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Referendum, guida al voto: quesiti, quorum, le ragioni del sì, del no e dell’astensione

Le urne per i referendum

Domenica e lunedì si vota (oltre per i ballottaggi per il sindaco e/o la provincia) per il referendum sul sistema elettorale per le politiche. Tre i quesiti sui quali i cittadini sono chiamati a rispondere con un sì o con un no e che sono abrogativi di alcune parti della legge.
Gli elettori (47,5 milioni a cui si aggiungono 3 milioni all’estero) possono scegliere anche per l’astensione visto che per il referendum abrogativo la Costituzione prevede la necessità che partecipi al voto il 50% più uno degli elettori. Se dovesse passare il sì, la legge sarà immediatamente applicabile.
Perché il referendum sia considerato valido, dovrà aver votato almeno il 50% più uno dei cittadini, cioé più di 25 milioni di italiani. In caso di vittoria del no o non raggiungimento del quorum lo stesso referendum non può essere ripresentato per 5 anni.

Oltre a una guida su quesiti, date e schieramenti dei partiti Panorama.it ha raccolto l’opinione del professor Mario Segni, del gruppo promotore del referendum che chiede di esprimersi con un sì per istituzionalizzare il sistema “maggioritario” e quelle di Roberto Cota, capogruppo della Lega Nord alla Camera, che invece invita gli italiani ad astenersi.

Qui: la guida sugli schieramenti in campo
Qui: l’intervista a Mario Segni
Qui: l’intervista a Roberto Cota

Referendum: sì, no, forse. Il quesito sui quesiti e le risposte del web

Un banco di raccolta firme per il referendum

La Lega, forte del buon risultato ottenuto alle europee, incassa il disimpegno di Silvio Berlusconi sul referendum elettorale (qui l’abc dei quesiti referendari) che Bossi avversa da sempre, perché prefigura un bipartitismo spinto che emarginerebbe le formazioni più piccole - oltre alla Lega, l’Udc e l’Idv e la sinistra extraparlamentare (tutti contrari, infatti). Dopo una cena ad Arcore con Umberto Bossi, il presidente del Consiglio, in una nota di martedì 9 giugno afferma: “Non appare oggi più opportuno un sostegno diretto al referendum”.
Queste le parole del premier. Già, le parole.
Nessun ricatto della Lega
A chi dice, e crede (il comitato referendario e le opposizioni, Pd in primis), che il premier sia sottostato al ricatto leghista, che il leader del Pdl sia ostaggio di quello del Carroccio, che quello intercorso con il Carroccio (più vincente del Pdl alle elzioni dello scorso week end) sia un “do ut des” bello e buono (cioè, un baratto: Berlusconi si sfila dall’appoggiare la campagna del referendum del 21 giugno e in cambio Bossi garantisce il sostegno del proprio elettorato, fondamentale ai fini dell’esito finale, ai ballottaggi delle amministrative che si terranno in concomitanza con la consultazione popolare sul sistema di voto per le politiche), basti ricordare il percorso fin qui fatto dal Cavaliere sul tema.
Era il 29 aprile (qui il VIDEO di Sky Tg24), quando da Varsavia, a conclusione del vertice italo-polacco disse: “Dà il premio di maggioranza al partito più forte, qualcuno può immaginare che io voti no?”, al referendum. E poi aggiunse: “Va bene tutto, ma non si può pensare di essere masochisti”.
Concetto ribadito e ancor più chiarito il 3 giugno scorso, durante Porta a Porta: il referendum “va nella direzione e nell’interesse del Popolo della Libertà e se io dicessi non voto questo referendum gli elettori del Pdl potrebbero farmi un’azione di responsabilità, però non faremo campagna elettorale perché noi siamo contenti di governare con la Lega e abbiamo con la Lega un’alleanza di ferro”.
I mal di pancia di Fini
Non c’è nulla, da queste dichiarazioni, di dverso da quanto sostenuto martedì 9 dal premier. E però, la scelta tattica del premier ha provocato la reazione di Gianfranco Fini e dell’ala “finiana” del Pdl: “Io andrò a votare, lo farò convintamente e spero lo facciano anche gli italiani”, risponde ai cronisti alla Camera Fini, che è tra i promotori dei quesiti e voterà sì.
Nessun sostegno, nessun divieto
E allora ecco l’ultima parola di Berlusconi, costretto ancora una volta a intervenire e precisare: il no al sostegno diretto al referendum elettorale? “Ne rimango convinto, ma comunque voterò sì”: svela Berlusconi, in un colloquio con Il Giornale.
Insomma, nessun sostegno dal Pdl e nessuna indicazioni (leggi: non si farà campagna elettorale) ma nessun rifiuto al voto: “nessun divieto”, puntualizza il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e uno dei tre coordinatori del Pdl: “Non capisco perché ci sia questa mania a vedere Fini alternativo al Pdl. Anch’io”, prosegue “a tutte le persone che me lo chiederanno dirò di andare a votare”. E poi: “Nel Pdl ci sono sempre state posizioni diverse, ad esempio, Cicchitto è sempre stato contrario. Parlando di An, i favorevoli al referendum sono il 90%”.

