oggi a tutti montando le 7 mila tende previste e portando all’interno delle tendopoli anche luce e acqua. Sono centinaia le persone provenienti dall’Aquila che dalla scorsa notte si stanno riversando negli hotel della costa pescarese.
In oltre 400 sono giunte a bordo di pullman e auto private nei grandi alberghi di Montesilvano. Tra loro intere famiglie e anche disabili. La macchina della Protezione civile, che conta sul posto 7 mila unità, comprese anche le forze armate e le forze dell’ordine, va avanti a pieno ritmo: “Entro oggi” ha affermato il vice capo dipartimento Marta Di Gennaro “saranno piantate 7 mila tende e nei prossimi giorni saranno garantiti 40 mila posti letto, mentre 234 squadre sono sul campo per verificare l’agibilità degli edifici colpiti. “Agli sfollati” ha spiegato Di Gennaro “sono stati distribuiti 18.000 pasti caldi e la possibilità di essere ricoverati in tende o negli alberghi lungo la costa adriatica. Anche chi ha preferito rimanere nelle vicinanze” ha concluso “dormendo nelle proprie automobili, ha ricevuto assistenza”. La Protezione civile sconsiglia l’invio di materiale solidale dal momento che le squadre di assistenza usano del materiale collaudato e consiglia invece di far riferimento ad altri canali di aiuto, già avviati.
È sotto il sole che l’Abruzzo si è svegliato. Tutto esattamente come ieri, compresa la previsione di un peggioramento pomeridiano nell’aquilano, con piogge localizzate, che si spera non interessino direttamente il capoluogo di regione e le zone limitrofe, e temperature tra i 5 ed i 19 gradi.
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Proseguono le ricerche tra le macerie a l’Aquila e negli altri centri abruzzesi colpiti dal sisma di questa notte; finora sono oltre 170 le vittime accertate, 1500 le persone ferite nei crolli, centinaia ancora quelle disperse e il 50% delle case inagibili. Il numero degli sfollati nel frattempo dovrebbe aver raggiunto quota 100 mila.
Questi i numeri del triste bilancio, ancora provvisorio, del terribile terremoto che ha colpito questa notte L’Aquila e molti piccoli paesi della provincia. La scossa che distrugge, che spezza vite, sogni, storie e futuro è arrivata poco dopo le 3,30 di questa notte l’Abruzzo. Utilizzando la scala di magnitudo del momento sismico, che aggiorna la Richter, l’energia scatenata dal terremoto in Abruzzo è stata pari a 6,2. In base alla classica scala Richter, il sisma ha avuto un’intensità di 5,8.
Al terremoto hanno fatto seguito altre scosse di assestamento, di minore ma comunque eccezionale intensità, che non sono ancora cessate e che rendono ancora più drammatico il lavoro dei soccorritori (qui un resoconto dettaglaito del numero delle vittime, paese per paese).
A L’Aquila, dove ci sono almeno 15 morti, è crollato un intero piano della Casa dello Studente (che ospitava circa 80 ragazzi); è stato reso inagibile l’ospedale cittadino, rimasto senza acqua potabile, ed è crollato il campanile di una chiesa del centro. I feriti più gravi de L’Acquila sono stati trasferiti con elicotteri in altre Regioni. Un ospedale da campo è stato messo in piedi presso lo stadio cittadino. Tutta la cittadinanza è in strada. E il sindaco ha invitato a lasciare immediatamente il centro storico, per non intralciare il lavoro dei soccorritori. La struttura dell’ospedale non ha retto: è inagibile al 90%. Un’ala è crollata. E il nosocomio è senza acqua potabile. Non c’è stato approvvigionamento attraverso la protezione civile, il bar dell’ospedale è inutilizzabile perchè crollato così come il deposito del nosocomio. Nonostante i problemi e i disagi centinaia di persone sono accampate in attesa di soccorsi davanti all’ospedale dell’Aquila, che non è stato evacuato. Al nosocomio sta arrivando un flusso continuo di persone, alcuni addirittura svestiti, con ferite di vario genere, sotto choc e piangenti. La cappella del San Salvatore è diventata la corsia più affollata dove i medici stanno curando i numerosi feriti. Il caos non accenna a rientrare e tutti gli spazi che non sono stati considerati a rischio da parte dei tecnici della protezione civile vengono utilizzati come ricovero per malati. Naturalmente gli spazi maggiormente occupati sono quelli all’aperto dove continuano ad arrivare feriti lievi, ma anche con gravi traumi. Questi ultimi vengono indirizzati con gli elicotteri negli altri ospedali regionali. È un via vai di mezzi aerei senza soluzione di continuità.
