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Disoccupazione record in Italia: una questione di coscienza

Disoccupazione a livelli record per l'Istat (Credits: LaPresse)

Disoccupazione a livelli record per l'Istat (Credits: LaPresse)

Marco Ventura
Ma una mano sulla coscienza noi padri di famiglia, noi genitori, alla fine ce la vogliamo mettere o no? Vogliamo continuare a difendere il posto fisso e i diritti acquisiti, anche a scapito dei nostri figli, o vogliamo aprirci a una cultura diversa, più calvinista che cattolica, rispettosa del ciclo della vita, basata sul merito, dinamica e flessibile?

I dati dell’Istat sulla disoccupazione dicono che in Italia la mancanza di lavoro cresce più che in altri paesi, anche se resta sotto la media europea perché grazie al cielo partivamo da un dato accettabile. Ora, però, siamo già all’8.9%, con un aumento del 10.9 a dicembre 2011 rispetto allo stesso mese dell’anno prima. Un ritmo più veloce di quello medio della UE. Cresce di 3 punti la disoccupazione giovanile (al 31 per cento, quasi un terzo dei giovani). E soltanto per carità di patria non vogliamo calcolare i cosiddetti “scoraggiati”, quelli disponibili a lavorare ma delusi e inerti al punto da non cercarlo più, il lavoro. Continua

Monti non convince i sindacati, sciopero confermato

Il segretario Cisl Raffaele Bonanni, il segretario Cgil Susanna Camusso, il segretario Uil Luigi angeletti in conferenza stampa a Palazzo Chigi (Ansa/Samantha Zucchi)

Il Segretario CISL Raffaele Bonanni, il Segretario CGIL Susanna Camusso, il Segretario UIL Luigi angeletti in conferenza stampa a Palazzo Chigi (Ansa/Samantha Zucchi)

TUTTE LE MISURE ANTI-CRISI DEL GOVERNO MONTI

Oltre due ore di incontro non sono bastate a cambiare l’opinione dei sindacati, che confermano lo sciopero per oggi.
A Palazzo Chigi ad accogliere alle 20 di ieri sera le delegazioni di Cigl, Cisl, Uil e Ugl c’erano il presidente del Consiglio Mario Monti, il ministro del Welfare Elsa Fornero, il viceministro all’Economia Vittorio Grilli, il ministro dei Rapporto con il Parlamento Piero Giarda e il sottosegretario Antonio Catricalà. Un incontro “informale”, non una consultazione, già avvenuta. Continua

  • biker
  • Lunedì 12 Dicembre 2011

Cgil-Cisl-Uil: il Carroccio conquista la triplice

Sindacati: la triplice diventa verde

di Paola Sacchi

«Sono iscritto alla Cisl, ma soprattutto alla Lega. Il sindacato qui in Fiat lo usiamo solo per fare il 730». Operaio alle lastrature, consigliere comunale del Carroccio a Scalenghe (Torino), Giancarlo Balbo spiega come la Lega sia ormai penetrata nei sindacati tradizionali. E si stia sostituendo a quella che veniva considerata la cinghia di trasmissione dei partiti della Prima repubblica. «Non solo siamo nella Cisl, ma anche nella Uil e nella Cgil» dice il segretario torinese del Carroccio Stefano Allasia. Continua

Sono tornati gli operai. E le tute blu continuano a protestare sulle gru

Operai di una cooperativa che lavora per i Cantieri navali di Pesaro, per protesta su due gru, alte 30 metri

Operai di una cooperativa che lavora per i Cantieri navali di Pesaro, per protesta su due gru, alte 30 metri

In realtà, non se ne sono mai andati, gli operai. Ma erano diventati sempre più “invisibili”, con la scomparsa del partito di riferimento, quello che fu il Pci, poi una parte di Rifondazione, poi… boh? (La parola era infatti sparita dalle mozioni dei candidati alla leadership del Pd).
Ogni tanto ci si ricorda di loro, di una classe (ma si può ancora chiamare così?) sempre più interinale, spezzettata, immigrata, delocalizzata, smarrita, incazzata. Continua

