Leggi tutte le notizie su:
scontri


Maurizio Cudicio, poliziotto in servizio alla questura di Trieste e fondatore del gruppo su facebook "Movimento poliziotti", punto d'incontro fra cittadini e forze dell'ordine (credits: grnet.it)
In mezzo alle polemiche seguite alle parole del capo dei senatori del PdL, Maurizio Gasparri, secondo cui i cortei sono frequentati da “potenziali assassini”, c’è anche chi tende una mano agli studenti. E non si tratta, questa volta, di un parlamentare di opposizione, ma di un poliziotto in servizio. Continua


Il ragazzo, erroneamente scambiato dai manifestabnti per un infiltrato della polizia, è secondo la Questura il figlio di un ex Br. Ha 17 anni, è stato arrestato
Una tempesta in un bicchiere d’acqua. Ecco come si è rivelato il giallo del presunto poliziotto infiltrato: il giovane incappucciato con il giubbotto beige ripreso in alcune immagini con una pala e mentre lancia un bidone, in altre con manganello e manette in mano. E subito Repubblica.it a chiedersi chi sia l’uomo con la pala, insinuando più di un dubbio sui lettori, mentre il capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro attaccava il ministro dell’Interno Maroni: “C’erano agenti provocatori”. Continua


Un momento degli scontri tra manifestanti e polizia, il 14 dicembre 2010 a Roma (ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)
Guardate bene questa fotografia scattata durante la manifestazione di ieri a Roma contro la riforma Gelmini. Vedete i bastoni, i caschi, le spranghe? Ecco: questi vi sembrano contestatori scesi in piazza pacificamente contro un provvedimento del governo? Vi sembrano dei disperati senza speranze disposti a tutto, come cerca di far intendere oggi qualche osservatore, quando invece indossano giubbetti e zainetti all’ultima moda e caschi che costano, come minimo, qualche centinaia di euro? Continua
- Tags: 007, anarchici, black-bloc, G8, guerriglia, LAquila, movimento, Onda, Polizia, rettori, scontri, studenti, Torino, violenza
-

Dal G8 di Genova a quello dell’Aquila sono trascorsi 8 anni (il 20 luglio è l’anniversario di quello in Liguria), ma per no global e forze dell’ordine sembrano trascorsi decenni.
I primi, colpiti da indagini e arresti, numericamente non sono più quella marea nera che incendiò Genova (nonostante gli episodi di guerriglia di questi giorni e in attesa della manifestazione nazionale anti G8 dell’Aquila del 10 luglio); le seconde hanno imparato a rispondere in modo chirurgico dopo gli errori e le violenze del passato (vedere il riquadro a pagina 26). Panorama ha ricostruito la nuova mappa degli antagonisti.
Cattivi maestri
A Genova la guerriglia era guidata dagli anarcoinsurrezionalisti del Nord Europa, i black bloc originali. A Roma, Vicenza e Torino, per citare alcuni degli ultimi scontri, gli stranieri erano meno e male organizzati (sono stati fermati, tra gli altri, spagnoli, svedesi, francesi, argentini e polacchi). Dalle piazze sono sparite eterodiretti da vecchi arnesi dell’Autonomia.
Il confronto fra i Black bloc a Genova nel 2001 e i manifestanti di Torino. pure le tifoserie, anch’esse protagoniste negli scontri del 2001 e da due anni sempre meno impegnate politicamente. Adesso il testimone della protesta violenta è passato agli studenti universitari dell’Onda, eterodiretti da vecchie conoscenze dell’Autonomia e della disobbedienza veneta. Nella capitale Panorama, il 7 luglio, ha ascoltato l’arringa nell’Università La Sapienza di Paolo, capelli brizzolati, 45 anni, leader dei Blocchi precari metropolitani (i Bpm, presenti anche a Vicenza negli scontri): annunciava violazioni di zone rosse, in un clima già surriscaldato (davanti al rettorato ragazzi di due diversi centri sociali sono venuti alle mani). Gli studenti romani sono stati blanditi, dopo il fermo di 36 di loro e 10 arresti, anche dai rappresentanti dei Sindacati di base, decisamente agée per la platea.
