“Quei faldoni riservati sul caso Moro sono una novità . Una grande novità , che ci ha colti di sorpresa. Ora il governo deve togliere il segreto. E subito. Se a suo tempo avessimo potuto vedere quelle carte, probabilmente l’esito delle nostre inchieste sarebbe stato diverso”. Lo afferma a proposito del caso Moro il giudice Rosario Priore, il magistrato che più di ogni altro ha indagato sul principale delitto politico italiano in un’intervista a Panorama, pubblicata sul numero in edicola da venerdì 14 marzo.
Priore dice a Panorama: Sul caso Moro “non sappiamo tutto. La verità accertata sul piano giudiziario non è assolutamente esaustiva, perché esistono ancora delle zone d’ombra. Manca ancora quel salto di qualità che ci faccia comprendere gli eventi, spostandone l’interpretazione dal piano poliziesco-giudiziario a quello storico-politico. È quel salto che ci consentirebbe di capire chi volle il sequestro Moro, a chi doveva servire e per quali quali finalità ”.
Moro, dice Priore “fu ucciso perché era l’obiettivo di un folle disegno rivoluzionario. E poi per gli interessi più disparati, che si sono sovrapposti all’azione, di chi tentava di trarne un vantaggio. Era un’occasione ghiotta, specialmente per chi operava a danno di un paese debole, di una democrazia non solida com’era la nostra negli anni Settanta”. Si trattava di forze “interne ed esterne. Ognuna con proprie finalità : per spostare l’asse della politica a destra o a sinistra, o per rafforzare tendenze verso determinate aree di influenza”.
- Giovedì 13 Marzo 2008
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