Fiat, quindicimila operai in piazza. Tensioni con i Cobas

“Una grande partecipazione”: a Torino sarebbero quindicimila i dipendenti Fiat scesi in piazza secondo i rappresentanti dei sindacati Fim, Fiom Uilm e Fismi. La manifestazione è stata aperta dallo striscione “Da nord a sud la Fiat cresce solo con noi”: sono presenti lavoratori provenienti da tutti gli stabilimenti italiani. Un fuori programma ha fatto salire la tensione durante il comizio conclusivo della manifestazione: mentre stava parlando il segretario generale della Fim, Beppe Farina, un gruppo di rappresentanti dei Cobas ha iniziato a fischiare e a gridare “venduto, venduto”. Poi hanno staccato l’audio e Farina ha proseguito lo stesso l’intervento, poco dopo però sono riusciti ad arrivare al palco salendoci sopra e in questo momento ci sono tensioni e spintoni sopra e sotto il palco. Nei tafferugli è stato coinvolto anche il segretario della Fiom, Gianni Rinaldini, strattonato e tirato giù dal palco: il segretario della Fiom è riuscito a fare il suo intervento mentre continuavano i cori dei Cobas “venduto venduto”. Solidarietà per Rinadini è stata espressa dal segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: “L’esasperazione e le legittime preoccupazioni dei lavoratori per i rischi occupazionali non possono degenerare in episodi di vero e proprio squadrismo organizzato”, sottolineando che “le contestazioni al segretario generale della Fim, Farina e subito dopo l’aggressione subita da quello della Fiom, Rinaldini oggi a Torino nel corso della manifestazione sindacale, sono un fatto grave che deve farci riflettere tutti”.

I leader sindacali chiedono garanzie. “La disponibilità di Marchionne non basta, servono garanzie precise” dice la segretaria nazionale dell’Ugl, Renata Polverini, ad Avellino. “Siamo qui per difendere l’industria italiana e la Fiat” ha detto la Polverini “e abbiamo scelto Avellino soprattutto per sottolineare l’incertezza pesante che riguarda gli stabilimenti di Pomigliano D’Arco (Napoli) e di Termini Imerese (Palermo)”. E sulle strategie del gruppo Fiat è ottimista Luigi Angeletti, segretario della Uil, secondo cui l’offerta del gruppo torinese per rilevare la Opel ha una probabilità di successo rispetto al piano del gruppo Magna che supera il 50 per cento. “Penso che quella di Fiat, sia l’unica offerta industriale, le altre potrebbero essere delle offerte volte a prendere tempo, a tirare a campare, ma non sono la risposta strutturale alla Opel” dice Angeletti.

In Italia il Primo maggio dei sindacati è in Abruzzo

Epifani a L'Aquila

Quest’anno la manifestazione nazionale del Primo Maggio di Cgil, Cisl e Uil si svolge a L’Aquila, a partire dalle ore 10, presso il piazzale della Scuola di formazione permanente della Guardia di Finanza. La manifestazione, nel rispetto delle condizioni di disagio della gente del posto, prevede che non ci sarà il corteo e che non verranno esposte le bandiere delle tre confederazioni. L’iniziativa si conclude in tarda mattinata con gli interventi dei tre segretari generali. Cgil, Cisl, Uil e Confindustria hanno promosso una raccolta di fondi da destinare alle popolazioni colpite dal sisma.

Slogan dell’iniziativa “Il lavoro unisce: legalità, dignità, sicurezza, ambiente, diritti e solidarietà per uscire dalla crisi”. La manifestazione, nelle intenzioni degli stessi organizzatori, sarà improntata alla sobrietà e sarà limitata anche dal punto di vista numerico per evitare ulteriori disagi alla popolazione e alle persone impegnate negli interventi di sostegno. “Le differenze” con Cisl e Uil “restano, e anche molto forti, ma di fronte a una tragedia come questa e anche di fronte alla crisi industriale, laddove possibile le cose si fanno unitariamente”, afferma il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, arrivando a L’Aquila per partecipare alla manifestazione organizzata insieme con gli altri due sindacali confederali.

