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Serie-B

Calcioscommesse, arrestato anche Cristiano Doni

L'ex capitano dell'Atalanta Cristiano Doni (Credits: LaPresse)

L'ex capitano dell'Atalanta Cristiano Doni (Credits: LaPresse)

C’è anche l’ex capitano dell’Atalanta Cristiano Doni tra le 17 persone arrestate questa mattina nell’ambito dell’inchiesta sul calcioscommesse. La procura di Cremona ha concluso la seconda tranche di indagini sulle partite “truccate” e gli uomini delle squadre mobili di Cremona, Brescia e Bologna hanno eseguito gli ordini di custodia cautelare. Continua

Urbano Cairo: la sfortuna dell’uomo che voleva diventare il «cavalierino»


Urbano Cairo: la sfortuna dell'uomo che voleva diventare il «cavalierino»

di Giuseppe  De Bellis

Non promette più, non palleggia, non scherza, non sorride: Urbano Cairo, l’uomo che voleva fare Berlusconi nella città di Agnelli, s’è arreso alla realtà. Il Torino ultimo in classifica in serie B. Il Torino contestato. Il Torino che si prende una bomba carta nella sua sede. Il destino di una squadra sfortunata e di un presidente che credeva di essere fortunato. Continua

Mondo ultrà: poco calcio, tanta politica. E più violenza

In una foto d'archivio dell'ottobre 2006 uno striscione contro la polizia esposto dalgi ultras della curva a del San Paolo
L’uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri ha scatenato la reazione violenta di facinorosi e teppisti, la degenerazione dei movimenti del tifosi del calcio italiano.
Secondo le ultime informazioni dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive del Viminale e stando alla cronaca (più nera che sportiva) degli ultimi anni, sono ormai pochissime, in serie A e soprattutto nei campionati minori, le squadre che possono vantare spalti immacolati, dove il tifo è tifo e basta.

“Noi siamo ultrà. Non siamo gente come gli altri. Non amiamo mescolarci con le masse, non vogliamo uniformarci”, dicono, presentandosi quelli di Vivereultras. “Siamo pronti a subire torti, oppressioni e sguardi malevoli. Non tradiremo mai ciò in cui crediamo, e continueremo a seguire la nostra linea per sempre”.
Quasi un mondo a parte, insomma, quello ultrà, costruito intorno a poche parole d’ordine: onore, fede, tradizione e lotta. E proprio per portare avanti la lotta, da qualche anno sono spuntati anche i coltelli tra le curve più esagitate: in quella della Roma c’è un gruppo che si chiama Bisl, che significa “basta infami solo lame”. Dove gli infami, manco a dirlo, sono poliziotti e carabinieri. Anche se la maggior parte dei tifosi che allo stadio vanno per fare a botte e non per vedere la partita, preferisce usare le mani. E le cinture, come “insegna” il video di “Cinghiamattanza” (rimosso da YouTube ma postato sul sito di La Destra.info), uno degli ultimi successi degli Zetazeroalfa, un gruppo musicale che chiama a raccolta i giovani e non li invita certo a una pacifica conversazione in piazza. Un must tra i gruppi più duri delle curve, che ne analizzano ogni fotogramma nei forum su internet.
E allora chi sono questi giovani che rinunciano anche alla sciarpa con i colori della squadra del cuore e si vestono in modo anonimo per non essere riconoscibili, per colpire nascosti dietro caschi, sciarpe e passamontagna scuri (come insegna la bibbia degli hooligan inglesi Fedeli alla tribù, di John King, romanzo sugli Headhunters del Chelsea)?

