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Napolitano nell’inferno dell’Aquila: “In Abruzzo, soccorsi straordinari”

napoabruzzo

“Sono qui per dovere, per sentimento e anche per ringraziarvi per tutto quello che state facendo”.
Usa queste parole il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rivolgendosi a un gruppo di vigili del fuoco nella Scuola della Guardia di Finanza che ospita il quartier generale della Protezione civile per le operazioni a favore delle popolazioni colpite dal terremoto.
“È uno sforzo” ha aggiunto il Presidente della Repubblica “di efficienza e di generosità straordinari nell’ambito delle organizzazioni dello Stato e della mobilitazione dei cittadini”.

Il primo gesto di Giorgio Napolitano, appena arrivato sui luoghi dell’inferno dell’Aquila, è stato quello di rendere omaggio alle 279 vittime, recandosi insieme al capo della Protezione civile Guido Bertolaso nell’hangar in cui sono allineate, in una fila interminabile, le bare in attesa del funerale di Stato che si svolgerà domani.
Il bilancio provvisorio delle vittime accertate sale di ora in ora: solo due i corpi ancora senza nome, un ragazzo e di una ragazza, gli ultimi che mancavano all’appello, almeno in base alle segnalazioni giunte. Le speranze di ritrovare qualcuno vivo sotto le macerie si stanno affievolendo.
Sono passate più di 24 ore dall’ultimo salvataggio, oltre 72 ore dalla tragedia che ha fermato il tempo alle 03,32 a L’Aquila e dintorni: tempi che, statisticamente, lasciano poche speraze per quella decina di persone che figurano ancora nella lista dei dispersi

Napolitano è entrato da solo nel locale. Ha trovato un sacerdote e alcuni scout in preghiera. Si è soffermato in raccoglimento, osservando quel terribile spettacolo di morte che dà visivamente l’immagine dei lutti causati dalle scosse di questi giorni. Il Presidente ha osservato con particolare commozione le bare bianche, quelle dei bambini e dei ragazzi.
È rimasto colpito il Presidente da una bara sulla quale ne era posata una piccola bianca. All’uscita, visibilmente provato dall’esperienza ha incontrato i familiari delle vittime, ascoltando le loro storie. Una coppia di anziani si è presentata a lui stringendo forte un ragazzo e dicendo: “Presidente, solo questo ci è rimasto”. Napolitano ha detto parole di cordoglio e ha ribadito il suo impegno affinché lo Stato, come è stato ampiamente assicurato, faccia il massimo sforzo per assistere gli sfollati e ricostruire le case, e perché questo sforzo sia svolto con continuità fino a raggiungere l’obiettivo.

Poi, fuori, lo stizzito e pressante invito a “farsi da parte”, rivolto ai fotografi. Il Presidente si trovava in visita a Onna, il borgo di 350 anime che conta 40 morti e che non c’è più. Visibilmente innervosito dalla presenza dei fotoreporter che gli erano vicino, Napolitano ha allargato le braccia e ha detto loro: “Poiché non sono venuto qui per farmi fotografare da voi, fatevi da parte”.
Un anziano sopravvissuto di Onna con voce commossa ha detto queste parole: “Non dimenticatevi di noi, Presidente, non dimenticateci…”. Il Capo dello Stato si è trattenuto una quindicina di minuti ad Onna, visitando la tendopoli allestita per gli sfollati dalla Protezione civile e incontrando brevemente un gruppo di terremotati. Il presidente Napolitano ha ascoltato le loro richieste, ha stretto mani e ha avuto parole di conforto per gli abitanti del piccolo borgo dell’Aquila devastato dal sisma. Al presidente della Repubblica si sono rivolti in particolare il medico del paese ed una religiosa che hanno illustrato a Napolitano alcune delle richieste della popolazione.

