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Sergio-Cofferati
Basta così: niente bis per il Cinese a Bologna.
Con una decisione a sorpresa, Sergio Cofferati non si ricandiderà per la poltrona di sindaco di Bologna, la prossima primavera.
Sorpresa per tutti, ma non per Walter Veltroni. Al leader del suo partito, l’ex segretario della Cgil aveva parlato qualche giorno fa. Spiegando che dietro la decisione di rinunciare alla ricandidatura ci sono motivi personali e di famiglia, legati al fatto che la compagna, Raffaella, con il figlio Edoardo (nato a novembre di un anno fa), continua ad abitare a Genova. “Ho preso e comunicato ai responsabili del mio partito la decisione di non ricandidarmi alle amministrative di Bologna del 2009. Le ragioni sono prettamente private”, ha infatti detto il primo cittadino (61 anni compiuti lo scorso gennaio), durante una conferenza stampa in Comune.
E il leader del Pd? Magnanimo e comprensivo: “Lo ringrazio del lavoro svolto. Di fronte a motivazioni così forti, non ci sono possibili rimproveri”, ha detto Veltroni. Quindi nessun giallo, nessuno screzio politico, nessuna difficoltà dentro Palazzo d’Accursio? Ufficialmente no. Anche se i rapporti tra Cofferati e gli alleati si sono logorati da tempo: con la sinistra radicale si è arrivati spesso allo scontro, ma anche la minoranza del Pd bolognese, bindiani in testa, non va più d’amore e d’accordo con il “sindaco sceriffo”. Che lo scorso aprile aprì il fronte delle polemiche anche nei confronti del coordinatore regionale del Pd, Salvatore Caronna, accusandolo di mancanza di “coraggio” proprio sulla decisione di correre alle amministrative da soli.
Segnali. Che fecero a tutti pensare che l’ex segretario della Cgil volesse intraprendere un percorso diverso, magari a Roma. Magari, con l’appoggio di Massimo D’Alema, a contrastare la leadership di Walter. Perché il Cinese ha un curriculum di tutto rispetto, in fatto di seguito, di numeri, di sostenitori. Prima di accettare di “rientrare” nei ranghi del partito per la strappare Bologna a Guazzaloca nel 2004 (col 60% dei consensi), era riuscito a far sognare tutta la sinistra italiana: amatissimo dalla base e considerato una minaccia da tutto il gruppo dirigente del suo partito (i Ds). Aveva portato, il 23 marzo 2002, al Circo Massimo di Roma, tre milioni di persone (una delle maggiori manifestazioni italiane del dopoguerra dell’estrema sinistra).
A dire della sorpresa dei democratici, la frase di un esponente: “E pensare che ci sono già i volantini stampati”. Appunto, cosa succederà ora in città e nel Pd è un’incognita.
L’unica certezza è che le primarie (da cui dovrebbero uscire i candidati del 2009 alla carica di sindaco e di presidente della provincia), già in programma, si terranno domenica 14 dicembre 2008. E saranno molto più indecise. Il partito ne ha già fissato le regole.
Anzitutto la raccolta delle firme per la presentazione delle candidature: partirà lunedì 27 ottobre e andrà avanti fino al 17 novembre. Chi decide di avviare la raccolta delle forme dovrà darne comunicazione alla segreteria del comitato, che accerterà i requisiti dell’interessato previsti dallo statuto nazionale. Entro il 19 novembre, esperiti gli accertamenti, il comitato organizzatore provinciale - che ha fissato anche i limiti di spesa per l’intera campagna elettorale di ciascun candidato (15mila euro per il Comune e 20mila euro per la Provincia) indicherà i nomi di coloro i quali saranno ammessi alle primarie.
Per ora l’unico candidato è Andrea Forlani, presidente del quartiere Santo Stefano (quello in cui abita l’ex premier Romano Prodi). Le alternative sono, in teoria, tante. Ma nessuna ha il nome conosciuto come il probabile candidato del centrodestra Giorgio Guazzaloca, ex sindaco battuto proprio da Cofferati nel 2005 e attuale componente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
In pole position però c’è l’attuale assessore all’Urbanistica Virginio Merola con alternativa il segretario cittadino Andrea De Maria. Anche la vera sorpresa potrebbe essere il ritorno del “Padre” del Pd, l’ex premier Romano Prodi. Nome che in realtà qualche nostalgico del Professore ha messo in campo qualche mese fa. Il suo rifiuto a ritornare alla politica attiva - dopo l’addio a ogni carica, anche nel Pd - potrebbe ora cambiare, nonostante il recente incarico all’Onu per l’Africa.