“Una scelta dovuta di attenzione e di vicinanza ai lavoratori e alla popolazione colpita dal terremoto”, così Epifani ha motivato la decisione di celebrare il primo maggio all’Aquila, rinunciando alla iniziale scelta della città di Siracusa. Arrivando alla Scuola di formazione della Guardia di finanza, Epifani ha sottolineato il “messaggio di futuro, speranza e impegno portato da tutto il mondo del lavoro perché questa tragedia possa essere una opportunità per far rinascere L’Aquila. Bisogna fare ogni sforzo”, ha aggiunto il leader della Cgil, “per la ricostruzione e per lasciare un insediamento produttivo stabile anche a ricostruzione avvenuta”.

“Dobbiamo dare una mano, sostenere la ricostruzione e soprattutto la ricostruzione di posti di lavoro, perché non basta avere una casa, bisogna avere anche un lavoro e, per questo, serve un impegno comune”, aggiunge il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. “Le differenze restano ma oggi stiamo insieme”, ha sottolineato, riferendosi ai rapporti con gli altri due sindacati. Angeletti nel capoluogo abruzzese ha incontrato una delegazione di lavoratori della Reis Romoli, una realtà che si occupa di formazione nel settore della comunicazione. Si tratta, ha sottolineato, di 70 lavoratori che a L’Aquila rischiano di perdere il posto di lavoro “un’altra tragedia che si aggiunge a quella del terremoto”, di fronte alla quale “c’è stata la volontà del sindacato di portare il proprio segno di attenzione”.

“La cosa più importante da fare, nelle prossime settimane, nei prossimi mesi ma non nei prossimi anni è una ricostruzione fatta sul serio, velocemente ed efficacemente”. Questo è “l’impegno che siamo venuti qui a sostenere”, dichiara il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, parlando dal palco allestito all’interno della Scuola di formazione della guardia di finanza, all’Aquila. Una ricostruzione “non soltanto di abitazioni. Occorre ricostruire anche i posti di lavoro, l’università, l’ospedale gli uffici e le aziende”, ha aggiunto il leader della Uil. “Questa è la sfida più importante e questo è necessario e possibile”.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, trascorre il Primo maggio al Quirinale e anche quest’anno ha celebrato la Festa del lavoro sottolineando l’attualità drammatica degli incidenti mortali sul lavoro. “Un segnale positivo ma non ancora sufficiente”, ha detto riferendosi al dato che indica uno scendere delle morti bianche sotto il livello di 1.200 casi l’anno. 2Il fenomeno rimane dolorosissimo e inquietante e si rischia di vederlo aggravarsi di fronte alla crisi economica”. Questo rischio, ha detto Napolitano, si corre se di fronte alla crisi emergerà “qualche tendenza a ricorrere più facilmente al sommerso e comunque al lavoro irregolare, in special modo all’impiego illegale di immigrati. Occorre un più forte impegno a non abbassare in alcun modo la guardia su questo versante sempre cruciale”.

Sotto i colpi della crisi finanziaria, la Festa del lavoro si celebra quest’anno con il tema dell’occupazione e della caduta dell’attività produttiva “in primo piano anche in Italia”, ha detto il presidente della Repubblica al Quirinale insieme al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Napolitano ha parlato delle preoccupazioni di chi teme di perdere il posto di lavoro, della caduta dell’attività produttiva, “dell’insufficienza della protezione sociale, della debolezza delle prospettive per i giovani in cerca di lavoro”. Su questi temi, ha detto, “molte toccanti lettere a me indirizzate richiamano l’attenzione”. Stiamo attraversando “una crisi economica globale senza precedenti” che richiede una risposta altrettanto globale, ha aggiunto il capo dello Stato, indicando la necessità di una azione comune europea, di una concertazione mondiale e, nel nostro Paese, della “lucida consapevolezza” che il tessuto imprenditoriale e sociale è in grado di reggere.

