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sentenza

Coppie omosessuali: se mamma si separa da mamma

Coppie-omossessuali: se mamma si separa da mamma

di Maurizio Tortorella

«Questo è un piccolo passo per me» dice Maria «ma forse può diventare un grande salto per tante coppie nelle nostre stesse condizioni». Maria, 44 anni, informatica milanese, è una mamma separata da un’altra mamma, Francesca, con due figli di 11 e di 9 anni. E la controversa vicenda sentimentale delle due donne ha appena ottenuto un inedito timbro di ufficialità: perché il tribunale dei minori di Milano, con un decreto emesso alla fine di gennaio, per la prima volta nella storia giudiziaria italiana ha riconosciuto nella loro relazione omosessuale l’esistenza di effettivi «rapporti genitoriali» e di «uno schema tipicamente familiare». Continua

Il giallo di Garlasco: 10 enigmi irrisolti per un delitto

Chiara Poggi, trovata uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, a 26 anni, in una foto inedita, ritratta dal suo fidanzato Alberto Stasi

Chiara Poggi, trovata uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, a 26 anni, in una foto inedita, ritratta dal suo fidanzato Alberto Stasi

Una porta a soffietto. Poi l’arma del delitto, che non è mai stata trovata. E perfino il movente. Sono questi i primi tre di dieci enigmi irrisolti, i dieci misteri del giallo di Garlasco: l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nel piccolo centro del Pavese il 13 agosto 2007, ad appena 26 anni.
Giovedì 17 dicembre sarà il giorno di San Lazzaro. Quel giorno il tribunale di Vigevano pronuncerà la sentenza: Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara che è anche l’unico imputato, sarà dichiarato innocente o colpevole. Continua

Manovre contro Berlusconi: il Cavaliere alla resa dei conti

Il presidente del Consiglio, Sivio Berlsuconi | AP Photo/Gregorio Borgia

Il presidente del Consiglio, Sivio Berlsuconi | AP Photo/Gregorio Borgia

Povero Silvio? Stavolta non è il tormentone di Antonio Cornacchione, ma un’ipotesi, almeno secondo alcuni, neppure troppo remota. E non ci si riferisce (solo) al continuo logoramento a cui il premier si sente sottoposto: i quotidiani distinguo di Gianfranco Fini o gli attacchi di alcuni pm (a entrambe, il premier, durante l’ufficio di presidenza del Pdl di giovedì 26 ha risposto con fermezza: “Sul processo breve si ava avanti” e “Il partito decide su tutto a maggioranza, chi non si adegua è fuori“). Continua

A Strasburgo, la corte che vorrebbe sequestrare Gesù

Il palazzo della Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo

Il palazzo della Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo

Il palazzo della Corte europea dei diritti dell’uomo si trova a Strasburgo, in Alsazia, tra i ponti dell’Ill, affluente del Reno (qui la MAPPA). È in cemento armato e vetro per fare entrare la luce del sole che qui, di solito, è avara. Dentro non si vedono crocefissi, bandiere o altri simboli. Continua

Con il Lodo Alfano “disparità di trattamento”. Ecco i motivi del no della Consulta

La Corte Costituzionale durante una seduta

La Corte Costituzionale durante una seduta

Cinquantotto pagine, redattore il giudice Franco Gallo, per dire che: “La sospensione processuale prevista dalla norma censurata è diretta essenzialmente alla protezione delle funzioni proprie dei componenti e dei titolari di alcuni organi costituzionali e, contemporaneamente, crea un’evidente disparità di trattamento di fronte alla giurisdizione“. Questo scrivono i giudici della Corte Costituzionale (qui la composizione), nella sentenza n.262, nella quale si spiegano le motivazioni della “bocciatura” del Lodo Alfano. Continua

Lodo Mondadori, Berlusconi: “Sono allibito, ma vado avanti”

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a palazzo Chigi

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a palazzo Chigi

Dopo la sentenza di condanna, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non usa mezzi termini: “Sono letteralmente allibito: è una sentenza al di là del bene e del male, è certamente una enormità giuridica”. Ma il premier non molla e guarda avanti: “Il governo porterà a termine la sua missione quinquennale”. Continua

Caso Sandri, 6 anni a Spaccarotella. On line la rivolta ultrà: “Gabbo come Carlo Giuliani”

Uno striscione contro la sentenza sull'omicidio di Gabriele Sandri

La GALLERY sulla sentenza del caso Sandri

Sdegno, rabbia, vergogna. E, purtroppo, soprattutto “vendetta”. Vola su internet l’amarezza di amici, ultrà e semplici simpatizzanti di Gabriele “Gabbo” Sandri per la sentenza di ieri della Corte di Assise di Arezzo che ha condannato a sei anni l’agente di Polizia Luigi Spaccarotella, che l’11 novembre 2007 sparò da un’area di servizio all’altra dell’autostrada del Sole e uccise il tifoso della Lazio Gabriele Sandri, 26 anni.