A Vicenza e Torino a guidare gli studenti sono stati invece personaggi come Max Gallob, 36 anni, uno dei leader dei Disobbedienti del Nord-Est, arrestato lunedì 6 per gli incidenti del maggio torinese. Gli attivisti più radicali (anarchici e marxisti) sono 150 a Milano, altrettanti a Torino, un centinaio a Roma e nel Nord-Est, da Vicenza a Trieste, 50 a Genova.
Guerra telegenica
Nel capoluogo ligure il numero dei violenti che parteciparono agli scontri era di gran lunga superiore a quello dei giovani che scendono in piazza oggi. Un rapporto di 1 a 10 (circa 3 mila a Genova, non più di 300 a Torino). Allora i black bloc fecero impazzire le forze dell’ordine con attacchi mordi e fuggi e le tute bianche di Luca Casarini provarono a sfondare la zona rossa con caschi, scudi di plexiglas e protezioni. Oggi bianchi e neri (forse per esigenze numeriche) non sono distinguibili nei cortei, anche perché i veri black bloc stanno disertando le piazze. I Disobbedienti (o No logo), invece, non abdicano e insieme con gli studenti dell’Onda hanno sviluppato con tocco scenografico il loro wargame, come hanno dimostrato a Torino e Vicenza: gli scudi hanno immagini di Barack Obama, gli striscioni sono stati rinforzati e dotati di feritoie all’altezza degli occhi. Cercano il confronto con le divise (oltre alle telecamere) e studiano fino a dove possono spingersi. Le armi sono fumogeni ed estintori, ma le forze di polizia hanno sequestrato anche centinaia di biglie di metallo (per le fionde), mazzette, pietre e bottiglie. Le tute bianche sono state sostituite da giacche a vento nere in serie (deve esserci un merchandising anche per quelle).
Negli zaini maschere antigas, limoni, acqua e un farmaco per lenire il fastidio causato dai lacrimogeni. Rispetto al passato sono sempre più numerose le ragazze impegnate in prima linea. Per esempio Cecilia, la ventitreenne arrestata per gli scontri di Torino e fotografata mentre assalta senza timore la polizia.
Rivoluzionario di professione
I giovani antagonisti al posto della generica lotta alla globalizzazione oggi preferiscono concentrarsi su battaglie più concrete: la scuola, la repressione e le carceri, l’antifascismo, gli immigrati e il pacchetto sicurezza. Fioriscono le campagne sociali sul territorio (contro l’alta velocità o la base militare di Vicenza). A Milano sta fermentando la protesta contro l’Expo e la “cementificazione “. Le azioni diffuse (magari contemporaneamente in più città ) hanno sostituito le manifestazioni oceaniche. L’ideologia prevalente di chi scende in piazza è quella legata all’autonomia di classe e alla “disobbedienza” e al rispetto delle sole regole condivise. Idee che animano il movimento studentesco dell’Onda e i Cua (Collettivi universitari autonomi).
I luoghi di ritrovo sono facoltà e centri sociali come l’Askatasuna nel capoluogo piemontese, il Crash di Bologna, il Pedro di Padova, il Vittoria di Milano, l’Insurgencia di Napoli, l’Esc, l’Horus e l’Acrobax di Roma, i centri della riviera adriatica. Questo arcipelago ha trasformato la disobbedienza e la lotta in un marchio, come dimostra lo Sherwood festival, kermesse padovana dove suonano gruppi di richiamo come i Subsonica o gli Afterhours (che si sono esibiti a Sanremo) e gli stand da festa dell’Unità sono stati sostituiti dalle insegne “lounge bar” con luci soffuse. Sugli scaffali si trova in vendita persino “il caffè del rebelde”, che trasforma in affare i legami con il Chiapas messicano. Intorno ai centri sociali del Nord-Est sono cresciute realtà cooperative come Città invisibile o Caracol. Presidente di quest’ultimo è uno dei fondatori del Pedro.
Molti dei centri sociali in auge nel 2001 si sono trasformati in “concertifici”, dall’Officina 99 di Napoli al Leoncavallo di Milano. Però non tutte le realtà sono sedotte dal business. Alcune prediligono la militanza dura, come il Gramigna di Padova, la Fucina o la Panetteria Okkupata di Milano. Diversi estremisti del Partito comunista politico militare (la sigla eversiva attiva sull’asse Torino-Milano-Padova) condannati a giugno per terrorismo cercavano di fare proselitismo in questi centri. A Roma la situazione è più compartimentata: l’eversione è meno movimentista e preferisce operare nell’ombra, in stile vecchie br. Come ha confermato l’arresto di giugno del presunto terrorista Luigi Fallico insieme con altri quattro. Insomma, disarticolato il Pcpm, per gli esperti non c’è un rischio serio di saldatura tra piazza e lotta armata.