Eppure il dibattito, soprattutto in rete, è molto acceso. Nei temi e nei toni.

Un referendum che mette alla prova i nuovi equilibri nel PdL…

“Berlusconi ha dichiarato che “non sosterrà” il referendum sulla legge elettorale che si celebrerà il 21 giugno prossimo, in concomitanza con i ballottaggi delle Amministrative, inviso alla Lega. [...] La dichiarazione odierna è servita a sugellare l’accordo tra PdL e Lega in vista dei ballottaggi, ma chissà che le immediate reazioni di Fini e degli altri sostenitori della consultazione, unite all’alto numero di ballottaggi, non portino comunque al superamento del quorum, con conseguente scontata vittoria del “SI”. Sarebbe un colpaccio.”

Polìscor » Sembrava una carretta ma era un Carroccio

Una scelta controproducente per il PDL

Il sistema elettorale preferito dal Bossi allora anti-berlusconiano era il
modello tedesco. Proporzionale, sbarramento e mani libere. La stessa a cui il Bossi ora “berlusconiano” presto o tardi [...] intende ricondurre la politica italiana. [...] Di una cosa va dato atto al Senatur: è uno dei pochi che, nell’ultimo decennio, può dire di non avere cambiato idea sulla legge (e sui referendum) elettorali. Rimane da capire la ragione per cui un partito come il Pdl debba invece cambiarla, non a proprio vantaggio, ma contro i propri interessi.”

Libertiamo » Il Senatur sulla legge elettorale detta la linea dal 1999

Appoggiare il referendum aumenterebbe gli elettoria

“Non c’è stato un boom leghista. E provare a inseguire la Lega per recuperare quel 2% di voti che si presume si sia spostato dal Pdl alla Lega sarebbe a mio avviso un errore politico. [...] Occorre guardare ai 6 milioni di astenuti se si vuole recuperare il terreno perso, non ai 100mila elettori in più della Lega. E questo si può ottenere solo differenziandosi dal Carroccio, anziché inseguendolo. Differenziarsi significa innanzitutto dettare la linea politica e non essere
eterodiretti dal proprio partner minoritario di coalizione. [...] Significa soprattutto individuare un progetto politico nazionale (e non settentrionale) di ampio respiro che delinei una mission di lungo periodo per il paese, a cominciare dalle riforme istituzionali e dalle riforme strutturali (e non solo congiunturali) per reagire alla crisi economica.”

FareFuturo Webmagazine » La folle inutilità di inseguire la Lega

Ma forse anche gli italiani temono il bipolarismo…

“Pare che gli italiani, premiando Lega, IdV e UDC, abbiano fatto capire di volere un bipolarismo snello e semplificato che però non si tramuti almeno in tempi brevi in un bipartitismo secco. [...] L’UDC che resiste e bene, approfitta dello scetticismo non verso una
prospettiva bipartitica in sé, ma nei confronti di una contrapposizione urlata fra due partitoni contraddittori ed incapaci di modernizzare il Paese. Non è un caso che oggi Berlusconi abbia fatto un bel passo indietro circa il referendum promosso da Segni e Guzzetta.”