Se l’è “cavata” - così almeno la pensano la famiglia, i parenti e gli amici della vittima - con una sentenza di condanna per omicidio colposo: sei anni di reclusione. È l’epilogo amaro per una sentenza che non piace a familiari e amici di Gabbo. Che scelgono la rete per sfogare rabbia, dolore e delusione. Al pari degli ultrà che postano tantissimi messaggi sui forum vicini ai tifosi laziali, sui blog e soprattutto sul sito dedicato al dj morto. Proprio navigando sul portale gabrielesandri.it che si concentra l’ira degli internauti per la sentenza, inondato già da ieri sera da decine di post (non firmati).
“Viva l’Italia: sei un altra vittima della giustizia italiana, come Carlo Giuliani”, si legge, “Spaccarotella: sei un uomo di m… piangi di gioia… in questo paese bisogna farsi giustizia da soli…”. E ancora: “Mettiamoci una divisa anche noi e iniziamo a sparare contro Spaccarotella…”. “Vergogna: dicano chiaramente che se uno porta una divisa da poliziotto può permettersi di sparare senza motivo e ammazzare una persona”, scrive qualcuno, mentre un altro attacca ancora l’agente: “Maledetto infame, spero che soffrirai come stai facendo soffrire la famiglia Sandri”.

Giorgio Sandri, il padre di Gabbo, anche lui visibilmente provato e indignato, annuncia di voler chiedere “spiegazioni ai ministri Maroni e Alfano e al capo della polizia Manganelli. Mio figlio è stato assassinato dallo Sato e ora lo Sato mi deve giustizia”. Poi prova a sedare gli animi: “È una vergogna, come per l’omicidio Aldovrandi a Ferrara, non c’è giustizia. Adesso però è il momento di stare calmi, non dobbiamo offrire il fianco passando dalla parte del torto”.
E come lui il fratello del ragazzo ucciso, che invita alla calma. Ma è difficile placare la furia degli ultrà per quella che considerano una sentenza contro tutti loro. Nella notte infatti si sono già verificati i primi attacchi alle forze dell’ordine, con alcune decine di tifosi che a Roma hanno assaltato la stazione dei Carabinieri di Ponte Milvio.
Ancora Giorgio Sandri: “Evidentemente la divisa paga”. Ed è quello che devono aver pensato anche gli amici (ultrà e non) di Gabbo, presenti in aula, alla lettura della sentenza da parte del presidente della corte d’assise di Arezzo, Mauro Bilancetti. Diversa invece la reazione della difesa, fra sorrisi e pacche sulle spalle. Mentre una ragazza, subito dietro gli avvocati, sembra stupirsi della reazione violenta degli amici di Sandri.

Le reazioni degli Ultrà

Sui siti degli Ultrà, intanto, si rincorrono rabbia e sconforto nei confronti della sentenza, di Spaccarotella e delle forze dell’ordine in generale.
Sul forum di LazioCity, luogo di ritrovo dei tifosi della squadra, ci provano a mantenere i toni bassi, ad invitare a seguire “lo stile che la famiglia di Gabriele ha sempre dimostrato”. Ma è difficile, e c’è anche chi spera che “la giustizia divina, quella vera, sia lenta e dolorosa per lui [Spaccarotella, NdR] e per i suoi cari”. Anche per i suoi cari, colpevoli solo di non essere andati contro il proprio figlio, padre, marito.
Vergogna e richieste di giustizia anche sul blog degli Irriducibili: “La giustizia terrena non esiste, preghiamo per quella divina! Spaccarotella pezzo di merda! (Manuel A.)”, “Che amarezza…non per spirito di vendetta ma per ingiustizia sociale, 2 pesi 2 misure, la legge non è uguale per tutti in italia. (dandoHC)”.
Su Forum Lazio ultras, Vince si vergogna “di essere un simile di coloro che ti hanno ucciso”, E.R.B. è “senza parole” e per Irridux67 “oggi t’hanno ucciso per la seconda volta”. “Cercano rifugio in improbabili sentenze” scrive invece Folketto “Gabriè, la tua famiglia non lascerà che passi sotto silenzio tutto questo e noi con loro”. “Vedrai che prima o poi verrà fatta giustizia”, conclude Contea.
Tutti a chiedersi cosa fare, concretamente. E non solo i tifosi della Lazio, ma anche quelli della Roma, del Milan, dell’Inter. Il richiamo della famiglia (papà Sandri ha ipotizzato una grande manifestazione di piazza) non conosce infatti confini di fede (calcistica) e colori: “Parteciperemo alla manifestazione organizzata dalla famiglia Sandri, ma sono sicuro che se si farà di domenica si fermerà anche il campionato perché le tifoserie di tutta Italia saranno presenti”, dice afferma uno dei leader storici dei tifosi romanisti, “Peppone”. “Del resto, dopo una sentenza del genere” aggiunge “è tutto inutile: o fai la rivoluzione o te ne stai a casa. Siccome non c’è gente per fare la rivoluzione, ce ne stiamo a casa”. Un’atmosfera di attesa pesante che potrebbe sfociare in nuove violenze, quando (fra poco più di un mese) comincerà il campionato 2009/10 di Serie A.

