Leggi tutte le notizie su:
simboli
- Tags: alleanze, An, crisi-di-governo, elezioni, Forza-Italia, Lega, Pd, pdl, Silvio Berlusconi, simboli, Udc, Walter Veltroni
-
“Insulti come quelli rivolti da Walter Veltroni fanno male non a me ma alle istituzioni. Insultare il presidente del Consiglio dandogli dell’imbroglione e del buffone fa male alla democrazia”. Silvio Berlusconi non ci sta a entrare a piedi tesi nella polemica, dopo gli attacchi che gli ha rivolto il segretario del Pd, ma puntualizza alcune cose precise. “Io non rispondo. Ricevo da sempre insulti e aggressioni che non mi fanno nè caldo nè freddo, devo dire la verità . Io non ne ho mai fatti non solo a Veltroni ma a nessun altro perché io ho un grande rispetto degli altri, di tutti gli altri, a partire dai più deboli e non ho mai rivolto in vita mia un insulto ad alcuno”. “Ma chi insulta me insulta una istituzione dello Stato”, ha aggiunto.
Il premier torna sull’argomente che aveva già precisato nei giorni scorsi. “Se i giornali si inventano cose non è colpa mia. Non ho mai detto che Veltroni è inesistente, anche perché è una stupidaggine in se. Ho detto invece parlando ad una platea numerosa con molte registrazioni che si possono verificare che il Partito democratico quanto a collaborazione con la maggioranza era inesistente. Niente di diretto a Veltroni ma un’affermazione sulle possibilità di collaborazione che mi veniva chiesto in quel momento se si potessero effettuare”.
“Noi andiamo avanti nella realizzazione del nostro programma - ha aggiunto Berlusconi - anche aggiungendo cose che nel programma non c’erano. Il nostro gradimento è al di sopra del 68%, un record nella storia repubblicana e della democrazia. I cittadini sapranno essere buoni giudici”.
E ha spiegato che il governo ricorrerà allo strumento del decreto legge per tutte le materie considerate urgenti perché i disegni di legge hanno un iter troppo lento. “Prendiamo ad esempio le nostre città , assediate da graffiti beceri - ha detto Berlusconi - è una situazione che non può non essere considerata lesiva per i nostri figli. Quindi, per quanto mi riguarda cercherò di usare al massimo questi strumenti”.
E sulla “campagna d’autunno” del Pd che scenderà in piazza contro il governo: “Non credo possa avere nessun effetto, l’opposizione evidentemente ha iniziato la campagna elettorale per le elezioni della prossima primavera”, dice il Cavaliere, forte anche del risultati ottenuti nell’emergenza rifiuti:
“Ogni giorno abbiamo grandi difficoltà ad operare. Tuttavia si procede senza esitazioni verso il risultato finale di una regione modernamente attrezzata per lo smaltimento dei rifiuti. È finita l’emergenza, la situazione è sotto controllo”. Il premier ha aggiunto che in Campania sarà realizzato un quinto termovalorizzatore, localizzato probabilmente nell’area nord-ovest della regione, dove ci sono i depositi e “servirà a smaltire cinque milioni di ecoballe ereditate dal passato”.
- Tags: alleanze, An, elezioni, Gianni-Letta, Giorgio Napolitano, governo, Lega, ministri, pdl, QUirinale, Roberto-Formigoni, Silvio Berlusconi, simboli
-

Circa un’ora di colloquio “disteso” e “cordiale”. Per la prima volta dopo il voto, Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano s’incontrano per uno “scambio di vedute generale”, seppure in via del tutto informale. L’incarico al Cavaliere, infatti, potrà essere conferito solo dopo la formazione dei gruppi parlamentari e l’elezione dei presidenti di Camera e Senato (il 30 aprile), quando il Colle avrà gli interlocutori istituzionali per avviare le consultazioni.
