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sequestri

Il governo vara la stretta anti-cosche. I 10 punti di Berlusconi contro i boss

Silvio Berlusconi, durante il Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria | (AP Photo/Adriana Sapone)

Silvio Berlusconi, durante il Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria | (AP Photo/Adriana Sapone)

Urge una cura da cavallo. Visto che, come da metafora del premier Silvio Berlusconi, Mafia, camorra e ‘ndrangheta sono una “terribile patologia per il Paese” contro cui, dice, “abbiamo già ottenuto risultati straordinari”. Una cura forte, decisa, costante. E infatti da oggi la pressione aumenta con un piano in dieci punti approvato dal Consiglio dei ministri (qui il .Pdf), proprio in quella che è una delle capitali dei clan, Reggio Calabria. Continua

Berlusconi all’attacco: “Sono quello che ha fatto di più contro la mafia”. Ecco le prove

Il premier Silvio Berlusconi | (Marco Merlini/LaPresse)

Il premier Silvio Berlusconi | (Marco Merlini/LaPresse)

“Se c’è un governo che più di tutti ha fatto della lotta alla mafia uno dei suoi obiettivi più netti e coerenti, questo è il mio governo“. Silvio Berlusconi passa al contrattacco. È così, dopo aver trascorso un giornata di riposo a villa la Certosa, alla vigilia della sua visita ufficiale in Bielorussia, il presidente del Consiglio sferra un nuovo affondo contro il tam-tam dei giornali su un suo presunto coinvolgimento nelle indagini di mafia sugli avvenimenti del 1992-93. Continua

Sventato un sequestro di persona in Sicilia. In manette mafiosi della “Stidda” e un ex Br

Carabinieri in azione
Un gruppo di mafiosi legati alla ‘Stidda’ stavano preparando il sequestro del banchiere Giovanni Cartia, presidente della Banca Agricola Popolare di Ragusa.
Il piano, sventato dai magistrati della procura della Repubblica di Caltanissetta e dai carabinieri della compagnia di Gela e del comando provinciale nisseno, ha portato stamani all’esecuzione di otto ordini di custodia cautelare in carcere. I provvedimenti sono stati eseguiti in Sicilia, Puglia e Lombardia.
L’inchiesta è riservata. Si apprende soltanto che grazie all’uso di intercettazioni ambientali effettuate per indagini che non riguardavano la mafia, si è arrivati a scoprire il piano dell’organizzazione criminale che era già pronto per essere eseguito prima di Pasqua. Già alcuni anni fa collaboratori di giustizia come La Barbera e Camarda avevano rivelato che i corleonesi, dopo aver a lungo vietato in Sicilia i sequestri di persona, volevano iniziare una “nuova stagione” criminale effettuando rapimenti di facoltosi industriali.

Il piano per sequestrare l’imprenditore ragusano sarebbe stato organizzato da un ex militante delle Brigate Rosse, in collaborazione con alcuni componenti dell’organizzazione criminale della Stidda. Secondo quanto riportato dall’Ansa, gli investigatori hanno così individuato e arrestato Calogero La Mantia, 59 anni, originario di Sommatino (Caltanissetta), ma residente a Gela, indicato come un ex brigatista.
L’organizzazione sarebbe stata capeggiata da Vincenzo Pistritto, 41 anni, pregiudicato di Gela, il quale avrebbe avuto in programma un altro sequestro di persona che riguardava un familiare di un imprenditore. Anche lui è stato arrestato stamani. Tutto il piano emerge da intercettazioni ambientali disposte dalla procura di Caltanissetta.
L’ex Br Calogero La Mantia era stato arrestato negli anni Settanta per terrorismo perché accusato di far parte della colonna milanese delle Brigate Rosse. Dopo aver scontato la pena in carcere, era ritornato a Gela. Secondo l’accusa, il progetto era quello di sequestrare, prima di Pasqua, un noto banchiere siciliano. Delle otto ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Caltanissetta, Giuseppina Bonavenura, i carabinieri hanno fino adesso notificato il provvedimento solo a sette persone. Un indagato è ancora irreperibile.

L’operazione è stata denominata ‘Caiman’. L’indagine ha permesso di ricostruire l’organigramma di una presunta associazione mafiosa che stava progettando a Modugno (Bari), Cremona, Gela e nel Ragusano, rapine e di sequestri di persona. Tutta l’indagine ruota intorno a Pistritto, il cui spessore criminale è descritto da diversi collaboratori di giustizia. L’indagato, insieme ai suoi presunti complici, aveva ideato e materialmente pianificato, con vari sopralluoghi, diversi progetti criminosi, principalmente rapine, per le quali è emersa la disponibilità di armi ed esplosivo al plastico.

