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sisma

Vittime in passato, alleati per il futuro: Onna ricostruita dai Tedeschi

I terremotati di Onna
L’esercito tedesco era in fuga dall’Abruzzo, nel giugno del 1944: a Onna, una paese a pochi chilometri dall’Aquila, i soldati uccisero una ragazza che li aveva accusati di aver rubato un cavallo. Ma si spinsero ben oltre. Rastrellarono trenta persone per l’uccisione di un loro commilitone: sedici furono fucilate in un edificio, poi distrutto con la dinamite. In seguito, le truppe demolirono con l’esplosivo altre dieci abitazioni per ritorsione.
Sono passati quasi 65 anni dalla strage: anni in cui la Germania ha affrontato senza ipocrisie la memoria del nazismo. Nella puntata di Porta a Porta dopo il terremoto del 6 aprile, Bruno Vespa ricorda che Onna è stata “colpita due volte”: dal sisma e dalla strage nazista. Uno degli spettatori era l’ambasciatore tedesco in Italia, Michael Steiner: “Ho pensato che, però, la tragedia poteva essere un’opportunità per trasformare il male del passato in un bene per il futuro”. Inizia una campagna per raccogliere fondi da destinare al paese abruzzese.

La risposta dalla Germania non si fa attendere. Anzi, la solidarietà si allarga a macchia d’olio. Il governo di Berlino ricostruirà e restaurerà la chiesa di Onna. Se da un lato la Volkswagen ha promesso di inviare un milione di euro per la ricostruzione, dall’altro banche e assicurazioni tedesche si sono già impegnate a finanziare ulteriori interventi. È una lunga lista a cui si uniscono Mercedes e la Camera di commercio italo-tedesca. Da tempo, inoltre, è arrivato in Abruzzo un gruppo di volontari della Protezione civile di Berlino (Thw) che ha contribuito ai soccorsi. L’attenzione per Onna, infatti, è costante: il 25 maggio Stainer, visiterà il paese abruzzese con la moglie del ministro per l’economia e la tecnologia, Karl Guttenberg. E l’undici giugno, anniversario della strage, sarà organizzata una festa nella casa dell’ambasciatore a Roma.

Ma la solidarietà spontanea dei tedeschi è partita subito dopo il terremoto. Tina Trippens era in Abruzzo con la famiglia durante il sisma del sei aprile: ha descritto lo scenario lunare all’indomani delle scosse e poi ha inviato subito un appello attraverso internet con Xing, un social network tedesco simile a Facebook, indicando i numeri di conti corrente per le donazioni alla Croce Rossa. Oppure, la città di Rottweil, gemellata con L’Aquila, ha lanciato subito una raccolta fondi da inviare verso le zone colpite dal sisma. Oggi un gruppo pop di giovani italiani, “I dolci signori”, organizza in Germania un concerto di beneficenza, Abruzzo Hilfe: per ogni biglietto venduto, dieci euro arriveranno in Abruzzo.
Il cortometraggio “Onna 44″ racconta la strage nazista. Di seguito potete vedere il trailer e immagini dal backstege

Il trailer


Il backstage

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Ripartire dopo il terremoto: il contributo sale al 100% per i costi delle prime case

il recupero dei tesori religiosi e degli oggetti personali

Il contributo per la ricostruzione e la riparazione delle case demolite dal terremoto coprirà per intero le spese necessarie. E’ quanto stabilisce un emendamento del governo al decreto legge per l’Abruzzo. “Il contributo di cui alla presente lettera è determinato in ogni caso in modo tale” si legge nel testo “da coprire integralmente le spese occorrenti per la riparazione, la ricostruzione o l’acquisto di un alloggio equivalente”.
Il governo ha presentato, in commissione Ambiente al Senato, un pacchetto di emendamenti al decreto legge per l’emergenza del terremoto. Le proposte di modifica a firma dell’esecutivo dovrebbero essere nove. La concessione dei contributi, anche “con le modalità del credito d’imposta e di finanziamenti agevolati garantiti dallo Stato”, è prevista per “la ricostruzione o riparazione di immobili adibiti ad abitazione considerata principale” si legge nel testo dell’emendamento, che in questa parte ricalca la versione originale del decreto legge “distrutti, dichiarati inagibili o danneggiati ovvero per l’acquisto di nuove abitazioni sostitutive dell’abitazione principale distrutta”.