L’identikit dei violenti è uguale in tutta Italia: dai 15 ai 20 anni, agiscono spesso sotto l’effetto di droghe e nello scontro con lo “sbirro” si muovono a gruppi. Gruppi politicizzati, la grande maggioranza di estrema destra (come “Tradizione e distinzione”, gruppo della curva romanista che ha legami con Base Autonoma, così come la “Banda de noantri” della Lazio), con l’eccezione di quelli legati alle squadre del Perugia, del Livorno e della Ternana.
Ma la mappa dei duri delle curve tocca tutta Italia: i Cani Sciolti della Sampdoria e i Mods di Bologna, i Drunks del Catania (quella etnea è ritenuta tra le tifoserie più “cattive”, come già dimostrato il 2 febbraio scorso durante gli scontri in cui fu ucciso Filippo Raciti) gli Irriducibili laziali e quelli interisti, i Korps viola, i Drughi della Juve, i Mastiff a Napoli, le Brigate Gialloblu veronesi. All’estrema sinistra ci sono gli Ingrifati e l’Armata Rossa di Perugia, che non si muovono senza la bandiera di Che Guevara; i compagni Livornesi e i Balordi, invece, salutano a pugno chiuso e inneggiano a Stalin e Lenin.
A tenere insieme molti di questi gruppi, dice un’informativa dei servizi segreti del 2006, è un “clima di violenza e ostilità nei confronti delle forze dell’ordine”. I “tentativi di strumentalizzazione ideologica, soprattutto da parte della destra radicale” si ripetono e “in alcune realtà come quella capitolina, la compenetrazione tra tifo ultrà di sponde opposte e oltranzismo politico ha evidenziato profili di indubbia insidiosità, correlati anche alla contiguità con ambienti della delinquenza comune, nonché all’emergere di nuove aggregazioni caratterizzate da una spiccata propensione alla violenza”.
Poi vi sono i gruppi border line di piccoli delinquenti - quelli che gli investigatori definiscono nelle indagini “gruppi disaggregati legati alla malavita” - e gli organici alla camorra e la ‘Ndrangheta. Una problematica legata soprattutto alle tifoserie del sud. Nel 2006, la questura di Napoli ha controllato, grazie ai biglietti nominativi, le fedine penali dei “curvaioli” e ha scoperto che su 12 mila persone, 1.200 erano pregiudicati. Numeri che spiegano l’odio per le divise, soprattutto quando cercano di impedire l’ingresso senza biglietto a torme di esagitati.
Scritte e a disegni contro la polizia sono stati trovati su un muro in centro a Bologna. Le scritte, fatte con un pennarello nero, si riferiscono espressamente alla guerriglia scoppiata venerdì 2 febbraio a Catania, al termine dell'incontro di calcio con il Palermo, tra gli ultras e la polizia e costata la vita all'ispettore Filippo Raciti
Ma non c’è domenica che gli ultrà non inneggino ai compagni in prigione o a quelli colpiti dal “daspo” (il divieto firmato dal questore di entrare allo stadio). Un tentativo di far rispettare le regole che ha reso ancora più aggressivi gli amici dei teppisti allontanati dalle partite. Basta fare un giro sul sito degli Irriducibili della Lazio per averne la prova: la home si apre con l’omaggio sonoro a quattro “camerati” in prigione accusati di diversi reati. Una canzone ska dalla chiusa esemplare: “Ma voglio dirvi solo una cosa (ai poliziotti, ndr), contro di voi nessuna resa”.

Alcuni VIDEO sugli Irriducibili della Lazio:

Il FORUM: con i tifosi o la polizia? - La GALLERY sugli scontri - LEGGI ANCHE: Tifoso ucciso, ultrà uniti contro la polizia - Quando la violenza si sposta fuori dagli stadi - Gabriele Sandri, la prima passione era la musica - La tragedia dell’autogrill

Calcio, tv e politica: nello schema del governo la Rai gioca in difesa

Una telecamera all'interno dello stadio Meazza a Milano
Il governo prova a mettere in pratica la mitica bizona di Oronzo Canà. Con il 40-30-30 della ripartizione dei soldi alle squadre di calcio e l’ 8-4-3 sul diritto di cronaca l’esecutivo prova a cambiare il pallone e l’offerta di calcio in tv. Tanto che il ministro dello Sport, Giovanna Melandri l’ha definita “La madre di tutte le riforme del calcio italiano”.