Anarcoinsurrezionalisti
I grandi assenti nelle ultime proteste di piazza sono stati gli anarcoinsurrezionalisti.
Dal 2001 i loro rapporti con la galassia marxista-leninista sono peggiorati e a Bologna i due gruppi si sono scambiati persino raid squadristici. Inoltre le tute nere doc sono state colpite da arresti e denunce in tutta Italia, anche se la struttura informale e fluida dell’organizzazione ha scongiurato le retate (riuscita solo nel caso delle Cellule di offensiva rivoluzionaria pisane). Per questo si sono quasi inabissati e la loro area resta la più imperscrutabile. Ora gli investigatori per il G8 temono nuove campagne (legate soprattutto ai temi della sicurezza, dalle ronde ai centri di permanenza) e l’invio di pacchi bomba come a Genova. Ultimi veri attentati riconducibili agli anarcoinsurrezionalisti sono i tre ordigni esplosi a Torino nel marzo 2007. Da tempo sono sotto osservazione alcuni centri di documentazione, in particolare nelle loro capitali, Bologna (Fuoriluogo) e Torino (Porfido).
In Lombardia la situazione è in movimento, visto che sta crescendo una nuova rete intorno a Radio Cane e alla rivista Nonostante Milano. Se Roma è una realtà meno organizzata, attrae anarchici di altre città , da Viterbo a Lecce, a Teramo. A Genova l’Inmensa (intorno a cui si raccolse la protesta più dura del G8) ha chiuso ed è stato soppiantata da un paio di centri di documentazione: il Gagarin (ex Borgo rosso: uno degli animatori è stato arrestato recentemente con l’accusa di terrorismo), d’impronta marxista-leninista, e il Doppio fondo, di matrice anarchica. Neppure i genovesi sembravano intenzionati a trasferirsi in massa all’Aquila per il 10 luglio. Preferiscono agire in città , perché dal 2001 sono passati 8 anni ma sembra un secolo.
- Tags: 007, G8, guerriglia, LAquila, movimento, Onda, Polizia, rettori, scontri, studenti, Torino, violenza
-

Il leader della rivolta è uno studente con un volto duro e affilato che sembra uscito dai fumetti di Andrea Pazienza. La serata è fresca, i “compagni” elettrizzati: il giorno successivo è previsto a Torino il corteo contro il cosiddetto G8 dell’università . Ma gli intendimenti sono più alti: “Il sistema è malsano, lottiamo contro la Tav, per la Palestina, a favore dei migranti”. E soprattutto “contro i fascisti”. Ne incontrate tanti? “La nostra università è piena”. Lampo di rabbia. “Non siamo violenti” spiega il giovane, già condannato per aggressione alle forze dell’ordine, “ma, se la polizia ci provoca, di certo reagiamo”. Come sarebbe finita sembrava già scritto. L’epilogo di guerriglia urbana era già palpabile dopo i primi passi del corteo.
Alla manifestazione dell’Onda anomala il colore che si nota di più è un mesto nero. Pochi passi e dal gruppone si sfilano gruppetti di ragazzi con il volto coperto: imbrattano, una dopo l’altra, le colonne color crema dei portici con simboli e scritte anarchiche. Qualche centinaio di metri dopo qualcuno comincia a riempirsi le tasche di cubetti di porfido.
I contenuti sembrano fiacchi. Negli slogan i riferimenti all’università sembrano accessori. Ben più partecipati sono gli insulti a poliziotti e governanti. L’Onda pacifica e propositiva, quella che in autunno aveva scosso gli atenei, a Torino non emerge. Nascosta dietro le nostalgie ideologiche e i metodi della parte “dura e pura” del movimento.
A sassaiola finita gli organizzatori torinesi che si ritrovano davanti all’università sembrano paghi. Quasi in tempo reale il loro blog ufficiale riferisce trionfante il successo di una manifestazione con 24 agenti feriti e due studenti arrestati: “L’Onda perfetta”. Una marcia “determinata e convinta, che ha raggiunto la sede del summit, senza dimenticarsi di colpire i simboli della crisi (banche e agenzie del lavoro), per tentare di sfondare il muro di un esercito frapposto tra i propri bisogni e le autorità di un’università che di sostenibile non ha assolutamente nulla”.
