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Il messaggio del presidente del Consiglio sul sito del Pdl
Un segnale per distendere gli animi, che riecheggia precedenti storici, e un messaggio per ringraziare quanti gli hanno fatto sentire il loro affetto, che cita quasi alla lettera Geoffrey Chaucer.
Silvio Berlusconi affida a un breve post sul sito web del Pdl il messaggio con cui dice “Grazie di cuore ai tantissimi che mi hanno mandato messaggi di vicinanza e di affetto”. Continua
- Tags: affari, Aosta, Caltanissetta, città , degrado, lavoro, occupazione, Pil, popolazione, provincia, regione, servizi, Sole-24-Ore, tempo-libero
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Per il 2008, vince Aosta: è la città dove si vive meglio in Italia.
Almeno stando alla classifica annuale sulla Qualità della vita realizzata dal Sole 24 Ore, che premia le piccole realtà cittadine come Trento, Belluno, Bolzano, declassa le metropoli (sia Roma sia Milano perdono quota) e boccia molte località del Meridione. Fanalino di coda risulta quest’anno Caltanissetta.
Ma a vincere in questa classifica sono soprattutto Nord e Centro Italia, che battono alla grande le città del Sud. Soltanto Oristano compare nella parte alta, al 19esimo posto. Per il resto a prevalere sono le località del Nord che occupano i primi posti in graduatoria. Dopo le tre “medaglie” Aosta, Belluno, Bolzano, tutte quante località montane, al quarto posto compare Trento, seguita da Sondrio, Trieste, Siena, Gorizia, Piacenza e Parma, che chiude la top ten.
L’indagine del Sole sulle province italiane prende in considerazione sei macro-aree (tenore di vita; affari e lavoro; servizi, ambiente e salute; ordine pubblico; popolazione; tempo libero). Per ogni macro-area sono individuati sei indicatori specifici (per un totale, quindi, di 36 indicatori), quali, ad esempio, il Pil pro capite, la disoccupazione; le infrastrutture; i reati denunciati; gli acquisti di libri; il numero di associazioni di volontariato rispetto alla popolazione.
Un paese spaccato in due
La prima città del Sud è intorno a metà classifica, dove troviamo, alla posizione numero 55, L’Aquila, a pari merito con Isernia e Como. Mentre la città “nordica” peggio piazzata è Alessandria, che si classifica 69esima.
Se passiamo invece alle gare “di settore”, il Sud ottiene solo due vittorie: Oristano è la provincia meno colpita dai reati, L’Aquila è la migliore sul fronte demografico. Milano è prima per tenore di vita, Cuneo per affari e lavoro, Trieste per servizi-ambiente-salute, Aosta per il tempo libero.
Quanto all’ultima classificata, Caltanissetta, perde sette posizioni rispetto a un anno fa. Aosta vince la sfida grazie agli ottimi risultati nel tempo libero, nel tenore di vita e nella popolazione. Mentre Caltanissetta è alle ultime posizioni soprattutto nel tempo libero, nella popolazione, negli affari e lavoro. Per non parlare dell’abisso che separa prima e ultima classificata per il Pil medio pro capite: 34mila euro ad Aosta, 16mila nella provincia siciliana. La disoccupazione è al 3,2% nella città del Nord e del 16% in quella meridionale, le rapine meno di 17 ogni 100mila abitanti nella provincia di montagna, oltre 48 nell’altra, le organizzazione di volontariato 1,24 ogni mille abitanti contro 0,34.
Le città che hanno più delle altre migliorato la loro qualità della vita risultano Oristano (+53 posizioni), Asti (+38), mentre le flessioni più marcate sono di Prato (50) e di Bergamo (40).
Milano scivola dal sesto al ventesimo posto, Roma dall’ottavo al 28esimo, mentre Napoli perde undici posizioni scivolando a quota 79, Torino 13 piazzandosi quest’anno al 66esimo posto della classifica.
Lo scorso anno, nella top ten figuravano Trento, Bolzano, Aosta, Belluno e Sondrio. Ad occupare le ultime dieci posizioni, tutte le città del sud: in ordine Bari (ex aequo con Caserta e Palermo), Vibo Valentia, Caltanissetta, Reggio Calabria, Taranto, Catanzaro, Catania, Foggia, Benevento ed, ultima, Agrigento.
