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Siena
Un’esplosione si è verificata questa mattina in una palazzina a Ulignano, nel comune di San Gimignano. In base alle prime informazioni dei vigili del fuoco, al momento dello scoppio nella palazzina ci sarebbero state tre persone. Sempre in base a una prima ipotesi, l’esplosione potrebbe essere stata causata da una fuga di gas. L’edificio in cui è avvenuta l’esplosione, dovuta secondo i primi accertamenti a una fuga di gas, è una villetta di Ulignano abitata da un unico nucleo familiare. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, i carabinieri e le ambulanze del 118. L’esplosione, secondo quando riferito dai militari, è avvenuta poco dopo le nove.
Due delle tre persone rimaste sotto le macerie dell’abitazione crollata per un’esplosione di gas a San Gimignano starebbero comunicando con i soccorritori. In base a quanto si apprende, nell’abitazione vivono una 54enne e le sue figlie di 20 e 17 anni. La minore delle figlie, Sofia Bencini, 17 anni, è stata estratta dalle macerie. E’ viva, non è in gravi condizioni ed è stata portata in elicottero all’ospedale Le Scotte di Siena. Poco dopo i pompieri sono riusciti a mettere in salvo anche la madre Serenella Innocenti, medico di 54 anni, che era stata localizzata in precedenza. Anche la donna non sarebbe in pericolo di vita. “Sia lei che la madre, Serenella Innocenti, hanno riportato traumi, ma non sembrano in pericolo di vita” conferma il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Siena Pietro Foderà . Si scava ancora, invece, anche con le mani alla ricerca della figlia minore, Sara, 20 anni, rimasta sotto le macerie.
È stata trovata morta la terza donna coinvolta nell’esplosione della villetta. Si tratta di Sara Bencini, 20 anni, figlia maggiore della dottoressa che viveva nella casa con le due figlie. L’urlo del padre Walter Bencini ha anticipato la conferma, data poi dal medico, che Sara era morta sotto le macerie della villetta. Il corpo è stato trovato nella zona dove, intorno a 12.30, era stata trovata, viva, la madre Serenella Innocenti.
Secondo quanto appreso dagli inquirenti, erano terminati da poco più di una settimana i lavori di ristrutturazione all’impianto di riscaldamento della villetta esplosa questa mattina. Sembra, infatti, che anche la caldaia fosse nuova.
“Ho sentito un grande botto, la mia casa ha tremato, i vetri delle finestre e le porte hanno vibrato per un po’”. È la testimonianza di Giovanni, che abita nelle vicinanze della casa crollata per l’esplosione. “Saranno state le 9, forse le 9,30″ ha aggiunto “Mi sono affacciato, in lontananza ho visto una nuvola di fumo e polvere. Intorno c’era una gran confusione: erano scattati gli allarmi delle auto e delle case. In quell’abitazione ci abita una dottoressa, è un medico di famiglia. Ho provato ad avvicinarmi, ma c’erano carabinieri e vigili del fuoco già al lavoro e ho preferito tornare a casa, per non intralciare i soccorsi”.
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Scorre tranquilla la vita alla Certosa di Pontignano, il centro congressi dell’Università di Siena.
Il prossimo convegno è previsto tra qualche giorno, quando un gruppo di luminari discetterà di miologia, lo studio dei muscoli. Intanto i 41 dipendenti dell’ateneo in servizio nell’ex monastero ingannano il tempo come possono: dalla cucina si sente un continuo vocio, un signore con cappello da chef fissa lo schermo del computer, un giardiniere toglie qualche foglia secca da una giara di cotto. All’entrata, in un angolo del chiostro, una signora in ciabatte ammette: “Quando non ci sono convegni qui in effetti c’è pochino da fare”. E quand’è il prossimo? “Non mi ricordo, esattamente. Chieda in segreteria”.
A farla breve: l’Università di Siena, che ha il più mastodontico deficit mai accumulato da un ateneo italiano, paga 41 persone per ospitare alcuni conferenzieri qualche volta al mese. Ci sono sei portinai, altrettanti giardinieri, 11 camerieri, sette tra cuochi e lavapiatti. Sono tanti? No, sono un’enormità : il maggiore albergo della città ha cinque persone che servono ai tavoli, sei che lavorano in cucina, un centinaio di ospiti al giorno e i conti in attivo. E la Certosa?