Dietro questa perfezione c’era il Cua, il collettivo universitario autonomo che anima l’Onda anomala torinese. Sono stati loro le menti dei tre giorni di dissenso. Una cinquantina di studenti, centinaia di simpatizzanti, benvoluti da estrema sinistra e parte del mondo accademico, un apparentamento con il centro sociale Askatasuna. Il Cua non partecipa alle elezioni studentesche “perché sostiene una pratica politica dal basso e autorganizzata” al motto di “autonomia, sapere e conflitto”.
Comincia a farsi conoscere nel maggio 2007. Si scatena durante un volantinaggio del Fuan, cercando di impedirlo; fumogeni, bacheche rovesciate e lanci di uova. Davanti alla polizia gli autonomi reagiscono. Tre di loro vengono arrestati per violenza, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Chiede la loro scarcerazione una decina di docenti torinesi, tra cui Gianni Vattimo, candidato alle europee con l’Italia dei valori. Lo scorso febbraio i giovani vengono condannati a 11 e 12 mesi.
Oltre ai “fascisti”, un altro nemico oggetto di plateali dimostrazioni è Israele. Il collettivo, un anno fa, tentò di boicottare la Fiera del libro di Torino, che l’aveva invitato come paese ospite. Nel 2005 aveva contestato una docente ebrea, rea di aver chiamato per una lezione di economia il diplomatico israeliano Elazar Cohen.
Nel marzo 2009 si fanno notare per altri scontri con la polizia. Nell’atrio dell’ateneo alcuni militanti di Azione universitaria cercano di allestire un banchetto di firme per le elezioni studentesche. Gli autonomi si oppongono. Intervengono gli agenti. Qualcuno lancia una bomba carta (”macché: era un petardone” minimizzano): tre agenti della Digos restano feriti. Un militante di Askatasuna viene arrestato.
Più goliardici sono stati una decina di giorni fa, quando hanno “sequestrato” il rettore, Ezio Pelizzetti, dopo aver bloccato il suo ufficio. Al magnifico viene imputata la decisione di chiudere l’università per il timore di disordini, “adducendo fantasmagorici allarmi sicurezza e motivi di ordine pubblico” recita un comunicato firmato dall’Onda anomala di Torino. Qualche ora dopo agli studenti è stato concesso l’uso della palazzina Aldo Moro, accanto alla sede centrale dell’università .
“Purtroppo c’è una solidarietà accademica nei loro confronti pericolosa e poco costruttiva: in pratica possono fare quello che vogliono” lamenta Augusta Montaruli, 25 anni, laureanda in giurisprudenza, reponsabile di Azione universitaria a Torino. È chiamata “fascista”, è la più detestata dagli autonomi. Sospira: “Hanno bisogno di avere un nemico. Li esalta lo scontro, il conflitto. Si sentono eroi”.
Vattimo, camicia azzurra e cravatta rossa, appare per un fugace saluto poco prima della partenza del corteo. “A me sembrano solo bravi ragazzi che reagiscono alle provocazioni. Ora quest’altra intollerabile trovata del G8 dei rettori. La tensione sociale cresce pericolosamente. Io piuttosto sono stupito dalla mansuetudine di questi studenti”. Poco distante un dirigente della polizia compendia: “Fra di loro ci sono i dialoganti e i facinorosi. Ma vanno di certo tenuti d’occhio”.
Alla fine del corteo, soddisfatta e dialogante sembra Dana Lauriola, del Cua, 27 anni, che fa un po’ da portavoce dell’Onda anomala torinese, capelli rossi e piercing al labbro. Lamenta il taglio di fondi e l’ingresso dei privati nell’università , la crisi globale, la precarietà e la violenza delle istituzioni: “Abbiamo lanciato il segnale che il movimento non è morto. Oggi migliaia di persone lo hanno dimostrato. Torneremo a farci sentire. Sarà un autunno di lotta in tutti gli atenei italiani”.
