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Il sindaco di Bari Michele Emiliano e Paolo Perrone, sindaco di Lecce (foto M. Petrelli)
Sindaci e amministratori del sud Italia, in particolare provenienti dalla Puglia, alla riscossa contro Trenitalia. Protestano, davanti la sede di Ferrovie dello Stato, a Roma, contro i tagli indiscriminati di treni e vagoni verso le regioni del sud e contro il sempre più probabile licenziamento di 800 lavoratori di Servirail (ex Vagonlit), Rsi (manutenzioni) e Waastels, società che per decenni hanno gestito, per conto di Trenitalia, i servizi sui “treninotte”: accompagnamento, biglietteria a bordo, manutenzione.
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L'ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari
Avete la più pallida idea di cosa voglia dire ogni mattina vedere il proprio ufficio invaso da cittadini arrabbiati perché hanno la prostituta in un viale o il casino del bar sotto casa, o perchè c’è il mendicante o la strada è dissestata? Beh, i sindaci italiani lo sanno. Eccome. Parola di Massimo Cacciari, professore di Estetica, ex parlamentare Pci e soprattutto per 15 anni sindaco di Venezia per il centrosinistra. Continua
- Tags: assessore, città , cronaca, decalogo, facebook, multa, ordinanze, Puglia, sesso, sindaci, Trani
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Il gruppo su facebook fondato dall'assessore di Trani, Pina Chiarello
Oltre a saperlo fare, bisogna avere anche un posto dove praticarlo in tranquillità . E così per molti italiani, soprattutto i più giovani che non dispongono di una casa propria, l’auto rimane ancora uno dei luoghi più utilizzati per scambiarsi effusioni. In campagna però, come raccontano i fatti di cronaca, rischia di essere pericoloso, mentre in città è offensivo per il pudore di un incauto passante. E così l’avvocato Pina Chiarello, che è anche assessore al comune di Trani con delega all’Ecologia, Ambiente, Qualità urbana, Appalti e Contenzioso, ha pensato a un decalogo per le coppiette, che sta avendo molto seguito online. Continua

Il presidente del Veneto Giancarlo Galan scherza con Roberto Maroni
Con la Lega che punta i piedi e Giancarlo Galan che non molla, la partita delle regionali in Veneto non è più solo un derby interno al centrodestra, ma un caso nazionale.
A rendere più intricata la matassa, ecco, puntuali, le classifiche dei consensi degli amministratori locali (ossia: l’undicesima edizione di “Monitor Città ” e la quarta edizione di “Monitor Regione”, presentate da Ekma Ricerche). Continua

Quella lunga estate calda del 2009 verrà ricordata (oltre che per le temperature sopra la media) anche come la stagione del “non si può”.
I Comuni ne hanno inventati di tutti i tipi con ordinanze e sanzioni ad hoc. Sono ormai più di 150 i divieti emanati dai primi cittadini in base alla normativa prevista dal “pacchetto Maroni”, un elenco in alcuni casi alquanto bizzarro.
L’ultimo divieto in ordine di tempo riguarda il “burkini”, il bikini islamico (che ha fatto la sua comparsa a Verona, suscitando polemiche e timori), vietato nelle piscine e lungo i fiumi e i torrenti di Varallo Sesia (Vercelli). Lo stabilisce un’ordinanza del sindaco Gianluca Buonanno, parlamentare della Lega Nord. Chi contravverrà al divieto di indossare il costume intero unito a un copricapo pagherà una multa di 500 euro.
Dopo Lucca, in Toscana, niente kebab nel centro storico di Capriate, paesino del bergamasco. Lo esclude una delibera della giunta leghista che vieta l’apertura di locali pubblici gestiti da immigrati. Il divieto non vale per gli italiani che vorranno aprire pub o ristoranti.