Un 2008 stupefacente: sequestri di droga record a Milano

Giovane con spinello

Milleduecento chili di hashish, per un valore di oltre due milioni di euro all’ingrosso, almeno il triplo al dettaglio. È solo l’ultimo sequestro di droga fatto dalle forze dell’ordine a Milano. Nella notte di martedì è toccato ai carabinieri del Nucleo investigativo intercettare un carico proveniente dalla Spagna. E arrestare quattro persone, due spagnoli che erano sul tir con la droga e un italiano e un marocchino che li aspettavano a destinazione.

I militari tenevano da tempo sotto controllo i movimenti sospetti nell’area industriale di Gaggiano, a Sud-ovest della città. E sono intervenuti notando in mezzo a un carico di plastica da imballaggio due pesanti bancali con 40 “colli” marrone scuro. Dentro i quali è stato scoperto il più grosso quantitativo di droga sequestrato in Italia (escluse le frontiere, i porti e gli aeroporti) negli ultimi tre anni.

È risaputo che Milano sia lo snodo del traffico di stupefacenti non solo in Italia ma in tutto il Nord Europa. Ma i numeri forniti da questura e comando regionale dei carabinieri sulla droga tolta dal mercato dalle forze dell’ordine nel 2008 danno corpo a una situazione allarmante. La polizia ha intercettato nell’anno appena concluso 1.100 chili di hashish (il doppio dell’anno precedente), i carabinieri 4.300 chili.
Il dato che più di tutti colpisce è quello relativo alla cocaina. I chili sequestrati dai carabinieri sono 197, quelli tolti dal mercato dalla polizia 660. Se si considera che in questura nel 2007 ne erano arrivati dieci volte meno, 68 chili, si ha un’idea del fenomeno. Lo stesso se si tiene conto del fatto che, secondo gli esperti, le forze dell’ordine non riescono a sequestrare più del 5 per cento della cocaina che arriva in Italia. E che alimenta una domanda enorme: a Milano sono 120 mila le persone che fanno uso di cocaina, stabilmente o saltuariamente. Più o meno una su dieci.

Scoperte tonnellate di merce avariata per pasticcerie, negozi e supermercati

Sequestri di prodotti cinesi a Napoli
Tonnellate di burro, crema pasticcera e panna scaduti da oltre cinque anni riciclate nelle pasticcerie per confezionare dolci e cornetti. Ottanta quintali di olio d’oliva, baccalà, panettoni, torroni e cioccolate accatastati in un deposito tra topi e i tombini aperti direttamente collegati con la rete fognaria. Da nord a sud Italia, la Guardia di Finanza e i Carabinieri del Nas hanno scoperto in due depositi decine di tonnellate di merce avariata che stava per essere distribuita a piccoli negozianti e supermercati della Toscana e della Campania. Nel deposito di un noto grossista di prodotti alimentari di Livorno, le fiamme gialle della 2°compagnia hanno trovato di tutto: dal burro alla farina, dalla mozzarella al formaggio e persino mandorle e decorazioni in zucchero scadute ormai da cinque anni. La merce veniva conservata e consegnata assieme a prodotti ancora integri, alle pasticcerie della provincia di Livorno e Pisa che rifornivano bar e ristoranti della Toscana. Durante le perquisizioni e i controlli, i finanzieri sono riusciti a trovare nei frigoriferi degli artigiani pasticceri anche mandorle, creme e cornetti congelati scaduti tre anni fa. Oltre a tre tonnellate e mezzo di prodotti alimentari scaduti sono stati sequestrati anche 180 litri di olio e grassi vegetali che dovevano essere smaltiti nel 2006. In Campania, invece, i carabinieri del Nas di Napoli hanno trovato in un edificio di tre piani trasformato in oleificio a abusivo e deposito alimentare, quintali di alimenti invasi dai topi. Gli animali, usciti dai tombini della rete fognaria presenti nelle stanza e lasciati aperti, avevano preso d’assalto oltre all’olio e alle olive, anche le confezioni di frutta secca, caramelle e cioccolata. Ma nel deposito i militari hanno scoperto anche centinaia di dolci natalizi scaduti pronti per essere commercializzati nella piccola e grande distribuzione; torroni, panettoni, roccocò e anche alcune confezioni di taralli e tonno.
Sotto sequestro è finita anche una cella frigo prefabbricata non a norma di legge con all’interno decina di chilogrammi di baccalà e acciughe. Il valore della merce sequestrata dai carabinieri del Nas del capoluogo campano è di 3 milioni di euro.

