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sciopero

Loreno Bittarelli, il capo dei tassinari ora frena sugli scoperi selvaggi

Loreno Bittarelli, con i colleghi tassisti, il giorno della rivolta contro le lenzuolate di Bersani

Loreno Bittarelli, con i colleghi tassisti, il giorno della rivolta contro le lenzuolate di Bersani

Tutti gli articoli sulla rivolta dei tassisti

Claudia Daconto “Riprendete a circolare, così non ci aiutate! La gente non ci capirà!”.
Arriva direttamente dal “falco” della categoria, Loreno Bittarelli, presidente di Uritaxi e 3570 - il più famoso dei 41mila “tassinari” d’Italia, quello immortalato a Piazza Venezia sul tetto della sua auto il giorno dello sciopero selvaggio contro le “lenzuolate” di Bersani nel 2006 - l’appello ai colleghi napoletani che spontaneamente, questa mattina, si sono riuniti in assemblea in Piazza del Plebiscito per protesta contro la liberalizzazione delle licenze decisa dal governo Monti. Lo sciopero generale di tutte le 19 sigle sindacali è stato annunciato ieri per il 23 gennaio. Ma le auto bianche partenopee hanno deciso di fare di testa loro: nessuna trattativa con chi – dicono – li vuole rovinare. Continua

“L’ira dei cittadini farà cambiare idea al governo dei professori”, dice il segretario della Cisl Funzione pubblica

ANSA/ TONINO DI MARCO

ANSA/ TONINO DI MARCO

Claudia Daconto

“Il governo dei professori non ci vuole ascoltare. Ma sarà l’ira dei cittadini a costringerli a farlo”.
Nel giorno dello sciopero nazionale unitario indetto dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, per chiedere una manovra più equa, il segretario nazionale della Cisl Funzione pubblica, Giovanni Faverin, spiega a Panorama.it perché questa manovra sta facendo infuriare anche il sindacato di Raffaele Bonanni. Continua

Se anche i calciatori di serie A scimmiottano la Fiom


Massimo Oddo, del Milan, rappresentante dei calciatori di serie A che hanno indetto uno sciopero contor il nuovo contratto nazionale (Ansa)

Massimo Oddo, del Milan, rappresentante dei calciatori di serie A che hanno indetto uno sciopero contro il nuovo contratto nazionale (Ansa)

Che scioperino i tranvieri (la busta paga è di 800 euro al mese) o gli operai metalmeccanici (di poco superiore a 1.000 euro) contro eventuali modifiche al contratto collettivo è comprensibilissimo. Anche perché il loro mestiere non è certo piacevole. Anzi spesso è noioso, faticoso, persino usurante in taluni casi. Continua

Perché mai i magistrati protestano se sono i veri privilegiati?


Perchè i magistrati protestano se sonono i veri privilegiati?

All’inizio ci avevano provato: «Forse c’è nella manovra una particolare volontà di punire i magistrati italiani. Qualcosa d’incostituzionale ». Parole di Giuseppe Cascini, segretario dell’Associazione nazionale magistrati, il sindacato unico delle toghe. Falliti gli incontri a Palazzo Chigi con il sottosegretario Gianni Letta per farsi esentare dal congelamento triennale degli stipendi del pubblico impiego e dalle sforbiciate alle retribuzioni oltre i 90 mila euro, l’Anm ha così indetto uno sciopero per il 1° luglio e proteste per il 23 e il 24 giugno; nonché dal 7 al 21 luglio agitazioni «bianche». Vale a dire salvando la busta paga. Continua

E se gli immigrati scioperassero? Negli Usa è già successo. E si bloccò Los Angeles

La manifestazione del 1 maggio 2006 a Los Angeles - Ansa Monica Davey

La manifestazione del 1 maggio 2006 a Los Angeles - Ansa Monica Davey

Cantavano “Sì, se puede” e “Yes we can” il primo maggio del 2006, quando Barack Obama era “solo” un senatore dell’Illinois e le sue ambizioni presidenziali erano ignote anche a lui stesso. Gli immigrati (in maggioranza ispanici) di Los Angeles quel giorno riuscirono nel loro intento: paralizzare interi quartieri della più grande megalopoli della costa Ovest.
È istruttivo andare a ripescare le cronache di quell’avvenimento, mentre in Italia prende corpo l’iniziativa, lanciata prima su Facebook e poi da un sito apposito, dello sciopero nazionale degli immigrati per il primo marzo 2010. Continua