Ecco una MAPPA aggiornata con le altre ordinanze più strane:
No smoking under 16
A Capoliveri, nell’isola d’Elba, dal 25 agosto è in vigore un’ordinanza che punisce i minori di 16 anni sorpresi in luogo pubblico a fumare o anche solo in possesso di tabacco con multe dai 250 ai 500 euro. Già in vigore nello stesso comune il divieto di bere alcolici. A Verona, nel luglio dello scorso anno, un uomo è stato multato per 50 euro, “colto in flagrante” mentre fumava una sigaretta in un parco cittadino. L’esempio del sindaco scaligero è stato seguito dalle amministrazioni di Bolzano e Napoli. Quest’ultima, con un provvedimento che risale al 18 novembre 2007, ha ampliato il divieto di fumo ai luoghi all’aperto, quindi anche parchi comunali, in presenza di lattanti e bambini fino a 12 anni, nonche’ di donne in stato di gravidanza.
Panchine e aiuole
In provincia di Savona è vietato mangiare nelle aree comunali di Alassio e sdraiarsi nelle aiuole ad Albisola Marina. A Sorrento gli artisti di strada non possono sostare nello stesso punto più di 15 minuti e i ristoratori non possono avvicinare i turisti per invitarli a sedersi con “forma petulante e molesta”. A Voghera non ci si può sedere sulle panchine dopo le 23 in più di 3 persone mentre, sempre in tema di panchine, a Viareggio non ci si possono poggiare i piedi sopra.
Pordenone - Siete per le strade del centro di Pordenone, e vi ritrovate (purtroppo) a litigare con il/la vostro/a partner o un amico? State attenti: rischiate una multa da 25 a 500 euro. Perché? Perché sono vietati gli assembramenti di persone nelle vie principali del paese “che assumono atteggiamenti o fanno cose che non consentono la fruizione degli spazi pubblici da parte di altri cittadini”. Anche se solo in due.
San Remo - “Carta d’identità , prego”. Chi si siederà sui bordi delle aiuole o dei vasi di fiori che decorano la città , potrebbe sentirsi dire questa frase.
Perché il Sindaco di Sanremo ha stabilito il divieto di seduta in città per “mantenere il decoro”, salvo poi offrire dispense ai minori di 12 anni e ai maggiori di 60. I vigili, a controllare le età , avranno un bel da fare.
Ravenna - Musica sulla spiaggia? Sia mai. A Ravenna dite pure addio ai pianobar e ai cantanti che animavano le serate dei lidi del lungomare: il sindaco ha detto no. A loro e agli spettacoli di ballo (accompagnati da musica). Un’ordinanza che si affianca a quella anti-alcool, che impedisce di consumare bevande alcoliche in bicchieri o bottiglie di vetro sulla spiaggia. Tanto da spingere i giovani a un singolare metodo di consumo: bere direttamente dai secchielli di plastica, quelli dei giochi da bambinoDite pure addio ai gelati mangiati in compagnia per le strade della città , chiaccherando con gli amici. Ma anche agli spuntini veloci, alle bevande, al buon latte di mandorla siciliano. Un’ordinanza del sindaco risalente allo scorso settembre ha infatti vietato “sostare per consumare cibo e/o bevande, banchettando e/o abbandonando ogni minimo rifiuto”. E se per ovviare alla fame dovesse venirvi voglia di cantare, fermatevi: rischiate multe fino ai 500 euro.
Termoli - I fiori non devono piacere, in Molise. Almeno al sindaco di Termoli, che ha stabilito con un’ordinanza che tutti i vasi e le fioriere che occupano indebitamente il suolo pubblico vanno rimossi.
A meno che, ovviamente, non si voglia pagare per abbellire la città con un po’ di verde.
Cortina d’Ampezzo - Hanno fatto scuola, a Cortina d’Ampezzo: niente camper in centro. Meglio: niente camper in città . Un modo per incentivare l’affitto turistico di case e appartamenti in loco, aumentando in questo modo la circolazione del denaro in città ? Il divieto è partito lo scorso anno. E quest’anno, anche Sanremo ne ha seguito l’esempio.
Eraclea (Venezia) - La delibera risale al 2004: vietati i giochi che possono arrecare disturbo agli altri bagnanti e che impediscano l’uso comune della spiaggia. E quindi, per estensione, no alle buche nella sabbia e ai castelli che hanno accompagnato l’infanzia di molti di noi: “anche fare buche che modificano in modo pericoloso la percorribilità a piedi della spiaggia diventa un gioco molesto”.