La crisi potrebbe gonfiarsi, come è accaduto in America, solo se dovesse attecchire “il virus” della sfiducia. E “in effetti credo che non stia attecchendo”, ha detto il capo dello Stato riprendendo alcuni temi del suo messaggio di fine anno, ma ciò non basta: “Occorre trasformare la crisi in una opportunità, in una occasione da non perdere per sciogliere nodi che da troppo tempo impacciano in Italia il cammino della crescita economica e sociale; tra questi l’attuale sistema normativo di regolazione dei rapporti di lavoro, da considerarsi insoddisfacente da entrambe le parti sociali, e in particolare per le categorie meno protette di lavoratori”.
Un evidente riferimento ala riforma della contrattazione, della cui necessità ha parlato anche il ministro del lavoro Sacconi, prendendo la parola prima di Napolitano.

Per iniziativa unitaria dei sindacati metalmeccanici (Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil, Fismic) in 20 città capoluogo di Provincia i lavoratori del Gruppo Fiat e delle aziende della componentistica auto terranno dei presidi. Lo fa sapere la Fiom in una nota, spiegando che da Palermo a Torino, come a Napoli, Foggia, Chieti e Milano, le delegazioni chiederanno di essere ricevute dai prefetti per “denunciare la gravità della crisi e la conseguente drammatica caduta del reddito”. Inoltre a Pratola Serra (Avellino) dove ha sede lo stabilimento Fma, fabbrica del gruppo Fiat produttrice di motori, i lavoratori sfilano in corteo assieme ai sindaci della zona.

Antonio Di Pietro è a Torino per partecipare al corteo che parte da piazza Vittorio Veneto per concludersi in piazza San Carlo. “Occorre difendere tutti i lavoratori, i precari e tutti coloro”, ha detto il leader dell’Idv, “che pagano sulla propria pelle questa crisi economica e le vergognose scelte di questo governo. Berlusconi continua a togliere ai poveri per dare ai ricchi e non difende il diritto al lavoro, anzi lo minaccia, approvando norme scandalose come la ’salvamanager’”. Alla manifestazione di Torino parteciperà anche il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero.

Sono già arrivate migliaia di persone in piazza San Giovanni in attesa del tradizionale “concertone” del Primo maggio, organizzato da Cgil, Cisl e Uil, che prende il via alle 15. L’attesa è tutta per Vasco Rossi, star dell’evento. Molti giovani, provenienti da altre città, dopo aver dormito la scorsa notte nella piazza, si sono allontanati lasciando gli amici a presidiare la “postazione” conquistata per andarsi a rifocillare, lavare o per fare un giro in città. Nel frattempo i vigili urbani hanno effettuato la chiusura al traffico delle strade limitrofe alla piazza. Il segretario del Pd Dario Franceschini sarà presente al concerto a partire dalle ore 18.

In occasione del Primo maggio infine il ministero dei Beni e delle attività culturali apre, in via straordinaria, oltre 250 luoghi della cultura tra musei, archivi, biblioteche, palazzi, castelli e aree archeologiche. Il programma di aperture interessa sia grandi città che piccoli borghi, con un’ampia gamma di proposte. Per informazioni consultare l’elenco dei siti aperti sul sito www.beniculturali.it o chiamare il numero verde 800991199.

Concertone del primo maggio: personaggi, polemiche e pochi soldi

vasco-rossi
“Il concerto del primo maggio è a rischio per mancanza di soldi, ma con il passare delle ore siamo molto più ottimisti rispetto al grido di allarme lanciato ieri”. Marco Godano, organizzatore del tradizionale raduno musicale a piazza San Giovanni, a Roma, su incarico di Cgil, Cisl e Uil, esprime a Panorama.it soddisfazione per “una giornata trascorsa in attesa di risposte positive che fortunatamente stanno arrivando”. Godano, che da otto anni si occupa di portare cantanti e musicisti sul palco attraverso la società “Primata srl”, aggiunge che “il segnale lanciato in conferenza stampa è stato forte e tutti si sono impegnati per risolvere il problema, dai grandi ai piccoli sponsor, ed è chiaro che a questo punto accettiamo qualsiasi contributo, anche piccolo, piccolissimo”.

