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Vladimir Luxuria, 44 anni, è stata parlamentare del Prc
A qualcuno piace trans. Non è la grande scoperta da brevettare, ma una semplice constatazione: ci sono uomini (la maggioranza) a cui piacciono solo le donne e altri (una minoranza) a cui piacciono sia le donne sia le trans. Ho precisato che si tratta di una minoranza perché, quando scoppiano i casi mediatici, come questo su Piero Marrazzo, si tende ad avere percezioni falsate. Leggi l’intervento di Vladimir Luxuria

Durante l’adolescenza il sesso gioca un ruolo fondamentale: la corsa verso l’età adulta comincia con la pubertà, con l’esplosione dei caratteri sessuali e della modificazione sensibile del corpo. La microprostituzione sembra uno dei tanti modi che certi giovanissimi di questo momento storico utilizzano per esprimere il proprio adattamento al mondo, per prendere possesso della loro esistenza. Continua
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Giochi erotici a 13, 15 e 17 anni, in cambio dell’ultimo modello di iPod (o iPhone o scarpe, vestiti, borse griffate). Succede sempre più spesso nelle scuole milanesi, senza distinzione tra i prestigiosi licei del centro e gli istituti della periferia, tra le scuole pubbliche e quelle private. Ci sono le liste di baby-escort che circolano via internet o sui cellulari dei ragazzi, il ragazzino ne contatta una via sms e le dà appuntamento in un angolo appartato della scuola. Rigorosamente al di fuori dell’intervallo quando l’attenzione di docenti e personale scolastico è più alta.
Questo è l’allarme lanciato dal Comune di Milano, ripreso dal Corriere Milano e da La Stampa, che raccontano di episodi sconcertanti che rivelano le dinamiche della compravendita del corpo, in età adolescenziale. “Stiamo lavorando per creare le condizioni affinché l’uso di internet e di altri dispositivi tecnologici sia più controllato e contro un generale decadimento dei valori”, dice l’assessore Landi di Chiavenna. “Ma lottiamo anche contro l’aumento di malattie a trasmissione sessuale, come mononucleosi ed epatite B”.
Ma l’importante è: “Non far finta di niente, dimenticare la cosa come se riguardasse sempre e solo gli altri”, ammonisce Luca Bernardo, primario della struttura di Pediatria e dell’area adolescenza al Fatebenefratelli, il primo esempio in Italia di osservatorio pubblico sul mondo giovanile. La prima segnalazione si è avuta nel 2008, ma è nel corso di quest’anno che il fenomeno ha assunto una rilevanza preoccupante con 12 segnalazioni giunte dagli adolescenti in cura presso la struttura milanese. “Quasi mai un adolescente viene da noi per denunciare questi episodi” chiarisce il professor Bernardo, “noi abbiamo avuto notizie di questi episodi attraverso alcuni adolescenti che volevano uscire da storie di bullismo e alcol. È molto difficile che a quell’età parlino di sessualità”.
Ecco perché secondo l’assessore Landi i casi segnalati sarebbero solo la punta di un iceberg del fenomeno. Così come, segnala la dottoressa Giuliana Proietti su Donna Moderna.com: “Non vi è ragione di credere che ciò che accade a Milano non accada anche in altre città del nostro Paese: nelle grandi metropoli, così come nei piccoli centri”.
Fenomeno tanto inquietante quanto trasversale: dai casermoni anonimi della periferia ai palazzi dei quartieri “bene”, gli adolescenti - almeno a scuola - finiscono tutti negli stessi bagni, a vendere e comprare piacere senza alcuna inibizione: “Lo fanno per noia, per apparire, per voler essere sempre più oggetto del desiderio” spiega il medico del Fatebenefratelli: “di sicuro non sono storie di degrado. E nessuna scuola può chiamarsi fuori”. Le prestazioni orali vanno per la maggiore e si concedono a orari predefiniti, già dalla fase preliminare: quella della “contrattazione”. Il fenomeno è sotterraneo e difficile da fare emergere.
Finora, dalle testimonianze raccolte tra gli adolescenti, non si sono scoperti episodi di sesso in cambio di denaro, mentre è prassi “ricambiare” la prestazione con oggetti di valore come può essere un lettore mp3. “Si tratta” racconta ancora il professor Bernardo “di uno scambio di atti sessuali tra ragazzi in cambio di oggetti di pregio che una volta sono l’iPod un’altra un capo di abbigliamento firmato. Per ora non ci sono segnali di giri di denaro: stanno molto attenti a non entrare nell’illegalità”.
Il problema è che in alcuni casi i genitori preferiscono chiudere un occhio, fiduciosi che una volta superata l’adolescenza il problema svanisca. “Noi abbiamo parlato con i genitori” spiega ancora il medico “alcune famiglie avevano avvertito qualcosa, ma molte altre non volevano crederci. Noi ci sentiamo solo di dire che quando si hanno delle avvisaglie è fondamentale parlare con i ragazzi e non soprassedere”.
Per dare una mano alle famiglie, all’inizio del nuovo anno scolastico scenderà in campo anche il Comune, con una lettera aperta spedita ai genitori, opuscoli informativi, campagne pubblicitarie sui giornali e specialisti mobilitati nelle farmacie comunali.

La spintarella? Vecchio stile. I corsi a pagamento? Uno spreco.
Adesso, per entrare all’Università, va di moda il “do ut sess”. Cioè, sesso in cambio dell’ammissione.
Per superare i temutissimi test di ingresso, gran parte delle aspiranti matricole si sono dette disposte a tutto: a pagare (il 22%) o a prendere la tessera di partito (il 18%). Ma soprattutto, per una buona parte di loro (il 29%), non sarebbe un problema fare sesso in cambio dell’accesso alla facoltàla.
A squarciare il velo su come siano davvero cambiate le abitudini sessuali dei giovani freschi di maturità è un’inchiesta svolta da UniversiNet.it, da anni portale di riferimento per la preparazione gratuita ai test di ammissione, consultato ogni anno da più di 250 mila ragazzi.
I risultati della ricerca, che ha coinvolto 12.160 studenti, sono davvero poco confortanti vista l’età di riferimento e cioè, in media, ragazzi di 19 anni.
Per il 78% di quelli che hanno partecipato al sondaggio, per superare l’esame di accesso è più importante trovare una raccomandazione che studiare. Solo il 15% (l’anno scorso il dato era al 20%) ritiene invece molto più utile trovare sui libri le risposte dei quiz.
Qual è la raccomandazione più forte? Per 4 su 10 quella di un politico di livello nazionale, poi quella di un professore (per il 23%) e quella che automaticamente si otterrebbe frequentando un corso di preparazione a pagamento (21%). E circa 1 su 3 (appunto il 29% degli intervistati), per avere una raccomandazione sarebbero pronte anche ad andare a letto con il potente di turno. Secondo i risultati dell’indagine, il 9% dei ragazzi e il 38% delle ragazze è disposto a metterci il sesso pur di riuscire a discriversi in un Ateneo.
“I dati del 2009 mostrano una incredibile perdita di fiducia nel sistema di valutazione universitaria, forse acuito dagli ultimi scandali sulla valutazione della maturità” dice Renato Reggiani, direttore editoriale di universinet.it. “Ma la nostra inchiesta si limita a fotografare una situazione, dai nostri dati emerge un degrado morale dell’università italiana o almeno della sua percezione da parte degli studenti che ritengono quasi inutile la preparazione e optano per scorciatoie classiche come la raccomandazione del politico o del professore o sessuali”.
Contro i test d’ammissione e il numero chiuso nelle facoltà si è fatta sentire anche l’Unione degli Universitari. “Il numero chiuso” sostiene l’Udu “è e rimane uno strumento aprioristico che nega l’accesso al sapere. Ogni anno i test sono caratterizzati da errori nella loro stesura, errori nelle correzioni, domande assurde, ricorsi ai Tar che durano anni”. “I test d’ingresso” insiste il sindacato degli studenti “sono la lotteria del nostro futuro. Non chiediamo il diritto alla laurea, chiediamo di essere seriamente valutati durante il corso degli studi, chiediamo una valutazione sulla base del nostro impegno accademico e delle nostre capacita’, non sulla base di 120 minuti di domande a crocette”.