Anche la provincia, una delle più grandi d’Italia, è stata devastata: una delle situazioni più drammatiche è da segnalare a Onna, una ventina morti, dove il 90 per cento delle case è stata devastata e una parte della montagna è completamente crollata; a Paganica, 6 morti, con il centro storico completamente distrutto, a Tempera, a Castelnuovo Calvisio, dove l’intero centro storico raso al suolo, cinque vittime, Poggio Picenze (cinque morti, tre bambini e due mamme). In molti paesi come Santo Stefano di Sessanio, Castelvecchio Calvisio, San Pio, Villa Sant’Angelo, Fossa, Ocre, San Demetrio e i centri dell’Altopiano delle Rocche, sono distrutte moltissime abitazioni del centro storico, mentre presentano danni costruzioni più recenti e anche in cemento armato.
Secondo il ministro Maroni il conto delle vittime potrebbe salire fino a 150. Numerosi i dispersi: al momento si parla di almeno un centinaio di persone, mentre i feriti superano quota 1.500.
Alcuni feriti stanno arrivando anche a Roma per essere ricoverati nelle strutture sanitarie della Capitale. In queste ore, ha reso noto la direzione sanitaria del Gemelli, “stanno giungendo dall’Abruzzo diversi pazienti, tutti con mezzi propri. Crediamo che con il passare delle ore” hanno sottolineato dal Policlinico “andrà aumentando l’afflusso negli ospedali di Roma di pazienti provenienti dalle zone colpite dal sisma”. Al trasporto dei feriti più gravi contribuiscono anche quattro elicotteri dei vigili del fuoco.
Una situazione “bruttissima” la definiscono i soccorritori giunti sul posto, che ricorda quella del terremoto dell’Umbria. La macchina dei soccorsi si è messa in moto e il ministro Sacconi ha invitato la cittadinanza a donare il sangue per i feriti. Anche i grandi ospedali romani sono stati allertati. Unità di crisi sono state già organizzate all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e al Policlinico Gemelli. Roma, infatti, potrebbe accogliere i feriti più gravi per gli interventi operatori o per i ricoveri.
“Questa è la peggiore tragedia di questo inizio millennio”, la definisce Guido Bertolaso, capo della Protezione civile e sottosegretario alla presidenza della Consiglio, secondo cui l’intensità del sisma è paragonabile se non superiore al terremoto che ha colpito l’Umbria e le Marche nel 1997. Silvio Berlusconi (che ha rinunciato al suo viaggio a Mosca e si sta recando all’Aquila) ha firmato il decreto per lo stato di emergenza nazionale con il quale sarà nominato commissario straordinario del governo. Sono arrivati a l’Aquila anche il Capo della Polizia Manganelli e il ministro Maroni.
Il ministro dell’Interno, al termine di un incontro con il capo della Protezione civile Bertolaso, ha assicurato che “gli sfollati saranno tutti sistemati in alberghi o nelle strutture che sono in corso di costruzione. Il tutto sarà fatto in tempi rapidi”.
