Leggi tutte le notizie su:


sindaco

Cacciari: vado al Massimo, ma controcorrente (e contro il Pd)


L'ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari

L'ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari

Massimo Cacciari, filosofo, professore di Estetica, più volte sindaco di Venezia, deputato col Pci, sostenitore di Prodi, vicino alla Margherita e ora al Pd, è persona che ama andare controcorrente. Soprattutto se la corrente è quella degli amici (o ex compagni). Continua

Sex in the city: Delbono e il Cinziagate in salsa bulgara

Flavio Delbono, 51 anni, si è dimesso da sindaco di Bologna | (Ansa)

Flavio Delbono, 51 anni, si è dimesso da sindaco di Bologna | (Ansa)

“L’inferno non è mai tanto scatenato quanto una donna offesa”. Così scriveva William Shakespeare, più di quattro secoli fa, ma oggi la frase ben s’attaglia al crepuscolo politico di Flavio Delbono, ex sindaco di Bologna. Costretto lunedì 25 gennaio alle dimissioni dall’ira funesta della sua compagna e segretaria, Cinzia Cracchi: prima lasciata, poi spedita a fare la centralinista. Insopportabile, specie per una donna abituata a costosi tailleur e alle borse di Louis Vuitton. Continua

Prodi, gli spiccioli di Delbono e il Pd senza capo (né coda)

Il sindaco di Bologna Flavio Delbono a passeggio con Romano Prodi

Il sindaco di Bologna Flavio Delbono a passeggio con Romano Prodi

Ricordate Indovina chi?, il gioco da tavolo in auge negli anni ‘80? Rispolveriamolo. Così: indovina chi ha detto: “Prima di tutto, analizziamo la dimensione del problema. Di cosa si sta parlando? Non si distrugge la vita di un uomo (indizio: quella dell’ormai ex sindaco di Bologna, Flavio Delbono, ndr) come è accaduto in questi giorni, per una storia come quella, per una manciata di euro…”. Continua

Che giornata è se Brunetta non c’è?

Renato Brunetta, 59 anni, ministro della Funzione Pubblica

Renato Brunetta, 59 anni, ministro della Funzione Pubblica

Ammettiamolo con sincerità: dovesse passare un mese senza una fiammata brunettiana ci sentiremmo ormai come persi in un mondo vuoto e le giornate trascorrerebbero senza emozioni. Continua

Moratti si rilancia a Milano: Fatemi ripartire, in Letizia

Il sindaco di Milano Letizia Moratti

Sottovoce, con garbo da signora ma temperamento da sindaco, dice: “Non ho mai mollato in vita mia”. E in effetti non l’ha fatto nella gara con cui ha vinto l’assegnazione di Expo 2015, né nella lunga battaglia per ottenere dal governo i finanziamenti per l’esposizione. A Panorama assicura che non lo farà nemmeno da qui al 2011, data delle prossime elezioni amministrative, anche se oggi c’è chi è pronto a scommettere che non sarà lei la candidata del Pdl. Leggi l’intervista

Giocolieri, lavavetri, cortei, writers: tutte le battaglie di Alemanno

Il sindaco di Roma con due "bobbies" inglesi - Andrea D'Errico Lapresse

Il sindaco di Roma con due "bobbies" inglesi - Andrea D'Errico Lapresse

Gianni Alemanno indossa l’elmetto. O meglio, il cappello da vigile urbano. Il sindaco della Capitale ha in programma una serie di ordinanze che hanno come teatro di applicazione la strada, il “decoro” degli spazi pubblici. Continua