Le opinioni della Rete

La Rete nel frattempo si divide. C’è chi è contrario alla sentenza, tout-court, e lamenta la solita ingiustizia nei confronti delle vittime delle Forze dell’Ordine. E chi, invece, ricorda che Sandri apparteneva pur sempre a una frangia violenta della tifoseria laziale, e parla di una scelta - quella della corte - dovuta. Ecco alcune opinioni.

I favorevoli alla sentenza…

“Purtroppo già lo sappiamo che per molti, in questo strano paese, basta indossare una divisa per essere già colpevole, per passare dalla parte del violento, dell’arrogante. [...] Lo spazio è dato per gridare all’ingiustizia di una sentenza. Per urlare allo Stato che si deve vergognare per le sentenze che nei processi non fanno la giustizia voluta. Anzi, è una occasione in più per scatenare di nuovo rabbia e violenza per le strade.”

Daw » Il solito vizio tutto italiano

“Aggiungo solo che la sentenza è giusta, e sono convinto che siano degli autentici sciagurati quei giornalisti/opinionisti che stanno pompando il disagio tra menti sicuramente poco avvezze alla civiltà (i tifosi/teppisti, si sa, non hanno un grande QI). Ribadisco, però: in Italia quando si tratta di poliziotti si respira sempre una bruttissima aria. A sinistra c’è l’antico vizio di isolarli ed insultarli, sempre e comunque; a destra, invece, di manipolarli strumentalmente.”

minimAL » Spaccarotella 2

…e i contrari

“Nel caso di Federico [Aldrovandi, NdR] abbiamo visto che che se fosse stato richiesto il volontario o il preterintenzionale non si sarebbe neppure arrivati ad ottenere che i quattro fossero processati… In entrambi i casi abbiamo a che fare con poliziotti, comunque colpevoli, ma appartenenti alla categoria degli intoccabili. Fa male pensare così ma è quello che succede sempre e che mi fa veramente credere che la cosa sia ormai generalizzata.”

L’incommensurabile » Patty Gli intoccabili

“La Legge Uguale per Tutti rischia di trasformarsi in un motto in cui credere più per atto di fede verso le Istutizioni piuttosto che per la loro capacità endogena di garantire giustizia ed equità. Ecco perché ora, nel rinnovato dolore della famiglia, nella rabbia degli amici e dei tifosi, nella strisciante e pericolosa voglia di vendetta che già monta tra i siti internet dei tifosi e nelle prese di posizioni di molti ultras, viene da chiedersi: cosa accadrà?”

Ultrasblog » Lo Stato ha perso

“Nun è omicidio noooo, mica l’ha fatto apposta, tutto sto casino per attaccare lo Stato attraverso le sue istituzioni, però noi semo ugualmente inflessibili, 6 anni ma in galera non ci vai, derubricato il reato, l’avvocato che esulta, la famiglia dell’assassino commossa che si stringe intorno alla guardia trionfante. Questo è il Paese in cui viviamo, questa l’Italia che probabilmente abbiamo creato anche noi. [...] Ci faremmo una risata gigantesca se non fosse per il dolore e il rispetto che nutriamo per papà Sandri e il resto della famiglia. A voi il più profondo e sentito abbraccio, saremo in piazza quando ci chiamerete.”