Colonne di soccorsi stanno arrivando all’Aquila da tutta Italia. È stato dato il via libera alla colonna mobile della Protezione civile del Comune di Roma: è composta da oltre 60 uomini della Protezione civile tutti addestrati nel montaggio delle tende, ed è pienamente autonoma, essendo attrezzata con una cucina da campo, due tende da 70 posti, due bobcat, camion e i diversi attrezzi a mano. La sua destinazione è il campo sportivo Centi Colella, non lontano dall’Ospedale San Salvatore dell’Aquila, dove verrà allestita una tendopoli.
La Regione Lombardia ha già inviato una squadra di tecnici addetti alla verifica della situazione e all’organizzazione delle risorse sul campo, e ulteriori aiuti sono previsti per le prossime ore. La Protezione civile tra l’altro sta preparando il materiale per allestire una tendopoli per 250 persone e un posto medico avanzato con 7 operatori e tre automezzi. A breve dovrebbero inoltre partire 30 tecnici della Regione e di Arpa Lombardia per verificare l’agibilità degli edifici. Dall’Emilia-Romagna sono partiti 30 mezzi e 120 volontari coordinati dalla Protezione Civile regionale, mentre il Comune di Bologna organizzerà una raccolta di fondi.
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E adesso, là dove c’erano le case, solo una fila di bare: 22 feretri, messi uno dopo l’altro. Su una popolazione di 350 abitanti. Immagini che mettono i brividi e tolgono il respiro. Complici l’odore e la polvere che ristagnano nell’aria e avvolgono ogni cosa.
Onna non esiste più. Onna è un borgo intermante distrutto, spazzato via, questa notte, dal sisma.
Uno scenario apocalittico quello che si è presentato questa mattina ai primi soccorritori che sono arrivati al paese, a circa una decina di chilometri da L’Aquila, colpito gravemente dal sisma che nella notte del 6 aprile ha fatto tremare l’Abruzzo. “Non c’è più un edificio in piedi, è crollato tutto e ci sono molte persone sotto le macerie” raccontano alcuni testimoni che sono sopravvissuti. Tutti coloro che sono scampati alla furia del terremoto si trovano in strada con le poche cose che sono riuscite a portare fuori dalle abitazioni. E chi non è rimasto ferito sta scavando tra le macerie assieme ai soccorritori.
Tra i morti anche una bimba di otto mesi e pare anche un altro bambino. Non c’è neanche una abitazione che non abbia riportato gravi lesioni. All’ingresso del paese almeno tre gli edifici di cui ormai non si riconoscono più neanche i contorni. La gente del posto osserva in silenzio il lavoro dei vigili del fuoco e degli operatori della protezione civile, dei sanitari del 118 tutti impegnati a ricercare qualche segnale di vita anche flebile provenire dalle macerie.
Piangono le suore di Onna che alloggiano in un edificio scolastico. Raccontano di aver fatto proprio poco tempo fa un’esercitazione antisismica insieme ai bambini del posto. Piangono e cercano di dare conforto alla popolazione, ma l’unica cosa che potranno fare questo pomeriggio sarà una messa, celebrata dal parroco arrivato dalla vicina Monticchio nell’area verde che circonda il paese. Lì dove sono allineati i corpi sotto un albero. Sono appena arrivati intanto due elicotteri, uno della Protezione Civile e un altro dei Vigili del Fiuoco, e un plotone dell’esercito armato di picconi per aiutare negli scavi. Dal primo elicottero sono scese delle unità cinofile per la ricerca tra le macerie degli eventuali sopravvissuti.
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“Allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile realizzare una previsione certa dei terremoti, ovvero la previsione della localizzazione, dell’istante e della forza dell’evento. Questo è vero anche in presenza di fenomeni quali sequenze o sciami sismici che nella maggior parte dei casi si verificano senza portare al verificarsi di un forte evento”.
Lo dice chiaramente a Panorama.it Massimo Cocco, dirigente Ingv e uno dei più esperti sismologi italiani, per fugare tutte le polemiche in merito all’allarme lanciato dal ricercatore dell’Istituto nazionale di fisica nucleare dei laboratori del Gran Sasso, Giampaolo Giuliani, basato sull’analisi del gas radon sprigionato dalla crosta terrestre. “L’emissione più forte di gas non può significativamente giustificare un allarme sismico. È prevedibile, però, che una scossa che ha colpito l’Abruzzo questa notte venga normalmente seguita da numerose repliche, alcune delle quali intense”.