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Ora che l’amico del cuore Ciro Ferrara è diventato il suo allenatore, il “Muro di Berlino” passerà anche per raccomandato.
Strano il mondo del calcio: Paolo Maldini viene fischiato dai suoi tifosi nella partita d’addio e anche per Fabio Cannavaro si preannuncia una stagione non facile tra gli ultrà della Juventus dove torna a giocare dopo l’esperienza di Madrid.
Sì, perché non basta avere vinto il titolo mondiale (qui il VIDEO), non basta essere capitano della Nazionale, non basta essere stato consacrato miglior giocatore d’Europa con il Pallone d’oro (qui il VIDEO). I tifosi più rumorosi lo accusano di essere scappato dalla Juve dopo Calciopoli, lasciando la squadra in serie B, preferendo la ribalta internazionale del Real: non vedono di buon occhio il suo rientro a Torino. Ma Cannavaro, da buon napoletano, dice che “tutto si sistemerà”.
In questi giorni è uscito per la Mondadori La mia storia, dai vicoli di Napoli al tetto del mondo dove il bel Fabio ripercorre tutte le tappe, dalle battaglie tre contro tre per strada quando aveva 5 anni alla notte di Berlino 2006, passando per famiglia, amore, compagni, allenatori, errori, soldi e gloria.
Ferrara allenatore, lei casca sempre in piedi…
È successo tutto dopo la mia decisione di tornare: giuro che non c’entro niente. Lui ora è il mio mister prima di essere un amico e non sarò un privilegiato.
Ma questo gioco non l’annoia?
Per fortuna no, giocherò finché mi fanno contratti.
Al Real non è andata benissimo quest’anno.
È stata dura: cambio di presidente, di allenatore, infortuni. E secondi dietro un Barcellona stratosferico.
La verità sul mancato ritorno al Napoli?
Purtroppo non c’è stato niente, nessun contatto, ma solo un presidente che diceva che ero troppo vecchio.
L’ha ferita questa cosa?
Se uno è capitano della Nazionale, pallone d’oro e titolare nel Real Madrid, ma è troppo vecchio per il Napoli, che posso dirle? Peccato, però.
E la verità sul ritorno alla Juve?
La Juve andò in serie B, e non fu per colpa dei giocatori. Il mio passaggio al Real fu deciso insieme alla società e se ne andarono in molti. Ora torno a parametro zero, guadagno meno di prima e la Juve ha incassato i soldi della mia cessione. Direi che per loro è stata una operazione conveniente.
Sì, ma i tifosi?
Capisco l’amarezza dei tifosi quando uno se ne va.
Ma quelli che fischiano Maldini (qui il VIDEO) e fanno i cori contro di lei non le sembrano un po’ imbecilli?
Se noi cambiamo squadra, siamo considerati mercenari, ma se la società ti manda via, allora va tutto bene.
In Spagna i tifosi mai si sognerebbero queste cose.
Ci sono pure lì. Quando Luis Figo passò dal Barcellona al Real gli fecero trovare una testa di maiale in campo.
Molti sportivi accusano voi calciatori di allenarvi poco, faticare niente e guadagnare troppo.
L’invidia è una brutta bestia. Io sono un atleta e non vado certo a guardare quelli che guadagnano più di me.
Beh, non sono in molti a guadagnare più di lei.
È il mercato: la formula uno, l’Nba, il tennis sono sport che hanno un grande business e si guadagna molto. Il calcio piace e i calciatori guadagnano quello che il fenomeno permette. Di certo non andiamo con la pistola puntata dai presidenti. Loro hanno un budget e in base a quello fanno la squadra e stabiliscono i compensi.
Va bene, guadagnate quanto possibile, ma a volte non avete atteggiamenti un po’ esagerati in campo?
Sì, a volte dovremmo comportarci diversamente, a cominciare dalla ressa ogni volta che l’arbitro fischia un fallo. Pensi a quello che è successo tra Torino e Genoa all’ultima giornata. Uno spettacolo penoso.
I campioni fuggono dalla serie A, lei torna per chiudere la carriera?
Torno perché sono italiano, a 35 anni non avevo voglia di fare altre esperienze: avrei potuto andare in Russia, negli Stati Uniti, in Inghilterra…
Il suo libro è un po’ ruffiano, parla bene di tutti tranne che di Zinédine Zidane, possibile?
Ho detto che in campo Zidane non mi piaceva come avversario perché era scorretto e quanto successo alla finale lo dimostra. Per il resto non sono ruffiano, ma davvero sono portato ad avere buoni rapporti con tutti.
Chi è il più forte che ha visto giocare?
Maradona extra concorso. Poi Ronaldo, Thuram, Buffon, Ferrara. Maldini e Del Piero.
L’italiano più forte di sempre?
Roberto Baggio era uno spettacolo.
Il giovane più promettente?
Mi piace Davide Santon, non solo come calciatore: ha proprio una bella testa, un bell’atteggiamento. Uno che è così a 18 anni sarà un campione.
Il miglior amico?
Direi Benny Carbone, Fabio Pecchia, Ciro Ferrara, Lilian Thuram e Gianluigi Buffon.
La maggior delusione?
Forse Antonio Cassano al Real Madrid. Lui ha qualità pazzesche e non le ha sfruttate in quella società.
Uno incompreso?
Vincenzo Montella.
Il più scorretto?
Un francese che ha vinto il mondiale nel ’98: Stéphane Guivarc’h, attaccante.
Cosa le fa saltare i nervi in campo?
Ne ho date e prese tante, mi sono scusato e ho accettato le scuse, ma una cosa che proprio non tollero è lo sputo.
Frasi sui familiari?
Se me le dicono, ricambio.
Frasi razziste?
Ci ho fatto il callo. “Napoletano di m…” è talmente frequente che non mi fa quasi più effetto. Sono fiero di essere napoletano e lo sarò sempre.
Chi è il presidente che ogni giocatore vorrebbe avere?
Direi Massimo Moratti.
Perché spende e dà un sacco di soldi a tutti?
Non solo per i soldi. È un presidente che vive molto la squadra e lo spogliatoio. A volte anche troppo.
Ha sempre difeso in qualche modo Luciano Moggi.
Era il mio dirigente e ho solo detto: aspettiamo di vedere se è colpevole, il tempo e i giudici lo stabiliranno.
Dal campo lei non si è mai accorto di niente?
Una squadra con Buffon, Cannavaro, Vieira, Trezeguet, Ibrahimovic, Nedved, Camoranesi, Del Piero ha bisogno dell’aiuto degli arbitri? Io ho giocato nel Real e anche lì c’era la sudditanza, come alla Juve. Ma la cupola che controllava tutto mi sembra una gran fesseria.
Con Ferrara ha creato una fondazione a Napoli.
Siamo due napoletani che sono usciti dalla strada e hanno avuto successo. Finanziamo e realizziamo progetti per aiutare i giovani più sfortunati. Perché Napoli non è solo rifiuti, corruzione, disoccupazione, camorra.
Lei disse che Gomorra non dava una bella immagine dell’Italia.
Io ho detto che il libro era bellissimo, che Roberto Saviano è un grande, che mi sarebbe piaciuto che il film avesse vinto l’Oscar, però mi auguravo che la Campania non diventasse come Corleone con la mafia. Questo ho detto, tutto il resto non è vero e il giornalista che scrisse una cosa inesatta mi ha chiesto scusa.
Pensa mai che lei, scugnizzo tra i vicoli, l’ha scampata bella?
Io ho vissuto nei Quartieri spagnoli. Ho respirato la realtà di Napoli: sì, sono stato fortunato e ho avuto una famiglia che mi ha seguito e insegnato valori importanti. Ma non mi sono dimenticato da dove vengo.
Lei è un sex symbol (qui il VIDEO). Come si affrontano le fan?
Con un sorriso, ma sono sposato e si tengono a distanza.
Mai un tradimento?
Eh no, non si fa.
Mai una tentazione?
Sono tutto casa e campo.
È un santo, Cannavaro? Non picchia, non insulta, mai una tentazione…
I santi stanno in Paradiso.
E i suoi colleghi tutti discoteche e veline?
A 25 anni è giusto divertirsi. Non mi piacciono ipocrisia e moralismo. Certo, dopo una sconfitta non puoi fare le 5 all’Hollywood.
Adriano ha esagerato?
