Leggi tutte le notizie su:


sindaco

“Venivano a casa a chiedermi il 3%”. Parla l’imprenditore taglieggiato dal pizzo

Valigetta

A Milano come a Gela: se vuoi lavorare devi pagare il pizzo a Cosa nostra.
I boss Maurizio La Rosa e Maurizio Trupia, legati al clan Emanuello, arrestati venerdì scorso dalla Squadra mobile di Caltanissetta, imponevano il pagamento del pizzo agli imprenditori siciliani che si aggiudicavano appalti pubblici nelle città del Nord Italia. Ed in particolare nel capoluogo lombardo.
“A niente serviva lasciare la terra d’origine e cercare lavoro altrove perché a Cosa Nostra le ditte siciliane erano costrette a pagare comunque il 2 o il 3 per cento di ogni appalto pubblico vinto’fuori’ dall’isola”, puntualizza il questore di Caltanissetta, Guido Marino.
Cesare (nome di fantasia), originario di Gela, due anni fa si è aggiudicato un appalto da 3 milioni e 300 mila euro per la manutenzione dell’acquedotto di Milano e di alcuni comuni confinanti. Lui come altre decine di imprenditori, per mesi, ha dovuto subire i ricatti e le intimidazioni dei boss gelesi La Rosa e Trupia. Ma ha avuto il coraggio di reagire, di denunciare i suoi estorsori e di collaborare con gli investigatori.

A Panorama.it ha parlato delle richieste dei boss e ha spiegato come è riuscito a farli arrestare “lavorando” fianco a fianco con la Polizia di Stato.
Quando sono iniziate le prime richieste di pizzo?
Dopo pochi mesi che avevo vinto l’appalto. Mi sono aggiudicato la gara a fine luglio 2007 e a gennaio del 2008 per la prima volta è venuto a trovarmi Trupia. Mi ha chiesto un “regalo”. Non ha parlato di cifre ma era chiaro che voleva un anticipo sulla percentuale che Cosa nostra pretende dagli imprenditori come me. Ha saputo del mio nuovo lavoro a Milano e voleva il tre per cento dei tre milioni e 300 mila euro, il valore dell’intero appalto.
Lo ha denunciato subito?
No, ho aspettato alcuni mesi. Poi, ho parlato con i miei familiari e abbiamo deciso che dovevamo mettere la parola fine a questi ricatti. Ogni volta che io tornavo a casa, a Gela, lui o l’altro (Trupia, ndr) suonavano alla porta di casa. Sono venuti circa cinque o sei volte e in ogni occasione mi ripetevano che mi avrebbero aiutato nel mio lavoro, mi avrebbero agevolato con le ditte per i subappalti e mi avrebbero ‘protetto’ i mezzi . Sono vent’anni che faccio questo lavoro e per vent’anni sono stato costretto a pagare percentuali a questo o quel clan se volevo lavorare tranquillo.
Quando si è rivolto alla polizia?
A marzo 2008. Adesso è più di un anno che collaboro con le Forze dell’ordine. Mi sono presentato in Questura a Caltanissetta e al dirigente della Squadra mobile ho raccontato tutto: nomi, fatti, luoghi.
È stato minacciato con una pistola?
No, mai. Loro non vengono mai con le pistole. Tutti gli imprenditori siciliani lo sanno che i boss, quelli veri, non vengono mai armati. Se tu non paghi con i soldi, paghi con la casa, con le proprietà, con gli affetti o con la vita.
Quando sono venuti l’ultima volta a chiederle i soldi?
A Pasqua. Questa volta è venuto Trupia. “Vedi di metterti a posto per le festività pasquali” mi ha detto, visto che per Natale non ero venuto a Gela e lui non aveva avuto modo di chiedermi la tangente. Ero rimasto volutamente a Milano.
Quanti soldi le ha chiesto?
Mi ha chiesto quindici mila euro. Io ho preso tempo. Riesco a far trascorrere alcuni giorni. Intanto parlo con la polizia e il magistrato. Poi lui ritorna all’attacco: alle 4 di un venerdì pomeriggio, ci incontriamo con La Rosa e mi dice di portare i soldi, in contanti, in un bar del centro di Gela per le ore 20.
E lei?
Ho detto che non potevo trovare tutti quei soldi a quell’ora del pomeriggio: le banche sono chiuse. La Rosa, di risposta, mi ha anticipato l’orario alle 19. E poi è scattata l’operazione della polizia. Ho registrato tutti gli incontri che ho avuto con La Rosa e Trupia, e poi li ho consegnati agli investigatori.
Lei ha appalti milionari anche a Torino e Gorizia. Adesso non ha paura?
Tranquillo non sono ma ho piena fiducia negli investigatori e nello Stato. Mi seguono in ogni mio spostamento e mi proteggono. Certo, non escludo, che qualcun altro suoni alla mia porta a chiedermi nuovamente il pizzo.