Lo sciame sismico nell’area aquilana, conferma Cocco, era attivo da fine ottobre - novembre scorsi ma “come ce ne sono tanti altri in Appennino e per noi sono eventi assolutamente naturali. Dall’inizio dell’anno abbiamo registrato in Italia circa 2 mila terremoti, di cui 200 in quella zona. Non si sa e non si può sapere quando ci sarà un terremoto, ma certamente dalle nostre mappe l’area appenninica è una di quelle ad altissima probabilità, ma è anche la zona dove la prevenzione è sempre stata fatta con la massima attenzione. Ecco perché escludo categoricamente che il terremoto si potesse anticipare: il rapporto tra causa ed effetto, in questi casi, non è mai dimostrabile”.
“La scossa odierna è avvenuta a circa nove chilometri di profondità della superficie terrestre e l’epicentro corrisponde al comune di Arischia, a pochi chilometri dall’Aquila. Una zona, è bene sottolinearlo, considerata ad alto rischio nella mappa sismica italiana, al confine tra una zona di tipo 1 e una di tipo 2, ovvero dove la magnitudo può arrivare anche ai 6 - 7 gradi della scala Richter”, spiega l’esperto dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, aggiungendo che la stessa zona è stata sede in passato di forti terremoti. In particolare, l’attività di questi giorni si colloca tra la terminazione meridionale della faglia che si è attivata nel terremoto del 1703 (pari a magnitudo circa 6.7) e i limiti settentrionali della faglia associata nei cataloghi al terremoto del 1349 e di quella denominata “Ovindoli - Piani di Pezza”. “Si tratta di un’area tra le più difficili da interpretare perché è tra le più basse a livello di sismicità. È come se si studiasse una malattia con una latenza di centinaia di anni e con dei casi sporadici che si verificano di tanto in tanto: non è possibile trovare una cura appropriata se questi casi non costituiscono fenomenologia”.
Nella nuova mappa sismica, redatta nel 2005 dalla Protezione civile, sono scomparse le cosiddette “zone non classificate”, cioè i comuni che non venivano ritenuti esposti a un apprezzabile rischio sismico. Seconda e terza categoria ricoprono a macchia d’olio la maggior parte del territorio nazionale, da Nord a Sud, e indicano le località esposte al pericolo di terremoti vicini di piccola magnitudine (minore di 5 Richter) oppure lontani di magnitudo più elevata. La quarta categoria, infine, indica “isole” di relativa tranquillità come la Sardegna, la Puglia e la Pianura padana centro-occidentale. “Ora tutto il paese è indicato come soggetto al pericolo di terremoti, sia pure con una diversa classe di rischio”, sottolinea Cocco. “È una carta fondamentale, che servirà alle Regioni per dettare le norme antisismiche per la costruzione di edifici e altre opere pubbliche”.
Per l’edilizia esistente, se si vorrà intervenire, bisognerà affrontare gli elevati costi di ristrutturazione e adeguamento. “È una delle sfide del futuro”, confida a Panorama.it Cocco. “Serve una grande opera di adeguamento e messa in sicurezza di molti edifici, soprattutto quelli di utilità pubblica, dalle scuole agli ospedali, fino ai centri della Protezione civile. In una zona sismica, ci si protegge con la messa in sicurezza degli edifici, come avviene in Giappone, dove eventi sismici di questa entità, quasi non vengono avvertiti. Allo stesso tempo, occorre che la comunità scientifica continui nel suo grande lavoro di monitoraggio, immagazzinamento dei dati, noti e meno noti, sulla crosta terrestre e sulla possibilità di trovare nuovi strumenti di previsione”.
La testimonianza AUDIO di Bianca Stancanelli, inviata di Panorama all’Aquila.
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