Ci vuole cervello. Io non mi sognerei mai, prima di una partita, di andare con mia moglie in discoteca, bere dieci birre e poi fare l’amore tutta la notte. Dopo, forse…
Per chi tifa?
Napoli, anche se non mi vogliono.
In campo, meglio furbi od onesti?
Meglio furbi. Ma senza barare. Furbo nel senso di capire prima quello che sta succedendo. In questo i vicoli di Napoli mi hanno insegnato molto.
Le simulazioni?
Mi danno fastidio.
Il simulatore piu grande?
Detto che e un maestro di tante altre cose, un calciatore bravissimo e una persona stupenda, penso che Pippo Inzaghi sia il piu bravo.
E nella vita? Meglio furbi od onesti?
Meglio onesti. Se no che cosa insegni ai tuoi figli?
La Nazionale di tutti i tempi.
Buffon in porta, Facchetti e Zambrotta sulle fasce. Io e Scirea centrali. A centrocampo Pirlo, Gattuso, Bruno Conti a sinistra e Angelo Domenghini a destra. Roberto Baggio e Gigi Riva in attacco.
La politica le interessa?
Mi interessa e la seguo. Mi da fastidio che l’opposizione di turno non segua il governo nelle cose che si fanno per la crescita e il bene dell’Italia.
Centrodestra o centrosinistra?
Centro.
Passioni: cibo?
Pizza, mozzarella. E in Spagna ho imparato a fare la carne alla brace.
Alcol?
Zero, nemmeno la birra.
Mai fatta una canna?
Da ragazzo si, ma non mi diceva granche.
Sesso?
Il sesso e una cosa importante.
Prima di una partita?
Io no.
L’astinenza pesa?
Quando sei in ritiro, pesa tanto.
Mai scappato da un ritiro per andare a fare l’amore?
No.
Ha mai fatto male a qualcuno deliberatamente?
No, pero ho fatto molto male involontariamente a Valon Berhami e Gaby Mudingay della Lazio. Mi e dispiaciuto molto, perche io, dentro, so’ bbuono.
I VIDEO di YouTube su Fabio Cannavaro:
Germania 2006, Cannavaro alza la Coppa del Mondo
Il Pallone d’oro consegnato da Monica Bellucci a Fabio Cannavaro.
Fabio Cannavaro il più Sexy Del Mondo
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di Antonella Piperno
Quando la sua bambina di 8 anni, dopo una notte passata con due compagne di classe, è tornata a casa sbandierando la sua padronanza sui misteri della vita, la madre, una quarantenne romana, stava quasi per svenire. “Mamma, adesso so che i bambini possono nascere in tre modi” ha comunicato trionfante, dettagliando: metodo tradizionale fantasiosamente affiancato anche dal rapporto orale e da quello anale.
Se nella scuola di Roma nord lo scandaletto si è esaurito con la caccia, fallita, alla piccola traviatrice (le bambine, con un sapiente scaricabarile, hanno sviato le indagini genitoriali), a Novara si è reinsediata in classe solo dopo le vacanze di Pasqua la maestra della scuola elementare Bollini rea di avere risposto nei dettagli, a fine marzo, alle curiosità degli allievi su rapporti orali, masturbazione, frustini, manette e piercing sui genitali. Con conseguente indignazione dei genitori, che ne avevano chiesto l’allontanamento. Nei giorni successivi la maestra era rimasta a casa con un certificato medico e, anche se il dirigente scolastico Vincenzo Guarino dice a Panorama di non aver ricevuto dal rientro postpasquale “alcuna segnalazione e lamentela”, il suo futuro è in bilico, affidato ai risultati dell’indagine dell’Ufficio scolastico regionale per il Piemonte.
Bambini precocemente maliziosi? Eccezioni da liquidare con un “mio figlio è diverso, pensa solo al pallone, o alla danza”? Andate a chiederlo a Linus, che nel suo programma radiofonico Deejay chiama Italia scherza spesso sulle tempeste ormonali del primogenito Filippo, 13 anni. “Qualche giorno fa gli ho dato uno scappellotto” racconta a Panorama “perché aveva fatto una battuta piuttosto spinta sul sesso orale”. E quando gli ha chiesto: “Ma che ne sai tu di queste cose?”, Filippo, pure spazientito, gli ha risposto: “Ma papà, di cosa credi che parliamo a scuola?”.
Il punto è proprio questo. Che i ragazzini, bombardati da sesso in tv e su internet, parlano e chiedono parecchio. Tra loro però, chiacchierando a scuola, a casa, durante gli sport. O chattando. O scrivendo a giornalini per teenager, come Top girl o Ragazza moderna, ai quali, racconta il caporedattore Evelina Mastrolorenzi, confessano le loro ignoranti paure: “Mi sono accarezzata e mi è uscito un po’ di sangue, mica mi sarò tolta un’ovaia…”.
Dall’ultimo rapporto annuale su “Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani” della Società italiana di pediatria emerge che per le informazioni sul sesso il 60,8 per cento si rivolge agli amici, il 33,1 alla madre, il 27,8 ai cugini, il 9,1 agli insegnanti e solo il 19,1 per cento al padre, quasi a pari merito con forum e chat internettiane (16,2). “Una domanda sul sesso rivolta a un genitore o a un insegnante oggi deve considerarsi un miracolo, il mondo di riferimento dei preadolescenti è solo quello dei coetanei” sostiene la psicoterapeuta Maria Rita Parsi, fondatrice del Movimento bambino, aggiungendo che quelle dei ragazzini “sono sempre più curiosità da adulti”. Non sarebbero più interessati ai perché del sesso, ma a come si fa: “Come durare, come praticare il coito orale, la masturbazione”. Il collega Giorgio Bressa parla di generazione telefonino: “Sono figli della tecnologia, puntano soprattutto al fare, a manipolare il sesso con la stessa scioltezza con cui utilizzano i cellulari”.
Non sono interessati a sapere cos’è il sesso, ma come si usa: “Genitori ed educatori devono fare attenzione. Perché il ragazzino che sa già tutto anche se può apparire più maturo spesso non lo è. Anzi, può essere anche più fragile. Sta soltanto imitando gli adulti, senza il necessario substrato educativo”.
Il grande indiziato dell’evoluzione delle curiosità preadolescenziali, del passaggio dal “come nascono i bambini?” al “come si fa a masturbarsi?” sarebbe proprio internet. Nel 2000 aveva a casa un computer soltanto il 37 per cento dei ragazzini intervistati dalla Spi, ora la percentuale è del 95 per cento. E oltre che per Youtube e Messenger quasi il 40 per cento lo utilizza per “parlare di sesso”. Meglio vigilare, come fa Irene Pivetti con i suoi figli Ludovica e Federico di 10 e 9 anni: “Oltre a tenere sempre il telecomando in mano per cambiare canale davanti a scene poco adatte ai bambini” racconta “io o mio marito cerchiamo sempre di non lasciarli soli davanti al computer”. A sentire gli specialisti, sia i genitori sia la scuola dovrebbero comportarsi come Pivetti che quando Ludovica, già a 4 anni, le ha chiesto “Ho capito come escono i bambini, ma com’è che entrano nella pancia della mamma?”, le ha risposto con tranquillità, senza imbarazzi. Difficile che ciò avvenga a scuola. Caduti nel nulla tutti i progetti di legge per introdurre l’ora di educazione sessuale, la materia, che nel 1979 era un semplice “obiettivo” dell’ora di scienze, dal 2003 è stata trasformata in “educazione all’affettività”, da spalmare trasversalmente nel programma, senza ore dedicate. E i tentativi di singole maestre di andare più a fondo, senza un programma organico, spesso si rivelano maldestri, com’è successo a Novara.
A casa non va meglio: da un giro sul forum Mammeonline emerge che i genitori non sanno più che pesci prendere. Come quella che si firma con lo pseudonimo Gul: “Ho appena guardato le visite di mio figlio 13enne sul pc, è andato su un sito dal nome “storie porno”, pieno di porcate. Penso e mi auguro che cercasse soltanto info sulla masturbazione. Faccio finta di niente? Gli chiedo spiegazioni? Lo scorso anno gli ho regalato un libro sulla sessualità, l’ha parcheggiato nel cassetto”. Ecco, ci sono i libri, anche se come racconta la deputata del Pdl Alessandra Mussolini, tre figli di 13, 11 e 6 anni, è inutile imporli: “Sono state le due più grandi Caterina e Clarissa, un giorno, a prendere in mano un libro dei miei studi di medicina che parlava del parto”.