La doppia vita di Cofferati: l’ex leader Cgil condannato per condotta antisindacale

Sergio Cofferati

Sette anni fa, a guida della Cgil, aveva portato al Circo Massimo tre milioni di persone per difendere lo Statuto dei lavoratori. Sergio Cofferati, sindaco uscente di Bologna ed ex segretario nazionale della Cgil, lunedì è stato condannato per non aver rispettato proprio quello stesso statuto: condotta antisindacale.

I ruoli nella storia, diceva Hegel, per paradosso si invertono: il servo diventa padrone. E a Bologna, il “Cinese” si trasforma: da “girotondino” in sindaco “sceriffo” e da ex leader sindacale contrasta gli scioperi. Prima una cosa, poi il suo contrario.
Il 23 marzo del 2002, infatti, il “Cinese” era ancora il numero uno della Cgil e aveva guidato una folla di 3 milioni di persone al Circo massimo per protestare contro la riforma dell’articolo 18. Dopo sette anni, è stato condannato dal tribunale del Lavoro di Bologna per condotta “antisindacale” in qualità di rappresentante legale e presidente della Fondazione del Teatro Comunale di Bologna: non ha rispettato l’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori. Tutto è nato durante la rappresentazione a fine marzo della Gazza ladra: i rappresentanti dei lavoratori dell’Ente lirico della Cisl e Fistel-Cisl e Fisals-Cisal presentano un esposto al tribunale del Lavoro in seguito all’affissione in bacheca di un annuncio, firmato dal direttore del personale del teatro, in cui si avvisava che, in caso di adesione allo sciopero proclamato per quattro giornate a partire dallo scorso 22 marzo (che avrebbero fatto quindi saltare la rappresentazione della Gazza ladra), non sarebbero stati pagati anche i dipendenti non aderenti allo sciopero. “Un comportamento intimidatorio per il quale abbiamo presentato un ricorso d’urgenza al Tribunale del lavoro sulla base dell’articolo 28 dello statuto dei lavoratori”, ha detto Marica Morara, il legale della della Cisal. Lo stesso sindaco di Bologna, melomane appassionato si era presentato, la scorsa settimana, durante l’udienza per difendere il Teatro.
E all’Ansa il “Cinese” aveva sostenuto che a termini di statuto il responsabile non è il presidente della Fondazione, ma il sovrintendente, Mario Tutino. E che comunque in occasione di questi scioperi veniva violato da parte degli scioperanti uno dei principi cardine di una corretta lotta sindacale: e cioè che al danno inflitto al datore di lavoro con lo stop alle attività, corrispondesse un danno dei lavoratori, con la perdita della paga nelle ore di sciopero. Secondo Cofferati, in alcuni casi, in quel teatro era sufficiente che una sola categoria di dipendenti, magari gli addetti alle luci, alcune unità, bloccasse il lavoro di tutti. Col risultato che il danno era massimo per il teatro, mentre alle altre decine di dipendenti doveva essere riconosciuto per intero lo stipendio. In questo modo, aggiunse, diventava molto facile scioperare.
Ma non è bastato: il giudice del tribunale del Lavoro, Filippo Palladino, lunedì lo ha condannato per comportamento anti sindacale, disponendo di “astenersi da tali comportamenti” e comminando il versamento delle spese di lite di 1.300 euro. Fistel Cisl e Fisal Cisal hanno commentato duramente: “Lo dice lo Statuto” ha detto l’avvocato Cristiani della Cisl “che è Cofferati il responsabile legale”. Secondo i legali e i sindacati, la lettera era “intimidatoria” perché mirava “a condizionare la libertà di sciopero e il suo svolgimento sereno” e aveva l’effetto di dividere i lavoratori, mettendo gli uni contro gli altri.