Appagato dagli esiti di questo controsummit è pure Simone Rubino, anch’egli del Cua, studente di scienze a Torino: “Abbiamo fatto tutto quello che ci eravamo prefissi, i blocchi stradali, i cortei, la contestazione ai rettori per impedire loro di entrare nella Mole Antonelliana. E anche con le forze dell’ordine abbiamo manifestato il nostro dissenso”. Cioè? “La polizia doveva capire che non abbiamo paura di loro. Del resto il concetto di violenza in senso stretto è superato: la vera violenza è del capitalismo, che ha prodotto devastazione e illibertà ”. Sintetizza dunque il manifesto: “Siamo un movimento studentesco, non studentista. Abbiamo interessi vasti”.
Rubino fa parte di Askatasuna. Il centro sociale occupa una bella palazzina di tre piani color mattone a qualche centinaio di metri dall’università . Molto attivi, raccolgono un certo consenso tra studenti e gente del quartiere. Organizzano affollati concerti, qualche cena popolare e corsi di pugilato nella palestra Antifa boxe, nata per contrastare i picchiatori fascisti.
Qualche logo Antifa boxe si vede anche durante il corteo. Un ragazzo, che indossa una felpa della palestra, ha un fazzoletto bianco davanti alla bocca. Con occhi torvi dice che parlare di università non gli interessa affatto.
(ha collaborato Francesca Bacinotti)
LEGGI ANCHE: G8 Università , la battaglia online: l’esultanza dell’Onda, la preoccupazione della Polizia. Le IMMAGINI degli scontri
- Tags: agenti, G8-dellUniversità , Onda, Politecnico, Polizia, rettori, scontri, slogan, studenti, summit, Torino, universiatri
-

Torino calda. Torino nell’occhio del ciclone. Torino di nuovo sede di scontri e contestazioni, pesanti e violente. A 48 ore dai tafferugli alla manifestazione Fiom sulla Fiat, in cui è stato coinvolto anche il leader dei metalmeccanici Gianni Rinaldini, centinaia di studenti assediano il Castello del Valentino, sede della facoltà di Architettura, dove è in corso il vertice sull’istruzione superiore alla presenza di 40 rettori. I giovani hanno tirato uova e lacrimogeni contro gli agenti, rovesciato cassonetti della spazzatura e bloccato il traffico; la polizia ha risposto con cariche di alleggerimento.
Sono dunque tornati a farsi sentire ragazzi dell’Onda. La protesta si accende di prima mattina davanti al Facoltà di Architettura. In centinaia bloccano la circolazione in corso Massimo D’Azeglio stendendo dei fili tra i semafori, improvvisano sit-in agli incroci. In tutto il centro il traffico diventa caotico. Gli studenti hanno esposto uno striscione con la scritta “A Torino c’è Profumo di marcio”, che fa riferimento al rettore del Poliltecnico, Francesco Profumo, tra gli organizzatori del G8 sull’università .
Gli studenti hanno poi rimosso il blocco davanti alla stazione ferroviaria di Porta Nuova. Urlano slogan contro il G8: “Chiudono l’università , noi ce la riprendiamo”, oppure, il solito: “Noi la crisi non la paghiamo”. Alcuni giovani si coprono il volto con i capucci, tra loro diversi studenti stranieri: soprattutto francesi, inglesi e greci.
La situazione è tesa, le forze dell’ordine hanno fatto alcune “cariche di alleggerimento” per allontanare i manifestanti da corso Marconi. Sono volate manganellate, mentre i giovani hanno tirato uova contro polizia e carabinieri. Gli studenti, ricacciati indietro all’interno del quartiere San Salvario, hanno rovesciato i cassonetti dell’immondizia, bloccando così la circolazione anche nella vicina via Madama Cristina. Per paura molti negozianti hanno chiuso le saracinesche dei negozi. Quattro ragazzi sono stati fermati dalle forze dell’ordine per essere identificati. Gli studenti dell’Onda hanno dato vita ad un corteo spontaneo di protesta in via Madama Cristina. I manifestanti chiedono anche che vengano rilasciati i quattro giovani che sono stati fermati dalle forze dell’ordine per essere identificati dopo le cariche. Secondo indiscrezioni non confermate, tra loro ci sarebbero tre persone di origine straniera.