Una riforma approvata questa mattina dal Cdm con il decreto legislativo che attua la nuova legge quadro sulla titolarità e la commercializzazione dei diritti audiovisivi sportivi con la relativa ripartizione delle risorse sui diritti sportivi. Che però andrà a regime subito. Entrerà in vigore a partire dal campionato 2010. La transitorietà è stata spiegata dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni: “I contratti che sono stati stipulati fino al 31 maggio 2006 restano in vigore fino al 30 giugno 2010. Dopo toccherà alla nuova regola”.
Tre gli obiettivi che si propone il governo: 1) incidere sensibilmente sul processo di valorizzazzione del prodotto Calcio in Italia. Infatti con il passaggio alla gestione collettiva ed alla negoziazione collettiva dei diritti audiotelevisivi si introduce un nuovo sistema sulla contitolaritetà dei diritti in capo alle Leghe; 2) ridurre quel divario, oggi molto profondo, nell’equilibrio complessivo tra piccoli e grandi club”; 3) nella quota delle risorse verrà negoziata collettivamente, una parte andrà alla mutualità generale, la seconda parte alle categoria B e C e una terza parte alla “dimensione sociale” del calcio, ovvero settori giovanili e vivai.
A caldo, parlando con Panorama.it, il direttore di Rai Sport, Massimo De Luca (uno dei diretti interessati alla riforma) ha stemperato i trionfalismi del governo: “Non parlerei di una nuova epoca per il calcio. Ma di un buon passo per un parziale riequilibrio del settore. Infatti questa riforma riporterà un maggiore equilibrio nei ricavi e quindi attenuerà il divario tra le grandi squadre metropolitane e le piccole provinciali”. Ma un fenomeno come il Cagliari degli Anni Settanta o il Verona degli Anni Ottanta è difficile che si possa ripetere: “Non basterà questo a far vincere lo scudetto alle squadre che oggi lottano per la salvezza”. Sulla parte relativa al diritto di cronaca il direttore dello sport di viale Mazzini attacca le piccole tv: “I diritti sono calpestati. Vediamo andare in onda su piccole emittenti immagini che non dovrebbero esserci. Mi auguro che ci sia un controllo maggiore”. Ma la Rai potrebbe ritornare ad acquistare il campionato? De Luca non si sbilancia: “Direi al momento di no. Vedremo bene la riforma come andrà in vigore e vedremo anche quello che in futuro prevederà la Lega sul campo dei diritti tv”.

Diritti tv: ha vinto la serie A, proventi divisi 40-30-30

Il ministro dello Sport Giovanna Melandri con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Dopo la fumata nera dell’assemblea della Lega Calcio, è stato approvato dal Consiglio dei ministri il decreto legislativo che attua la nuova legge sui diritti tv che ne prevede la gestione e la negoziazione collettiva e una più equa ripartizione delle risorse. Questi i punti salienti del decreto.

Ripartizione delle risorse
Nel titolo terzo del decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri oggi è previsto il metodo di ripartizione delle risorse, assicurato dal mercato dei diritti audiotelevisivi. Ci sono tre meccanismi di ripartizione: uno interno alla serie A che prevede 40% equamente tra tutte le società, un 30% sulla base dei risultati sportivi e
all’interno di questo 30%, un 10% sulla base dei risultati conseguiti dal 1946, quindi storico. Un 15% sui risultati degli ultimi 5 anni e un 5% rimanente sulla base dell’ultima competizione sportiva. L’altro 30% sarà diviso e collegato al bacino d’utenza con una ripartizione interna: il 25% calcolato sulla base del numero dei sostenitori di ciascuno dei partecipanti
alla competizione e il 5% calcolato in base alla popolazione del comune di residenza del club. Un metodo che - spiegano dall’esecutivo - è stato recepito dal regolamento interno della Lega Calcio.

Problemi con la Serie B
Con il decreto legislativo licenziato stamani dal Cdm, il governo prova a risolvere ed entrare nel grave problema d’attualità della mutualità delle serie inferiori (soprattutto B e C). Verrà destinato alla mutualità per le
serie minori il 6% degli introiti incassati dalla serie A. A riforma in porto quindi si dovrebbe ridurre il divario esistente oggi tra grandi e piccoli club per quanto riguarda gli introiti da televisione, passando dall’attuale rapporto di 1 a 8, a uno più vicino alla media europea di 1 a 4. E poi per quello che riguarda la mutualità generale sarà estesa anche ai settori giovanili, ai vivai, ai dilettanti e allo sviluppo degli impianti sportivi.

Fondazione
Nel decreto legislativo sui diritti tv approvato oggi dal Consiglio dei ministri è prevista la creazione di una fondazione per la mutualità generale. Come ha spiegato il ministro dello Sport, Giovanna Melandri “si tratta di una innovazione che prendiamo dal modello della fondazione presente nel calcio inglese”. Quella italiana sarà una fondazione privata con un Cda di 12 membri, 6 designati dalla Lega, 3 dalla Figc, uno dal Coni e 2 dalla Federazione Pallacanestro.

