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La vignetta di Uber sul gelo Berlusconi-Fini
Dialogo o Vietnam? Destra moderna o lotta sempre più dura al «tiranno»? Insomma, che cosa intende fare da grande Gianfranco Fini? Dopo il giovedì nero della settimana scorsa all’Auditorium, quando lo scontro con Silvio Berlusconi è esploso in maniera aspra e plateale, il presidente della Camera ha assicurato pubblicamente che «non farà alcun partito» e che mai cederà alla tentazione di «imboscate parlamentari». Ma i suoi fedelissimi non si rassegnano e non si intruppano. Anzi, minacciano fuoco e fiamme non solo nei confronti del Cavaliere ma anche e soprattutto nei confronti di Umberto Bossi. Continua

Con una vistosa benda sul viso e un sorriso abbozzato, Silvio Berlusconi è stato dimesso dall’Ospedale San Raffaele di Milano, dov’era ricoverato da domenica scorsa, a seguito dell’aggressione subita in Piazza del Duomo a Milano. Continua

Berlusconi e FIni in campagna elettorale | (AP Photo/Sandro Pace)
Ma qual è il senso (e soprattutto lo scopo) delle smentite di palazzo Chigi sugli sfoghi anti-Fini di Silvio Berlusconi? Continua

Ferruccio De Bortoli ed Eugenio Scalfari
C’è chi usa gli sms, chi si sfoga con i commenti su un blog e chi si prende direttamente a ceffoni. Ci sono tanti modi di litigare, ma non a tutti è concesso di farlo attraverso gli editoriali. E sui due giornali più diffusi d’Italia. Come, nelle ultime settimane, stanno facendo Eugenio Scalfari (ex direttore de La Repubblica e Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere. Continua

Battaglia a mezzo stampa, con risvolti politici. Protagonisti: il direttore de il Giornale, Vittorio Feltri, e il direttore di Avvenire, Dino Boffo.
Feltri all’attacco
Comincia Feltri, che in un editoriale esprime l’intento di “smascherare” i cosiddetti “moralisti” che hanno attaccato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, su vicende di carattere privato: “Mai quanto nel presente periodo” scrive Feltri, nell’editoriale di prima pagina sul Giornale “si sono visti in azione tanti moralisti, molti dei quali, per non dire quasi tutti, sono sprovvisti di titoli idonei. Ed è venuto il momento di smascherarli. Dispiace, ma bisogna farlo affinché i cittadini sappiano da quale pulpito vengono certe prediche“. Il quotidiano della famiglia Berlusconi ha pubblicato oggi in prima pagina la notizia di una presunta vicenda giudiziaria, in cui il direttore di Avvenire, secondo il Giornale, sarebbe stato coinvolto.
La difesa di Boffo
E Boffo? Questa la sua reazione: “Diciamo le cose con il loro nome: è un killeraggio giornalistico allo stato puro”, scrive il direttore del quotidiano della Cei. “La lettura dei giornali di questa mattina mi ha riservato una sorpresa totale, non tanto rispetto al menù del giorno, quanto riguardo alla mia vita personale. Evidentemente Il Giornale di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avvallarlo non si fa scrupoli di montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda“. Boffo conclude: “Al direttore del Giornale ora l’onere di spiegare perché una vicenda di fastidi telefonici consumata nell’inverno del 2001, e della quale ero stato io la prima vittima, sia stata fatta diventare oggi il monstre che lui ha inqualificabilmente messo in campo”.
Schierata a fianco del direttore del giornale cattolico la Cei, che in una nota dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali, conferma “piena fiducia” a Dino Boffo che dirige Avvenire “con indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza”.
La controreplica di Feltri
A stretto giro di posta arriva anche la controreplica di Feltri: nessun killeraggio ma solo la trascrizione “di un documento del casellario giudiziario, cioè pubblico”. “Abbiamo semplicemente ricordato” prosegue Feltri “che Boffo ha dovuto rispondere in tribunale di una vicenda, che si è conclusa con patteggiamento e ammenda, e che risulta in modo chiaro dal casellario giudiziario di Terni. Ebbene, questa vicenda attiene alla sfera dei comportamenti sessuali”.