Da banchetti, pernottamenti e congressi ricava circa 400 mila euro l’anno. Ma ne spende almeno il triplo solo per pagare gli stipendi. Fra uscite, disavanzi, mutui e sperperi a Siena si sono persi.
L’ammontare del rosso è ancora incerto, però gli ultimi calcoli parlano di quasi 250 milioni di euro: 98 vanno restituiti all’Inpdap, 20 all’Agenzia delle entrate, 90 alle banche, 40 non si sa bene a chi. Debiti accumulati in anni di gestione che definire poco oculata è eufemistico. Basta vedere Pontignano: sebbene il personale sia numeroso, nel 2005 veniva approvato un “protocollo per il trattamento accessorio” dei dipendenti. Visti i “rischi e disagi” cui potevano incorrere, erano stanziati 50 mila euro all’anno di incentivi da dividere tra i 41 eroici. Nello stesso accordo si parla di un “progetto triennale per l’incentivazione e il miglioramento dei servizi”. Una consulenza interna di 60 mila euro, grazie alla quale alcuni eletti hanno studiato la maniera più opportuna per evitare che i colleghi rigirino i pollici per giorni. A Siena sprechi ed elefantiasi hanno colpito ovunque. Il rettore, Silvano Focardi, ha ben otto segretarie personali. A confronto le tre su cui può contare il direttore amministrativo, Loriano Bigi, un laureato in filosofia teoretica a cui sono affidati i conti dell’ateneo, sembrano poca cosa. E i bibliotecari? Sono 135, sparsi nelle varie facoltà : se ne contano 24 a scienze politiche, 21 a lettere e filosofia e 20 a economia, solo per fare qualche esempio. Ed è prevista l’assunzione di altri 20 precari. Per non parlare della duplicazione di uffici simili. Per esempio quelli che si occupano di comunicazione: sette dipendenti all’online, quattro all’ufficio stampa, otto alle relazioni esterne, tutti con compiti che loro stessi faticano a distinguere. O quello per l’accoglienza dei disabili: serve a informare i portatori di handicap che ci sono dei volontari al loro servizio.
Attività nobile, ma che non rischia certo di usurare i cinque lavoratori preposti al compito. Conclusione: a Siena il numero degli amministrativi supera ormai quello dei professori, sono 1.350 contro i 1.060 docenti di ruolo. E continua ad aumentare: un bando appena pubblicato prevede la stabilizzazione di altri 40 precari. Questa situazione non ha impedito al precedente rettore, Piero Tosi, di assegnare una sfilza di consulenze interne, chiamate progetti. “Mansioni retribuite fino a 20 mila euro l’anno” dice Giovanni Grasso, professore di anatomia umana e curatore del Senso della misura, un sito che denuncia la malagestione della sua università . “Soldi elargiti per svolgere compiti banali, che rientrerebbero tra le normali attività . A maggior ragione in un ateneo in cui ci sono tanti uffici poco produttivi”. Tra il 2005 e il 2007 sono state assegnate 25 consulenze interne, di cui hanno beneficiato parecchi dipendenti. Scorrendo la lista se ne trovano di stravaganti: progetti per fare circolare meglio le informazioni, per la sicurezza nei cantieri archeologici, per coordinare i laboratori didattici di Follonica, per “armonizzare” i servizi bibliotecari. E mentre ci si scervellava a escogitare le soluzioni più efficaci, il deficit cresceva. “Qui lo sperpero è diventato filosofia” accusa Grasso, che già 2 anni fa scriveva sul suo blog della voragine contabile. “A Siena c’è stato un uso disinvolto delle istituzioni che ormai ci ha portato alla conclamata bancarotta.