Conservatori-Liberali » Un campanellino d’allarme

Referendum, l’allarme del Comitato è sullo spoglio

Scrutinio per i ballottaggi del 10 e 11 giugno 2007

di Stefano Brusadelli

Il comitato referendario lancia l’allarme scrutatori. In base all’articolo 9 della stessa legge elettorale che in alcuni punti si intende abrogare (il cosiddetto Porcellum del 2005, qui la SCHEDA su come funziona), gli scrutatori non vengono più estratti a sorte fra gli iscritti a un albo, bensì designati da commissioni comunali composte dai rappresentanti dei partiti. La nuova procedura vale per tutti i tipi di consultazione, referendum compresi. “Si tratta” dice a Panorama il presidente del comitato promotore Giovanni Guzzetta “di una scelta assai grave. Oltre a nominare i parlamentari attraverso le liste bloccate, adesso i partiti si attribuiscono anche il potere di nominare coloro che debbono controllare la correttezza del voto. E se è un problema in linea generale, lo è tanto più per i referendum, visto che il comitato promotore non sarà rappresentato”.
Il timore di Guzzetta è quello di ritrovarsi una maggioranza di scrutatori espressione di partiti o aree di partito avversi al referendum, con il conseguente rischio di vedere annullate schede dubbie, o addirittura valide. “Nel Nord, per esempio” aggiunge Guzzetta “è facile immaginare che ci sarà un’alta percentuale di scrutatori leghisti, che non saranno certamente indifferenti”. Per questo i referendari si apprestano a lanciare una “campagna di attenzione” diretta al governo e ai presidenti di seggio.

LEGGI ANCHE: Quesiti, costi, favorevoli e contrari: l’abc del referendum elettorale - Elezioni: la dura vita dello scrutatore

Il cinque boccia? A Bologna sorge e tramonta il 10 “politico”

Pagella con 10 politico

La riforma prevede il ritorno ai voti in decimali e, in particolare, del 5 in condotta con il quale i vari “Pierino” e “Gianburrasca” rischierebbero una sicura bocciatura a fine anno. Una scelta nata dall’esigenza di porre un freno al fenomeno del bullismo, in costante aumento nelle scuole italiane e più volte denunciato dalla stampa negli scorsi anni. Ma alcune maestre di una scuola elementare di Bologna, alcuni giorni fa, hanno deciso di protestare contro le nuove norme introdotte dal ministro Gelmini. In che modo? Attribuendo a tutti gli allievi un bel 10 in condotta, sia ai “buoni” sia ai “cattivi”.
Un 10 politico, insomma. Come ai “bei” vecchi tempi di 40 anni fa. Questa la singolare iniziativa dei consigli di classe di una scuola elementare di Bologna, al termine degli scrutini di metà anno. La protesta segue la decisione del preside dell’istituto di considerare illegittima una delibera del collegio dei docenti che stabiliva per gli studenti di quella scuola una valutazione secondo i vecchi giudizi e non in decimali. Dura la reazione del ministro.
“Chi svolge la funzione dirigente o docente è chiamato a un ruolo istituzionale, non a fare politica all’interno delle scuole”, ha commentato Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione. “Un fatto grave che voglio denunciare, che crea disordine e danneggia le famiglie. Mi auguro che i dirigenti di questa scuola prendano provvedimenti e sanzioni contro i responsabili. Autonomia non significa anarchia”. Un ommento duro quello della Gelmini: “È l’ennesimo caso di chi fa politica a scuola, un vizio che abbiamo ereditato dal ‘68. In classe non si fa politica” ha sentenziato, augurando “provvedimenti e sanzioni contro i responsabili”.
Ieri, il dirigente dell’ufficio scolastico provinciale di Bologna ha annullato la delibera del collegio dei docenti relativa alla decisione del 10 politico in pagella. In ogni caso un risultato c’è stato: la plateale protesta, su cui si esprimerà presto un ispettore dell’ufficio scolastico regionale, ha animato il dibattito politico.
Il sindaco Sergio Cofferati, pur “personalmente contrario al provvedimento del ministro Gelmini come e più delle maestre delle Longhena”, l’iniziativa è stata “profondamente sbagliata, addirittura controproducente”. A difesa delle maestre si è schierato, invece, Paolo Ferrero, segretario nazionale Prc, che ha definito “vergognose e minacciose” le parole della Gelmini contro le autrici di “una protesta civile e democratica alla sua controriforma”