Un momento di particolare “vicinanza” tra i due si sarebbe avuto sulla Lega. Non ci sarebbe alcun “veto” del Qurinale sui ministri leghisti e in particolare su Roberto Maroni al Viminale, che ha già ricoperto il ruolo di ministro dell’Interno e del Lavoro.
Al Quirinale, però, Berlusconi e Gianni Letta hanno iniziato ad affrontare alcune delle questioni sul tavolo. Tra cui anche la difficoltà di contenere il numero dei ministeri. Nel senso che, come sempre accade nei giorni che precedono la formazione di un governo, “tutti avanzano richieste”. Situazione di “afflizione” che, d’altra parte, Napolitano ha già vissuto, solo due anni fa, con Romano Prodi che a fine mandato è arrivato a toccare quota 102 tra ministri, viceministri e sottosegretari. Un record cui il Cavaliere non ha alcuna intenzione nemmeno di avvicinarsi, visto che sul tetto complessivo di sessanta non sembra intenzionato a fare deroghe. Il punto, però, sarebbero i ministeri con portafoglio che secondo la Bassanini dovrebbero essere dodici. Allo studio, infatti, c’è l’ipotesi di spacchettare qualche dicastero, come per esempio Welfare e Salute. Sul punto, però, pur prendendo atto delle “comprensibili difficoltà ”, Napolitano sarebbe stato chiaro: no al proliferare dei ministeri. Senza escludere però la possibilità che - fatto il giuramento con soli dodici ministri con portafoglio più altri senza - si possa poi procedere a qualche spacchettamento come già fece Prodi.
Di nomi, invece, al Quirinale se ne sarebbero fatti pochi. Quelli sicuri: Giulio Tremonti all’Economia, Franco Frattini agli Esteri, Roberto Maroni all’Interno e Ignazio La Russa alla Difesa. Mentre sulle altre caselle la partita sembra piuttosto aperta. In particolare sulla Giustizia, dove al di là dei nomi circolati (in salita Elio Vito) il Cavaliere pare accarezzi ancora l’idea di un possibile ritorno di Roberto Castelli che a via Arenula è già stato per cinque anni. E la squadra continua a prendere forma, al netto dell’incognita Roberto Formigoni. Il Governatore avrebbe dovuto incontrare il premier in pectore oggi a Roma: l’incontro è però slittato a domani o ai prossimi giorni, per motivi, viene spiegato, meramente organizzativi. La posizione di Berlusconi non sarebbe comunque mutata nelle ultime ore: niente ministero per Formigoni, che resterebbe al Pirellone almeno fino al 2010, ma un ruolo di spicco nel costituendo Pdl. Quanto alle voci sull’offerta di un ministero da parte di Berlusconi al neo eletto Pd Pietro Ichino, ambienti di Forza Italia ammettono che un “abboccamento” ci sarebbe stato sia con il giuslavorista. Che però ha fatto sapere, tramite il proprio sito: “il mio compito, in questa legislatura, è quello di contribuire a costruire e radicare la politica del lavoro del Partito alla cui fondazione ho partecipato e nelle cui file sono stato eletto. Il che non impedirà né a me né al PD di coltivare tutte le convergenze serie che si renderanno possibili tra maggioranza e opposizione sulle misure utili per il Paese”.
- Tags: alleanze, An, campagna-elettorale-2008, elezioni, Forza-Italia, Lega, Pd, pdl, Silvio Berlusconi, simboli, Udc
-

La squadra di governo sarà pronta in una settimana. Subito bonus bebè, via l’Ici sulla prima casa, aumento delle pensioni sotto i mille euro, interventi per contenere i prezzi degli alimentari, sì al dialogo con l’opposizione. Silvio Berlusconi il giorno dopo il trionfo elettorale illustra i suoi primi provvedimenti da premier. “La presidenza del Senato sarà coperta da una persona di prestigio del partito che nella coalizione ha avuto quasi cinque volti i consensi della Lega”, afferma il Cavaliere che all’opposizione dice: vediamoci in fretta, augurandosi che non si comportino “come hanno fatto in passato”.