E docenti, organi d’informazione e politica locale hanno sempre mostrato la più completa indifferenza. Intanto gli organici si sono gonfiati a dismisura e nessuno ha badato a spese”. Come per la nuova sede di scienze politiche e giurisprudenza. Una struttura imponente: arredi ricercati, legno a profusione, corridoi enormi e un bar grande come un campo da pallacanestro. All’ingresso del palazzone c’è una lapide in latino, di memoria papale, dedicata all’ex rettore: a “Petrus Tosi Saen univ. Rector”, capace di far edificare lo “splendidissimum ” nuovo edificio. Un gigantismo che stride ancora di più se rapportato al continuo calo degli studenti: negli ultimi 5 anni sono passati da 19.172 a 16.552. Periodo in cui però l’università non ha smesso di moltiplicare le sue sedi, aprendone tre: Follonica (22 mila abitanti), Colle Val d’Elsa (21 mila persone) e San Giovanni Valdarno (17 mila anime). Quanto si spende per i nuovi poli distaccati è un enigma impenetrabile. Gli unici dati riguardano la sede di Arezzo, la più vecchia e popolata. Costa 15 milioni di euro l’anno ma porta introiti modesti: 3,5 milioni arrivano dalle tasse studentesche e 800 mila euro da una società consortile di cui fa parte anche l’ateneo. La differenza è un passivo di 10,7 milioni. Che si fa allora, domandano i senesi, visto che buona parte dell’economia cittadina ruota attorno all’università ? Il rettore Focardi, appena rieletto capitano della contrada Chiocciola, assicura che si sta predisponendo un piano di rientro adeguato: “Abbiamo un patrimonio immobiliare che vale 1,5 miliardi di euro. Lo utilizzeremo per ridurre il debito”. Non è però ancora chiaro se i palazzi saranno venduti o dati in leasing. Ma anche se queste operazioni andassero a buon fine, resterebbe il problema della gestione ordinaria: le uscite superano sistematicamente le entrate. I consulenti sono ancora al lavoro per individuare soluzioni e stabilire l’esatto deficit.
Martedì 28 sera Angelo Dringoli, che a Siena insegna economia e gestione delle imprese, stufo di aspettare si è dimesso dal consiglio d’amministrazione. In una lettera al rettore scrive: “L’assenza di un bilancio consuntivo di competenza per i primi 10 mesi non permette una gestione corretta e consapevole, ed espone il cda al rischio di gravi errori e irregolarità gestionali. Fino a oggi nessun piano organico di interventi è stato presentato, nonostante le ripetute richieste”. I conti restano quindi un mistero. L’unica cosa certa è che da qualche parte bisognerà pure cominciare a sfoltire. E qui le voci si contano “ad abundantiam”.
A partire dagli affitti di alcuni immobili del centro. Per dirne una: l’università paga 176 mila euro l’anno per il primo piano di Palazzo Chigi Zondadari, un bell’edificio con vista su piazza del Campo, che permette a 50 invitati dell’ateneo di ammirare il Palio da favorevolissima posizione. Altri 30 mila euro costa l’appartamento in cui trova ospitalità un centro di studi antropologici. Solo 15 mila invece ne bastano per un alloggio in cui vive e prospera il centro culturale Siena-Toronto. Storia a parte è quella dei magazzini presi in affitto a Monteroni d’Arbia, a 17 chilometri da Siena. Nel 2004, in preda al consueto titanismo, l’università aveva deciso di aprire un locale all’interno del rettorato. Un baretto in cui si consumano in fretta panini e si scambiano gli appunti? L’idea era più
ambiziosa: un posto in cui le menti dell’ateneo si sarebbero ritrovate a sorseggiare bevande come da Starbucks, con musica e arredamento adatti. Anche il nome scelto sembrava adeguato: “Il caffè dell’artista”. Per un progetto del genere serviva spazio. E lo spazio fu fatto: un archivio venne trasferito da alcune stanze del rettorato ai magazzini di Monteroni, che andarono via all’amichevole prezzo di 35 mila euro. Ma Il caffè dell’artista finì nel dimenticatoio con la caduta di Tosi, sospeso a febbraio 2006 dopo un’ordinanza del gip di Siena, Francesco Bagnai, che gli contestava falso ideologico e abuso d’ufficio in un’inchiesta su presunti favoritismi.