C’è solo l’A.S. Roma » Ingiustizia è fatta

Il VIDEO con la lettura della Sentenza: 6 anni a Spaccarotella

Il VIDEO con la ricostruzione dell’omicidio di Gabbo Sandri:

Procure scomode per giudici comodi

tribunale

“Li vede quei fascicoli lì?” domanda il procuratore. Drizza l’indice verso una pila di cartellette gialle che giacciono sulle poltroncine per gli ospiti. “Sono tutte le nuove notizie di reato. In mezzo ci potrebbero essere cose importanti, indagini da avviare. Ma noi qui possiamo solo occuparci di udienze, arrestati e morti. Quando li dovrei studiare i nuovi casi? So quello che faccio, ma non quello che potrei fare”.
Il capo della procura di Ragusa, Carmelo Petralia, 57 anni, dà un’altra tirata al suo toscano. Si è insediato tre mesi fa, dopo una vita passata alla Direzione nazionale antimafia, dove si è occupato anche delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. A Ragusa ha trovato due sostituti invece che sei.
Il Csm, su indicazione del ministero della Giustizia, il 13 maggio ha cercato di ovviare: ha pubblicato un bando con l’elenco di 41 sedi disagiate che prevede incentivi economici ai magistrati pronti a trasferirsi. Sono arrivate 77 domande.
Però a Ragusa, probabilmente, non andrà nessuno. Come a Enna, Nicosia e Barcellona Pozzo di Gotto. Procure di frontiera in cui nessuno vuole amministrare la giustizia. E c’è chi ci tenta di scappare il prima possibile. Esito: fascicoli che si accumulano, indagini che non partono, processi compromessi.
La procura di Ragusa è, dopo quella di Modica, la più a sud d’Italia. Petralia dice di sentirsi solo e insoddisfatto: “Qui gli unici a non lamentarsi sono gli imputati. Alla fine il danno non ce l’ho io, ma la comunità, la sua aspettativa di giustizia”. Si passa una mano nella barba. “Ci hanno segnalato un caso grave: l’inquinamento di alcune falde acquifere. Dovrei aprire un’inchiesta. Ma a chi la delego?”. Un’altra boccata al toscano, un altro sguardo amaro.
Come gran parte dei suoi colleghi, ha un’idea chiara di che cosa ha causato questi buchi nell’organico: la legge che vieta ai magistrati di prima nomina di lavorare nelle procure. “Il principio poteva pure essere giusto, ma l’esito era prevedibile: la desertificazione di posti come questo”.
Per gli uffici in cui latitano ancora i volontari il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, pensa di riproporre incentivi. Extrema ratio sarebbe il trasferimento d’ufficio di giudici ai primi anni di carriera. A Ragusa una terza possibilità ci sarebbe: a 15 chilometri c’è la procura di Modica. Da anni i pm delle due sedi chiedono l’accorpamento, nessuno dà loro retta.
Una situazione simile c’è pure nel Messinese. C’è Mistretta, sui Nebrodi: 5.200 persone e tre magistrati. Poi Patti: 13.320 abitanti e cinque togati. Infine, a 20 minuti di macchina, la sede più grande, Barcellona Pozzo di Gotto: un altro di quei posti che godono della fama da “lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”.
“Avere tre uffici così vicini non ha senso. Non siamo un ospedale” dice caustico il procuratore Salvatore De Luca, 55 anni. “I potentati locali però vogliono mantenere le cose come sono. I politici per far contenti i paesani. Gli avvocati e i magistrati per far felici loro stessi: più sono le sedi, più sono le poltrone”. De Luca vede fosco: “Qui non ci viene anima. Il carico di lavoro è enorme: la città è l’epicentro della criminalità organizzata del Messinese”. Non si potrebbe allora fare appello al senso del dovere? “I magistrati, nella maggior parte dei casi, non sono eroi né santi. Ma persone come le altre, che vogliono mettere su famiglia e campare tranquille”.
Per Barcellona Pozzo di Gotto al Csm non è arrivata alcuna domanda di trasferimento. Tra due mesi rimarranno solo due sostituti su cinque. “E fra un anno, se la situazione non cambia, resterei solo io”.
