Leggi tutte le notizie su:


simbolo

I manifesti di Ferrara: “A Genova aborto per un reality show”


Tra le donne che si sono rivolte ad Ermanno Rossi, il ginecologo morto suicida a Rapallo dopo le perquisizioni dei carabinieri del Nas di lunedì nell’ambito di un’inchiesta sulle interruzioni di gravidanza in violazione dell’articolo 19 della legge 194, c’è anche un personaggio divenuto noto dopo un clamoroso fatto di cronaca e che ha poi partecipato a un reality show e ad altre trasmissioni televisive.
La conferma della notizia, anticipata dalla Repubblica, è arrivata questa mattina da ambienti della procura di Genova. “Non immaginavo di essere indagata, l’ho saputo dai carabinieri che mi hanno convocato” ha detto la donna, intervistata in forma anonima dal quotidiano - mi sono sempre fidata di quel medico, lo conoscevo bene”. La diva definisce il dottor Rossi “una persona corretta”: “Sono andata nel suo studio unicamente perché non volevo che trapelasse la notizia. Ho fatto una scelta e non devo renderne conto a nessuno. Ma sono un personaggio pubblico, avevo il terrore che si sapesse in giro. Semplicemente, non credevo di commettere un reato”.
Ma le polemiche intorno al caso del dottor Rossi non finiscono qui. Ci pensa Giuliano Ferrara a tenere caldo il tema. Così: Sulle porte delle cliniche abortiste dovrebbe esserci lo slogan: “Abort macht frei”, così come all’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau c’era scritto “Arbeit macht frei”": afferma il direttore del Foglio, criticando, nel corso di una conferenza stampa, “il collegamento tra la libertà individuale e l’aborto moralmente indifferente”.
Ferrara ha poi annunciato che domani il suo quotidiano titolerà “A Genova un bambino è stato abortito per un reality show”. E manifesti con questo slogan verranno affissi già da questa sera in diverse città italiane. “A Genova il ministro Pollastrini ha provato a insinuare che il suicidio del medico dipendesse dal clima della mia campagna, come già era avvenuto a Napoli” ha affermato Ferrara “ma non sono io, è l’aborto che crea senso di colpa”.
Secondo il giornalista, l’introduzione della pillola Ru486 peggiorerebbe questo clima: “La pillola Ru486 è il ponte tra la legge 194 e i fatti di Genova - ha affermato - non ci sarà più bisogno di andare in un consultorio, si andrà da un ginecologo, si assumerà una pillola e nel bagno verrà espulso un bambino. Questo è il futuro che preparano ministri come la Turco o la Pollastrini, e “l’anarchismo etico” che porta avanti Berlusconi. Mi aspettavo questo atteggiamento da parte del Cavaliere” ha aggiunto Ferrara “ma gli do un consiglio: lui deve andare a palazzo Chigi, non alla Casa Rosada, e con l’anarchia etica si costruiscono campagne da dittature sudamericane”.
E a proposito di elezioni Ferrara ha così chiuso il suo intervento: “Avremo due milioni di voti e 30 deputati alla Camera” afferma il promotore della lista ‘Aborto, no grazie’ “con i quali porteremo in Parlamento questioni politiche vere”.

Ferrara rinuncia alla corsa per il Campidoglio. Ma tenta la scalata al Senato

Il giornalista Giuliano Ferrara, mostra il simbolo della moratoria sull'aborto | Ansa
Sono sette donne (su dodici candidati), a vario titolo impegnate nella battaglia per la vita, ad aprire la lista presentata da Giuliano Ferrara per il Senato a Roma e nel Lazio.
Il simbolo della lista recita “Per la moratoria - Aborto? No, grazie - Con Giuliano Ferrara”. E a guidare la pattuglia c’è Paola Marozzi Bonzi, fondatrice 24 anni fa del Centro di aiuto alla vita della Clinica Mangiagalli di Milano.