Lotta alla mafia. Se Maroni scioglie il paese di La Russa

Volo ad alta quota per Maroni e La Russa

di Carlo Puca e Domenico Calabrò

Eccolo lì profilarsi veloce sul ring mediatico l’ennesimo cruento round del match permanente tra Roberto Maroni e Ignazio La Russa. Un pasticciaccio brutto: lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, più che possibile, del consiglio comunale di Paternò.
Cittadina catanese abitata da circa 50 mila persone, Paternò è insieme con Milano la patria politica del titolare della Difesa. Qui Ignazio La Russa è nato. Qui è nato il fratello, l’europarlamentare Romano. E qui ancora (rim)piangono il patriarca, Antonino, segretario fascista nel 1942, fondatore della prima sezione del Msi in Sicilia e senatore per un altro ventennio, quello che va dal 1972 al 1992. Lì vicino, poi, il ministro trascorre le vacanze. Per la precisione a Ragalna, sull’Etna, dove nel giugno 2003, ad amicizia ancora intatta, favorì la nomina ad assessore di Daniela Santanchè, passata alla cronaca paesana per un unico evento mondano: il “Paese delle stelle”.
Insomma, proprio nel paese dei La Russa, dove Ignazio è leader indiscusso, amato e lodato pure dagli sconosciuti, Maroni potrebbe far detonare una piccola bomba atomica. A indagare sulla presunta infiltrazione mafiosa di Paternò furono dapprima i carabinieri. I benemeriti riferiscono in un’aula di tribunale già il 3 settembre 2007, ai tempi del governo Prodi, cioè quando La Russa non era ancora alla Difesa e dunque ministro delegato all’Arma.

Secondo i carabinieri a Paternò si registra “il superamento della tradizionale figura del politico o dell’imprenditore colluso, ma allo stesso tempo estraneo”. Per loro, invece, “col chiaro scopo di superare ogni compiacente mediazione, la mafia aveva occupato direttamente una poltrona“. Il 28 novembre 2008, insieme con altre 23 persone, viene arrestato l’assessore ai Servizi sociali Carmelo Frisenna, il candidato più votato al consiglio comunale nelle elezioni del maggio 2007. Di conseguenza arriva in municipio la cosiddetta commissione d’accesso interforze, incaricata dal ministero dell’Interno di accertare (su richiesta dell’ormai ex prefetto di Catania Giovanni Finazzo) i termini della infiltrazione mafiosa. La commissione ha prodotto una relazione, letta da Panorama, che è stata trasmessa dalla prefettura a Maroni nella prima settimana di agosto, dopo quattro mesi di verifica degli atti. I commissari sono partiti dall’arresto di Frisenna, indicato nella relazione come elemento organico alla cosca Santapaola-Ercolano, per giungere alle insistenti “raccomandazioni” che per conto del clan sarebbero state rivolte ai vari uffici e allo stesso sindaco. Fino a citare ulteriori episodi: dalle famiglie mafiose che ricevono contributi dal comune all’ex vigile urbano sospeso, reintegrato e infine condannato per mafia, che per premio (si fa per dire) ottiene il trasferimento ai servizi sociali. Con ruolo di dirigente. Nell’ordinanza che conferma l’arresto di Frisenna, allegata alla relazione della commissione d’accesso, il giudice per le indagini preliminari di Catania Antonino Fallone scrive: “Non possono non rilevarsi le inquietanti ombre circa la sussistenza di una ‘intesa’ tra gli amministratori del Comune di Paternò e gli esponenti della mafia locale, che perdura tuttora”.
Sussistono, aggiunge, “condizionamenti tali da prendere in seria considerazione lo scioglimento del consiglio comunale conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso”.

Il gip registra “la totale infedeltà del Frisenna, stabilmente inserito nell’associazione mafiosa”, così da svolgere “la preminente mansione di tutelare gli interessi della “famiglia” all’interno del consiglio comunale di Paternò, gettando inevitabilmente pesanti ombre circa l’operato dell’intera amministrazione, con particolare riferimento al sindaco Giuseppe Failla (pronto anche a battaglie eclatatnti, la scorsa estate si fece riprendere in mutande per protestare contro l’emergenza rifiuti, qui il VIDEO) e agli assessori “Antonino Cosentino e Salvatore Torrisi, successivamente diventato assessore provinciale”. Sono tutti uomini del Pdl. E tutti si onorano, pubblicamente e a vario titolo, dell’amicizia di Ignazio La Russa. Non ricambiati, in verità, perché il ministro della Difesa vuol tenersi comprensibilmente alla larga da loro. Un’intercettazione, in particolare, appare emblematica.
Cosa nostra punta al controllo dello smaltimento dei rifiuti e Francesco Amantea, interlocutore dei clan di Paternò, spiega a un imprenditore considerato colluso, Rosario Sinatra, ciò che ha intenzione di dire agli amministratori locali: “Carmelino Frisullo deve essere il nostro portavoce, il mio orecchio e i miei occhi. Voi siete padroni a casa vostra. Ma tutto quello che fate a livello politico e di cui discutete deve passare da me. Perché a Paternò non vi faccio camminare più. Vi potete candidare centomila volte!”.