Paura da latte: controlli a tappeto sui prodotti made in China

Carabinieri dei Nas a Prato

Quanto è vicina la Cina? Tanto, troppo. Basta fare un giro nei supermercati italiani per accorgersene e acquistare i suoi prodotti alimentari.
Su quelli a base di latte, carne e vegetali, dopo lo scandalo e l’allarme del latte alla melanina (che ha già provocato la morte di 4 neonati ed oltre 50.000 bambini intossicati), è scattato il giro di vite: oltre 1.000 carabinieri dei Nas impegnati in tutta Italia in controlli a tappeto su negozi alimentari cinesi ed etnici e sui distributori; misure di controllo alle frontiere e una nuova certificazione ‘ad hoc’ su una vasta gamma di alimenti made in China per attestare che non contengono latte o suoi derivati.
E proprio durante le operazioni di controllo, dal Nord al Sud del Paese, sono stati molti i sequestri da parte dei Nuclei Antisofisticazione, che hanno anche denunciato 7 persone e chiesto la chiusura delle strutture commerciali.
In particolare, si precisa in una nota, “il Nas di Firenze, nel capoluogo e a Prato, ha operato il vincolo sanitario su oltre 2.500 confezioni di prodotti dolciari preparati o farciti con latte in polvere e burro di provenienza orientale, la cui importazione è vietata da una direttiva comunitaria”. I Nas di Ancona hanno invece individuato un esercizio commerciale etnico dove erano esposti biscotti, dolciumi e caramelle contenenti latte: è stato bloccato, rende noto il Comando carabinieri per la salute, “oltre un quintale di merce, destinato prevalentemente a giovani consumatori”.
Analoghe attività, proseguono i Nas, sono state condotte a Napoli e Catania, “con il sequestro complessivo di 400 confezioni di latte e yogurt e 600 di prodotti a base di carne avicola e vegetali di importazione cinese”. Gli alimenti sottoposti a sequestro “secondo i primi accertamenti” affermano i Carabinieri dei Nas “non sembrano contenere la sostanza ‘melamina’ o altri contaminanti pericolosi per la salute pubblica”.
Anche se i prodotti del latte distribuiti legalmente in Italia sono “assolutamente sicuri”, ha affermato il sottosegretario alla salute Francesca Martini (”Da anni” ha sottolineato “in Italia è vietata l’importazione di latte e derivati dalla Cina. I prodotti del canale legale della distribuzione sono sicuri”), resta il rischio delle importazioni illegali (per questo un rafforzamento dei controlli è previsto alle frontiere) o legate ad altri canali.
Una cosa però è certa: “Per il ‘made in China’ alimentare” ha detto il sottosegretario dopo un vertice con il comandante dei Carabinieri della sanità Nas, Saverio Cotticelli, per fare il punto sull’emergenza “in Italia saranno tempi duri”. Da oggi viene infatti introdotta una nuova certificazione, una sorta di ‘bollino’ di qualità, che gli importatori di merce alimentare dalla Cina saranno tenuti a presentare per assicurare l’assenza negli alimenti di latte e derivati del latte di origine cinese. I prodotti, ha spiegato Martini “saranno bloccati alla dogana fino al completamento dei controlli; il tempo massimo di permanenza sarà di 60 giorni, dopo di che la merce verrà distrutta. La stessa cosa accadrà se gli alimenti analizzati risulteranno contenere latte cinese”. La certificazione riguarderà una vasta gamma di merci: integratori alimentari, bevande ai cereali, salse piccanti di soia, biscotti e dolci, alimenti dietetici, caramelle, cioccolato, zuppe e lieviti.
L’obiettivo, ha precisato il direttore generale Sicurezza alimenti del ministero del Welfare, Silvio Borrello, è anche quello di prevenire le “possibili triangolazioni di prodotti provenienti dalla Cina e importati da paesi terzi”.

Ma quanto tira la coca a Malpensa. Ecco dove la imboscano i trafficanti

[i](Credits: Ansa)[/i]

Non solo valigie con il doppio fondo e corrieri imbottiti di ovuli. Quando i quantitativi sono grossi, la droga viaggia con le merci. Sugli aerei cargo, tra casse e container, dove non è facile scovarla. E l’inventiva dei narcotrafficanti fa il resto. Agli uomini della Guardia di finanza e ai doganieri di Malpensa non resta che mettersi a spulciare le carte di importazioni e spedizioni e farsi guidare dall’istinto investigativo. Quando un certo tipo di carico ha una provenienza improbabile ed è diretta in un posto altrettanto sospetto oppure il titolare della merce non ha le carte in regola, scatta il controllo.

L’aeroporto di Malpensa è la porta più importante d’Italia per l’ingresso di cocaina dal Sudamerica: ogni giorno c’è un sequestro delle forze dell’ordine. Dall’inizio del 2007 sono stati bloccati prima che finissero sul mercato 4 quintali e mezzo di cocaina e mezzo quintale di eroina: il 16 per cento della droga sequestrata quest’anno nel nostro Paese. I dati, forniti dal comandante provinciale delle Fiamme gialle di Varese Marcello Ravaioli, danno l’idea del traffico che passa attraverso lo scalo lombardo.