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Dal calcio alla politica, il passo è breve. Ed infatti da Achille Lauro a Roman Abramovich, i nomi dei “patron” del pallone che hanno deciso di tentare la carta dell’agone pubblico si sprecano. L’ultimo, in ordine di tempo, potrebbe essere Alfredo Cazzola, presidente del Bologna Calcio.
“Candidarmi a sindaco? Mi prendo l’impegno di riflettere con grande attenzione su questa opportunità o possibilità” ha detto durante un’intervista rilasciata ad un quotidiano della città. “Quello di candidarmi a sindaco è un ragionamento che farò a tempo debito” ha proseguito il presidente,”certo è che “la lingua che parlo meglio è il dialetto bolognese. Tutte le mie attività sono state legate alla città. E sono un bolognese che ha sempre vissuto con grande entusiasmo la sua città. Una città che meriterebbe di essere più ambiziosa e di avere più ambizioni”.
A sfidare l’anno prossimo lo “straniero” Cofferati - che la settimana scorso ha rotto gli indugi, decidendo di ripresentarsi - potrebbe essere proprio lui, “il presidente del ritorno in A”, come qualcuno lo ha definito in questi giorni. Sfruttando così, l’onda lunga che arriva dal pallone anche se - fa sapere sempre Cazzola - “una cosa è il calcio, un’altra è amministrare una città, che significa farsi carico quotidianamente della gestione di un territorio. Ma è un argomento che mi piacerà affrontare, su cui mi concentrerò nel prossimo periodo”.
Una candidatura che potrebbe mettere d’accordo tutta la coalizione di centrodestra, a cominciare dal deputato di Forza Italia Fabio Gargnani, vero sponsor dell’operazione. E che non troverebbe indiffirente neppure l’Udc di Pier Ferdinando Casini (”un fatto positivo”, hanno commentato i luogotenenti democristiani).
Gli indizi per un “sì convinto” ci sono tutti, a cominciare dalla partita di domenica scorsa, che ha visto il Bologna conquistare la massima serie. In tribuna d’onore, allo stadio “Dall’Ara” era assente il primo cittadino Sergio Cofferati. C’era però il presidente della Camera Gianfranco Fini, pronto a festeggiare il ritrono nella serie A del suo Bologna.

Lui, il “sindaco sceriffo”, Sergio Cofferati alla sicurezza ci tiene in particolar modo. Tanto da mettersi contro (dal giorno degli sgomberi dei Rom sul Reno nel 2005) parte della (ex) maggiorazna di sinistra. Ancora lui, Sergio Cofferati, se c’è da sperimentare non si tira indietro. E allora se Walter Veltroni, segretario del suo partito, dice che per costruire un’opposizione riformista bisogna guardare al centro e approcciarsi all’Udc di Pier Ferdinando Casini, ecco che il primo cittadino bolognese è in prima fila.
Sempre lui al partito democratico del Nord, che segua le orme della Lega (radicamento sul territorio, più vicinanza alle esigenze dei cittadini, più praticità nel risolvere i problemi) ci crede sul serio. Basta scegliere uno di questi motivi politici, per capire un po’ di più come e perché a Bologna, Pd e Udc stiano andando insieme a mettere la firma su un provvedimento comunale che dota di spray urticante (”previsto da una legge regionale del 2003″, precisano dal Pd) e manganelli (anzi, lo chiamano “bastone distanziatore”, per non incorrere in questioni ideologiche) i vigili locali. Un matrimonio in solitaria, per ora, senza testimoni bipartisan: il centrodestra, scippato dell’argomento, grida all’inciucio.
Solo qualche mese fa, le prove di accordo con An erano fallite: a luglio, un pacchetto simile aveva persino ricevuto il benestare di Fini. Alla fine però Cofferati non firmò l’intesa. Questione di tempo. E di urne: ora che anche in Emilia il partito di Bossi ha preso l’otto per cento, il via libera alle misure di sicurezza supplementari per i vigili urbani è diventato priorità. E porta in calce le firme di Claudio Merighi, capogruppo del Pd in Comune, uno dei colonnelli di Cofferati, e di Silvia Noè, consigliera comunale e regionale dell’Udc. Un semplice documento, subito battezzato “le nozze del manganello”, che fa esplodere il capogruppo della lista civica guazzalochiana che aveva nell’Udc uno dei propri pilastri politici (”qui ci vogliono affossare”), mentre il Pdl accusa di tradimento il partito di Casini (”sono la stampella di Cofferati”). Dall’altra parte Rifondazione comunista minaccia barricate e si prepara alla battaglia insieme ai centri sociali. Insomma, oggi sono in molti a rifiutare l’accordo.
Al riflesso che l’intera vicenda potrebbe avere a livello nazionale sembra non pensarci nessuno. Ma dopo le pattuglie di “assistenti civici” presentate dall’assessore alla Sicurezza Libero Mancuso, è rimasto solo il Prc a denunciare la “pericolosissima rincorsa a destra” di Bologna: per il capogruppo Roberto Sconciaforni “gli spray, i manganelli, le ronde di studenti e pensionati, dimostrano solo il misero tentativo del Pd di inseguire la Lega. Faremo di tutto perché non passino”. Questa volta, però, a raccogliere la mano tesa di Cofferati è soltanto l’Udc. In linea con la nuova strategia d’opposizione del Pd.

Uno contro tutti. Sergio Cofferati morde il freno e, a Bologna, in poco meno di una settimana, scatena dissensi e smentite da parte di tutti, alleati compresi. Dando credito a quanti vedono per lui un futuro da leader dei Democrats.
Si inizia quando “il sindaco-sceriffo” pensa bene di lanciare il Pd del nord come risposta al successo elettorale della Lega. E la prima bordata arriva da Massimo Cacciari, primo cittadino veneziano che sentenzia: “L’Emilia non c’entra nulla con il Partito Democratico del Nord”, aggiungendo che Cofferati segretario di questa eventuale area federata sarebbe solo “una barzelletta”. Passano un paio di giorni, e sul sito del Pd bolognese, appare un articolo al vetriolo. Lo firma, Luca Foresti, coordinatore dell’informatizzazione del partito, che invita Cofferati a decidersi “entro maggio” se candidarsi o meno alle prossime elezioni amministrative (nel 2009). E scoppia così la bufera, fino a quando una nota del sito stesso informa che “si è chiarito che la pubblicazione in home page di un’opinione personale è stata frutto di un fraintendimento in buona fede”.
Ma non finisce qui. Le ultime schermaglie in casa Pd arrivano nelle ultime ore. E il protagonista è sempre lui, il “sindaco-sceriffo”, che stavolta accusa il coordinatore regionale Salvatore Caronna di mancanza di “coraggio”. Tema: la decisione di correre anche alle amministrative da soli, forti del 49% preso nella città dell’Arciginnasio. Cofferati invita ad accelerare, Caronna frena e risponde che lui, di coraggio, “ne ha da vendere”. Segnali tensione che col passare dei giorni non sembrano diminuire. E che potrebbero far decidere all’ex segretario della Cgil un percorso diverso, magari a Roma.
Magari, con l’appoggio di Massimo D’Alema, a contrastare la leadership “dell’ex amico” Walter. Che, in caso di sconfitta al Campidoglio per Rutelli (ipotesi che al loft hanno cominciato a prendere in considerazione), vedrebbe prima ridimensionata la libertà di azione che gli hanno concesso finora gli alti dirigenti del Pd e poi la sua poltrona di segretario traballare.

Adesso è qualcosa di più di un’indiscrezione: Romano Prodi potrebbe essere il candidato a sindaco di Bologna alle prossime elezioni amministrative del 2009.
I rapporti tra Sergio Cofferati e la sinistra radicale, a Palazzo D’Accursio, sono logori da tempo. E non solo quelli. Anche la minoranza del Pd bolognese, bindiani in testa, non va più d’amore e d’accordo con il “sindaco sceriffo”. L’ultima schermaglia è avvenuta qualche giorno fa. Motivo della controversia, l’approvazione del maxiemendamento al Bilancio, ottenuto dopo una pazientissima opera di mediazione tra Sinistra Arcobaleno e Giunta comunale. A chiosare lo stallo in cui si è impelagata la maggioranza, ci ha pensato nei giorni scorsi Gian Guido Naldi, di Sinistra Democratica: “abbiamo fatto questo bilancio invece che andare alle elezioni anticipate e consegnare la città al prefetto”.
In questo clima, la decisione di ricandidare Cofferati appare più che mai incerta. Anche perché, ormai da settimane, è lo stesso sindaco a continuare a ripetere che le sue scelte di vita future saranno condizionate da esigenze personali e familiari (da qualche mese è diventato papà). Ma a giocare un ruolo decisivo potrebbe essere anche Walter Veltroni. Con una proposta che in molti danno ormai per scontata: un posto da ministro, se il Pd dovesse vincere le elezioni; o, in caso di sconfitta, un ruolo decisivo nel “governo-ombra” del nuovo partito, di cui l’ex sindacalista è uno dei componenti, d’area veltroniana, del coordinamento nazionale.
Anche per questo, i dirigenti del Pd stanno pensando di presentare alle prossime elezioni comunali Romano Prodi. Che, in attesa di decidere se ritornare in Europa di nuovo con un incarico direttivo o fare il primo cittadino della sua città, per il momento nicchia e ribadisce di volersi dedicare “semplicemente ai suoi nipoti”. Ma sono in molti a credere ormai che dopo il “neo-papà” Cofferati, il centrosinistra emiliano potrebbe proprio puntare sul “nonno a tempo pieno” Prodi (classe 1939). Per non perdere la roccaforte bolognese, non c’è età che tenga. Ma non ditelo all’ottantenne De Mita…

Da Torino a Napoli, passando per Firenze e Bologna ma senza dimenticare la Puglia. Il centrosinistra soffre, si spacca e rischia di finire in minoranza non solo a Roma. La fragilità dell’esecutivo fa tremare lo Stivale intero e non risparmia quasi nessuno degli enti locali amministrati dalla stessa coalizione che finora ha tenuto a galla Romano Prodi.
Per disegnare il diagramma della crisi basta partire da Torino, dove da giorni è in atto una vera e propria resa dei conti interna al Pd e una rottura sempre più profonda tra moderati e Rifondazione. La tregua è arrivata solo ieri, con un documento che sana le fratture interne al partito di Veltroni, ma che non scioglie le divergenze con gli altri alleati.
A Bologna, Cofferati non se la passa meglio. Dopo aver presentato “il piano B” per continuare a governare la città e salvare la sua giunta, la sua situazione non è migliorata di molto. L’ala radicale è rimasta fuori della coalizione, e per amministrare il “sindaco sceriffo” deve così contare sui due voti determinanti della Sinistra Democratica, che non smette di inviare messaggi poco concilianti, continuando a proporre elezioni anticipate.
Se Cofferati, seppure con qualche difficoltà, governa, ieri a Firenze la sinistra radicale ha mandato in frantumi la maggioranza comunale. Verdi, Rifondazione, Comunisti italiani e Sinistra democratica hanno fatto affondare una delibera sulla fusione delle Spa dell’acqua, facendo infuriare il sindaco Leonardo Dominici e il Pd toscano, che ha già fatto sapere di voler sfiduciare il presidente del consiglio comunale Cruccolini, targato Sd e considerato uno dei principali oppositori alla delibera. L’opposizione avverte che “la maggioranza non c’è più”, nel frattempo il primo cittadino fiorentino riferisce a Veltroni e a Claudio Martini, presidente della regione toscana.
Ma è lo stesso Martini a non trovarsi in una situazione più rosea. La scorsa settimana ha allargato la sua maggioranza a Rifondazione ed è subito scoppiato il problema poltrone. La sinistra massimalista si sente “sottorappresentata” e vuole nominare almeno un assessore in più e il vicepresidente.
Al Sud le cose non vanno meglio. Col passare delle ore, in Campania la situazione si complica. Dopo gli arresti del presidente del consiglio regionale Sandra Lonardo e le prime avvisaglie di crisi, gli uomini di Mastella hanno abbandonato la maggioranza sia nella Provincia che nel municipio di Caserta e hanno minacciato di togliere il proprio sostegno anche alla Regione.
Intanto, l’Italia dei Valori non perde occasione per dire che “l’esperienza Bassolino deve considerarsi conclusa”, i socialisti si dicono certi che “questo esecutivo non durerà fino al 2010″ e il segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano dichiara lapidario: “si è chiuso un ciclo politico. Andiamo a votare in autunno”.
Persino la Puglia risente dell’effetto-crisi. L’esperimento Vendola, celebrato come “prototipo della sinistra al governo” e “modello vincente delle vere primarie”, inizia a scricchiolare per l’enorme deficit sanitario pregresso.
La scorsa settimana, il governatore pugliese ha convocato un vertice di cinque ore con tutti gli assessori. Nessuna poltrona è saltata (almeno per ora), ma alla fine Vendola ha comunque attaccato “una mentalità ministerialista incapace di guardare al d là delle proprie competenze”. Ed il Pd intanto ha avvertito: “sosterremo il governo regionale, ma non in maniera incondizionata. Il partito non vuole coprire scelte che non ha contribuito a determinare, ma compartecipare alla strategia di rilancio secondo regole di evidenza e legalità”.
Quattro città (Torino, Bologna, Firenze, Napoli), quattro regioni (Piemonte, Toscana, Campania, Puglia), otto amministrazioni, tutte governate dal centrosinistra. C’è n’è abbastanza perché qualcuno sostenga che “la crisi di un governo sembra la crisi di un’intera stagione politica e di un progetto”, quello dell’Ulivo, iniziato coi migliori auspici ormai tredici anni fa.

Sette pagine per tener uniti i sette alleati, ormai da tempo separati in casa e ingoiati in una crisi che dura da più di quattro mesi. Oggi Sergio Cofferati ha presentato il suo “programma-bis”, chiedendo a tutti i componenti della (ex) maggioranza di sottoscriverlo. Obiettivo? Tener unita una coalizione che a Bologna sembra afflitta dagli stessi “mal di pancia” e dalle stesse liti romane.
Dopo aver proposto il metodo delle “doppie-primarie”, il sindaco-sceriffo è tornato all’attacco con un documento programmatico su sicurezza, casa ed ambiente.
Chi metterà la sua firma al progetto, fa sapere il primo cittadino, farà parte della maggioranza che governa la città e si potrà trovare un nuovo mandato per arrivare alla fine del mandato. Altrimenti “deciderò di conseguenza”.
Il documento, come ha commentato Cofferati stesso dopo aver consegnato ai cronisti le sette pagine del nuovo patto: “è stato scritto e varato in giunta ieri e riepiloga abbastanza dettagliatamente le azioni che sono secondo noi possibili e utili ad integrazione del programma di mandato, per il tempo che va da qui alla fine della legislatura”. “Una conclusione di un percorso, ma anche un’aggiunta al programma del 2004″ ha spiegato, aggiungendo poi di essere convinto che il centrosinistra troverà l’intesa al più presto.
Ottimismo non condiviso però da quasi tutti gli alleati. Da una parte Franco Grillini, (candidato alle prossime amministrative a cui rispondono i due consiglieri di Sinistra Democratica in grado di tenere a galla l’amministrazione) ha intimato al Pd “di mollare subito qualche poltrona. Non possono tenere tutto loro”; dall’altra Rifondazione Comunista ha fatto sapere che di sicuro non rientrerà nella coalizione. “Tutt’al più” hanno precisato gli uomini di Giordano a Palazzo d’Accursio “potremmo appoggiare alcuni provvedimenti che valuteremo positivi”.

Elezioni comunali in vista a Bologna? Sergio Cofferati fiuta l’aria, non le esclude e prepara le contromosse. Dice addio alle vecchie primarie e propone un nuovo modello per evitare i contrasti nella maggioranza che hanno paralizzato l’amministrazione della sua città.
Così, a chi gli chiede della scelta del prossimo candidato di centrosinistra, risponde secco: “Prima si fanno le primarie del Pd, poi quelle di coalizione”.
Un meccanismo inedito, finora mai sperimentato, che qualcuno ha già battezzato Cofferatum. Di sicuro, un deciso passo in avanti verso la piena autonomia del Pd, ostaggio, per molti degli uomini vicini al primo cittadino, dell’ala radicale della (ex) maggioranza.
La svolta nasce dopo la paralisi che ha bloccato l’amministrazione di Palazzo D’Accursio, ingoiando assessori e consiglieri in una verifica dai tempi infiniti (il chiarimento annunciato già settimane fa, slitterà verosimilmente a gennaio).
L’ultimo contrasto è esploso con l’Anpi, Associazione nazionale partigiani italiana, sulle responsabilità della crisi del governo cittadino e sulla (possibile) intesa con Alleanza Nazionale. Ma è stata solo il più recente di una serie infinita di scontri, che ha portato molti politici e qualche outsider a proporre in anticipo l’intenzione di correre per la poltrona di sindaco bolognese.
Tra questi, Franco Grillini che adesso boccia il sistema delle pre-primarie, definendole “qualche cosa molto simile ad un trucco”.
Ma il presidente onorario dell’Arcigay non è il solo a essere contrario al Cofferatum: buona parte della dirigenza del Pd targata Margherita, in testa il deputato Antonio La Forgia, non ha gradito affatto la mossa del primo cittadino. “Le primarie devono essere di coalizione, non di partito” tuonano gli ex dl, decisi a non farsi condizionare dalla linea dura di Cofferati. La crisi si annuncia più che mai aperta.
Sarà gennaio il mese in cui il sindaco-sceriffo, stretto dal fuoco incrociato di moderati e sinistra radicale, dovrà trovare una (insperata) soluzione.