Intanto, nelle sale del Castello del Valentino, prosegue il summit dei rettori. Sono 40 e provengono da 19 paesi del mondo. Si sono riuniti a Torino per confrontarsi sui temi dell’economia, dell’etica, dell’ecologia e dell’energia. A presiedere i lavori di ciascuna sessione saranno Mario Monti per l’economia, Pei Gang per l’etica, James Barber per l’energia e Kwabena Akyeampong per l’ecologia. I lavori si concluderanno con la dichiarazione finale che sarà sottoscritta domani e consegnata alla presidenza del Consiglio dei ministri in vista del G8 dei capi di Stato che si riunirà a luglio all’Aquila.
Già alla vigilia del meeting la ribalta se la sono presa gli studenti - qualche centinaio, accompagnati da giovani dei centri sociali - prima con un tam tam in rete per richiamare studenti nel capoluogo piemontese. E poi con un pittoresco corteo che ha attraversato il centro, la “Marcia della degna rabbia”, come l’hanno chiamata i ragazzi del “Cantiere Altro Sviluppo”, organizzatori del programma contro il G8. Le forze di polizia hanno comunque da tempo pianificato un servizio d’ordine accurato e con personale in abbondanza. A poche centinaia di metri dalla Mole Antonelliana, c’è Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, chiuso dal rettore Ezio Pelizzetti, al quale è stata assegnata temporaneamente una scorta. Una decisione, quella di chiudere Palazzo Nuovo, contestata dagli studenti che venerdì scorso avevano bloccato, per ritorsione, alcune uscite del rettorato. Il quartiere generale del “controG8″ si è spostato qualche decina di metri più in là , al palazzetto Aldo Moro, dove studenti e giovani dei centri sociali hanno dato vita a concerti, incontri e dibattiti.
Guarda la GALLERY degli scontri
- Tags: Blocco-studentesco, botte, corteo, decreto, istruzione, legge, Mariastella-Gelmini, piazza-Navona, proteste, scontri, scuola, Senato, sit-in, slogan, studenti
-

di Pietrangelo Buttafuoco
Ma chi sono questi del Blocco studentesco, che un giorno sfilano insieme con gli studenti di sinistra, un altro incontrano e discutono con il ministro Mariastella Gelmini e un altro ancora sono protagonisti di duri scontri a piazza Navona con i coetanei dell’Uds e con la polizia (che alla fine ne ferma una decina)? Giovinezza al potere.
Il pomeriggio del 28 ottobre romano nell’anno Domini 2008 scivola tra pioggerelline e chiacchiere da Radio Bandiera nera. Ventimila studenti sono scivolati da piazza Esedra fino a piazza Venezia per arrivare al Senato. Blocco studentesco, che è stato ricevuto a Palazzo Madama, dalla VII commissione, mentre le organizzazioni della sinistra venivano sonoramente fischiate dagli altri studenti, è una delle tante anime della protesta contro il decreto Gelmini. I militanti dalla T-shirt ben strutturata coi segni grafici del razionalismo hanno portato un camioncino per il comizio. Hanno portato la musica. Hanno portato la destra e la sinistra allo stesso tempo, tanto da far dire a Maurizio Gasparri: “Il sit-in anti Gelmini è una protesta fasciocomunista”. Giovinezza al potere dunque. Il giorno prima i ragazzi del Blocco studentesco sono stati accusati di aver fatto spaccare il corteo per via di certi cori: “Du-ce! Du-ce!”. Piacerebbe a tanti che fosse così, piacerebbe a tutti che fossero così solleciti a farsi fregare la piazza, il corteo, le scuole. “Ma non è così” assicura Francesco Polacchi, il loro leader, studente di storia all’Università Roma3: “L’antifascismo militante non aspetterebbe altro per far sfumare il nostro lavoro politico. Quanto sono squallidi i compagni, e i giornali che parlano solo con loro, fotografandoli in mutande…”. Giovinezza al potere quindi.
Avranno voglia di monitorare le forze dell’ordine e i compagni dell’antifascismo militante, sempre pronti nella vigilanza democratica, ma questa storia della Giovinezza al potere non è xenofobia, spazzatura estremista, minutaglia da tristo nostalgismo. Non è neppure parentela con Forza nuova, con Fiamma tricolore, né con i residui dei fuorusciti della Destra o di An. Nulla c’è che riguardi la bottega della politica. È piuttosto una malattia allegra che conquista i ragazzi di una città che non è solo quella raccontata dai figli di papà , ma anche quella non conforme rispetto alle ideologie e ai cappelli dell’egemonia culturale della sinistra. Il Blocco studentesco che tanto allarma la destra di Azione giovani, che ne patisce con Forza Italia la grande concorrenza, quanto la sinistra che ne subisce le scorrerie in materia di conquiste sociali, è un movimento studentesco che nasce nell’estate 2006 a Casapound.