Organici della scuola: tagliati del 40% al Sud

Ingresso a scuola

Parlano il Miur. E riporta questi dati: il 40% dei tagli sull’organico docente si realizzerà in quattro regioni: Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. Questo sta nelle tabelle allegate al decreto interministeriale sugli organici per l’anno scolastico 2009-2010. Nell’immediato, quindi,l’entità dei tagli diminuisce di 5.000 unità. In totale la riduzione interesserà 36.857 unità di personale docente: salteranno, così, 11.347 cattedre nella scuola superiore, 15.542 nella scuola media e 9.968 nella scuola primaria. “pur essendo un primo concreto risultato del confronto voluto dalle parti sociali - ha commentato il segretario generale della Cisl Scuola Francesco Scrima - non può considerarsi risolutivo della gravissima situazione che vede nei tagli al personale della scuola un attacco al diritto allo studio ed alla qualità dell’offerta formativa pubblica”.

Per quanto riguarda i docenti di sostegno il numero rimane sostanzialmente quello dell’anno scolastico in corso (circa 90.500 unità). A fronte di ciò si prevede un aumento di 4.120 alunni nella primaria e di 10.462 nella secondaria di primo grado mentre nella secondaria di secondo grado si registra una flessione di circa 26.700 studenti. Nel provvedimento (una ventina di pagine a cui sono allegate alcune tabelle) si sottolinea l’esigenza che le Regioni e gli Enti Locali vengano coinvolti nella fase di elaborazione del piano di assegnazione delle risorse alle singole province e anche per il prossimo anno saranno consentite compensazioni tra i contingenti di organico relativi ai diversi gradi di scolarità “anche nell’ottica, ove possibile, dell’estensione del tempo pieno”.
A questo proposito “l’organizzazione del tempo pieno è realizzata nei limiti dell’organico assegnato per l’anno scolastico 2009-2009″ precisando che “le ore di insegnamento residuate dalla istituzione di classi con 24 ore e dalla presenza aggiuntiva di docenti specialisti per l’insegnamento della lingua inglese e della religione cattolica, nonché dal recupero delle ore di compresenza del tempo pieno, possono essere impiegate per ampliare l’offerta formativa della scuola” e dunque anche per una estensione del tempo pieno. Per quanto riguarda l’inglese potenziato, potrà essere autorizzato “compatibilmente con le disponibilità di organico” e “solo in assenza di esubero dei docenti delle seconde lingue comunitarie sia nell’ambito della scuola interessata che a livello provinciale”.
“La riduzione” evidenzia Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola “mette in ginocchio la scuola e mette a rischio il posto di lavoro di tanti precari per i quali il Governo deve dare un’immediata risposta, prorogando tutte le supplenze annuali ed immettendo in ruolo su tutti i posti vacanti disponibili”. Secondo la Cisl, infatti, gli effetti e le conseguenze della manovra incideranno sul funzionamento delle scuole che “non saranno in grado di dare risposte alle richieste delle famiglie nelle singole realtà territoriali”. Secondo Scrima, quindi, andrebbe “superato il consueto clichè, che vede gli enti locali attestati in un ruolo di pura rivendicazione e l’Amministrazione che tende ad applicare criteri e parametri solo in termini ragionieristici”. “Oggi è necessario che tutti assumano lo stesso obiettivo e lo stesso impegno: garantire il diritto allo studio e assicurare la qualità della formazione. Un impegno” conclude “che si richiede soprattutto per quelle realtà territoriali più duramente colpite dai tagli”.

Il VIDEO servizio:

A Lampedusa altri 300 clandestini: centro al collasso. Il sindaco: “Avevamo ragione”

