È stato arrestato dai carabinieri Stefano Arrighetti, progettista dei sistemi di rilevazione delle infrazioni semaforiche T-Red, nell’ambito dell’inchiesta di Verona sui semafori truccati che vede indagate, oltre all’imprenditore lombardo, altre 108 persone. I militari di San Bonifacio, in provincia di Verona, sono intervenuti per sequestrare gli apparecchi in numerosi comuni di oltre 20 province. Arrighetti è accusato di non aver chiesto e di conseguenza non aver mai ottenuto dal ministero dei Trasporti l’omologazione dell’hardware dell’apparecchiatura, che sfruttando una durata del “giallo” estremamente breve, segnalava un numero elevato di infrazioni.
Come confermato dai carabinieri di San Bonifacio, tra i 109 indagati ci sarebbero 63 comandanti di polizia municipale e 39 amministratori pubblici. I Carabinieri di San Bonifacio hanno provveduto al sequestro preventivo dei T-red in 64 comuni di 24 province, ma il numero crescerà nei prossimi giorni. Le indagini, iniziate nel dicembre 2007, erano state avviate per accertare la conformità alla normativa vigente del sistema automatico di rilevamento delle infrazioni alla luce semaforica rossa installato presso gli incroci del veronese.
A gennaio 2008, i carabinieri di Tregnago, Illasi e Colognola ai Colli, incaricati delle indagini, denunciarono un amministratore comunale, due comandanti di Polizia Locale e gli amministratori unici di Ci.ti.esse di Rovellasca, Maggioli di Santarcangelo di Romagna, Traffic Tecnology di Marostica e Open Software di Mirano per truffa aggravata e falsità materiale. A giugno le indagini furono estese anche ad altri 64 comuni dopo aver accertato che il T-red era difforme da quello omologato dal Ministero dei Trasporti di Roma dove Arrighetti aveva chiesto ed ottenuto l’omologazione solo per le telecamere dei T-red e non per le apparecchiature (come i relé, le spire ed altro chiamato tecnicamente hardware) contenute in un armadio di vetroresina posto nelle vicinanze delle telecamere.
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150 milioni di cittadini europei hanno aderito alla settimana di sensibilizzazione sulle polveri sottili nelle città che si concluderà sabato prossimo. Il 22 settembre, in particolare, è stata la giornata europea senza le auto, ma anche il primo giorno dell’autunno che, come consuetudine, porta con se l’aumento dello smog nelle grandi città . Ognuna delle quali con la propria ricetta per ridurre le famigerate Pm10, che si ritrovano regolarmente fuorilegge rispetto ai limiti stabiliti dalle norme europee. Da nord a sud ogni amministrazione comunale ha messo in campo tanta buona volontà . Milano e Roma presentano una situazione molto articolata, vediamola nel dettaglio.
MILANO - Nell’area “Ecopass” (attiva dalle 7,30 alle 19,30 dei giorni feriali) si è ridotto il traffico, commerciale e privato, con una riduzione nell’area del valore medio delle emissioni dei principali inquinanti. In vista dell’Expo del 2015 si punta all’estensione della rete metropolitana dagli attuali 75 chilometri con 88 stazioni a 142 chilometri con 152 stazioni. E poi aumento delle piste ciclabili (dagli attuali 72 chilometri ai 147 previsti entro il 2011) e lo sviluppo di aree a pedonalità privilegiata. È attivo il “car sharing” ed è previsto anche l’aumento del numero dei parcheggi di interscambio, dagli attuali 20 a quasi 30. In programma anche un accordo con i tassisti per rinnovare il parco auto interamente composto da vetture ecologiche entro il 2014. Per quanto riguarda i trasporti pubblici, l’obiettivo del piano dell’azienda dei trasporti milanesi, l’Atm, è la riduzione al 2010 del 50 per cento del monossido di carbonio e del 90 per cento di idrocarburi incombusti e del Pm10.
ROMA - A fine settembre verrà presentato il piano antismog. Intanto si progettano alcune misure a breve termine. Si parte dal biodiesel gratuito per 3 mesi per i mezzi pubblici a maggiori controlli delle emissioni delle auto, fino agli incentivi per l’acquisto di auto a gpl e metano. Già introdotta l’eco-sosta, cioè il parcheggio gratuito per le auto elettriche o ibride all’interno delle strisce normalmente a pagamento. Si prevede poi l’installazione di 60 postazioni di ricarica elettrica nei distributori di benzina della Capitale e il potenziamento delle piste ciclabili con 40 chilometri in più. Si allargherà il servizio di bike sharing ed è prevista anche la creazione di un team di studiosi e un rapporto di stretta collaborazione con Università , Enea, Cnr e Inspra. A lungo termine il piano è ambizioso: punta alla fluidificazione del traffico attraverso una diversa articolazione degli orari di lavoro e l’incentivazione dell’utilizzo del telelavoro.