Risvolti politici
Ma essendo la vicenda capitata alla vigilia del gran giorno della “Perdonanza Celestiniana” dell’Aquila, dove tutto era pronto per la cena che avrebbe visto allo stesso tavolo il premier Silvio Berlusconi e il segretario di Stato vaticano cardinal Tarcisio Bertone, il caso ha messo in fibrillazione anche il mondo politico. Tanto che più d’uno si è spinto a collegare lo scontro Feltri-Boffo con la notizia, della sala stampa vaticana, che la cena “è stata annullata”. Nella stessa nota anche l’annuncio della decisione del presidente del Consiglio di delegare, quale rappresentante del governo alle celebrazioni, il sottosegretario Gianni Letta. L’incontro era stato interpretato dagli osservatori politici come una nuova riconciliazione dopo lo strappo della Lega con la chiesa sull’immigrazione, e dopo le tante critiche rivolte al governo dai giornali vicini al Vaticano.
Di fatto, a fianco del direttore Boffo si è schierato anche il presidente del Consiglio Berlusconi: “Il principio del rispetto della vita privata è sacro e deve valere sempre e comunque per tutti. Ho reagito con determinazione a quello che in questi mesi è stato fatto contro di me usando fantasiosi gossip che riguardavano la mia vita privata presentata in modo artefatto e inveritiero. Per le stesse ragioni di principio non posso assolutamente condividere ciò che pubblica oggi il Giornale nei confronti del direttore di Avvenire e me ne dissocio”.

di Matteo Spina
Dal servizio fotografico a Villa Certosa sperava di intascare 1 milione e mezzo di euro, invece si è beccato una denuncia per interferenze illecite nella vita privata da parte di Silvio Berlusconi. I suoi presunti scatti bollenti non hanno suscitato l’interesse sperato. È successo al fotogiornalista sardo Antonello Zappadu, già noto per essere l’autore di alcune immagini prese illecitamente al presidente del Consiglio nell’estate del 2007.
In contatto, per altre ragioni professionali, con un cronista della redazione di Panorama, Zappadu, nel dicembre 2008, si era rivolto al collega per proporre all’attenzione del giornale una serie di foto rubate dell’interno di Villa Certosa, residenza sarda del premier. Nessuno se ne interessò fino allo scorso 26 maggio. In quella data, infatti, vista l’attenzione dei media nei confronti della vita privata di Berlusconi, Zappadu è rientrato in contatto con il collega offrendo di vendere al giornale parte delle sue 700 immagini.
Si tratta di foto scattate fra il maggio 2008, in occasione della visita dell’allora primo ministro della Repubblica Ceca Mirek Topolanek (giunto in Sardegna con la famiglia e lo staff), e il dicembre 2008, quando il presidente del Consiglio era a Villa Certosa per le vacanze di Natale. In una foto si riconosce Topolanek intento a tuffarsi, nudo e solo, nella piscina antistante una stanza. In altre si vedono ragazze che prendono il sole o fanno la doccia vicino alla piscina, in altre ancora gruppi di donne, vestite, sotto una tettoia all’aperto.
Il presidente del Consiglio è pressoché assente da quel repertorio. Quando compare, è in abiti da lavoro mentre sbarca dall’aereo o a passeggio nel suo giardino.
Per tutto questo il fotografo chiedeva 1 milione e mezzo di euro, parlando di un già raggiunto accordo con il direttore del settimanale Gente, Monica Mosca. Secondo la sua versione, Mosca, insieme con il gruppo editoriale Hachette-Rusconi, sarebbe stata disposta a pagare quella cifra per divulgare le immagini sul settimanale italiano, oltre che sul francese Paris Match. Quella somma, forse, non era sufficiente. O forse del tutto fasulla, visto che la stessa Mosca, interpellata da Niccolò Ghedini, legale del premier, specifica di aver da subito mostrato il suo disinteresse nei confronti di quel materiale.
Dopo l’ultimo tentativo di vendere il servizio la direzione di Panorama ha avvisato i legali di Berlusconi. L’avvocato Niccolò Ghedini non solo ha deciso di non far sborsare 1 euro per bloccare la possibile pubblicazione del materiale, ma ha consigliato al presidente del Consiglio di adire le vie legali.
Il 27 maggio Silvio Berlusconi ha denunciato il fotografo e ha scritto alla procura della Repubblica di Roma e al garante per la protezione dei dati personali affinché procedano al sequestro del materiale illecitamente prodotto.
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“Debbo constatare con amarezza che la mia vita privata viene continuamente strumentalizzata ed utilizzata mediaticamente a fini politici”. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è costretto a intervenire di nuovo, nella tarda serata di ieri, per parlare delle sue vicende familiari. E lo fa a pochi minuti di distanza dall’appello del figlio Luigi che, tramite l’Ansa, chiede anch’egli di non essere strumentalizzato e non essere coinvolto da giornali e politica in queste vicende. “Sono intervenuto per l’attacco a Silvio Berlusconi nel suo ruolo di padre” spiega Luigi “e non per schierarmi contro mia madre, non voglio prendere le parti nè dell’uno nè dell’altra”, dice ancora, seguito dal padre che definisce “irrilevanti ed inaccettabili” le “illazioni e insinuazioni” apparse oggi sulla stampa”.