Le stanze liberate durante il suo mandato ora sono vuote. E quell’archivio resta nella campagna senese: all’occorrenza, quando serve un faldone, bisogna mandare una macchina.
Le idee innovative del resto qui non sono mai mancate. Il modello è sempre stato quello dei campus americani. È nata perfino una linea di abbigliamento e oggettistica. Nel negozio al piano terra del rettorato si vendono magliette, zaini, agendine, cappelli alla pescatora, teiere e tazze per il latte.
Tutto abbellito dal centenario marchio dell’ateneo. Attività della quale non sono mai stati comunicati ricavi e perdite. Quanto costa invece avere la prima radio universitaria d’Italia si sa: tra il noleggio delle apparecchiature e quello delle frequenze, vengono sborsati 90 mila euro l’anno, ora scesi a 60 mila. Direte: è pur sempre uno strumento didattico, dispendioso ma valido. Non è proprio così: la radio non è usata nemmeno dagli allievi di giornalismo per fare pratica. Serve a metter musica e a dare informazioni agli studenti. Cose utili, magari, forse non a un ateneo in bancarotta. Siena però non si è fatta mai mancare niente. Nemmeno un’etichetta musicale, la Emu. Sul sito si legge: “Segue tutte le fasi della realizzazione discografica, dalle edizioni alla produzione del cd, fino alla messa in commercio”. Punta di diamante dell’Emu sono i Dedalo. Il loro primo singolo è uscito nel 2003. Si intitola Indefinibile: proprio come il buco dell’università che ha prodotto il brano.
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È stato arrestato nella notte dai carabinieri di Siena lo spacciatore che avrebbe venduto la droga alla giovane senese morta dopo un rave party nei boschi di Sovicille (Siena). Si tratta di un ventisettenne, M.P., residente a Chiusi. Sarebbe stato lui a vendere la massiccia dose di ketamina che avrebbe provocato prima il malore e poi l’arresto cardiocircolatorio che hanno stroncato la giovane senese. In manette anche la madre dell’uomo.
A casa dello spacciatore, a Chianciano Terme (Siena), sono stati trovati sette grammi di hashish, nonché un bilancino di precisione e il materiale per il confezionamento della droga.
Mentre presso l’abitazione della madre del giovane, a Chiusi (Siena), sono stati trovati 89 grammi di ketamina nascosti in un cassetto della camera da letto. Per questo motivo anche la donna, un’insegnante elementare di 47 anni, è stata arrestata con l’accusa di detenzione a fini di spaccio.
Nel pomeriggio di oggi si terrà l’autopsia sul corpo della giovane morta che servirà a chiarire le cause del decesso.
Non si ferma la lista nera delle morti bianche. Tre operai sono stati travolti, la scorsa notte intorno alle 23, da un tir mentre stavano lavorando in un cantiere sulla A1 Milano-Napoli, tra Chiusi e Valdichiana. Uno è morto, gli altri due sono rimasti gravemente feriti.
I tre operai sono dipendenti della ditta Fau, azienda di Asciano in provincia di Siena, che si occupa di dotazioni stradali. Secondo una nota di Autostrade per l’Italia, l’operaio morto, nel momento dell’incidente, si trovava a bordo di un furgone “a protezione di un cantiere mobile regolarmente segnalato: il veicolo è stato tamponato da un mezzo pesante”. Le cause dell’incidente sono ancora da accertare, ma sono probabilmente da imputare all’eccessiva velocità e alla distrazione.
Autostrade per l’Italia, sottolinea la nota, “profondamente colpita dal doloroso evento, esprime il proprio cordoglio alla famiglia e ai compagni di lavoro”.
Intanto dopo l’incidente che venerdì scorso ha causato la morte di sette persone nel tratto dell’autostrada A4 Venezia-Trieste,all’altezza di Cessalto (Treviso), la Procura della Repubblica di Treviso ha disposto il sequestro del guard rail spartitraffico. Il sequestro - da quanto trapelato a Trieste e Palmanova (Udine), dove si trova la sede di Autovie Venete - dovrebbe essere finalizzato a verificare se il guard rail, per caratteristiche e le condizioni in cui si trovava, era in grado di garantire la sicurezza della circolazione automobilistica sull’autostrada.