Giovinezza e bellezza. Casapound, nel cui nome c’è Ezra Pound, il poeta americano, è diventata la matrice del progetto di Casapound Italia. E ne è stata fatta di strada da quello che era in origine: il centro sociale romano dell’occupazione non conforme, dunque non conformista, dei ragazzi di Gianluca Iannone, un capo mai coinvolto con le stupidaggini dell’estremismo, piuttosto un tipaccio molto simpatico strappato alle pagine dell’avanguardia storica italiana, a metà tra il Futurismo e l’Arditismo, voce cantante del gruppo Zeta Zero Alfa. L’inno di questi ragazzi è il loro: “Fareblocco, mille cuori, una bandiera”. E il Blocco studentesco, a farselo raccontare dal sito Bloccostudentesco.org, “È un movimento rivoluzionario, di rottura con quella che è la scuola di oggi, la scuola-azienda dove le idee sono proibite, dove gli studenti non contano nulla, dove a farla da padroni sono i professori nostalgici del ’68 e i presidi manager”.
Giovinezza al potere è il fortunato slogan coniato da Simone Di Stefano, militante di Casapound, e le parole si muovono per andare contro la gerontocrazia. Contro il ’68 e contro i manager nelle scuole. Contro le tre I di Silvio Berlusconi, quelle di internet, inglese e impresa. Contro la legge 133, quella che prevede per gli atenei italiani la possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. “La legge 133″ sostiene Polacchi dalla sede di Casapound “è l’ennesimo atto di smantellamento dell’istruzione pubblica cominciato con la riforma Berlinguer e seguito poi dalle altre tre: Moratti, Fioroni e Gelmini. Sebbene siano stati espressioni di governi diversi e contrapposti, i tre ministri hanno seguito un’unica direttrice: la privatizzazione.
Quindi non si tratta di lottare, come afferma l’Uds, contro i soli 9 minuti e mezzo di tempo che Mariastella Gelmini ha dovuto impiegare per redigere il suo decreto legge, ma di una storia lunga che fa comodo a tutti”. Altro che Du-ce!, Du-ce!: “Fare entrare i privati” risolve Polacchi “diventa una necessità dal momento in cui vengono fatti tagli in 5 anni pari a 1,5 miliardi”. Giovinezza al potere perciò. Blocco studentesco alle passate elezioni scolastiche ha ottenuto a Roma il 21 per cento, un risultato con cui il gruppo s’è aggiudicato alla consulta (l’organo di governo degli studenti che si riunisce al Provveditorato agli studi) il vicepresidente, Giorgio Evangelisti, studente al liceo Vittorio Emanuele II. A livello della conta elettorale la maggioranza degli studenti è a destra, la sinistra li scavalca in materia di comunicazione ma la presenza di Blocco studentesco è diffusa a Roma. Hanno occupato diversi istituti (l’Azzarita, un liceo scientifico, quindi il Genovesi, l’Orazio, sono presenti anche al Giulio Cesare e al Nervi a Morlupo, protagonisti in innumerevoli cortei) e se si vuole fare sociologia (in anticipo sulla criminalizzazione su cui tanti fanno a gara a scommettere) le loro occupazioni sono opposte a quelle molto cinematografiche della sinistra: “Niente droga, niente spaccio” raccontano i ragazzi e le ragazze “niente da spaccare, nessun estintore da lanciare e chi rompe se ne va”. Radicato nei licei, Blocco studentesco adesso inizia la battaglia nelle università . Da 3 anni hanno fatto una campagna contro i libri di testo e “la pidocchiosa speculazione delle editrici scolastiche”, hanno chiesto incentivi per lo sport, hanno promosso lotte esteticamente indigeste alla maggioranza borghese: quella a fianco del popolo karen, quella per il Tibet e quella di ricognizione storica sulle foibe. Quest’ultima una battaglia di Livia Cavallo, studentessa di architettura, su cui i conformi, sostenuti da molti baroni cattedratici, mobilitarono una manifestazione ovviamente democratica. E antifascista. Giovinezza & giovinezze infine. Blocco studentesco segue Casapound Italia. È un movimento politico radicato nel territorio. Un forte nucleo c’è già a Verona, quindi nel Lazio. E in Toscana perfino. E a Palermo. “Rispetto al vecchio Fronte della gioventù” spiega Luigi Pulvirenti, trentenne e perciò anziano tra i militanti, “i ragazzi del Blocco fanno sindacalismo studentesco, a dirla con la letteratura, fanno il fasciocomunismo. E non sono fichetti. Non saranno mai la meglio gioventù. Non avranno mai un film ma saranno quelli della giovinezza al potere”.