Sul fonte giudiziario, nel mirino della Procura della Repubblica dell’Aquila, che indaga sulle responsabilità dei crolli e delle morti per il terremoto, figurano circa 80 persone - tra costruttori, progettisti, esecutori dei lavori e pubblici funzionari - che hanno concesso le autorizzazioni a costruire. Si tratta di coloro che compaiono nelle storie dei circa 150 edifici crollati, in molti dei quali ci sono state vittime. Ma anche se - come ha sottolineato ancora una volta il procuratore della repubblica, Alfredo Rossini - le indagini vanno avanti molto speditamente, la chiusura delle indagini preliminari non ci sarà prima del prossimo settembre, a causa della sospensione delle attività che ci sarà per un mese e mezzo dal primo agosto prossimo, ma il procuratore non ha escluso che prima ci sarà qualche interrogatorio. Oggi non ci sono stati sopralluoghi né audizioni di testimoni, ma sono state esaminate le carte. In particolare, è stata approfondita la questione dell’ospedale San Salvatore, dove sono tornati magistrati e tecnici, al fine di dissequestrare altri pezzi e favorire interventi di messa a norma. Inoltre, gli uomini della polizia giudiziaria hanno sequestrato altre schede di palazzi pubblici e privati, ossia screening sulla storia, la stabilità e gli interventi da fare.

Risorgere dal terremoto: l’Aquila tornerà a volare col commercio

La Prefettura de L'Aquila

“L’Aquila non deve avere paura di volare”. E per dare segnali di vita si pensa a percorsi pedonali protetti e obbligati per consentire la ripresa di un po’ di commercio nel centro storico. Il progetto (e lo slogan) non arriva da un aquilano purosangue, ma da un torinese, l’architetto Maurizio Galletti, soprintendente ai beni architettonici dell’Abruzzo. “Entro l’estate” spiega “dobbiamo ultimare con Protezione civile e vigili del fuoco la messa in sicurezza di un centro storico di fatto inagibile, poi il commercio deve ripartire”.
Idea condivisa dal sindaco, Massimo Cialente (Pd), che aggiunge: “Il mio impegno è di restaurare subito con regole antisismiche alcuni edifici strategici centrali e simbolici, a cominciare dalla scuola elementare De Amicis, oltre a Palazzo Margherita, sede del comune”.
E mentre non cala la protesta perché i finanziamenti stanziati sarebbero insufficienti, Antonio D’Alì (del Pdl), presidente della commissione Ambiente del Senato che sta esaminando il decreto legge sul sisma, predica cautela: “Solo a sopralluoghi ultimati sapremo quanti edifici saranno da ricostruire o restaurare. Certo però dovremo finanziare il 100 per cento dei costi di ricostruzione delle abitazioni, con la garanzia di perizie certe”. Finora sono stati effettuati circa 25 mila sopralluoghi e il 53,1 per cento delle abitazioni è risultato agibile.

Il VIDEO servizio:

Abruzzo, i blogger protestano, organizzano gli aiuti e lanciano appelli

Il Papa in visita a L'Aquila
“Alle 3.32 di trenta giorni fa la vita di molti abruzzesi è cambiata. Alcuni di loro non ci sono più, molti altri hanno visto la loro vita stravolta, privata degli affetti e delle proprie case. Ad un mese dal sisma, in Abruzzo è sempre emergenza”: è l’opinione cruda e precisa di un blogger che riflette sulle conseguenze del disastro di trenta giorni fa.

I soccorsi sono stati rapidi, ma la vita in una situazione di continua precarietà resta difficile. La casa e il ritorno alla normalità sono all’orizzonte, nei desideri e nelle notti di chi è sopravvissuto al disastro e non ha ancora riavuto un’esistenza normale. Qualcuno pensa di organizzarsi per far sentire la sua voce. Perché qualche disagio di troppo c’è, come racconta un altro blogger: “Dal primo maggio la società Strada dei Parchi (che gestisce due autostrade che praticamente collegano mezzo Abruzzo) ha ridotto l’area di esenzione del pedaggio e quindi 30 mila terremotati che si recano all’Aquila dalla costa, o fanno il tragitto inverso, pagano”.
E cosa dicono su Facebook? Come nei primi giorni dopo il terremoto, il social network sembra soprattutto uno spazio per lanciare appelli, esprimere solidarietà e organizzare iniziative. Scrive una bibliotecaria dell’Aquila in una bacheca: “Sto raccogliendo libri da portare nelle tendopoli. Potete aiutarmi?”. Altri invece tifano per la rinascita della città colpita dal sisma: “Forza Aquila ritorna a volare”.