Capri - È un’ordinanza del 1960, ma a quanto pare a nessuno interessa toglierla: gli estivi zoccoli fanno troppo rumore, e sull’isola campana non si possono usare. I turisti dovranno dirottare la loro attenzione su scelte più… ovattate.
Genova - Dall’8 agosto scorso, non si può passeggiare con una bottiglia di bevanda alcolica in mano, tra i carrugi del centro storico. Se è ormai scattato il divieto di vendere alcolici ai minori di 16 anni a Milano, a Roma non si può mangiare davanti alla Fontana di Trevi, così come a Venezia non lo si puo’ fare seduti sui gradini dei monumenti.
Lucca - Dar da mangiare ai piccioni può costare fino a 500 euro di multa, stessa sanzione un bacio in auto a Eboli: 500 euro.
Vicenza - In controtendenza, i divieti decide di toglierli. Il 13 agosto 2008, un uomo che leggeva un libro sdraiato sul prato è stato multato di 50 euro, in base a un’ordinanza del 2002. Il Comune l’ha perdonato e ha deciso di permettere ai cittadini di “stendersi sull’erba: cosa che tranquillamente avviene in tutti i più bei parchi del mondo”.
- Tags: città , comuni, csm, Lega, Polizia, Robeto-Maroni, ronde, sicurezza, sindaci, territorio, violenza
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Critiche alle ronde stabilite dal decreto sicurezza; bene alle norme che invece riguardano il contrasto alla violenza sessuale e allo stalking.
È articolato il giudizio del Csm sul decreto legge del governo ed è contenuto in un parere messo a punto dalla Sesta Commissione di Palazzo dei marescialli e che oggi pomeriggio sarà all’esame del plenum. Sulle ronde i consiglieri esprimono più di una “perplessità ” a cominciare dalla scelta di “derogare al principio che assegna all’autorità pubblica l’esercizio delle competenze in materia di tutela della sicurezza”. Ma soprattutto segnalano un pericolo: “la genericità delle previsioni contenute nel decreto legge può determinare il rischio del determinarsi di incidenti, e nei casi più gravi della commissione di reati”; con il risultato di portare a “un aggravio sia per le forze dell’ordine” (che sarebbero distolte “dal perseguimento del fine di garantire un efficace controllo del territorio”) “sia per l’esercizio delle funzione giurisdizionale da parte della magistratura”.
Nel testo del governo sulle ronde ci sono troppe “discrezionalità ” e “lacune”, lamenta la Commissione. Come la “mancata previsione” che le associazioni di volontari “non debbano avere né natura né finalità di ordine politico”; o “l’assenza di ogni requisito negativo , preclusivo della partecipazione alle associazioni, come quelli di essere stati condannati per reati di violenza o per il compimento di atti di discriminazione”.
E non basta: “La doverosa precisazione che i cittadini debbano essere non armati” non fuga “ogni dubbio sull’utilizzazione di strumenti, non definibili armi in senso proprio,ma comunque atti a compiere atti di coercizione fisica”;e non c’é “un effettivo controllo sull’attività realmente svolta dalle associazioni”. Diverso è il giudizio sulla parte del decreto che “mira positivamente a rafforzare gli strumenti per contrastare tutte le forme di aggressione sessuale”.
Il Consiglio “condivide” in particolare la scelta di ammettere l’incidente probatorio, “in assenza dei requisiti ordinariamente previsti”, nei casi di violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia, come pure il gratuito patrocinio per tutte le vittime , e l’introduzione del reato di stalking, che “colma una profonda lacuna normativa”.
Ma esprime “perplessità ” sul carcere obbligatorio per i responsabili di violenza sessuale. Non mancano riserve sulla norma che estende a 6 mesi il termine massimo per trattenere gli stranieri irregolari nei Centri di identificazioni e di espulsione.
“La privazione della libertà personale, che è bene di primaria rilevanza costituzionale” scrivono i consiglieri “impone che si attui un procedimento di controllo del titolo che legittima la detenzione amministrativa assolutamente rigoroso”. E trattandosi di una materia così delicata “meglio sarebbe investire il tribunale ordinario” piuttosto che i giudici di pace.
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Ministro anti fannulloni, anti privilegi, anti sprechi.