Roberta Giommi, direttrice dell’Istituto internazionale di sessuologia di Firenze, consiglia comunque, anche ai genitori i cui tentativi di parlare di sesso vengono boicottati con il solito “so già tutto”, di lasciare un libro nella stanza dei figli. Di manuali dedicati ai preadolescenti le librerie ne propongono tanti: accanto a quelli della stessa Giommi (Io sono una bambina, Io sono un bambino della De Agostini e al mondadoriano Programma di educazione sessuale che con Marcello Perrotta aggiorna ogni anno) adesso va per la maggiore, con 15 mila copie vendute, Cosa succede nella pubertà (Giunti editore), ricco di vignette: l’ha scritto Mariela Castro Espín, presidente della società cubana di studi multidisciplinari sulla sessualità.
Insieme ai ragazzini, avverte Giommi, dovrebbero però crescere gli adulti: “Sono convinti che i loro bambini abbiano le ali degli angeli, ma non è così”. Racconta che nei corsi di educazione alla sessualità che il suo istituto svolge nelle scuole elementari e medie (8 ore all’anno, concertate con asl, dirigenti scolastici e associazioni genitori) vengono fuori domande che sorprendono perfino lei: da “cos’è il Kamasutra?” a “se bevi un bicchiere di sperma cosa ti succede?”, fino a “ma è normale fare sesso con gli animali?”.
Le curiosità più imbarazzanti (che Giommi ha raccolto nel dossier “Domande tese”) vengono dai bambini delle elementari, che si divertono parecchio con le parolacce e con l’imbarazzo che causano negli adulti. “Il nostro primo obiettivo è trasformare la terminologia trasgressiva”. Loro dicono “trombare”, Giommi e colleghi spiegano che “fare l’amore” è preferibile.

La tabella tratta dal rapporto annuale della Società italiana di pediatria, mostra come amici, cugini e madri siano gli interlocutori privilegiati di ragazzini in cerca di risposte.

di Stefano Palladini
“Andreotti è uno dei miei migliori amici. Forse il migliore. Mi chiama e mi dice: ‘Luciano, dovresti comprarti la Lazio. Domani va’ da Geronzi e chiudiamo l’affare. Se non lo fai tu, quelli spariscono e a noi romanisti la Lazio ci serve’. Io gli dico: Giulio, mi puoi chiedere tutto ma non di fare il presidente della Lazio, io so’ giallorosso come te. E così non se ne fece niente, ma commisi un errore, l’avrei comprata con quattro soldi e ci avrei fatto un buon profitto, però c’è un limite a tutto”.
Il Mascalzone latino Luciano Gaucci è tornato da qualche giorno in Italia dopo un esilio (o una latitanza) durato 3 anni a Santo Domingo, durante i quali è successo di tutto. Hanno messo in galera suo fratello Antonio, cieco e cardiopatico (poi è morto), e i suoi figli Alessandro e Riccardo per la bancarotta del Perugia calcio e per associazione a delinquere. Dopo la prima difesa, che come sempre per lui corrisponde con l’attacco, ha patteggiato la pena: 3 anni e non ne parliamo più. L’indulto ha fatto il resto. Ora è a Roma.
Non ha casa (”Me la sto ristrutturando, all’Esquilino”) e vive in un albergo vicino a Ponte Milvio, il River chateau che lo ospita perché il direttore è amico di Alessandro. Occupa una suite al terzo piano che divide con l’ultima moglie, la dominicana Jaaira (28 anni contro i 70 suoi), e Christopher, un ragazzo di 8 anni figlio del primo matrimonio della donna.
Che mestiere fa ora?
L’occupazione principale è ricomporre i cocci. Ma presto ricomincerò a macinare affari.
Mentre lei scappava a Santo Domingo arrestavano i suoi figli e suo fratello. Che effetto le faceva?
Un grande dolore, ma ero impotente. Loro non c’entravano, dovevano colpire solo Luciano, però se fossi tornato avrebbero tritato anche me e non avrebbero lasciato liberi loro. Così almeno mi sono potuto preparare la difesa.
Ha sempre tanti nemici?
La notizia è che Luciano Gaucci non ha più nemici, mi sono calmato, ora voglio vivere felice e sereno.
Nemmeno Cesare Geronzi?
Con lui ci sono state forti incomprensioni ma ora è giusto andare avanti. Abbiamo fatto la pace. Non conviene a nessuno litigare per tutta la vita.
Nemmeno Franco Carraro?
Beh, non esageriamo con la bontà.
Figlio di Augusto ed Edvige, tre fratelli, Luciano volle subito far vedere quanto era produttivo: “A 18 anni chiesi a papà di gestire una trattoria a Cinecittà di nostra proprietà. Dopo il diploma sentivo che era arrivato il momento di lavorare. Poi sono partito militare”.
A Reggio Emilia in caserma con Adriano Celentano?
Era già famoso e ogni tanto cantava in camerata qualche rock’n’roll.
Poi autista dell’Atac, linea 8.
Sì, a differenza dei miei fratelli che vivevano sugli allori, io volevo fare di tutto. Era bello guidare il bus.
E l’inizio da imprenditore?
Mio suocero aveva una ditta di pulizie e dopo l’Atac andai lì. Lui a un certo punto si ritirò in campagna e presi la gestione dell’azienda, che si chiamava La Candida.
E poi?
Poi feci il salto e fondai La Milanese.
Perché La Milanese?
Ai romani dava un’idea di efficienza e a quelli del Nord sembrava una roba di lassù. E vinsi decine, centinaia di appalti. Dopo 7 anni avevo 3.500 dipendenti.
Cuore buono, dicono di lei, ma coi sindacati erano dolori.
Avevo 12 imprese di pulizie e assumevo tutti: le mogli, i figli, i fratelli, le amanti, i nipoti. Oltre al milione al mese gli facevo fare gli straordinari e potevano arrivare anche a 2 milioni. Ma se mi rompevano le scatole… Io rispettavo i patti, ho sempre pagato tutti ma il capo ero io, quindi i sindacati non mi dovevano creare problemi.
Il sindacato cosa è stato secondo lei?
La rovina dell’Italia sì, ma a Gaucci non sono riusciti a creare problemi.
Le tre C di Gaucci: ciclismo, calcio, cavalli.
Il ciclismo l’ho praticato ma si faticava troppo. Poi il calcio: ero un discreto attaccante, però sono stato meglio come dirigente. Per 10 anni vicepresidente della Roma e poi ho comprato Perugia, Viterbese, Sambenedettese, Catania. In seguito il grande amore: i cavalli. Quello che ho ottenuto con i cavalli non ha paragoni.
Con Tony Bin vinse nell’88 l’Arco di trionfo a Parigi.
Giorno indimenticabile. Lo montava John Reed. Arrivo a Parigi e vedo Franco Carraro con l’Aga Khan che aveva tre cavalli favoriti. Erano sicuri di stravincere e mi guardavano come un poveretto. Gli allibratori davano Tony Bin a 25 e io dico: non è possibile, l’anno scorso è arrivato secondo. Così tiro fuori dalla tasca 50 milioni in contanti e me li gioco su Tony Bin. Doveva vedere la faccia di Carraro quando il mio cavallo vinse.
Quanto le fruttò quella vittoria?
Ottocento milioni in contanti più 1 miliardo e 100 milioni per il premio. Mi danno un valigione pieno di banconote e alla dogana francese la guardia mi ferma e mi dice: ‘Che ha là dentro?’. Ah bello, gli faccio, ho vinto l’Arco di trionfo, famme passa’. E così fu. Tony Bin l’avevo pagato all’asta 10 milioni di lire e l’ho rivenduto ai giapponesi per 7 miliardi. Altri 10 miliardi li ha vinti in premi nelle corse. Un bel business, che ne dice?
Erano anni fortunati, vinse anche al Superenalotto.
Feci il 5+1: 2 miliardi 800 milioni.
Momenti difficili?
Quando ho cominciato a fare la guerra al potere del calcio. Ho combattuto ma ho perso. Ora il peggio è passato e si ricomincia.