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Trema ancora l’Abruzzo: scossa all’alba. 250 morti: venerdì i funerali

 Chiesa di Santa Maria a Paganica

Sale il numero dei morti e dei feriti. Inesorabilmente, l’ultimo bilancio della Protezione civile parla di 250 morti accertati per il terremoto che ha colpito l’Abruzzo. E ancora non si tratta di un numero definitivo. Undici corpi non sono stati ancora identificati.
Non definitivo purtroppo, neanche il numero delle scosse che continuano a far tremare la terra de L’Aquila e dintorni: molto forte quella di martedì sera, che alle 19:47 ha provocato nuovi danni, meno intense invece quelle registrate intorno alle 23:30 e dopo la mezzanotte. Secondi interminabili di di paura, e di brutti ricordi, per i 25 mila sfollati de L’Aquila, costretti sotto le tende all’ennesima notte d’angoscia. E di freddo: la temperatura è calata fino a 4-5 gradi. Troppo poco per chi è scappato di casa senza vestiti e sulla testa ha solo la tela delle tende montate in fretta e furia dai soccorritori.
I pochi che ancora hanno un tetto vero sotto cui vivere hanno preferito aspettare il giorno in macchina. La paura e il panico sono ancora troppo grandi per infilarsi di nuovo nell’uscio di casa. “La vede? È su da 100 anni e non ha subito nessun danno”, dice un uomo con la barba di tre giorni sul volto. “È una casa sicura, solida” aggiunge “e dentro potremmo dormire meglio. Ma come faccio a fidarmi dopo che quello che è successo?”. Dentro la sua auto, parcheggiata sul marciapiede davanti a casa all’inizio di via XX Settembre, ci sono la moglie, i figli e i genitori anziani. “Stiamo stretti” osserva riuscendo perfino a fare un mezzo sorriso “ma almeno ci scaldiamo”.
I soccorritori, che lavorano ormai da 48 ore, non li hanno dimenticati. Volontari della Protezione civile girano per la città e distribuiscono a queste persone una coperta, qualche bevanda calda e una parola di conforto quando i piedi tremano per le scosse dello sciame sismico. Più in alto, vicino al centro che ieri sera le forze dell’ordine hanno chiuso per precauzione, si continua a scavare. L’esempio di Eleonora Calesini, 20 anni, estratta viva dalle macerie dopo 42 ore, ha restituito un po’ di forza anche ai Vigili del fuoco che scavano alla ricerca dei quattro giorni dispersi sotto le macerie della Casa dello studente.
Ormai la grossa cesoia messa in funzione ieri pomeriggio ha finito di abbattere l’ala pericolante dell’edificio e tra poco si potrà riprendere a cercare. “Continuiamo a lavorare” dicono i pompieri “anche se le speranze si fanno sempre più flebili”.

Martedì 7 il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha indicato in 48 ore il termine delle ricerche. Poi i dispersi, ancora una trentina, andranno ad aggiungersi all’elenco delle vittime. Per loro, probabilmente venerdì alle 11, si svolgeranno i funerali di Stato.
L’ipotesi è ancora al vaglio di una riunione presieduta dal capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, in corso questa mattina nel capoluogo con i rappresentanti degli enti locali. “Quella di fare le esequie venerdì è un’ipotesi che stiamo valutando”, ha infatti detto la presidente della Provincia Stafania Pezzopane. Le esequie solenni si dovrebbero tenere alla presenza delle più alte cariche dello Sstato ed è molto probabile che si svolgano nel piazzale delle Armi della Scuola ispettori della GdF a L’Aquila, dove ora sono ospitate le salme delle vittime.
Dovrebbe esserci anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per i funerali delle vittime del terremoto. Il Capo dello Stato fin dal primo momento ha seguito l’evolversi della tragedia tenendosi in stretto contatto con tutte le autorità coinvolte e anche con i rappresentanti degli enti locali. La sua visita in Abruzzo è stata esclusa nell’imminenza della tragedia per evitare di intralciare i soccorsi ma in occasione dei funerali la sua presenza non mancherà.