È in arrivo una minirivoluzione all’interno dei servizi segreti. Stanno per essere formalizzati, infatti, i nuovi vice del Dis (ex Cesis), dell’Aisi (ex Sisde) e dell’Aise (ex Sismi): nomine che portano il segno di Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli 007, e del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ma che certo non dispiacciono a Gianni De Gennaro, oggi a capo del Dis ed ex capo della polizia.
Al Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza che coordina i servizi) De Gennaro sarà affiancato dal prefetto Pasquale Piscitelli (attuale vice capo di gabinetto al Viminale) e dal generale della Guardia di Finanza Cosimo Sasso, che è stato direttore della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) dal 1° agosto 2005 al 31 ottobre 2008.
All’Aisi, guidata dal generale dei carabinieri Giorgio Piccirillo, arrivano due nomi di punta: il prefetto Nicola Cavaliere, oggi vice capo della polizia e direttore della Criminalpol, e il generale delle Fiamme gialle Paolo Poletti, capo di Stato maggiore della Finanza, incarico che ora assumerà il generale Michele Adinfolfi, attuale comandante regionale del Lazio.
Infine, un’importante nomina riguarda l’Aise dove il generale dei carabinieri Michele Franzè affiancherà il generale Bruno Cornacchione come vice dell’ammiraglio Bruno Branciforte. Questi ha inutilmente sponsorizzato il suo attuale capo di gabinetto, ammiraglio Michele De Pinto.
Con la supervisione di Letta, dunque, Tremonti ha indicato i due finanzieri Sasso e Poletti (quest’ultimo ha buoni rapporti anche con Massimo D’Alema) mentre De Gennaro ha piazzato un uomo di fiducia come Cavaliere all’Aisi. Nel complesso, sono tutti nomi di indiscussa professionalità , con l’unica pecca di non avere finora avuto esperienze di intelligence.
A “ripulire” il settore degli appalti per i servizi di pulizia ci ha pensato la Guardia di Finanza di Roma. Con l’operazione “Cleaning” le fiamme gialle romane sono riuscite dopo due anni di indagini a sgominare un’associazione a delinquere con collegamenti e ramificazioni in Lussemburgo e Regno Unito che attraverso l’utilizzo di presta nomi come rappresentati di società riusciva illecitamente ad aggiudicarsi, con prezzi concorrenziali, gli appalti per le pulizie negli uffici dei ministeri, prefetture, istituti di previdenza e aziende ospedaliere e a truffare lo Stato per milioni di euro.
“La holding del malaffare” così è stata definita dagli stessi investigatori che faceva capo a Giovanni Di Pierro, noto affarista della Capitale, era costituita da trecento società , cooperative e consorzi. Proprio i consorzi, apparentemente in regola, si aggiudicavano gli appalti che a loro volta sub-appaltavano a società di servizi minori che ufficialmente non risultavano essere collegate tra di loro.
Ma queste società , tutte intestate a prestanomi ovvero extracomunitari con permesso di soggiorno, clochards ma anche persone in fin di vita, venivano indebitamente svuotate di tutti i guadagni e fatte fallire. Il personale alle dipendenze veniva pagato ma i contributi che venivano trattenuti, in realtà non venivano versati allo Stato ma trasferiti all’estero, in conti correnti di San Marino, Lussemburgo e Principato di Monaco. Dai complessi accertamenti bancari effettuati dai finanzieri del Gico e dal Nucleo speciale di Polizia Tributaria sono stati accertati transiti di denaro tra le società , che superavano i 500 milioni di euro.
Solo l’evasione fiscale e contributiva è stata quantificata dalla Finanza n oltre 100 milioni di euro. Ma, precisano gli investigatori, è solo un dato parziale perché le indagini sono ancora in corso. Oltre a Di Pierro, sono finiti in carcere anche due fratelli, suoi collaboratori, A. e E.G. originari di Udine ma residenti nella capitale. Mentre agli arresti domiciliari sono scattati per altre cinque persone tutte legate a Di Pierro e con un ruolo di rilievo nell’associazione.