Così attraverso blog e forum i terremotati mostrano all’Italia e al mondo come vivono a un mese dal sisma: accanto ai giornalisti, gli abitanti dell’Abruzzo tengono viva l’attenzione pubblica sulle loro città e sui loro paesi. Perché con internet hanno più voce. Come ha rivelato l’esperienza dei sopravvissuti all’uragano Katrina che nel 2005 ha sommerso New Orleans: dopo il ritorno in città, gli abitanti di alcuni quartieri hanno monitorato l’impiego dei fondi per la ricostruzione, segnalando gli interventi nelle strade e sugli edifici. I giornali locali hanno seguito con attenzione i disagi dopo l’inondazione, raccogliendo le segnalazioni dei lettori. Ma non è stato sufficiente. A quasi quattro anni dall’uragano, New Orleans è diventata la città più violenta degli Stati Uniti, superando Detroit nella classifica nazionale della criminalità.

Un mese fa il sisma che devastò L’Aquila. Dall’emergenza alla ricostruzione

Una donna lascia la sua casa all'Aquila

Ore 3.32 del 6 aprile scorso: l’ora della catastrofe. Prima un grande boato poi il terremoto devastante che ha raso al suolo L’Aquila e provincia. I sismografi registrano un sisma di magnitudo 5.8, poi si parlerà di 6.3. I morti sono 298, i feriti più di 1500, rimasti tra le macerie di case anche appena costruite. Da quel lunedì nulla è stato più come prima in Abruzzo. A distanza di un mese si ricorda il sisma e le vittime.
E proprio mercoledì 6 maggio il presidente della Camera, Gianfranco Fini, presenzierà alla cerimonia solenne del consiglio regionale d’Abruzzo per la commemorazione delle vittime del terremoto: l’aula dove si riunisce l’assemblea regionale dell’Abruzzo sarà intitolata a un dipendente del consiglio regionale vittima del terremoto: Sandro Spagnoli, membro di un’associazione di volontariato.
Il presidente Fini, intanto, durante una passeggiata lungo il centro storico de L’Aquila si è fermato, in via XX settembre, dinanzi alle macerie della casa dello studente. Qui sono morti 8 giovani che sono stati colti nel sonno dal terremoto.
Ma lutti e dolori anche nei paesi e frazioni, ridotti in polvere come Onna, che diventera’ poi la localita’ martire del sisma.
Circa 70 mila abruzzesi ancora oggi non dormono sotto il tetto di casa. All’opera ci sono migliaia di volontari, ma il patrimonio artistico è a pezzi e l’economia locale è in macerie. Finito il sisma resta la paura, per lo sciame sismico che continua a terrorizzare gli sfollati.
Imponente la macchina dei soccorsi guidati dalla Protezione Civile, l’Italia intera si è stretta intorno agli aquilani: nei giorni successivi il premier Silvio Berlusconi accendera’ i riflettori e l’attenzione sulla citta’ con la decisione di spostare il G8 previsto alla Maddalena nel capoluogo abruzzese sconvolto dal sisma. Il culmine verrà poi raggiunto con la visita di Benedetto XVI nelle terre martoriate il 28 aprile.