Adesso si sente ricco?
No, ma non mi manca nulla.
La vittoria più bella?
Il mio lavoro: ho iniziato da niente e ho avuto l’azienda di pulizia prima in Italia, la scuderia prima in Italia, ho preso il Perugia in serie C e l’ho portato in coppa Uefa.
La sconfitta più bruciante?
Quando mi sono messo contro il potere.
Intende quello calcistico?
Quello assoluto.
I guai giudiziari a che punto stanno?
In estinzione e in soluzione.
I suoi amici chi sono?
Monsignor Fiorenzo Angelini e Giulio Andreotti su tutti. Poi Gianni Letta, che credo sia la mente più lucida d’Italia. Mi ha sempre aiutato ma giustamente dalla mia vicenda ha preso le distanze. Come poteva fare altrimenti? Io al suo posto avrei fatto lo stesso. Poi Franco Sensi. Con Dino Viola non avevo un gran rapporto, era geloso di me, lasciò detto ai figli che mai avrei potuto prendere la Roma e invece…
Invece cosa?
Ci arrivai a 1 metro.
Racconti…
Vado da Geronzi ed era tutto fatto. A un certo punto mi chiede: “E che ne vuoi fare di Giannini (Giuseppe Giannini era il capitano della Roma del 1991, ndr)?”. A me non piaceva, pensavo che era arrivato a fine carriera e poi non mi sono mai piaciuti i capi e i capetti. Se compro la Roma, il capo sono io, no? E allora dico a Geronzi che di Giannini posso fare a meno e quello mi guarda male e dice: “Allora, non se ne fa niente”.
Giannini era protetto da Geronzi?
Era amico delle figlie. Vabbe’, è andata così.
Nemici? Il primo è sempre Carraro?
Non ci siamo mai presi, conoscevo tutto l’andazzo malefico del calcio e lui… beh, c’era la mafietta, no? E più io mi ribellavo più mi affondavano.
E i vari Moggi, Bergamo, Pairetto, la Gea?
Quando ti metti contro il potere forte, ti stritolano. Sei come un cane che abbaia e nessuno ti sente.
Luciano Moggi?
Era un membro della cupola.
Ma lei gli ha regalato un De Chirico.
Veramente se lo prese. Lo pretese e io non potevo dire di no.
Però poi regalare un De Chirico non servì.
No, visto come sono finiti Gaucci e il Perugia. Dovrebbero risarcire le squadre che hanno fatto fallire e invece a me hanno sequestrato tutto e a loro niente. Non è giusto.
Però da Aldo Biscardi ci andava sempre.
Quella trasmissione era parte del circo, ma siccome era un appuntamento popolare, andavo a denunciare le schifezze del calcio e mi davano del matto. Eppure avevo ragione.
I migliori affari nel calcio?
Grosso, Materazzi e Gattuso: tutti e tre presi per meno di 50 milioni. E poi Nakata.
Lei tentò anche di far allenare la Viterbese da una donna, Carolina Morace.
Era una bella idea, ma Carolina portò come preparatore atletico uno che faceva il maestro di ginnastica. La chiamo e le dico: Caroli’, questo non può fare il preparatore, non è all’altezza. Però io lo tengo, gli do lo stesso lo stipendio e gli facciamo fare altro. Lei mi dice: “Ma il responsabile tecnico sono io e per me è bravo”. Comandi te? No bella, qui comando io, e così è finita con Carolina, anche se le voglio sempre molto bene.
Come le venne in mente di prendere al Perugia il figlio di Muammar Gheddafi?
Con Gheddafi ero amico personale. Per far togliere l’embargo alla Libia il colonnello voleva incontrare un membro della famiglia Bush. Attraverso Frank Stella riuscimmo a combinare un incontro col fratello di Bush padre e la cosa andò benissimo. Sono andato nella sua tenda varie volte e una di queste il figlio mi chiede di venire a giocare nel Perugia. Costava niente, era un bell’investimento di immagine e quindi, perché no? Era simpatico.
Come calciatore, però?
Un bravo ragazzo, ha anche giocato un quarto d’ora in serie A.
Dica la verità sulla famosa partita Perugia-Juventus del 2000 che consegnò lo scudetto alla Lazio.
La verità? L’anno prima il Milan vinse 2 a 1 all’ultima giornata contro di noi e tolse lo scudetto alla Lazio di Sergio Cragnotti che arrivò seconda. Ero in macchina con la mia fidanzata Elisabetta e un gruppo di tifosi laziali mi circondano e tentano di aggredirmi accusandomi di aver favorito il Milan. Non era vero nulla ma mi spaventai. Così l’anno dopo, di nuovo all’ultima giornata, c’era lo scontro decisivo: se avessimo battuto la Juve, la Lazio avrebbe vinto il titolo. Il giovedì andai negli spogliatoi, chiamai tutti i giocatori e dissi loro: ragazzi, io vivo e lavoro a Roma e non posso rischiare la pelle per colpa vostra. Quindi dovete battere la Juve. Se non ci riuscite, vi porto a tutti per due mesi in tournée in Cina durante l’estate. Avevo già fatto fare i biglietti per la Cina. I giocatori erano atterriti.
Poi si giocò sotto il temporale.
Sì, nell’intervallo arriva il finimondo, un metro d’acqua. Vado dal designatore degli arbitri e gli faccio: se vi azzardate a sospendere la partita, io non faccio giocare domani i miei giocatori e con l’ordine pubblico succede un casino. Collina era l’arbitro e andò a testare il campo: era un disastro ma trovò un pezzetto dove il pallone rimbalzò e si riprese a giocare.
Il Perugia vinse con un gol di Simone Calori, la Lazio vinse lo scudetto e Moggi non glie l’ha mai perdonata.
Sì, ma non ci fu nulla di irregolare. La prospettiva di due mesi in Cina fece diventare i miei giocatori 11 leoni contro la Juve di Zinédine Zidane.
Non ha una grande opinione dei calciatori, vero?
Non voglio generalizzare, ma sono spesso ragazzi viziati. Io sono uno dei pochi che li sa premiare quando meritano e bastonare quando fanno i furbi.
Per esempio?
Avevo scoperto che alcuni si facevano ammonire apposta per saltare la gara successiva. Aspettavano la domenica seguente per andare a letto con le mogli dei titolari in trasferta. Scoperto l’andazzo, tutti quelli della prima squadra che venivano squalificati li aggregavo alla primavera e così li fregavo. Dopo due settimane, l’impiccio delle finte squalifiche è finito.
Politica?
Democristiano da sempre. La politica per me è la Dc. Ora voto per il Popolo della libertà. Sempre con il centrodestra.
Il Vaticano?
Ottimi amici
Silvio Berlusconi?
Mi piace, è uno che ci sa fare sia come politico che come imprenditore, è un cavallo vincente. Ma lì l’amico mio è Letta.
Gianfranco Fini?
Un amico anche lui.
Ha mai sofferto per amore?
No, perché quando una cosa finisce non mi interessa più.
In generale è mai stato geloso?
Beh, a volte sì.
Rimane in buoni rapporti con le tante ex?
Sì, quasi con tutte.
Con la sinistra come va?
Sono in buoni rapporti con Massimo D’Alema e Nicola La Torre ma il mio cuore batte dall’altra parte.
Le cronache narrano di lei ricevuto a Buckingham Palace dalla regina Elisabetta II.
Dopo le corse si andava sempre a pranzo con Andreotti. Lui veniva invitato dappertutto e io con lui. Ho conosciuto la regina madre, Elisabetta II, lady Diana.
Com’era Lady D?
Simpatica e sorridente. Io le davo le dritte per scommettere sui cavalli buoni e lei vinse diversi soldini grazie a me.
Lei parla bene inglese?
Manco una parola, ma ci capivamo a gesti. Era molto divertente.
E George W. Bush?
Sotto elezioni ho fatto mettere nei miei stadi enormi striscioni, “Bush for president”. Poi mi ha ricevuto alla Casa Bianca.
Lo definirebbe un amico?
Le dico solo che, dopo le mie disavventure giudiziarie, sia lui che Gheddafi mi hanno offerto aiuto.
In che senso?
Si sono offerti di fare qualcosa per me. Io ho ringraziato ma ho detto di no.
Le piace il potere?