“I miei tre figli più giovani” commenta il Cavaliere, in conferenza stampa a Bari: “non hanno in alcun modo preso posizione rispetto alla separazione dei genitori e d’altronde io non desidero che lo facciano. Credo che l’amore e l’educazione che hanno ricevuto dalla loro madre e da me abbiano consentito loro di crescere bene e di munirsi di quella dose supplementare di equilibrio richiesta in una condizione di particolare visibilità familiare. Credo altresì” conclude “che nessuno debba permettersi di interpretare arbitrariamente il loro apprezzabile riserbo”.
Nel pomeriggio di ieri Berlusconi era già intervenuto, sempre da Bari, per commentare una lunga intervista rilasciata da Daniela Santanchè a Libero. L’ex di An aveva attaccato Veronica Lario dicendo di essere a conoscenza del fatto che la moglie del presidente del Consiglio ha un compagno. “Sono spiaciuto che si portino sulle prime pagine dei giornali situazioni che dovrebbero attenere esclusivamente alla vita di una famiglia. Tutto qui”, ha detto il premier. Nessuna smentita e nessuna conferma.
Solo, una difesa a spada tratta della sua privacy, su un fatto che, in ogni caso, ha puntualizzato, riguarda esclusivamente la vita della sua famiglia. Punto e basta. Ma è un fatto che per la seconda volta il presidente del Consiglio, nei giorni in cui sulle pagine dei giornali si infittiscono interviste, retroscena e foto sul caso Noemi e sulle presunte invitate alle feste di Villa Certosa: “Con questa intromissione nella vita privata di una persona si è toccato il fondo: nessuno può accettare che da fuori casa tua un fotografo possa scattare delle immagini. Del resto io quelle foto le ho viste, sono inutili e secondo la valutazione di un giornale della Mondadori non valevano nemmeno diecimila euro”.
Berlusconi, nella veste di presidente del Consiglio, quasi commenta la vicenda in terza persona. Prova a farne una questione di privacy che riguarda un po’ tutti i cittadini. Perché “di pettegolezzi”, dice il portavoce Bonaiuti, “la gente ne ha le tasche piene”.
E allora meglio concentrarsi su altro (ricostruzione Abruzzo, piano casa, misure anti crisi da discutere iniseme a Obama a metà giugno). Il resto della giornata pugliese è un lungo bagno di folla per le vie del centro. C’è una contestazione organizzata, ma neanche in campagna elettorale si era vista tanta gente. È tutto uno stringere mani e un applaudire, con il Cavaliere praticamente assediato dai sostenitori. “Diecimila”, giura Raffaele Fitto. Indicandolo, mentre gli era a fianco durante la conferenza stampa, il premier sottolinea: “Ho una squadra di governo di ragazzi e ragazze, non minorennni, di cui dovremmo essere orgogliosi”. Quando vado in Cdm” aggiunge “trovo gente giovane, non come prima, piena di entusiasmo. Una squadra con spirito positivo”.
- Tags: Camera, ddl, fiducia, Gianfranco Fini, immigrati, Mafia, migranti, scontro, sicurezza, sicurezza-urbana, Umberto Bossi
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L’Aula della Camera ha confermato la fiducia al governo, approvando i tre maxiemendamenti al disegno di legge in materia di sicurezza. Presente anche il ministro delle Riforme Umberto Bossi, che a proposito delle perplessità su alcuni dei passaggi del provvedimento espresse da Gianfranco Fini ha dichiarato: “A me interessa solo il voto. Mi basta che passi”.
Montecitorio dunque ha detto sì ai tre tronconi in cui è diviso il ddl, quello sull’immigrazione, su mafia e sicurezza urbana. Per il primo i voti favorevoli sono stati 316 e 258 i contrari. I voti favorevoli, per il secondo, sono stati 315, quelli contrari 247. Infine, per il terzo maxiemendamento al disegno di legge sulla sicurezza, i voti favorevoli sono stati 315, i contrari 237. Dopo l’esame degli ordini del giorno, che saranno esaminati fra oggi pomeriggio e domani mattina alle 9, le dichiarazioni di voto e la votazione finale sono in programma domani a partire dalle 11,30.
La triplice fiducia ottenuta dal governo sul disegno di legge sicurezza porta a 18, nell’arco di un anno di vita, il numero dei voti di fiducia incassati dal Berlusconi IV nelle due Camere. Tre voti di fiducia lo stesso giorno in un ramo del Parlamento non sono un record. La stessa richiesta è stata fatta negli ultimi anni da governo presieduti sia da Silvio Berlusconi che da Romano Prodi.