Dall’emergenza della prima ora fino ai programmi per la ricostruzione, ecco gli interventi del governo dal giorno della scossa a oggi.
6 aprile: Berlusconi firma immediatamente il decreto sullo stato di rischio, annulla il viaggio in programma a Mosca e si reca a L’Aquila. Il Consiglio dei ministri riunito in via straordinaria alle 20 delibera lo stato di emergenza per l’Abruzzo e attribuisce al capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, l’incarico di commissario delegato per l’adozione di ogni intervento su tutto il territorio interessato dal sisma. Stanziati subito 30 milioni di euro. Lo stesso giorno sono state istituite task force ai ministeri dell’Interno, della Salute, dei Beni Culturali, delle Infrastrutture (e in collaborazione con il ministero dell’Istruzione per il censimento degli edifici scolastici danneggiati). Il ministero della Difesa ha messo a disposizione un contingente di Forze armate impiegate anche per evitare sciacallaggi alle case abbandonate.
7 aprile: Berlusconi torna a L’Aquila per fare il punto della situazione. Annuncia l’inizio dell’inventario dei danni nelle abitazioni e garantisce tempi rapidi per la ricostruzione. In programma anche un inventario specifico sui beni culturali danneggiati. A Palazzo Chigi il premier partecipa alla riunione straordinaria della conferenza unificata Stato-regioni per illustrare la possibilità di varare uno speciale piano casa per la ricostruzione delle zone terremotate.
8 aprile: per il terzo giorno consecutivo Berlusconi va a L’Aquila e annuncia l’introduzione del nuovo reato penale di sciacallaggio. Per la prima volta si parla dell’idea di affidare i cantieri per la ricostruzione alle 100 province italiane e si fa riferimento alle tecniche giapponesi antisismiche per la ricostruzione. Il presidente del Consiglio annuncia che il ministero dell’Istruzione destina 16 milioni di euro alla ricostruzione della Casa dello studente del capoluogo abruzzese, completamente distrutta dal sisma, e per gli altri edifici scolastici danneggiati.
9 aprile: il Consiglio dei ministri vara un’ordinanza di immediata applicazione che sospende tutti i termini di pagamento fiscali, e per gli imprenditori i pagamenti previdenziali, la rinegoziazione dei mutui bancari, la sospensione dei pagamenti delle bollette. Il Cdm autorizza il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, a predisporre una somma pari a 70 milioni di euro che si somma ai 30 milioni già stanziati. Per il giorno seguente, 10 aprile, nel quale saranno celebrati i funerali delle vittime del terremoto, è proclamata una giornata di lutto nazionale.
12 aprile: Berlusconi torna in Abruzzo per trascorrere la Pasqua con i terremotati. Il premier ha partecipato alla messa celebrata dall’arcivescovo Molinari nel piazzale della scuola della Guardia di Finanza, a Coppito.
16 aprile: il presidente del Consiglio ancora in Abruzzo, dove partecipa, insieme al ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, all’inaugurazione della prima scuola da campo a dieci giorni dal terremoto. Bertolaso firma il decreto sull’individuazione dei comuni danneggiati dal sisma. La maggior parte si trova in provincia dell’Aquila, ma ci sono luoghi colpiti anche nelle province di Teramo e Pescara.
22 aprile: è pubblicata in Gazzetta ufficiale un’ordinanza del presidente del Consiglio Berlusconi con altre disposizioni urgenti, tra cui: esonero dal pagamento di Ici, Irpef e Irpeg sui fabbricati distrutti o dichiarati inagibili a causa del sisma, fino alla definitiva ricostruzione o agibilità; proroga di un mese dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori residenti nei comuni terremotati, per i quali era prevista la cessazione al 30 novembre 2009; assoluta trasparenza di ogni fase dell’emergenza e della ricostruzione.
23 aprile: la riunione del Consiglio dei ministri, simbolicamente convocato a L’Aquila, vara il decreto legge a favore delle popolazioni colpite dal terremoto. Il Cdm approva anche la proposta di Berlusconi di organizzare in Abruzzo il G8 previsto a La Maddalena. Il decreto del governo prevede un piano da 8 miliardi di euro: 1,5 miliardi di spesa corrente per l’emergenza, il resto in cinque anni per la ricostruzione. Senza aumento della pressione fiscale, sottolineano il premier e il ministro Tremonti dopo il Cdm. Dirottati in Abruzzo anche i 220 milioni in un primo tempo destinati ai lavori per il G8 a La Maddalena. Si parte dall’emergenza abitativa: 500 milioni per la costruzione di alloggi provvisori entro l’autunno, che ospiteranno 13mila persone.
2 maggio: in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, Berlusconi fa il punto della situazione dopo una riunione con i sottosegretari Gianni Letta e Bertolaso. L’organizzazione sta gestendo una comunità di più di 66.000 persone, oltre a una settantina di soccorritori, fornendo tutti i giorni pasti caldi e dando alloggio in alberghi e case private. Entro maggio, inoltre, il governo garantisce che il 60-70% dell’ospedale dell’Aquila tornerà funzionante. Quanto ai primi interventi di ricostruzione, Berlusconi ribadisce di non volere tendopoli o baracche.
5 maggio: “Abbiamo varato con la Protezione civile un cronoprogramma che prevede in 200 giorni la realizzazione di abitazioni per 12-13 mila persone. A settembre cominceremo a consegnare le prime case. Credo attorno al 20% e poi tutte entro i primi di dicembre. Il 29 settembre è il mio compleanno e vorrei tanto festeggiarlo a L’Aquila consegnando i primi appartamenti”. Così Silvio Berlusconi a Porta a Porta parlando della situazione degli sfollati dopo il terremoto in Abruzzo. Il premier rivela poi che giovedì a L’Aquila terrà “una conferenza stampa in cui annuncerò una cosa bellissima per l’università e la ricerca”.