Olimpia Tarzia, al numero due, è animatrice del Movimento per la vita a Roma e nel Lazio, con responsabilità nell’Udc. Matilde Leonardi è una ricercatrice e studiosa delle politiche pubbliche per la tutela delle disabilità. Quindi l’attrice Ilaria Occhini, che è anche militante radicale. ”Le altre candidate” ricorda Ferrara “sono impegnate da anni ad assistere le donne nei centri di aiuto di Roma e del Lazio. Tra i maschi, un po’ in castigo nell’ordine numerico, i nomi seguenti. Luigi Amicone è il direttore del settimanale Tempi, e un appassionato dirigente di Comunione e liberazione e della battaglia per l’astensione ragionata nel referendum sulla fecondazione artificiale e la legge 40. Guido Guastalla è un dirigente della Comunità ebraica di Livorno, un assertore laico della moratoria per l’aborto fin dal suo inizio, due mesi fa. Claudio Risé è psicoanalista e saggista. Giuliano Ferrara è il sottoscritto. Andrea Marcenaro è il brillante giornalista e corsivista di Panorama e del Foglio“.
Con loro Ferrara, impegnato ora nella raccolta di sottoscrizioni della lista davanti alla sede del Foglio, correrà quindi nel Lazio per un seggio a Palazzo Madama.
Niente da fare invece per un altro palazzo di peso della politica romana: il Campidoglio. Alla poltrona di sindaco della Capitale, il direttore del Foglio ha detto no, sottraendosi quindi alla sfida con Francesco Rutelli. La rinuncia di Ferrara è arrivata tramite lettera. Una missiva spedita a Gianfranco Fini e Gianni Alemanno: “Cari amici, dal momento che siete orientati a non collaborare con la mia lista per la vita e contro l’aborto, vi prego di prendere nota della mia indisponibilità ad accogliere la vostra offerta di candidarmi a sindaco di Roma. Con i migliori e più cordiali saluti, e con gli auguri per una buona e serena campagna elettorale”.
Quello del centrodestra nei confronti del popolare giornalista è stato un corteggiamento lungo, ma anche minato fin dall’inizio dalla mancata inclusione della lista per la vita di Ferrara nei programmi del Pdl. Giuliano Ferrara aveva anche proposto la propria candidatura come ministro della Sanità, spiegando di non avere grandi ambizioni politiche e che la scelta di candidarsi a ministro della Salute era solo lo sviluppo di un’idea con una precisazione: la lista non è un machiavello per togliere voti all’Udc. Dice Ferrara: “Con essa ho messo in difficoltà solo me stesso: dormo poco, sono stanco e non faccio più tv perdendo un sacco di soldi”.

Sia come sia, la rinuncia di Ferrara alla sfida contro Rutelli, rimette in agitazione le acque nel centrodestra che - impegnato a sistemare le tessere del puzzle siciliano - potrebbe ora lanciare per la Capitale la trentunenne Giorgia Meloni, di Alleanza nazionale, la più giovane vicepresidente della Camera nella storia della Repubblica italiana.

Il VIDEO servizio:

Pd e Idv, apparentamento fatto. E chi lo spiega ai socialisti?

Antonio Di Pietro e Walter Veltroni | Ansa

Era nell’aria. E nelle cose. Nonostante il leader del Pd continuasse a sostenere la corsa in solitaria: Italia dei Valori e Partito democratico andranno insieme il 13 e il 14 aprile.
E adesso bisogna trovare qualcuno che vada a spiegarlo ai radicali e ai socialisti perché Veltroni ha scelto di apparentarsi con l’Idv (che mantiene anche il simbolo) e non loro.
La risposta che si dà Chiara Moroni, giovane vice presidente dei parlamentari di Forza Italia, è che il Pd, al di là dei buoni propositi, “si allea con il simbolo della demagogia, del populismo e del giustizialismo. Una sinistra moderna ed europea non può che essere garantista”.