Il testo del Disegno di legge sulla sicurezza dopo l’approvazione dei tre maxiemendamenti del governo prevede alcune modifiche rispetto all’articolato approvato dalle commissioni. E’ stato fra l’altro riportato alla stesura originaria il comma riguardante gli appalti. Torna quindi l’obbligo da parte degli imprenditori a denunciare i tentativi di ‘racket’, pena l’esclusione dalle gare d’appalto, che scatta anche quando la richiesta del ‘pizzo’ emerga dalle risultanze di un rinvio a giudizio.
Arrivano poi le ‘ronde’ e il reato di immigrazione clandestina, passibile di multe da cinque a diecimila euro, con obbligo di denuncia da parte dei pubblici ufficiali, e passa da 60 a 180 giorni il periodo in cui un immigrato potrà essere trattenuto nei centri di identificazione ed espulsione. Costerà 200 euro chiedere la cittadinanza e da 80 a 200 euro il permesso di soggiorno. Una pena fino a tre anni di carcere è prevista per chi affitti case o locali ai clandestini e per insulti a pubblico ufficiale. Vengono inoltre ripristinati i poteri del procuratore nazionale antimafia e inasprito il “41-bis” sulla detenzione dei boss mafiosi.
Tutte norme che, secondo il direttore dell’Ufficio per la pastorale degli immigrati della Cei, padre Gianromano Gnesotto, “di fatto il grande tema che viene tenuto sotto silenzio di questo ddl è proprio l’importante tema dell’integrazione, dell’inserimento nella società per ottenere il quale - dice - sono prioritarie le strategie della tutela dell’unità familiare, dei ricongiungimenti familiari, dei minori tutelati”.
“Il grande tema - insiste Gnesotto - che viene messo a lato da questo provvedimento è quello dell’integrazione perché il pacchetto sicurezza non parla di questo e non avrà gli effetti propri di una società che vuole essere integrata”.
Ma la giornata fa registrate anche nuove tensioni tra il presidente della Camera e la Lega. Il problema dell’immigrazione clandestina esiste, ma nel dibattito politico “bisogna evitare eccessi propagandistici”, dice Fini, che, interpellato dai cronisti a Montecitorio, apre cautamente alla proposta del ministro dell’Interno di far verificare le richieste d’asilo in Libia: “Quella di Maroni è una ipotesi tra le tante, non peregrina”, afferma durante una pausa dei lavori a Montecitorio sul ddl sicurezza. Una soluzione, per il primo inquilino di Montecitorio, potrebbe essere l’istituzione, con il coinvolgimento di Onu e Ue, di centri di identificazione per gli immigrati anche nei Paesi di transito per verificare la presenza tra gli immigrati di coloro che hanno diritto all’asilo politico. Per Fini, insomma, nel dibattito in corso tra governo italiano e Onu bisognerebbe abbassare i toni ed “evitare eccessi propagandistici”. Anche perchè, chiosa la terza carica dello Stato, “non mi pare che l’Onu sia in campagna elettorale…”.
E se Bossi in Transatlantico canta vittoria (”Chi la dura la vince. Se la propaganda non la fai quando ci sono le elezioni, quando la fai?”), il leader del Carroccio tenta di spegnere le polemiche con Fini raccontando così un loro incontro di circa mezz’ora nell’ufficio del presidente della Camera: “Con Fini il rapporto è facile, se ti dà la parola la mantiene”. Il leader della Lega esclude che si sia parlato di immigrazione: “Non abbiamo parlato di questo” dice Bossi “ma di cose alte, di come ci si comporta da alleati, di come ci si comporta reciprocamente. Quando uno dà la parola, deve mantenerla” ribadisce il ministro “Fini è uno che la mantiene”.
In mezzo ai due contendenti, il Pdl. Con il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto che difende a oltranza l’importanza del provvedimento e la scelta di porre la fiducia: “Sulla questione degli immigrati clandestini e della legge sulla sicurezza il governo e la maggioranza sono impegnati a realizzare un punto decisivo del programma che ha ottenuto il voto della maggioranza degli italiani che richiedono più sicurezza e una tenuta sociale di fronte all’aumento di criminalità derivante dall’immigrazione clandestina, dalla criminalità organizzata (mafia, camorra, ndrangheta), da molteplici problemi riguardanti la sicurezza. Abbiamo posto la fiducia, il massimo di verifica parlamentare possibile, proprio per l’importanza del provvedimento”.