Sisma in Abruzzo: “Avevamo visto giusto, è servito a poco”

Il palazzo della Prefettura all'Aquila

di Karen Rubin
Che cosa sia stato fatto in Abruzzo dal 1999, anno in cui fu preparato il dossier Barberi, a oggi non è un mistero. Per ripercorrere le tappe che dovevano portare alla messa in sicurezza degli edifici che sono miseramente crollati con il terremoto che ha scosso la regione la notte del 6 aprile basta parlare con l’ingegner Pierluigi Caputi. Sotto la sua direzione ai Lavori pubblici e alla Protezione civile si è svolta gran parte dell’indagine che ha censito gli edifici pubblici abruzzesi.
Il dossier regionale che seguì quello di Barberi aveva la stessa finalità ma interessò un numero di stabili maggiore del precedente. In tutti e due i casi si trattò di una schedatura in cui vennero riportate soltanto le lesioni osservabili a occhio nudo. Nessuna analisi approfondita sulla efficienza statica degli edifici a partire dalle fondazioni.
Il censimento non fu condotto dai tecnici della Protezione civile regionale bensì da una società privata, la Collabora, nel cui capitale entrarono prima la provincia e successivamente la regione. “Effettuammo i rilevamenti grazie all’opera di 50 squadre di tecnici formate da due uomini ciascuna. La nostra però era una società di servizi. Non potevamo fare alcuna verifica di agibilità perché i nostri tecnici non erano ingegneri. Riportarono la presenza di lesioni nelle schede senza fare alcuna valutazione di resistenza al rischio sismico” racconta Vittorio Ricciardi, che all’epoca dell’indagine era direttore generale e amministratore delegato della Collabora. “Il nostro era un lavoro di ricognizione e censimento degli edifici sul territorio al solo scopo di creare un’anagrafe dell’immobile”.

L’indagine iniziò nel 2002 e terminò nel 2005, furono individuati 1.400 edifici scolastici e 1.100 edifici strategici. Soltanto a quel punto sarebbe stato possibile procedere a verifiche che interessassero finalmente gli edifici pubblici in termini di stabilità e sicurezza.
“Alla regione spettava il compito di effettuare il censimento, che oltretutto fu inviato su supporto informatico a tutti i proprietari degli immobili. Spettava la programmazione delle risorse messe a disposizione dal dipartimento della Protezione civile nazionale e dalla stessa regione per le verifiche statiche successive. Delle verifiche e delle attività di messa in sicurezza la legge ha stabilito che a occuparsene siano i proprietari in prima persona” spiega Caputi.
Nel caso degli edifici scolastici, si tratta delle province per quanto riguarda gli istituti superiori e dei comuni per le scuole elementari e secondarie. “I primi fondi si resero disponibili a metà del 2005. Furono reperiti 5326 milioni di euro, una briciola rispetto alle esigenze” precisa l’ingegnere. Finanziamento, che a partire dal 2006, fu utilizzato per le verifiche di 180 edifici e 100 ponti. A oggi sembra che ne siano state svolte soltanto 70.
“Il cambiamento della normativa antisismica del 2003 ci creò il problema di formare ingegneri che fossero in grado di sottoporre gli edifici ad analisi sismica con le nuove norme vigenti” ricorda Caputi.