Per gli italiani all’estero
Nel decreto legislativo licenziato questa mattina dal Cdm è previsto un meccanismo per favorire la visione degli eventi sportivo ai nostri connazionali che vivono all’estero. E’ stata inserita una riserva a favore delle comunità italiane all’estero e quindi Rai International potrà acquistare pacchetti di competizioni sportive italiane all’estero. I prezzi saranno comunque fissati dal mercato ma il governo ha ritenuto importante fissare per legge un impegno del soggetto che organizza gli eventi sportivi a contrattare una riserva.

Diritto di cronaca
Cambierà anche il diritto di cronaca. Ovvero la possibilità per le emittenti di far vedere un evento sportivo anche senza aver acquistato i diritti in esclusiva. E cambierà secondo la formula del 8-4-3. In pratica sarà consentito al servizio pubblico e alle altre emittenti di dare notizie degli avvenimenti sportivi più importanti nei notiziari a prescindere da chi si è aggiudicato i diritti. La formula 8-4-3 significa: “Otto minuti a giornata di campionato, 4 minuti al giorno e 3 minuti al singolo evento sportivo. Quindi non più di tre minuti a partita, non più di 4 minuti a giorno solare, non più di 8 minuti a giornata di campionato.
In pratica un pochino in più rispetto a ciò che è attualmente in vigore: oggi l’emittenza locale che oggi può totalizzare fino a 7 minuti soltanto nel caso in cui le squadre del proprio bacino locale siano in campo, oggi invece possono occuparsi del campionato in generale.

Calciopoli: dopo quelli di mafia ecco i pentiti del pallone

Il procuratore federale Stefano Palazzi
I pentiti entrano anche nella giustizia sportiva con sconti di pena e patteggiamenti in cambio di confessioni. Il consiglio federale della Federcalcio ha approvato in gran fretta il nuovo codice, con le regole che guideranno i processi disciplinari nati dalla stagione degli scandali.

L’eredità di Calciopoli ha lasciato il segno e fra le novità contenute nei 55 articoli del codice ce n’è una rivoluzionaria. Se gli incolpati ammettono le proprie responsabilità, collaborano e contribuiscono a far scoprire violazioni del regolamento, la procura federale può proporre al giudice di ridurre le sanzioni fino a trasformarle in “prescrizioni alternative”.

E l’ultimo comma dell’articolo 24 prevede che i vantaggi ottenuti dal pentito possano estendersi alla società di cui fa parte, quando le violazioni sono contestate anche al club. Oltre ai benefici della collaborazione con gli inquirenti, l’articolo 23 concede un’ulteriore chance agli accusati, a patto che non siano recidivi: prima della conclusione del procedimento di primo grado possono dichiararsi colpevoli e patteggiare, proponendo una pena ridotta che accettano in cambio della chiusura del procedimento. In tal caso la decisione sarà inappellabile.

Con una decisa svolta verso le regole del processo penale, il nuovo codice è in vigore dal 1° luglio per sostituire, ancor prima che diventasse operativo, quello messo a punto all’indomani della crisi dal commissario straordinario della Figc Luca Pancalli. La riforma prodotta dall’ufficio giuridico della Federcalcio è stata presentata dal presidente Giancarlo Abete, che ha voluto minimizzare le modifiche rispetto al “codice Pancalli”. Ma agli esperti non sfugge il cambio di rotta.

Accanto all’obiettivo di assicurare il regolare svolgimento delle gare c’è ora un chiaro intento punitivo che non convince del tutto gli esperti. Secondo l’avvocato Lucio Giacomardo, docente in una delle prime cattedre di diritto sportivo, istituita all’Università di Napoli, “il processo sportivo dovrebbe essere simile a quello disciplinare e non a quello penale, altrimenti si rischierebbe di dover introdurre anche qui garanzie processuali, come la verifica delle dichiarazioni dei pentiti, a svantaggio della celerità e della sanzione sportiva”.

La bilancia della giustizia dello sport pende ora verso il potere degli inquirenti. E delle nuove norme è soddisfatto il procuratore federale Stefano Palazzi, che le definisce “un’arma in più contro eventuali accordi trasversali per pilotare partite e risultati”.