Nel corso dell’operazione sono state effettuate anche 50 perquisizioni in tutta Italia e sequestrati quattordici immobili per un valore di 30 milioni di euro. L’associazione reinvestiva i proventi illeciti in quote immobiliari, ristoranti, autonoleggi e nella cantieristica da diporto; Rilevavano cantieri nautici in crisi, le rilanciavano e poi li rivendevano. Solo di poche settimane fa la cessione della Canados ad un gruppo inglese, cantiere nautico che la “holding del malaffare” avrebbe rilevato poco più quattro anni fa.
- Tags: 007, Abu-Omar, Claudio-Scajola, Commissione-dinchiesta, Copaco, intercettazioni, missione-Unifil, misteri, Nicolò-Pollari, ostaggi, Pio-Pompa, Sergio-De-Gregorio, servizi, Sismi, spie
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Messo sotto accusa, il generale Nicolò Pollari, ex direttore del Sismi, spiazza tutti e va in contropiede: dice di essere pronto a parlare dei misteri italiani: “Sarei felice di poter raccontare la mia verità , tutta la verità …”. “Sarei in grado - sostiene Pollari, per bocca del senatore Sergio De Gregorio, presidente della commissione Difesa - di aprire il capitolo dei misteri italiani, compresi il sequestro Abu Omar, la missione Unifil in Libano, le responsabilità dei massacri di bambini e civili, la mancata liberazione dei soldati israeliani nelle mani di Hezbollah e delle fazioni palestinesi, e la storia degli ultimi ostaggi italiani. Sarei felice di raccontare tutta la verità , potendo provare che il Sismi ha soltanto servito il Paese, senza violare le regole e senza rappresentare quella realtà che oggi viene vista come eversiva. In questa atmosfera da regime, sono disponibile a dire tutta la verità , difendendo nei fatti il ruolo mio e del servizio”.
“È singolare” a parlare è sempre Pollari attraverso De Gregorio “che il Copaco (il Comitato parlamentare di controllo) ascolterà solo i detrattori del Sismi. Non sono stati convocati né il sottoscritto né i miei legali, tanto meno alcuni testi importanti che potrebbero confermare che il Sismi non ha posto in essere alcuna attività di spionaggio illegale. È un processo inaudita altera parte”. Comunque, non una parola sul centro di via Nazionale del suo dipendente Pio Pompa.
Le parole di Pollari non hanno mancato di innescare polemiche sull’argomento.
Proprio il senatore De Gregorio, che ha raccolto le parole del generale, dice dalle pagine del suo blog che quello di Pollari è un chiaro invito alla politica a decidere se le conviene o meno cavalcare la tigre: “Il generale Nicolò Pollari non ha indirizzato messaggi intimidatori, ma soltanto esplicitato la sua ferma volontà di chiedere di essere liberato dal segreto di Stato, che egli conferma di non voler violare senza la necessaria autorizzazione del Presidente del Consiglio”. “Tuttavia” continua De Gregorio “oggi la politica è davanti a un bivio: autorizzare Pollari e liberarlo dal segreto di Stato potrebbe voler dire raccontare la storia d’Italia degli ultimi anni e, perché no, i suoi mille misteri”. Cosa propone Pollari? Proprio una commissione d’inchiesta che “nell’ambito di una complessiva operazione trasparenza sia in grado di liberarmi dal rispetto dei segreti cui sono vincolato”.
“Dopo le parole di Pollari, la commissione è necessaria per la vita del paese”, incalza il Guardasigilli Clemente Mastella. Sono “parole di estrema gravità ”, reagisce il diessino Brutti che invita Pollari “se ha verità da rivelare” ad andare al Copaco a dire “ciò che può servire a tutela della democrazia”, così da accertare “le responsabilità , a tutti i livelli”. Brutti, che ha così sostanzialmente accolto la richiesta di Pollari, è d’accordo con Mantovano, An, e chiede che il Copaco sia dotato di maggiori poteri.
“Ritengo sia utile e urgente verificare le carte, capire la verità è interesse di tutti”, dice invece il presidente del Copaco, Claudio Scajola (FI) non entra nella polemica sollevata dalle dichiarazioni di Pollari, ma sottolinea che è necessario “capire cosa c’è” dietro l’intera vicenda dei dossier del Sismi”.