Pochi mesi dopo il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia venivano fornite nuove indicazioni tecnico-normative per la costruzione o la verifica in zona sismica. Altri criteri, stavolta europei, definivano le azioni da utilizzare nei progetti, precisando da ultimo anche le caratteristiche dei materiali da mettere in opera. Una normativa che è stata prorogata a più riprese e che ancora non è entrata in vigore.
“L’intera attività di messa in sicurezza degli edifici e delle infrastrutture coinvolge una filiera che va dallo Stato alle amministrazioni regionali e provinciali. Manca la capacità delle amministrazioni di garantire, a questo fine, un flusso continuo di risorse nei bilanci dello Stato e degli enti locali. Manca la consapevolezza di quanto prevenire sia meglio che curare. Da queste mancanze si è generato il dramma di casa nostra” lamenta Caputi.
Fra gli edifici già verificati in base alle nuove norme c’è quello occupato dalla prefettura dell’Aquila. La scheda indicava una previsione di sicurezza pari al 30 per cento, dunque una soglia di rischio molto alta. Sarà la procura a indagare e decidere se il mancato consolidamento dell’edificio sia responsabilità dell’amministratore provinciale. “Non è un mistero per nessuno che i fondi a disposizione della regione non sono commisurabili alle esigenze. Agiamo privilegiando le urgenze. È ipocrita invocare gli interventi se non ci sono le risorse per attuarli” conclude amaro Caputi.

Terremoti: quel rapporto (di dieci anni fa) che fa tremare l’Italia

Una casa all'Aquila crollata

L’Aquila e il suo tragico terremoto faranno finalmente partire la prevenzione? Gli esperti vivono con frustrazione questi momenti, uguali a quelli seguiti a ogni sisma senza che nessuno abbia ascoltato le loro indicazioni. Anche perché mezza Italia rischia di essere distrutta come il capoluogo abruzzese, se non si interviene.
Non si tratta di spicciolo allarmismo perché sono dati forniti da Franco Barberi, docente al Dipartimento di scienze geologiche dell’Università Roma Tre e presidente vicario della commissione grandi rischi della Protezione civile: “Le zone sismiche più pericolose coprono il 45 per cento del territorio e solo il 14 per cento degli edifici presenti in queste zone è stato costruito con criteri antisismici” spiega l’ex sottosegretario alla Protezione civile. Perciò “l’unico modo per difendersi dai terremoti è realizzare interventi antisismici di prevenzione sugli edifici vecchi, cioè costruiti prima della classificazione antisismica”, che risale al 1984.