Il VIDEO servizio:
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Piccola, ma con intrecci familiari in forte sviluppo, è farmacia, a Siena. Ci sono i Pessina padre e figlia: Gian Paolo, ordinario di fisiologia, e Federica, ricercatrice nella medesima facoltà . I Botta: Maurizio, docente di chimica farmaceutica e direttore del dipartimento, ha due figli, entrambi hanno vinto un dottorato nella stessa disciplina paterna. È invece in pensione Vittorio Brizzi, ex docente di chimica farmaceutica. Il testimone lo ha lasciato alla figlia Antonella: ricercatrice, pure lei, in chimica farmaceutica.
È però medicina la facoltà in cui si annida il maggior numero di parentele. Da tre generazioni i Bertelli conservano la cattedra di anatomia, oggi in mano al professore Eugenio. Lavorano nello stesso dipartimento di chirurgia generale pure Sergio Mancini, ordinario, e il figlio Stefano, ricercatore.
Materie differenti dividono invece l’ex rettore Piero Tosi, che insegna anatomia patologica, e il figlio Gian Marco, diventato ricercatore di oculistica. Sul concorso è stata aperta un’inchiesta: tra gli altri, è indagato il padre.
Un’altra indagine, ben più drammatica, riguarda invece Carlo Setacci, ordinario di chirurgia vascolare, e il figlio Francesco, ricercatore nella stessa disciplina. A dicembre sono finiti sotto inchiesta per la morte di un fornaio, operato dai due chirurghi per un’occlusione alla carotide.
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di Paolo Liguori
Ad agosto compie 34 anni. È il giocatore simbolo dell’Inter. Del 15° e probabilmente anche del 14° scudetto. È anche di più: il campione più rappresentativo del calcio italiano nel 2007.
Marco Materazzi si è guadagnato tanti riconoscimenti in un solo anno, in un momento particolare della sua carriera. A gennaio 2006, a quasi 33 anni, età da calciatore anziano, Marco fu tentato dall’idea di chiudere altrove la carriera. Dalla critica era giudicato poco adatto all’Inter di Roberto Mancini. E alla fine del campionato, non più di un anno fa, la tentazione di andare sul mercato c’era ancora.
Poi venne la Nazionale di Lippi, Calciopoli e quel clima particolarissimo che selezionò gli uomini secondo il carattere, prima ancora che secondo i ruoli prestabiliti. Il cuore, prima della classe. La volontà e l’impegno, prima del curriculum e del gradimento tecnico. E Marco divenne Matrix. Per tutto il Mondiale e, in particolare, quel 9 luglio magico in cui la sorte lo portò allo scontro con Zidane. Un altro campione, anziano e navigato. L’esatto opposto del nostro Matrix: celebrato, osannato per la sua classe e per una carriera eccezionale, Zizou aveva tutto nel suo passato e niente nel futuro. Materazzi, il contrario. Quella testata(qui il video), fu la scintilla che provocò un travaso dall’uno all’altro.
L’anima del campione abbandonò Zidane e scelse Materazzi e lui, veterano di mille battaglie, da quel giorno è letteralmente rinato. Se provate a ricordare a chi segue meno il calcio che Matrix ha 34 anni, osserverete lo stupore. Pensano tutti che sia un ragazzo
freschissimo che ha appena cominciato a raccogliere i frutti del suo lavoro. Ed è vero.
Marco Materazzi è rinato e gli è stato facile rappresentare simbolicamente la rinascita dell’Inter, una società che gli assomiglia più di quanto si creda. I colori e la tradizione nerazzurri sono antichi e gloriosi. Uomini di 60 anni sono cresciuti ammirando calcisticamente la grande Inter. Poi sono venute le altre Inter, fino al 1989, a quella dello scudetto di Trapattoni. Da lì gli anni duri, come quelli di Matrix, al centro delle polemiche, dello scherno, delle barzellette. Oggi il riscatto di una squadra che tra tanti campioni ne ha uno che le assomiglia più degli altri e il suo riscatto se l’è guadagnato prima ancora di iniziare la cavalcata, strappando su un campo di Berlino l’anima ad un campionissimo francese.