A Gela si rischierebbe lo stesso: su cinque pm, quattro andranno via nei prossimi mesi. Non a caso, nella lista delle sedi disagiate ci sono quattro posti da coprire. Il procuratore Lucia Lotti, 52 anni, è però fiducioso: “Questo è un ottimo ufficio. Sono sicura che riusciremo a farcela”. Ammette che la città dei miasmi e del petrolchimico gode di una nomea che tiene lontano ogni teorico aspirante. Per questo ha scritto un’email a tutti i colleghi, mettendo a disposizione “dati statistici, assetto, regole interne, profili operativi, prospettive”.
Molto più istituzionale del suo omologo di Palmi, in Calabria, Giuseppe Creazzo, ingegnoso autore di un messaggio in cui pubblicizzava le bellezze locali: “Magnifica spiaggia con vista sullo Stretto di Messina e le Isole Eolie sullo sfondo”. Ha funzionato: sei domande per quattro posti. Del resto anche Sergio Lari, a Caltanissetta, ammette di aver fatto una “vera e propria campagna acquisti”, provando a convincere gli interessati. Anche lui è stato efficace: 15 richieste.
A Nicosia, invece, non c’è stato verso: nessun pretendente. Nella città spersa nella provincia di Enna, poco meno di 15 mila abitanti, da un anno e mezzo mancano due sostituti su tre. Nelle stanze dei magistrati rimasti le luci non si spengono mai prima delle 10 di sera. Nel giro di qualche mese andranno via anche loro. La percentuale di avvicendamento, ha calcolato il Csm, è altissima: tutto l’ufficio è cambiato due volte in sette anni.
Anche Carmelo Zuccaro, il capo, 52 anni, si trasferirà a ottobre: “Da quarant’anni l’organico si copre solo con i magistrati di prima nomina” precisa.
La scarsità di pubblici ministeri finisce per incidere su tutto. “La stragrande maggioranza delle udienze viene coperta dai viceprocuratori onorari, che non hanno seguito le indagini” racconta Zuccaro. “Questo ci fa ridurre le pendenze, ma fa scadere la qualità del dibattimento. Che senso ha svolgere inchieste lunghe e laboriose se poi al processo non siamo efficaci?”. Zuccaro si sistema la cravatta a righe. “Le assoluzioni sono aumentate. E i reati fiscali sempre più spesso finiscono in appello: lì ci vuole una competenza che non si improvvisa”.
A Enna le cose vanno ancora peggio. Il procuratore Calogero Ferroti, 65 anni, da tempo è costretto a rinunciare a seguire anche i processi più importanti, quelli finiti sulle prime pagine dei giornali. Come l’omicidio del tredicenne Francesco Ferreri, ucciso a dicembre del 2005 a Barrafranca. Ad aprile del 2009 è stato chiesto un ergastolo e pene a 20 e 18 anni per quattro persone. Ma la richiesta non è stata fatta dai magistrati di Enna, che avevano seguito le indagini ricostruendo movente e dinamiche. Ferroti ha delegato tutto ai colleghi di Caltanissetta: “Noi non potevamo garantire la presenza al processo” spiega mentre si sistema sul naso rotondi occhiali marrone chiaro. “Noi”: cioè lui e un sostituto. Mancano tre pm su quattro: va così dall’agosto scorso.
I problemi non ci sono solo in procura. Il tribunale di Enna ha metà dell’organico previsto. E statistiche poco invidiabili. Davanti al gip si discute dopo 359 giorni; a Gela ci mettono quasi un quinto del tempo. A Enna la durata media dei processi penali è 949 giorni; sempre a Gela ce ne vogliono 271.
Ferroti rendiconta: pubblici ministeri costretti a chiedere rinvii su rinvii, la metà dei procedimenti prescritta, misure cautelari depositate a sei mesi dalla richiesta, banali sentenze scritte dopo tempi interminabili. E riti abbreviati che durano quattro anni.
Come quello che vede indagato per abuso d’ufficio l’ex sindaco di Enna, Rino Ardica, nell’inchiesta (partita nel 2004) su un buco nel bilancio del Comune. “Ormai siamo ai limiti della prescrizione” si rammarica Ferroti. “Ma del resto anche per le indagini in corso se ne riparlerà tra cinque anni per il processo. Se tutto va bene”.
L’amaro sorriso si trasforma in smorfia di rabbia. In autunno andrà via anche l’ultimo sostituto. Ferroti allora rimarrebbe solo. Procuratore, se tornasse indietro, verrebbe ancora a Enna? La risposta è un’occhiata impotente e desolata. Il magistrato scuote la testa, abbassa lo sguardo e si raddrizza nuovamente gli occhiali rotondi sul naso: “La ringrazio per avere ascoltato il mio sfogo”.
antonio.rossitto at mondadori.it)

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