Il VIDEO servizio:

LEGGI ANCHE: 6 aprile, 03.32: catastrofe in Abruzzo - Lo SPECIALE di Panorama.it - I sopravvissuti raccontano il terremoto sul web

Il terremoto era prevedibile? Il popolo del web si divide sul caso Giuliani

La scossa che ha devastato l’Aquila e raso al suolo Onna era un disastro annunciato? L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia sostiene che “non è possibile realizzare una previsione deterministica dei terremoti (previsione della localizzazione, dell’istante e della forza dell’evento). Ciò è vero anche in presenza di fenomeni quali sequenze o sciami sismici che nella maggior parte dei casi si verificano senza portare al verificarsi di un forte evento. Una scossa quale quella che si è manifestata oggi viene normalmente seguita da numerose repliche, alcune delle quali probabilmente assai sensibili”. Anche uno dei massimi esperti sismologi italiani, Massimo Cocco, interpellato da Panoama.it, è stato categorico: “Impossibile prevedere un sisma di tale entità”.

Ma da settimane un ricercatore del Laboratorio del Gran Sasso, Giampaolo Giuliani, afferma che sarebbe possibile “riuscire a prevedere eventi in un raggio d’azione di 120-150 chilometri”. In un momento di incertezza e sull’onda emotiva del terremoto, il popolo della rete si divide sul caso Giuliani. Ogni aspetto delle sue affermazioni è valutato, soppesato in lunghe discussioni tra forum, social network, blog. Con preoccupazione, rabbia, sconforto. Ovviamente, nessun utente ha le competenze scientifiche per valutare le dichiarazioni di Giuliani, ma l’esigenza comune è quella di comprendere quali potrebbero essere state le conseguenze delle affermazioni di Giuliani, se prese sul serio.

“Questo signore era andato in una trasmissione…(ora nn ricordo il nome)…e aveva avvertito della tragedia…subito dopo denunciato per procurato allarme…tant’evvero che le persone “più timorose” a l’Aquila o dormivano per strada o se ne erano andate per un po’ di tempo” scrive sixty009. Aggiunge chinasky85: “Non si poteva sapere dove di preciso e quando potesse accadere, non c’è dubbio, però questo signore aveva preannunciato che qualcosa sarebbe successa…ed è stato denunciato…e questa è l’Italia…l’Italia dell’edilizia abusiva, e delle case fatte di sabbia…opionione comune in queste ore: in Giappone e California centinaia di sismi magnitudo 6 e oltre…zero vittime….per prevenzione e edilizia razionale nelle “zone a rischio”. Alcuni sostengono la necessità di continuare sulla strada della ricerca scientifica, ma ragionano anche sulla difficoltà di allestire un intervento: “Il metodo di Giampaolo Giuliani è, in prospettiva, sicuramente da approfondire. Ma cosa bisognava fare : evacuare la zona di Sulmona ? (quella citata da Giuliani). E fino a dove ? Pescara,Vasto,L’Aquila,Frosino ne,tutto il parco nazionale d’Abruzzo ? E per quanti giorni ? Non spariamo contro la Protezione Civile e non facciamo polemiche strumentali” dice fakos24.

Le voci critiche verso Giuliani sono altrettanto appassionate. “E meno male che lo sciame sismico doveva diminuire per la fine di marzo. Io non so se il sistema di questo signore sia valido o meno ma cerchiamo di essere razionali. E’ un sistema in via di sperimentazione che solo per caso si è trovato su un terremoto cosi forte. Secondo le sue previsioni doveva capitare la settimana scorsa in un’altra zona. In ogni caso è procurato allarme e non si chieda scuse ma si studi se questo sistema sia valido oppure no” scrive hewlyred. Rincara la dose dejudicibus: “È evidente che non si possono evacuare milioni di persone per settimane senza alcuna idea se e quando verrà la scossa. Il secondo, che la scossa potrebbe non arrivare. Il che vuol dire, che ci piaccia o meno, che non si possono prevedere i terremoti. Le polemiche, in cui noi italiani siamo bravissimi, servono solo aggiungere alla sofferenza un’inutile rabbia per qualcosa che non è possibile. farlo credere vero è sbagliato”.

Sisma in Abruzzo e uno sciame di polemiche. Si poteva prevenire?