E il riscatto è simbolico per il calcio italiano. Nel 1989 cadeva il Muro di Berlino e cambiava il mondo, nel 2006 è caduto il Muro di Calciopoli e l’Inter ha vinto in un solo anno i primi due scudetti del Calcio Libero. Materazzi e i nerazzurri sono rinati sulle ceneri di Moggi: sono cresciuti grazie al latte di Massimo Moratti, ma hanno compiuto un percorso che resterà nella memoria e negli Annali del calcio. Per questo motivo, il loro scudetto è grande, non minore rispetto ad altri. Materazzi quest’anno ha avuto tutto insieme ciò che gli era stato per anni negato. E ora la rete lo omaggia così:
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L’Inter (qui il sito) festeggia il suo 15esimo titolo, vincendo a Siena per 2-1, grazie alla doppietta di Marco Materazzi.
E all’Atalanta, stessi colori dei milanesi, che riesce nell’impresa: supera 2-1 la Roma (gol Doni e Zampagna) e il presidente Massimo Moratti riesce a trovare il primo successo, sul campo, dopo l’affermazione a tavolino. Un successo meritato. In un colpo solo la banda di Roberto Mancini allontana critiche e fantasmi, apparsi all’orizzonte dopo il ko di mercoledì scorso a San Siro contro i giallorossi: la festa era già pronta, ma è stata posticipata a oggi, di tre giorni.
Mancini recupera in extremis Ibrahimovic e si affida a Cruz, complice la squalifica contestata ad Adriano, per cercare i tre punti al Franchi di Siena. Però è, come detto, Marco Matrix Materazzi a decidere il match. Che indovina il colpo di testa del vantaggio,subito dopo il quarto d’ora del primo tempo, ma Negro al 18esimo ristabilisce la parità . Non succede più nulla fino al termine della prima frazione.

Accade ben altro invece allo stadio Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo. Gli altri nerazzurri passano per due volte: prima con Doni, poi con Zampagna.
Mai come ora l’Inter è a un passo dallo scudetto: quando Cruz viene atterrato in area di rigore da Manninger, il solito Materazzi dal dischetto non sbaglia, pur calciando per due volte: è la rete del 15esimo titolo. Il gol di Perrotta per la Roma non cambia il risultato. I giocatori nerazzurri, la partita di Siena è iniziata in anticipo, possono così festeggiare.

“Lo dedico a tutti i tifosi interisti”, queste le prime parole a caldo di Roberto Mancini subito dopo il trionfo. Commosso Massimo Moratti in tribuna. Poi il presidente scende sul terreno di gioco per congratularsi con i suoi giocatori e senza esitazione dice: “La dedica è per Giacinto Facchetti”, mentre i tifosi invocano “Massimo, Massimo, Massimo”. Per il patron nerazzurro si tratta della prima affermazione sul campo (la formazione di Moratti vinse una Coppa Uefa nel 1998 contro la Lazio a Parigi), considerando “di cartone” la vittoria della scorsa stagione, quando l’Inter si cucì, tra le polemiche, il tricolore sul petto come eredità dello scandalo di Calciopoli.
La dedica allo storico terzino scomparso viene dal cuore di tutti i componenti della rosa con un coro liberatorio, negli spogliatoi. Commosso anche il pensiero del capitano dell’Inter, Javier Zanetti. “È una gioia immensa, dopo i sacrifici che ha fatto Moratti in questi anni il presidente se lo meritava. Il mio pensiero va a Giacinto Facchetti, a Peppino Prisco a Benito Lorenzi che è mancato da poche settimane. Dedico la vittoria alla mia famiglia. Ho aspettato questo momento da tantissimo tempo, bisogna festeggiare questo scudetto tutti insieme perché la famiglia interista se lo merita davvero”.
Guarda la GALLERY della festa nerazzurra. LEGGI ANCHE: Materazzi simbolo del trionfo