Insomma, non è davvero un buon periodo per il sindaco (agli sgoccioli) di Bologna. A ottobre, infatti, aveva dichiarato in un’affollata conferenza stampa che non si sarebbe mai candidato alle prossime amministrative e nemmeno alle europee. “Sarò un cialtrone se vado in Europa”, disse Cofferati davanti a una folla di cittadini, curiosi e giornalisti. Ma poi si è candidato lo stesso, alla faccia della promessa, e dell’epiteto, come capolista nel Nord Ovest, mandando su tutte le furie il governatore del Piemonte, Mercedes Bresso, che un pensierino a Bruxelles lo aveva fatto. Ma Sergio Cofferati è fatto così. Dopo aver guidato la Cgil dal 1994, nel settembre del 2002 è tornato alla Pirelli e ha iniziato a partecipare ai girotondi di Nanni Moretti. Passato un anno, ha deluso pure i girotondini accettando di essere lo sfidante di Guazzaloca per la conquista della poltrona di primo cittadino a Bologna e riportare al governo la sinistra nella città rossa per eccellenza. Vinte le elezioni, dopo un anno Cofferati ha deluso pure la sinistra: nel 2005, infatti, si fa notare come sindaco “sceriffo” per la sua battaglia per la legalità contro lavavetri e baracche abusive, che lo portano alla rottura con Rifondazione, facendogli guadagnare il nomignolo di “podestà di Bologna” (Striscia la Notizia gli consegnò un Fez, qui il VIDEO) e attirando le simpatie della Lega che gli donò la tessera di “aspirante leghista”.

Mafia, arrestati due boss di Gela: “Pizzo a Milano e un piano per uccidere il sindaco”

Rosario Crocetta

Nel mirino delle cosche c’era già. E da tempo. Tanto che da mesi è costretto a vivere con sei uomini di scorta che non lo lasciano un solo minuto. Lui è Rosario Crocetta, simbolo della lotta alla mafia, famoso anche per essere stato il primo sindaco (a Gela in provincia di Caltanissetta) dichiaratamente omosessuale nella storia d’Italia e della Regione Siciliana.

Contro di lui (dal 1 ottobre iscritto al Pd, partito per il quale è candidato alle Europee: per lui solo è valsa la deroga alla decisione di non candidare sindaci che devono concludere il mandato), i boss stavano preparando un attentato. Il clan mafioso degli Emmanuello lo voleva uccidere, grazie anche all’aiuto di mafiosi residenti fra Milano e Varese.
Il gruppo mafioso, che fa capo a Cosa nostra, è strutturato in organismi territoriali che operano unitariamente, o in stretta collaborazione, in varie zone del territorio nazionale e all’estero.

Le manette sono scattate per Maurizio Saverio La Rosa, di 40 anni e Maurizio Trubia, di 41, arrestati proprio a Gela, con l’accusa di associazione mafiosa e di estorsione: hanno imposto il pagamento del pizzo a imprese di Gela che effettuavano lavori pubblici anche a Milano. Decisive, oltre alle intercettazioni, anche le dichiarazioni del pentito Carmelo Barbieri, ex reggente della cosca nissena, che da qualche tempo ha iniziato a collaborare con i pm.

Gli investigatori sono riusciti così a scoprire anche i piani dei boss, intenzionati a giustiziare il sindaco, da tempo nel mirino della mafia per le sue campagne di stampa e le iniziative amministrative per riaffermare la legalità nella sua città (da cui è nato anche un testo Io ci credo. Gela città della legalità). Ma la condanna a morte era stata decretata anche per un imprenditore, che aveva denunciato le richieste di pizzo per alcuni lavori che doveva compiere a Milano, per la manutenzione dell’acquedotto.

Per gli inquirenti il pericolo di attentati era “attuale e imminente”. Per questo la Procura distrettuale antimafia ha chiesto con estrema urgenza il provvedimento cautelare al gip. Il piano era stato preparato e concordato da La Rosa insieme ad altri mafiosi residenti nel Nord. Negli ultimi mesi il boss aveva fatto diversi viaggi tra la Sicilia e la Lombardia, dove ha incontrato esponenti delle cosche mafiose di Gela che da tempo si sono trasferiti fra Milano e Varese.