Solo allora, 4 anni dopo il disastro dell’Irpinia, si cominciò a parlare di prevenzione. L’Italia venne divisa in tre zone a pericolosità decrescente, salite a quattro con l’aggiornamento della classificazione del 2003. Dopo la prima indagine di vulnerabilità sismica all’indomani delle scosse registrate in Garfagnana nel 1985, un punto fermo resta il corposo lavoro coordinato dall’allora sottosegretario Barberi e concluso nel 1999, che dice tutto nell’altrettanto corposo titolo: Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia. Il Gruppo nazionale difesa terremoti censì quasi 41.300 edifici nella parte d’Italia più a rischio. In Puglia venne valutata solo la provincia di Foggia e in Sicilia la parte orientale dell’isola. Nel 2000 seguì un censimento a campione dell’edilizia privata e nel 2001 quello sugli edifici monumentali. Il migliaio di pagine del 1999 fu inviato a tutti gli enti locali. Quanti amministratori l’hanno letto? Quanti si sono rimboccati le maniche?
Dallo studio si scopre che mediamente gli edifici pubblici in cemento armato sono più a rischio di quelli in muratura. “E più passa il tempo più si aggrava la situazione” spiega Barberi a Panorama. “Sugli edifici degli anni Cinquanta il problema riguarda la vita del cemento armato, a prescindere dalla qualità che spesso lascia a desiderare. Se ne stanno occupando tecnici a livello europeo. Le vecchie case in muratura reagiscono a un terremoto meglio dei primi edifici in cemento armato”.
Facciamo qualche esempio portando come paragone L’Aquila, la cui prefettura, ora distrutta, era in muratura e classificata a rischio medio-alto. A Napoli sono a rischio medio di vulnerabilità il Palazzo Reale in piazza del Plebiscito, il teatro San Carlo, due padiglioni dell’ospedale Cardarelli, la sede della divisione Ogaden dei carabinieri. Tutti in muratura. Tra quelli in cemento armato, sono a rischio alto la prefettura di via De Gasperi e decine di scuole, a rischio medio-alto gli ospedali Loreto Mare e Nuovo Pellegrini, le poste di via Matteotti e l’intendenza di finanza.
A Potenza sono a rischio alto o medio-alto quasi tutti i palazzi in cemento armato: scuole, questura, poste, carcere (costruito dopo il 1981), municipio, ospedale.
Solo nelle zone sismiche più pericolose classificate nel 1984 ci sono 7 milioni di abitazioni pari ad almeno 600 milioni di metri quadrati costruiti prima della classificazione sismica. Migliorare le strutture di abitazioni, edifici pubblici e monumenti in queste zone costerebbe circa 200 miliardi di euro. Una cifra solo apparentemente enorme visto che, aggiunge Barberi, “è appena il doppio del costo delle ricostruzioni post terremoto negli ultimi 40 anni”.
Interventi per la riduzione del rischio cominciarono con una legge toscana nel 1986 dopo il sisma in Garfagnana e con un accordo regione-Protezione civile. Quindi la Finanziaria 1998 stabilì il parziale recupero dell’iva e la detrazione fiscale del costo degli interventi, mentre un’ordinanza del ministro dell’Interno Giorgio Napolitano elencava i comuni a rischio. C’era anche San Giuliano di Puglia, in Molise, dove nel 2002 morirono 27 bambini nel crollo della loro scuola. Nella Sicilia orientale fra il 2000 e il 2001 la Protezione civile e la regione vararono il primo intervento sull’edilizia privata utilizzando 129 milioni di euro avanzati da una legge del 1991. Si arriva così, dopo il sisma in Molise, alla Finanziaria 2003 che stanziò 500 milioni per interventi sulle scuole e all’ordinanza del 2004 del capo della Protezione civile Guido Bertolaso: 200 milioni per indagini di vulnerabilità e messa a norma di edifici di importanza strategica da realizzarsi a cura di regioni e amministrazioni dello Stato.
Gocce nel mare, vista la situazione. A Reggio Calabria, mentre gli edifici in muratura censiti sono tutti a vulnerabilità medio-bassa o bassa (come il rettorato dell’università, molte scuole e alcuni plessi ospedalieri), sono invece a rischio alto o medio-alto quelli in cemento armato: facoltà di architettura, caserma della polizia stradale, ospedali, sedi dei vigili del fuoco e dell’Inps. A Crotone sono a rischio alto decine di scuole, il comando dei carabinieri, l’ospedale S. Giovanni di Dio, la questura, la capitaneria di porto, la nuova sede dei vigili del fuoco, costruita dopo il 1981. Tutti in cemento armato.
Né si può insistere sulla prevedibilità dei terremoti, pur se gli studi continuano. In un documento del 18 aprile, Warner Marzocchi dell’Istituto di geofisica e vulcanologia ha considerato gli elementi disponibili prima del sisma aquilano di magnitudo 5,8 della scala Richter del 6 aprile. La conclusione è che “la probabilità di un terremoto di magnitudo 5,5 o maggiore per il 6 aprile in tutta l’area era pari allo 0,01 per cento”.
A questo punto è bene distinguere le responsabilità private da quelle pubbliche. Dice Barberi: “Qualunque famiglia prima o poi decide di migliorare la propria abitazione: basterebbe spendere un po’ meno sulle maioliche e di più sulla struttura. Si impedirebbe il crollo in caso di sisma”.
Interventi raffinati costerebbero troppo. Per questo, nella riunione della commissione Grandi rischi del 22 aprile, Barberi ha proposto di fare subito “le cose più elementari e a basso costo, come le catene ai muri delle strutture in muratura o le tamponature in quelle in cemento armato”. Si dovrebbe cominciare dall’Abruzzo “estendendo i lavori alle zone dove gli studi ci dicono che è più probabile un forte terremoto nei prossimi 15 anni”.

I dati di Barberi

Il VIDEO servizio:

Terremoti d’Italia: ma quelle mappe sono affidabili?

Le macerie della Casa dello studente dell'Aquila

Anche i piemontesi hanno avuto la loro dose di paura quando, domenica 19 aprile, un terremoto di magnitudo 3,9 ha colpito la provincia di Cuneo. La scossa è stata avvertita chiaramente fino a Torino. Per fortuna non ci sono stati danni, ma le immagini del dramma abruzzese sono ormai negli occhi di tutti. E per un attimo il panico ha vinto tutti. Nelle periferie di Torino molti cittadini sono scesi per la strada, innumerevoli le telefonate ai vigili urbani. Poi, passati il pericolo e la paura, sono sorti dubbi, perplessità e tante, tante domande.
Eh sì, perché nella mappa della pericolosità sismica, disegnata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (pubblicata più sotto), al Piemonte è stato assegnato un colore che dovrebbe ispirare serenità. È quasi bianco che contrasta con l’inquietante rosso fiamma di altre regioni, come l’Abruzzo, la Campania, la Calabria.