A chi non piace il potere? Mi piace frequentare persone importanti perché io non mi sento importante e così è tutta esperienza.
Veronica, Maira, Elisabetta, Francesca, Iris, Jaaira: cosa sono le donne per lei?
Una delle mie passioni. Mi piacciono giovani, mi fanno sentire vivo.
Quanti figli ha?
Sei: Alessandro e Riccardo da Veronica, Isabel da Maira, Rebecca da Iris, Leonardo da Francesca e Christopher che era del primo matrimonio di Jaaira ma che per me è come tutti gli altri tant’è che l’ho riconosciuto.
Suo nonno aveva 23 figli, lei arriverà alla doppia cifra?
No, dieci son troppi, però un altro potrei farlo.
Le piace mangiare?
Sono goloso e questo non va bene.
Alcol?
Vino rosso e un goccetto di whisky.
Droghe?
Mai, lo giuro su tutti e sei i ragazzi.
Cavalli?
Quelli sì, tanto.
Macchine?
Solo tedesche, robuste.
Gioielli?
Ne ho regalati tanti, tantissimi…
Arte?
Non resisto a Chagall e De Chirico, ne ho posseduti molti.
Sesso?
E a chi non piace? Sono regolare.
Aiutini farmacologici?
Mai, il mio Viagra sono le ragazze. Se ho 70 anni e lei ne ha 28, non mi serve niente. È più di una droga.
Qual è il confine tra un furbo e un delinquente?
Delinquente si nasce. Io mi ritengo metà furbo, metà intelligente.
Ha mai pagato una mazzetta?
Mazzette… si fanno regali. Se lei vuole chiamarle mazzette… A Natale mando regali a persone che mi possono essere vicine.
Ha mai fatto una cattiveria a qualcuno?
Sì, se me ne fanno le restituisco.
L’errore che non rifarebbe?
Non mi pento di niente, errori compresi.
Religioso?
Sì, certo.
Peccatore?
Sì, certo. Tutti pecchiamo.
Al saldo finale dove la mandano?
Non so. Credo in Dio, deciderà lui.
Ha paura della morte?
No, perché tanto tocca a tutti.
Cosa lascerebbe scritto nel testamento biologico?
Vorrei una morte naturale ma non farei mai staccare la spina, qualsiasi cosa succeda. A Ricca’ (il figlio Riccardo che assiste all’intervista, ndr), ricordatelo.

di Klaus Davi
Casta di nome e di fatto. In Italia politica e sesso non vanno a braccetto. O almeno è quanto vogliono far credere i parlamentari. Infatti, si indignano se si chiede loro qualcosa che riguardi il privato. La prova? Le reazioni al questionario, compilabile anche in forma anonima, distribuito per conto di Panorama a 956 tra deputati, senatori e sottosegretari.
Molti membri del Parlamento si sono sentiti offesi solo dal vedersi rivolgere domande cui invece si sottopongono leader e capi di stato esteri, come José Luis Zapatero (che ha per esempio dichiarato di fare sesso anche in campagna elettorale), Tony Blair (che ha rivelato piccanti aneddoti dei suoi rapporti con Cherie nel corso delle visite di stato) o il coming out di politici come Karoutchi, Wowereit, Westerwelle e Delanofi.
Dei parlamentari italiani solo 207 hanno accettato di affrontare l’argomento, contando risposte scritte e telefoniche. Il sex appeal sembra non contare nei palazzi del potere. Il partito dei casti e puri si rivela il più trasversale di tutti. Le reazioni? Davvero le più disparate. C’è che si rifiuta platealmente di rispondere, come il senatore Stefano Ceccanti (Pd), che ha annunciato al Giornale di aver distribuito (scandalizzato) il questionario ad amici e conoscenti per dimostrare come la politica voyeuristica sia caduta in basso.
Anche Ermete Realacci (Pd) e Fabrizio Cicchitto (Pdl) dichiarano all’unisono di non essere disposti a rispondere a domande sul sesso. No comment da Barbara Saltamartini (Pdl), Antonello Cabras (Pd), Piergiorgio Stiffoni (Lega) e Gianvittore Vaccari (Lega). Il rifiuto bipartisan arriva anche da Marialuisa Gnecchi (Pd) e Gaetano Pecorella (Pdl). Alcuni onorevoli, pur contrari a simili domande, hanno “concesso” qualche giudizio generale sul rapporto tra sesso e politica.
Anna Cinzia Bonfrisco (Pdl) è fermamente convinta che scrutare le abitudini sessuali faccia parte di un voyeurismo morboso. Il leader dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri (che non ha voluto rispondere al questionario) di fatto si era già pronunciato sul tradimento durante un’intervista su Youtube: “Dichiarare di essere stati fedeli alla propria moglie per tutta la vita è una forte assunzione di responsabilità” aveva detto.
Marco Marsilio (Pdl) fatica a comprendere l’interesse di pubblica utilità di tali informazioni. Se Carlo Monai (Idv) si appella scherzosamente al “quinto emendamento”, Maria Coscia (Pd) si dichiara addirittura scandalizzata dalle domande.
Il tema del tradimento resta spinoso tra Palazzo Madama e Montecitorio. Se varie ricerche sociologiche stimano la percentuale di tradimento nella società contemporanea tra il 30 e il 40 per cento, con un tasso di divorzio e separazione in Italia molto alto (+51,4 per cento, passando da 32.717 a 49.534 coppie rotte dal 1996 al 2006), il Parlamento sembra essere un’isola felice di assoluta e gratificante fedeltà. Possibile? I rappresentanti del popolo italiano non rappresentano dunque il popolo?
Ad ammettere di tradire a denti stretti è solo il 9 per cento degli intervistati, tutti fra l’altro anonimi. Insomma, un’aura di vera e propria santità sembra aleggiare sulla politica di casa nostra.
Nella sparuta minoranza dei traditori conclamanti, solo il 30 per cento delle donne ammette l’infedeltà. Il resto sono uomini. Si tradisce più alla Camera che al Senato, con il 65 per cento dei deputati (che peraltro sono il doppio dei senatori) traditori o ex traditori. Alberto Filippi (Lega) ha dichiarato di aver tradito soprattutto durante l’adolescenza, mentre Giuliano Cazzola (Pdl) si definisce un ex traditore che soffre di solitudine.
Lapidario Pierpaolo Baretta (Pd): “Non vedo di buon occhio i traditori e i puttanieri”. Adamantina Maria Coscia (Pd): “Sono una bigotta perfetta”. Assolutorio invece Domenico Nania (Pdl): “Il tradimento è un comportamento proprio dell’essere umano”.
Possibilista Anna Paola Concia (Pd): “Mi è capitato di tradire, non lo ritengo il peccato più terribile”. Pungente Rossana Boldi (Lega): “Se un uomo si giustifica dicendo che non è capace di stare 48 ore senza esercitare un atto sessuale, allora racconta una barzelletta”.
Archiviato il tema tradimento, si passa al vero tabù della politica italiana: l’omosessualità. A parte l’outing di Paola Concia, la serrata è pressoché totale. Solo alcuni (rigorosamente anonimi) dicono di aver provato qualche desiderio o simpatia per persone dello stesso sesso, senza però aver mai consumato un vero e proprio rapporto.
Insomma, se l’Organizzazione mondiale per la sanità stima che sia gay un 5 per cento della popolazione, le due Camere si barricano dietro un’immagine di intransigente eterosessualità.
E benché Vladimir Luxuria e Franco Grillini si ostinino a dichiarare di aver ricevuto proposte indecenti tra gli scranni di Montecitorio, qui davvero non ve ne è traccia alcuna.
Quanto agli “aiutini chimici”, i parlamentari sono a dir poco reticenti, come sul resto. Sepolcri imbiancati o casta realmente casta? In Italia nel 2007 sono state vendute oltre 15,6 milioni di pillole di Viagra, Cialis e simili, ma gli eletti, ancora una volta, sembrano essere ben sotto la media nazionale. Solo il 10 per cento rivela di fare uso di coadiuvanti chimici. Non escluderebbero di ricorrere alla pillola in caso di necessità Carlo Giovanardi (Pdl), Antonio Borghesi (Idv) o Pierpaolo Baretta (Pd).