Nozze all’italiana: aumentano i secondi matrimoni, ma ci si sposa sempre meno

Matrimoni, addio alla tradizione

Matrimonio all’italiana? Da noi vince il bis.
E non tanto perché sia stata “buona la prima”. Anzi, proprio per il motivo contrario: pentiti del primo sbaglio, si vuole riprovare. La fotografia della vita di coppia viene dall’Istat, che ha registrato negli ultimi anni un incremento delle seconde nozze. Nel 2007 sono state infatti 33.070, contro i 31.846 dell’anno precedente, toccando il 13,2% del numero complessivo.
Secondo l’istituto di ricerca comunque “Si tratta di un’oscillazione congiunturale che da sola non permette di ipotizzare un’inversione di tendenza nella diminuzione delle nozze in atto dal 1972, anno in cui sono stati celebrati quasi 419 mila matrimoni (7,7 nozze per mille abitanti)”.
A diminuire invece sono i primi matrimoni, ovvero la quota più consistente del totale delle celebrazioni: le nozze tra celibi e nubili sono passate da quasi 392 mila nel 1972 (il 93,5% del totale) a 217.290 nel 2007 (l’86,7% del totale).
Il rito civile è scelto sempre più spesso anche in occasione delle prime nozze: oltre un quarto è stato celebrato di fronte al sindaco nel 2007: una proporzione raddoppiata tra il 1992 e il 2007, i 15 anni presi in esame.
L’istituto di statistica nota poi che si conferma la rilevanza dei matrimoni in cui almeno uno dei due sposi è di cittadinanza straniera: nel 2007 ammontano a 34.559, pari al 13,8% del totale delle unioni.
Altro dato, i primi matrimoni sono sempre più tardivi: gli sposi alle prime nozze hanno in media 32,8 anni e le spose 29,7 anni.
Il calo delle prime nozze è il risultato della minore propensione delle coppie a sancire la loro unione con il vincolo del matrimonio: nel 2007 si sono registrati 524,5 primi matrimoni per mille celibi e 589,6 per mille nubili, valori di poco superiori a quelli del 2006 (rispettivamente 511,2 e 576,7) e pressoché dimezzati rispetto al 1972.

Il VIDEO servizio:

Ferrara: nel mirino web degli anarchici, l’elenco dei “bersagli”

sito anarchico

Una vera e propria black list: un allegato di 25 pagine contenente nomi, indirizzi e numeri di telefono del questore, del sindaco e di molti politici locali di vari schieramenti, con tanto di foto. Sono i contenuti di sito anarchico di Ferrara, che ha pubblicato anche i recapiti di agenti, carabinieri, finanzieri e militari, oltre agli indirizzi di sedi di partiti, banche, agenzie interinali, sindacati, redazioni giornalistiche. Tutti indicati come possibili “bersagli”.
“Ferrara: chi non può scansare i pericoli…li affronti!” è la frase che avvisa i naviganti. Perché di internet parliamo, e sul web “la guida, dedicata ai ferraresi e ai ‘turisti’ zelanti in cerca di svago” fa bella mostra di sè. Infatti: “Tutti contenuti del sito sono no-copyright e ne incentiviamo la diffusione”.
A parlarne è un un articolo dell’edizione ferrarese de Il Resto del Carlino che dà notizia di un’indagine in corso da parte della Digos, con un ragazzo e una ragazza indagati.

La lista è scaricabile dal sito www.informa-azione.info, da tempo tenuto sotto stretta osservazione dagli investigatori, dice ancora Il Resto del Carlino. “Queste ‘pagine bianche’ selezionate” si legge tra l’altro nell’allegato “si propongono d’aiuto a chiunque, ferrarese o turista, debba scegliere un bersaglio in questa città. Perché di questo fondamentalmente si tratta… Di bersagli. Oltre che di pericoli. Di strutture o uomini del potere da colpire con la maggior forza e determinazione possibile”.
Ancor più chiaro un altro passo: “Queste pagine che stai sfogliando vogliono essere semplicemente, senza troppi giri di parole né ipocrisie, un modesto contributo alla lotta che, in alcuni luoghi, già divampa e che ovunque può nascere. Anche a Ferrara, per quanto possa sembrar strano ed utopico”.