Si sprecano gli aggettivi con il prefisso “anti” per Renato Brunetta. Ma da oggi, per l’attivissimo responsabile della Funzione Pubblica, l’elenco potrebbe allungarsi con “ministro anti province”. Un epiteto che Brunetta deve però condividere con il collega ministro e titolare del Viminale, Roberto Maroni.
I due si sono infatti inseriti nell’annoso dibattito sull’abolizione delle Province. Tema che si rincorre ormai da mesi, se non da anni. In questi ultimi, è diventata una battaglia politico-mediatica: argomento da prima pagina per il quotidiano Libero di Vittorio Feltri, da promessa elettorale per molti partiti dell’arco parlamentare.
E siccome - nonostante il Pdl sia d’accordo, il Pd pure - la Lega storce il naso, proprio per sciogliere i dubbi del Carroccio il Ministro Brunetta (come anticipato da un’intervista al Tgcom) ha preparato un piano a lungo termine in accordo col titolare leghista degli Interni.
Insomma, accadrà che gli enti intermedi che stanno a metà strada tra Comune e regione (leggi: le province, appunto) saranno “svuotati”. E siccome non si potrebbe (costituzionalmente parlando) “abolire” quegli enti, la formula usata dal ministro Brunetta, presentando un provvedimento che il governo discuterà “tra una settimana”, è proprio “svuotare”: di peso, importanza e (soprattutto) costi.
“Ci sono delle novità . Il ministro Maroni sta presentando una riforma”, ha spiegato Brunetta. È “il codice degli enti locali”, un piano che dovrebbe entrare a regime prima del voto immediatamente successivo, tra 4 o 5 anni. L’idea è che, alla scadenza della prossima tornata amministrativa, “le Province molto probabilmente non saranno più quelle che abbiamo conosciuto fino a oggi…”. Saranno cioè degli “enti di secondo livello”. Le elezioni amministrative di giugno potrebbero essere le ultime per alcune delle province dove il consiglio sarà rinnovato.
Ma la Provincia non sparirà dal punto di vista formale, solo non avrà più un peso (e quindi un costo) politico: “Rimarrà l’ente provincia ma non avrà più degli eletti”, ha chiarito Brunetta: “I consiglieri provinciali e presidente non saranno altro che i sindaci dei comuni nella provincia”. Il presidente sarà il sindaco del capoluogo di provincia, e il parlamentino sarà formata dagli altri primi cittadini del territorio. Si “elimineranno così un po’ di costi della politica - ha detto ancora il ministro nemico dei fannulloni - e quello che fa ora la provincia lo faranno i Comuni all’interno della provincia”. Tra cittadino e Stato rimarranno quindi solo due livelli: “Regione e comune”. Che possono bastare.
“Le province per essere abolite richiedono un cambio costituzionale” ha illustrato Brunetta, secondo quanto riportato dal Il Giornale “mentre questa formula di svuotarle di contenuto politico primario e di farle diventare sostanzialmente dei consorzi funzionali si può fare senza modificare la costituzione”. Questo consentirà di ridurre enormemente i costi, andando ad abbattere la spesa attualmente stimata in oltre sedici miliardi di euro ogni anno (fonte Unione delle province italiane -Upi, che specifica che attualmente le province italiane siano 104).
Ma che poi l’operazione, sulla via del risanamento dei costi del Palazzo, riesca è ancora tutto da verificare. Stando alle proteste del Presidente dell’Upi, Fabio Melilli (predidente Pd della provincia di Rieti), il piano Brunetta-Maroni non sarebbe di così facile realizzazione: “Dalle dichiarazioni rilasciate al TgCom dal ministro della Pubblica amministrazione sulle province sembrerebbe che per l’onorevole Brunetta la Costituzione non abbia alcun valore”. E ancora: “Il Ministro Brunetta” conclude Melilli “dimostra di non conoscere affatto la realtà italiana. Basterebbe che parlasse con qualche Sindaco per rendersi conto che la proposta di fare governare il territorio provinciale dal sindaco del comune capoluogo non è minimante praticabile e metterebbe in grandi difficoltà gli oltre 8000 Comuni italiani”.

A Napoli (e provincia), per fermare l’incredibile sequela di casi di stupri e violenze, a chiederle sono i cittadini. Troppi i casi di abusi sessuali e di pedofilia, per non avere paura, interrogarsi e rispondere, in coro: “Dateci le ronde”.