“L’analisi dei flussi ha permesso anche di fare degli arresti (24 nel 2007) fermando non solo i corrieri, che spesso sono semplici pedine, ma anche i trafficanti internazionali destinatari della droga”, spiega il procuratore capo di Busto Arsizio Francesco Dettori. Come nel caso di un carico di vestiti provenienti dal Brasile e diretto a Tirana, che lo scorso maggio ha attirato l’attenzione dei militari dell’aeroporto. Aprendo gli scatoloni, hanno scoperto che magliette e slip erano imbevute di coca liquida purissima, in tutto 20 chili, destinata probabilmente a tornare in circolo proprio in Italia. Poche ore dopo i finanzieri hanno fatto la cosiddetta “consegna controllata” della merce in Albania e hanno arrestato, in collaborazione con la polizia del posto, i due destinatari.

Il secondo pacco sospetto è arrivato a settembre. Due grossi stampi industriali in acciaio, pesanti 700 chili ciascuno, mandati da Santo Domingo per un piccolo imprenditore della provincia di Cuneo. Il quale si è presentato regolarmente alla dogana a reclamare il proprio carico. Ma la Guardia di finanza aveva già ricostruito i suoi precedenti penali e notato che il mittente e il destinatario erano praticamente identici. Soprattutto aveva forato gli stampi, da cui era uscita la polvere bianca, 13 chili. Il mattino dopo la Procura di Busto ha disposto l’arresto.
Il valore della cocaina recuperata in queste due sole operazioni, una volta tagliata e divisa in dosi, sfiora i 50 milioni di euro.

La Guardia di Finanza di Malpensa ha sequestrato 13 chili di cocaina nascosti in uno stampo industriale (settembre 2007)

I due stampi industriali in cui era nascosta la cocaina proveniente da Santo Domingo

Afghanistan, se in ostaggio resta il Governo

Uno gruppo di militari italiani sbarca dall'elicottero per una perlustrazione nei dintorni di Herat, la zona sotto il comando italiano nell'Est dell'Afghanistan.<br />
In sole 24 ore - il tempo del rapimento dei due militari italiani in Afghanistan e del successivo blitz - la maggioranza di governo è riuscita ad esprimere non meno di cinque linee diverse. Il segretaro del Pdci Oliviero Diliberto, quasi non aspettasse altro, ha chiesto il “ritiro immediato” del nostro contingente. Il suo collega di Rifondazione, Franco Giordano, si è sentito “un po’ distante da Diliberto”. Questa la sua ricetta: “Prima trattiamo, trattiamo, trattiamo. Poi parleremo di ritiro delle truppe”. Il suo capogruppo al Senato, Giovanni Russo Spena, esprime comunque “dubbi sull’azione di forza”.

Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, era ovviamente su tutte le furie: oltre alla liberazione dei suoi militari doveva pensare anche al fronte interno. Forse avrebbe fatto volentieri uno scambio, alleati di governo contro soldati. Nel frattempo a New York il ministro degli Esteri Massimo D’Alema diceva la sua (e fin qui nulla di male), magari però aggiungendo qualche particolare di troppo: non si trattava di semplici sottufficiali, ma di “funzionari”, cioè di agenti dei servizi segreti. Romano Prodi, anche lui a New York, ha precisato di seguire costantemente la situazione e di avere “tutti i canali aperti”.

Nessuno, né nel loquace governo né nella loquacissima maggioranza, è sembrato ricordarsi di concordare una versione comune dei fatti, magari una versione “ufficiale” ma, come si fa in questi casi, la più adatta a minimizzare gli eventuali danni. Erano giornalisti, no una pattuglia in perlustrazione, addetti agli aiuti umanitari, esperti delle “squadre speciali”, infine agenti dell’intelligence.

La malignità che circola tra gli addetti ai lavori è che il blitz è stato fatto assieme agli inglesi per poter addossare loro un’eventuale finale drammatico. Gli italiani sono feriti, uno seriamente, e c’è poco da scherzare. Certo è che se i talebani o chi per loro volevano approfittare della debolezza del governo italiano, ben istruiti dal precedente di Daniele Mastrogiacomo, anche stavolta hanno sfiorato il colpaccio. E qualcosa lascia prevedere che, anche in politica, la faccenda non finisca qui.

Guarda il VIDEO servizio sulle dichiarazioni del ministro Parisi alla Camera:

LEGGI ANCHE: Liberati con un blitz, ma feriti, i due italiani - Sas, incursori e Col Moschin per salvare i militari rapiti

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Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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