Altra nota dolente, la frequenza dei rapporti. Solo il 4,5 per cento di deputati e senatori si dichiara pienamente soddisfatto della propria vita sessuale. Aldo Di Biagio (Pdl), Domenico Scilipoti (Idv) e Lucio Malan (Pdl) sono i pochi fortunati che affermano di fare sesso più di cinque volte a settimana. Spesso la mancanza di tempo e la lontananza da casa incidono negativamente su questo aspetto della vita, come spiega Alberto Filippi (Lega) che, come tanti colleghi, può vedere la compagna solo nel finesettimana.
Il 13 per cento degli interpellati è invece appagato da una “normale vita coniugale”, come dichiara Mario Cavallaro (Pd), che parla di “piacevole sesso domestico”.
Qualche cenno di sincerità sul fronte del sesso virtuale. I siti porno, per esempio, non rappresentano di per sé un tabù, ma certo non vanno frequentati in Parlamento, come dichiara Stefano Saglia (Pdl). Paola Concia (Pd) li ritiene particolarmente noiosi.
Sul tema della prostituzione, poi, il Parlamento alza un muro invalicabile. Tutti gli intervistati negano categoricamente di avere avuto o di desiderare un rapporto sessuale a pagamento. Anzi, c’è chi ci scherza su come il senatore Filippi (Lega) che dichiara: “Nessuno mi ha mai pagato per fare sesso”. E chi, come Giampaolo Vallardi (Lega), descrive il “sesso a pagamento come l’anticamera della disperazione”. Gaetano Pecorella non smentisce i suoi esordi con una prostituta, “tanti, tanti anni fa”. Fa dietrofront, invece, il senatore Filippo Berselli (An), che pure aveva decantato i suoi esordi erotici fra le ovattate pareti di una casa chiusa, e ora fa sapere: “Scherzavo”.

Puritano, bigotto, chiuso, lontano dalla leggerezza e dalla franchezza dei politici e dei leader alla guida dei principali paesi europei, il Parlamento italiano non supera l’esame della trasparenza, almeno sotto le lenzuola. Perché sorprenderci, l’ipocrisia quando si entra nel campo delle scelte individuali impera. Nel nome della privacy, deputati e senatori si trincerano dietro un (dis)onorevole silenzio. Caso unico fra le democrazie moderne, per i nostri parlamentari il privato non deve essere politico.

di Marilena Bussoletti, Marida Caterini, Gianluca Ferraris, Lucia Scajola
La scusa classica è che si è rotto il preservativo. In alcuni casi, mentre ricorrono al logorato alibi, diventano rosse. Perché sono ragazzine di 13 o 14 anni, frequentano ancora la scuola media, vivono attaccate al cellulare, per i genitori sono ancora “le loro bambine”. Ma fanno sesso, o di certo l’hanno fatto se adesso sono lì davanti a un medico a chiedere la pillola del giorno dopo, dicendo che il preservativo le ha tradite. Non la pillola abortiva, ma quella che si ingerisce per essere sicure di non trovarsi a guardare sgomente il test di gravidanza qualche settimana dopo. Un metodo anticoncezionale come tanti, che due casi di cronaca, molto diversi far loro, ha portato alla ribalta. Il primo è di casa nostra: la Asl 3 di Genova ha chiesto un chiarimento al tribunale dei minori per capire se sia giusto per un medico pubblico prescrivere la pillola sempre e comunque, senza avvisare i genitori neppure in caso il richiedente abbia 12 o 13 anni. Il gesto della Asl nasce “dall’aumento vertiginoso” di adolescenti (secondo i medici) a caccia di Levonelle o Norlevo (questi i nomi dei farmaci in questione). I magistrati hanno risposto sì, meglio se i genitori rimangono ignari della vita sessuale della figlia, e tuttavia il tribunale si è detto disposto a esaminare con la necessaria riservatezza i casi che a giudizio dei medici sono i più delicati, ed eventualmente ad avvertire i genitori. Il secondo caso arriva da Oltremanica: due tredicenni sono diventati mamma e papà (almeno sembra, sebbene la vicenda non sia del tutto chiara); la notizia, rimbalzata nei tg del mondo e sulle prime pagine dei giornali, ha indotto polemiche e riflessioni sul sesso in età preliceale, sui metodi contraccettivi, sull’educazione sessuale e sulla latitanza di genitori e insegnanti come educatori.
Che sta succedendo? In Italia, il 90 per cento dei giovani ha avuto rapporti entro i 20 anni e la metà di loro non ha usato precauzioni. Da Nord a Sud, il Paese si assomiglia per quanto riguarda i casi di adolescenti (13-14 anni) che chiedono la pillola del giorno dopo. Sono poche, vanno al pronto soccorso o ai consultori con il fidanzato o con un’amica, si schermiscono con la scusa del lattice difettoso e chiedono la ricetta della pillola per mettersi l’anima in pace. Siamo andati a Genova dove è nato il caso della Asl 3, a Milano, Roma e Napoli e la fotografia che ne esce è di un Paese dove, come nel recente caso di Eluana, norme ed etica individuale aprono un fronte di punti interrogativi. A Napoli, ad esempio, all’ospedale san Giovanni Bosco dove Giovanni Buonanno è primario ginecologico: “In un mese si presentano da noi circa 30 persone a richiedere la pillola in questione. Sono donne under 25. Di queste, due, al massimo tre, sono ragazzine sotto i 14 anni. Nel mio reparto siamo tutti obbiettori di coscienza ma prescriviamo lo stesso la pillola”. “Costringerle a interpellare le famiglie sarebbe una follia” commenta Enrico Ferrazzi, direttore operativo dell’ospedale Buzzi di Milano “fare la spia significherebbe allontanare queste ragazzine, già spaventate, dalle strutture sanitarie pubbliche costringendole a cercare rimedi chissà dove. Non capisco come possano venire certe idee”.
Decisioni controverse. Eppure non tutti la pensano così. Ognuno, almeno a Milano, fa un po’ come crede, nonostante la legge. C’è chi rifiuta tout court la prescrizione: nonostante si tratti di contraccettivo la considera abortiva e la nega anche alle adulte. Chi riceve solo le maggiorenni. Chi la prescrive dai 14 anni in su e chi, non senza difficoltà, accetta di intervenire anche al di sotto di questa soglia. Al pronto soccorso dell’ospedale Macedonio Melloni, per esempio, le minori vengono respinte. “A chi non abbia compiuto almeno 18 anni non si può prescrivere, per legge, nemmeno un antibiotico” sostiene Emilio Grossi, caporeparto gravidanze patologiche della struttura “quando me ne è capitata una ho chiamato i genitori per avere il loro consenso informato”. Eppure, stando a quanto spiega Andrea Gentilomo, medico legale con cattedra all’università statale di Milano, la legge non lo imporrebbe “l’articolo 2 della legge 194 autorizza la prescrizione dei mezzi per la procreazione responsabile anche ai minori” chiarisce. Secondo il professore è più delicato stabilire la liceità della prescrizione nel caso di ragazze minori di 14 anni: “mancano disposizioni nette. L’orientamento è quello di valutare caso per caso, senza tuttavia l’obbligo di coinvolgere i familiari”.
Di questa scuola di pensiero anche Tiziano Motta, ginecologo e dirigente medico presso la clinica Mangiagalli di Milano: “Sopra i 14 anni agiamo liberamente. Al di sotto, sta alle nostre coscienze: mi è capitato di presciverla a una ragazza di 12 anni vittima di un abuso”. Motta, obiettore di coscienza per quanto riguarda l’interruzione volontaria di gravidanza, critica le posizioni di chi rifiuta la prescrizione della pillola del giorno dopo: “È un contraccettivo che interviene prima e non dopo che l’ovulo sia fecondato”. Alessandra Graziottin, ginecologa al San Raffaele di Milano, racconta: “Nel 2008 sono state vendute in Italia 370 mila confezioni di contraccezione d’emergenza: il 55 per cento è stato prescritto a ragazze di età compresa tra i 14 e i 20 anni. I minori fanno sesso ma si proteggono poco”.