I “bersagli” vengono suddivisi in cinque elenchi.
Il primo riguarda le Istituzioni: si parte con vie e numeri telefonici di Camera di commercio, Carabinieri (di città e di sei stazioni), carcere, Comune, Vigili giurati, Croce rossa, Curia, Aeronautica, Finanza, Polfer, PolPosta, Digos e Questura, Municipale, tribunale e procura, Provincia, Regione, provveditorato. Accanto ai corpi di polizia ci sono le generalità di comandanti, dirigenti, ispettori, assistenti. Si fanno nomi e cognomi di questore, colonnelli, sindaco e presidente della Provincia.
Il secondo elenco, è quello dei Partiti. Con, in molti casi, la foto, l’indirizzo e le mail dei dirigenti locali. Si va da An al Pd; da Forza Italia a Rifondazione; dai verdi ai socialisti, all’Udc, ai leghisti, ai repubblicani. Fino alle liste civiche: Per il bene comune e Progetto per Ferrara.
A pagina 22 comincia l’elenco numero 3: sindacati, associazioni e media. Qui, in rigoroso ordine alfabetico, ecco Arci, Arpa, Ascom, Cgil, Cisl e Uil, Confindustria e Ugl. Nemmeno i media vengono estromessi, dal Carlino alla Nuova Ferrara e Telestense. La sterminata lista prosegue con l’elenco 4, Agenzie interinali. Ad inaugurare è Adecco Italia, chiude in ordine alfabetico Vedior di corso Giovecca. Ben due pagine per l’elenco 5: le Banche.
A chiarire il perché del manuale ci sono anche queste frasi: si tratta “Di strutture o uomini del potere, da colpire con la maggior forza e determinazione possibile. Se qualcuno si dovesse chiedere il perché, non ce n’è soltanto uno. Le ragioni dell’attacco, del conflitto permanente sono molteplici”.

L’Abruzzo riparte dalla scuola, oggi le prime lezioni in tenda

Bambini_Aquila
Le scosse di terremoto non si fermano, la più intensa è di mercoledì alle 22.17 di magnitudo 4.1. Poi alle 7.44 di giovedì 16,una nuova scossa è stata registrata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, con una magnitudo locale di 3.2. Le località prossime all’epicentro sono Collimento, San Panfilo d’Ocre e Fossa.
Intanto continuano gli accertamenti sull’agibilità delle case, mentre l’inchiesta della magistratura sulle eventuali responsabilità muove i primi passi e trova i primi testimoni pronti a farsi ascoltare. Il procuratore Adriano Rossini ha rivolto ieri un appello ai cittadini perché consegnino agli inquirenti i video girati sui crolli causati dal terremoto. Uno dei sospetti della procura è che vengano occultate prove, le stesse macerie utili all’accertamento della verità ed i cui campioni sono stati acquisiti dagli investigatori. E’ stato disposto anche il sequestro dello stesso immobile in cui ha sede il tribunale, come le altre aree in cui si sono verificati i crolli. L’inchiesta è complessa ma, assicurano i magistrati, i suoi tempi saranno ragionevolmente brevi.
Il calendario scolastico dell’Abruzzo, sconvolto dal terremoto, prevedeva che gli istituti riaprissero domani. Per il capoluogo dovranno funzionare strutture di emergenza come le tende, ma anche in alcune aree delle altre province abruzzesi il rientro a scuola è in forse a causa delle verifiche necessarie a garantire l’agibilità degli istituti.
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, oggi a Poggio Picenze, a pochi chilometri dall’Aquila, inaugura una scuola da campo, insieme al ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini e al sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso. I primi a riprendere le lezioni saranno i bambini della scuola materna ed elementare. Nessuno, ha detto il ministro, perderà l’anno scolastico, anche se gran parte degli edifici scolastici sono infatti lesionati. Ma non va meglio per le abitazioni: proseguono le verifiche, ma secondo le previsioni del capo della protezione civile Guido Bertolaso, quando queste saranno compiute definitivamente, ben 20.000 persone non potranno far ritorno nelle loro case perché ormai definitivamente compromesse.

“Molte scuole sono agibili, alcune immediatamente utilizzabili, altre bisognose di modesti interventi di ristrutturazione. Mi rendo conto però che, se non cessa lo sciame sismico in atto, nessun genitore si azzarderebbe a mandare i figli a scuola in queste strutture”, ha detto il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, poco prima di incontrare il ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, in Abruzzo proprio per fare il punto sulla situazione scolastica.
“Ecco perché”, ha detto Cialente, “stiamo pensando a delle tensostrutture che ci consentano di tamponare l’emergenza. La priorità, a mio avviso”, ha concluso il sindaco, “dovrà essere data alla riapertura dell’Università e allo svolgimento degli esami di Stato e di terza media”.
“Non volevo gli onori della cronaca, anzi questa cosa mi sta creando tanti problemi. Mi disturba. Capisco l’importanza ma l’obiettivo era ed è di dare ai bambini un’opportunità per riconquistare spazi di cui tanto hanno bisogno”. Il sindaco di Poggio Picenze, Nicola Menna, è imbarazzato davanti al clamore che ha provocato la sua iniziativa di riaprire, primo centro delle zone terremotate, la scuola.

