
di Ignazio Ingrao
Formiche giganti caramellate: è la specialità colombiana che il cardinale DarÃo Castrillón Hoyos offre agli amici. Nato 78 anni fa a MedellÃn, il porporato ha fama di rigido tradizionalista: celebra la messa in latino con il rito antico, è stato l’artefice dello storico incontro tra i successori di Marcel Lefebvre e Benedetto XVI e ha collaborato nella stesura del motu proprio del Papa per la liberalizzazione della messa tridentina. Ma il cardinale Castrillón ha anche una straordinaria passione che contrasta con la sua immagine esterna: internet e i computer.
Il suo studio è tappezzato di video e dotato di collegamenti ad alta velocità che gli consentono di connettersi in tempo reale con tutto il pianeta. Oggi il porporato presiede la Pontificia commissione Ecclesia Dei per i rapporti con i lefebvriani. Vescovo a soli 42 anni, è stato presidente del Consiglio episcopale latinoamericano e prefetto della Congregazione per il clero. Una brillante carriera ecclesiastica accompagnata, fin dal principio, dalla passione per le nuove tecnologie.
Eminenza, quando ha acquistato il suo primo computer?
All’inizio degli anni Settanta. Ero stato appena nominato vescovo e partecipavo al Celam, il Consiglio episcopale latino-americano. Feci un viaggio in Oriente. Al ritorno, in aeroporto acquistai un piccolo computer Texas Instruments. La notte seguente non ho dormito finché non ho imparato a usarlo.
Ha studiato diritto canonico e sociologia religiosa. Perché l’interesse per i computer?
Perché quando tornai in Colombia, a 25 anni, dopo aver compiuto i miei studi a Roma, il vescovo mi assegnò una parrocchia ai margini della foresta, in una zona mineraria. Il paese era poverissimo e lo stipendio da sacerdote era appena sufficiente per vivere. Amavo moltissimo lo studio e la più grande sofferenza per me era la mancanza di libri. Non avevo soldi per acquistarli e in quel paese non esisteva la biblioteca. Comprai una radio e pregai i miei vecchi colleghi dell’Università Gregoriana di spedirmi libri e dispense. Ma non era facile, a causa delle distanze e delle difficoltà di collegamento.
Ha dovuto attendere l’avvento di internet e della email?
No. Appena ho potuto ho acquistato un modem. Dopo un viaggio a Roma lo feci installare sul mio computer. La mattina seguente telefonai ai miei colleghi della Gregoriana per chiedere le dispense di teologia. Due ore dopo erano stampate sul mio tavolo, a migliaia di chilometri di distanza da Roma. Capii che con quel sistema avremmo potuto rivoluzionare il sistema di comunicazione nella Chiesa e avremmo potuto aiutare i sacerdoti di tutto il mondo a sentirsi meno isolati.
Così è nata l’idea della Riial, la rete Informatica della Chiesa in America Latina?
Esatto. Ne parlai con altri vescovi latinoamericani. Dopo un certo tempo, all’interno del Celam, dove sono stato segretario generale e poi presidente, ci siamo impegnati a dotare gli uffici delle conferenze episcopali e delle principali diocesi di computer sviluppando un software per la trasmissione di documenti, l’archiviazione e lo scambio di informazioni. Oggi la Riial è una realtà straordinaria che tiene collegate le diocesi del continente. Abbiamo anche raggiunto un accordo con la Microsoft per la distribuzione delle licenze del software a prezzi scontati.
Tornato a Roma, ha portato in Vaticano la passione per l’informatica?
Abbiamo creato un sito, www.clerus.org, che contiene una vastissima biblioteca con tutti i principali testi utili ai sacerdoti di tutto il mondo: documenti del Papa e dei dicasteri vaticani, testi di patristica e di teologia, libri di spiritualità . In seguito, alcuni amici mi hanno regalato 100 mila cd-rom. Abbiamo registrato su di essi il contenuto del sito e li abbiamo distribuiti soprattutto ai sacerdoti che vivono nelle zone più disagiate, sprovviste di efficienti collegamenti internet. Mio collaboratore immediato è stato un bravo sacerdote ingegnere, padre Lucio Ruiz. Abbiamo lavorato sempre in stretto contatto con il cardinale John Foley e con monsignor Enrique Planas del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali.
Naviga in internet?
Sì, ogni giorno. Ed è una fonte inesauribile di informazioni e di nuove scoperte. Inoltre mi permette di fare nuove conoscenze e di restare in contatto con amici lontani. Recentemente ho conosciuto un sacerdote che vive in Siberia orientale. L’ho aiutato a far venire a Roma un’anziana catechista che faceva catechesi già ai tempi di Stalin. Internet permette anche questo.
Le hanno mai chiesto assistenza spirituale online?
Sì, mi capita spesso di essere interpellato per consigli e pareri e qualche volta anche per una vera e propria assistenza spirituale. Rispondo quando mi è possibile, ma ci sono validi siti dove sacerdoti qualificati offrono questo aiuto spirituale. È molto utile perché così si possono raggiungere persone lontane dalla Chiesa.
Internet è anche il regno della pornografia e della pedofilia. Non ha paura di brutti incontri?
No, perché mi metto in contatto solo con sacerdoti o persone da me conosciute. Tutto dipende dall’uso che si fa della rete. Dobbiamo educarci all’utilizzazione corretta di questi strumenti che possono offrire un contributo straordinario alla crescita della persona. Purtroppo la pornografia ormai arriva direttamente anche sui telefonini in mano agli adolescenti. Cosa dovremmo fare? Spegnere i computer e ritirare i telefonini? Sarebbe profondamente sbagliato. Dobbiamo al contrario educare la libertà e l’autonomia dei giovani e degli adulti nell’uso delle nuove tecnologie.