La scuola digitale della Gelmini: voti via e-mail e assenze via sms

Mariastella Gelmini

Lo aveva già annunciato lo scorso maggio e ora il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, ha ribadito l’intenzione: entro un anno la stragrande maggioranza delle famiglie italiane potrà vedere on line la pagella scolastica dei propri ragazzi. Non solo. Ai genitori che lo desiderino, la scuola potrà mandare un sms per segnalare l’assenza del figlio.
Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, naturalmente, è d’accordo con il collega di Governo. Mettono qualche “paletto” studenti e genitori. “Le scuole” ha dichiarato il ministro Gelmini “hanno il dovere di comunicare alle famiglie l’andamento scolastico dei loro figli, oltre che negli incontri scuola-famiglia, anche attraverso un contatto quotidiano affidato sempre più spesso alle nuove tecnologie. In molte scuole italiane, fa notare, le pagelle, le assenze, il profitto scolastico, la valutazione del comportamento degli alunni vengono comunicate ai genitori via sms o via e-mail. Si tratta di esperienze fruttuose che avvicinano la scuola alla famiglia e che, proprio per i risultati eccellenti ottenuti, insieme al ministro Brunetta”, conclude “abbiamo intenzione di estendere a tutte le scuole italiane”.
L’idea del messaggino sulle assenze non entusiasma gli studenti che implicitamente invitano il Governo a fare altro per aiutare la scuola. “Mi pare” osserva Luca De Zolt, leader della Rete degli studenti “un’altra uscita demagogica. Non mi sembra la principale preoccupazione delle scuole, che non hanno neppure i soldi per pagare le supplenze brevi, quella di comunicare via sms con le famiglie. E dove li trovano i soldi per mandare i messaggini?”. Secondo la Rete, inoltre, “sbaglia chi pensa che così si possa in qualche modo affrontare la questione della dispersione scolastica, purtroppo in aumento. Se c’è tanta dispersione forse è perchè le stesse famiglie non sono davvero interessate a mandare i figli a scuola e dunque il problema non si risolve certo con un sms. Altri sono gli strumenti che dovrebbero essere messi in campo per arginare questo preoccupante fenomeno”.
Il coordinamento genitori democratici rivendica l’autonomia… dell’ “autonomia”. “Non siamo ostili alle nuove tecnologie, tuttavia” dichiara il presidente del Coordinamento, Angela Nava “ci chiediamo di chi sarà la responsabilità di inviare gli sms? Chi sopporterà i costi? Finora le comunicazioni sono state per lo più in forma scritta. Si può anche cambiare, ma la scuola deve deciderlo assieme ai genitori”. “Le modalità di comunicazione scuola-famiglia” fa notare il Cgd “le decidono le istituzioni scolastiche dell’autonomia in base ai loro regolamenti, istituto per istituto. Non può essere nè il ministro dell’Istruzione Gelmini, nè il ministro Brunetta, che di istruzione non dovrebbe occuparsi, a stabilire le modalità dei rapporti tra insegnanti e genitori”. Non solo. “Una scuola responsabile oltre che accogliente deve anche tener conto” prosegue il Coordinamento “di come mettersi in contatto con quei genitori che non possono essere raggiunti da un sms o da una mail”.

LEGGI ANCHE: Maturità 2009: le materie su YouTube. Partecipa al FORUM: vietato marinare

Pagelle da incubo. Debutto con thriller per il voto in condotta

Chat a scuola

Fine gennaio, tempo di scrutini e valutazioni scolastiche. Tempo buio e pieno di preoccupazioni per quegli studenti con in pagella i famigerati cinque in condotta. Che, novità assoluta del testo Gelmini, si portano dietro un coro di polemiche destinato a durare fino alla fine dell’anno scolastico.
Non in tutte le scuole d’Italia i criteri di valutazione del comportamento degli studenti sono stati in linea con quanto prevede il decreto (emanato solo il 16 gennaio, quando molte scuole avevano già avviato gli scrutini): insufficienza in condotta solo per provvedimenti disciplinari gravi, reati, e sospensioni di almeno 15 giorni.

Per esempio, all’istituto professionale Magistri Cumacini di Como negli scrutini di fine quadrimestre sono stati assegnati una decina di 5 in condotta. Un voto che, se confermato al termine del secondo quadrimestre, significherebbe bocciatura automatica.
Ma la scuola superiore di Lazzago non è l’unica ad aver dato il via libera al 5 in condotta già nelle pagelle del primo quadrimestre. Il preside della “Ripamonti”, Pasquale Clemente, spiega al La Provincia: “Se necessario, non esiteremo a dare insufficienze. Finora ci si limitava al 6 o al 7, ma il ministero equipara il voto di condotta a tutti gli altri e ci comporteremo di conseguenza. Chi si ritroverà 5 dopo gli scrutini, dovrà recuperare nella seconda parte dell’anno, proprio come accade per le varie materie”.
Ma il provvedimento del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini prevede l’insufficienza soltanto in casi gravi e le valutazioni attribuite ai ragazzi: “Lo abbiamo spiegato alle famiglie interessate con una lettera. Ora siamo rimasti spiazzati, ma riteniamo comunque che un cinque in condotta possa essere un’arma efficace per combattere il bullismo”.
A Padova, i casi più numerosi ed eclatanti: per far capire agli studenti del liceo scientifico Einstein di Piove di Sacco che la ricreazione è finita, a un centinaio di loro (il 10%) è stato affibbiato un poco incoraggiante 6, primo passo verso la bocciatura.
Ma: sono gli studenti a essere indisciplinati matricolati, o sono gli insegnanti a essere troppo rigidi? Inutile dire che la risposta è diversa, a seconda della campana che si sente suonare.
Ad abbassare la valutazione, che avrà ripercussioni sulla media complessiva del rendimento scolastico, sono stati elementi quali - riporta il Corriere del Veneto - il comportamento scorretto, i ritardi in aula, e le insufficienze nelle altre materie. Ecco perché è arrivata la decisione di usare la mano pesante: un centinaio di 6 in condotta (su 1.200 studenti in tutto), più un 5 affibbiato a uno studente sospeso per essere stato sorpreso a marinare la scuola.