In questa direzione vanno le altre novità del codice. Anzitutto sanzioni per “tre o più soggetti che si associano per commettere illeciti”, un reato identico all’associazione a delinquere del Codice penale. Inoltre il divieto per società, dirigenti e tesserati di avere “rapporti abituali” con esponenti della giustizia sportiva e dell’associazione arbitri. Infine, l’ufficio indagini assorbito dalla procura federale. Da questo momento chi conduce le inchieste potrà sostenere anche l’accusa in giudizio: una condizione indispensabile per far funzionare gli accordi con i collaboratori di giustizia.

Ciliegina sulla torta, la creazione di una sorta di Csm dello sport, una commissione di garanzia di cui fa parte anche l’ex procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli, che dovrà giudicare sulle irregolarità commesse dagli stessi giudici sportivi. Per la serie: chi è senza peccato…

Juventus: la serie A val bene una festa?

Alessandro Del Piero, capitano della Juventus
Ormai è un count down. Quasi una formalità: la matematica certezza della promozione della Juventus in serie A. Da sbrigare già sabato 19 maggio ad Arezzo, al più tardi tra una settimana all’Olimpico di Torino contro il Mantova.
Ma il popolo bianconero è attanagliato da un dubbio. Atroce: e non riguarda il futuro dei tanti campioni che, dopo l’anno di purgatorio in Serie B, stanno facendo capire di voler cambiare aria (Buffon è arrabbiato con i dirigenti che sbandierano la sua conferma senza aver parlato con lui; Camoranesi vuole garanzie e minaccia di scappare all’estero; nemmeno il tecnico Deschamps non è sicuro di fermarsi a Torino).
Riguarda piuttosto l’opportunità o meno di scendere in piazza a festeggiare il ritorno nel massimo campionato. Alex Del Piero, il cavaliere più fedele e rappresentativo della Vecchia Signora, ha detto la sua, da capitano: festeggiare la promozione è cosa buona e giusta. Sulla stessa linea anche l’allenatore: “Non dico di andare in piazza a saltare, ma sarà giusto dare il rilievo che merita ad una impresa sportiva che non è stata facile da compiere”. Impresa, in effetti, è stata quella juventina: partire con un passivo psicologico di 17 punti (diventati poi 9 sul campo) nel difficile, duro e lungo campionato di B nono è stato facile. Ma i tifosi, quelli che le bandiere dovrebbero poi farle sventaolre in piazza, non ci stanno. Quindi anche a costo di non seguire le parole dell’amato Del Piero, sono in molti a dire no ai festeggiamenti. Si trovano e si confessano su siti internet della juventinità (qui e qui, per esempio) e postano messaggi di questo tenore: “credo che festeggiare la promozione in a scendendo in piazza con clacson e bandiere rappresenti un insulto alla storia bianconera”. Oppure: “sicuramente sarò allo stadio contro il mantova per ringraziare questi ragazzi che ci hanno riportato là dove dobbiamo stare di diritto!!!! e perchè è finito questo incubo…………..festeggia re in piazza non credo”. E ancora: “Festeggerei solo in caso che i Granata scendessero in B. La promozione è una semplice ristabilizazione di gerarchie”. Poi: “Immaginavo che non avrei festeggiato per un traguardo, come la vittoria in B, non adeguato allo status della Juve. Come se uno laureato, facesse i salti di gioia per la licenza media. Ma ho cambiato idea: arrivare fin qui è stato un compito difficile, ed è giusto farlo per tutti quelli che hanno contribuito a realizzarlo. Magari non andrò in piazza, ma un brindisi con gli amici lo farò”. Oppure: “Che io sappia una mezza festa è in programma… Buffon ha detto che dobbiamo festeggiare… io voglio festeggiare!!!Sarò l’unica…! Per la fine di quest’incubo (ce ne aspetta un altro? dopo festeggerò anche la fine di quello!) per la nostra storia, perché torniamo nel posto che ci compete…perché ho festeggiato la champions, gli scudetti e festeggio pure la serie A, col solito orgoglio”.
E c’è anche qualcuno che la butta sul ridere: “mettiamola così….. è il terzo campionato vinto di fila….”. Ma è un campionato che i tifosi vogliono dimenticare. E in fretta: un anno passato all’ombra dei successi altrui che per i supporters vogliono leggere solo come percorso per tornare alla luce.

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