Giovedì 16, alle 10, la scuola nel centro dell’Aquilano - che ha avuto cinque morti, di cui due bambini delle elementari - sarà quindi riaperta, in una tenda. Secondo il sindaco ci saranno una trentina di bambini. “Prima del terremoto erano 80″, ha spiegato, “in molti sono andati con la famiglia sulla costa, ma torneranno a scuola anche loro nei prossimi tempi, già da lunedì ce ne saranno di più”.

Mentre nel vicino Molise proprio la sicurezza degli istituti ha sucitato proteste. La tragedia di S. Giuliano di Puglia e ora il terremoto dell’Aquila fanno crescere la paura ad Isernia, dove il sindaco è stato costretto a chiudere, oggi e domani, le scuole di proprietà comunale per le proteste dei genitori che reclamavano edifici sicuri. La decisione è stata presa dopo una giornata di riunioni con tecnici e cittadini.

Le materne, le elementari e le medie di Isernia prolungheranno le vacanze pasquali per consentire la sistemazione delle aule in strutture a norma. Secondo i genitori, gli stabili fino ad oggi utilizzati non avrebbero tutti i requisiti di sicurezza, come accertato anche dalle perizie tecniche avviate dopo il sisma abruzzese. Da qui la decisione del primo cittadino, Gabriele Melogli di prendere tempo per reperire altri locali dove sistemare circa duemila ragazzi fino alla fine dell’anno scolastico. La decisione è stata presa dal sindaco dopo una lunga riunione con un comitato di genitori. “I tecnici non hanno riscontrato danni agli edifici”, ha spiegato Melogli, “ma le scuole non rispettano la nuova normativa antisismica essendo state costruite prima dell’entrata in vigore delle nuove leggi”.

Nessuno studente delle zone terremotate dell’Abruzzo perderà l’anno scolastico. Lo ha assicurato il ministro della pubblica istruzione, Mariastella Gelmini, al termine di una riunione tenuta nel pomeriggio all’Aquila con tutte le autorità preposte alle attività scolastiche. “Senza voler nascondere le difficoltà, che pur ci sono, per far concludere l’anno scolastico”, ha spiegato il ministro, “concentreremo tutti i nostri sforzi dando la massima priorità per garantire che si possano sostenere regolarmente gli esami di Stato e di terza media, affinchè nessuno studente si trovi a dover perdere l’anno”.

Zanonato del Pd: “Siamo sceriffi? Ma nei fumetti stanno con i buoni”

“Ci chiamate sceriffi? Ma gli sceriffi nei fumetti western stavano dalla parte del bene”. Parola di Flavio Zanonato, sindaco del Pd di Padova. Quello del muro, per capirci. Meglio: la recinzione (lunga circa 80 metri ed alta 3), innalzata a partire dal 9 agosto 2006 per cercare di separare la zona di via Luigi Anelli, situata nella prima periferia di Padova, dalle proprietà dei residenti nella adiacente via De Besi, e per facilitare i controlli da parte alle forze dell’ordine. Panorama.it l’ha intervistato di ritorno dal convegno di Novara.