Sulla questione prendono posizione un po’ tutti. “Con le sue continue esternazioni demagogiche, sta creando un clima d’incertezza e di confusione che finisce in molti casi per determinare un uso improprio della normativa”, dichiara il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo. Mentre alcuni rappresentanti della Rete degli studenti del Veneto, chiedono l’annullamento del sei: un “vero e proprio abuso”. Per Luca Trescato, rappresentante della Rete, “la legge è stata calpestata”. “Ci chiediamo” aggiunge “perchè l’alta competenza e formazione di docenti e preside non abbia bloccato un provvedimento illegale come questo. Eppure sanno che la legge sul voto in condotta non poteva essere applicata fino all’emanazione della circolare attuativa, che è avvenuta solo venerdì scorso”. Inoltre, “il rendimento scolastico e il comportamento sono due campi diversi e come tali vanno trattati”.

Vanno ancora più in là quelli della Rete degli Studenti medi. Alla fermezza mostrata dal ministro Gelmini, rispondono ricordano che esiste lo statuto degli Studenti, tuttora valido, dove è scritto che “la valutazione del comportamento non può mai essere utilizzata come strumento per condizionare o reprimere la libera espressione di opinioni”. E annunciano assistenza a tutti quelli che vorranno per inoltrare vertenze agli Uffici scolastici regionali.
“L’Uds mente” rispondono gli studenti di Alternativa studentesca “sul significato delle norme: Occupare una scuola non è “libertà di espressione, che va corretamente manifestata e non deve essere lesiva dell’altrui responsabilità”.

Insomma a scrutini chiusi, il dibattito è aperto. E andrà avanti fino a giugno.

A Palazzo Madama eletto Schifani: “E ora riforme condivise”

Il neo presidente del Senato della Repubblica, Renato Schifani, durante il suo intervento questa mattina a Palazzo Madama | Ansa
Come previsto e annunciato, Renato Schifani è il nuovo presidente del Senato.

Succede a Franco Marini. L’assemblea di Palazzo Madama è scrosciata in un lungo applauso non appena sono stati raggiunti i 162 voti necessari per l’elezione, che rappresentano la maggioranza dell’assemblea. Schifani è stato eletto con 178 voti, cioè 4 in più di quelli di cui dispone la maggioranza di Pdl, Lega e Mpa che a Palazzo Madama può contare su 174 senatori. Sono state 117 le schede bianche (il Pd, lo sapeva, ha deciso di non contrapporre un suo candidato di bandiera, ma di votare scheda bianca, stessa scelta di Udc e Italia dei valori).