A Padova (governata dal Democratico Flavio Zanonato) è successo invece che la polizia abbia dovuto fare gli straordinari per proteggere i leghisti di “Veneto Sicuro” dalle provocazioni dei No Global. È successo venerdì scorso in occasione di una mini ronda (meno di 10 persone) alla stazione ferroviaria, dove sono volati insulti e qualche schiaffo tra i “rondisti” e i giovani dei Centri sociali che invece volevano portare coperte e generi di conforto ai senzatetto.
E allora: ronde sì, ronde no? Due fronti, due schieramenti. Anche trasversali (molto critico il presidente della Commissione Antimafia, Giuseppe Pisanu, senatore del Pdl: “queste ronde hanno più che altro funzionato come milizie un po’ patetiche di partito, o meglio peripatetiche, visto che camminano, ma non mi pare che abbiano risolto molti problemi”) e non poco sorprendenti.
Se è vero che nel “partito del no” si iscrivono anche poliziotti e carabinieri: “Molti cittadini, per fortuna, hanno capito che dietro l’operazione ronde si nasconde solo l’ennesimo bluff, visto che le risorse per le forze dell’ordine continuano a essere tagliate o incrementate in misura insufficiente alle reali esigenze”. Va giù duro Silverio Sabino, segretario provinciale del Sap di Torino e dirigente nazionale del sindacato. “A Torino” continua “stiamo assistendo a un tentativo di lottizzazione delle ronde: ogni partito potrebbe istituire propri gruppi di volontari, anche perché il governo ha intenzione di stanziare dei fondi ad hoc, mentre intanto si continuano a tagliare risorse per polizia e carabinieri, con le nostre volanti ferme in officina perché non ci soldi per pagare la manutenzione”.
Anche il Cocer dei carabinieri non usa mezzi termini nel bocciare le ronde: l’organismo di rappresentanza dell’Arma non crede si risolvano così i problemi della sicurezza e in un documento definisce “impraticabile” la misura “sull’impianto sicurezza che opera nel nostro Paese” e cita proprio il caso di Padova “dove scontri tra no Global e addetti alle ronde hanno creato preoccupazione ai cittadini e un dispendioso lavoro alle forze dell’ordine, intervenute per sedare i tafferugli”. Secondo il Cocer “il tema sicurezza è strettamente legato alle risorse economiche, assegnate ormai da anni in misura sempre minore dalle varie Finanziarie alle forze dell’ordine. Tra l’altro non si possono istituire ronde di vigilanza quando nella polizia di stato e nell’arma dei carabinieri mancano quasi 10 mila uomini. Il Cocer chiederà dunque “nei prossimi giorni un incontro sia con il presidente della Repubblica, sia con il presidente del Consiglio, per avere chiarimenti su tematiche che oggi offuscano la serenità dei nostri colleghi”.
Sabino lancia dunque una provocazione: “Chiudiamo le forze dell’ordine e affidiamo tutto a ronde e vigilantes. Forse questo è il modello di sicurezza che qualcuno ha in mente. Come già avvenuto in altre città italiane” spiega Sabino “a Torino rischiamo di dover impiegare il personale di polizia, già sotto organico, per controllare le varie ronde che cominciano a vedersi in giro, da Tossik Park e Porta Palazzo, ancora non regolamentate visto che il decreto governativo che le ha istituzionalizzate non sarà operativo fino alla sua definitiva conversione in legge. Non dimentichiamo” continua il sindacalista “che la nostra è una città c’è una forte presenza dei centri sociali e questi cittadini in libera uscita, questi dilettanti allo sbaraglio, oltre a mettere a repentaglio la loro incolumità , rischiano di alimentare un clima di tensione continuo, con evidente aggravio di lavoro per le forze dell’ordine. Questo ruolo da badanti non lo accetteremo mai e condividiamo le preoccupazioni espresse, a livello nazionale, dal Cocer carabinieri”.
Guarda la GALLERY: le ronde in azione. LEGGI ANCHE: Maroni: legalizziamo le ronde per evitare la sicurezza fai da te - Come funzionano le ronde negli altri Paesi