Come concilia la passione per le nuove tecnologie con il suo impegno per difendere la tradizione della Chiesa?
Non sono affatto due elementi in contrasto. Al contrario il mio lavoro per i tradizionalisti è teso al progresso della Chiesa. Si tratta di valorizzare un’eredità che abbiamo ricevuto dal passato per offrirla ai giovani. Il Papa ha voluto recuperare 1.200 anni di cultura e di religione, riassunti nell’antico rito liturgico, per riproporli alle generazioni future.
La rivista La Civiltà cattolica ha proposto di inviare missionari su Second Life. È d’accordo?
Assolutamente sì. La Chiesa deve essere presente nei luoghi dove gli uomini di oggi si incontrano. Naturalmente occorrono preparazione e competenza. Ma anche la realtà virtuale può aiutarci a diffondere la buona notizia del Vangelo.

Mentre le istituzioni dell’Umbria e delle Marche si preparano a festeggiare la fine della ricostruzione a dieci anni esatti dal sisma, la Basilica di San Francesco d’Assisi sbarca su Second life. Come se alla chiesa più famosa al mondo non bastasse la restaurazione post terremoto: ora istituzioni e frati conventuali vogliono renderla immortale aprendo le porte del suo doppio virtuale sull’isola di Assisi Second Life. Il lancio nel pianeta delle seconde vite è scattato alle 18 di giovedì 20 settembre, alle coordinate 1090 e 1200. Il progetto è stato realizzato da tre società di Information tecnology (la Wedoit sas di Assisi, la Metafuturing Sl di Madrid ed Euromedia Italia di Terni) che hanno riprodotto in scala, su planimetrie originali, tutta la Basilica, dando la possibilità ai visitatori di ammirare nei dettagli le opere di Giotto, Cimabue, Pietro Lorenzetti. A disposizione del pubblico anche note esplicative degli affreschi riprodotte sia in italiano sia in inglese. Tramite un sistema denominato hud, poi, il navigatore potrà costantemente mettere a confronto l’ambiente virtuale della Basilica con le immagini reali.
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![[i]3 ottobre 1997[/i] - Una donna si ripara dal freddo con una coperta davanti alle macerie della sua casa danneggiata ulteriormente dalle scosse che si susseguirono dopo il 26 settembre.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-settembre/terremoto-umbria/normal_terremoto-umbria01.jpg)
- Tags: Campania, comuni-ricicloni, comunita-montana, discarica, Legambiente, Molise, Montagano, Peccioli, raccolta-differenziata, rifiuti, Second-Life
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Blocchi stradali, incendi di cassonetti, spazzatura per strada e amministratori alle prese con l’emergenza rifiuti? C’è chi in Italia non ha di questi problemi. Anzi. I rifiuti diventano anche una fonte di ricchezza. Insomma, tutta un’altra storia. A Pèccioli, in Toscana, addirittura si brinda per i dieci anni della discarica che ha portato un carico di denaro e soprattutto tanti benefici per i cittadini: Ici al minimo e poche tasse. A gestirla è una società , la Belvedere, che per il 56% è del comune e per il resto di 850 piccoli azionisti, 500 dei quali residenti del paese. Una ricetta vincente. Ma non è l’unica.
Anche nella comunità montana del Molise Centrale, dei rifiuti si è fatto un affare per le tasche dei cittadini di ben 54 comuni. L’impianto di trattamento, selezione, recupero e smaltimento dei rifiuti, realizzato nel 2001 sulle linee del decreto Ronchi, nel comune di Montagano, non serve solo i 17 centri della comunità montana, ma anche altri 37 comuni della provincia di Campobasso. Un impianto t ecnologicamente avanzato, concepito per tutte le funzioni del processo di trattamento e riciclaggio dei rifiuti solidi urbani, sia di quelli provenienti dalla raccolta ordinaria, sia di quelli della raccolta differenziata. “Si riesce così a far fronte alle esigenze di circa 140 mila abitanti, per un totale di 1.200 quintali al giorno di rifiuti solidi urbani e 420 quintali di rifiuti differenziati ” afferma il presidente della comunità montana, Giovanni Fratangelo.