Giampaolo Giuliani spiega le sue ricerche sulla previsione di terremoti attraverso la rilevazione della concentrazione di gas radon (23 marzo 2008)


L’assessore abruzzese alla Protezione civile, Daniela Stati, critica le dichiarazioni di Giampaolo Giuliani sulla prevedibilità del terremoto(31 marzo 2009)

Giampaolo Giuliani intervistato poco dopo il terremoto del 6 aprile


Giampaolo Giuliani al Tg3 Leonardo

Scossa di terremoto nel Nord Italia. Epicentro tra Parma e Reggio Emilia

Un sismografo

Una forte scossa di terremoto è stata avvertita in buona parte del Centro-Nord Italia, da Firenze a Trieste. L’epicentro del terremoto, secondo le prime informazioni, sarebbe a Traversetolo, tra Parma e Reggio Emilia, con una magnitudo di 5.2 gradi della scala Richter. Due brevi onde sismiche registrate dai sismografi. La scossa, forte e prolungata (circa 5 secondi), è stata avvertita anche a Milano alle 16.25. La scossa è stata registrata anche a Genova, Bologna, Venezia e a Torino.
Sono state due le scosse che hanno fatto tremare Reggio Emilia nel pomeriggio: la prima è stata avvertita attorno alle 15.30, la seconda, molto più forte, poco meno di un’ora dopo. La gente è scesa per le strade, dove rimane tuttora. Nessun danno visibile agli edifici del centro. La scossa è stata avvertita in maniera fortissima a Parma, la città più vicina all’epicentro. In tutti gli edifici si sono sentite due distinte forti scosse. Non si registrano particolari danni in città. I vigili del fuoco, per il momento, non segnalano crolli, anche se alcune zone della provincia sono rimaste isolate a causa del guasto delle linee telefoniche e dei ripetitori dei cellulari.
La Protezione civile dell’Emilia Romagna sta già procedendo alla verifica di eventuali danni causati dalla scossa di terremoto che, conferma l’ingegner Demetrio Egidi responsabile per l’Emilia Romagna, ha avuto il suo epicentro tra Parma e Reggio Emilia. È stata abbastanza forte e, avendo avuto una profondità di 6 chilometri, è stata avvertita in una vasta area della regione. Al momento non sono arrivate alle centrali operative dei vigili del fuoco dell’Emilia Romagna richieste di intervento per eventuali danni provocati dalla scossa di terremoto. Le squadre dei vigili del fuoco sono comunque uscite per effettuare delle verifiche sul territorio anche in seguito alle diverse chiamate di informazioni giunte ai centralini. “Stiamo compiendo tutti gli accertamenti necessari e ci siamo mossi per avere ogni informazione utile. Per ora non abbiamo avuto segnalazioni relative a richieste di intervento, ma per esperienza occorre essere cauti in questo momento” ha detto Egidi.
Numerose le chiamate al 118 di Milano subito dopo la scossa di terremoto avvertita alle 16.25 a Milano e in altre città della Lombardia. Gli operatori della centrale operativa riferiscono di essere stati tempestati di telefonate da parte di persone più che altro preoccupate. Per ora, secondo le primissime informazioni, non vi sarebbero feriti. Diverse le chiamate anche ai vigili del fuoco. Non si conosce ancora l’esatta forza della scossa che, comunque, è stata avvertita in un’area vastissima della regione.
Secondo Enzo Boschi, direttore dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulconalogia il terremoto è stato forte “ma non distruttivo” e “non si segnalano danni particolari. È altamente probabile” ha detto Boschi “che nelle prossime ore possano verificarsi altre scosse di assestamento, ma di minore intensità”. La zona colpita, ha spiegato l’esperto, è “una zona a rischio sismico medio-basso e al momento stiamo valutando l’evento. In questa area si verificano periodicamente terremoti di questa intensità - ha aggiunto - che non sono comunque classificabili come eventi particolarmente violenti”. Quindi, una rassicurazione: “Qualunque edificio ben costruito” ha affermato Boschi “regge tranquillamente a scosse di tale intensità”.

Qui il VIDEO tratto da www.youreporter.it con i danni del terremoto

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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