Centro accoglienza di Lampedusa

Nuovo maxi sbarco di immigrati clandestini sull’isola di Lampedusa, dove sono approdati complessivamente 171 extracomunitari, tra cui 26 donne e un neonato. I clandestini sono arrivati direttamente in porto riuscendo ad eludere i controlli. Non si sa ancora se gli immigrati verranno trasferiti nel Centro di identificazione ed espulsione.
È il secondo sbarco in poche ore a Lampedusa. La notte scorsa sono arrivati altri 84 clandestini, portati al Cie prima del rimpatrio, mentre gli altri 34 immigrati, tra i quali tre donne, di cui due in stato di gravidanza, stanno facendo rotta verso Porto Empedocle sulla nave della Marina militare. In questo momento il Cie è al collasso, soprattutto perché la struttura è stata notevolmente “ridimensionata” dall’incendio dei giorni scorsi, in cui sono andati distrutti tre edifici.
Una situazione che fa riesplodere le polemiche sull’isola. A parlare è proprio il sindaco Dino De Rubeis: “Il fenomeno epocale dell’immigrazione clandestina non si arresta. I barconi continuano ad arrivare, come ci aspettavamo, perché questa è la strada più breve. La linea decisa dal governo di trasferire a Porto Empedocle gli immigrati, invece di portarli a Lampedusa, funziona solo quando il mare non è in tempesta”.
Poi De Rubeis ribadisce la sua netta contrarietà all’istituzione di un Centro di identificazione ed espulsione sull’isola, dopo gli ultimi “arrivi” che fanno registrare nuovamente il “tutto esaurito” nel Centro di contrada Imbriacola. Sul molo del porto si trovano ancora i 171 migranti, tra i quali 26 donne e un neonato, che non sanno ancora dove saranno trasferiti. Con ogni probabilità nella ex base Loran di Capo Ponente, che tuttavia è ancora in fase di ristrutturazione.
“Quanto sta accadendo” spiega il sindaco “è la conferma di quello che avevamo previsto: bisogna ritornare al ‘modello Lampedusa’, un Centro di prima accoglienza e soccorso per l’ospitalità immediata sull’isola, mentre i Cie devono essere realizzati sulla terra ferma. Lo ripeterò anche oggi, in occasione del sopralluogo del vice capo della polizia Izzo, del capo del dipartimento immigrazione del Viminale, il prefetto Morcone, e della vice responsabile dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, la signora Feller”.
L’atteggiamento dell’esecutivo comunque non cambia: martedì 3 marzo il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano ha confermato la linea dura anche di fronte alla Commissione diritti umani: l’Italia, ha detto, “non è un luogo dove si può arrivare nel disprezzo delle regole con la prospettiva di rimanerci”. Dunque, per chi cerca una vita diversa nel nostro Paese, secondo Mantovano, non c’è altra soluzione che “tornare a casa”

Rosso all’Unità: contro i tagli di Soru la redazione in sciopero

Concita de Gregorio

È già scattato, questa mattina, il primo dei 5 giorni di sciopero indetti dalla redazione dell’Unità contro il piano presentato dall’amministratore delegato, che prevede una drastica riduzione degli organici del giornale e il taglio delle cronache locali. Da stamattina è ferma per 24 ore unita.it, l’edizione on line del quotidiano, che domani non sarà in edicola.
Oggi doveva esserci un incontro con la proprietà, ma è slittato, di qualche giorno.

In un comunicato della redazione, pubblicato dall’Unità oggi in edicola, si dice che la decisione di attuare la giornata di sciopero è stata presa “all’unanimità dalle redazioni di Roma, Bologna, Firenze, Milano e dell’on line, per respingere l’ipotesi di drastico ridimensionamento aziendale prospettato dall’amministratore delegato”. Ridimensionamento “che provocherebbe gravissime ripercussioni sugli organici e sulla fisionomia stessa del prodotto. Tutto questo” continua la nota delle redazione “malgrado i positivi risultati di vendita e i piani di rilancio della testata messi in atto non più di quattro mesi fa”.
L’assemblea respinge, inoltre, “i tempi strettissimi della trattativa e, in particolare, ritiene inaccettabile la data ultimativa del 23 marzo, fissato come termine ultimo per la scongiurare lo stato di insolvenza”.

Una situazione precipitata in poco tempo, anche se - dopo l’esito delle elezioni sarde - qualcuno l’aveva temuto. L’editore Renato Soru, chiede una “cura drastica” per il quotidiano, rilanciato con la nuova direzione di Concita De Gregorio pochi mesi fa, con esiti soddisfacenti dal punto di vista della credibilità del progetto e delle vendite. A quanto scrive il quotidiano Italia Oggi, nel 2008 la perdita è stata di quasi 8 mln di euro, nel 2007 il rosso di 5 mln di euro, e poi -1,4 mln nel 2006, -1,1 mln nel 2005 e -248 mila euro nel 2004. E Soru non sarebbe pronto a ricapitalizzare l’azienda con 4 milioni di euro, come dovrebbe avvenire entro l’ormai prossimo 23 marzo.

Al momento si salverebbero le cronache locali di Bologna e di Firenze (tradizionali roccaforti, specie l’Emilia-Romagna delle vendite del quotidiano), ma ci sono timori per il dopo elezioni. Infatti a Bologna e Firenze si volta per il Comune e la chiusura potrebbe essere solo prorogata di qualche mese.

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