NELLE ALTRE CITTÀ - A Torino, dove il traffico è diminuito del 9 per cento tra 2006 e 2008, si punta ad unificare le zone a traffico limitato e con telecamere di controllo per l’accesso sta vagliando l’ipotesi di un “Ecopass” nel 2009. Oppure Bologna che punta all’aumento delle aree a prevalente mobilità pedonale e ciclabile e l’obiettivo per il 2011 è il 10 per cento della mobilità in bici. Napoli punta ancora sulle domeniche a piedi e sulla regolamentazione della sosta nel centro, mentre a Bari ci sarà spazio per la zona a traffico limitato a Bari Vecchia e per il “park and ride” (parcheggio di interscambio). Ancora da definire la situazione a Palermo dopo la bocciatura da parte del Tar delle due zone a traffico limitato nel centro. Non ci sono al momento autobus ecologici nella flotta palermitana. Ci sono invece 40 auto disponibili per il servizio di car sharing. Frosinone, città con meno di 50 mila abitanti ma tra le “maglie nere” assolute in Italia per gli sforamenti delle emissioni di Pm10, si gioca, oltre a provvedimenti strutturali sulla viabilità , la carta del lavaggio delle strade due volte a settimana. Inoltre, secondo quanto afferma l’assessore all’Ambiente, Roberto Spaziani, saranno lavate le strade due volte alla settimana, per ridurre la presenza di polveri sottili. Prevista anche la realizzazione di parcheggi di scambio per favorire il passaggio dai mezzi della Cotral a quelli della Geaf, per la gran parte a metano.
ITALIA MAGLIA NERA IN EUROPA - Le città italiane restano comunque in grave ritardo sul fronte della sostenibilità rispetto all’Europa. È il quadro tracciato da Maria Berrini, presidente dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia. Secondo l’esperta, in Italia “serve una svolta radicale: le nostre città sono infatti in ritardo rispetto a molte altre città europee. Sono quelle dove la salute è ancora a rischio, collocandosi tutte tra il 45 per cento delle 32 città europee che non rispettano il limite per le polveri sottili fissato nel 2005″. L’auto resta sempre il mezzo di gran lunga più utilizzato negli spostamenti casa lavoro. I dati dimostrano quanto ampio è lo spazio di miglioramento. Per esempio, è possibile usare il trasporto pubblico per “il 58, 47 e 45 degli spostamenti casa lavoro a Praga, Stoccolma e Vienna e rendere i cittadini “molto soddisfatti della sua qualità a Vienna, Monaco e Berlino”. Inoltre, è possibile usare la macchina meno di altri mezzi, come a Barcellona e Madrid (35 per cento degli spostamenti casa - lavoro) o a Vienna, Goteborg, Helsinki, Hannover, Copenaghen e Stoccolma (oltre il 50 per cento). Ed esistono anche città moderne “senza auto”, come Copenaghen e Riga, con 20 auto ogni 100 abitanti, oppure Berlino, Londra e Parigi con 30 auto per 100 abitanti. Guardando alle due ruote, dice l’Istituto, “la bici è il mezzo di trasporto più comodo per gli spostamenti in città a Copenaghen per il 29 per cento dei cittadini con moderazione della velocità e spazi per le biciclette ad Helsinki, Stoccolma e Hannover”. Le aree verdi aiutano a rendere una città più sostenibile: Oslo e Goteborg gli esempi più significativi.
Il T-Red colpisce ancora. Dietro i temutissimi semafori con telecamera, che beccano in flagrante l’automobilista che brucia il rosso anche solo di un millesimo di secondo, è stato scoperto un sistema di appalti truccati. Grazie al quale le aziende che fornivano le apparecchiature ai comuni, e che ricevevano una percentuale sulle multe, le taravano in modo da guadagnare di più.
Il nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha arrestato per questo quattro persone, ne ha denunciate 21, tra cui 17 pubblici ufficiali responsabili nei comuni interessati delle gare d’appalto per l’installazione dei semafori. Le accuse per i quattro arrestati sono di associazione per delinquere e turbativa di commesse pubbliche. Per quattro dei pubblici ufficiali anche di abuso d’ufficio e peculato. I comuni interessati dall’inchiesta sono 130, sparsi nelle province di Milano, Como, Varese, Novara, Livorno, Mantova, Viterbo, Roma, Pisa, Firenze, Pistoia, Venezia, Modena, Benevento e Ferrara.
L’operazione “T-Rex”, coordinata dal pm Alfredo Robledo, si è concentrata sugli amministratori delle imprese che fornivano agli enti locali i dispositivi elettronici per la rilevazione di infrazioni al codice della strada, tra cui i cosiddetti “T-Red”. Le Fiamme gialle avrebbero accertato manipolazioni di appalti in 29 comuni sparsi in tutta Italia. In alcuni casi, in accordo con gli amministratori pubblici, venivano invitate alla trattativa privata per l’affidamento della fornitura delle telecamere e degli autovelox soltanto le imprese affiliate al cartello gestito dagli arrestati. In altri casi, invece, venivano inseriti nei bandi di gara requisiti tali da escludere le aziende estranee al cartello.
Secondo la ricostruzione dei fatti, i comuni non acquistavano direttamente i dispositivi elettronici ma li noleggiavano, pagando le imprese fornitrici con una percentuale sulle contravvenzioni elevate grazie ai dispositivi opportunamente tarati dalle aziende stesse. Posizionando le apparecchiature non in zone “sensibili” (scuole, giardini pubblici), ma presso strade a scorrimento veloce, allo scopo di garantirsi un guadagno maggiore.
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