Berlusconi assicura che sull’affaire Alitalia e sull’emergenza rifiuti vuole intervenire nelle primissime battute del nuovo governo per risolvere “quanto prima” entrambe le problematiche che “affliggono l’Italia”. Sul primo nodo, il Cavaliere sta, infatti, “organizzando la cordata italiana”: “Ho avuto già ieri sera una seduta di lavoro con Bruno Ermolli, responsabile della società di consulenza che ha tenuto i rapporti con decine di imprenditori italiani medi e piccoli che si sono dichiarati disponibili al mio appello anche perchè pensano che non avere una compagnia di bandiera sarebbe un grave danno”.
Berlusconi giudica un “fatto storico” il bipartitismo e richiama l’attenzione sul programma del Pd in cui ci sono “molti punti sovrapponibili al nostro programma. Se le sinistre volessero - ha detto - aggiungere il loro voto al nostro, questo sarebbe meraviglioso”. Al coordinatore del Pd, Goffredo Bettini, collegato telefonicamente, gli ha ricordato di avere “un appuntamento per un incontro che sarei lieto di fare anche in fretta”.
Nel campo delle riforme Berlusconi non ritiene necessario ridare vita alla Bicamerale. “Non credo - sottolinea il futuro premier - che sia necessaria la ricostituzione della Bicamerale. Non ha mai funzionato anche se la possiamo considerare un ottimo punto di partenza. Si può fare tutto molto più facilmente senza lo strumento della Bicamerale”, spiega Berlusconi che ritiene basti l’articolo 138 della Costituzione per fare le modifiche dell’architettura costituzionale.
“Nel primo Consiglio dei ministri vareremo -assicura Berlusconi- degli interventi immediati per il recupero del potere d’acquisto, abbiamo già in mente un progetto preciso per contenere i prezzi nelle catene alimentari e tramite accordi con il mondo del commercio”. Berlusconi ha anche confermato che nella stessa riunione del governo sarà abolita l’Ici sulla prima casa, e “saranno adeguate al costo della vita le pensioni sotto i mille euro” e verrà varato il “buono di mille euro per i nuovi nati”.
Il VIDEO servizio:
- Tags: alleanze, An, brogli, campagna-elettorale-2008, elezioni, Lega, Pd, pdl, schede, scrutatori, Silvio Berlusconi, simboli, Udc, Walter Veltroni
-

Adesso Walter e Silvio litigano sul serio: uno scontro all’arma bianca. Via tv, ma ravvicinato. A tre giorni dall’apertura dei seggi il Cavaliere e l’ex sindaco smettono i panni del politically correct, ripongo il (troppo) fair play che ha contraddistinto questa campagna elettorale (da molti definita un po’ moscia) e si attaccano. Con vigore, anche se a distanza. Tema? I brogli.
Comincia Veltroni: “Vi pare che uno così possa governare il Paese?”. Pur continuando a non nominarlo per nome, il segretario del Pd dagli studi di Porta a Porta va all’attacco, dopo che Bruno Vespa gli legge la dichiarazione di Silvio Berlusconi nella quale il leader Pdl chiede al segretario del Pd di impegnarsi perché non ci siano brogli al voto.
E lancia la sfida: ” Dal ‘94 Berlusconi parla di brogli che ci sono solo quando perde e non quando vince” dice Veltroni. “Noi parliamo di cose che riguardano il Paese. Bisogna finirla” aggiunge il candidato premier del Pd “c’è una messa in discussione per creare tensione”. Quanto ai brogli “non si riesce a parlare d’altro. Ma questo è un altro mondo, generazionalmente diverso. E se andranno al governo faranno altri disastri come quelli degli ultimi sei anni”.