Da un punto di vista imprenditoriale, l’organizzazione deve ancora trovare 8-900 mila euro. L’evento si è sempre autofinanziato per circa il 50 per cento con i diritti di trasmissione Rai e per l’altra metà con i finanziamenti degli sponsor. La Rai ha annunciato un taglio del 10 rispetto all’anno scorso e da parte di due fra i più importanti sponsor, Telecom Italia e Monte dei Paschi di Siena, non c’è stata la conferma di un impegno, ma, stando a quanto ha anticipato Godano, i due colossi starebbero per annunciare la loro presenza anche quest’anno. “Solitamente, il concerto costa circa un milione e mezzo, ma quest’anno si viaggia verso i 2 milioni e non ci nascondiamo nel dire che la presenza di Vasco Rossi ha fatto lievitare i costi”, spiega il manager. “Siamo grati al cantante per aver chiesto di destinare il suo compenso di 100 mila euro per l’assegnazione di borse di studio ai figli di vittime sul lavoro per i quali ci sarà anche una raccolta di fondi attraverso un numero telefonico unico per gli sms”.
Il “rocker” emiliano sarà senza dubbio la stella di questa edizione del concerto tanto che lo slogan dell’evento è mutuato dal brano “Il mondo che vorrei”, un mondo, come ha spiegato lo stesso Vasco in una lettera indirizzata direttamente al primo maggio, fatto di “diritti civili e attenzione verso chi non riesce ad arrivare alla fine del mese”. “Non mi occupo di politica e governare è un termine che non ho mai gradito. Tu sai, Primo Maggio, quanta importanza hanno per me le parole. Si dovrebbe dire amministrare. Dalle mie parti governare si intende accudire gli animali”, scrive il cantante. “Noi siamo qui per portarti un po’ di gioia. Vorrei restituire un po’ di quello che ho ricevuto. Sarà una splendida giornata”, conclude Vasco prendendo in prestito il titolo di una sua celebre canzone.

All’evento si esibiranno, tra gli altri, Caparezza, Edoardo Bennato, i Subsonica, gli Asian Dub Foundation. I primi a calcare il palcoscenico saranno i vincitori della rassegna “Primo Maggio tutto l’anno“, che daranno il via all’anteprima del concerto. Tante sorprese, a partire dal conduttore, Sergio Castellitto, un attore prestato alla musica che “ha accettato di presentare la manifestazione, anche se il termine non gli piace perché lui vuole farsi condurre e intercettare l’emozione dei ragazzi presenti nella piazza. Per noi, la sua presenza è come quella di Marcello Mastroianni al Festival di Venezia: una valore inestimabile”, sottolinea a Panorama.it Godano. Che ha anche un sogno nemmeno troppo nascosto. “Manifestazioni come quella del primo maggio dovrebbero beneficiare del sostegno pubblico, sia economico che legislativo, perchè si tratta di un patrimonio culturale dell’intero paese. Se ci fosse l’intervento dello stato, come avviene per esempio in Francia, dove esiste una legislazione più aperta verso questo tipo di eventi, la macchina organizzativa avrebbe minori difficoltà di gestione”. Un appello alle istituzioni, ma forse, anche ai sindacati. Che, di certo, anche per quest’anno, nonostante la difficoltà a reperire sponsor, non tireranno fuori un euro: il concertone si è sempre autofinanziato e, se vuole sopravvivere, dovrà continuare a farlo. Con o senza la “strana coppia” Vasco – Castellitto.