Richieste nel weekend. A Genova invece le minorenni che hanno chiesto di utilizzare la pillola del giorno dopo sono state almeno 300. Un quarto di loro ha richiesto la ricetta presso strutture pubbliche, il resto lo ha fatto attraverso i consultori indipendenti. Il 55 per cento sono straniere, soprattutto sudamericane, ma da un po’ di tempo è tornato a crescere anche l’afflusso di adolescenti italiane. Il 90 per cento delle richieste arriva dal venerdì notte al lunedì, generando due flussi: il primo nei pronto soccorso degli ospedali , aperti nel weekend, l’altro nei consultori, che seguono l’orario settimanale. “L’età media del primo rapporto sessuale completo si sta rapidamente abbassando, e purtroppo gli atti non protetti sono ancora molti” dice a Panorama Mercedes Bo, vicepresidente di Aied (Associazione italiana per l’educazione demografica) e responsabile del più importante consultorio cittadino, dove si prescrivono ogni mese fino a 120 razioni di Norlevo.

Un ticket di 25 euro. Roma sembra essere la maglia nera in quanto a prescrizioni della pillola del giorno dopo negli ospedali pubblici, gli unici ai quali ci si può rivolgere nel fine settimana. Per una ragione o per l’altra, come ha evidenziato un filmato dei radicali l’estate scorsa, (inviato poi alla magistratura), è quasi impossibile ottenere l’agognata prescrizione del Norlevo per le maggiorenni. Figuriamoci per le minorenni. Su circa 20 pronto soccorso, la metà è popolata di medici obiettori che considerano il farmaco un abortivo e quindi si astengono dal fare ricette. Tanto che la sera di san Valentino, una cinquantina di ragazze, studentesse liceali, universitarie e precarie rappresentanti dell’Onda, sono entrate contemporaneamente nelle sale del pronto soccorso dei più importanti ospedali romani. Obiettivo: “Verificare se i rapporti amorosi tra giovani e meno giovani siano tutelati effettivamente con l’accesso a misure preventive e anticoncezionali, a cominciare dalla prescrizione della Ru486″. Risultato del blitz: niente prescrizione della pillola del giorno dopo al policlinico Gemelli, al san Pietro Fatebenefratelli e al Cto. La spiegazione da parte dei medici? “Questi sono ospedali cattolici”.
Per avere la sospirata ricetta al policlinico Umberto I, al San Filippo Neri, al San Camillo, al Sant’Eugenio, al Pertini e al San Giovanni, invece, basta pagare il ticket stabilito di 25 euro. qui sono poche le ragzze under 14 a chiedere la pillola del giorno dopo. Spiega il responsabile delle interruzioni di gravidanza e contraccezione del reparto di ginecologia del Policlinico, Massimo Minozzi:” Prescrivere la pillola per noi non è un problema, abbiamo una tradizione di laicità come policlinico universitario. A noi si rivolgono decine di ragazze ogni mese, di età fra i 16 e i 20. Quelle più piccole sono rare, ne saranno capitate neanche una ventina nell’ultimo anno. Appartengono alla classe media, si presentano intimidite col loro ragazzetto, più timido ancora di loro, ma sembrano informate sul farmaco. Molto meno sui metodi anticoncezionali. Siamo circa 50 ginecologi, ognuno di noi naturalmente si regola secondo il caso, ma tendenzialmente non mettiamo in difficoltà una ragazzina che ha anche il timore di dirlo alla famiglia. Una volta accertato che non ci siano problemi, la ricetta la facciamo”.
Atteggiamento diametralmente opposto al pronto soccorso ginecologico del policlinico Casilino dove, se non si arriva accompagnati dai genitori, non si ha diritto alla prescrizione. Spiega il primario Fabrizio Venditti: “Di ragazze così piccole se ne vedono poche. Ci saranno stati cinque o sei casi in un anno, giovanissime alle quali abbiamo negato la prescrizione perché non erano accompagnate dal genitore. Non mi sembra che ci sia un’emergenza under 14″.
Rosalba Paesano, responsabile gravidanze ad alto rischio alla Fabia Mater, fino a pochi mesi fa lavorava all’ospedale San Pietro di Roma: “Quando ero di guardia sono capitate poche ragazzine. Chiedevano la ricetta che io naturalmente non ho mai negato. Mi ha colpito il fatto che spesso arrivavano da me dopo essere state rifiutate da altri ospedali”. Carla Paganelli, medico di pronto soccorso al Policlinico universitario di Tor Vergata, spiega: “Non abbiamo problemi a firmare la ricetta della pillola alle ragazze dai 16 anni in su. Ma se hanno 15 anni, le mandiamo prima dal ginecologo. Nel nostro pronto soccorso non ci sono comportamenti standardizzati. C’è la legge, e poi c’è il libero arbitrio dei singoli medici”.
La ricerca della prescrizione a Napoli. Insomma, un altro guazzabuglio: seguire la legge, o il proprio dovere di medico o il proprio credo (laico o religioso)? A sentire Riccardo Arienzo, ginecologo dell’ospedale Annunziata di Napoli, la questione è più grave di quanto si pensi: “Le ragazze, dopo aver avuto un rapporto a rischio, sono terrorizzate dalle conseguenze, girano da un ospedale all’altro in cerca della fatidica prescrizione che, spesso, viene negata. Sono di estrazione sociale diversa, la più varia- medio, bassa, alta - ma sono uguali dinanzi all’emergenza che stanno vivendo”.
Nei consultori partenopei la musica è solo di poco diversa, come spiega Francesco Buoninconti del consultorio di via Pietravalle: “Le minorenni comunque sono parecchie: noi facciamo lezioni di sessuologia nelle scuole, quindi sanno che possono contattarci con fiducia. Infatti la legge 405 del ’75 prevede che nei consultori il minore sia accolto indipendentemente dall’età. Noi cerchiamo di mettere le ragazze a proprio agio, di farle parlare. Le ragazze di solito richiedono la pillola una sola volta. In un caso, però ci è capitato di prescriverla ad una diciassettenne ben tre volte”.
Al di là dei possibili casi di coscienza dei medici legate all’interpretabilità del farmaco (è un contraccettivo o è un abortivo?), la pillola è un farmaco: inibisce l’ovulazione e l’effetto degli spermatozoi (per questo è rubricato come contraccettivo) senza avere conseguenze nel caso in cui la fecondazione fosse già avvenuta. Le coppie hanno 72 ore di tempo per intervenire. Carmine Nappi, direttore di Scienze ostetrico - ginecologiche dell’università Federico II di Napoli, mette in guardia sull’uso disinvolto del farmaco: “Sarebbe auspicabile un collegamento fra tutti i centri pubblici di prescrizione (ospedali, consultori, guardia medica) per ottenere dati epidemiologici e controllare le cosiddette ‘prescrizioni ripetute’ a garanzia della salute delle ragazze”.
Prostituzione
Se a Pisa arrivano le prime multe per prostituzione, a Genova iniziano le trattative con le “Bocca di rosa” dei carrugi. Ammonta a cinquecento euro la multa per una lucciola e due clienti sorpresi nelle strade della città toscana. Si tratta delle prime sanzioni legate all’ordinanza antiprostituzione, firmata tre settimane fa dai sindaci di tre Comuni confinanti: Pisa, San Guliano Terme e Vecchiano. Ai clienti, un albanese e un italiano, sono state contestate rispettivamente la “contrattazione” e ”l’intrattenersi” con una prostituta. La ragazza non avrebbe, invece, rispettato il divieto ad “assumere atteggiamenti, ovvero per l’abbigliamento, ovvero per le modalità comportamentali, che manifestano comunque l’intenzione di esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali”.
A Genova, invece, sono aperte le trattative con le squillo ‘’storiche” dei carrugi: un accordo che prevede, tra l’altro, la fine delle attività per le 20, dopo i Tg della sera. “Affrontiamo il tema senza ipocrisia - ha spiegato al Secolo XIX l’assessore comunale alle Pari opportunità, Roberta Papi - la prostituzione non è reato in Italia e non la si debella.
Tanto vale costruire un percorso”. Le discussione tra il Comune e il comitato presieduto da Pia Covre (che nel dicembre scorso presentò con Don Gallo il calendario delle Bocca di Rosa genovesi) sono cominciate dopo una colorita manifestazione di protesta contro l’ordinanza del sindaco sulla destinazione d’uso dei bassi. Le lucciole si impegnerebbero a non stare nei vicoli seminude, a collaborare con le forze dell’ordine nella lotta allo sfruttamento della prostituzione, segnalando le colleghe vittima della tratta delle schiave del sesso.
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