La dichiarazione letta da Vespa è quella rilasciata da Silvio Berlusconi parlando a Omnibus, su La7: “Spero che Veltroni prometta che la sinistra rinuncerà a usare le schede bianche per fare brogli che vengono dalla scuola delle Frattocchie. Brogli che nelle scorse elezioni, nel 2006, le hanno consegnato la vittoria per un pugno di voti. Se si impegnasse davanti all’Italia potremmo cominciare a pensare un po’ meno male di lui”. Poi al termine della trasmissione, Berlusconi ha in mano un foglio “che” specifica “non è una lettera ma un appello a Veltroni”. Lo legge: “Dopo la decisione di far votare gli italiani con schede che generano confusione, ed è l’ultimo pasticcio e prova di incompetenza e mancanza di buon senso che ci viene data speriamo per l’ultima volta da questo governo, credo che sia giusto che Veltroni si assuma davanti al popolo italiano l’impegno di garantire la regolarità del voto, rinunciando a ogni tentativo di broglio e appellandosi a tutti i presidenti di seggio affinché le schede bianche, come prevede la legge,m vengano subito bollate al momento dello spoglio per evitare che qualcuno nottetempo le riempia alterando il risultato delle elezioni”. Il leader del Pdl chiede “che si adotti finalmente il sistema previsto dalla legge dello spoglio delle schede una a una. Nelle scorse elezioni in molte sezioni tutte le schede sono state rovesciate sui tavoli dividendone l’esame tra gli scrutatori. Questo può portare ad infinite irregolarità ”.
Lo scontro tra i due leader è anche sui toni della volata verso il voto. “La nostra campagna elettorale è stata serena e sorridente. Quella loro è stata tutta cupa, tetra, carica di odio”, accusa Veltroni. Si è sentito odiato? “Caspita” ha risposto il leader del Pd a Bruno Vespa “ne hanno sparate di tutti i colori, fino a stamattina. E tanto più non rispondevo e tanto più impazzivano”. Il Pdl ha un “gigantesco problema”, quello della “Lega che avrà la golden share, cioè il controllo del pacchetto di maggioranza” e quindi del futuro governo di destra. Ma il Cavaliere accusa Veltroni di mentire: “Tante bugie. Al comune di Roma lo chiamano sor bugia. Hanno condotto una campagna elettorale sulla menzogna”.
- Tags: alleanze, campagna-elettorale-2008, elezioni, Lega, magistrati, Pd, pdl, Silvio Berlusconi, simboli, Udc, Walter Veltroni
-

Mittente: un “preoccupato” Walter Veltroni. Destinatario: Silvio Berlusconi.
Messaggio: una sfida a “dare garanzia di lealtà repubblicana”, sottoscrivendo alcune clausole. Tipo: “la difesa dell’unità nazionale, il bene più prezioso che abbiamo”. Secondo, “il rifiuto di ogni violenza praticata e dichiarata”. Terzo: “la fedeltà ai principi contenuti nella prima parte della Costituzione”. Infine “il riconoscimento della nostra identità nazionale, dei suoi simboli, a cominciare dal Tricolore e dall’Inno di Mameli”. Che è un invito, secondo molti, a prendere le distanze dalle sparate di Bossi.
Ma la lettera viene rispedita dal destinatario al mittente. Con una battuta, decisa: quella dell’ex sindaco capitolino è: “Una brutta scivolata di Veltroni, un passo falso assoluto. Veltroni” dice il Cavaliere “non ha nessun titolo per dare patenti di lealtà repubblicana come erede di un partito comunista. È una persona che vive di politica da quasi 40 anni. Non ha mai criticato il suo passato, anzi ha detto che il comunismo è un’utopia positiva che non è stata realizzata. La storia ha dimostrato che il comunismo è un’impresa criminosa”. Durante il filo diretto con Radio Anch’io il leader del Pdl accusa il suo avversario di mentire. “Al comune di Roma lo chiamano ’sor bugia’. Hanno condotto una campagna elettorale sulla menzogna” conclude il Cavaliere.