L’assoluta estraneità personale di La Russa è scontata. Ma la vicenda resta fastidiosa. A cominciare dal fatto che il nullaosta definitivo allo scioglimento del comune dovrebbe arrivare dal Consiglio dei ministri, in cui La Russa ha peso personale, oltre che per la rilevanza del suo ministero. D’altra parte il Viminale sembra deciso.
Negli uffici del ministero dell’Interno sottolineano che la lotta alla mafia si fa anche con severe misure sulle amministrazioni locali. Di destra come di sinistra. In teoria Paternò non potrebbe essere salvata nemmeno dalla nuova legge sulla sicurezza pubblica, datata 15 luglio 2009, che riduce i parametri della “mafiosità” ravvisabile. La stessa legge cui ha fatto seguito il “lodo Fondi”, il comune laziale al quale è stato per ora risparmiato lo scioglimento poiché, secondo la spiegazione di Silvio Berlusconi, “diversi ministri hanno fatto notare come nessun componente della giunta o del consiglio comunale sia stato toccato da un avviso di garanzia“.
Invece a Paternò v’è l’indagato, anzi l’arrestato. E pure tutto il resto.

Quando la Mafia fa litigare: è polemica sui gadget di Cosa Nostra

mafia

Magliette e accendini, tazze e bandane. Insomma, gadget e ricordini: tutti con la faccia ammiccante di Don Vito Corleone, protagonista del romanzo di Mario Puzo Il Padrino e dell’omonimo film di Francis Ford Coppola. O con la scritta Cosa nostra. Ce ne sono tante nella bancarelle, non solo siciliane, di souvenir.

Periodicamente divampano le polemiche sull’opportunità di riprodurre sui gadget motti o immagini dell’immaginario mafioso. Oggi ritornano. L’ex senatrice Maria Burani Procaccini dice: “Si tratta di modelli pericolosi che legittimano inconsciamente la mafia e che vanno respinti con forza e con sdegno. Chiedo che ci sia una levata di scudi per comprendere la negatività di messaggi che, invece, passano nell’indifferenza generale come se fossero semplici provocazioni culturali”.
Il creativo-fotografo e assessore della giunta Sgarbi del comune di Salemi, Oliviero Toscani, ribatte: “Se vietano la vendita delle magliette con il Padrino o con la scritta mafia dovrebbero vietare anche la vendita dei crocefissi” ha detto. “La polemica sui gadget che richiamano al Padrino o alla mafia mi sembra una pura follia. Chi la pensa così dovrebbe vietarsi di parlare”.
Toscani ha anche depositato il brevetto con il marchio ‘M.a.f.i.a’ (Mediterranean association for international affair). “Non mi interessa speculare sul marchio Mafia” conclude “mi piaceva l’idea di brevettarlo”.
Il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, simbolo della lotta alla mafia, si schiera apertamente contro la vendita di magliette e souvenir che “sminuiscono il problema” “Un’oscenità” ha ribadito. “Fare business sfruttando la parola mafia o le immagini del Padrino è una delle cose più volgari che siano mai state pensate. Non si può scherzare su un fenomeno come quello della criminalità organizzata. Non credo che da parte delle giovani generazioni ci sia pericolo di emulazione ma in ogni caso il fenomeno è diseducativo. Da una parte parte spinge verso l’aggressività dall’altra fanno apparire la mafia come qualcosa di folcloristico, da portare a casa come un souvenir”.
La pensa così anche il fratello del giudice Paolo Borsellino, Salvatore, per il quale “questo tipo di business alimenta la visione dei mafiosi come eroi, anche se negativi”. Mentre la sorella del magistrato ucciso dalla mafia, Rita (candidata capolista del Partito Democratico alle elezioni europee nel collegio delle Isole) dice: “Vietare non è bello, ma certe esagerazioni non possono essere tollerate. Ricordo i videogiochi con le guerre di mafia…”. Per il segretario del Pd e consigliere comunale a Palermo, Ninni Terminelli, “Quest’anno in Sicilia c’è stato un vero e proprio exploit di statuette, calamite, magliette e cappellini che fanno riferimento alla mafia, offerti ai turisti come oggetti caratteristici. È scandaloso”.
Ma il suo compagno di partito anche lui consigliere comunale Salvatore Orlando, ribatte: “La tazza col volto di Marlon Brando? Che male fa? La lotta alla criminalità organizzata non si fa vietando la vendita dei gadget. L’antimafia dovrebbe essere cosa più seria”.

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!