
Il simbolo è quello presentato a dicembre. E il candidato premier è quello naturale, storico: Fausto Bertinotti. Mentre il resto dell’arco costituzionale è in fermento, tra apparentamenti e strappi, a sinistra poco si muove. Però qualcosa cade. Cosa? La falce e il martello.
Sì, perché alla fine le icone del comunismo non compariranno nel simbolo elettorale de La Sinistra Arcobaleno per il voto di aprile. Dopo l’impasse delle scorse settimane, i quattro segretari dell’ala radicale hanno dato il via libera al “logo” che conterrà l’insieme delle diverse anime: un tratto con i colori dell’arcobaleno e sotto la scritta “la Sinistra l’Arcobaleno”.
Via libera raggiunto all’unanimità? Formalmente, sì. Praticamente, no: a “resistere resistere resistere” è stato il segretario del Pdci Oliviero Diliberto. Che non ha nascosto fino all’ultimo le sue perplessità. E che nei giorni scorsi aveva avanzato l’ipotesi, indicata come punto di mediazione, della presenza dei quattro “simboletti” nel logo comune.
Niente: il Diliberto che provocatoriamente il novembre scorso diceva di voler portare a Roma la salma di Lenin, ora, per ragioni elettorali ha infine accettato di riporre, la falce e martello nel cassetto: “Sono rimasto solo”, dice il leader dei Comunisti Italiani al termine della riunione, ma subito aggiunge: “Ho manifestato la mia contrarietà ma certo non rompo l’unità della sinistra. Ora siamo in campagna elettorale e non un voto va sprecato”.
A convincere tutti della scelta sarebbe stato uno studio ad hoc ed un sondaggio tra l’elettorato di sinistra proprio sulle diverse ipotesi da presentare come simbolo comune. Stando ai risultati, la scelta di presentare un simbolo comune con i quattro simboletti non solo risultava confusa ma non trasmetteva l’immagine di novità del soggetto politico.
E poi, citazione per citazione: “Anche Togliatti e Nenni alle elezioni del ‘48 decisero di mettere da parte quel simbolo per andare insieme alle elezioni sotto il volto di Garibaldi inserito in una stella”, ha commentato Bertinotti “con un pizzico di civetteria”, evocando l’esperienza del Fronte Popolare.
E a dire della pluralità d opinioni e posizioni che, nonostante il simbolo unico, imperversano comunque nella Cosa Rossa, si potrebbe anche sottolineare che il cammino ufficiale della Sinistra Arcobaleno non sia iniziato nei Palazzi della politica. Ma all’interno di un caffè, a due passi da Montecitorio: “Un luogo caotico” osserva il candidato Bertinotti che però “dà il senso di questa impresa che può essere divertente, plurale incasinata e creativa”.
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Esattamente come “incasinata” si prospetta la partita sulle candidature. Gli sherpa di Verdi, Prc, Sd e Pdci hanno avuto oggi una prima riunione. Un incontro tenuto in parallelo al vertice dei segretari, in cui iniziare a discutere dei criteri generali con cui comporre le liste comuni. Per ora sul tavolo ci sono solo ipotesi. Uno dei criteri potrebbe essere la pari rappresentanza di uomini e donne. Altro punto riguarderebbe il rinnovamento delle candidature con l’imposizione di un limite di due mandati. Al vaglio anche la possibilità di “aprire” le liste a personalità esterne alla politica (a cominciare dagli operai). Ma il vero nodo da sciogliere riguarderà il peso da dare alle quattro forze politiche.
E allora si vedrà se Diliberto rimpiangerà o meno di non poter (metaforicamente) utilizzare falce e martello per difendersi dal “duo pigliatutto” Bertinotti-Giordano.
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