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Si chiama E-Democracy. Letteralmente democrazia elettronica. In concreto: partecipazione ai processi decisionali delle istituzioni nel territorio, ai tempi del web.
Protagonisti i ragazzi delle scuole di 29 Comunità montane italiane che hanno partecipato al progetto Pises Valdiano (dalla Comunità capofila Vallo di Diano), promosso dall’Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) e finanziato dal Cnipa.
L’obiettivo? Stimolare i giovani alla conoscenza della propria terra e coinvolgerli nelle scelte che ne riguardano lo sviluppo. Così, nel corso dell’anno scolastico, migliaia di ragazzi si sono impegnati in una miriade di attività e visite guidate, attrezzati di strumenti elettronici, elaborando idee per una città su misura per loro. Come i piccoli alunni della Comunità Argentea in Liguria, che hanno pensato un’aula all’aperto, la riqualificazione dei sentieri di bosco o ideato il “Floreal Park”, per rendere più godibile l’area esterna alla scuola. Quelli dell’Unione dei comuni Valle degli Iblei in Sicilia, hanno puntato soprattutto alla riscoperta delle tradizioni.
A Tv e Playstation hanno “contrapposto” l’opera dei pupi siciliani.

E mentre su YouTube va in onda ogni giorno la scuola delle bravate, sui telefonini di questi ragazzi sfilano le avventure dei paladini di Francia o le immagini del territorio (qui, il video).
C’è poi anche chi ha pensato all’elezione del presidente baby della comunità montana e chi ha fatto il “Sindaco per un giorno” con un programma elettorale rigorosamente under 13. Tutto il materiale verrà presto assemblato in un campus virtuale in forma di wikibook e poi inserito all’interno dell’enciclopedia Wikipedia. Se la scuola è finita, inizia l’ora della democrazia in un click!
Il VIDEO realizzato dai ragazzi della scuola elementare “Specchi” di Sortino:
- Tags: cittadini, cnipa, comune, linus-torvalds, linux, open-office, open-source, pubblica-amministrazione, pypapi, regione, risparmio, servizi, ubuntu
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Siamo alla seconda rivoluzione informatica: dopo quella dell’hardware (un computer in ogni ufficio), quella del software collettivo: è aumentato al 67% il numero dei Ministeri e degli enti centrali che utilizza programmi a codice aperto (open source). Ovvero, non tutelati da diritto d’autore, che non si acquistano, ma si scaricano, si scambiano e si sviluppano liberamente. Ora il fenomeno si sta diffondendo tra gli enti locali, con lo scopo di creare programmi informatici che rispondano ad esigenze specifiche, come la gestione del personale o l’archiviazione di informazioni.
Il primo obiettivo è quello di risparmiare: sui programmi open source non prevedono un costo per licenze o spese per aggiornamenti. Nel 2005 lo Stato (pdf) ha pagato 420 mila euro per hardware e software, e 474 mila euro soltanto per applicativi.
L’ultimo progetto arrivato al Cnipa, Consorzio nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione, è quello di Riva del Garda (in Trentino): comune e aziende private hanno sviluppato insieme Pypapi, un software per la gestione informatica della documentazione. Il programma ora è online e può essere scaricato da chiunque. Il risparmio rispetto al software proprietario non è solo economico: “Chi utilizza open source accede ad un prodotto che risponde a esigenze specifiche e può modificarlo. Se fosse un programma proprietario, invece, i tempi sarebbero più lunghi e gli utenti difficilmente parteciperebbero allo sviluppo” sottolinea Carlo Pecchia, consulente del Cnipa.
Le pubbliche amministrazioni che sperimentano il software open source possono raccontare la loro esperienza nella vetrina dell’Osservatorio open source del Cnipa, che raccoglie alcuni casi di studio, per esempio sul pacchetto per ufficio Open Office o sulla creazione di un pdf.
In altre nazioni è già avvenuto un passaggio di massa all’open source: per esempio, in Germania il comune di Monaco e altri enti dell’amministrazione hanno da tempo adottato Linux (pdf). E il Parlamento francese da questo mese adotta Ubuntu, un sistema operativo derivato da Linux, il software creato da Linus Torvalds.