XVI Legislatura al via
Si è aperta così ufficialmente la XVI legislatura, con le sedute inaugurali del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati. A presiedere la seduta di Palazzo Madama è Giulio Andreotti, dopo che la senatrice a vita Rita Levi Montalcini ha rinunciato al diritto di presidenza provvisoria in quanto parlamentare più anziano. Ma l’avvio dei lavori è stato burrascoso: l’esponente radicale Emma Bonino, eletta nelle liste del Pd, a sorpresa ha preso la parola subito dopo l’intervento di Giulio Andreotti, per annunciare la propria candidatura alla presidenza. Ma Andreotti ha respinto la proposta precisando che “non si possono presentare candidature né si può chiedere la parola per dichiarazioni di voto” ad apertura di seduta.
“Mi impegno a svolgere il mio ruolo come garante delle regole. Essere garante sarà la missione” ha detto Schifani nel suo primo discorso da presidente (otto minuti, interrotti 15 volte dagli applausi). Ha poi parlato della necessità di “preservare il dialogo” tra i Poli, indispensabile per la “riscrittura delle regole” considerata una priorità della nuova legislatura. Schifani ha poi insistito sulla “reciproca legittimazione”, quella che “permette di operare per il bene più importante: la crescita del nostro Paese e la salvaguardia dei valori costituzionali”.
Chi è Schifani
Ama la pesca subacquea, come il suo prossimo omologo alla Camera. E, come Gianfranco Fini, uscito dalla lunga stagione post-fascista a metà degli anni ‘90, anche il nuovo presidente del Senato Renato Schifani è letteralmente riemerso da un’altra stagione politica, quella della Dc, per ritrovarsi, nel 1995, in Forza Italia. L’anno dopo, senza colpo ferire, Schifani è stato proiettato sulla scena nazionale, eletto al Senato nel collegio di Altofonte-Corleone. Quella elezione è stata riconfermata nel 2001, poi nel 2006 e infine lo scorso 13 aprile.
Palermitano, classe 1950, avvocato patrocinante in Cassazione, Schifani compirà 58 anni l’11 maggio, è sposato con la signora Franca, con cui spesso va a vedere le partite allo stadio, è padre di due figli maschi, Schifani è fedelissimo alla squadra di calcio del Palermo ma ancor più a Silvio Berlusconi “Per me è come Cavour”, disse.
Sulla sua passione per Elvis Presley è facile ricamare. I detrattori meno benevoli si interrogano amletici se a conquistare Schifani sia stata la voce e il ritmo, oppure la fulgida e inarrivabile criniera dell’icona canora dell’America pre-68. Chi pensa alla contestazione difficilmente associa quegli eventi alla persona di Schifani. Eppure, una cotta, sia pur breve, l’ha avuta anche lui. Colpa di un professore di filosofia, di formazione marxista, e grande oratore, racconta. Insomma, una “scappatella ideologica”.
Su consiglio di Silvio Berlusconi alla vigilia dell’estate del 2005 Renato Schifani decise di dare un taglio al proverbiale riporto che Corrado Guzzanti rimarcava in diverse gag. “Berlusconi è stato il deus ex forbice ma, battute a parte, da tempo avevo deciso di darci un taglio”, confidò Schifani dicendo che era stancato di quella acconciatura “diventata insopportabile e richiedeva troppa manutenzione”. Sul suo rapporto di amicizia con Berlusconi, che volo’ a Palermo per festeggiare il suo compleanno nel 2005, Schifani si espresse così: “Lo porto nel cuore, ma quando si vuol bene ad una persona si trova anche il coraggio di tirar fuori un’opinione diversa. è capitato, e anche questo è di sicuro un elemento di forza del nostro rapporto”.
Di sicuro c’è che, fra i senatori di Forza Italia, Schifani ha sempre goduto di considerazione e di stima. Puntiglioso sulle questioni regolamentari, è stato implacabile nelle battaglie parlamentari, in particolare sul decreto legge sull’immigrazione, nel novembre scorso. Di modi cortesi, sul ring politico, come ama dire il Cavaliere, si trasforma in un “cane da polpacci”.

A Montecitorio
Per conoscere il nome del nuovo presidente di Montecitorio bisognerà attendere invece mercoledì 30 aprile, visto che probabilmente sarà necessario arrivare al quarto scrutinio, ma in ogni caso anche qui i giochi sono fatti e solo un incidente di percorso al momento impensabile potrebbe impedire l’elezione di Gianfranco Fini, candidato indicato dal centrodestra. Come per il Senato, anche alla Camera la scelta delle opposizioni sarà quella di votare scheda bianca.

Il VIDEO servizio:

Italia al voto: sondaggi, proiezioni e risultati in diretta su Panorama.it

Lo scrutinio delle schede | Ansa
A partire dalle 15.00, ora in cui i presidenti di seggio in tutta Italia dichiareranno ufficialmente chiuse le votazioni e daranno inizio agli scrutini, potete seguire i risultati delle elezioni Politiche 2008 in diretta sul sito di Panorama. Si comincerà con i sondaggi che, tenuti riservatissimi in questi giorni di campagna elettorale, dalle 15 potranno essere divulgati liberamente. Si continuerà poi con le prime proiezioni, fornite dal Viminale sulla base dei primi voti scrutinati. La redazione di Panorama.it continuerà a fornire notizie, commenti, aggiornamenti in tempo reale.

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