Che è anche tornato sui test cui sottoporre i pm. All’indomani delle sue dichiarazioni a Savona, il candidato premier del Pdl ospite di Uno Mattina, ha precisato le parole pronunciate dal palco del comizio elettorale a Savona, dichiarando non aver fatto martedì nessun attacco alla magistratura ma di aver parlato in maniera specifica dei pm proponendo “test psico-attitudinali come quelli richiesti per molte altre categorie, dai grandi dirigenti ai piloti”. “Nessuno scandalo, nessuna sorpresa” aggiunge Berlusconi, “anch’io mi sottoporrei ad un test, ma per i politici mi sembra una cosa ridicola”. Di più: il Cavaliere entra nel merito della sua proposta, ricordando che se ne è discusso per tanto tempo in Parlamento affidando poi questo tema alla prossima riforma dell’ordinamento giudiziario: “C’è una richiesta di un ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga”, dice ancora “che è esattamente la cosa che ho detto ieri”.
Sull’eventualità di dare, in caso di vittoria del Pdl, la presidenza di una delle Camere all’opposizione, Silvio Berlusconi non chiude: “Io sono sempre aperto a una soluzione di questo genere”, dice. Anche se il Cavaliere evidenzia come la sinistra nel 2006 abbia occupato tutte le istituzioni, dalla presidenza della Repubblica alla Corte Costituzionale, passando per la magistratura. Invece, conclude il cavaliere: “Noi faremo diversamente di quanto fatto dalla sinistra quando ha raggiunto il potere”.
- Tags: Camera, campagna-elettorale-2008, La-Destra, liste, MpA, partiti, Ps, rimborsi, Senato, simboli, soldi, Viminale
-

di Stefano Brusadelli
Vince anche chi perde. Mentre il sistema politico si avvia alla semplificazione con la nascita di Pd e Pdl, la sopravvivenza della legge del 1999 sul finanziamento dei partiti, che ammette alla suddivisione dei rimborsi chiunque superi l’1 per cento dei voti alla Camera e al Senato, produce l’effetto paradossale di spingere alla corsa anche chi non ha nessuna probabilità di eleggere parlamentari. Ma che farà comunque un buon affare, incassando denari utili a tenere in piedi la baracca e a distribuire un po’ di stipendi, anche in vista di altri appuntamenti senza soglia di sbarramento come le elezioni comunali, provinciali, regionali ed europee (previste l’anno prossimo).
Considerato che la torta complessiva vale circa 225 milioni a legislatura per la Camera e 205 per il Senato, l’1 per cento vale 2,2 milioni a Montecitorio e due nell’altro ramo. Se si prende come base il sondaggio Demoskopea condotto il 19 marzo per SkyTg24, si desume che La Destra di Francesco Storace con il 2,5 per cento riceverebbe oltre 10 milioni, come l’Idv di Antonio Di Pietro (che però, essendo coalizzata con il Pd, eleggerebbe anche deputati). Mentre al Psi di Enrico Boselli e al Mpa di Raffaele Lombardo, accreditati dello 0,5 per cento, basterebbe un altro mezzo punto per incassare più di 4 milioni.
Niente male, per partecipazioni votate all’insuccesso.
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/marzo08/simboli/normal_08.jpg)
Erano 177 a bordo pista. Ne restano 147 ai nastri di partenza. Trenta simboli di partito per cui il 13 e il 14 aprile voteremo, sono stati ricusati dall’ufficio elettorale del Viminale. Di questi: 21 dovranno ripresentare il simbolo, perché così com’è non va bene; 9 sono invece quelli definitivamente respinti.
Tra i ricusati in primo grado, anche liste illustri, come quella della Destra di Francesco Storace, o come quella di Manzione e Bordon. E la lite tra Sandri e Pizza per chi è l’unico a poter sfoggiare un simbolo storico come lo scudocrociato della Democrazia Cristiana si è risolta per ora in una bocciatura per entrambi.
