
Papà scippati è il titolo di copertina del numero 40 di Panorama
Sono una mamma separata con due figli uno di 17 anni e l’altro di 11, scrivo perché dopo aver udito sia in TV e aver letto varie riviste tra cui anche Panorama del 30/09/2010 , mi sento indignata perché con queste associazione di padri separati si sta facendo “di tutta l’erba un fascio, e questo non lo trovo giusto… Continua

Quasi mezzo miliardo di euro. È la cifra che spende ogni anno lo Stato nelle aule di giustizia per divorzi e separazioni.
I dati sono dell’istituto di ricerca Eurispes, che ha moltiplicato il numero di cause attualmente definite presso gli uffici giudiziari per queste materie (539.878) e il costo medio annuale che ha per lo Stato ciascun procedimento, ovvero 815 euro: il risultato è appunto quella somma. Che rappresenta per le tasche degli italiani circa il 16,5% del costo totale della giustizia civile pari a 2,6 miliardi di euro.
Ma quale soluzione per far pesare di meno le crisi matrimoniali sulle tasche degli italiani? Secondo l’Eurispes bisognerebbe trasferire ai notai “le competenze in materia di separazione tra coniugi e volontaria giurisdizione allo scopo di alleggerire il carico della giustizia civile, gravata e rallentata da un numero ingestibile di processi, ma anche per ridurre i costi a carico dello Stato determinati da questo tipo di udienze”. I notai, fa notare l’istituto di ricerca, “potrebbero costituirsi come preistanza giudiziaria, per gestire il contenzioso che si sviluppa da separazioni e processi e dalle cause per volontaria giurisdizione”. Infatti, le separazioni con rito consensuale sono in Italia più del doppio di quelle con rito giudiziale. “Ciò induce a pensare che si tratti, nella maggioranza dei casi, di cause prive di elementi di elevata conflittualità, che potrebbero essere discusse e risolte senza ricorrere al tribunale”, spiegano all’Eurispes.
L’unica perplessità riguarda i costi notarili, se saranno più bassi o più alti per i due coniugi rispetto a quelli attuali. Un business di parecchi milioni di euro, visto che ogni anno secondo l’istituto di ricerca le separazioni e i divorzi in Italia coinvolgono circa 400 mila persone, tra coniugi e figli. In dieci anni dal 1996 al 2006 il numero delle separazioni tra gli italiani è cresciuto del 39,7% e dei divorzi del 51,4%.
Nel 2006, per esempio, le separazioni in Italia sono state oltre 80 mila, mentre i divorzi quasi 50 mila. Più contenute le rotture coniugali al Sud, il primato spetta al Nord Ovest, dove nel 2006 si sono verificate 24.885 separazioni e 17.693 divorzi. Fra le regioni, il primato delle crisi spetta alla Lombardia, dove si segnala il più elevato numero di separazioni (14.563) e divorzi (10.243); al secondo posto il Lazio (9.705 separazioni e 5.135 divorzi), al terzo il Piemonte (7.028 e 5.209).

Tribunale di Locri: negato l’affido condiviso a un padre di due gemelli di 2 anni “tenuto conto della tenera età dei bambini” hanno motivato i giudici.
Tribunale di Lecco: affidato un tredicenne al padre perché “gli orari della madre non sono compatibili con l’affidamento condiviso”.
Tribunale civile di Roma: rifiutato l’affido a un padre “a causa della conflittualità genitoriale che tuttora permane in forma ancora più esasperata”…
Marino Maglietta, docente di fisica a Firenze, e anima di Crescere insieme, l’associazione di padri separati che ha ispirato la legge sull’affido condiviso, sbotta: “A Pisa i tribunali decidono in un modo, a Livorno in un altro. E nel Sud i figli devono stare solo con la madre. Sempre a Locri è stato rifiutato un affido condiviso perché il padre abita a 12 chilometri di distanza dal figlio. E nel Nord magari col padre se la mamma è pendolare. È intollerabile che la sorte di una famiglia la si giochi ai dadi”.
A un anno dall’entrata in vigore della legge che doveva essere la soluzione migliore per i minorenni, affidati a entrambi i genitori con identici diritti e doveri, ci sono molto malumore e molta confusione. Se in molte città, come Genova, Torino, Bari, Cagliari, Firenze, Trieste, Milano, Bologna, l’affido condiviso è una regola applicata nel 90 per cento delle separazioni, a Roma la percentuale scende al 60 per cento, per precipitare all’11 per cento di Ancona.
Incalza Maglietta: “A dispetto della legge i giudici si prendono una discrezionalità che a volte sfocia nell’arroganza”. I rimedi? “Una circolare interpretativa del ministero, oppure una nuova legge per far applicare in modo corretto questa legge”.
Recriminazioni dei genitori a parte, qual è il bilancio degli avvocati divorzisti? Laura Remiddi, matrimonialista romana, ammette: “Sono un’oppositrice pentita. Ho notato una riduzione del contenzioso. I giudici quando possono applicano il condiviso. Come a dire: coniugi, datevi una calmata”. Cesare Rimini, decano dei matrimonialisti: “Negli affidi di figli nati fuori dal matrimonio la competenza è del tribunale civile o di quello minorile?”. Anna Maria Bernardini De Pace è rassegnata: “Questa legge c’è, la dobbiamo tenere. L’importante è che i giudici la interpretino sempre tenendo presente l’interesse del minorenne.
Potrebbero seguire l’esempio del presidente del tribunale di Monza che ha emesso una circolare interpretativa a cui i suoi giudici si debbono attenere”.