Perché lo strumento delle ordinanze è ampiamente utilizzato al Nord e pochissimo al Sud?
Credo sia legato al fenomeno dello sviluppo e quindi maggiormente presente nelle aree più ricche del paese, come le regioni del Nord Italia che negli ultimi anni hanno vissuto uno sviluppo molto ampio dell’immigrazione, anche di quella irregolare che pone alcuni problemi di ordine pubblico.
Quindi si sente anche lei un sindaco sceriffo?
Guardi che lo sceriffo nei fumetti western stava sempre dalla parte buona e giusta, non era un personagigo negativo. Se occuparsi di sicurezza significa fare lo sceriffo, allora anche io lo sono. Ma non c’è niente di male: per la gente è più facile parlare con un sindaco che con un ministro, e tra i problemi c’è anche la sicurezza. Per questo è giusto che un primo cittadino si occupi anche di queste tematiche in prima persona e abbia poteri decisionali.
Un fenomeno al di là degli schieramenti…
Gli schieramenti sono importanti e anche l’impostazione nel risolvere i problemi. Tuttavia, la qualità della vita dei nostri cittadini e quindi anche la richiesta di sicurezza è un’emergenza trasversale a cui si deve dare una risposta concreta.
Più poteri alla polizia municipale. Lei è favorevole?
La nostra idea è che per garantire la sicurezza ci sia bisogno di tanti anelli, ognuno con il suo ruolo. La polizia municipale lavora in modo coordinato con le altre forze dell’ordine e il miglioramento di un segmento potrebbe contribuire a un maggiore controllo. Vogliamo che i vigili urbani diventino agenti di polizia locale.
Sia sincero, si sente più vicino a Peppone o a Gentilini, il prosindaco “sceriffo” di Treviso?
Occuparsi di sicurezza è un modo per stare vicino alla gente. Quindi non sono due figure in contrasto.

Berlusconi schiera Galli, l’ex portiere per conquistare Firenze

Giovanni Galli e Matteo Renz

Serviva solo una telefonata. Quella decisiva, con il premier. E il contatto con Silvio Berlusconi alla fine c’è stato. Esito: positivo (ma non ancora ufficiale). Salvo sorprese dell’ulima ora, il Pdl ha nell’ex portiere di Fiorentina, Milan e nazionale Giovanni Galli, 50 anni, il proprio candidato a sindaco di Firenze.
Il suo nome era circolato molto nelle ultime settimane, e lui, commentatore sportivo per le reti Mediaset, si era subito detto disponibile a “scendere in campo”. Ma qualcuno, all’interno del centrodestra, aveva storto la bocca per la sua inesperienza politica. E qualcun’altro aveva posto resistenza. Poi gli appoggi del coordinatore nazionale di Fi Denis Verdini (convinto della necessità di un candidato “civico” per pescare voti anche nell’elettorato di sinistra deluso dalla maggioranza) e del ministro aennino Altero Matteoli hanno fatto pendere la bilancia in favore di Galli. E alla fine il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo ha contattato, affidandogli il compito di guidare il Pdl nel tentativo - difficile ma non impossibile, pensando alla storica vittoria di Guazzaloca a Bologna del 1999 - di strappare Palazzo Vecchio alla sinistra e al candidato del Pd, Matteo Renzi.
La chiamata del premier è avvenuta giovedì in tarda serata. E, secondo le indiscrezioni, Berlusconi avrebbe chiamato anche i deputati Gabriele Toccafondi e Paolo Amato, che erano altri due nomi circolati come possibili candidati del Pdl, chiedendo loro di fare squadra. “È stata una telefonata tra due persone che si stimano e si rispettano”, ha detto Galli interpellato sul colloquio telefonico avuto con il premier: “non si sa ‘’se ero piu’ entusiasta io o lui”. L’incontro tra i due sarà lunedì o martedì, ma Galli non vuole ancora parlare di programmi: “L’unica cosa che dico è che voglio fare le cose per bene per Firenze: ho un progetto per la città che condividerò e porterò avanti anche con l’aiuto del presidente e del governo”.
Silenzio anche nei confronti del candidato a sindaco avversario Matteo Renzi: “Io” osserva “non devo confrontarmi con nessuno, il mio è un piano diverso da quello solo politico”. “Con Berlusconi” ha proseguito Galli “ho parlato della determinazione che vogliamo mettere tutti per vincere e, durante l’incontro che avrò con lui, sicuramente parleremo di impegni e di programmi”.
Sposato, tre figli, la sua vita personale venne sconvolta nel 2001 quando Niccolò, promessa delle giovanili del Bologna, morì a soli 17 anni in un incidente stradale. Da allora l’ex portiere è impegnato in prima persona nel sociale con la fondazione “Niccolò Galli”, con la quale è presente in molte iniziative di solidarietà a Firenze e non solo.
Tra gli altri candidati sindaco correranno, sostenuti da alcune liste civiche, l’ex ministro Valdo Spini (Insieme per Firenze) e Mario Razzanelli (Firenze c’è), mentre la sinistra radicale è ancora alla ricerca di un nome unitario con cui scendere in campo.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101