Scontri a Piazza Navona: guarda le FOTO e il VIDEO da YouTube:
- Tags: Blocco-studentesco, botte, corteo, decreto, istruzione, legge, Mariastella-Gelmini, piazza-Navona, proteste, scontri, scuola, Senato, sit-in, slogan, studenti
-

Dopo gli scontri in piazza Navona tra studenti di destra e di sinistra è arrivato il momento dell’unità (su tutti i piani: da quella dell’opposizione, a quella dei sindacati; da quella di professori e studenti, a quella di studenti universitari, di scuola media, di opposte fazioni) Un milione in piazza a Roma, secondo gli organizzatori, anche se il ministro dell’Interno Roberto Maroni minimizza parlando di sole 100mila presenze, che però hanno intasato la capitale e riempito ben tre cortei lungo le vie del centro. E gli studenti sono rimasti uniti anche di fronte alla minaccia di venire denunciati.
Non si placano, però, le polemiche relative agli scontri (qui il VIDEO e le FOTO) di Piazza Navona: il sottosegretario all’Interno, Francesco Nitto Palma, in un’informativa urgente del Governo alla Camera, ha infatti sostenuto che gli scontri più duri di Piazza Navona dell’altro ieri sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista che è venuto a contatto con gli esponenti di Blocco Studentesco. Nitto Palma ha spiegato che in piazza quel giorno c’erano un centinaio di persone del Blocco Studentesco, con un camioncino. “È usuale - ha sottolineato - che durante le manifestazioni i mezzi con altoparlanti raggiungano piazza Navona”.
Prima dell’arrivo del gruppo dei 400-500, ha ricostruito il sottosegretario, c’erano stati momenti di tensione e contatti tra i manifestanti del Blocco Studentesco e quelli di sinistra, ma “l’interposizione del personale di polizia in abiti civili ha evitato possibili tafferugli. In questo frangente” ha sottolineato “il personale di polizia non ha udito cori apologetici del fascismo, ma slogan contrapposti”. In seguito, molti studenti hanno cominciato ad abbandonare la piazza. “Quelli del Blocco Studentesco, raggruppati intorno al camioncino ed invitati più volte ad allontanarsi dalla piazza dalle forze di polizia” ha proseguito Nitto Palma “avevano iniziato a spostarsi portandosi verso piazza delle Cinque Lune con l’intenzione di andare verso il ministero della Pubblica istruzione. Ma arrivati nella piazza il gruppo ha deciso di fermarsi”.
Nel frattempo, ha riferito, “da Corso Vittorio sono giunti circa 400-500 persone appartenenti a collettivi universitari ed alla sinistra antagonista che si sono uniti agli altri studenti. Alcuni indossavano caschi di motociclista e, invece di attestarsi nella piazza a manifestare, si sono fatti largo tra i ragazzi e, arrivati all’altezza di piazza delle Cinque Lune si sono dapprima schierati urlando slogan contro i fascisti e poi hanno iniziato un fitto lancio di oggetti, sedie e tavolini prelevati dai bar della piazza”. Alcuni esponenti del Blocco, ha continuato il sottosegretario, “ma in numero molto minore, si sono schierati ed hanno preso bastoni dal camioncino, mentre i ragazzi dei Collettivi sono avanzati venendo a contatto. Le forze dell’ordine hanno quindi separato i contendenti”.
Intanto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico all’università Bocconi di Milano, ha annunciato di voler avere un incontro diretto con gli studenti che protestano contro la riforma Gelmini: “Riceverò una delegazione di studenti” ha detto Napolitano “che mi esporrà più ampiamente le loro posizioni”.
Guarda le FOTO e il VIDEO degli scontri da YouTube: