
Con il voto di ieri sera che ha eletto il nuovo Cda della Rai si è perpetrato un vero e proprio “omicidio dell’informazione”. E ancora: “In questo governo di regime abbiamo assistito all’ennesima spartizione lottizzatoria della Rai”.
A puntare il dito contro il nuovo Cda della Rai è il leader dell’IdV Antonio Di Pietro che convoca una conferenza stampa a Montecitorio per dire come con quest’atto “spartitorio”, l’informazione “sia stata ammazzata”.
“Questo significa” prosegue Di Pietro “che al di la delle parole, quando si tratta di gestire il ‘poltronificio’, le varie forze politiche diventano un unico partito”.
Di Pietro ce l’ha anche con il Pd che ha preso parte a questa occupazione dei partiti della Rai: “Ognuno” sottolinea il deputato “ha fatto in modo di scegliersi il proprio controllore. E questo trovo che sia profondamente sbagliato. Non volevamo che la Rai fosse asservita ancora una volta alle logiche di partito. Ed è per questo che abbiamo deciso tempo fa di non prendere più parte ai lavori della commissione di Vigilanza. Non volevamo essere complici del delitto dell’informazione che si è perpetrato. Ma ora che il delitto è compiuto, torneremo a far sentire la nostra voce in commissione di Vigilanza”. Mercoledì infatti, al momento del voto, l’Idv si è chiamata fuori, ma ora, dice Di Pietro, tornerà a sedere in commissione di Vigilanza.
Anche sulla eventuale riconferma di Claudio Petruccioli a presidente della Rai Di Pietro ha qualcosa da dire: “Non ne faccio una questione di persone, ma di metodo. Noi dell’Idv riteniamo che queste persone non debbano essere nominate in questo modo, con i partiti che scelgono i vicini di ombrellone. È il metodo che non funziona, ma per il momento” scherza “non ho ancora la maggioranza relativa. Quando l’avrò mi comporterò di conseguenza”.
Non tarda la replica del Pd: “Di Pietro non è l’unico custode della democrazia nè ha il monopolio della democrazia. In Commissione di Vigilanza non si è consumato alcun delitto dell’informazione”, dice Giorgio Merlo, del Pd, vicepresidente della Commissione. “Semplicemente si è dato un governo alla Rai nel rispetto delle leggi esistenti. Il resto appartiene alla propaganda, alla demagogia e all’inguaribile antipolitica”.
Sergio Zavoli, che Indro Montanelli ha definito “il principe del giornalismo televisivo”, con le sue inchieste e i suoi saggi, i suoi libri e i suoi articoli ha attraversato mezzo secolo di storia, di costume, di cronaca del nostro Paese; con i suoi programmi ci ha raccontato le Origini della civiltà mediterranea, la vigilia e la nascita de1la nuova Europa; con i suoi reportages ci ha fatto vivere le giornate più significative e drammatiche dell’invasione sovietica dell’Europa dell’Est, del Vietnam, dell’Algeria, della Somalia, del Congo, dell’India, dell’Argentina; con i suoi documentari, il Palazzo di Cnosso e la civiltà minoica, il mondo della Clausura, la provincia italiana; con i suoi Incontri, Schweitzer, Von Braun, Steinberg, Fellini; con le sue inchieste ha affrontato grandi temi come la nascita del fascismo, la giustizia, la scuola, il Sud, la scienza, l’etica, la religione, lo sport.
Va ricordata la grande inchiesta sul terrorismo italiano degli anni ‘70 e ‘80, La Notte della Repubblica, cinquanta ore di televisione conosciuta anche in vari Paesi del mondo. Nato a Ravenna nel 1923 e cresciuto a Rimini, di cui è cittadino onorario, Sergio Zavoli, presente anche nella Treccani, è stato condirettore del Telegiornale al tempo in cui era unico, direttore del Gr1, presidente della Rai, direttore del quotidiano Il Mattino.
Per la Radio ha vinto due Prix Italia, e molti altri premi per l’attività televisiva: Nascita di una dittatura (1972, Premio Saint-Vincent), La notte della Repubblica (1991, Premio Giornalista dell’anno), i tre cicli di Viaggio intorno all’uomo (1991, Premio Regia televisiva, e Premio Critici cinematografici e televisivi), Viaggio nel Sud (1992, Premio Regia televisiva), Nostra padrona televisione (1994, Premio speciale della critica televisiva). Ha inoltre ottenuto, per la sua attività giornalistica, il Premio Alfio Russo, il Premio Guido Dorso e il Premio Hemingway.
Il premio speciale della critica televisiva al Festival di Cannes gli è stato assegnato per Processo alla tappa, la rubrica che innovò le cronache del ciclismo non solo in Italia.
Tra i suoi libri ricordiamo: Viaggio intorno all’uomo (Sei, 1970 - Premio Campione), In nome del figlio (Sei, 1972 - Premio Selezione Estense), Nascita di una dittatura (Sei, 1973 - Premio Campione), Una favola per Valentina (Giunti, 1973 - Premio Andersen), I figli del labirinto (Sei 1974 Premio Selezione Estense), A passo d’uomo (De Agostani, 1978), Tre volte vent’anni (SugarCo, 1978 - Premio Selezione Bancarella), Socialista di Dio (Mondadori 1981 - Premio Bancarella), Romanza (Mondadori, 1987 - Premio Basilicata e Premio dei Premi), Z come Zavoli (Mondadori, 1990), La notte della Repubblica (Nuova-Eri Mondadori, 1992), Di questo passo (Nuova Eri, 1993), I giorni della meraviglia (Marsilio, 1994), Viva l’Itaglia (Nuova Eri-Mondadori, 1995), la raccolta di poesie Un cauto guardare (Mondadori, 1995 - Premio Alfonso Gatto), Credere non credere (Rai-Eri Piemme, 1996), La trasparenza del mattino (Pironti, 1996), I volti della mente (Marsilio, 1997), Rimetti a noi i nostri dubbi (SEI, 1997), Ma quale giustizia (Rai-Eri Piemme, 1997 - Premio Boccaccio e Premio Selezione Bancarella), La lunga vita (Mondadori, 1998), C’era una volta la Prima Repubblica (Rai-Eri Mondadori, 1999), Dossier Cancro (Garzanti, 1999), In parole strette (Mondadori, 2000), Se Dio c’e', dialogo col teologo Piero Coda (Rai-Eri Mondadori, 2000), Diario di un cronista (Rai-Eri Mondadori, 2002), Il dolore inutile (Garzanti, 2000 e 2002), la terza raccolta di poesie L’orlo delle cose (Mondadori, 2004), La Questione (Mondadori 2007).
L’Università di Urbino gli ha conferito la laurea ad honorem in Lettere; l’Ateneo romano di Tor Vergata la laurea honoris causa in Giornalismo. Collabora a vari quotidiani e riviste. È Presidente dei premi Dino Campana per la poesia, Estense per il giornalismo d’autore, Boccaccio per la letteratura.
Da tre legislature è Senatore della Repubblica.
Sergio Zavoli è stato eletto presidente della commissione bicamerale di Vigilanza sulla Rai. Il senatore del Pd ed ex presidente della Rai, la cui candidatura è nata da un’intesa bipartisan seguita all’elezione di Riccardo Villari, è stato eletto pressoché all’unanimità : ha ricevuto 34 voti favorevoli e nessun contrario; quattro le schede bianche.
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Sergio Zavoli alla Vigilanza Rai
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Dopo settimane di impasse, sulla Rai si muove il Pdl. Con i capigruppo di Camera e Senato che scrivono una lettera al Corriere della Sera in cui annunciano che i parlamentari del Pdl non si presenteranno più in commissione di Vigilanza finché L’attuale presidente Riccardo Villari non si dimetterà da presidente. Una decisione - spiegano Cicchitto, Gasparri, Bocchino e Quagliariello - che sperano possa far uscire il Parlamento dal “vicolo cieco” in cui è infilata la Vigilanza dopo la decisione del Pd di disertare i lavori.
Un’iniziativa che il presidente del Senato Renato Schifani - che nelle ultime settimane si è speso molto con moral suasion istituzionale per trovare una soluzione allo stallo - non nasconde di apprezzare. “Costituisce” dice “un fatto politicamente rilevante e introduce nella vicenda nuovi e utili elementi per una soluzione politica e non regolamentare”. E sulla stessa linea del Pdl è anche la Lega, che per bocca del ministro Roberto Calderoli chiede un passo in più: “Un documento in cui maggioranza e opposizione invitano il presidente a dimettersi”.
La possibilità di un accordo politico che sblocchi la situazione della Vigilanza non lascia indifferente il Pd. Tanto che il capogruppo al Senato vede la possibilità di fare passi in avanti. “Ho molto apprezzato la lettera che - dice la Finocchiaro - è un gesto politico rilevante”. Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione Pd, giudica “positiva l’iniziativa del Pdl”, una premessa per arrivare alle dimissioni di Villari eletto con 21 voti della maggioranza e 2 dell’opposizione pur essendo un esponente del Pd (da cui è stato poi espulso).
Soddisfatta anche l’Udc che parla di “novità importante”. “La lettera” spiega Roberto Rao “rappresenta una disponibilità politica nuova e importante per concorrere a determinare la piena agibilità di un importante organismo parlamentare di controllo”.
Polemica, invece, l’Italia dei valori. Leoluca Orlando, che era il candidato dell’opposizione al posto poi occupato da Villari, sostiene infatti che “il centrodestra si è imbrogliato nel suo stesso imbroglio”. Anche se a questo punto pare evidente che anche la maggioranza è alla ricerca di una soluzione morbida della complessa vicenda. “È un tentativo estremo di risolvere attraverso la politica e la moral suasion la situazione di stallo che impedisce il rinnovo dei vertici Rai”, spiega il vicepresidente dei senatori Pdl Quagliariello. Questo, però, “in un confronto dialettico con lo stesso presidente Villari”, si augura il capogruppo alla Camera Cicchitto.
Insomma, una soluzione per Villari e per la Vigilanza che sia accompagnata a una soluzione per la Rai, la cui nomina di sette consiglieri su nove e la ratifica con voto bipartisan a due terzi, è di competenza della Commissione. Dove siede ancora Sergio Zavoli che dopo l’elezione di Villari era stato indicato come suo successore alla presidenza per iniziativa bipartisan. Sbloccata la Vigilanza, si dovrà procedere presto - come chiedeva anche nei giorni scorsi il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani - alla nomina di un Cda che, pur essendo pronto mercoledì alla prima riunione dopo le feste, è al momento incompleto per le dimissioni di Gennaro Malgieri (ora parlamentare) e la scomparsa di Curzi. Per la formazione dei nuovi vertici Rai un nome da cui si potrebbe ripartire è quello di Stefano Parisi, il candidato alla direzione generale che non è stato mai del tutto messo da parte.
Sergio Zavoli
C’è accordo tra Pd e Pdl per la nomina di Sergio Zavoli come presidente della commissione di vigilanza Rai: nelle prossime ore saranno svolti tutti gli adempimenti tecnici per ufficializzarne la candidatura. Il premier Silvio Berlusconi ha commentato in serata: “Zavoli è assolutamente idoneo a presiedere la commissione di vigilanza Rai, non si discute”. La giornata è stata tesa: in mattinata Leoluca Orlando e Francesco Pardi avevano annunciato le loro dimissioni dalla vigilanza dopo l’elezione di Riccardo Villari (Pd) alla presidenza. Poi, nel pomeriggio, il segretario del Pd, Walter Veltroni, ha annunciato l’intesa raggiunta con la maggioranza sul nome di Sergio Zavoli.