I simboli non sono stati accettati in base all’articolo 14 della legge elettorale che stabilisce: “Non è ammessa la presentazione di contrassegni identici o confondibili con quelli presentati in precedenza ovvero con quelli riproducenti simboli, elementi o diciture, o solo alcuni di essi, usati tradizionalmente da altri partiti”. I depositanti possono modificare il loro simbolo entro 48 ore oppure presentare ricorso all’Ufficio centrale elettorale nazionale presso la Corte di Cassazione.
E per non perdere nemmeno un minuto, secondo quanto si apprende, i tecnici de La Destra sono già a lavoro per fare alcune modifiche. “Quando il gioco si fa duro” commenta la candidata premier del partito Daniela Santanchè “i duri cominciano a giocare… Che tentassero di fare qualcosa ce lo aspettavamo. Hanno atteso l’ultimo giorno per agire, ma noi combatteremo, siamo in ‘guerra’”.
Tra i ricusati, anche i “Democratici di Sinistra”, il simbolo de “I Socialisti”, quello della “Lega per l’Autonomia Alleanza Lombarda” e di “Sos Italia Popolo delle Libertà ”. E ancora, respinto il simbolo “Nel nome della Donna lista Stefania Ariosto Partito Democratico Donna”, il “Partito Democratico Meridionale”, “Lega Padana Lombardia”, “Movimento Nazionale Delfino” e il “Sacro Romano Impero Liberale Cattolico Giuristi del Sacro Romano Impero Cattolico. Movimento Europeo Liberale”.Tra i ricusati, anche numerosi simboli legati al nome di Beppe Grillo: “Disoccupati uniti amici di Beppe Grillo”, “Forza Grillo”, e poi “No euro lista del grillo parlante”.
Non vedremo più invece il “Movimento per la Rinascita della Montagna”, il “Partito Demucratec Padan Lista Beppe Grillo”,il “Sipu Pensionati Uniti” e il “Partito Pensionati”.
Questi simboli sono considerati senza effetti, cioè irrimediabilmente esclusi, e non possono più presentare opposizione: sono stati esclusi perché non erano stati designati i rappresentanti di partito o non era stato presentato il programma.
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/marzo08/simboli/normal_06.jpg)
Mentre nel mondo virtuale dei blog abbondano e impazzano i video satirici con protagonisti i leader della campagna elettorale, nelle stanze piccole ma reali del Viminale abbondano e impazzano i simboli dei partiti, in vista della corsa elettorale del prossimo 13 aprile.
Ne sono stato depositati complessivamente 177. E poi dicono che gli italiani si sono disaffezionati alla politica. Vero, non siamo ai 190 simboli, il record delle elezioni del 2005, ma sono comunque di più dei 170 del 2006: ben sei bacheche riempite, oltre alla prima fila di una settima bacheca. L’ultimo della lista è “Italia Popolare”. E ha per simbolo quello originale dei Popolari. Candidato premier è niente meno che Di Dio (Antonio di nome), che ci tiene molto a ricordare che il simbolo è quello che c’era all’epoca di Gerardo Bianco. Ma c’è anche quello di Mirella Cece, fondatrice di un partito monarchico dalla dicitura chilometrica che si richiama al Sacro Romano Impero. Lei si definisce “cattolica e filomonarchica” e sottolinea con orgoglio di ricoprire l’incarico di “guardia scelta alle tombe reali del Pantheon”. In passato già candidata a sindaco di Roma, alle politiche e alle europee, fa sapere che “non ci saranno candidati in lista” sotto il suo simbolo: lei corre da sola. La precedono gli amici “Grilli” di Torino, primi e secondi con “Lista del Grillo Parlante” e “Grillo Presidente”. Che il blogger c’entri qualcosa è dubbio: le sue liste, ha più volte detto il genovese, avrebbero corso solo per le tornate amministrative. Di fatto è il più “citato”: almeno sei liste lo richiamano, addirittura tre fra i primi sei registrati. C’è ad esempio un indice un po’ minaccioso nel logo “Amici di Beppe Grillo” e anche un “Forza Grillo”.