L’obiettivo prioritario è di valorizzare e recuperare quanto più possibile le materie prime. Il biogas generato dalla naturale fermentazione dei residui viene poi captato e bruciato con un procedimento che elimina quasi totalmente gli sgradevoli odori tipici delle discariche. Adesso è in fase di realizzazione un nuovo impianto con il quale il biogas contribuirà alla produzione di energia elettrica. Un circolo virtuoso che genera ricchezza e nello stesso tempo salvaguarda l’ambiente”. L’impianto lavora 56 milioni di chili di rifiuti l’anno. E su 100 tonnellate che arrivano soltanto il 40% finisce in discarica. Il resto viene recuperato. Così dei 518mila euro di tasse che avrebbero dovuto versare alle Regione i comuni ne hanno risparmiato in un anno oltre 460 mila.

Per Montavano (1200 abitanti circa) che ha l’impianto nel proprio territorio, il vantaggio è far arrivare i rifiuti in discarica a costo zero e ricevere un cosiddetto contributo di ristoro ambientale di 235mila euro l’anno. Una cospicua fetta del bilancio dell’ente. Unico neo la raccolta differenziata, visto che il Molise si ferma al 5% e non brilla fra i comuni ricicloni. Ma lo sforzo è orientato a questo. E proprio per diffondere una cultura dei rifiuti, la comunità montana Molise Centrale ha costruito anche un impianto sul mondo virtuale di Second Life.
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Pronto, Beppe Grillo?
Sì?
Sono un giornalista di Panorama.it Ci siamo già sentiti altre volte…
Mi dica tutto.
Ho visto che c’è una lista collegata al suo blog, il movimento Pigreco.
Sì, sì prendono delle idee da lì…
Lei ha già deciso per chi voterà alle elezioni amministrative nella sua città ?
Noooooo, io non me ne occupo!
Lei vota?
No no no no, io sono residente via… no no no. Ma è un’intervista? Non mi interessa proprio. Sono cose distanti per me queste.
Mettiamola diversamente: se lei si dovesse candidare a sindaco avrebbe qualche idea per Genova?
Non so di che cosa stia parlando. Non mi occupo di queste cose. So che ci sono delle persone che fanno finta di essere una diversa dall’altra e che propongono delle cose che non capisco e quindi io sto a guardare. Sono come su Second life e io osservo questi avatar che si agitano.
Ma lei i programmi di questi avatar li ha visti?
Ho sentito qualcosa. Ma non capisco: i programmi sono i cittadini che li devono fare. Al posto delle elezioni bisognerebbe fare un sorteggio tra chi vuole fare il sindaco o l’assessore e ha i requisiti: di età , di sesso, di cultura, di titolo di studio, di fedina penale. Per me questa sarebbe la soluzione. Finché non arriveremo a questo non cambierà nulla.
La politica non la riguarderà , ma la città di Genova sì, perché ci vive. Giusto?
Ma io non voglio fare un’intervista. Come posso fare. Poi su Genova. Mi tenga per la prossima volta. Qualsiasi cosa potrebbe essere usata contro di me…
E di Pigreco conosce qualcuno?
Conosco dei ragazzi che erano nel Meetup, gli amici di Grillo. Ragazzi che fanno questa esperienza nei Meetup e poi si buttano in politica. Va benissimo, se portano avanti le idee del blog, fanno benissimo.

La politica? Meglio quella virtuale, quando quella reale non piace.
Lo sa bene Antonio “Cyber” Di Pietro, ministro delle Infrastrutture: l’uomo meno politico e più internettiano del governo di Romano Prodi. Non pago di aver postato su YouTube le sue cronache personali del Consiglio dei ministri (qui il commento-video alla crisi di governo), ora Tonino si è comprato (tanto è gratis…) niente meno che un’isoletta nel limbo virtuale di Second Life, dove già 4 milioni di essere umani veri si sono creati una seconda esistenza, fatta solo di pixel.
“L’isola sarà presto attrezzata con uffici, sale conferenze e punti informativi sulle iniziative dell’Italia dei Valori” ha spiegato il Ministro. Quella Di Pietro è sicuramente un’iniziativa pionieristica nel panorama italiano, non però in prospettiva internazionale: Second Life è stato già colonizzato da importanti realtà internazionali ed industriali, come la conferenza del World Economic Forum di Davos e il Governo svedese, che ci ha addirittura un consolato. Per non parlare della prossima campagna presidenziale statunitense che correrà sul doppio binario, visto che molti politici americani, non contenti di farsi notare in rete, ora hanno puntato sul mondo creato da Linden Labs per trasformare la simpatia virtuale in consenso reale.
Tornando in Italia, per i videogiocatori italiani sarà uno spasso vedere un pupazzetto, col faccione del ministro abruzzese, realizzare finalmente il suo sogno: laTav. Nell’altro mondo, infatti, attraversare le Alpi con un tunnel sarà solo una mera questione di pixel.