I medici in rivolta: “Obbligati a fare le spie”, denunciando i clandestini

Pronto Soccorso

Non arriveranno a scioperare (almeno sperano non ce ne sia bisogno) ma useranno tutti gli strumenti legali: fino “alla Corte di giustizia europea passando per la Corte costituzionale“. È questa la posizione delle diverse sigle sindacali dei medici (Anaao assomed, Cimo asmd, Aaroi, Fp cgil medici, Fvm, Federazione cisl medici, Fassid, Fesmed, Federazione medici uil fpl), nel caso in cui dovesse passare la norma, contenuta nel Ddl sicurezza, sull’obbligatorietà di denunciare gli immigrati clandestini.
Alzano la voce, insomma, rivendicano il loro ruolo professionale, si appellano al buonsenso dei politici ma, in attesa di segnali, lanciano l’allarme: “Non siamo spie, bisogna bloccare subito l’emendamento della Lega Nord che elimina il principio di non segnalazione degli immigrati clandestini da parte degli operatori del Servizio Sanitario Nazionale. Se diventa legge, il camice bianco avrà l’obbligo, e non la possibilità, di segnalare un clandestino che si rivolge per le cure a una struttura sanitaria pubblica, in quanto pubblico ufficiale incaricato di pubblico servizio”.

A lanciare l’appello intersindacale (qui il testo in .pdf) sono i rappresentanti della dirigenza medica e veterinaria del Ssn, riuniti oggi a Roma proprio per spingere il governo a tornare sui propri passi e bocciare la norma anti-clandestini: “Il medico dipendente da enti pubblici o da enti convenzionati con il Ssn”, spiega il segretario nazionale Fp Cgil medici, Massimo Cozza “riveste contemporaneamente, secondo il costante orientamento della giurisprudenza, la qualifica di pubblico ufficiale o di pubblico servizio. I medici del servizio sanitario nazionale, in quanto pubblici ufficiali, saranno quindi obbligati a denunciare per iscritto quando avranno notizia della clandestinità, diventato reato perseguibile di ufficio. Chi omette o ritarda di denunciare sarà punito con la multa da 30 a 516 euro. E non va dimenticato che l’obbligatorietà della denuncia non è solo a carico dei medici, ma anche degli infermieri e di tutto il personale della sanità pubblica quando è nell’esercizio delle sue funzioni”.

Dello stesso avviso anche il presidente dell’Anaao Assomed, Carlo Lusenti, che aggiunge: “Se il provvedimento diventasse legge si creerebbe una situazione senza via d’uscita. Il medico che decidesse di non applicare la norma, commetterebbe un reato perseguibile d’ufficio”. Un vicolo cieco, dal momento che non sarebbe nemmeno ipotizzabile un ricorso all’obiezione di coscienza. “In linea generale - spiega Lusenti - non è possibile per i medici sollevare obiezione di coscienza, in quanto si può ricorrere a questa prerogativa solo nei casi in cui è espressamente prevista dalla legge, come ad esempio nel caso dell’interruzione volontaria di gravidanza”.

Per i sindacati, la norma in questione presenta inoltre “un evidente profilo di incostituzionalità”, per contrasto con l’articolo 32 della Costituzione, in base al quale la “Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Le sigle sindacali elencano quindi i rischi che potrebbero sorgere nel caso l’emendamento dovesse avere il via libera anche della Camera: operare senza tranquillità, dovendo ogni volta scegliere tra seguire il codice deontologico o la legge, la nascita di una sanità parallela (ambulatori clandestini) e il pericolo di un accesso in ritardo in ambulatorio cosa che preoccupa per la salute pubblica e che comporterebbe il ritorno di malattie scomparse (come focolai di tubercolosi, già 4.400 casi nel 2005), un aumento dei costi per curare malattie che normalmente costerebbero meno (il Ssn spende lo 0, 5% per immigrati), e nondimeno un’ulteriore ricaduta sull’organizzazione del lavoro (perdita di almeno un’ora e mezza per una denuncia).
E come non prevedere, spiegano ancora i camici bianchi: “che a fronte del rischio concreto di essere denunciati alle autorità giudiziarie, si determinerebbe la marginalizzazione di gran parte dei cittadini extracomunitari i quali sarebbero costretti, in caso di necessità, a ricorrere a un ’sistema sanitario parallelo’ privo di regole e controlli, generando situazioni di pericolo per la salute collettiva, basti pensare al mancato monitoraggio delle malattie infettive. Senza contare l’ulteriore aggravio che le rigorose modalità di adempimento dell’obbligo di denuncia comporterebbero per il carico di lavoro del medico”.

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