Grande è stata, dunque, la sorpresa. E molti i dubbi. A cominciare da quelli che riguardano l’attendibilità di questa mappa sismica. Ci dobbiamo credere? Non ci dobbiamo credere? Quale rischio corriamo davvero?
“Intanto chiariamo una cosa” dice a Panorama uno degli autori materiali di questo lavoro, Carlo Meletti: “la mappa indica la pericolosità e non il rischio sismico, cioè chiarisce che tipo di terremoto potrebbe avvenire, e con quale probabilità, nelle diverse zone d’Italia. Il rischio riguarda invece le conseguenze possibili di un sisma, cioè se ci potranno essere danni economici, materiali, feriti, morti o altro. Questo nella mappa non è previsto che ci sia”.
Ma appurato che il rischio è un’altra cosa, alla pericolosità che significato dobbiamo dare? Un italiano che vive in una zona a colore grigio-bianco può stare tranquillo di non incappare mai in un terremoto? La risposta è una sola, inequivocabile: no.
Nessuno può sentirsi al sicuro. E non perché la mappa sia sbagliata. Più semplicemente, come è chiarito nei documenti che accompagnano il disegno con i vari colori che indicano la pericolosità delle varie regioni, bisogna partire dal presupposto che tutta l’Italia è considerata zona sismica. Anzi, la zona più sismica d’Europa, come ha ricordato subito dopo il terremoto in Piemonte Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia: “In Italia ogni anno si registrano 8 mila scosse di questa grandezza. Fa parte della realtà del Paese”.
Le aree più tranquille sono censite, dunque, come territori “a bassa pericolosità” sismica. Ma questa è una categoria che nel linguaggio degli esperti significa ben altra cosa da quello che pensano i comuni mortali. La traduzione per tutti, che è bene tenere a mente, è la seguente: in quei territori vi possono essere terremoti fino a magnitudo 5, ma con una probabilità molto bassa. Nel caso del Piemonte, come ha chiarito lo stesso Boschi, “anche nel passato ci sono state sequenze sismiche di bassa magnitudo. Complessivamente è una regione a bassa pericolosità, ovvero non ci sono terremoti forti”.
Come dire: non bisogna cadere negli equivoci quando si legge la mappa sismica, tracciata nel 2004 e validata anche da un gruppo di esperti internazionali. Spiega Meletti: “Le stime vengono effettuate sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili oggi, dalle faglie attive ai dati del catalogo dei terremoti. Sono stime di tipo probabilistico, non c’è la certezza. Si considerano delle serie temporali di terremoti e si fa una stima, lo ripeto, di tipo probabilistico. Noi diciamo quale può essere un terremoto probabile in un certo periodo di tempo. È un documento che guarda in avanti. Serve nel medio e nel lungo periodo, più che sul breve termine. Ed è stato fatto soprattutto per individuare le normative antisismiche”.

i dati del sisma

Traduzione brutale, ma concreta: dato che una casa in muratura dura più di 100 anni, la mappa serve tra l’altro a capire quante probabilità ci siano di incappare, in quella zona, in un terremoto forte, tale da rendere necessarie tecniche di costruzione straordinarie. E quando si parla di zona si indica uno dei 16 mila punti in cui è divisa la mappa, ciascuno distante dall’altro circa 5 chilometri.
Per avere indicazioni più ristrette non ci si deve rivolgere più all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, bensì agli enti locali e alle regioni, che possono disegnare una cosiddetta microzonazione sismica in base alle linee guida stabilite appena poche settimane or sono in un accordo tra la Protezione civile e le regioni italiane.
Il Lazio, per esempio, ha appena svolto in collaborazione con l’Enea uno studio particolareggiato in base al quale alcuni quartieri della capitale, per esempio quelli più vicini ai Colli Albani, hanno un grado di pericolosità sismica ben diverso da altre zone di Roma.
Insomma, tutti gli italiani sono avvertiti: anche se la zona dove abitano risulta fuori dalle aree di maggior pericolo, nulla garantisce, neppure il colore rassicurante usato nelle mappe sismiche, che non possano prima o poi incappare in un terremoto.

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