Se sarà un abbraccio mortale lo diranno le urne. Dove, stando al sondaggio dell’Ispo di Renato Mennheimer pubblicato dal Corriere, l’Idv dovrebbe contare su un buon 4,5% (oltre la soglia di sopravvivenza). Possibile che ci siano anche i calcoli su percentuali e seggi nelle legittime scelte dei vertici del Pd?
Alcuni sospettano di sì: le percentuali portate in dote da socialisti e radicali sono infatti notevolmente inferiori. E poi Tonino potrebbe rappresentare alla perfezione quel legame tra Palazzo e piazza utile ai democratici per non restare troppo distanti dalla gente, ora che le primarie per la scelta dei candidati sembrano archiviate (o quanto meno ridotte). Il ministro tiene un blog aggiornato quotidianamente (e non solo per polemizzare con l’ex collega di governo Mastella); parla un linguaggio chiaro (molto simile e vicino a quello di un altro blogger di successo come Beppe Grillo) e nel governo Prodi incarnava la praticità del fare che ben si adatta a quell’ambientalismo del sì più volte citato dal segretari democratico nei suoi discorsi.

Tant’è. Antonio Di Pietro si presenterà alle politiche con il proprio simbolo e proprie liste apparentate a quelle del Pd, quindi sottoscriverà il programma ed esprimendo come candidato premier Walter Veltroni. Subito dopo, i due partiti daranno vita ad un unico gruppo parlamentare sia alla Camera sia Senato.
A convincere l’ex pm dell’alleanza col Pd un ruolo importante l’ha avuto anche il principio della non candidabilità dei parlamentari condannati con sentenza passata in giudicato: “Con Veltroni” spiega Di Pietro”abbiamo fatto un accordo non solo elettorale, ma programmatico, politico e progettuale. Programmatico perché alcuni punti salienti del nostro programma, come la non candidabilità dei condannati, saranno patrimonio comune di queste liste”. “Il nostro” prosegue “vuole essere un impegno politico per una legislatura che noi vogliamo di governo, da mettere in alternativa al progetto del paventato ritorno di Berlusconi. Ma soprattutto non vogliamo che sia contro qualcuno, ma per costruire qualcosa“. “Vogliamo costruire un Paese” conclude “che metta insieme solidarietà, libertà, legalità e difesa delle fasce sociali più deboli e dei giovani”. L’alleanza, pare, non si fermerà all’unione dei simboli, dei programmi e dei gruppi parlamentari. Ma “comincerà un percorso” sottolinea Di Pietro “che porterà in futuro alla possibilità di una nostra confluenza in un unico partito”.

Ferrara non molla anzi rilancia: addio a La7 e presenta il suo simbolo


Oggi il simbolo (pubblicato sul Foglio), ieri l’addio a Otto e mezzo, il suo programma su La 7. Non si ferma Giuliano Ferrara. Nonostante la bocciatura di Berlusconi e nonostante le critiche piovute da più parti (più dal centro e da sinistra, per la verità) sulla sua lista Pro Life.
“Il 18 dicembre 2007 è cominciata questa battaglia per la moratoria sull’aborto. Una campagna che ora intendo proseguire, presentando una lista”, ha detto il direttore del Foglio, accomiatandosi dai suoi telespettatori. “Per questo, non sarebbe elegante, stare in video. Quindi lascio questa trasmissione nelle mani di Ritanna Armeni e lascio questa meravigliosa tv che mio sempre lasciato libero di dire ciò che pensavo”. Ma, assicura: “Non temete, non sparisco. Sarò in giro per Roma e per il Lazio, a cercare consensi per entrare, pensate un po’, in Senato”.
Entrare in Senato: bella sfida per il direttore del Foglio, visto che senza l’apparentamento con il Pdl (negato anche ieri sera da Berlusconi), per arrivare a Palazzo Madama bisognerà superare la soglia dell’8%. Ce la farà? Di sicuro non sarà solo.
A sostenerlo, oltre alla moglie Anselma Dell’Olio (che voterà la lista ma non si candiderà), ci sono gli amici che gravitano intorno al suo quotidiano e, secondo i sondaggi, alcuni cattolici del Pd e molti credenti, che potrebbero superare le proprie remore nel dare la preferenza a un ateo devoto come il direttore del Foglio.
Antonio Socci per esempio non si fa scrupoli: “Voterò per Giuliano. Per convinzione e per stima nei suoi confronti. Lo ritengo la persona più intelligente d’Italia “. Parole dolci: non sono di Berlusconi ma a Ferrara faranno sicuramente piacere.

Il Pd, l’Esercito, la truppa democratica e il generale Veltroni.

Il logo del Pd e quello dell'Esercito italiano: una strana e sorprendente somiglianza
Fossero due visi di persone note, andrebbero a finire nella rubrica di Panorama: “Separati alla nascita”. Ma sono due loghi… e allora ci si limiti alle somiglianze. Di colore, soprattutto, ma anche di impostazione. Come hanno fatto notare da Moderatamente.com (sito di news e politica legato alla fondazione Foedus, presieduta dal senatore Mario Baccini dell’Udc), è curioso come il nuovo simbolo del Partito Democratico richiami quello dell’Esercito italiano.
Da Moderatamente.com fanno anche notare che il leader Veltroni “non è nuovo a questi scivoloni comunicativi, involontari certamente, anche in avvio della sua campagna elettorale a sindaco di Roma incorse in un infortunio simile, a causa di alcuni manifesti uguali uguali a quelli di un suo competitor. Casualità anche allora, ovviamente”.
In effetti, la somiglianza tra i due disegni presta il fianco a una notevole serie di ironie. Si era detto della costruzione del partito democratico come una fusione fredda tra Ds e Dl, calata dall’alto, quasi imposta militarmente alla base dei due partiti? E allora la somiglianza tra i due simboli, quello del PD e quello dell’Esercito Italiano, è una similitudine troppo ghiotta. E a chi ancora avesse dubbi, ecco pronto un convegno chiarificatore: “Diamo forma al nostro nuovo partito: riflessioni sulla militanza democratica”, in programma lunedì 26 novembre, (presso la Camera del Lavoro di Milano), con tanti colonnelli del nuovo Pd: Gianni Cuperlo, Emanuele Fiano, Arturo Parisi, Barbara Pollastrini, Michele Salvati, Vincenzo Vita e Gad Lerner.
Del resto lo stesso designer Storto ha confessato a Panorama.it che il richiamo al tricolore lo ha voluto lo stesso Veltroni, ravvisando in esso queste caratteristiche: simbolo di tradizione, facilmente riconoscibile e ben memorizzabile.
E allora vai con le metafore, maliziose: tra quelli di Moderatamente.com c’è già chi si immagina “il generale Veltroni passare in rassegna, accompagnato dall’attendente Franceschini, i suoi ufficiali e la truppa” nella cui fila, da quando le forze armate hanno aperto alle donne, “c’è spazio per la Bindi, la Turco, la Melandri”.
Sul sito dei democrats sono scaricabili i gadget dell’homo veltronianus: cappellini da baseball, t-shirt, spillette, adesivi, manifesti, carta intestata, biglietti da visita, penne e agenda… Insomma tutto il necessaire per essere un democratico doc, in perfetto stile americano. Uno stile già apparso in Italia con Forza Italia nel ‘94 quando, soprattutto da sinistra partirono bordate sul partito “dei gadget e di plastica”. Ma da oggi in poi parole come “adunata” non saranno più tabù, basta che non si esageri con le “libere uscite”, in caso di nascita della “Cosa Bianca”.
Battute a parte, quello del Pd, non è il primo e non sarà l’ultimo caso di marchi politici che in qualche modo si richiamano a precedenti (lo stesso simbolo del nuovo Pdl di Berlusconi è un aggiornamento, non solo grafico, dei Circoli della Libertà di Michela Vittoria Brambilla, ritoccati per la bisogna).

Ma alla festa romana del logo veltroniano la musica scelta è stata Beautiful Day degli U2, mentre alla prima assemblea di Milano (lo scorso 28 ottobre) era risuonata, come fosse un auspicio, Mi fido di Te di Jovanotti. Pare dunque che ai democratici manchi ancora l’inno. Ecco il consiglio: “Un motivetto nuovo nuovo, inedito… Il titolo potrebbe essere Fratelli d’Italia“.

Sono Storto, la mente tricolore del nuovo Pd

Il segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni, durante la presentazione del simbolo
Per un comprensibilmente orgoglioso Walter Veltroni “riassume l’identità nazionale”. Ma il presidente della Camera Fausto Bertinotti lo ha definito, con malizia, un “ulivetto”. E al 60% dei lettori del Corriere della Sera non piace. Mentre per Gavino Sanna, uno dei guru della pubblicità: “è efficace”. Appena battezzato, il nuovo simbolo tricolor-ulivista del Partito Democratico già divide, nonostante sia nato per unire.
Ma cosa ne pensa Nicola Storto, ovvero la matita che l’ha creato? Panorama.it ha sentito questo giovane 25enne molisano, che fa il designer all’agenzia InArea che ha curato tutta l’operazione.
Storto, a 25 anni se l’aspettava di vincere?
Beh, no di certo. Ma quando abbiamo iniziato ci ho sperato.
Avete fatto una gara?
È stato un concorso di idee.
Quante agenzie concorrevano?
Credo 5.
Tutti giovani?
Sì.
E la scelta finale? Chi ha dato il “Visto, si stampi”?
Walter Veltroni in persona.
Quindi voi portavate i bozzetti aspettando che al segretario si accendesse la lampadina?
Diciamo che procedevamo a scaglioni. Gli facevano i progetti vedere un po’ alla volta fino ad arrivare a quello che gli è piaciuto di più. Li raffinavano di volta in volta.
Quali indicazioni vi ha dato Veltroni?
Leggerezza, modernità e contemporaneità. Ma sempre mantenendo il legame con il passato storico dell’Italia.
Tutti fermano l’attenzione sul tricolore.
Beh, è la mia invenzione.
Perché il richiamo alla bandiera nazionale?
Perché ha le caratteristiche che ci avevano richiesto: nel tricolore c’è l’Italia intera. Ed è un simbolo facilmente riconoscibile da tutti e ben memorizzabile.
Storto, lei vota Pd?
Certo. E d’ora in poi metterò pure la croce sul mio simbolo…
Il 14 ottobre è andato a votare alle primarie?
No.
Quanto si metterà in tasca dopo questo bagno di notorietà?
Io lavoro per la mia società. Ho uno stipendio.
Allora ci dica, quanto hanno pagato l’agenzia?
Non lo so.
Non ci crediamo.
Vabbè, non posso dirlo.
Nicola Storto, il 25enne molisano, autore del simbolo del Partito Democratico, oggi durante la presentazione a Roma
Nicola Storto

Nuovi partiti, vecchi simboli: si apre la caccia alla balena bianca

Lo scudo crociato, storico simbolo della Dc
Partito di popolo. Aperto a tutti. Di centro ma capace di fare breccia tra i moderati delle formazioni alleate. In grado di andare oltre il 35 per cento.
Un partito così, più di vent’anni fa, c’era: la Dc. In realtà potrebbe esserci ancora. Il nuovo Pdl lanciato dal Cavaliere. Il quale sa bene che colpo sarebbe avere nelle proprie mani non solo i voti e i riferimenti della vecchia Balena Bianca, ma anche il simbolo: lo scudo crociato.

Anche perché nell’attimo stesso in cui il Cav ha lanciato il nuovo partito, invitando gli elettori a esprimersi sul nome (il sito di Forza Italia ha già lanciato un gazebo on line) si è levato Raffaello Morelli, Presidente della Federazione dei Liberali, partito membro dell’Internazionale Liberale, che rivendica a sé e alla propria formazione il dominio e il nome del “Partito della Libertà”, con tanto di registrazione avvenuta nel 2004. Un problema in più per il neo nato partito di Berlusconi-Brambilla, visto che, nella diaspora liberale del ‘94, la formazione di Morelli si è attestata su posizioni alternative all’ex premier.
Così il Cavaliere potrebbe non accontentarsi del logo e del simbolo dei Circoli della Libertà di Michela Vittoria Brambilla, ritoccati per la bisogna, e potrebbe avere in animo di conquistare il marchio dello scudo crociato.
Fantapolitica? Non proprio. Perché la guerra dei simboli (giocata nei tribunali e iniziata nel ‘94, subito dopo dallo scioglimento della Balena Bianca) oggi ha un vincitore, il Professor Giuseppe Pizza, che con il nuovo gruppo dirigente nato nell’ultimo congresso di inizio 2007, è per ora (la querelle giudiziaria non è ancora finita) l’unico detentore dello scudo crociato. Una tradizione ideale, politica e culturale che fa gola a entrambi gli schieramenti.

E infatti Prodi ha tentato più volte l’approccio con Pizza per tentare di portare nell’alveo dell’Unione il piccolo rivolo dei reduci della democristiani. L’intento del premier è quello di creare una nuova formazione che raccolga l’area a destra del Partito democratico: gli ex dc come Gerardo Bianco o protagonisti del Family day come Savino Pezzotta che non hanno seguito Walter Veltroni nel Pd e neppure l’inquieto ministro Antonio Di Pietro. Si è poi fatto avanti Mastella, disposto a sciogliere l’Udeur e prendersi il timone a lui caro dello Scudo crociato. Rovinando i sogni del segretario della Nuova Dc per le autonomie Gianfranco Rotondi, schierato con la Cdl, e ovviamente quelli dell’Udc di Casini. Nel frattempo la Dc di Pizza è cresciuta in tutta Italia, è in corso la campagna congressuale, come testimoniava il 9 novembre scorso una paginata intera sul Corriere della sera.

Il corteggiamento del Cavaliere a Pizza risale invece all’estate scorsa. Allora non se ne fece niente, ma adesso che Berlusconi ha scompaginato i giochi nella Cdl, si torna a parlare di un riavvicinamento. Non sembra un caso che il 20 novembre, a Pdl appena lanciato, Pizza abbia convocato l’ufficio politico che ha “valutato positivamente le dichiarazioni rese dall’On.le Silvio Berlusconi, in relazione alla fine del bipolarismo, al ritorno al proporzionale puro e al riferimento ai valori fondanti del Partito Popolare Europeo”. Rinnovando anche l’intenzione di “stabilire eventuali modi di collaborazione tra il nascente Partito e la Democrazia Cristiana, nell’esaltazione dei valori e dei programmi che rappresentano i principi racchiusi nello storico simbolo dello scudo crociato”.

Pd, ecco il simbolo: richiama il tricolore ma anche la tradizione


Una grande P verde, una D bianca che si intuisce sullo sfondo rosso: tutto per dare l’effetto del tricolore. Sotto, la scritta Partito Democratico, con un piccolo ulivo, appoggiato tra le due parole. Questo il nuovo simbolo del partito di Walter Veltroni, presentato allo Spazio Etoile a Roma e ideato da un giovane molisano di 25 anni, Nicola Storto.
“Un simbolo racconta l’identità di una comunità di donne e di uomini e credo che questo che abbiamo scelto racconti bene l’identità del Pd” ha spiegato Veltroni, dopo aver svelato il logo, “un partito che nasce per fare un’Italia nuova con forza e determinazione”.
Il segretario si dice contento per il gradimento ricevuto dal presidente del Consiglio e da tutti gli altri esponenti del partito ai quali lo ha mostrato: Rutelli, D’Alema, Fassino, i capigruppo Soro e Finocchiaro e “a molti altri meno conosciuti”.

Il simbolo richiama il Tricolore “ma anche tre grandi tradizioni” spiega il leader “il verde del mondo laico e ambientalista, il bianco del cattolicesimo democratico, il rosso della cultura del lavoro”.

Il logo del Pd presentato alla stampa

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101