Abbondanti i numeri, parecchie le stranezze. Che ora spetta ai tecnici del Viminale vagliare (togliendo, legge alla mano, i contrassegni identici o confondibili con quelli presentati in precedenza ovvero con quelli riproducenti simboli, elementi o diciture, o solo alcuni di essi, usati tradizionalmente da altri partiti). Tra movimenti federalisti o indipendentisti del Nord, della Sardegna e del Sud, spuntano i soliti animali. Già sfruttati asinelli ed elefantini, ecco la lista col cane alato: è il simbolo di “Veltro nuova albatros”. E quella del “Delfino”, oltre ad un cavallo bianco, i gabbiani di Di Pietro e un logo molto simile che si chiama “Le Ali”. Richiederebbero delle spiegazioni maggiori anche la lista “100%” e quella del “Nucleo Tremmista” (per la meritocrazia), e chissà chi pensa di aggregare il partito “Impotenti esistenziali” del dottor Cirillo. In balia delle onde la zattera del Ppl, il partito del “Pane pace lavoro”. Enigmatico, al centoquarantacinquesimo posto, “Zarlenga Omnia” su sfondo blu il simbolo rappresenta il mondo con sparsi qua e là palloni di calcio. Al centosessantanovesimo il simbolo “Casinò Centro Italia”, con il tappeto da roulette. Pronti ad azioni clamorose, armati di penna e calamaio, i “Giovani Poeti d’azione”; mentre risultano un po’ fredda la grafica del “Partito internettiano”, che vuole rendere “internet patrimonio dell’umanità “. Anche il logo non scherza: una @ sopra una W.
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/marzo08/simboli/normal_08.jpg)
Ma guai a pensare che la “vecchia politica” sia stata archiviata: dal tabellone del Viminale fanno capolino i marchi di Dc, Pli, Psdi, Pri, Radicali. Ci sono Nuovo Psi e Nuovo Msi. All’appello mancano solo il Pci e Dp, altrimenti il panorama di Prima Repubblica sarebbe completo. E comunque: ci sono ben 4 scudi crociati (di cui 3 identici); 5 fiamme (An, La Destra, Nuovo Msi, Fronte nazionale, Destra popolare); 8 falci e martello (Prc, Pdci, Sinistra critica, Iniziativa comunista, Partito comunista italiano marxista leninista, Pcl, Alternativa comunista, Lista comunista per il blocco popolare); 3 garofani (I socialisti, Nuovo Psi, Socialismo umanitario universale); 2 edere; 3 diciture pensionati; 3 bandiere crociate (Udc di Casini, Dc di Pizza, Dc di Sandri utilizzano uno scudo crociato identico, quello tradizionale con la scritta “Libertas”); 5 rose, in attesa di sapere se ci sarà anche uno “scudo rosato”, come ironizza qualcuno rispetto all’accordo tra Udc e Rosa bianca. Pd e Italia dei Valori stanno appaiati e a poca distanza colpisce il simbolo del PDD, il partito delle donne, lista Stefania Ariosto, che ha scelto un simbolo originale: una rosa al centro e la scritta “In nome delle donne”, che rivisita il titolo del libro di Eco: Il nome della rosa. Vi è un “Paladini d’Italia” con tanto di crociato che issa su una spada sguainata il tricolore e un altro che si chiama “L.I.R.A., libertà , indipendenza, rispetto, amore” con tanto di bilancia e tricolore.
Tanti anche i movimenti nati “contro”: quello del no all’aborto di Ferrara, quello “No ai Pacs”, la lista “No monnezza in Campania” (centotrentaduesimo). Immancabile, in tempi di antipolitica, il logo di “Casta contro”. Per non dire di: “Non remare contro” di Carmine Abagnale, raffigurante un’onda che si alza. Non bisognerà leggere il programma per immaginare che tra quest’ultimo e il partito “Io non voto” difficilmente nascerà un’alleanza…
Il VIDEO servizio: